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Persefone De Noir

Autore ballerino che pubblica con diverse case editrici

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Cosa pensereste di un autore (sia sconosciuto o di cui abbiate letto qualcosa) che pubblica le sue opere con Case editrici diverse?

Ad esempio, ha pubblicato 3 libri con 3 diverse case editrici.

 

Io penso che non ci sia niente di male perché di solito,  farsi pubblicare una sola volta da un editore discreto è già un traguardo. Ma spesso, la prima esperienza con l'editore non è troppo positiva (anche se medio o big) e, quindi, con naturalezza se ne cerca un altro. E magari un altro ancora.

Voi siete della mia stessa opinione?

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56 minuti fa, Persefone De Noir ha scritto:

Io penso che non ci sia niente di male

Di male, no.

Molto dipende da quali sono gli editori: se uno esordisce con Pincopalla Publishing e pubblica il secondo libro con Mondadori, dico: «Ah, però!» (con tono di voce ascendente, a denotare stupore e ammirazione); se invece esordisce con Mondadori e pubblica il secondo libro con Pincopalla Publishing, dico: «Ah, però...» (con tono di voce discendente, a denotare delusione e amarezza).

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Mah...io tutta questa attenzione verso l'editore col quale uno/una pubblica non riesco a comprenderla ( @Persefone De Noir faccio riferimento anche ad altre precedenti discussioni su questo forum).

Credo che qualora un lettore si "affezioni" a uno scrittore non darà poi tutta questa grande importanza alla CE del libro, francamente. Ma la darà piuttosto al libro stesso. Ecco...il rischio è che possa rimaner deluso da quest'ultimo, non dall'editore. Quindi sul fatto che non ci sia nulla di male sono ovviamente d'accordissimo con te.

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2 ore fa, Persefone De Noir ha scritto:

Cosa pensereste di un autore (sia sconosciuto o di cui abbiate letto qualcosa) che pubblica le sue opere con Case editrici diverse?

Ad esempio, ha pubblicato 3 libri con 3 diverse case editrici.

 

Penserei che il fenomeno della transumanza degli autori italiani è dovuta essenzialmente al fatto che gli editori italiani tradiscono, non rispettano i contratti, alla fin fine non pagano niente allo scrittore. E questo vale sia per gli autori sconosciuti come per quelli conosciuti.  

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41 minuti fa, Whispering Wind ha scritto:

Credo che qualora un lettore si "affezioni" a uno scrittore non darà poi tutta questa grande importanza alla CE del libro, francamente

La chiave di questa frase sta tutta nel qualora.

Il qualora ha molte più probabilità di concretizzarsi se il libro esce con Mondadori, anzicheé con Pincopalla Publishing. Perché un lettore per affezionarsi a uno scrittore deve sapere che quello scrittore esiste.

1 ora fa, Persefone De Noir ha scritto:

E se proprio con Mondadori si trovasse male? Il fatto che sia una BIG non vuol dire che sia perfetta.

Non si tratta di perfezione, ma di visibilità. Se dopo aver pubblicato con Mondadori esci con Pincopalla significa che al 95% sei bruciato.

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30 minuti fa, Marcello ha scritto:

La chiave di questa frase sta tutta nel qualora.

Il qualora ha molte più probabilità di concretizzarsi se il libro esce con Mondadori, anzicheé con Pincopalla Publishing. Perché un lettore per affezionarsi a uno scrittore deve sapere che quello scrittore esiste.

Vero, ma forse non sempre. Proprio qui sul forum ho letto varie storie di autori pubblicati con una CE medio-grande ma abbandonati a sè stessi e di altri usciti con una piccola CE che però ha puntato concretamente su di loro, contribuendo a creare una discreta cerchia di lettori.

Per cui, come sempre sostengo, il discorso editore con cui si è pubblicati presenta sempre un certo margine di relatività. Del resto, anche in questo caso tu stesso hai fatto riferimento a "molte più probabilità" ma non a una certezza assoluta.

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6 minuti fa, Whispering Wind ha scritto:

anche in questo caso tu stesso hai fatto riferimento a "molte più probabilità" ma non a una certezza assoluta.

Ovvio, si parla di probabilità, non di certezze.

Se il tuo libro arriva in gran parte delle librerie d'Italia ha più probabilità di essere preso in mano, sfogliato e qualche volta acquistato del mio che è esposto soltanto nella cartolibreria del paese, tutto qui.

Poi, sì: se il lettore si affeziona andrà a cercare i successivi, o i precedenti, qualunque sia il marchio editoriale impresso sulla copertina.

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Per quanto mi riguarda io ho scritto 2 libri, finora.

Il primo dovrebbe uscire con una collana da edicola di una delle big, ma sto letteralmente pregando affinché si vada avanti con l'editing (e questo è solo un aspetto, sono rimasta delusa anche per altri motivi). 

Questa big mi ha letteralmente levato l'entusiasmo per la mia prima pubblicazione.

Ecco Che ho preferito inviare il secondo testo ad un gruppo mirato di piccole di CE che sostengono e promuovono attivamente gli autori.

Mi sto bruciando, come dice @Marcello?

Forse.

Ma io penso che ad uno scrittore non si debba mai levare l'entusiasmo delle propria opera.

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49 minuti fa, Persefone De Noir ha scritto:

Mi sto bruciando, come dice @Marcello?

Forse.

 Ma no, non credo: è un caso diverso.  Al di là del fatto che non sei stata scartata ma hai deciso in autonomia di rivolgerti ad altri editori, fatto questo che tuttavia fa poca differenza per il pubblico, la cosa importante è che tu devi uscire in una collana da edicola. Diversa distribuzione e, soprattutto, diverso pubblico da quello della libreria: il cliente dell'edicola raramente fa caso ai nomi degli autori, a meno che non frequenti anche la libreria: difficilissimo che colleghi il nome dell'autore di una pubblicazione con quello della successiva,sempre che non si tratti di Ken Follett&C. E diverso sarà anche l'approccio di un editore: non ti vedrà scartata, ma solo intenzionata ad arrivare al grande pubblico scegliendo altre strade. 

Se però tu pubblichi oggi nei "Supercoralli" Einaudi e domani con "Luci e ombre" di Pinco Editore il discorso sarà molto diverso:

«Ehi, ma questa De Noir non è quella che ha pubblicato con Einaudi l'anno scorso?»

«Hai ragione, è proprio lei. Però che carriera, da Einaudi a Pinco...»

E, guarda, il discorso non vale soltanto per Persefone e Marcello, ma anche e soprattutto per autori di grido.

Non voglio fare nomi, ma uno dei libri più belli che ho letto segnò l'esordio di un autore con Adelphi, quasi trent'anni fa. La seconda opera, ancora un libro molto valido, anche se non all'altezza del primo, uscì con Mondadori. Poi l'autore, spiace ammetterlo, non aveva più nulla da dire; pubblicò ancora due o tre libri con Mondadori, con vendite in calo in picchiata, e passò a editori sempre più marginali. Molto marginali, oserei dire. Negli ultimi quattro o cinque anni altri editori big hanno provato a risollevarlo (e questo è già un fatto raro), pubblicando le sue opere più recenti, ma il risultato, mi è parso di vedere, è stato di gran lunga inferiore alle attese.

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A parte le vicende del rapporto fra autore ed editore, c'è un'altra semplicissima ragione per cui un autore può pubblicare con vari editori: un'Opera può non essere adatta al catalogo di uno e invece essere perfetta per un altro; oppure, semplicemente un editore può non essere convinto della validità di un'Opera, che invece può piacere a un altro. L'abitudine di legarsi a vita a un unico editore è qualcosa che accadeva fino agli anni '80, poi le dinamiche del mercato sono cambiate e anche per l'autore costituisce comunque un arricchimento entrare in più  di una realtà editoriale, perché ogni editore ha i suoi metodi e le sue procedure.

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Il 3/6/2020 alle 19:06, Persefone De Noir ha scritto:

Cosa pensereste di un autore (sia sconosciuto o di cui abbiate letto qualcosa) che pubblica le sue opere con Case editrici diverse?

Ad esempio, ha pubblicato 3 libri con 3 diverse case editrici.

Io ho pubblicato due libri con due CE diverse , e sto per pubblicarne altri due con altre due. Il motivo nel mio caso è banale: hanno risposto tutti più o meno nello stesso periodo, e i libri erano tutti di generi diversi, quindi non avrei potuto mandarli agli stessi editori.

 

Il 3/6/2020 alle 20:06, Marcello ha scritto:

se invece esordisce con Mondadori e pubblica il secondo libro con Pincopalla Publishing, dico: «Ah, però...» (con tono di voce discendente, a denotare delusione e amarezza).

Mannaggia, io ho fatto proprio questo.:lol: L'esordio con una big era dovuto solo alla vincita di un concorso (si potrebbe dire che sono sgusciata dentro dalla porta sul retro), e nel frattempo avevo firmato con una piccola CE per un altro romanzo, quindi potrebbe sembrare una discesa (ma in realtà i due contratti sono stati firmati a pochi giorni di distanza). Purtroppo ho fatto le cose a rovescio, pubblicando con una big l'ultimo scritto, quando i romanzi precedenti erano già più o meno impegnati. Se invece della data di pubblicazione guardassimo quando un romanzo è stato scritto, allora il mio percorso sarebbe lineare (due CE piccole, una media e una grande). Immagino che andando avanti a scrivere si cresca, e sono convinta che un vero scrittore non esaurisca mai le cose da dire, ma anzi le aumenti e approfondisca

 

Nel caso di uno scrittore famoso di solito i libri escono sempre con la stessa CE, se cambia vuol dire solo che ci sono stati dissidi, oppure che ha cambiato genere e quindi non si adatta più al catalogo. Io con l'ultima ho firmato per cinque anni, ma la CE in questione non pubblica molti generi, come il fantasy o il romance, quindi se ne scrivessi (e dopo aver firmato mi è  venuta una strana e improvvisa voglia di scrivernexD) dovrei rivolgermi altrove...

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A giorni uscirà il mio primo romanzo per ragazzi con un editore piccolo e appena nato, un altro è in lavorazione con un'altra CE piccoletta, ma che comincia a farsi conoscere sul mercato editoriale. Quando il primo editore ha saputo del secondo libro mi ha telefonato e mi ha fatto più o meno una scenata in cui mi diceva di stare molto attenta a pubblicare con tanti piccoli editori perché rischio di diventare una scrittrice di quantità e non di qualità. Secondo lui dovrei cercare di pubblicare sempre con la stessa CE o comunque con una più grossa, mai scendere, dice lui, e mai disperdere le energie scrittevoli in troppe direzioni.

Ho ricevuto questa telefonata a inizio luglio e da allora ci rimugino sopra perché per me è stata una grossa sorpresa. Nella mia ingenuità credevo che avere diverse pubblicazioni fosse positivo a livello di curriculum, con questo non intendo pubblicare per forza la qualsiasi con chiunque, usare la testa, certo, ma comunque ritenevo che avere delle pubblicazioni alle spalle contribuisse a costruire il mio percorso di autrice.

Continuo a non essere pienamente convinta delle motivazioni del mio editore, da un lato capisco il suo discorso, ma non del tutto.

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Il 2/9/2020 alle 08:06, Kikki ha scritto:

Quando il primo editore ha saputo del secondo libro mi ha telefonato e mi ha fatto più o meno una scenata in cui mi diceva di stare molto attenta a pubblicare con tanti piccoli editori perché rischio di diventare una scrittrice di quantità e non di qualità.


Ma chi è questo mentecatto?

Ah, uno dei tuoi editori… 😁

 

A me la logica per cui la quantità uccide la qualità è sempre parsa da mediocri. Sono certo che ci siano in circolazione autori capaci di produrre più di un romanzo di qualità all’anno. E non devo nemmeno esserne certo io, è così. Che poi agli editori non piaccia, è soltanto la dimostrazione che la libera impresa è appannaggio di tutti, anche di quelli che hanno una mentalità da falliti.

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Il 28/9/2020 alle 17:28, Andrea D'Angelo ha scritto:

A me la logica per cui la quantità uccide la qualità è sempre parsa da mediocri

 

Idem. :)

È una credenza che va molto di moda. Io, ogni volta che la sento, ne rimango sorpreso e mi domando perché.

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Il 28/9/2020 alle 17:28, Andrea D'Angelo ha scritto:

A me la logica per cui la quantità uccide la qualità è sempre parsa da mediocri. 


Può essere esattamente il contrario. Conosco più di un mediocre autore che, preso da raptus autocelebrativi, pubblica ogni sei mesi libretti di una cinquantina di pagine (anche con EAP) così da poter spammare nelle sue pagine social, dicendo che ha pubblicato decine di libri... la frenesia di pubblicare tanto è in certi casi indice di un ego debordante, e spesso anche di un certo approccio dilettantesco, che non sa attendere né tempi giusti dell'editoria, né del proprio stesso percorso di autore.  

 

Il 1/9/2020 alle 18:29, Silverwillow ha scritto:

Mannaggia, io ho fatto proprio questo.:lol: L'esordio con una big era dovuto solo alla vincita di un concorso (si potrebbe dire che sono sgusciata dentro dalla porta sul retro), e nel frattempo avevo firmato con una piccola CE per un altro romanzo, quindi potrebbe sembrare una discesa (ma in realtà i due contratti sono stati firmati a pochi giorni di distanza). Purtroppo ho fatto le cose a rovescio, pubblicando con una big l'ultimo scritto, quando i romanzi precedenti erano già più o meno impegnati. Se invece della data di pubblicazione guardassimo quando un romanzo è stato scritto, allora il mio percorso sarebbe lineare (due CE piccole, una media e una grande). 


E per le prossime opere come ti regolerai? Secondo me, dopo aver avuto la fortuna di pubblicare con un grosso editore, quale che sia il modo in cui ci sei arrivata, non dovresti scendere troppo di livello (ovviamente, non parlo di livello qualitativo dell'opera, ma di fascia di editore) o comunque dovresti sfruttare il più possibile quel biglietto da visita per raggiungere un editore di fascia medio-alta... 

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Il 2/9/2020 alle 08:06, Kikki ha scritto:

Nella mia ingenuità credevo che avere diverse pubblicazioni fosse positivo a livello di curriculum, con questo non intendo pubblicare per forza la qualsiasi con chiunque, usare la testa, certo, ma comunque ritenevo che avere delle pubblicazioni alle spalle contribuisse a costruire il mio percorso di autrice.


Proveniendo da un mondo accademico, qualche anno fa lo credevo anche io, perché questo vale soprattutto in quel mondo. Anzi, vale quasi esclusivamente in quel mondo, in cui le pubblicazioni (anche se magari nessuno le legge) fanno comunque curriculum. Al di fuori da quell'ambito, vale un poco per la saggistica, meno per la poesia, ma quasi zero per la narrativa, anzi essere controproducente. In altri termini, mi sento di concordare con il tuo editore... 

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26 minuti fa, Wanderer ha scritto:

la frenesia di pubblicare tanto è in certi casi indice di un ego debordante, e spesso anche di un certo approccio dilettantesco


Converrai con me che il problema non è la quantità, ma l’approccio. Sì? La quantità in sé non è sinonimo di scarsa qualità.

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1 minuto fa, Andrea D'Angelo ha scritto:


Converrai con me che il problema non è la quantità, ma l’approccio. Sì? La quantità in sé non è sinonimo di scarsa qualità.


No, certo, ma nemmeno di qualche particolare dote.
Tu magari fai questo discorso avendo in mente il Self,  ma se parliamo di editoria allora, insieme al "quanto", dipende cosa hai pubblicato e con chi... 

Ad oggi, se mando una proposta, nella nota biografica cito ovviamente i miei studi, e qualche tipo di collaborazione con riviste culturali, ma non cito in modo specifico le mie pubblicazioni con piccoli editori, proprio perché ritengo che la quantità in sé non faccia “curriculum” e non sia utile per identificare un percorso d’autore.

Tralaltro, un editore di fascia medio-alta non va mica a controllare se il piccolo editore con cui hai pubblicato tre anni fa è più o meno EAP, e in generale c’è diffidenza verso chi ha pubblicato con piccoli editori locali, specie se hai pubblicato in quantità, per l'appunto.

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1 ora fa, Wanderer ha scritto:

Tu magari fai questo discorso avendo in mente il Self,


Faccio questo discorso avendo in mente la scrittura e gli scrittori. Le CE o il Self non c’entrano.

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3 ore fa, Wanderer ha scritto:

E per le prossime opere come ti regolerai? Secondo me, dopo aver avuto la fortuna di pubblicare con un grosso editore, quale che sia il modo in cui ci sei arrivata, non dovresti scendere troppo di livello (ovviamente, non parlo di livello qualitativo dell'opera, ma di fascia di editore) o comunque dovresti sfruttare il più possibile quel biglietto da visita per raggiungere un editore di fascia medio-alta... 

Come ho detto, non è stata una scelta, ma un insieme di circostanze che si sono sovrapposte. Quando ho avuto notizia della pubblicazione con la big avevo già altri due romanzi in valutazione e una firma in ballo. Avrei dovuto dire a quelle CE: "Scusate ma non mi interessa più pubblicare con voialtri"?. Sarebbe stato antipatico (da stronza, più che altro). Tanto più che aver pubblicato con una big non significa che ogni cosa che scrivi sia oro. I miei primi due romanzi avevano dei limiti oggettivi (di cui sono consapevole) e averli pubblicati con piccole CE non la vedo come una discesa, anzi sono orgogliosa perché hanno scelto i miei libri quando ancora non ero nessuno (neanche adesso, ma insomma, hai capito:lol:). Ora ho firmato con una CE media (secondo alcuni standard), ma ti dirò che preferisco loro a certe big che sfornano libri ogni giorno senza badare alla qualità (per fare un esempio Newton, che pur essendo big pubblica cose ai limiti della decenza, e con cui non vorrei mai pubblicare).

Quanto allo sfruttare la pubblicazione, eh, magari... Purtroppo le agenzie me l'ero già tutte bruciate prima, e alcuni editori a cui ho inviato in seguito non hanno nemmeno aperto la mail o mi hanno ignorata. Pubblicare con le big non dà nessun vantaggio concreto per il futuro (a meno che grazie a ciò non si arrivi a conoscere qualcuno di importante nel settore)

 

3 ore fa, Wanderer ha scritto:

Proveniendo da un mondo accademico, qualche anno fa lo credevo anche io, perché questo vale soprattutto in quel mondo. Anzi, vale quasi esclusivamente in quel mondo, in cui le pubblicazioni (anche se magari nessuno le legge) fanno comunque curriculum. Al di fuori da quell'ambito, vale un poco per la saggistica, meno per la poesia, ma quasi zero per la narrativa, anzi essere controproducente. In altri termini, mi sento di concordare con il tuo editore... 

E' vero, infatti quando il mio attuale editore ha saputo della pubblicazione con altri tre ha storto il naso, mi è sembrato quasi seccato. Loro puntano molto sul lanciare esordienti, quindi ho pensato dipendesse da questo: non potevano più dire di avermi "scoperta". Ma poi ho intuito che c'era altro, hanno insistito per sapere le date di uscita degli altri libri, per evitare che fossero troppo vicine. Mi sono sentita quasi una donna di malaffare per aver nel frattempo pubblicato con altri editori, ma che ci posso fare?xD

 

2 ore fa, Wanderer ha scritto:

Ad oggi, se mando una proposta, nella nota biografica cito ovviamente i miei studi, e qualche tipo di collaborazione con riviste culturali, ma non cito in modo specifico le mie pubblicazioni con piccoli editori, proprio perché ritengo che la quantità in sé non faccia “curriculum” e non sia utile per identificare un percorso d’autore.

Qui non sono del tutto d'accordo, perché molti autori oggi famosi hanno pubblicato i primi lavori con piccole CE. Magari non fa chissà che impressione, ma sapere che hai già pubblicato dei libri con editori seri (per quanto piccoli) può creare almeno un minimo di curiosità che induca a leggere ciò che hai mandato anziché ignorarlo. Avere un curriculum vuoto è senz'altro peggio

Detto ciò, la quantità troppo spesso è sinonimo di poca cura. Gli autori in gamba magari riescono a scrivere due-tre libri in un anno, ma frequentando il mondo del romance vedo gente pubblicare un libro ogni tre mesi. E mi spiace dirlo, ma no, non possono aver avuto il tempo di rivederlo come dovrebbe. Diverso però è il caso di libri scritti in momenti diversi e pubblicati nello stesso anno, credo che una distanza di due-tre mesi tra uno e l'altro sia il minimo per poter seguire ognuno, ma (specie se sono di generi diversi) non mi farei troppi problemi

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6 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:


Faccio questo discorso avendo in mente la scrittura e gli scrittori. Le CE o il Self non c’entrano.


Ok, ma il quesito del topic riguarda specificamente l'autore che pubblica con diverse case editrici, non la scrittura in generale.
Io comunque sposo in pieno la linea di @Marcello

 

7 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

. Ora ho firmato con una CE media (secondo alcuni standard), ma ti dirò che preferisco loro a certe big che sfornano libri ogni giorno senza badare alla qualità (per fare un esempio Newton, che pur essendo big pubblica cose ai limiti della decenza, e con cui non vorrei mai pubblicare).


Se vuoi, ti invito a dire la tua opinione su quali siano gli "standard" delle CE medie, e se vuoi a dire qual è la tua, nelle relativa discussione in "varie ed eventuali" ;)

Sono assolutamente d'accordo che spesso le medie sono migliori (e a volte persino più prestigiose) delle big. Mentre alcune big pubblicano un po' di tutto, alcune medie puntano molto più sulla qualità e sono più specializzate. Inoltre, avendo meno risorse economiche, fanno investimenti più ragionati, e seguono gli autori spesso meglio delle "big", specialmente quando si tratta di autori da lanciare. Di "big" che pubblicano cose al limite della decenza ormai ce ne sono davvero parecchie... anzi, sono la maggior parte. 
 

Quota

Qui non sono del tutto d'accordo, perché molti autori oggi famosi hanno pubblicato i primi lavori con piccole CE. Magari non fa chissà che impressione, ma sapere che hai già pubblicato dei libri con editori seri (per quanto piccoli) può creare almeno un minimo di curiosità che induca a leggere ciò che hai mandato anziché ignorarlo. Avere un curriculum vuoto è senz'altro peggio


Il punto è proprio in quel "seri". Se hai pubblicato un'opera magari valida ma con uno sconosciutissimo piccolo editore locale a doppio binario, come è accaduto a me diversi anni fa, secondo me non è un gran biglietto da visita, ed è meglio ometterlo, se la proposta è rivolta a un editore di un certo peso. Si può sempre usare la formula generica "ha pubblicato diversi racconti", "alcuni romanzi", "due opere di poesia", eccetera. Sarà poi l'editore, se vuole, a cercare notizie sulle tue passate opere... e se dovesse trovare qualcosa di non troppo convincente, il fatto stesso che hai trascurato di citare quelle opere nella tua biografia, le farà rientrare in "opere giovanili"... e potenziali passi falsi dell'esordiente. 

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Il 3/6/2020 alle 19:06, Persefone De Noir ha scritto:

Cosa pensereste di un autore (sia sconosciuto o di cui abbiate letto qualcosa) che pubblica le sue opere con Case editrici diverse?

Ad esempio, ha pubblicato 3 libri con 3 diverse case editrici.

 

Io penso che non ci sia niente di male perché di solito,  farsi pubblicare una sola volta da un editore discreto è già un traguardo. Ma spesso, la prima esperienza con l'editore non è troppo positiva (anche se medio o big) e, quindi, con naturalezza se ne cerca un altro. E magari un altro ancora.

Voi siete della mia stessa opinione?

 

Si pubblica con chi ti pare, come e quando ti pare. L'importante è che non sia una eap. Poi è ovvio che sei vai a salire vuol dire che sei bravo, mentre se vai a scendere vuol dire che qualcosa è andata storta.

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Il 10/03/2020 alle 22:02, dyskolos ha scritto:

 

Idem. :)

È una credenza che va molto di moda. Io, ogni volta che la sento, ne rimango sorpreso e mi domando perché.

Perché promuovere più libri dello stesso autore nello stesso anno è estremamente difficile? Perché se più libri dello stesso autore hanno anche case editrici diverse diventa un casino?

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1 ora fa, Riccardo Zanello ha scritto:
Il 3/10/2020 alle 22:02, dyskolos ha scritto:

Idem. :)

È una credenza che va molto di moda. Io, ogni volta che la sento, ne rimango sorpreso e mi domando perché.

Perché promuovere più libri dello stesso autore nello stesso anno è estremamente difficile? Perché se più libri dello stesso autore hanno anche case editrici diverse diventa un casino?

 

Non saprei di preciso, ma capisco certe difficoltà.

A ogni modo, non mi riferivo al marketing. Da non tuttologo, volevo solo dire che trovo stupido, e a volte persino arrogante, affermare che quantità e qualità stiano sempre in rapporto di proporzionalità inversa, quando invece potrebbe benissimo essere il contrario. Il motivo potrebbe essere una cosa di cui parlano spesso gli scrittori, anche sul WD, e che va sotto il nome di esperienza. È esperienza comune di chi scrive che, con pratica, studio e tempo, la scrittura migliori.

Credo che la signora Christie, autrice di 66 gialli, si stia rivoltando nella tomba. Non è giusto rovinare l'eterno riposo della gente. :)

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17 ore fa, dyskolos ha scritto:

affermare che quantità e qualità stiano sempre in rapporto di proporzionalità inversa, quando invece potrebbe benissimo essere il contrario.

Nemmeno io mi riferivo a questo ma semplicemente a problemi di marketing e opportunità.

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