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SantiagoN

Si vive per amare

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Si vive per amare

 

Ero tremendamente impreparato all'amore. Credo che ogni essere umano nasca con la conoscenza ancestrale di cosa sia l'amore. Al primo respiro di vita già si prova amore. Il sentimento più forte che l'animo umano possa provare, cambia ed evolve nel corso dell'esistenza di ciascuno.

Come dicevo ero totalmente impreparato all'amore. Sto parlando di quell'amore che si comincia a provare durante i primi anni dell'adolescenza. Tutto ciò che c'è prima è un sentimento disinteressato e senza condizioni, almeno lo è stato per me. L'amore che si prova da bambini mica si ha paura di perderlo, forse sono stato fortunato io.

Comunque, raggiunta l'età della pubertà, ho iniziato a provare forte attrazione verso le donne, fisica, ma sopratutto spirituale. Desideravo una connessione dell'anima e della mente con una donna.

Avere accesso al suo corpo ma non solo, anche al tempio che custodisce la sua anima. La mia ricerca non ha dato frutti, inizialmente, e sono diventato folle e disperato, perché non posso avere un po' di amore? Mi sono domandato.

Ho continuato a vagare nel deserto della mia solitudine, guardando all'orizzonte, alla ricerca di un'oasi d'amore. Non l'ho trovata per molti anni. Un giorno, quando ormai mi ero abituato, non senza difficoltà, alla mia disperata solitudine, incontrai Rebecca, sulle scale di scuola. Ci siamo scambiati degli sguardi e non è successo nient'altro. Io scendevo e lei saliva. Caso volle che avessimo una amicizia in comune, lei chiese a questa persona il mio numero e mi scrisse poi. Cominciammo a parlare e decidemmo di uscire. Non ricordo le aspettative che nutrivo da quella conoscenza e neanche la nostra prima uscita. Andai con il mio motorino nel paese in cui Rebecca viveva e siamo andati a fare una passeggiata. Non ricordo neanche il nostro primo bacio. Devo anticiparvi che la storia d'amore con Rebecca è finita male quindi perdonatemi i vuoti di memoria ma il dolore cancella anche i ricordi più belli. Ci fidanzammo. Io volevo ciò che tutti avevano: una relazione, scoprire il sentimento dell'amore; ma all'inizio non trovai nulla di tutto ciò.

Scoprii che i legami sono difficili da creare e che le persone sono molto complesse, forse tutto il tempo speso a vagare e sognare quest'agognato amore mi aveva sballato l'ago della bussola della realtà.

Fu difficile e, come ho detto all'inizio, ero totalmente impreparato all'amore. Così i sentimenti che provai furono rabbia, frustrazione e gelosia, delusione e angoscia. Forse sono stato sfortunato o forse non sono stato capace di ricevere e dare amore, ma è andata così.

Io e Rebecca siamo rimasti insieme anni e anni, abbiamo fatto molte cose insieme e c'è stato un momento in cui avevamo raggiunto un sintonia quasi perfetta.

Pensavo che finalmente avevo trovato l'amore che cercavo da molti anni.

La realtà però la pensava differentemente. Tutto è scaduto nella noiosa normalità e ripetitività quotidiana, altri i sentimenti che hanno preso il sopravvento e le contingenze della vita hanno fatto il resto.

Ci lasciammo e ognuno proseguì per la propria strada. Io da quel giorno ho smesso di cercare l'amore, ho perso la speranza e la volontà. L'esperienza di quell'amore adulto mi aveva lacerato. Avevo scoperto che l'amore è una dipendenza e non basta darlo per riceverlo, che a volte ci si mettono in mezzo moltissime altre cose e la strada è irta di ostacoli.

Ho così vissuto, fino ad oggi, senza amore, per più di due anni oramai.

Ogni tanto torna il debole desiderio di partire di nuovo alla sua ricerca.

Posso dire di aver amato Rebecca e di essere stato amato a mia volta.

La vita, purtroppo, è un'esperienza caratterizzata dalla finitezza e dall'insignificanza.

L'uomo si riduce a istinti biologici e risponde solo ad essi.

Tutto ciò che è più elevato è destinato a perire e ad essere una tremenda delusione.

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4 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Come dicevo, ero totalmente impreparato all'amore.

Credo ci vada la virgola.

 

4 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Tutto ciò che c'è prima, è

Mi pare anche qui ci vada una virgola

 

4 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Ho continuato a vagare nel deserto della mia solitudine, guardando all'orizzonte, alla ricerca di un'oasi d'amore.

questo mi da l'idea di un uomo disperato, non di un adolescente che va a scuola accompagnato da tutti i suoi ormoni in subbuglio.

 

4 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Non ricordo neanche il nostro primo bacio.

Al posto "neanche" ci metterei "nemmeno" (questione di gusti)

 

4 ore fa, SantiagoN ha scritto:

è finita male, quindi

Anche qui una virgola secondo me ci starebbe

 

 

4 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Non l'ho trovata per molti anni.

Si parla di un adolescente che aspetta l'amore. Per quanto il tempo paia non passi mai a quell'età, dopo un'affermazione come questa, mi aspettavo che l'amore lo trovasse all'università o sul lavoro, non sulle scale della suola, quindi in un arco di tempo abbastanza breve.

 

La descrizione della relazione con Rebecca mi pare alquanto confusa, in un primo momento mi pare che sia una storiella da niente, perché il personaggio nemmeno si ricorda gli inizi, poi per dura anni e anni, quindi in realtà a parlare dovrebbe essere un uomo maturo e la relazione si delinea come ideale

4 ore fa, SantiagoN ha scritto:

c'è stato un momento in cui avevamo raggiunto un sintonia quasi perfetta

 

Per non si capisce bene perché la relazione finisca e di conseguenza nemmeno questa delusione così forte che blocca il personaggio per ulteriori due anni.

 

4 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Posso dire di aver amato Rebecca e di essere stato amato a mia volta.

La vita, purtroppo, è un'esperienza caratterizzata dalla finitezza e dall'insignificanza.

L'uomo si riduce a istinti biologici e risponde solo ad essi.

Tutto ciò che è più elevato è destinato a perire e ad essere una tremenda delusione.

La fine, con queste quattro frasi, mi pare troppo staccata.

 

È la prima volta che ti leggo.

Più che un racconto mi pare un flusso di coscienza sulle proprie esperienze amorose condite da una visione piuttosto negativa.

Si legge bene ed é gradevole.

Trovo che la parte che riguarda l'adolescenza sia stata scritta in maniera troppo matura per quell'età, e mi sarebbe piaciuto che ci fosse stato dato più spazio alla relazione con Rebecca in maniera da reggere meglio lo scoramento descritto nel finale.

Grazie, a rileggerci

 

 

Nel complesso si legge bene, anche se non c'é una linearità di narrazione. Il testo lascia aperte molte domande e sembrano più degli appunti sentimentali.

Secondo me c'é ancora margine per aggiungere delle cose.

Grazie, a rileggerci

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Uno strano racconto, questo: ben diverso nello stile da un altro tuo che lessi qui tempo fa, in cui eri stato capace di scrivere in modo niente affatto banale l'ordinarietà di un giorno qualunque. La partenza a mio avviso è ottima, sia per l'enormità del pensiero che introduci ― che fa alzare le antenne al lettore, il quale già immagina un piatto succulento ― sia per l'avverbio così gagliardamente posto in primo piano, come a dire: se lo voglio usare, lo uso. 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Ero tremendamente impreparato all'amore

 

I primi due periodi a mio avviso sono interessanti. Poi vi è quest'iperbole, seguita da una considerazione ovvia sulla natura dell'amore. Ma può ancora andare, perché anche l'ovvio possiede una sua dignità:

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Al primo respiro di vita già si prova amore. 

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Il sentimento più forte che l'animo umano possa provare, cambia ed evolve nel corso dell'esistenza di ciascuno.

Qui sopra, prima di "cambia", inserirei un relativo a creare una connessione. Ancora in tutto il blocco narrativo a partire dal secondo capoverso fino a "sono stato fortunato io" l'attenzione di chi legge è vigile:

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Come dicevo ero totalmente impreparato all'amore. Sto parlando di quell'amore che si comincia a provare durante i primi anni dell'adolescenza.

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

L'amore che si prova da bambini mica si ha paura di perderlo, forse sono stato fortunato io.

Prima di "forse" aggiungerei la disgiuntiva "o". Da qui in poi il racconto, a mio modestissimo avviso, comincia a incanalarsi su percorsi angusti e accidentati che purtroppo ne soffocano la potenzialità in nuce. La narrazione difatti, poco a poco, si restringe a sommaria descrizione del naufragio di un rapporto amoroso.

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

La mia ricerca non ha dato frutti, inizialmente, e sono diventato folle e disperato, perché non posso avere un po' di amore? Mi sono domandato.

Come tempi verbali utilizzerei qui sopra il trapassato prossimo fino a "disperato". Poi metterei due punti e userei l'imperfetto per la parte finale.

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Ho continuato a vagare nel deserto della mia solitudine, guardando all'orizzonte, alla ricerca di un'oasi d'amore

Le similitudini che usi sono consunte dall'uso e contribuiscono a rendere asfittica la narrazione che, come ho sottolineato sopra, prometteva sorprese al lettore.

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Caso volle che avessimo una amicizia in comune, lei chiese a questa persona il mio numero e mi scrisse poi

Da considerazioni universali si passa a particolari minuti. Non è un male, anzi: penso sia una modalità interessante di procedere. Ma qui è tutto troppo contratto, forse anche frettoloso e approssimato. Forse un dialogo tra i due avrebbe potuto avere risonanza maggiore.

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Andai con il mio motorino nel paese in cui Rebecca viveva e siamo andati a fare una passeggiata

Attenzione alla coerenza dei tempi verbali.

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Devo anticiparvi che la storia d'amore con Rebecca è finita male quindi perdonatemi i vuoti di memoria ma il dolore cancella anche i ricordi più belli.

Questa parte la casserei. Il racconto è breve: perché mai il narratore avrebbe bisogno di tale incursione nel racconto per spiegare una realtà che il lettore leggerà da solo poche righe dopo?

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Ci fidanzammo. Io volevo ciò che tutti avevano: una relazione, scoprire il sentimento dell'amore; ma all'inizio non trovai nulla di tutto ciò.

Scoprii che i legami sono difficili da creare e che le persone sono molto complesse, forse tutto il tempo speso

Dopo "complesse" metterei punto e virgola. Anche qui vi sono ripetizioni di concetti già esposti, espresse inoltre in modo un po' ordinario.

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Io e Rebecca siamo rimasti insieme anni e anni, abbiamo fatto molte cose insieme e c'è stato un momento in cui avevamo raggiunto un sintonia quasi perfetta.

Pensavo che finalmente avevo trovato l'amore che cercavo da molti anni

Quindi l'io narrante da adolescente è diventato un uomo. Vi sono delle incongruenze nella rappresentazione di questo amore / non amore.

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

La realtà però la pensava differentemente. Tutto è scaduto nella noiosa normalità e ripetitività quotidiana, altri i sentimenti che hanno preso il sopravvento e le contingenze della vita hanno fatto il resto

Anche qui sopra la sensazione di chi legge è di avere di fronte l'epitome di un racconto piuttosto che il racconto stesso. Nulla viene spiegato, non si entra nelle dinamiche della normalità né dei sentimenti "che hanno preso il sopravvento".

 

6 ore fa, SantiagoN ha scritto:

La vita, purtroppo, è un'esperienza caratterizzata dalla finitezza e dall'insignificanza.

L'uomo si riduce a istinti biologici e risponde solo ad essi.

Tutto ciò che è più elevato è destinato a perire e ad essere una tremenda delusione.

La conclusione, apodittica nella sua prima parte, assume poi i toni lamentosi e aspri di una delusione personale che assurge a misura della visione del mondo. Racconto quindi, a mio avviso, solo abbozzato, ma capace, almeno nel titolo, di far riflettere su una verità universale. Per questo penso che si possa riprendere in mano per migliorarlo.

Grazie per la lettura e bentornato, @SantiagoN.

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@SantiagoN mi dispiace, ma devo chiudere il tuo racconto perché il commento risulta essere insufficiente per postare. Per riaprirlo devi commentare in maniera esaustiva un altro racconto e poi inviare il link a uno staffer online via MP che provvederà a riaprire la discussione.

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Ciao @Almissima
innanzitutto grazie per aver letto il racconto e per aver lasciato la tua opzione.

Comunque volevo dirti che chi racconta è un uomo adulto e quindi guarda al passato con tale maturità.

Poi il sentimento che volevo descrivere è quello che va oltre gli "ormoni" e il contatto fisico. La solitudine e la disperazione purtroppo si provano anche nell'adolescenza. 

Quanto al come e quando avviene l'incontro con Rebecca ho semplicemente scritto ciò che è avvenuto nella realtà. Anche qui posso dire che l'amore si trova anche nell'età adolescenziale.

Non ho descritto dettagliatamente la relazione né il modo in cui è terminata perché mi sembrava superflua.

 

Grazie ancora, a presto.

 

 

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Il 31/5/2020 alle 16:30, Ippolita2018 ha scritto:

Uno strano racconto, questo: ben diverso nello stile da un altro tuo che lessi qui tempo fa, in cui eri stato capace di scrivere in modo niente affatto banale l'ordinarietà di un giorno qualunque. La partenza a mio avviso è ottima, sia per l'enormità del pensiero che introduci ― che fa alzare le antenne al lettore, il quale già immagina un piatto succulento ― sia per l'avverbio così gagliardamente posto in primo piano, come a dire: se lo voglio usare, lo uso. 

 

I primi due periodi a mio avviso sono interessanti. Poi vi è quest'iperbole, seguita da una considerazione ovvia sulla natura dell'amore. Ma può ancora andare, perché anche l'ovvio possiede una sua dignità:

 

Qui sopra, prima di "cambia", inserirei un relativo a creare una connessione. Ancora in tutto il blocco narrativo a partire dal secondo capoverso fino a "sono stato fortunato io" l'attenzione di chi legge è vigile:

 

Prima di "forse" aggiungerei la disgiuntiva "o". Da qui in poi il racconto, a mio modestissimo avviso, comincia a incanalarsi su percorsi angusti e accidentati che purtroppo ne soffocano la potenzialità in nuce. La narrazione difatti, poco a poco, si restringe a sommaria descrizione del naufragio di un rapporto amoroso.

 

Come tempi verbali utilizzerei qui sopra il trapassato prossimo fino a "disperato". Poi metterei due punti e userei l'imperfetto per la parte finale.

 

Le similitudini che usi sono consunte dall'uso e contribuiscono a rendere asfittica la narrazione che, come ho sottolineato sopra, prometteva sorprese al lettore.

 

Da considerazioni universali si passa a particolari minuti. Non è un male, anzi: penso sia una modalità interessante di procedere. Ma qui è tutto troppo contratto, forse anche frettoloso e approssimato. Forse un dialogo tra i due avrebbe potuto avere risonanza maggiore.

 

Attenzione alla coerenza dei tempi verbali.

 

Questa parte la casserei. Il racconto è breve: perché mai il narratore avrebbe bisogno di tale incursione nel racconto per spiegare una realtà che il lettore leggerà da solo poche righe dopo?

 

Dopo "complesse" metterei punto e virgola. Anche qui vi sono ripetizioni di concetti già esposti, espresse inoltre in modo un po' ordinario.

 

Quindi l'io narrante da adolescente è diventato un uomo. Vi sono delle incongruenze nella rappresentazione di questo amore / non amore.

 

Anche qui sopra la sensazione di chi legge è di avere di fronte l'epitome di un racconto piuttosto che il racconto stesso. Nulla viene spiegato, non si entra nelle dinamiche della normalità né dei sentimenti "che hanno preso il sopravvento".

 

La conclusione, apodittica nella sua prima parte, assume poi i toni lamentosi e aspri di una delusione personale che assurge a misura della visione del mondo. Racconto quindi, a mio avviso, solo abbozzato, ma capace, almeno nel titolo, di far riflettere su una verità universale. Per questo penso che si possa riprendere in mano per migliorarlo.

Grazie per la lettura e bentornato, @SantiagoN.

 

Ciao Ippolita, mi fa piacere che ricordi di avermi già letto.

Grazie per essere passata e per il commento.

 

Come mai reputi la prima parte della conclusione apodittica?

 

Grazie per i suggerimenti. 

 

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Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

La vita, purtroppo, è un'esperienza caratterizzata dalla finitezza e dall'insignificanza.

 

2 ore fa, SantiagoN ha scritto:

Come mai reputi la prima parte della conclusione apodittica?

Perché il fatto che la vita sia caratterizzata da finitezza è affermazione inconfutabile, di chiara evidenza. Grazie a te!

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Ciao @SantiagoN :)

Il tuo scritto è interessante, ma l'ho trovato incisivo soprattutto nella prima parte: è lì, infatti, che ho intuito un vissuto espresso con immediatezza, genuino. Mi aspettavo, di fatto, un crescendo di "pathos", emozione o commozione, ma nella conclusione non ho trovato la potenza che speravo. In linea di massima, secondo me, avresti potuto caratterizzare Rebecca per indole o temperamento: la storia è tutta imperniata su di te, sulle tue sensazioni e risulta un po' sbilanciata rispetto alla personalità della coprotagonista, mentre la drammaticità del finale ne avrebbe giovato se il lettore avesse potuto conoscere e, perciò, emozionarsi per entrambi i personaggi  ("tu" per come sei e "lei" per come è). Per il resto, il tuo stile mi piace. Se posso, introdurrei solo qualche piccola variazione:

 

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Credo che ogni essere umano nasca con la conoscenza ancestrale di cosa sia l'amore.

  "Conoscenza" mi fa pensare d'acchito alla facoltà umana di apprendere, di conoscere, acquisire informazioni, mentre l'aggettivo "ancestrale", secondo me, si accompagna meglio alla "coscienza/consapevolezza" interiore. Ma è questione puramente soggettiva. 

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Al primo respiro di vita già si prova amore.

Ecco, questa riflessione non mi è del tutto chiara: al primo respiro di vita non si ha coscienza di essere nati, perché dici che si prova amore? Per chi?

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Il sentimento più forte che l'animo umano possa provare, cambia ed evolve nel corso dell'esistenza di ciascuno

Esistono sentimenti altrettanto forti dell'amore: paradossalmente, l'odio. Forse "nobilitante"?  

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Come dicevo ero totalmente impreparato all'amore.

Metterei la virgola dopo "Come dicevo" 

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

L'amore che si prova da bambini mica si ha paura di perderlo, forse sono stato fortunato io.

Al posto della virgola userei la disgiuntiva "o" oppure la coordinativa avversativa "ma". 

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Desideravo una connessione dell'anima e della mente con una donna.

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

La mia ricerca non ha dato frutti, inizialmente, e sono diventato folle e disperato, perché non posso avere un po' di amore? Mi sono domandato.

I tempi verbali dovrebbero essere uniformi nella narrazione: "Desideravo" (imperfetto narrativo) prima, trapassato prossimo dopo (aveva dato frutti ...  ero diventato ...  non potevo avere ...). Eviterei la riflessione conclusiva.

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Un giorno, quando ormai mi ero abituato, non senza difficoltà, alla mia disperata solitudine, incontrai Rebecca, sulle scale di scuola. Ci siamo scambiati degli sguardi e non è successo nient'altro. Io scendevo e lei saliva. 

Eliminerei la virgola dopo "Rebecca" e rivedrei i tempi verbali: "ci scambiammo degli sguardi e non successe altro". 

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Caso volle che avessimo una amicizia in comune, lei chiese a questa persona il mio numero e mi scrisse poi. Cominciammo a parlare e decidemmo di uscire. 

In questo passaggio noto un cambiamento di stile: fino a questo momento non hai fornito "notizie di cronaca", nessun dettaglio del perché e del percome, ma qui introduci elementi che mi lasciano un po' spiazzata (l'amicizia in comune a cui Rebecca chiede il tuo numero di telefono per poi scriverti ...).  Per mantenere la stessa impronta potresti inventare una circostanza più vaga ("L'ultimo giorno di scuola, inaspettatamente, Rebecca mi rivolse la parola. ...).

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Non ricordo le aspettative che nutrivo da quella conoscenza e neanche la nostra prima uscita. Andai con il mio motorino nel paese in cui Rebecca viveva e siamo andati a fare una passeggiata. 

Direi "le aspettative che nutrivo verso quella conoscenza ..." e "Andai con il motorino al paese di Rebecca" (l'aggettivo possessivo è superfluo, per me) e "e andammo a fare una passeggiata.".

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Devo anticiparvi che la storia d'amore con Rebecca è finita male quindi perdonatemi i vuoti di memoria ma il dolore cancella anche i ricordi più belli.

Non avrei inserito questa frase in questo frangente perché interrompe la narrazione: avrei continuato sviluppando il rapporto che stava nascendo, ossia: 

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Ci fidanzammo. Io volevo ciò che tutti avevano: una relazione, scoprire il sentimento dell'amore; ma all'inizio non trovai nulla di tutto ciò.

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Scoprii che i legami sono difficili da creare e che le persone sono molto complesse, forse tutto il tempo speso a vagare e sognare quest'agognato amore mi aveva sballato l'ago della bussola della realtà.

Fu difficile e, come ho detto all'inizio, ero totalmente impreparato all'amore. Così i sentimenti che provai furono rabbia, frustrazione e gelosia, delusione e angoscia. Forse sono stato sfortunato o forse non sono stato capace di ricevere e dare amore, ma è andata così.

Probabilmente semplificherei il periodo: "Provai sentimenti di rabbia, frustrazione, gelosia, delusione, angoscia. Forse fui sfortunato o incapace di ricevere e dare amore, ma andò così.".

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Io e Rebecca siamo rimasti insieme anni e anni, abbiamo fatto molte cose insieme e c'è stato un momento in cui avevamo raggiunto un sintonia quasi perfetta.

 

"La nostra relazione durò per anni, facemmo molte cose insieme e ci fu un momento ...  una sintonia ..."

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Tutto è scaduto nella noiosa normalità e ripetitività quotidiana, altri i sentimenti che hanno preso il sopravvento e le contingenze della vita hanno fatto il resto.

Ci lasciammo e ognuno proseguì per la propria strada.

Anche qui, rivedrei i tempi verbali: "Tutto scadde nella ..., altri i sentimenti che presero il sopravvento e ... le contingenze della vita fecero il resto."   

 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

Io da quel giorno ho smesso di cercare l'amore, ho perso la speranza e la volontà. L'esperienza di quell'amore adulto mi aveva lacerato. Avevo scoperto che l'amore è una dipendenza e non basta darlo per riceverlo, che a volte ci si mettono in mezzo moltissime altre cose e la strada è irta di ostacoli.

Eliminerei il pronome all'inizio della frase. Qui,peraltro, stai parlando del tuo presente e per amor di consecutio direi "... mi ha lacerato. Ho scoperto che l'amore è ...."

Userei "ci si mettono di mezzo moltissime altre cose", personalmente. 

Il 31/5/2020 alle 09:13, SantiagoN ha scritto:

La vita, purtroppo, è un'esperienza caratterizzata dalla finitezza e dall'insignificanza.

Credo che "insignificanza" qui non suoni molto bene: intendi proprio dire che l'esperienza di vita è caratterizzata da mancanza di significato? 

 

Spero di esserti stata, in qualche modo, utile come lettrice. Buon pomeriggio :)

 

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Ciao @Pincopalla

Grazie per essere passata e aver commentato.

Mi trovo d'accordo con i tuoi suggerimenti e mi saranno molti utili per la prossima volta!

 

Grazie ancora, a presto!

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