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I riccioli di Harry danzavano ad ogni folata di vento. Davanti a lui il mare increspato si estendeva a perdita d’occhio. Le tavole di legno consunto del molo, testimoni del ruggire dell’aria, se ne stavano lì, impassibili alle intemperie. Harry si sedette facendo penzolare le sue gambe lunghe. Un sospiro pesante si andò a mischiare al vento; mentre osservava la spiaggia deserta. Chissà dov’era Louis in quel momento. Quanto gli sarebbe piaciuto averlo lì. Stare stretto tra le sue braccia ancora una volta. Una lacrima minacciò di uscire. Venne ricacciata indietro. Ma Dio, quanto faceva male aver perso l’amore della sua vita. Si mise le mani in tasca Harry, nel vano tentativo di scaldarle. Sentiva freddo in ogni parte del corpo, e no, non dipendeva solo dal maestrale che da qualche ora soffiava le sue grottesche melodie. Era piuttosto il vuoto assoluto che Louis aveva lasciato quando se n’era andato a farlo tremare fin dentro le ossa. 

Harry estrasse il cellulare dalla tasca dei jeans e digitò un messaggio destinato al suo amico Zayn. Poche parole, ma chiare e coincise: non sto tanto bene oggi. Lo inviò e ricacciò il cellulare a posto. Ci ripensò su e si rese conto che forse doveva piangere. In fondo non si sentiva di averlo fatto abbastanza in quei giorni. Questa volta la lacrima uscì e lui non fece resistenza. L’atto fu talmente naturale che non ci fu neanche bisogno di sbattere le palpebre. In poco tempo, Harry  si mise a singhiozzare e poi a gridare. A battere i pugni sul legno fino a ferirsi. Si strappò perfino dei capelli preso com’era dalla disperazione. Ci vollero quasi venti minuti prima che il respiro tornasse ad essere regolare. Se qualcuno gli avesse chiesto: ti senti meglio adesso? Lui non avrebbe saputo cosa rispondere. Piangere gli faceva bene, ma non riportava Louis indietro. Ad un tratto, dei passi sul molo. 

Harry non si voltò subito. Prima si prese il disturbo di pregare con tutte le sue forze che fosse Louis a percorrere le distanze che li separavano ma: -Harry!-, sentì esclamare. 

La voce era inconfondibile. Zayn. 

Allora Harry prese coraggio e alzò la testa. Quello che si trovò davanti gli fece storcere il naso. Il suo amico era lì, impalato davanti a lui, una corda in mano con attaccato un palloncino. 

-Cosa sarebbe quello Zayn?- 

-Questo è Louis-

-Quello è un palloncino, non Louis- 

-Tu fa finta che lo sia- 

-Perché?-

-Fidati di me-

Harry si alzò e Zayn sorrise. Gli porse un pennarello. 

-Adesso scrivici sopra Louis, e quando ti senti pronto lascialo andare- 

Harry sogghignò; -Non crederai davvero che questa cosa funzioni?- chiese sarcastico. 

-Finché non provi non puoi saperlo- 

Una scarica di vento scaraventò il palloncino in faccia a Zayn facendo ridere Harry. 

-Beh, anche se non dovesse funzionare, perlomeno hai riso- 

-Già- 

Harry rifletté sul significato da attribuire alla risata. Quello poteva essere il giorno in cui lui era andato sul molo a piangersi addosso, oppure quello dove aveva riso col cuore perché un palloncino improbabile si era schiantato sulla faccia del suo migliore amico. Stava a lui deciderlo. 

-Facciamo questa cosa e poi andiamocene, Zayn- 

-Va bene. Ti lascio solo- 

-Con il palloncino? Su, non essere ridicolo!- 

Zayn abbozzò un sorriso prima di lasciare la corda in mano all’amico e voltarsi per tornare sulla spiaggia. 

Harry rimase inebetito per qualche secondo prima di dare uno sguardo al mare increspato. Sentì il cuore sprofondargli nel petto e un’altra questione su cui interrogarsi gli affiorò alla mente. 

Sicuramente non sarebbe bastato lasciar volare via quel palloncino per cancellare il dolore che gli riempiva l’anima, ma davvero non poteva fare niente di meglio che starsene lì da solo a rimuginare sul passato? Poteva eccome. Scrisse quindi il nome sulla plastica tirata e senza ripensamenti lasciò l’oggetto in preda al moto del vento. Lo osservò allontanarsi. Una sensazione pace si fece largo in lui; come se si fosse liberato di un enorme peso che gravava all’altezza del suo petto. Sapeva che non sarebbe durata per sempre, ma in quel momento non gli sembrò poi così importante soffermarsi nuovamente su ciò che non andava. Si voltò, dando le spalle al palloncino, che continuava a vorticare, e fissò lo sguardo sul suo migliore amico, in attesa sulla spiaggia. I suoi muscoli parvero svegliarsi da un lungo sonno, e Harry, senza neanche rendersene conto, iniziò a correre per raggiungere Zayn. Una volta arrivato al suo fianco si lasciò andare ad una risata fatta di pancia. 

-Prego Harry- 

-Grazie- e Harry lo disse in tono serio. 

-Cosa hai imparato quindi?- 

-Che un palloncino con scritto Louis che vola chissà dove non risolverà certo tutti i miei problemi, ma...- si prese un momento mentre Zayn distoglieva gli occhi da lui per portarli all’orizzonte. 

-Finché siamo amici posso superare qualsiasi cosa. Questo ho capito- 

 

 

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@GiuliaShumaniTutanka Ah, l'amore. Poche cose (spiritualmente) fanno più male di un amore non corrisposto, di un amore finito, magari a seguito di un tradimento. Non sappiamo perché il protagonista sia in questo stato, quale sia la successione d'eventi che l'ha portato a un tale stato di disperazione. La narratrice ritiene sufficiente risucchiarci nel pieno della sua disperazione, e fa bene, e sceglie uno scenario marino, sicuramente sempre suggestivo. Ti confesso che lì per lì ero un po' perplesso dall'intensità del sentimento descritto, ma solo perché ora sono forse più anziano e (come dice quella bella canzone di Battiato) "mi dispero con ritardo." Immedesimandomi in un uomo più giovane, posso dire di aver avuto le stesse sensazioni, da te così ben descritte, e con la stessa intensità. Ho trovato intelligente la risoluzione del racconto. Il palloncino col nome dell'amato che deve volar via è solo un gesto, in sé poco meno di niente, ma è importante che il protagonista abbia  "trovato" una persona che sia lì con lui. L'amicizia lenisce il dolore. La vita, con calma, può riprendere il suo abituale ritmo. Bel racconto. Una sola piccola critica: fornendoci maggiori dettagli, magari con un uso più esteso del dialogo, forse avresti potuto approfondire maggiormente le psicologie dei personaggi. Questo naturalmente non sempre è possibile in così poco spazio. Un saluto!

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@Domenico S. innanzitutto grazie per essere passato. Era tanto che non pubblicavo niente qui sopra e il tuo commento mi ha fatto davvero bene al cuore. Per quanto riguarda la critica ho sorriso quando l’ho letta perché di solito i miei scritti sono molto dialogati, il che mi fa sacrificare la parte descrittiva. Ho sfidato me stessa facendoli parlare poco proprio perché volevo vedere se ero in grado di descrivere il malessere senza dargli voce. 😊

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3 minuti fa, GiuliaShumaniTutanka ha scritto:

Per quanto riguarda la critica ho sorriso quando l’ho letta perché di solito i miei scritti sono molto dialogati, il che mi fa sacrificare la parte descrittiva. Ho sfidato me stessa facendoli parlare poco proprio

È un processo che va per tentativi, ma troverai un equilibrio. Un saluto, @GiuliaShumaniTutanka

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Un bel racconto. Probabilmente lo sai ma la tecnica del palloncino è una delle maggiori usate dai coach life ed è anche una delle più efficaci. Mi ha fatto piacere ritrovarla in un racconto. 

Harry e il dolore per l'amore perduto è descritto molto bene. La sua disperazione prima sofffocata e poi lasciata andare finalmente in quel pianto liberatorio. La descrizione del molo, delle tavole, del vento è accurata, come una fotografia, sembra quasi di vederlo. La rinascita nell'amicizia, dopo il rito liberatorio del palloncino, del "lasciare andare" l'ho trovata molto significativa. Un bel finale. Lo stile è scorrevole e pieno di "grazia".

Solo un dettaglio ti sottolineo ma come scrivo sempre è dettato più dal gusto personale che da una reale esigenza di scrittura:

"[...] in tasca Harry" non ripeterei Harry. 

Tutto qua. Grazie per il tuo racconto, suggestivo e carico di significati.

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@GiuliaShumaniTutanka  non ti leggevo da tempo e il tuo mi sembra davvero un bel ritorno. Scritto molto bene, suggestivo nelle immagini. Se proprio devo dire qualcosa (tanto per fatti capire che ho letto con attenzione) ti suggerisco di

19 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha scritto:

 grottesche melodie

Invertire in: melodie grottesche. Nella narrativa moderna l'aggettivo si preferisce dopo il sostantivo. Dicono che l'immagine risulta più  incisiva. Nen tornata

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Ciao @GiuliaShumaniTutanka, ho apprezzato il tuo racconto.

Credo che manchi un po' di introspezione nei sentimenti di Harry.

inoltre perché scegliere nomi Anglo-Sassoni?? I nomi italiani sono così belli!

Altra cosa: carina la metafora del palloncino, ma la trovo abbastanza bambinesca. Poi l'amicizia può dare un piccolo sostegno nell'affrontare le delusioni d'amore ma sicuramente non può dare un aiuto determinate ( parere personale). Sulla strada che intraprendiamo quando troviamo l'amore ci siamo solo noi ( altra opinione personale).

 

A presto! 

 

 

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Harry estrasse il cellulare dalla tasca dei jeans e digitò un messaggio destinato al suo amico Zayn. Poche parole, ma chiare e coincise: non sto tanto bene oggi. Lo inviò e ricacciò il cellulare a posto. Ci ripensò su e si rese conto che forse doveva piangere.

Messa così, sembra che ripensi al messaggio appena mandato.

Forse meglio: Ripensando alla sua situazione, si rese conto che c'era di che piangere.

 

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In fondo non si sentiva di averlo fatto abbastanza in quei giorni. Questa volta la lacrima uscì

meglio forse: una lacrima uscì oppure le lacrime uscirono

 

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e lui non fece resistenza. L’atto fu talmente naturale che non ci fu neanche bisogno di sbattere le palpebre. In poco tempo, Harry  si mise a singhiozzare e poi a gridare. A battere i pugni sul legno fino a ferirsi. Si strappò perfino dei capelli

virgola

Quota

preso com’era dalla disperazione. Ci vollero quasi venti minuti prima che il respiro tornasse ad essere regolare. Se qualcuno gli avesse chiesto: ti senti meglio adesso?

(la domanda diretta in corsivo oppure virgolettata)

 

Quota

La voce era inconfondibile. Zayn. 

Allora Harry prese coraggio e alzò la testa. Quello che si trovò davanti gli fece storcere il naso. Il suo amico era lì, impalato davanti a lui, una corda in mano

un cordino in mano

Quota

con attaccato un palloncino. 

-Cosa sarebbe quello

virgola

Quota

Zayn?- 

-Questo è Louis-

-

Harry rifletté sul significato da attribuire alla risata. Quello poteva essere il giorno in cui lui era andato sul molo a piangersi addosso, oppure quello dove aveva riso col cuore perché un palloncino improbabile si era schiantato sulla faccia

aveva colpito la faccia (non è mica scoppiato)

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-Con il palloncino? Su, non essere ridicolo!- 

Zayn abbozzò un sorriso prima di lasciare la corda

il cordino

Quota

in mano all’amico e voltarsi per tornare sulla spiaggia. 

 

Scrisse quindi il nome sulla plastica tirata

virgola (perché passi a un'azione successiva, e la congiunzione non basta, a mio avviso.)

Quota

e senza ripensamenti lasciò l’oggetto in preda al moto del vento. Lo osservò allontanarsi. Una sensazione di pace si fece largo in lui;

 

Quota

come se si fosse liberato di un enorme peso che gravava all’altezza del suo petto.

un enorme peso che gli gravava sul petto.

Quota

-Che un palloncino con scritto Louis che vola chissà dove non risolverà certo tutti i miei problemi, ma...- si prese un momento mentre Zayn distoglieva gli occhi da lui per portarli all’orizzonte. 

-Finché siamo amici posso superare qualsiasi cosa. Questo ho capito- 

 

Bello l'epilogo con la funzione catartica del palloncino e l'obiettivo di aiutarlo raggiunto dall'amicizia di Zayn!

Per il contenuto, sei riuscita a mostrare la disperazione di Harry, anche se non specifichi né il ruolo di Louis nella sua vita né la sua fine.

Forse, qualche pensiero o ricordo (magari dialogato) tra loro due nel passato aiuterebbe il lettore. 

Il tuo stile è scorrevole e la sintassi e la grammatica sono corrette, così come la punteggiatura. (In quest'ultima io sono un po' pedante e per questo te ne trovi qualcuna suggerita).

Complimenti, @GiuliaShumaniTutanka :)

 

 

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@Poeta Zaza appena ho visto tutte le citazioni pensavo mi massacrassi. Invece poi mi hai riservato dei bei complimenti. Hai ragione avrei dovuto approfondire la psicologia di Harry soprattutto e descrivere meglio il rapporto con Louis. Il fatto di essere riuscita comunque a trasmetterti la disperazione di Harry mi rende orgogliosa perché di solito sono tutta un dialogo continuo. Stavolta mi sembra di aver colpito nel segno senza aver fatto parlare il protagonista. Grazie per l’interesse :) 

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Il soggetto del racconto sembrerebbe essere l amore finito.

Ma l amore finito diventa un pretesto per consentire all amico di avere l idea del palloncino e il palloncino diventa un ponte per incontrare l amico e l amico diventa il soggetto che nasconde la perdita dell'amato.

La perdita dell amato e' un pretesto per riconoscere l amico?

Siamo affidati al gioco di importanze che si alternano e lanciano nel vuoto i loro pesi.

Chidere dove sia il centro dell accadere significa non conoscere il tempo.

L accadere giunge sempre senza un centro e questa assenza giace inavvertita dietro ogni nostro lamento.

Si piange sempre la perdita di un centro ma un centro non e' mai esistito e le lacrime scendono sulla terra come sogni che appartengono al nulla.

Questo mi ha mostrato il tuo racconto,

Il tessuto evanescente di ogni accadere che si nutre di importanze affidate alla cura del nulla.

Potremmo poi risalire all accadere narrativo e chiederci: hai scritto questo racconto perche io scrivessi questo commento o questo commento era un inutile atteso che bussava alla porta perche il racconto chideva di essere letto anche in questo modo?

Se nessun uomo e' un isola anche nessun racconto e' un isola e l appartenere allo scrivente e' dubbioso perche il dopo del lettore gli sta accanto con una foga muta e inavvertita.

Questo e un commento all atmosfera del racconto che sembra non avere una terra certa dove poggiare i suoi piedi.

Il suo tenuo incedere sembra indicare il cuore delle cose in un accanto troppo vicino per poter essere visto.

Essere qui e' la cosa piu distante che possa esserci

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Ciao @GiuliaShumaniTutanka , la parte descrittiva è ben realizzata , infatti le due parti mia hanno ispirato colori diversi. Per tutta la prima parte ho immaginato la scena in scala di grigi, il molo deteriorato dalla salsedine, un cielo nuvoloso, ed il mare mosso dal vento. Quando è apparso il palloncino l'ho immaginato rosso ed è come se fosse stato questo a smorzare la disperazione precedente , non tanto l'arrivo di Zayn. Per il resto mi aspettavo che Harry si soffermasse di più sul palloncino, per il simbolismo che gli viene dato. Personalmente non getterei via istintivamente qualcosa che ha il significato di una persona amata. Comunque bel testo, complimenti!

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@Bardo sono felice di essere riuscita a farti vedere gli stessi colori che vedevo io. Sono spesso carente nelle descrizioni, faccio molta fatica a buttarle giù. Ho scritto questo racconto proprio con l’intento di migliorarmi sotto questo punto di vista.

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