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nescio

Quante pagine leggono in una CE prima di cestinare - battezzare un'opera?

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Salve a tutti, ho cercato sul forum ma ho trovato solo una discussione (questa) circa i criteri di selezione che utilizzano in una CE per scegliere o scartare un'opera. Sono piuttosto sicuro che l'argomento sia stato già trattato, e se si tratta di un duplicato me ne scuso.

Come tutti sappiamo: l'abito fa il monaco. E' orribile dirlo, non è nemmeno poi così vero, ma in alcuni casi... è importante. Sappiamo, per esempio, che un'aspetto quasi puramente estetico come la copertina di un libro può incidere sulle vendite (o, almeno, sul catturare l'attenzione di un lettore casuale per qualche secondo), così come sappiamo che non si dovrebbe mai proporre un testo formattato male, e così via.

Sappiamo, quindi, volendo generalizzare, che la prima impressione conta.

Ma vengo al punto: quante pagine leggeranno in una CE prima di battezzare la nostra opera?

Non intendo insinuare che tutte le CE cestinino un'opera dopo poche pagine -anche se, per esempio, ho appena letto sul forum che alcune CE fermano la lettura dei manoscritti dopo averne individuato un numero congruo, con la conseguenza che altri manoscritti papabili restano senza lettura o risposta.

La domanda nasce da vari spunti: il numero esorbitante di manoscritti da valutare che si accatastano negli stanzoni delle CE, la richiesta di alcune case editrici di inviare una sinossi e/o le prime venti pagine dell'opera, i vari incipit che mi sono rimasti impressi nella memoria e che hanno sicuramente contribuito alla lettura di quel determinato libro, cose riguardo la selezione di manoscritti che avrò letto/sentito/visto nella rete, in qualche libro, in qualche film...

Insomma: voi avete esperienze? Ne sapete qualcosa?
Ovviamente NON è mia intenzione sminuire il lavoro degli editor e delle CE in generale: è abbastanza ovvio che ci siano tempi da ottimizzare e che con esperienza e competenza queste figure siano perfettamente in grado di svolgere il loro compito.

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Perfetto. Ho appena individuato dei refusi in quello che ho scritto, dovuti o all'orario o a una strepitosa ignoranza. Giusto per confermare quanto detto: L'abito fa il monaco

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@nescio mentre ti ricordo che da regolamento  È consentito l’uso moderato del corsivo, del sottolineato e del grassetto, mi sorge spontanea una contro-domanda:

14 minuti fa, nescio ha scritto:

quante pagine leggeranno in una CE prima di battezzare la nostra opera?

a che ti servirebbe saperlo?

Dando per scontato che non può esistere un numero di pagine prefissato, se per assurdo esistesse che differenza farebbe per l'autore? :grat: 

Così, eh: una semplice curiosità ;).

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@nescio la risposta mi pare tu la conosca già, se gli editori richiedono la sinossi e le prime venti pagine, questo è il limite che adottano per snellire il loro lavoro. Ovviamente può anche succedere che vadano avanti fin quando non trovano una madornale incoerenza e lì si fermano. Come ho già detto in un'altra discussione, l'editore Carlo Frilli in un'intervista, ha dichiarato che spesso leggono solo la sinossi, se questa è scritta male (o non trovano intrigante la tram) del manoscritto non leggono nemmeno una pagina. 

 

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8 ore fa, Marcello ha scritto:

@nescio mentre ti ricordo che da regolamento  È consentito l’uso moderato del corsivo, del sottolineato e del grassetto, mi sorge spontanea una contro-domanda:

Chiedo scusa se ho semiviolato il regolamento. :) Mi giustifico dicendo che ho utilizzato quella formattazione rispettivamente per: evidenziare il punto centrale all'interno del mio -prolisso- post; l'utilizzo di una parola "straniera" (anche se latina); evidenziare il rispetto per l'altrui lavoro ed evitare qualsiasi tipo di malinteso; sottolineare l'incoerenza tra teoria e prassi -riferite a me stesso.

 

8 ore fa, Marcello ha scritto:

a che ti servirebbe saperlo? 

Dando per scontato che non può esistere un numero di pagine prefissato, se per assurdo esistesse che differenza farebbe per l'autore? :grat:  

@Marcello sì, chiaro che non esista un numero fisso o una regola, non mi riferivo a quello.

Sul perché della mia domanda, cercherò di spiegarmi meglio e di mettere insieme i vari elementi che mi hanno portato a chiedere circa il comportamento delle CE-ma, ovviamente, comprendo la tua perplessità.

In un'altra discussione -che non riesco a più a trovare- un autore parlava di come avesse abbandonato una CE in favore del selfpublishing e del numero di vendite costanti. In quella discussione, lo stesso autore cercava di spiegare come riuscisse a ottenere un flusso di vendita più o meno stabile e una certa visibilità costante nel tempo. Tra le varie cose, asseriva che le prime pagine (quelle solitamente destinate all'anteprima),al fine di invogliare il lettore ad acquistare il proprio libro, erano costruite in modo tale da presentare una specie di riassunto, di "anteprima" di quello che sarebbe stato nel resto del libro (e raccontava anche di ricevere critiche per l'utilizzo di espedienti del genere che poi, in fondo, altro non sono che i ferri del mestiere di chi scrive).

Ancora: a volte, per quanto si possa essere consapevoli del fatto che sono le prime pagine a catturare l'attenzione di un lettore o a mostrare elementi che possano incuriosirlo, è possibile che il ritmo iniziale sia piuttosto fiacco, lento, poco accattivante -per via della trama stessa, per esempio. Allora, mediante altri espedienti, altro lavoro, potrebbe essere possibile rendere un minimo più appetibile il primo capitolo. Certo, mi si dirà che è qulcosa che andrebbe fatto indipendentemente da tutto, ma ritengo che avere o meno la consapevolezza che effettivamente ti stai giocando una pubblicazione nelle prime venti pagine, possa cambiare le cose. In particolare, mi riferisco non solo al labor limae, a un lavoro stilistico relativo al primo capitolo, ma anche alla possibilità di un lavoro sulla struttura stessa del romanzo o l'utilizzo di prolessi / analessi in posizione strategica per suscitare la curiosità del lettore.

Sia chiaro, sto riflettendo sulla cosa qui, con voi. E' altamente probabile che, in fin dei conti, non cambi nulla. Però mi incuriosisce sapere di più a riguardo.

 

@Adelaide J. Pellitteri grazie della risposta. Spero di aver chiarito cosa intendessi chiedere con quanto appena scritto. :)

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21 minuti fa, nescio ha scritto:

Allora, mediante altri espedienti, altro lavoro, potrebbe essere possibile rendere un minimo più appetibile il primo capitolo. Certo, mi si dirà che è qulcosa che andrebbe fatto indipendentemente da tutto, ma ritengo che avere o meno la consapevolezza che effettivamente ti stai giocando una pubblicazione nelle prime venti pagine, possa cambiare le cose. In particolare, mi riferisco non solo al labor limae, a un lavoro stilistico relativo al primo capitolo,

È proprio per questo motivo che io in libreria, da lettore in cerca di un bel romanzo, apro un libro a caso, mai alle pagine iniziali.

E, per lo stesso motivo, da editor chiedo al potenziale cliente due cartelle scelte a caso da me, mai le prime del romanzo.

E se fossi responsabile di un comitato di lettura per una casa editrice non chiederei mai le pagine iniziali di un manoscritto ;).

Dirai che sono quanto meno eccentrico, ma ti garantisco che non sono il solo a regolarmi in questo modo: in ventinove anni di libreria mi sono imbattuto in troppi libri dall'incipit coinvolgente a cui facevano seguito trecento pagine banali e soporifere :si: .

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@Marcello non penso tu sia eccentrico, anzi, il criterio che esponi ha senso e si identifica con quel suggerimento che probabilmente si tramanda di lettore in lettore: apri un libro su una pagina a caso e comincia a leggere. Se ti appassiona e ti invoglia ad andare avanti, è un buon libro. Ed è un metodo che ho utilizzato anche io in passato per la selezione casuale di qualche libro da leggere.

Però, a differenza di te, io non sono un editor, né seleziono libri per una CE :D Da questa ignoranza nasce la domanda oggetto della discussione.

Pensi che anche altri editor, comitati di lettura, etc. facciano lo stesso?

Credo che sia interessante conoscere come "agiscono" gli editor, anche al di là del fine pratico -perché, sicuramente, questi metodi varieranno di professionista in professionista.

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6 minuti fa, nescio ha scritto:

sicuramente, questi metodi varieranno di professionista in professionista.

Certo, almeno quelli di noi freelance. Chi lavora alle dipendenze di un editore, al contrario, immagino che dovrà seguire dei binari prestabiliti.

 

8 minuti fa, nescio ha scritto:

Pensi che anche altri editor, comitati di lettura, etc. facciano lo stesso?

Bella domanda, non me lo sono mai chiesto, in realtà.

Le case editrici non credo: darebbero forse un'immagine troppo istrionica, se chiedessero "spedite i capitoli tre e dodici:). C'è da dire però che loro in genere richiedono un paio di capitoli, o una ventina di pagine: un materiale più che sufficiente per rendersi conto della qualità della scrittura e dello stile dell'autore, al di là dell'effetto incipit sbrilluccicante

Quanto ai colleghi... be' a parte gli amici qui sul forum, con i quali tuttavia non ricordo sia mai capitato di discutere di particolari tecnici, con gli altri è difficile che si instaurino rapporti di una certa profondità. immagino che sia perché esiste sempre il timore, non detto, che l'altro pensi tu sia intenzionato a carpirgli qualche segreto o, Dio non voglia, qualche cliente :D.

Però è interessante la questione, a livello di curiosità: se mi capiterà di farlo in tutta tranquillità, lo chiederò.

 

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3 ore fa, Marcello ha scritto:

È proprio per questo motivo che io in libreria, da lettore in cerca di un bel romanzo, apro un libro a caso, mai alle pagine iniziali.

 

E siamo già in due! (y)

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Secondo me gli editori si fermano quasi sempre alla famigerata sinossi, soprattutto in presenza di invii spontanei. Essa è la sintesi di mesi/anni di lavoro e l'unico mezzo per incuriosire chi legge (paradossalmente conta più del romanzo stesso).

Mettiamoci nei loro panni: sono costretti ad ottimizzare i tempi.

 

La sinossi non convince? Pagine lette = 0

 

Io l'editoria big la immagino così. Cambia il discorso se il testo viene presentato da agenti apprezzati (gli editori sono tenuti, per rispetto, almeno a sfogliarlo). 

 

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Il 28/5/2020 alle 01:15, nescio ha scritto:

Ma vengo al punto: quante pagine leggeranno in una CE prima di battezzare la nostra opera?

Per quanto ci riguarda la sinossi serve per capire se la proposta si inserisce nella nostra linea editoriale. Se non rientra, può essere una bella idea anche scritta bene, non proseguiamo con la lettura. Se rientra iniziamo a leggere dall'inizio e poi saltando qua e là, terminando con il finale. In genere il testo scelto è quello che non ci fa saltare le pagine ma si fa leggere tutto dall'inizio alla fine.

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25 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Per quanto ci riguarda la sinossi serve per capire se la proposta si inserisce nella nostra linea editoriale. Se non rientra, può essere una bella idea anche scritta bene, non proseguiamo con la lettura. Se rientra iniziamo a leggere dall'inizio e poi saltando qua e là, terminando con il finale. In genere il testo scelto è quello che non ci fa saltare le pagine ma si fa leggere tutto dall'inizio alla fine.

@Riccardo Zanello Grazie, la testimonianza di un editore è preziosissima. Se posso permettermi di porre un'ulteriore domanda: e se l'incipit non la convince, se le prime pagine appaiono fiacche, lei non pensa di poter essere portato ad avere un'immagine più o meno negativa del testo, diciamo, per come si è presentato? Comunque, già dal suo post appare evidente un certo metodo e una certa professionalità che mi fanno presagire la sua risposta.

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Per dare una risposta brutale, secondo me se leggono le primissime pagine è già una grandissima fortuna, almeno si ha una possibilità. Le CE grandi spesso non leggono nemmeno la mail di accompagnamento. Le piccole quasi sempre (molte purtroppo no) leggono almeno l'email e forse la sinossi. Se la mail viene aperta, è scritta bene e la sinossi risulta interessante, allora forse si legge qualche pagina.

Personalmente preferisco le CE che chiedono solo qualche capitolo, perché così se chiedono il resto sappiamo che è stato letto e la storia può interessare. A me è capitato di ricevere una proposta dopo aver inviato un solo capitolo, perché secondo l'editore si poteva già capire se uno è capace di scrivere o no. Un altro cenno di interesse (che poi si è concretizzato in un contratto) mi è arrivato dopo l'invio di sinossi e un capitolo, quindi evidentemente la sinossi suggeriva una storia adatta al loro catalogo, e lo stile di scrittura non smentiva le premesse.

In generale però è bene non fare affidamento sulla lettura, e fare in modo che la sinossi metta bene in luce le particolarità della storia. Il romanzo viene letto solo se la CE ne ha il tempo materiale (che per le big probabilmente è molto poco) e se presentazione dell'autore e storia risultano interessanti. Altrimenti, il più delle volte, il numero di pagine lette è 0. Questo non toglie che le prime pagine debbano essere pressoché perfette, giusto nel caso che siamo fortunati e qualcuno le legga...:lol:

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Il 28/5/2020 alle 11:01, nescio ha scritto:

Ancora: a volte, per quanto si possa essere consapevoli del fatto che sono le prime pagine a catturare l'attenzione di un lettore o a mostrare elementi che possano incuriosirlo, è possibile che il ritmo iniziale sia piuttosto fiacco, lento, poco accattivante -per via della trama stessa, per esempio. Allora, mediante altri espedienti, altro lavoro, potrebbe essere possibile rendere un minimo più appetibile il primo capitolo. Certo, mi si dirà che è qulcosa che andrebbe fatto indipendentemente da tutto, ma ritengo che avere o meno la consapevolezza che effettivamente ti stai giocando una pubblicazione nelle prime venti pagine, possa cambiare le cose. 

Le prime pagine di un romanzo, oltre a essere curatissime nella scrittura, e a catturare l'interesse e il desiderio di proseguire nella lettura, per me dovrebbero costituire una "promessa" del mondo che si troverà all'interno: e quindi fare il massimo per suggerire l'atmosfera che si respirerà nel libro (se proponiamo una commedia questa dovrebbe già iniziare con pagine scoppiettanti, se un thriller suscitare inquietudine... anche se la trama non entra subito nel vivo). E possibilmente anche presentarci se non il protagonista o uno dei, almeno un personaggio di cui il lettore voglia sapere di più.

Per me uno dovrebbe comunque fare l'incipit migliore possibile. Fiacco, lento, poco accattivante è da evitare ad ogni costo. 

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Considerando che esistono le anteprime su amazon, che le pagine visibili sono proprio solo le prime, e che spesso i lettori si basano su questo per acquistare un libro, e anche considerando che gli esordienti non vendono molto, che sono sempre un grosso rischio per una casa editrice, soprattutto se italiani, il lavoro di un esordiente italiano secondo me deve spaccare già dall'incipit, oppure sarà scartato anche solo dopo poche pagine. Più noioso è l'inizio e meno pagine verranno lette, immagino, tutto questo probabilmente non per malvagità dell'editore, ma per la sopravvivenza della casa editrice.

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Secondo me se leggono le prime 3 pagine è già tanto. Comunque sia devo dire che con questo metodo spesso indovino anche io (per i miei gusti, si intende), ma altre mi sarei perso molti libri che all'inizio stentano ma poi si rivelano delle vere chicche. Ce n'è uno in particolare che ho letto ultimamente e che all'inizio non l'avevo proprio capito, ma mi sono detto andiamo avanti perché è diventato un classico ok... poi a metà libro ho capito il senso delle prime pagine per tutta una questione di flashback, ma così come era scritto, a una prima occhiata mi era sembrato davvero un incipit sciatto. Mea culpa, per fortuna che sono andato avanti, ma solo perché volevo capire come mai quel libro con un'inizio così banale era diventato importante.

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Ringraziamo @@nescio per aver aperto questa discussione, perché, oltre a darci modo di esprimere il nostro parere, ci consente di informare gli utenti che ancora non ne sono al corrente su come sia cambiato, solo da pochi giorni, il nostro modo di valutare le nuove proposte, e su come tale cambiamento potrà subire ulteriori migliorie. 
Prima però rispondiamo brutalmente alla sua precisa domanda: non pagine, righe. Sì, avete letto bene, righe: ne bastano una ventina, a volte anche dieci, per capire se un autore sa tenere la penna in mano, il che non vuol dire scrivere in italiano corretto, ma saper raccontare. Il novanta per cento dei manoscritti, approssimato per difetto, non supera questo veloce esame. Ciò significa che il restante dieci per cento è pubblicabile? Nient'affatto, perché a quel punto entrano in gioco tutti gli altri fattori di cui si è parlato qui e altrove: scorrevolezza dello stile, coerenza della trama, dialoghi credibili e così via.

E qui si apre un grosso problema: per valutare tutti questi elementi occorrerebbe leggere l'intero manoscritto, ma la cosa richiede tempo e, per una casa editrice NO EAP come la nostra, un solo minuto sprecato è una stilla di sangue che se ne va. Ci è infatti successo in passato che qualche autore, mentre noi leggevamo la sua opera, firmasse con un altro editore. Per evitare questa grave perdita di tempo, che non possiamo proprio più permetterci, oggi agli autori che ci interessano inviamo il nostro contratto standard da esaminare e, se lo ritengono equo, chiediamo loro di firmarci un'opzione in esclusiva per una ventina di giorni, a seconda della lunghezza del testo: giusto il tempo di valutarlo con calma.
Fino a pochi giorni fa chiedevamo di inviarci subito la sinossi e i primi due capitoli del libro. Attualmente invece invitiamo gli autori a compilare un apposito form, che si trova sul nostro sito e che ci consente di farci un quadro più completo sulla loro conoscenza del mondo editoriale, oltre che sulle loro aspirazioni. Abbiamo dato un termine di massimo duemila battute per la sinossi, ma è nostra intenzione ridurlo ulteriormente. Un bravo scrittore deve avere il dono della sintesi; poi può anche decidere di non adoperarlo, ma deve dimostrarci di possederlo: quale modo migliore che quello di racchiudere in poche righe il suo romanzo? A chi obietta che in questo modo non può spiegarci, per filo e per segno, tutti i risvolti della sua complessa e originalissima trama, rispondiamo che, se ne vale la pena, ci sarà l'occasione per farlo in seguito, ma soprattutto che con questa obiezione ci sta facendo capire che per lui è più importante la storia che non il modo di raccontarla: l'esatto opposto della nostra filosofia.

 

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@Aporema Edizioni comprendo il vostro metodo e le vostre motivazioni sono condivisibili... però almeno se da quelle 20 righe l'autore dimostra di saper scrivere cercate di andare avanti un po' di più prima di cestinarlo, tutto qui.

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1 ora fa, Loryzo ha scritto:

@Aporema Edizioni comprendo il vostro metodo e le vostre motivazioni sono condivisibili... però almeno se da quelle 20 righe l'autore dimostra di saper scrivere cercate di andare avanti un po' di più prima di cestinarlo, tutto qui.

Ovviamente sì, andiamo avanti. E ti dirò di più, in quel caso quasi sempre una telefonata la facciamo, per cominciare a capire con che tipo di persona abbiamo a che fare, quanto sia disposta a mettersi in gioco in un eventuale editing, e quanto sia in linea con la nostra visione del modo editoriale. 

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Il manoscritto rientra nelle linee/collane editoriali della CE ed è ben scritto e ben strutturato: lo si legge tutto.

Il manoscritto non rientra nelle linee/collane editoriali e quindi che sia scritto bene o male è irrilevante: cestino.

Il manoscritto rientra nelle proposte della CE ma non è ben scritto, spesso bastano davvero poche righe per capirlo, l'autore è acerbo e dimostra scarsa consapevolezza generale: cestino.

 

Cestino - Proposta editoriale: 2-1

Il cestino è come il banco: vince [quasi] sempre lui.

 

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Il 05/29/2020 alle 12:16, nescio ha scritto:

e se l'incipit non la convince, se le prime pagine appaiono fiacche, lei non pensa di poter essere portato ad avere un'immagine più o meno negativa del testo, diciamo, per come si è presentato?

 

Può capitare che l'incipit sia un po' fiacco e per questo si legge qualche capitolo interno e il finale ed è per questo che noi chiediamo tutto il testo e non solo i primi capitoli.

 

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6 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Ovviamente sì, andiamo avanti. E ti dirò di più, in quel caso quasi sempre una telefonata la facciamo, per cominciare a capire con che tipo di persona abbiamo a che fare, quanto sia disposta a mettersi in gioco in un eventuale editing, e quanto sia in linea con la nostra visione del modo editoriale. 

allora sposo a pieno il vostro approccio, anzi se continuate così sposo proprio voi, il problema però è che per la luna di miele dovremmo aspettare perché ho appena sentito il TG e a quanto pare alcuni paesi stranieri non ci vogliono.... quindi per ora accontentiamoci di un amore platonico 

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OT: adesso capisco quelli che si lamentano dei troll che mettono senza alcun motivo punti negativi, qui tutti collaborano e danno informazioni utili, e spesso ci si relaziona e si scherza in amicizia e poi arrivano questi a rovinare qualsiasi cosa e a creare attriti, peccato questo è un bellissimo forum e per questi elementi viene distrutto

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Scusate se torno su cose dette e stradette, talmente conosciute da essere ormai delle banalità nel mondo degli scrittori o degli aspiranti tali. Antonio Pennacchi è stato rifiutato 35 volte prima di trovare un editore (nomino solo lui ma potrebbe seguire una serie di altri nomi a cascata). Immagino che nel suo caso le case editrici o gli agenti a cui aveva mandato il testo avevano letto solo le pagine più noiose (ma ce ne sono, in Pennacchi?).

Mi pare fosse Calvino a usare la tecnica di qualche pagina all'inizio, al centro e alla fine.

Per farsi un'idea di quel che succede nelle redazioni quando non si conosce nessuno a cui chiedere direttamente, sarebbe interessante leggere la Controstoria dell'editoria italiana attraverso i rifiuti dal 1925 a oggi di Gian Carlo Ferretti.

Articolo di Repubblica qui

Lo so che non rispondo perfettamente alla tua domanda sul numero delle pagine lette dagli editori/agenti, ma alla fine quella è solo una prima fase dove il romanzo può essere rifiutato; seguono molte altre, inclusa la discussione finale fra tre o quattro redattori che lo hanno letto per intero. Un momento in cui sono riusciti a cassare persino Se questo è un uomo.

 

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Secondo me ogni editor o addetto ai lavori ha una sua regola, un suo modo di fare. Non esiste a mio parere uno standard per cui si possa dire: si leggono solo le prime pagine, no, invece se ne leggono alcune a caso oppure si legge solo la sinossi e così via.

Penso che il genere, la trama, se esposta bene invogli alla lettura del testo. Io personalmente se devo acquistare un libro leggo la quarta di copertina e poi le prime 20 o 30 righe al massimo. Da lì comprendo lo stile. E poi sono un appassionato degli incipit. Penso che se l'incipit è bello lo sarà per forza di cose anche il libro. Non credo sinceramente che sia un buon metodo, ma non mi importa. Io faccio così.

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