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Pawn371

Pubblicare mantenendo assoluto anonimato

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Salve,

Ieri ho iniziato la lettura di "Trilogia di New York" di Paul Auster. All'inizio del primo dei tre racconti, viene presentato il protagonista, questi è uno scrittore che pubblica libri gialli sotto pseudonimo, inoltre aggiunge che nessuno conosce la sua vera identità, infatti spiega che la casa editrice ha rapporti solo con il suo editor, e questi a sua volta ha rapporti solo epistolari con l'autore di cui non conosce la vera identità.

La domanda che mi sono posto è se tutto ciò fosse possibile nella realtà. I miei dubbi nascono dal fatto che anche pubblicando sotto pseudonimo, i contratti non si devono firmare con il vero nome? Le royalties non devono essere pagate alla persona reale?

 

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18 ore fa, Pawn371 ha scritto:

La domanda che mi sono posto è se tutto ciò fosse possibile nella realtà

A me risulta di sì: mi vengono in mente ad esempio i casi Bruno Traven o Elena Ferrante. O Bansky, in altro settore.

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Conosco i casi che hai citato, ma suppongo che almeno qualcuno, nella casa editrice e l'editor o l'agente, conoscano la vera identità di questi scrittori.

Mi sembra strano pensare che abbiano potuto firmare un contratto con un nome diverso da quello reale. Poi per la questione royalty come fanno a pagarle? Un assegno o un bonifico credo proprio richieda i dati del reale beneficiario. 

Credo che l'anonimato in questi casi non sia assoluto come descritto nel libro di Auster.

Ovviamente il mio è un ragionamento da non addetto ai lavori.

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Ciao @Pawn371non è cosa possibile mantenere l'anonimato per  lungo tempo. la casa editrice, l'editore  ecc... ci tengono a mantenere tale situazione più allungo possibile e tutti noi sappiamo il perchè.

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Quindi mi confermi che un anonimato assoluto non è possibile? Almeno nella casa editrice e l'eventuale editor o agente devono necessariamente conoscere la vera identità?

A tal proposito mi è tornata alla memoria una cosa che lessi molto tempo fa. Nell'introduzione di uno dei suoi libri, Stephen King, raccontava di  quando decise di pubblicare alcuni romanzi sotto pseudonimo, la cosa divenne pubblica quando un giornalista mise le mani sulla ricevuta del pagamento dei diritti d'autore, intestati a lui e non allo pseudonimo.

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Caro @Pawn371è chiaro che se andiamo in Uganda o nel Dakomey a firmare un contratto tutto è possibile ma è solo una questione di tempo.

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4 ore fa, Pawn371 ha scritto:

ma suppongo che almeno qualcuno, nella casa editrice e l'editor o l'agente, conoscano la vera identità di questi scrittori.

Nel caso di Traven mi pare che nessuno l'abbia mai conosciuta. Gli editori ebbero contatti solo con suoi delegati, a quanto ne so.

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Il problema è che, soprattutto nella piccola editoria, il nome della persona significa organizzare reading e presentazioni, che sono del tutto utili alla causa. 

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Almeno una persona deve conoscere i dati sensibili dell'autore. Si tratti anche del suo legale rappresentante o comunque di colui a cui sono state date deleghe di firma. È probabile che un editore, un agente, un editor possa non sapere chi sia l'autore, se questi comunica tramite un intermediario, ma l'intermediario necessariamente (per avere potere legale in veci di) deve conoscerne l'identità.

In tal caso, però, la persona scelta potrebbe essere più "affidabile" di tutti coloro che appartengono alla cerchia dell'editoria. Anche a me viene in mente la Ferrante, sulla quale ancora oggi si fanno solo ipotesi, senza nessuna certezza in merito alla sua propria privacy, l'unica ch'ella di fatto cerca di preservare. E si noti quanto la sfera privata di cui parla esuli anche dal mero volto mostrato (o rubato d)ai media.

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20 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Nel caso di Traven mi pare che nessuno l'abbia mai conosciuta. Gli editori ebbero contatti solo con suoi delegati, a quanto ne so.

Quindi suppongo che i suoi delegati dovevano conoscere la vera identità, se non altro per poterlo rappresentare legalmente.

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Il 28/5/2020 alle 12:51, Pawn371 ha scritto:

Quindi suppongo che i suoi delegati dovevano conoscere la vera identità, se non altro per poterlo rappresentare legalmente.

A meno che non fossero a loro volta delegati di delegati, ma qui entriamo in un campo che non conosco. Non so risponderti, mi dispiace.

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Il ‎29‎/‎05‎/‎2020 alle 16:03, Ippolita2018 ha scritto:

A meno che non fossero a loro volta delegati di delegati, ma qui entriamo in un campo che non conosco. Non so risponderti, mi dispiace.

Uno dei principi inderogabili di legge è che il delegato non può delegare.

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