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Superfrancy

Addio, pagliaccio.

Post raccomandati

 

«E levati di mezzo, pagliaccio! Ché dobbiamo spostare il furgone». disse Joe.

Il pagliaccio non mosse un muscolo.

«O è sordo o è un povero citrullo». disse Mark.

Olly aveva ancora addosso il trucco da clown. Stava immobile, quasi una statua, accanto al pick-up. Con la sua faccia di gesso rattrappita in una smorfia. Lo spettacolo era finito. La giacca, trafitta dai fischi, era piena di buchi. Il cuore, vuoto.

«L'ultima sconfitta la dedico a te». pensò guardando la linea dell'orizzonte seminascosta da nuvole scure.

Le prime gocce di pioggia, grosse e pesanti, lasciavano delle orme rotonde sulla terra battuta e sulle scarpe impolverate di Olly. Quelle scarpe che lo avevano accompagnato per tanti anni lungo le strade del Midwest erano sul punto di dare forfait.

Scarpe di pelle nera. Grosse e pesanti. Con i lacci. Le suole: di gomma, per non far rumore.

«Dai, facciamoci un goccetto. Il furgone lo spostiamo dopo». disse Joe.

«Chissà che nel frattempo il pagliaccio sparisca...» disse Mark.

Il cappello volò via dal capo di Olly. Pioveva controvento. Il pesante trucco di scena si scioglieva. Scie bianche, rosse e nere scendevano sul suo viso scavato.

La dissoluzione del pagliaccio.

Quando la pioggia ebbe finito di lavargli il viso, Olly si mosse. Alzò il piede sinistro, ma la scarpa si aprì come una scatola di sardine mostrando dei geloni rossastri aggrappati alle dita del piede. Abbassò lo sguardo, il naso da clown rotolò per terra. Mentre si chinava a raccoglierlo una foto scappò fuori dalla tasca interna della giacca e si mischiò al fango. Era la sua Jenny, che lo aveva lasciato senza un perché. Solo due parole scritte con la matita rossa sul retro: «Addio, pagliaccio». La virgola l'aveva aggiunta lui. Con la matita nera.

«Addio, Jenny». disse piano Olly. Si girò e percorse i pochi passi che lo separavano dal furgone. Gli abiti zuppi erano diventati pesanti. I piedi gli dolevano. Le ginocchia cominciavano a cedere. Con fatica riuscì a distendersi sotto il pick-up, all'asciutto. Si addormentò.

«Forza, Mark. Fai manovra e mettiti dietro al palco ché siamo più comodi a caricare». disse Joe.

Il pagliaccio non si accorse di nulla.

Piovve per ore. Una pozzanghera del colore del vino annacquato si formò intorno alla sagoma di Olly.

Nessuno si accorse di nulla.

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Ospite AndC

Ciao @Superfrancy

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«E levati di mezzo, pagliaccio! Ché dobbiamo spostare il furgone». disse Joe.

Il pagliaccio non mosse un muscolo.

«O è sordo o è un povero citrullo». disse Mark.

Questa cosa che prima c'è il punto al termine del dialogo e poi una lettera minuscola mica mi convince troppo, sai...

 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

. Con la sua faccia di gesso rattrappita in una smorfia

Qui avrei tolto il possessivo...

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Scie bianche, rosse e nere scendevano sul suo viso scavato.

La dissoluzione del pagliaccio.

Quando la pioggia ebbe finito di lavargli il viso,

...qui variato la ripetizione di "viso".

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Alzò il piede sinistro, ma la scarpa si aprì come una scatola di sardine mostrando dei geloni rossastri aggrappati alle dita del piede.

Questa immagine è ottima, secondo me.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Con fatica riuscì a distendersi sotto il pick-up, all'asciutto. Si addormentò.

«Forza, Mark. Fai manovra e mettiti dietro al palco ché siamo più comodi a caricare». disse Joe.

Il pagliaccio non si accorse di nulla.

Piovve per ore. Una pozzanghera del colore del vino annacquato si formò intorno alla sagoma di Olly.

Nessuno si accorse di nulla.

Il finale non lo so... sarà sincero, mi convince e non mi convince, mi pare in parte forzato all'idea della storia ossia di ottenere un particolare effetto empatico-emotivo (che comunque trovo molto bello e in questo l'apprezzo) e in parte dunque non del tutto verosimile.

Può passare per Olly, che proprio non ci fa caso, ma che nessuno si accorse di nulla, come dire, almeno un sobbalzo e un "tu-tum" i due alla guida l'avranno sentito, o no?

 

Comunque, il racconto in generale mi è molto piaciuto: mi piace il tema, il contenuto, la poetica... forse ogni tanto lo stile è un po' troppo "secco-veloce" con le sue brevi frasi, ma per lo più dona buon ritmo e fa fluire il tutto ottimamente.

Mi piace l'aspetto circense e la metafora, psico-fisica. Il racconto è dunque poetico-evocativo ma al contempo prevale l'aspetto visivo e "show", mostri anche non mostrando per un risultato graffiante e incisivo.

 

In generale, i miei complimenti!

Ciao!

 

 

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Ciao @Superfrancy, è un piacere. Premetto, come premetto sempre, che il mio non vuole essere un insegnamento. Sono solamente opinioni, e come tali vanno prese. Non sono in possesso della verità, purtroppo o per fortuna. 
Il tuo racconto non mi è piaciuto. (i) non riesco a capire se il suicidio di Olly è premeditato (ii) i dialoghi e il comportamento dei tizi che stanno sul furgone mi risulta troppo poco credibile. Sopratutto perché i due stanno lavorando e sono nervosi, o almeno mi sembra esserlo Mark visto che si mette subito a insultare il clown. Ecco, mi aspettavo una qualche specie di lite, invece, i due se la prendono comoda. Nella vita reale, come minimo, le offese sarebbero continuate. Forse si sarebbe passati anche alle mani. (iii) non riesco a capire se Olly vuole continuare a fare il clown o meno. Ci sono degli elementi, che troverai elencati sotto, che non mi convincono.
Mi scuso se non ho afferrato qualche passaggio. Magari sono stato cieco di fronte a certe cose. Nel caso, sarò felice che tu me lo faccia notare.
Detto questo, continua a scrivere, non smettere mai di farlo. Se ti fa stare bene, non è mai sbagliato.

 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«E levati di mezzo, pagliaccio! Ché dobbiamo spostare il furgone». disse Joe.

(i) c’è un pagliaccio che intralcia il cammino, in questo caso il cammino di due uomini alla guida di un furgone (ii) ‘spostare’ il furgone, è possibile un riferimento al ‘levati di mezzo’. C’è qualcosa che accomuna il pagliaccio al furgone; entrambe devono essere spostati dall'uomo, visto che il furgone è una macchina e il pagliaccio non vuole spostarsi da solo. (iii) ho notato che usi un punto alla fine del 'parlato', c'è un motivo in particolare? Vuoi sottolineare la 'fine' del pagliaccio usando una punteggiatura forte?

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Il pagliaccio non mosse un muscolo.

(i) calma piatta, in contrapposizione a ciò che di solito un pagliaccio fa. Mobilità vs immobilità. La figura del pagliaccio che si divide in due; ‘l’addio, pagliaccio’ del titolo che non mostra solo ciò che accade alla fine, ma anche ciò che accade all'inizio. ‘Sono ancora un pagliaccio?’, potrebbe chiedersi Olly. Un periodo semplice che nasconde una riflessione complicata. Ammesso sia così, può piacermi. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Olly aveva ancora addosso il trucco da clown. Stava immobile, quasi una statua, accanto al pick-up. Con la sua faccia di gesso rattrappita in una smorfia. Lo spettacolo era finito. La giacca, trafitta dai fischi, era piena di buchi. Il cuore, vuoto.

(i) ‘Olly aveva ancora addosso il trucco da clown’, in che senso? È come se lo stare ‘immobile, quasi una statua, accanto al pick-up. Con la sua faccia di gesso rattrappita in una smorfia’ volesse dirmi che quella è la tipica essenza del clown. Sappiamo tutti che non è così. Potrebbe essere che a Olly, magari, essendosi accorto che non avesse più la pretesa di essere un clown, fosse stata attribuita la frase ‘Olly aveva ancora addosso il trucco da clown’ come se si domandasse ‘che ci faccio con ancora addosso questo vestito? Sono immobile, quasi una statua, accanto al pick-up. Come posso essere ancora un clown?’ Oppure la cosa è più semplice, ‘lo spettacolo era finito e Olly aveva ancora addosso il trucco da clown’. E forse è in questo senso che lo intendi. Ma poi leggo ‘la giacca, trafitta dai fischi, era piena di buchi’ e mi chiedo se in qualche modo sia una visione differente. Con ‘trafitta dai fischi’ cosa vuoi intendere? Il ‘fischio’ nel senso di piccolo strumento di metallo che serve a produrre fischi? O ‘fischi’ nel senso dell’emissione del suono emessa dal pubblico? Nel caso che i ‘fischi’ siano intesi in quest’ultimo senso, come potrebbe essere che una ‘giacca’ sia trafitta da ‘fischi’? Vuoi intendere con ‘giacca’ il ruolo che la persona di Olly veste? Il ruolo del clown?

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«L'ultima sconfitta la dedico a te». pensò guardando la linea dell'orizzonte seminascosta da nuvole scure.

(i) ‘l’ultima sconfitta la dedico a te’ mi suggerisce che 1. il pagliaccio non sarà più un pagliaccio 2. il pagliaccio ha cattive intenzioni 3. il pagliaccio non intende essere sconfitto di nuovo  3.1 il pagliaccio non intende essere sconfitto di nuovo e continuerà a fare il pagliaccio migliorando 3.2 il pagliaccio non intende essere sconfitto di nuovo e continuerà senza fare il pagliaccio ma migliorando. Il punto 3.1 lo escluderei, visto il titolo ‘addio, pagliaccio’. Mentre gli altri sono tutti buoni. Ora, una domanda; essendo che alla fine il pagliaccio muore, tu, autore, avevi già deciso di farlo morire quando Olly ha espresso ‘l’ultima sconfitta la dedico a te’? Nel senso, Olly aveva intenzioni suicide fin dall’inizio? Se così fosse, alla fine, il significato potrebbe risultare più denso. (ii) Altra cosa, che intendi dire con ‘la linea dell’orizzonte seminascosta da nuvole nere’? Più che altro il termine ‘seminascosta’, se puoi darmi qualche delucidazione.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Le prime gocce di pioggia, grosse e pesanti, lasciavano delle orme rotonde sulla terra battuta e sulle scarpe impolverate di Olly. Quelle scarpe che lo avevano accompagnato per tanti anni lungo le strade del Midwest erano sul punto di dare forfait

(i) ‘grosse e pesanti’, due aggettivi che usi anche successivamente. Cosa intendi dire, dicendolo? (ii) e ancora, ‘rotonde’ e ‘battuta’. Con questi, invece? 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Scarpe di pelle nera. Grosse e pesanti. Con i lacci. Le suole: di gomma, per non far rumore.

(i) ‘grosse e pesanti’, stesso discorso di prima. (ii) ‘con i lacci’, cosa intendi dire? (iii)‘le suole: di gomma, per non far rumore’, stesso discorso. Che venga usato ‘per non far rumore’ come a dire che il pagliaccio se ne sta uscendo di scena e che se ne sta uscendo senza far rumore? Volevi dire ciò?

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Il cappello volò via dal capo di Olly. Pioveva controvento. Il pesante trucco di scena si scioglieva. Scie bianche, rosse e nere scendevano sul suo viso scavato.

(i) ‘controvento’, l’hai scelto per qualche motivo in particolare? Sembra che via sia uno scontro. Così come la pioggia si scontra con il vento, remandogli contro, nell'animo del pagliaccio impera lo scontro di una qualche scelta; vita o morte, per esempio.  ‘Mi ammazzo o no?’, qualcosa del genere. O mi sbaglio? Nel caso mi sbagliassi, perché hai voluto sottolineare che ‘pioveva controvento’? (ii) di nuovo l’aggettivo ‘pesante’, questa volta tocca al trucco. È come se al clown pesasse il ruolo che veste. È così? È per questo che ha deciso di togliersi la vita? (iii) il suo ‘viso scavato’. Da l’idea di un pagliaccio non troppo in carne. Deperito. Colpa della delusione d’amore? Del cibo? Del ruolo di pagliaccio che è stato costretto a vestire fino a ora?

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Quando la pioggia ebbe finito di lavargli il viso, Olly si mosse. Alzò il piede sinistro, ma la scarpa si aprì come una scatola di sardine mostrando dei geloni rossastri aggrappati alle dita del piede. Abbassò lo sguardo, il naso da clown rotolò per terra. Mentre si chinava a raccoglierlo una foto scappò fuori dalla tasca interna della giacca e si mischiò al fango. Era la sua Jenny, che lo aveva lasciato senza un perché. Solo due parole scritte con la matita rossa sul retro: «Addio, pagliaccio». La virgola l'aveva aggiunta lui. Con la matita nera.

(i) dopo che il ruolo di pagliaccio si sfa, dissolvendosi a causa della pioggia, Olly si muove. Sembra libero. Non è più costretto a vestire il ruolo di pagliaccio. Anche perché la scarpa gli si apre e il naso da clown gli rotolo per terra. (ii) ciò che non capisco sono i ‘geloni rossastri aggrappati alle dita del piede’. 1. espediente per far abbassare lo sguardo al clown e fargli cadere il naso? 2. artificio per mostrare al lettore il peso di aver vestito quel ruolo fino a ora? (iii) una domanda: il clown non è mai stato contento di far quel lavoro oppure diventa scontento quando Jenny lo lascia? (iv) mi dici che Olly si china a raccogliere il suo naso, sembra un po’ contraddittorio con la psicologia del personaggio. Che gli può fregare del naso dopo che non vuole più vestire quel ruolo? È come se volesse tornare a fare il clown, quando per tutto il racconto viene raccontato che non vuole più farlo il clown (v) ‘abbassò lo sguardo’ e ‘mentre si chinava’ sono buone entrambe, secondo me. Danno l’idea di un Olly che si è dato per vinto, ormai, e vuole farla finita. Di uno che di fronte al ‘destino’ abbassa lo sguardo sconfitto e si china come fosse di fronte a un potere contro cui non può nulla (vi) ‘la sua Jenny’, Olly sta affrontando una delusione d’amore. ‘La sua Jenny’ li ha lasciato questa foto con la scritta ‘addio pagliaccio’, senza virgola e in rosso. In rosso perché volevi far notare l’errore che Jenny aveva fatta a mettersi con Olly? Sai, come quando sei stato un disastro in un compito in classe e questo ti ritorna indietro, il giorno dopo, con un sacco di correzioni in rosso. Era tua intenzione mostrare questo? Perché, allora, la virgola in nero, aggiunta da Olly? Che sta a significare? Che Olly in qualche modo vuole vedersi come un pagliaccio? Se così fosse, ancora una volta c’è una contraddizione. La storia sembra voler andare una parte, la mano che ha scritto da un’altra.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«Addio, Jenny». disse piano Olly. Si girò e percorse i pochi passi che lo separavano dal furgone. Gli abiti zuppi erano diventati pesanti. I piedi gli dolevano. Le ginocchia cominciavano a cedere. Con fatica riuscì a distendersi sotto il pick-up, all'asciutto. Si addormentò.

(i) ‘gli abiti zuppi’ non mi piace. Usi ‘zuppi’ per un motivo? Sappiamo che piove, e che quindi gli abiti sono zuppi. È un’implicazione logica. Appesantisce la scorrevolezza, secondo me. Però magari c’è un motivo per cui l’hai usato. Un motivo che io non vedo. Sai dirmi qual è? (ii) il suicidio è premeditato? Non riesco a capirlo. 

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Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

 

«E levati di mezzo, pagliaccio! Ché dobbiamo spostare il furgone». disse Joe.

Il pagliaccio non mosse un muscolo.

«O è sordo o è un povero citrullo». disse Mark.

Olly aveva ancora addosso il trucco da clown. Stava immobile, quasi una statua, accanto al pick-up. Con la sua faccia di gesso rattrappita in una smorfia. Lo spettacolo era finito. La giacca, trafitta dai fischi, era piena di buchi. Il cuore, vuoto.

«L'ultima sconfitta la dedico a te». pensò guardando la linea dell'orizzonte seminascosta da nuvole scure.

Le prime gocce di pioggia, grosse e pesanti, lasciavano delle orme rotonde sulla terra battuta e sulle scarpe impolverate di Olly. Quelle scarpe che lo avevano accompagnato per tanti anni lungo le strade del Midwest erano sul punto di dare forfait.

Scarpe di pelle nera. Grosse e pesanti. Con i lacci. Le suole: di gomma, per non far rumore.

«Dai, facciamoci un goccetto. Il furgone lo spostiamo dopo». disse Joe.

«Chissà che nel frattempo il pagliaccio sparisca...» disse Mark.

Il cappello volò via dal capo di Olly. Pioveva controvento. Il pesante trucco di scena si scioglieva. Scie bianche, rosse e nere scendevano sul suo viso scavato.

La dissoluzione del pagliaccio.

Quando la pioggia ebbe finito di lavargli il viso, Olly si mosse. Alzò il piede sinistro, ma la scarpa si aprì come una scatola di sardine mostrando dei geloni rossastri aggrappati alle dita del piede. Abbassò lo sguardo, il naso da clown rotolò per terra. Mentre si chinava a raccoglierlo una foto scappò fuori dalla tasca interna della giacca e si mischiò al fango. Era la sua Jenny, che lo aveva lasciato senza un perché. Solo due parole scritte con la matita rossa sul retro: «Addio, pagliaccio». La virgola l'aveva aggiunta lui. Con la matita nera.

«Addio, Jenny». disse piano Olly. Si girò e percorse i pochi passi che lo separavano dal furgone. Gli abiti zuppi erano diventati pesanti. I piedi gli dolevano. Le ginocchia cominciavano a cedere. Con fatica riuscì a distendersi sotto il pick-up, all'asciutto. Si addormentò.

«Forza, Mark. Fai manovra e mettiti dietro al palco ché siamo più comodi a caricare». disse Joe.

Il pagliaccio non si accorse di nulla.

Piovve per ore. Una pozzanghera del colore del vino annacquato si formò intorno alla sagoma di Olly.

Nessuno si accorse di nulla.

Bellissimo. Denso, triste, drammatico.

In poche battute si intuisce il vissuto del protagonista. Il suo dolore è vivido e pare di poterlo toccare. La pioggia, per me protagonista non secondaria del racconto, che lava via il trucco come lava via l'esistenza di questo uomo che se ne va in una macchia di colore. L'indifferenza dei due comprimari fa da sfondo alla storia e alla fine prorompe nel finale tragico.

Mi è piaciuto tanto. Poi io adoro certe ambientazioni geografiche quindi non poteva non colpirmi.

Solo un dettaglio stilistico che proviene dal gusto personale

"Quando la pioggia finì di lavargli il viso, Olly si mosse". Io avrei scritto così ma ripeto è dettato solo dal gusto. 

Brava! Spero di trovare altri tuoi racconti.

Eli

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Il 27/5/2020 alle 23:30, AndC ha scritto:

Ciao @Superfrancy

 

Questa cosa che prima c'è il punto al termine del dialogo e poi una lettera minuscola mica mi convince troppo, sai...

 

 

Qui avrei tolto il possessivo...

 

...qui variato la ripetizione di "viso".

 

Questa immagine è ottima, secondo me.

 

Il finale non lo so... sarà sincero, mi convince e non mi convince, mi pare in parte forzato all'idea della storia ossia di ottenere un particolare effetto empatico-emotivo (che comunque trovo molto bello e in questo l'apprezzo) e in parte dunque non del tutto verosimile.

Può passare per Olly, che proprio non ci fa caso, ma che nessuno si accorse di nulla, come dire, almeno un sobbalzo e un "tu-tum" i due alla guida l'avranno sentito, o no?

 

Comunque, il racconto in generale mi è molto piaciuto: mi piace il tema, il contenuto, la poetica... forse ogni tanto lo stile è un po' troppo "secco-veloce" con le sue brevi frasi, ma per lo più dona buon ritmo e fa fluire il tutto ottimamente.

Mi piace l'aspetto circense e la metafora, psico-fisica. Il racconto è dunque poetico-evocativo ma al contempo prevale l'aspetto visivo e "show", mostri anche non mostrando per un risultato graffiante e incisivo.

 

In generale, i miei complimenti!

Ciao!

 

 

Grazie per le parole di apprezzamento e i suggerimenti.

In effetti non mi ero accorta della ripetizione della parola viso.

Per quanto riguarda, invece, la minuscola dopo il punto al termine del dialogo,  è una cosa che mi hanno insegnato a un corso di scrittura creativa e l'ho presa per buona. 

Ciao.

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Il 28/5/2020 alle 09:59, Mirko Menolfi ha scritto:

Ciao @Superfrancy, è un piacere. Premetto, come premetto sempre, che il mio non vuole essere un insegnamento. Sono solamente opinioni, e come tali vanno prese. Non sono in possesso della verità, purtroppo o per fortuna. 
Il tuo racconto non mi è piaciuto. (i) non riesco a capire se il suicidio di Olly è premeditato (ii) i dialoghi e il comportamento dei tizi che stanno sul furgone mi risulta troppo poco credibile. Sopratutto perché i due stanno lavorando e sono nervosi, o almeno mi sembra esserlo Mark visto che si mette subito a insultare il clown. Ecco, mi aspettavo una qualche specie di lite, invece, i due se la prendono comoda. Nella vita reale, come minimo, le offese sarebbero continuate. Forse si sarebbe passati anche alle mani. (iii) non riesco a capire se Olly vuole continuare a fare il clown o meno. Ci sono degli elementi, che troverai elencati sotto, che non mi convincono.
Mi scuso se non ho afferrato qualche passaggio. Magari sono stato cieco di fronte a certe cose. Nel caso, sarò felice che tu me lo faccia notare.
Detto questo, continua a scrivere, non smettere mai di farlo. Se ti fa stare bene, non è mai sbagliato.

 

 

(i) c’è un pagliaccio che intralcia il cammino, in questo caso il cammino di due uomini alla guida di un furgone (ii) ‘spostare’ il furgone, è possibile un riferimento al ‘levati di mezzo’. C’è qualcosa che accomuna il pagliaccio al furgone; entrambe devono essere spostati dall'uomo, visto che il furgone è una macchina e il pagliaccio non vuole spostarsi da solo. (iii) ho notato che usi un punto alla fine del 'parlato', c'è un motivo in particolare? Vuoi sottolineare la 'fine' del pagliaccio usando una punteggiatura forte?

 

(i) calma piatta, in contrapposizione a ciò che di solito un pagliaccio fa. Mobilità vs immobilità. La figura del pagliaccio che si divide in due; ‘l’addio, pagliaccio’ del titolo che non mostra solo ciò che accade alla fine, ma anche ciò che accade all'inizio. ‘Sono ancora un pagliaccio?’, potrebbe chiedersi Olly. Un periodo semplice che nasconde una riflessione complicata. Ammesso sia così, può piacermi. 

 

(i) ‘Olly aveva ancora addosso il trucco da clown’, in che senso? È come se lo stare ‘immobile, quasi una statua, accanto al pick-up. Con la sua faccia di gesso rattrappita in una smorfia’ volesse dirmi che quella è la tipica essenza del clown. Sappiamo tutti che non è così. Potrebbe essere che a Olly, magari, essendosi accorto che non avesse più la pretesa di essere un clown, fosse stata attribuita la frase ‘Olly aveva ancora addosso il trucco da clown’ come se si domandasse ‘che ci faccio con ancora addosso questo vestito? Sono immobile, quasi una statua, accanto al pick-up. Come posso essere ancora un clown?’ Oppure la cosa è più semplice, ‘lo spettacolo era finito e Olly aveva ancora addosso il trucco da clown’. E forse è in questo senso che lo intendi. Ma poi leggo ‘la giacca, trafitta dai fischi, era piena di buchi’ e mi chiedo se in qualche modo sia una visione differente. Con ‘trafitta dai fischi’ cosa vuoi intendere? Il ‘fischio’ nel senso di piccolo strumento di metallo che serve a produrre fischi? O ‘fischi’ nel senso dell’emissione del suono emessa dal pubblico? Nel caso che i ‘fischi’ siano intesi in quest’ultimo senso, come potrebbe essere che una ‘giacca’ sia trafitta da ‘fischi’? Vuoi intendere con ‘giacca’ il ruolo che la persona di Olly veste? Il ruolo del clown?

 

(i) ‘l’ultima sconfitta la dedico a te’ mi suggerisce che 1. il pagliaccio non sarà più un pagliaccio 2. il pagliaccio ha cattive intenzioni 3. il pagliaccio non intende essere sconfitto di nuovo  3.1 il pagliaccio non intende essere sconfitto di nuovo e continuerà a fare il pagliaccio migliorando 3.2 il pagliaccio non intende essere sconfitto di nuovo e continuerà senza fare il pagliaccio ma migliorando. Il punto 3.1 lo escluderei, visto il titolo ‘addio, pagliaccio’. Mentre gli altri sono tutti buoni. Ora, una domanda; essendo che alla fine il pagliaccio muore, tu, autore, avevi già deciso di farlo morire quando Olly ha espresso ‘l’ultima sconfitta la dedico a te’? Nel senso, Olly aveva intenzioni suicide fin dall’inizio? Se così fosse, alla fine, il significato potrebbe risultare più denso. (ii) Altra cosa, che intendi dire con ‘la linea dell’orizzonte seminascosta da nuvole nere’? Più che altro il termine ‘seminascosta’, se puoi darmi qualche delucidazione.

 

(i) ‘grosse e pesanti’, due aggettivi che usi anche successivamente. Cosa intendi dire, dicendolo? (ii) e ancora, ‘rotonde’ e ‘battuta’. Con questi, invece? 

 

(i) ‘grosse e pesanti’, stesso discorso di prima. (ii) ‘con i lacci’, cosa intendi dire? (iii)‘le suole: di gomma, per non far rumore’, stesso discorso. Che venga usato ‘per non far rumore’ come a dire che il pagliaccio se ne sta uscendo di scena e che se ne sta uscendo senza far rumore? Volevi dire ciò?

 

(i) ‘controvento’, l’hai scelto per qualche motivo in particolare? Sembra che via sia uno scontro. Così come la pioggia si scontra con il vento, remandogli contro, nell'animo del pagliaccio impera lo scontro di una qualche scelta; vita o morte, per esempio.  ‘Mi ammazzo o no?’, qualcosa del genere. O mi sbaglio? Nel caso mi sbagliassi, perché hai voluto sottolineare che ‘pioveva controvento’? (ii) di nuovo l’aggettivo ‘pesante’, questa volta tocca al trucco. È come se al clown pesasse il ruolo che veste. È così? È per questo che ha deciso di togliersi la vita? (iii) il suo ‘viso scavato’. Da l’idea di un pagliaccio non troppo in carne. Deperito. Colpa della delusione d’amore? Del cibo? Del ruolo di pagliaccio che è stato costretto a vestire fino a ora?

 

(i) dopo che il ruolo di pagliaccio si sfa, dissolvendosi a causa della pioggia, Olly si muove. Sembra libero. Non è più costretto a vestire il ruolo di pagliaccio. Anche perché la scarpa gli si apre e il naso da clown gli rotolo per terra. (ii) ciò che non capisco sono i ‘geloni rossastri aggrappati alle dita del piede’. 1. espediente per far abbassare lo sguardo al clown e fargli cadere il naso? 2. artificio per mostrare al lettore il peso di aver vestito quel ruolo fino a ora? (iii) una domanda: il clown non è mai stato contento di far quel lavoro oppure diventa scontento quando Jenny lo lascia? (iv) mi dici che Olly si china a raccogliere il suo naso, sembra un po’ contraddittorio con la psicologia del personaggio. Che gli può fregare del naso dopo che non vuole più vestire quel ruolo? È come se volesse tornare a fare il clown, quando per tutto il racconto viene raccontato che non vuole più farlo il clown (v) ‘abbassò lo sguardo’ e ‘mentre si chinava’ sono buone entrambe, secondo me. Danno l’idea di un Olly che si è dato per vinto, ormai, e vuole farla finita. Di uno che di fronte al ‘destino’ abbassa lo sguardo sconfitto e si china come fosse di fronte a un potere contro cui non può nulla (vi) ‘la sua Jenny’, Olly sta affrontando una delusione d’amore. ‘La sua Jenny’ li ha lasciato questa foto con la scritta ‘addio pagliaccio’, senza virgola e in rosso. In rosso perché volevi far notare l’errore che Jenny aveva fatta a mettersi con Olly? Sai, come quando sei stato un disastro in un compito in classe e questo ti ritorna indietro, il giorno dopo, con un sacco di correzioni in rosso. Era tua intenzione mostrare questo? Perché, allora, la virgola in nero, aggiunta da Olly? Che sta a significare? Che Olly in qualche modo vuole vedersi come un pagliaccio? Se così fosse, ancora una volta c’è una contraddizione. La storia sembra voler andare una parte, la mano che ha scritto da un’altra.

 

(i) ‘gli abiti zuppi’ non mi piace. Usi ‘zuppi’ per un motivo? Sappiamo che piove, e che quindi gli abiti sono zuppi. È un’implicazione logica. Appesantisce la scorrevolezza, secondo me. Però magari c’è un motivo per cui l’hai usato. Un motivo che io non vedo. Sai dirmi qual è? (ii) il suicidio è premeditato? Non riesco a capirlo. 

Devo dire che hai letto il mio racconto con grande attenzione. E questo mi fa piacere.

Per rispondere alle tue osservazioni posso dire che secondo me non è fondamentale dare una spiegazione puntuale e razionale a tutto. Le storie possono essere interpretate in tanti modi o non essere interpretate affatto. Un po' come certe opere d'arte davanti alle quali si rimane senza parole ma si provano delle emozioni estetiche, o i testi di molte canzoni di  Fabrizio De André, non sempre di immediata comprensione ma di una bellezza davanti alla quale ci si può solo arrendere.

L'importante è che alla fine resti qualcosa, anche soltanto l'aver colto il significato profondo di una metafora o l'aver condiviso uno stato d'animo.

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Il 28/5/2020 alle 14:35, Elisabeth ha scritto:

Bellissimo. Denso, triste, drammatico.

In poche battute si intuisce il vissuto del protagonista. Il suo dolore è vivido e pare di poterlo toccare. La pioggia, per me protagonista non secondaria del racconto, che lava via il trucco come lava via l'esistenza di questo uomo che se ne va in una macchia di colore. L'indifferenza dei due comprimari fa da sfondo alla storia e alla fine prorompe nel finale tragico.

Mi è piaciuto tanto. Poi io adoro certe ambientazioni geografiche quindi non poteva non colpirmi.

Solo un dettaglio stilistico che proviene dal gusto personale

"Quando la pioggia finì di lavargli il viso, Olly si mosse". Io avrei scritto così ma ripeto è dettato solo dal gusto. 

Brava! Spero di trovare altri tuoi racconti.

Eli

Grazie, Elisabeth!

Mi fai venire voglia di pubblicare altri racconti. :)

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Ospite AndC
1 ora fa, Superfrancy ha scritto:

Per quanto riguarda, invece, la minuscola dopo il punto al termine del dialogo,  è una cosa che mi hanno insegnato a un corso di scrittura creativa e l'ho presa per buona. 

Un po' inorridisco, non per te ovviamente, ma...

Non so, per me un punto è sempre un punto e dopo vuole la maiuscola, al di là di quelle che possano essere prassi editoriali o meno sull'uso di trattini o caporali o virgolette nei dialoghi che per lo più vengono considerati dalla grammatica come "segni estetici" ossia che non influiscono sul valore sintattico grammaticale della frase (grammaticalmente andrebbe analizzata come se non ci fossero).

Potrebbe avere al massimo senso, sempre per me, se il punto fosse all'interno delle virgolette stesse a mo' di "citazione" o appunto di parole riportate...

Ma insomma, la questione alla fine è annosa e non univocamente risolvibile...

Ma appunto, se hai imparato così e la cosa ti convince, non voglio certo farti cambiare idea... la mia perplessità è perlopiù personale...

Comunque, ho ritrovato questa bella discussione in merito che quasi quasi vado ad aggiornare dato che non tratta la specifica di questo argomento, perché questa faccenda si ripresenta spesso!

 

 

Ciao e alla prossima!

 

:D

 

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Ciao @Superfrancy;) benvenuta nel Writer's Dream. E' la prima volta che ti leggo.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«E levati di mezzo, pagliaccio! Ché dobbiamo spostare il furgone». disse Joe.

Il pagliaccio non mosse un muscolo.

Il racconto inizia con un bel tono.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Olly aveva ancora addosso il trucco da clown. Stava immobile, quasi una statua, accanto al pick-up. Con la sua faccia di gesso rattrappita in una smorfia. Lo spettacolo era finito. La giacca, trafitta dai fischi, era piena di buchi. Il cuore, vuoto.

M'immagino una femmina.

Le frasi sono molto scorrevoli:D

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«L'ultima sconfitta la dedico a te». pensò guardando la linea dell'orizzonte seminascosta da nuvole scure.

Questo chi lo dice?

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Le prime gocce di pioggia, grosse e pesanti, lasciavano delle orme rotonde sulla terra battuta e sulle scarpe impolverate di Olly. Quelle scarpe che lo avevano accompagnato per tanti anni lungo le strade del Midwest erano sul punto di dare forfait.

Bellissima descrizione!

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Scarpe di pelle nera. Grosse e pesanti. Con i lacci. Le suole: di gomma, per non far rumore.

Frase che puoi anche togliere.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Il cappello volò via dal capo di Olly. Pioveva controvento. Il pesante trucco di scena si scioglieva. Scie bianche, rosse e nere scendevano sul suo viso scavato.

La dissoluzione del pagliaccio.

Vedo un'immagine davvero desolante.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Quando la pioggia ebbe finito di lavargli il viso, Olly si mosse. Alzò il piede sinistro, ma la scarpa si aprì come una scatola di sardine mostrando dei geloni rossastri aggrappati alle dita del piede.

Preferirei: mostrando i geloni

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Abbassò lo sguardo, il naso da clown rotolò per terra. Mentre si chinava a raccoglierlo una foto scappò fuori dalla tasca interna della giacca e si mischiò al fango.

Suona meglio: Mentre si chinò

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Era la sua Jenny, che lo aveva lasciato senza un perché. Solo due parole scritte con la matita rossa sul retro: «Addio, pagliaccio». La virgola l'aveva aggiunta lui. Con la matita nera.

Fantastica questa frase per come è scritta. Brava!

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«Addio, Jenny». disse piano Olly. Si girò e percorse i pochi passi che lo separavano dal furgone. Gli abiti zuppi erano diventati pesanti. I piedi gli dolevano. Le ginocchia cominciavano a cedere. Con fatica riuscì a distendersi sotto il pick-up, all'asciutto. Si addormentò.

Sembra uno schiavo.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Piovve per ore. Una pozzanghera del colore del vino annacquato si formò intorno alla sagoma di Olly.

Nessuno si accorse di nulla.

Bellissimo finale.

 

Conclusione: più che un racconto questo testo mi sembra un frammento, un ottimo spunto per scrivere un romanzo. Ho visto molto e devo dire che è un tuo potenziale, possiedi una base per scrivere un capolavoro. Mi dispiace di non aver letto di più, il finale lascia l'attesa che ci sia una continuazione. Le tue frasi sono ben strutturate, scorrevoli e colme di intensità. Spero di leggerti ancora.

Buona continuazione:)

- Floriana -

 

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1 ora fa, Floriana ha scritto:

Ciao @Superfrancy;) benvenuta nel Writer's Dream. E' la prima volta che ti leggo.

 

Il racconto inizia con un bel tono.

 

M'immagino una femmina.

Le frasi sono molto scorrevoli:D

 

Questo chi lo dice?

 

Bellissima descrizione!

 

Frase che puoi anche togliere.

 

Vedo un'immagine davvero desolante.

 

Preferirei: mostrando i geloni

 

Suona meglio: Mentre si chinò

 

Fantastica questa frase per come è scritta. Brava!

 

Sembra uno schiavo.

 

Bellissimo finale.

 

Conclusione: più che un racconto questo testo mi sembra un frammento, un ottimo spunto per scrivere un romanzo. Ho visto molto e devo dire che è un tuo potenziale, possiedi una base per scrivere un capolavoro. Mi dispiace di non aver letto di più, il finale lascia l'attesa che ci sia una continuazione. Le tue frasi sono ben strutturate, scorrevoli e colme di intensità. Spero di leggerti ancora.

Buona continuazione:)

- Floriana -

 

Grazie, Floriana!

Cercherò di pubblicare altre storie.

 

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Ciao @Superfrancy,
ho appena finito di leggere il tuo racconto e mi avvio a recensirlo. 
A una lettura preliminare ho notato un uso accentuato della paratassi e naturalmente l'ambientazione circense (che mi ha vagamente ricordato il film 'Come acqua per gli elefanti'.
Non ho apprezzato particolarmente, perché non l'apprezzo in genere, la scelta del contesto statunitense. Questa tendenza deriva dall'impulso editoriale dato dal novel americano; in effetti produce una sensazione di straniamento pensare a un personaggio che si chiami LuisaEnrico, Carla o Ermenegildo, ma si possono usare moltissimi altri nomi e contesti. I circhi funzionano pressoché ovunque allo stesso modo. Non ho apprezzato questa scelta e mi ha frenato un po'. 
Venendo al contare i peli sul dorso degli acari: 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

furgone». disse Joe.

Dopo il virgolettato del dialogo serve la virgola, se segue il verbo. E comunque in questo caso (come in altri nel corso del racconto) è necessaria la lettera maiuscola dopo il punto. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

citrullo». disse Mark.

Idem.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

accanto al pick-up. Con la sua faccia di gesso rattrappita in una smorfia.

Metterei una virgola dopo pick-up.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

La giacca, trafitta dai fischi, era piena di buchi.

Bellissima immagine. Non hai usato fori, ma buchi. Molto evocativo.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«L'ultima sconfitta la dedico a te». pensò

Virgola dopo virgolettato.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

lasciavano delle orme rotonde

Non le chiamerei orme, piuttosto chiazze, o comunque sceglierei un sinonimo più appropriato.

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

orme rotonde sulla terra

Non so se l'allitterazione fosse voluta. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Le prime gocce di pioggia, grosse e pesanti, lasciavano delle orme rotonde sulla terra battuta e sulle scarpe impolverate di Olly. Quelle scarpe che lo avevano accompagnato per tanti anni lungo le strade del Midwest erano sul punto di dare forfait.

Scarpe di pelle nera. Grosse e pesanti. Con i lacci. Le suole: di gomma, per non far rumore.

Grosse e pesanti che, oltre a una ripetizione, diventa anche una similitudine. Una buona scelta, anche se onestamente avrei posto il paragone con la stessa figura del pagliaccio, avviluppato in pesanti vesti. Per la parte in grassetto, toglierei i due punti. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«Dai, facciamoci un goccetto. Il furgone lo spostiamo dopo». disse Joe.

Stessa cosa, virgola dopo il virgolettato. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

«Chissà che nel frattempo il pagliaccio sparisca...» disse Mark.

Qui addirittura hai saltato l'interpunzione, ma credo si tratti di un refuso. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Il cappello volò via dal capo di Olly.

Cambierei in:
"A Olly volò via di capo il cappello", per produrre una doppia allitterazione (volò/via - capo/cappello).

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

dei geloni rossastri aggrappati alle dita del piede.

Direi "aggrappolati", anche se il termine è oramai desueto. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

il naso da clown

Userei "il naso rosso".

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Era la sua Jenny, che lo aveva lasciato senza un perché.

Un perché sarebbe invece necessario per dare spessore al personaggio. 
Leggere che Jenny l'ha lasciato senza un perché mi ha un po' deluso. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

Solo due parole scritte con la matita rossa sul retro: «Addio, pagliaccio». La virgola l'aveva aggiunta lui. Con la matita nera.

Questa è una bellissima immagine. Davvero bella. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

caricare». disse Joe.

Idem, virgola dopo il virgolettato. 

 

Il 26/5/2020 alle 11:30, Superfrancy ha scritto:

riuscì a distendersi sotto il pick-up, all'asciutto.

Una scena dalla carica emotiva disarmante. Questa povera creatura ambisce a un posto asciutto, che è il sotto di un furgone di due ubriaconi vinti dalla vita. Scena terrificante e molto densa. 

 

Non credo di avere altro da dire per quanto riguarda la forma. La sintassi non è complessa, è anzi piuttosto fruibile. Usi molto una forma asindetica che a tratti è molto funzionale, ma a volte lo è meno. Attenzione alla scelta del lessico, come nel caso della parola orme
Infine, il tuo racconto mi è piaciuto, ma una nota davvero dolente è per me l'ambientazione statunitense, che davvero mi ricollega a un filone editoriale che non credo debba obnubilare la nostra narrativa. 
Con questo ti saluto e spero di rileggere altro di tuo in futuro. 

 

Nicola

 

 

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Ciao @Superfrancy!

Il tuo è il primo racconto che commento su questo forum. L'ho scelto tra tanti perché il titolo mi è sembrato evocativo e la lettura non ha deluso le mie aspettative. La prima parola che mi viene in mente, se devo esprimere lo stato d'animo che mi pervade leggendo il tuo racconto, è angoscia. E posso assicurarti che è un complimento: anche se ora mi dedico più volentieri a romanzi leggeri, per moltissimi anni sono stata una lettrice instancabile e appassionata di Stephen King e autori simili. Quindi, angoscia e tormento, erano il mio pane quotidiano. Me lo sono immaginata, Olly, e l'ho visto, non so perché, sovrappeso e infilato in un bizzarro costume da clown che non lo rappresenta più. Nel cuore gli è rimasto il ricordo di quello che era, dei tempi sereni sul palco e con Jenny. Ora, però, è arrivato per lui il momento di calare per l'ultima volta la scena, in modo silenzioso e discreto: il suicidio rappresenta l'unico modo di abbandonarsi alla pace, lasciandosi dietro i fantasmi che tanto lo hanno tormentato. I due operai sembrano seguire il flusso drammatico che permea il racconto: dapprima nervosi e desiderosi di terminare in fretta il loro incarico, diventano, in un secondo momento tranquilli, quasi mossi da una forza più grande di loro.

Brava e continua a scrivere! (y)

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1 ora fa, Manuela Raciti ha scritto:

Ciao @Superfrancy!

Il tuo è il primo racconto che commento su questo forum. L'ho scelto tra tanti perché il titolo mi è sembrato evocativo e la lettura non ha deluso le mie aspettative. La prima parola che mi viene in mente, se devo esprimere lo stato d'animo che mi pervade leggendo il tuo racconto, è angoscia. E posso assicurarti che è un complimento: anche se ora mi dedico più volentieri a romanzi leggeri, per moltissimi anni sono stata una lettrice instancabile e appassionata di Stephen King e autori simili. Quindi, angoscia e tormento, erano il mio pane quotidiano. Me lo sono immaginata, Olly, e l'ho visto, non so perché, sovrappeso e infilato in un bizzarro costume da clown che non lo rappresenta più. Nel cuore gli è rimasto il ricordo di quello che era, dei tempi sereni sul palco e con Jenny. Ora, però, è arrivato per lui il momento di calare per l'ultima volta la scena, in modo silenzioso e discreto: il suicidio rappresenta l'unico modo di abbandonarsi alla pace, lasciandosi dietro i fantasmi che tanto lo hanno tormentato. I due operai sembrano seguire il flusso drammatico che permea il racconto: dapprima nervosi e desiderosi di terminare in fretta il loro incarico, diventano, in un secondo momento tranquilli, quasi mossi da una forza più grande di loro.

Brava e continua a scrivere! (y)

Grazie per il tuo commento così incoraggiante!

Penso di pubblicare altri racconti nei prossimi giorni, anche il fatto di dover prima commentare gli scritti altrui mi frena un po'.

 

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19 ore fa, Freedom Writer ha scritto:

 

Ciao @Superfrancy,
ho appena finito di leggere il tuo racconto e mi avvio a recensirlo. 
A una lettura preliminare ho notato un uso accentuato della paratassi e naturalmente l'ambientazione circense (che mi ha vagamente ricordato il film 'Come acqua per gli elefanti'.
Non ho apprezzato particolarmente, perché non l'apprezzo in genere, la scelta del contesto statunitense. Questa tendenza deriva dall'impulso editoriale dato dal novel americano; in effetti produce una sensazione di straniamento pensare a un personaggio che si chiami LuisaEnrico, Carla o Ermenegildo, ma si possono usare moltissimi altri nomi e contesti. I circhi funzionano pressoché ovunque allo stesso modo. Non ho apprezzato questa scelta e mi ha frenato un po'. 
Venendo al contare i peli sul dorso degli acari: 

 

Dopo il virgolettato del dialogo serve la virgola, se segue il verbo. E comunque in questo caso (come in altri nel corso del racconto) è necessaria la lettera maiuscola dopo il punto. 

 

Idem.

 

Metterei una virgola dopo pick-up.

 

Bellissima immagine. Non hai usato fori, ma buchi. Molto evocativo.

 

Virgola dopo virgolettato.

 

Non le chiamerei orme, piuttosto chiazze, o comunque sceglierei un sinonimo più appropriato.

 

Non so se l'allitterazione fosse voluta. 

 

Grosse e pesanti che, oltre a una ripetizione, diventa anche una similitudine. Una buona scelta, anche se onestamente avrei posto il paragone con la stessa figura del pagliaccio, avviluppato in pesanti vesti. Per la parte in grassetto, toglierei i due punti. 

 

Stessa cosa, virgola dopo il virgolettato. 

 

Qui addirittura hai saltato l'interpunzione, ma credo si tratti di un refuso. 

 

Cambierei in:
"A Olly volò via di capo il cappello", per produrre una doppia allitterazione (volò/via - capo/cappello).

 

Direi "aggrappolati", anche se il termine è oramai desueto. 

 

Userei "il naso rosso".

 

Un perché sarebbe invece necessario per dare spessore al personaggio. 
Leggere che Jenny l'ha lasciato senza un perché mi ha un po' deluso. 

 

Questa è una bellissima immagine. Davvero bella. 

 

Idem, virgola dopo il virgolettato. 

 

Una scena dalla carica emotiva disarmante. Questa povera creatura ambisce a un posto asciutto, che è il sotto di un furgone di due ubriaconi vinti dalla vita. Scena terrificante e molto densa. 

 

Non credo di avere altro da dire per quanto riguarda la forma. La sintassi non è complessa, è anzi piuttosto fruibile. Usi molto una forma asindetica che a tratti è molto funzionale, ma a volte lo è meno. Attenzione alla scelta del lessico, come nel caso della parola orme
Infine, il tuo racconto mi è piaciuto, ma una nota davvero dolente è per me l'ambientazione statunitense, che davvero mi ricollega a un filone editoriale che non credo debba obnubilare la nostra narrativa. 
Con questo ti saluto e spero di rileggere altro di tuo in futuro. 

 

Nicola

 

 

Grazie anche a te per le osservazioni.

Sinceramente, non ricordo perché ho scelto un sostantivo piuttosto che un altro. E' un racconto che ho scritto qualche anno fa.

"Aggrappolati" è una parola che non conoscevo. Grazie. Mi piace.

Sulla punteggiatura non so che dire: ognuno ha le sue preferenze. 

L'ambientazione americana è dovuta al fatto che si tratta di un esercizio assegnatomi a un corso di scrittura creativa: scrivere un racconto ispirato alla foto Sad Clown della fotografa statunitense Vivian Maier. Tutto qui. In effetti,  anch'io penso che sarebbe meglio scrivere di ciò che si conosce bene e, a meno che non si sia vissuti a lungo negli USA, non ha molto senso ambientarvi una storia.

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