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Elisa Audino

Non sono capace di piangere

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Quel giorno
in cui non riuscivamo a dirci addio
ho guidato
per duecento chilometri
casa autostrada tangenziale traffico urbano parcheggio
il buio freddo sostituito dall'alito asfissiante del riscaldamento
cappotto cappello troppo vestita
mi sono cercata nello specchietto retrovisore
e in un paio di toilettes
                                 [Senti, perdio, senti?
Parcheggio traffico urbano tangenziale autostrada
continuavi a cambiare aeroporti
e a mandare parole
abbiamo finito con il fermarci
a bere un ultimo bicchiere forse due
sorridere alle hostess
ordinare salmone dal menù dell'economy
mentre il mio navigatore indicava casa
troppo in fretta.

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Non saprei, è un po' spiazzante e giudico a botta calda, ripromettendomi un esame più accurato nel caso dovessi accorgermi di averla esaminata in modo eccessivamente cursorio: di sicuro si capisce da un chilometro che sono i versi di una donna, sono troppo pieni di cose, di eventi, di oggetti, in una parola: di "merci", per l'esiguo spazio che riesce a occupare il tuo versificare che in genere è d'asciutta retorica. Mi sembra che la tua materia poetica in questo caso ti stia appiccicata alla pelle, e te ne grondino particelle a terra. Nelle tue prove precedenti, un minimo sindacale di elaborazione letteraria ha salvaguardato la forma, stavolta l'hai allontanata da te, forse perché ti premeva altro: ma, nel registro del soggettivismo che non si distacca da sé stesso, purtroppo, c'è l'inizio della fine della poesia. E non è solo un problema delle donne, beninteso, voglio essere molto chiaro su questo punto.

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56 minuti fa, Soir Bleue ha scritto:

E non è solo un problema delle donne, beninteso, voglio essere molto chiaro su questo punto.

Puoi non girarci attorno, se credi. Intendi che è una poesia paragonabile a un Harmony?

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No, intendo che è un brano nel quale la maschera sociale è predominante al punto da iniettargli la sua sostanza. Gli harmony davvero non erano nel mio campo visuale.

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1 ora fa, Soir Bleue ha scritto:

è un brano nel quale la maschera sociale è predominante

Beh, poesia a parte, il cui valore può essere assolutamente basso, la maschera sociale, le cose..non sono niente. Danno senso e immobilità (o movimento) al resto. In questo senso, sicuramente io amo sia nominarle sia leggere chi lo fa. Parlare del nulla o delle sensazioni non mi ha mai dato nulla. A meno che siano una stretta di mano, una parola, un silenzio.

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10 ore fa, Soir Bleue ha scritto:

Non saprei, è un po' spiazzante e giudico a botta calda, ripromettendomi un esame più accurato nel caso dovessi accorgermi di averla esaminata in modo eccessivamente cursorio: di sicuro si capisce da un chilometro che sono i versi di una donna, sono troppo pieni di cose, di eventi, di oggetti, in una parola: di "merci", per l'esiguo spazio che riesce a occupare il tuo versificare che in genere è d'asciutta retorica. Mi sembra che la tua materia poetica in questo caso ti stia appiccicata alla pelle, e te ne grondino particelle a terra. Nelle tue prove precedenti, un minimo sindacale di elaborazione letteraria ha salvaguardato la forma, stavolta l'hai allontanata da te, forse perché ti premeva altro: ma, nel registro del soggettivismo che non si distacca da sé stesso, purtroppo, c'è l'inizio della fine della poesia. E non è solo un problema delle donne, beninteso, voglio essere molto chiaro su questo punto.

Posso chiederti cosa intendi, magari con esempi di autori ecc., con questo concetto?

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Caro @Lmtb99 , non starò a tediarti con i "miei" autori (Kavafis, George, Stevens, Cacciatore) perché sto nel WD per divertirmi e trarre diletto dalla poesia e non per fare il professore. Mi trovo nello spazio di Elisa, nel quale ella si è espressa e ha avuto la bontà e la correttezza di rispondermi, quindi provo a ri-spiegarti (molto sinteticamente) il concetto che non hai ben chiaro, in merito al lavoro di Elisa, che solo è qui in discussione. chiedendo scusa per l'insufficienza di quanto ho scritto sopra: quello che volevo evidenziare, in primo luogo a lei, poi al resto del WD, è che nei suoi due precedenti lavori avevo notato un principio costruttivo (una specie di collage, molto interessante) che cercava in qualche modo di ordinare e filtrare la realtà, cercando di conferire al linguaggio poetico la parvenza di un "tribunale" di una Istanza chiamata a esprimere un giudizio, una posizione, una sintesi - per quanto vi fosse riuscita solo in parte (e gliel'ho pure detto con chiare lettere): e questo mi è piaciuto; in questo lavoro, invece, ho trovato che l'acritica fusione al flusso del vivere le abbia fatto da principio costruttivo, il che lo trovo letteralmente antipoetico. Punto.

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@Soir Bleue @Elisa Audino Ciao provo a dire la mia su questa poesia. Effettivamente sembra che le immagini si alternino a precipizio, anche per la scelta della poetessa di evitare la punteggiatura. Non sono però sicuro che manchi un "principio costruttivo." A mio avviso la poetessa racconta la sua storia, intessuta di sensazioni, in modo sufficientemente limpido. La poesia si apre e si chiude con grande esattezza. Il "presto" con cui è scritta la poesia penso renda bene lo sconvolgimento interiore dell'io lirico per quello che dev'essere un giorno fatale. È facile pensare che la poesia parli di una situazione romantica, ma non è detto. Si potrebbe anche trattare di una separazione familiare, di un'amicizia. Ho apprezzato la capacità della poetessa di descrivere una serie di ambienti con pochi dettagli. Mi è piaciuta la chiusa. Il navigatore che può non essere quello di un'automobile, ma anche quello nostro interiore che ci indica dove andare e come chiudere. Mi è piaciuta questa ambiguità di significato. Concordo però che forse, per diventare poesia veramente "buona", dovrebbe esserci un momento in cui la poetessa si stacchi dalla propria visione soggettiva per diventare veramente universale. Potrebbe anche essere semplicemente un momento (l'aggiunta di uno o due versi) con la poetessa realizza di aver acquisito una nuova consapevolezza dall'esperienza. Sono contento che @Soir Bleue sia su WD, da quanto scrive leggo noto (e invidio) cultura e competenza. Approfitto di questo spazio per dargli il mio benvenuto. Un saluto.

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Buongiorno:D@Elisa Audino spero che stai bene.:sss:

Ho letto la tua poesia tutta ad un fiato e devo ammettere che mi piace. Non amo particolarmente la poesia senza punteggiatura, ma la tua coglie perfettamente una velocità. Penso al titolo e mi viene in mente una donna in preda alla rabbia che parla in modo velocemente. Descrivi molto bene i vari momenti della vita, un flusso caotico vissuto in pieno. Non c'è un verso che preferisco, tutti dicono molto e tutti sono indispensabili.

Mi è piaciuta.

A rileggerti.

-Flo-:flower:

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@Domenico S.grazie del benvenuto e ricambio il saluto. Io ho scritto: "...l'acritica fusione al flusso del vivere le abbia fatto da principio costruttivo", quindi non ho scritto di una assenza di principio costruttivo, e ho aggiunto: "il che lo trovo letteralmente antipoetico", e questo giudizio lo confermo, dal momento che anche la poesia ha un suo statuto, una sua oggettività, altrimenti io potrei affermare che è poesia la mia lista della spesa, e che le righe di un qualunque scalzacani sono poesia: chi mai mi seguirebbe in fondo a questo precipizio? Solo gli scalzacani, appunto...

@Floriana

2 ore fa, Floriana ha scritto:

mi viene in mente una donna in preda alla rabbia che parla in modo velocemente

allora avevo ragione io a scrivere che si capisce da un miglio che sono righe scritte da una donna... per fortuna che la critica è (ancora) una Istanza superiore alla teoria gender.

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29 minuti fa, Soir Bleue ha scritto:

altrimenti io potrei affermare che è poesia la mia lista della spesa, e che le righe di un qualunque scalzacani sono poesia: chi mai mi seguirebbe in fondo a questo precipizio? Solo gli scalzacani, appunto...

Quindi Carver o i Beat o William Wall dove li collochi?

 

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3 ore fa, Floriana ha scritto:

in preda alla rabbia che parla in modo velocemente

Stranissima questa cosa, ma è giusto che ognuno ne ricavi sensazioni diverse. In realtà, non c'è nessuna rabbia, solo nostalgia e la nostalgia porta in sé, come dice mio figlio di dieci anni, la felicità di essere tristi.

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4 ore fa, Domenico S. ha scritto:

Concordo però che forse, per diventare poesia veramente "buona", dovrebbe esserci un momento in cui la poetessa si stacchi dalla propria visione soggettiva per diventare veramente universale. Potrebbe anche essere semplicemente un momento (l'aggiunta di uno o due versi) con la poetessa realizza di aver acquisito una nuova consapevolezza dall'esperienza

Potrei dire che amo molto la poesia impegnata o che comunque aiuta a riflettere su un qualche aspetto della vita. Ma mi piacciono anche i momenti del tutto soggettivi, che, se compresi, assumono valore solo perché sono umani, sono fragilità. Qui il punto fragile avrebbe dovuto essere la fine. Il navigatore (della macchina) che segnala casa, in contrasto con un dialogo che vuole continuare, nonostante la distanza. Una sorta di addio non addio, che arriva nonostante le intenzioni, e che è del tutto accettato.

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Mia cara @Elisa Audino, del primo conosco a malapena il nome, quanto ai secondi non ho capito se ti riferisci ai poeti americani in odore di Drug Enforcement Administration o altro, il terzo infine mi è nuovo e totalmente sconosciuto: ma io non mi sono assunto il compito di "collocare" il mondo intero, ho semplicemente espresso un giudizio su un tuo brano che poi, a leggerlo bene (il giudizio), è molto distante da una stroncatura. Anzi, penso di averti anche scritto da qualche parte che i tuoi brani non li condivido ma mi intrigano... Quindi animo e giù a scrivere così come sai fare! Ad maiora

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4 minuti fa, Soir Bleue ha scritto:

ho semplicemente espresso un giudizio su un tuo brano che poi, a leggerlo bene (il giudizio), è molto distante da una stroncatura.

Il commento sulla mia poesia non è un problema, tranquillo. Però mi ha riportato a certi modi di fare poesia che probabilmente si discostano dal tuo sentire e se invece non fosse così allora significherebbe che non ho capito nulla. Per i beat sì, intendo loro, indubbiamente stile di vita che ha finito con il distruggerli, ma rappresentano comunque un'epoca e ci sono parecchie perle.  

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