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Adelaide J. Pellitteri

[LP10] Imperdonabile errore

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[LP10] IMPERDONABILE ERRORE

Traccia: L’assurdità

 

Un imperdonabile errore

ha commesso la natura.

Lo vedo adesso che ammiro

il distacco dalla vita

e nelle sembianze più

non mi riconosco.

Cosa sono queste rughe

orrende?

A chi appartengono queste ossa

fragili?

E questa chioma rada e stinta,

di chi è?

Nel percorso lungo e

accidentato,

ho accumulato tesori

inestimabili, e il mio corpo,

oggi,

è simile al forziere di un pirata;

se ci guardo dentro ogni angolo

è uno scintillio di lapislazzuli

e topazi, perle e ametiste.

E allora?

Di lungimiranza e saggezza

si è abbellita l’anima mia!

Di chi sono, dunque,

queste membra stanche,

quando proprio ora,

con consapevolezza,

potrei abbracciare il mondo?

Di chi sono questi occhi spenti,

mentre un gran tesoro

mi riluce dentro?

La forza sopraggiunta

dopo ogni dolore,

la pazienza conquistata

nelle avversità…

Oggi, che sono al punto

di lasciare questa vita,

con i possedimenti

passo passo conquistati,

non dovrei andarmene

con questo aspetto

che disgusta i giovani.

La vecchiaia che mi imbruttisce

il corpo, è un vero sfregio.

Se la natura avesse fatto bene,

ad ogni vecchio toccherebbe

andarsene

al massimo della più fulgida bellezza

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@Adelaide J. Pellitteri Ciao.

Divergenze di percorso. Mentre l'interiore è arricchito dall'esperienza l'esteriore viene depauperato dalla biologia. L'importante è rimanere giovani dentro, dicono. Ma hai voglia a farlo capire aile membra stagionate.

2 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Oggi, che sono al punto

di lasciare questa vita,

Che rimanga un'iperbole ;)

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4 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:
7 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Oggi, che sono al punto

di lasciare questa vita,

Che rimanga un'iperbole

Me lo auguro, non sono ancora arriva alla veneranda età che mi ha ispirato la poesia 😁.

Grazie per essere passato. 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri

 

Wow che inno alla giovinezza! O meglio, in realtà hai scritto un inno alla vecchiaia che, ricca di esperienze e forte del suo passato, meriterebbe guardarsi allo specchio e vedersi bella, meriterebbe di poter usufruire del suo tesoro interiore al massimo delle sue forze per goderne a pieno. 

Condivido  il tuo pensiero in parte. Ciò che dici è vero: avere il fisico di un ventenne con la testa di un quarantenne e l'esperienza di un novantenne vorrebbe dire avere un uomo (o una donna, ovvio) perfetti. Però ci sono cose strettamente connesse. Mi spiego: esperienza e Saggezza si acquisiscono nel tempo e non so se si potrebbe avere lo stesso grado di "apprendimento" se l'uomo non invecchiasse nel fisico, cosa che lo rende consapevole della sua finitezza temporale. Ovvero, che impatto avrebbero le esperienze e gli errori se si fosse degli esseri eterni, con inesauribile forza e giovinezza fisica? 

Scusa la digressione personale, ma il tuo componimento ha il merito potente di dare spunti di riflessione. 

 

Talia 

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@Adelaide J. Pellitteri  ciao! :)

 

Sai cosa diceva la grande attrice Anna Magnani al suo truccatore?

“Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C’ho messo una vita a farmele!”

 

L'esperienza plasma la nostra interiorità e questa trapela all'esterno. Saremo dei bei vecchi se ce lo meriteremo.

Se vogliamo solo un confronto estetico, sintetico, esterno, non raffrontiamoci a noi da giovane, ma ai nostri coetanei... anche se lascia il tempo che trova.

 

Detto questo in serietà, nulla toglie a concordare con te sull'imperdonabile errore della natura,  che dovrebbe gratificare chi giunge al massimo!

20 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

ho accumulato tesori

inestimabili, e il mio corpo,

oggi,

è simile al forziere di un pirata;

se ci guardo dentro ogni angolo

è uno scintillio di lapislazzuli

e topazi, perle e ametiste.

E allora?

Di lungimiranza e saggezza

si è abbellita l’anima mia!

 

E invece...

 

20 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Se la natura avesse fatto bene,

ad ogni vecchio toccherebbe

andarsene

al massimo della più fulgida bellezza

 

Però sai, Adelaide...

Spesso, appena il cuore dà un ultimo battito, il viso anziano si distende in un'assenza di rughe, con un'espressione di serenità conquistata: una bella immagine.

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@Adelaide J. Pellitteri ho apprezzato e gustato la tua poesia.

 

In un primo momento mi son detta caspita! quanto è vero, che brutto percoso fa il corpo, in confronto al bagaglio luminoso che ci portiamo dentro.

 

 Leggendo qui

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La vecchiaia che mi imbruttisce

il corpo, è un vero sfregio.

Se la natura avesse fatto bene,

ad ogni vecchio toccherebbe

andarsene

al massimo della più fulgida bellezza

 

però, ho pensato ai miei vecchi, a tutti quelli che non ci sono più, a Andrea Camilleri che recitava "Conversazione su tiresia,"  a un vecchio muro pieno di parietali, ad antichi gradini di pietra avvallati nel centro, a un sedile di cemento scrostato...Dio quanta bellezza crea il tempo che passa! mi sono ridetta. Forse la bellezza è negli occhi di chi guarda? e si sbaglia l'anziano che parla nei tuoi versi?

Non è una critica la mia, solo una riflessione spontanea sgorgata dal mio cervello bacato, non farci caso.:D

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Una volta la grande attrice romana Anna Magliani, a chi la voleva truccare per correggere uno o due rughe, disse "Non coprirmele, che c'ho messo una vita a farmele venire".

Questo piccolo aneddoto mi ha sempre fatto sorridere, perché in effetti riabilita completamente un principio che è per molti aspetti un tabù della nostra società: la vecchiaia.

Perché dobbiamo negare a tutti i costi la natura? Perché dobbiamo censurare la morte, la decadenza, la malattia?

Possibile che la paura ci accechi a tal punto da farci preferire l'illusione dell'immortalità alla realtà della maturità?

 

La tua poesia sembra raccogliere questo topos e portarlo su di un nuovo livello, prendendo di petto la questione, sena fronzoli e senza finzione.

Per gradi:

 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Un imperdonabile errore

ha commesso la natura.

Lo vedo adesso che ammiro

il distacco dalla vita

e nelle sembianze più

non mi riconosco.

 

Ecco qui, con questi versi centri immediatamente il cuore dell'intera vicenda.

Mi pare quasi di distinguervi in mezzo quel 'oh natura, oh natura' di leopardiana memoria: la poetessa si scaglia contro la matrigna-natura, colpevole a suo dire di non far coincidere la bilancia estetica con quella morale quando ci si appropinqua alla maturità.

I versi suonano brevi e rapidi, merito soprattutto di una paratassi esemplare. La musicalità è tutta nelle assonanze e nelle anafore (commesso-adesso).

 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Cosa sono queste rughe

orrende?

A chi appartengono queste ossa

fragili?

E questa chioma rada e stinta,

di chi è?

 

Impietosa e profondamente onesta: come a considerare il quadro degli anni attraverso la cornice di uno specchio, descrivi l'effetto nefando del tempo. Il senso di estraneità che trapela dalle domande è esemplare: la poetessa sta parlando di sé, ma il tono delle domande fa riferimento ad altro da sé.

Meno musicale, ma ben studiato.

 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Nel percorso lungo e

accidentato,

ho accumulato tesori

inestimabili, e il mio corpo,

oggi,

è simile al forziere di un pirata;

se ci guardo dentro ogni angolo

è uno scintillio di lapislazzuli

e topazi, perle e ametiste.

 

Questa sequenza poetica mi è piaciuta molto, perché lievemente più ironica e positiva. Ma non perché il poema abbisognasse di stemperare l'amarezza: questo no, per favore non fraintendermi. Piuttosto perché la metafora dell'individuo visto come lo scrigno d'un pirata è qualcosa di molto bello e anche di fortemente infantile. La prospettiva secondo cui si interpreta questo passaggio, ovvero secondo il punto di vista di un osservatore maturo, crea quindi un piacevole contrasto fra lo spirito maturo e quello infantile. Come a dire: bisogna essere molto grandi per capire l'intelligenza e la profondità del punto di vista dei piccoli <3

 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

E allora?

Di lungimiranza e saggezza

si è abbellita l’anima mia!

Di chi sono, dunque,

queste membra stanche,

quando proprio ora,

con consapevolezza,

potrei abbracciare il mondo?

 

Tesi e conclusione della tesi.

Riprendendo l'assunto dei primissimi versi, qui (per così dire) chiudi il cerchio: se è vero che sono così colma di tesori, perché l'estetica non riflette questa ricchezza?

Anche qui i versi sono contratti e rapidi: sembrano quasi i colpi finali di un j'accuse al vetriolo.

Contrapponi saggiamente termini come "lungimiranza e saggezza" a quelle "membra stanche", che mal si confanno al tono determinato delle lodi precedenti. C'è un conflitto molto profondo, intimamente doloroso, fra il sentire dello spirito (edificante) e quello della carne (umiliante): la tensione che si sviluppa fra questi due nodi è fulminante.

 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Di chi sono questi occhi spenti,

mentre un gran tesoro

mi riluce dentro?

La forza sopraggiunta

dopo ogni dolore,

la pazienza conquistata

nelle avversità…

 

Bellissimo passaggio, forse quello che mi è più rimato dentro.

Di nuovo l'escamotage del chiasmo delle domande: "occhi spenti" contro "gran tesoro/ riluce", "forza sopraggiunta" contro "ogni dolore" e "pazienza" contro "avversità". Intessi questa rete di opposti in tensione e lo fai con la giusta dose di enfasi e di semplicità. DI nuovo la domanda che estranea, che alinea l'io narrante dal sé reale.

Interessante.

 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Oggi, che sono al punto

di lasciare questa vita,

con i possedimenti

passo passo conquistati,

non dovrei andarmene

con questo aspetto

che disgusta i giovani.

 

Conclusione, amara e tormentata, che giustamente esplica ulteriormente il senso del malessere.

Personalmente mi sento di dire una cosa piccola, piccola, forse un tantinello estrema, ma (spero me lo concederai) proporzionata alla carica emotiva sottesa.

FANCULO LA REAZIONE DEI GIOVANI.

Così, di cuore proprio. Sono loro ad essere dei falliti, degli scarti di quella meravigliosa ruota incandescente che è il caso, che è la vita.

Perché fermandosi alla superficialità del disgusto sono vittime della loro stessa miopia, incatenati all'ottusa fame della carne che non chiede e non intende.

In questo senso sono brutti, sgraziati, intimamente sconfitti.

Diverso sarebbe stato il caso in cui avessi parlato del mondo effimero e ignorante dei 'giovani': in quel caso avresti potuto peccare di saccenza della maturità.

Ma hai scelto di mettere a nudo la superficialità della carne giovane, perciò lo sdegno è tutto contro quest'ultima.

 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La vecchiaia che mi imbruttisce

il corpo, è un vero sfregio.

Se la natura avesse fatto bene,

ad ogni vecchio toccherebbe

andarsene

al massimo della più fulgida bellezza

 

Conclusione finale, a mo' di arringa finale.

Sul banco degli imputati, la natura è additata come vera responsabile e cattiva matrigna. E' a causa sua che la vita si richiude in modo così inconcludente e deludente, rispetto alle premesse iniziali.

Mi piace che tu proponga un ribaltamento finale riguardo al canone estetico, subordinandolo a quello morale e psicologico :)

Certo: quest'ultima parte svela e spiega molto i concetti 'in chiaro', perdendo forse la bellezza del simbolo e della metafora precedentemente evocati.

 

Insomma, interessante.

Certamente merita una seconda lettura e una ri-analisi critica.

 

Pe ora dico: ottimo concept, idee poetiche interessanti, forse da alleggerire sulle ultime battute.

Un notevole lavoro di concetto e di verso, cara @Adelaide J. Pellitteri

Con qualche tocco di labor lime potrebbe diventare una bellissima ballata!

A rileggerci

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@Poeta Zaza e @Alba360 grazie per avere commentato e comprendo la vostra sorpresa e la voglia di "difendere" la natura accettandola così com'è, senza lasciarci intimorire, come la frase della Magnani invita a fare, ma @Nerio ha saputo riportare alla perfezione tutto il mio intento, il ribaltamento dell'ovvietà. Un suggerimento anche per i giovani a guardare oltre gli effetti devastanti dell'età capaci di eclissare quanto di bello il vecchio possiede dentro.  <3

 

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Nonostante qualche immagine un po' di didascalica di troppo, secondo il mio parere, la poesia risulta molto scorrevole. Col passare del tempo la nostra anima si riempie sempre di più e prende energia dal corpo che riesce sempre meno a contenerla. C'è chi però avendo paura del dopo, come me, vorrebbe semplicemente stare nel suo corpo, magari non avere tanta esperienza e lungimiranza e poter essere bambino per sempre. Bella poesia, complimenti @Adelaide J. Pellitteri

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@Nerio ti taggo nuovamente per ringraziarti (di persona personalmente, come dice Catarella). La tua analisi è riuscita a mettere in chiaro l'intento di ogni parola ed è  bello (al di là di ogni personale interpretazione, che pure ci sta riguardo ad ogni testo), è bello, dicevo, quando l'interpretazione del lettore combacia perfettamente con quella dell'autore.

9 ore fa, Nerio ha scritto:

La tua poesia sembra raccogliere questo topos e portarlo su di un nuovo livello, prendendo di petto la questione, sena fronzoli e senza finzione

 

9 ore fa, Nerio ha scritto:

colpevole a suo dire di non far coincidere la bilancia estetica con quella morale quando ci si appropinqua alla maturità

Potrei quotare tutto, ma inutile ripetersi.

Grazie, grazie, grazie. :rosa:

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1 ora fa, Aurelio C.P. Mandraffino ha scritto:

C'è chi però avendo paura del dopo, come me, vorrebbe semplicemente stare nel suo corpo, magari non avere tanta esperienza e lungimiranza e poter essere bambino per sempre

Un eterno Peter Pan? 😉                   Grazie per esserti fermato a commentare. Io non ho ancora letto tutte le poesie, spero di concludere la lettura in giornata. 

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Il 26/5/2020 alle 00:17, Nerio ha scritto:

Mi pare quasi di distinguervi in mezzo quel 'oh natura, oh natura' di leopardiana memoria

Nerio ha ragione: qui c'è Leopardi. E non solo nell'accanimento contro la Natura, la quale procede secondo leggi eterne che all'uomo ripugnano, ma anche nell'armonia dei versi la tua poesia non è lontana in molti punti da una certa musicalità che ricorda i versi sciolti di Leopardi. 

 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La vecchiaia che mi imbruttisce

il corpo, è un vero sfregio.

Qui eliderei la "i" del pronome e toglierei la virgola dopo "corpo".

Complessivamente l'ho gradita moltissimo: armoniosa e intelligente, disperata e vigorosa nel contenuto. Complimenti, @Adelaide J. Pellitteri.

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@Adelaide J. Pellitteri Ciao Adelaide. Condivido il pensiero di chi ha rilevato come la tua poesia offra molti spunti di riflessione. Chi decide, in fondo, che una pelle liscia sia più bella di una pelle piena di rughe? E se i giovani provano davvero repulsione per i vecchi, non li aspetta forse una ben misera vecchiaia all'insegna dell'autocommiserazione e del disprezzo per sé stessi? Tra l'altro l'auspicata saggezza non è nemmeno così scontata, dato che personalmente ho conosciuto e conosco ben pochi vecchi per i quali possa sentirmi di elogiare la bellezza interiore.

Forse accettazione è la parola chiave, in tutti i sensi. E poi io che sono un illuso continuo a pensare che dall'altra parte sia festa tutti i giorni, si possa mangiare e bere quanto ci pare, che tutti abbiano il senso dell'umorismo e dell'autoironia, e persino dei buoni gusti musicali. :angelo: 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri, sai che ti dico? Hai ragione, al diavolo l'accettazione! Già il doversi prendere cura del corpo è segno degli anni. A venti potresti uscire esattamente come sei, a trenta inizi a darti una sistemata, di lì in poi lo scostamento tra il come ci vediamo, nel senso di riflesso di quel che abbiamo vissuto, e di come siamo è perenne. La vita dovrebbe aggiungere bellezza anziché toglierla, in corrispondenza con i dolori che si sono provati, che hanno una loro fragilità e quindi rendono più umani, nel senso positivo del termine. E invece questo maledetto tempo e questa maledetta aspettativa del 'doversi presentare come' ci obbliga a una seppur minima forma e a uno scostamento, anche, tra un desiderio che è più consapevole di quel che era a vent'anni e, insieme, meno presentabile. La natura del tempo, ma anche la natura della società, e anche il dover essere donna. Non arrivi a caso, perché la poesia che sto per postare attraversa questa stessa linea, sebbene con una linea diversa.

Ma veniamo al tuo andare a capo, alla tua poesia. Non una sbavatura, non un'ovvietà nell'uso delle parole, semplice ma non banale (per farlo avresti potuto concludere con un lieto fine) è sempre un certo lirismo, un io che si alza e dice no, senza forzare. C'è un'unica inversione, anima mia, che io non avrei usato, ma che ha tutto sommato un senso e non stona. Amo gli attacchi frontali, il tuo 'imperdonabile errore' commesso dalla natura è una dichiarazione e attira subito l'attenzione. E poi passi a guardarti quasi allo specchio e a lamentarti della natura, sempre minuscola, con cui, lo ribadisci esattamente quando ci si aspetta una pacca sulla spalle, non sei affatto d'accordo. 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La vecchiaia che mi imbruttisce

il corpo, è un vero sfregio.

Se la natura avesse fatto bene,

ad ogni vecchio toccherebbe

andarsene

al massimo della più fulgida bellezza

Perché bisognerebbe accettarlo? Mi viene in mente Woody Allen che della morte dice qualcosa di simile a 'non sono d'accordo'. Neppure io, sai? E questo è attaccamento alla vita. 

 

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Proprio il titolo mi fa domandare: perchè preoccuparsi dell'età?

Il tempo è solo una formula matematica che gli uomini hanno calcolato male e, forse, sarà proprio questo l'imperdonabile errore?

La matematica, si sa, non è un'opinione, ma gli umani hanno preso il vizio di contare un anno pari a 365 giorni.

E l'errore sta proprio in questa cifra perchè basta considerare un anno pari a 730 giorni e scoprire che la formula, magicamente, ti dice che hai la metà degli anni che l'anagrafe, un'umanità ignorante in matematica e quelli che ti fanno gli auguri ogni 365 giorni, ti affibbiano.

Se ad esempio, hai 40 anni per l'anagrafe e per la fasulla cronologia degli umani, in realtà e grazie alle assolute verità della matematica, hai solo 20 anni. :)

Basta saper far bene di conto!

 

Ci restano le rughe? E chi se ne importa sono la bellezza della vita, del Sole che ci ha cotto e del freddo che ci ha rinvigorito :)

E poi, le rughe si curano e si viziano con il buon mangiare, il buon bere (mai farsi mancare un buon rosso o un rosè frizzante d'Abruzzo), qualche passeggiata tranquilla che fa sempre bene al fisico, una buona lettura per il cervello, mangiare bene (l'ho già detto?), acqua buona e birra bionda e frizzante... forse ho ripetuto qualcosa :D  ... ah dimenticavo, musica di buon livello e che sia musica (ad esempio, ora, sono con quel genio di Rossini). La musica ci rende immortali, come la buona matematica ;) 

 

Scherzi a parte, mi piace ciò che hai scritto che vedo risorgere dalle profondità del sito e, come vedi, c'è anche la possibilità di risorgere.

L'età potrebbe essere un peso, ma la sua progressione è costante e ciò fa in modo che diventi sopportabile e la sua lentezza la rende, a volte, impercettibile.

 

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

ho accumulato tesori

inestimabili, e il mio corpo,

oggi,

è simile al forziere di un pirata;

Una volta, a cominciare dall'antica e saggia Grecia, l'anzianità era considerata un dono divino ed una delle sue caratteristiche era la saggezza.

Saggezza che derivava dalle esperienze del vivere.

In effetti, non contano gli anni della tua vita, ma cosa della tua vita c'è in tutti questi anni.

Ciò ci rende immortali e con la pelle liscia  e chi ci sopravvive vedrà solo la nostra vita e la luce della nostra saggezza.

Ad esempio, prendi i grandi del passato, ricordi le loro facce, la loro pelle rugosa o ricordi le loro azioni?

Ti chiedi come era Napoleone o ti chiedi cosa ha fatto?

 

Dobbiamo solo crederci immortali e vivere fino alla fine cercando di diventarlo (devo aver parafrasato qualcuno) :) 

E vabbè, giusto per cura, vado a magiare un biscotto con marmellata di amarene ed un buon bicchiere d'acqua fredda.

 

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Il 20/11/2020 alle 22:23, Elisa Audino ha scritto:

erché bisognerebbe accettarlo? Mi viene in mente Woody Allen che della morte dice qualcosa di simile a 'non sono d'accordo'. Neppure io, sai? E questo è attaccamento alla vita

Grazie per questo bel commento :rosa:

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Il 21/11/2020 alle 00:08, AzarRudif ha scritto:

Una volta, a cominciare dall'antica e saggia Grecia, l'anzianità era considerata un dono divino ed una delle sue caratteristiche era la saggezza.

Saggezza che derivava dalle esperienze del vivere.

In effetti, non contano gli anni della tua vita, ma cosa della tua vita c'è in tutti questi anni.

Ciò ci rende immortali e con la pelle liscia  e chi ci sopravvive vedrà solo la nostra vita e la luce della nostra saggezza.

Ad esempio, prendi i grandi del passato, ricordi le loro facce, la loro pelle rugosa o ricordi le loro azioni?

Ti chiedi come era Napoleone o ti chiedi cosa ha fatto

Che bel commento anche il tuo per questa poesia riemersa inaspettatamente.  Grazie :rosa:

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@Adelaide J. Pellitteri Ciao Adelaide. Leggo ora questa bella poesia.

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Un imperdonabile errore

ha commesso la natura.

Le parole semplici, naturali e spontanee, danno allo scritto un'autenticità che arriva istantanea. Avrei spezzato di meno, questo sì. I versi non devono necessariamente essere brevi e, in questo caso, spezzare i periodi dà alla lettura un carattere singhiozzante che non si prende con la fluidità dei concetti. Ma è solo la mia impressione.

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Lo vedo adesso che ammiro

il distacco dalla vita

e nelle sembianze più

non mi riconosco.

Cosa sono queste rughe

orrende?

A chi appartengono queste ossa

fragili?

E questa chioma rada e stinta,

di chi è?

La percezione che si ha del proprio corpo guardandosi allo specchio, come di un'entità diversa, separata dalla coscienza che vi risiede (ammesso e non concesso che vi risieda davvero, cioè chi ci dice che la nostra coscienza sia veramente contenuta dal corpo?) è un soggetto di eterno interesse. La tua poesia mette in luce come questa dissociazione venga avvertita maggiormente con l'avanzare degli anni, quando il nostro corpo comincia a piacerci sempre di meno.

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Nel percorso lungo e

accidentato,

ho accumulato tesori

inestimabili, e il mio corpo,

oggi,

è simile al forziere di un pirata;

Che bel concetto, molto positivo. Non credo che tutti riescano a farlo, anche se effettivamente dovrebbero. Cioè, vedo molta gente invecchiare male che non sembra aver capitalizzato alcunché dell'esperienza di vita, ma immagino che qualcuno ci riesca e questo mi dà conforto. La tua poesia me ne dà, in questo senso.

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

se ci guardo dentro ogni angolo

è uno scintillio di lapislazzuli

e topazi, perle e ametiste.

E allora?

Di lungimiranza e saggezza

si è abbellita l’anima mia!

Toglierei il "ci". E la domanda. Per il resto le parole hanno una bella musicalità

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Di chi sono, dunque,

queste membra stanche,

quando proprio ora,

con consapevolezza,

potrei abbracciare il mondo?

Di chi sono questi occhi spenti,

mentre un gran tesoro

mi riluce dentro?

Bel passaggio. Amaro, ma bello

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La forza sopraggiunta

dopo ogni dolore,

la pazienza conquistata

nelle avversità…

Un tesoro che non si vede, in effetti. Un tesoro privato, una valuta non sempre spendibile

Il 24/5/2020 alle 16:27, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Oggi, che sono al punto

di lasciare questa vita,

con i possedimenti

passo passo conquistati,

non dovrei andarmene

con questo aspetto

che disgusta i giovani.

La vecchiaia che mi imbruttisce

il corpo, è un vero sfregio.

Se la natura avesse fatto bene,

ad ogni vecchio toccherebbe

andarsene

al massimo della più fulgida bellezza

Se la natura non cambia, e non lo farà malgrado tutti i progressi tecnologici e scientifici, allora dovrà necessariamente cambiare il modo di guardare.

Complimenti, Adelaide. Molto sincera, molto diretta. Sono sicuro che la forza di volontà e l'energia che si sente dietro questi versi, saprà farsi una ragione del destino a cui tutti andiamo incontro (be', quasi tutti. Dicono che una volta fosse un lusso invecchiare. Capirai...) e abbellire di tenacia e di spirito la propria vita.

Ciao. :)

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@Roberto Ballardiniper questo nuovo commento, 

3 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Un tesoro che non si vede, in effetti. Un tesoro privato, una valuta non sempre spendibile

Grazie.

3 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

La percezione che si ha del proprio corpo guardandosi allo specchio, come di un'entità diversa, separata dalla coscienza che vi risiede (ammesso e non concesso che vi risieda davvero, cioè chi ci dice che la nostra coscienza sia veramente contenuta dal corpo?) è un soggetto di eterno interesse. La tua poesia mette in luce come questa dissociazione venga avvertita maggiormente con l'avanzare degli anni, quando il nostro corpo comincia a piacerci sempre di meno.

Mi piace il modo in cui hai colto la scissione.

3 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:
Quota

e ci guardo dentro ogni angolo

è uno scintillio di lapislazzuli

e topazi, perle e ametiste.

E allora?

Di lungimiranza e saggezza

si è abbellita l’anima mia!

Toglierei il "ci". E la domanda

Concordo. 

Grazie infinite. 

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