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Piovasco

Prima della neve

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commento a "il capitano Ucci Ali"

 

Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti erano ghiacciati e scivolosi; un tempo erano state ottime seggiole per culi sbarazzini e culi di barboni. La città era stranita, il mare era cristallo e il cielo bianco come non lo era mai stato, e forse niente sarebbe più stato come prima. Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta.

 

"Stai sempre sul marciapiede, quando sei al semaforo fermati, anche se c'è il via libera tu guarda lo stesso la strada" - le ultime raccomandazioni della mamma di Pietro in quella mattina dal sole pallido, nessuna rondine in cielo, solo qualche soffio di vento di tramontana mostrava un po' di vita in una giornata che pareva immobile. Cappello, sciarpa e zaino in spalla, Pietro si avvia per la prima volta verso la scuola della sua piccola cittadina senza esser tenuto per mano da nessuno, senza un occhio che guardi per lui, senza una voce che gli dica cosa fare. Un gradino alla volta freme di guadagnar la libertà, un primo passo verso la paura che a quell'età non si prova per la curiosità di fare ciò che fanno i grandi. Pietro esce dal palazzo di quattro piani, il grande portone di legno si chiude alle sue spalle; come un uccellino che esce per la prima volta dal suo nido, fa un saltello per scendere dall'ultimo gradone che porta al marciapiede. Sotto i piedi di Pietro mattonelle grigio scuro che squadrano la città frammentata a lingue d'asfalto, sopra la testa di Pietro il cielo bianco, davanti a Pietro il suo giorno da pioniere. Le labbra di Pietro disegnano un sorriso, le sopracciglia un'espressione di curiosità sul suo faccino ancora da bambino. Il passo è sicuro, le gambe dentro dei pantaloni verdi come un grillo avanzano a buon ritmo. Alla sua destra il negozio di fiori della signora Maria gli da un buongiorno pieno di colori, più avanti il profumo di ciambelle e di cornetti caldi dal forno di Don Mimmo riempie il suo naso da fragranza. Il poco timore iniziale si trasforma in una valanga di emozioni interminabili, Pietro è all'ultima volata, come un ciclista che si stacca dal gruppo e va via da solo a tagliare il traguardo della vittoria, eccolo! è lì! sta arrivando! Pietro si ferma, sotto i suoi piedi le scale della rampa, davanti a lui la scuola, sopra la sua testa il cielo bianco. Il mondo si ferma, arriva la magia: dei fiocchi di neve iniziano a coprire il tetto della scuola,dolcemente ricoprono le strade di quella città di mare. La neve lentamente ricopre ogni cosa.

 

Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti erano ghiacciati e scivolosi; un tempo erano state ottime seggiole per culi sbarazzini e culi di barboni. La città era stranita, il mare era cristallo e il cielo

bianco come non lo era mai stato, e forse niente sarebbe più stato come prima. Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta.

 

-Possiamo cambiare! ci possiamo riprovare!-mmhhh.. lascia perdere, siamo troppo diversi.-ma Elisa, io ti amo... ti prego diamoci un'altra possibilità!-ti ho detto di lasciare perdere, basta, lasciami in pace!!!-per favore, ti prego... non mi lasciare!L'amaro in bocca e il vuoto attorno, Filippo dagli occhi gonfi di lacrime riattacca desolato la cornetta del telefono. E' la prima volta che si sente solo, da solo senza Elisa, la sua ormai storica fidanzata. Storica perché già dalle scuole elementari si tenevano per mano, già alle gite dell'oratorio nel pullman si sedevano insieme, poi il loro primo bacio, la prima cotta. Quella notte fu la più solitaria per Filippo. Vagò per le strade di Sorgona, piangendo, guardando il mare. Un grande senso d'angoscia, anche una grande paura, nella prima volta in cui si ritrovò da solo a guardare le stelle, da solo a scrutare l'orizzonte e a pensare di doverlo raggiungere senza Elisa. Filippo continua a vagare per le vie di Sorgona, dalla spiaggia al porto, risale verso la piazza vicino alla chiesa, dietro le nuvole risale anche il sole, in una mattinata fredda, senza vento e con il cielo bianco. Il sole ormai è sorto da un pezzo, Filippo ha camminato tutta la notte, prosegue oltre la piazza, incrocia l'insegna del negozio “Maria Floreale”. . E' lì che aveva comprato il mazzo di fiori la prima volta che uscì insieme a Elisa, viso immobile, mani in tasca, una lacrima scende sul viso di Filippo, forse sarà l'ultima. Dal cielo, iniziano a scendere fiocchi di neve. C'è la neve che scende, c'è Filippo che guarda immobile il negozio di fiori, c'è una lacrima che scorre su una guancia, mentre la neve ricopre ogni cosa.

 

Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti erano ghiacciati e scivolosi; un tempo erano state ottime seggiole per culi sbarazzini e culi di barboni. La città era stranita, il mare era cristallo e il cielo bianco come non lo era mai stato, e forse niente sarebbe più stato come prima. Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta.

 

Chhqqq... un gorgoglio di bolle. Risalendo l'acqua attraversa i granelli di caffè. Il profumo invade la

casa della signora Maria. Come ogni mattina: una zolletta di zucchero, una mescolata colcucchiaino e poi tanti piccoli sorsi per assaporarne bene l'aroma. Un freddo gelido passa per glispifferi della finestra. La signora Maria indossa il suo solito cappottone viola e poi giù per le scale.Qualche folata di vento le provoca un pizzicorio alla gola, con garbo ed eleganza la simpaticavecchietta percorre la strada che da casa la porta al suo negozio di fiori. Il negozio in cui ha iniziatoa lavorare fin da ragazza, è stato il suo primo ed unico lavoro, da domani sarà anche l'ultimo, si dadomani, perché da domani chiuderà il negozio. Ancora ricorda quando ci entrò per la prima volta.Quando prese in affitto il locale guardando le pareti già immaginava come avrebbe posizionato gliespositori: lì avrebbe messo la cassa col bancone, finalmente avrebbe anche utilizzato quellampadario che le piaceva tanto, la videro ballare la prima volta che entrò nel suo negozio, ballaresulle note della musica della sua fantasia. Quella mattina però, sarebbe stata l'ultima volta, l'ultimavolta che avrebbe girato la chiave nella serratura, l'ultima volta che avrebbe posato il suocappottone viola sull'appendi abiti arancione dietro la porta, l'ultima volta che avrebbe annaffiato isuoi fiori. La signora Maria si sistema dietro al bancone e questa sarà la sua prima ultima volta, ilsuo primo addio a un pezzo della sua vita. A fine giornata sarà la prima volta che quel bancone siricoprirà di polvere, perché la polvere non si sa da dove viene, la polvere forse cade dal cielo, comela neve che in strada, fuori dal negozio sta coprendo ogni cosa.

 

Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti erano ghiacciati e scivolosi; un tempo erano state ottime seggiole per culi sbarazzini e culi di barboni. La città era stranita, il mare era cristallo e il cielo bianco come non lo era mai stato, e forse niente sarebbe più stato come prima... c'è un bimbo che esce dal nido, un ragazzo che vaga, una signora che balla e c'è la neve che ricopre ogni cosa.

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Buon pomeriggio:D@Piovasco piacere di leggerti. E' insolito leggere un titolo invernale a maggio:asd:.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti erano ghiacciati e scivolosi; un tempo erano state ottime seggiole per culi sbarazzini e culi di barboni. La città era stranita, il mare era cristallo e il cielo bianco come non lo era mai stato, e forse niente sarebbe più stato come prima. Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta.

Incipit davvero curioso, dipingi con cura un quadro invernale che trasmette molto e mi piace.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

"Stai sempre sul marciapiede, quando sei al semaforo fermati, anche se c'è il via libera tu guarda lo stesso la strada" - le ultime raccomandazioni della mamma di Pietro in quella mattina dal sole pallido, nessuna rondine in cielo, solo qualche soffio di vento di tramontana mostrava un po' di vita in una giornata che pareva immobile.

Quando scrivi un dialogo, ti consiglio di mettere i punti caporali.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Cappello, sciarpa e zaino in spalla, Pietro si avvia per la prima volta verso la scuola della sua piccola cittadina senza esser tenuto per mano da nessuno, senza un occhio che guardi per lui, senza una voce che gli dica cosa fare.

Bellissima questa frase.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Un gradino alla volta freme di guadagnar la libertà, un primo passo verso la paura che a quell'età non si prova per la curiosità di fare ciò che fanno i grandi.

Spiegherei meglio questa frase.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Pietro esce dal palazzo di quattro piani, il grande portone di legno si chiude alle sue spalle; come un uccellino che esce per la prima volta dal suo nido, fa un saltello per scendere dall'ultimo gradone che porta al marciapiede.

<3Anche questa frase mi piace.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Sotto i piedi di Pietro mattonelle grigio scuro che squadrano la città frammentata a lingue d'asfalto, sopra la testa di Pietro il cielo bianco, davanti a Pietro il suo giorno da pioniere. Le labbra di Pietro disegnano un sorriso, le sopracciglia un'espressione di curiosità sul suo faccino ancora da bambino. Il passo è sicuro, le gambe dentro dei pantaloni verdi come un grillo avanzano a buon ritmo.

Non ripeterei: Pietro

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Alla sua destra il negozio di fiori della signora Maria gli da un buongiorno pieno di colori, più avanti il profumo di ciambelle e di cornetti caldi dal forno di Don Mimmo riempie il suo naso da fragranza. Il poco timore iniziale si trasforma in una valanga di emozioni interminabili, Pietro è all'ultima volata, come un ciclista che si stacca dal gruppo e va via da solo a tagliare il traguardo della vittoria, eccolo! è lì! sta arrivando! Pietro si ferma, sotto i suoi piedi le scale della rampa, davanti a lui la scuola, sopra la sua testa il cielo bianco. Il mondo si ferma, arriva la magia: dei fiocchi di neve iniziano a coprire il tetto della scuola,dolcemente ricoprono le strade di quella città di mare. La neve lentamente ricopre ogni cosa.

Cancellerei: volata.

Cancellerei: Pietro e inizierei con Si ferma.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

-Possiamo cambiare! ci possiamo riprovare!-mmhhh.. lascia perdere, siamo troppo diversi.-ma Elisa, io ti amo... ti prego diamoci un'altra possibilità!-

Anche qui preferirei i punti caporali.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

ti ho detto di lasciare perdere, basta, lasciami in pace!!!-per favore, ti prego... non mi lasciare!L'amaro in bocca e il vuoto attorno, Filippo dagli occhi gonfi di lacrime riattacca desolato la cornetta del telefono. E' la prima volta che si sente solo, da solo senza Elisa, la sua ormai storica fidanzata. Storica perché già dalle scuole elementari si tenevano per mano, già alle gite dell'oratorio nel pullman si sedevano insieme, poi il loro primo bacio, la prima cotta. Quella notte fu la più solitaria per Filippo. Vagò per le strade di Sorgona, piangendo, guardando il mare.

Le tue frasi sono molto scorrevoli.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Un grande senso d'angoscia, anche una grande paura, nella prima volta in cui si ritrovò da solo a guardare le stelle, da solo a scrutare l'orizzonte e a pensare di doverlo raggiungere senza Elisa.

Non mi piace:  anche una grande paura.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Filippo continua a vagare per le vie di Sorgona, dalla spiaggia al porto, risale verso la piazza vicino alla chiesa, dietro le nuvole risale anche il sole, in una mattinata fredda, senza vento e con il cielo bianco.

Voglio essere pignola, risulta poco chiaro: dietro le nuvole risale anche il sole

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

E' lì che aveva comprato il mazzo di fiori la prima volta che uscì insieme a Elisa, Qui metterei: il viso immobile, mani in tasca, una lacrima scende sul viso di Filippo, forse sarà l'ultima. Dal cielo, iniziano a scendere fiocchi di neve. C'è la neve che scende, c'è Filippo che guarda immobile il negozio di fiori, c'è una lacrima che scorre su una guancia, mentre la neve ricopre ogni cosa.

Il pezzo non mi convince.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Chhqqq... un gorgoglio di bolle. Risalendo l'acqua attraversa i granelli di caffè. Il profumo invade la Qui niente a capo casa della signora Maria.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Come ogni mattina: una zolletta di zucchero, una mescolata colcucchiaino e poi tanti piccoli sorsi per assaporarne bene l'aroma.

Refuso: cucchiaino

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Un freddo gelido passa per glispifferi della finestra.

Refuso: gli spifferi

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

La signora Maria indossa il suo solito cappottone viola e poi giù per le scale.

Preferirei: cappotto.

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Qualche folata di vento le provoca un pizzicorio alla gola, con garbo ed eleganza la simpaticavecchietta percorre la strada che da casa la porta al suo negozio di fiori.

Refuso: pizzichio

simpatica Spazio vecchietta

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Il negozio in cui ha iniziatoa lavorare fin da ragazza, è stato il suo primo ed unico lavoro, da domani sarà anche l'ultimo, si dadomani, perché da domani chiuderà il negozio.

Attento agli spazzi. ha iniziato a  \ da domani

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Ancora ricorda quando ci entrò per la prima volta.Quando prese in affitto il locale guardando le pareti già immaginava come avrebbe posizionato gliespositori: lì avrebbe messo la cassa col bancone, finalmente avrebbe anche utilizzato quellampadario che le piaceva tanto, la videro ballare la prima volta che entrò nel suo negozio, ballaresulle note della musica della sua fantasia.

Anche qui attento. gli espositori \ quel lampadario  \ ballare sulle note

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Quella mattina però, sarebbe stata l'ultima volta, l'ultimavolta che avrebbe girato la chiave nella serratura, l'ultima volta che avrebbe posato il suocappottone viola sull'appendi abiti arancione dietro la porta, l'ultima volta che avrebbe annaffiato isuoi fiori.

l'ultima volta non ripeterei. Preferirei il suo cappotto \ i suoi fiori

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

La signora Maria si sistema dietro al bancone e questa sarà la sua prima ultima volta, ilsuo primo addio a un pezzo della sua vita. A fine giornata sarà la prima volta che quel bancone siricoprirà di polvere, perché la polvere non si sa da dove viene, la polvere forse cade dal cielo, comela neve che in strada, fuori dal negozio sta coprendo ogni cosa.

il suo \ si ricoprirà \ come la neve

 

4 ore fa, Piovasco ha scritto:

Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti erano ghiacciati e scivolosi; un tempo erano state ottime seggiole per culi sbarazzini e culi di barboni. La città era stranita, il mare era cristallo e il cielo bianco come non lo era mai stato, e forse niente sarebbe più stato come prima... c'è un bimbo che esce dal nido, un ragazzo che vaga, una signora che balla e c'è la neve che ricopre ogni cosa.

Non capisco perchè ripeti questo pezzo.

 

Conclusione: Testo delicato e scorrevole. Piacevole da leggere anche se verso la fine ci sono molte distrazioni. La trama è poco intuitiva ma ci sono molte belle immagini che fanno pensare a qualcosa. L'ambientazione penso che sia negli anni 60 - 70.

Ti auguro una buona continuazione.

:sorrisoidiota:Floriana

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grazie per la dettagliata analisi. Effettivamente non mi ero accorto dei refusi in questa versione, c'è una versione editata (che non trovo) che ha vinto il primo premio a un concorso letterario.

 

qui la versione recitata

 

*contenuto rimosso dallo staff*

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@Piovasco Ciao, ho dovuto rimuovere il contenuto multimediale in quanto si configura come revisione del racconto pubblicato.

La revisione dei racconti è possibile qui in Officina, ma richiede l'apertura di una nuova discussione con un nuovo commento.

Del resto questa è una palestra di scrittura, non una vetrina, e il suo regolamento non prevede la pubblicazione di podcast o altri contenuti audio/video.

 

Però il "caso" che ci proponi è nuovo e ci stimola a pensare come potremmo, eventualmente, favorire iniziative come la tua (cioè consentire di pubblicare propri lavori non strettamente in forma di testo scritto).

Dato che abbiamo una sezione Podcast, valuteremo se sia possibile aprirla direttamente ai contenuti prodotti dagli utenti. Ti faremo sapere.

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@queffe ok! felice di essere stato stimolante "a mia insaputa" (cit. Claudio Scajola)

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Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

uello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti erano ghiacciati e scivolosi; un tempo erano state ottime seggiole per culi sbarazzini e culi di barboni

Ottimo inizio,

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

era mai stato, e forse niente sarebbe più stato 

C'è una ripetizione "stato" facilmente sostituibile.

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta

Lo hai già detto all'inizio, inutile ribadire.

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

di guadagar la libertà

Meglio guadagnare (il guadagnare mi sa di libro Cuore😉

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

gradone

È un refuso?

 

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

Alla sua destra il negozio di fiori della signora Maria gli da un buongiorno pieno di colori, più avanti il profumo di ciambelle e di cornetti caldi dal forno di Don Mimmo riempie

Qui mi piace molto, ma visto che hai parlato di freddo e neve avrei preferito sentiri dire che l"odore delle ciambelle scaldava l'aria ghiacciata (o qualcosa di simile)

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

colcucchiaino

Refuso: col cucchiaino

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

simpaticavecchietta

Refuso

 

Smetto di quotare perché nella terza parte ci sono tanti refusi, di fatto, però, poco importanti. 

La ripetizione nell'incipit assume un sapore diverso a fine lettura. È la prima volta che ti leggo e ho trovato la tua scrittura molto bella e suggestiva (le piccolezze che ti ho sottolineato non creano problemi alla trama), ho trovato il testo molto bello, originale. Una giornata particolare per certi versi  uguale per tutti (prima e unica giornata di nece)  e pure diversa per ognuno. Ho apprezzato tantissimo questo racconto e spero di leggerti ancora, lo farò con piacere. (La prossima volta più attenzione, rileggilo dopo averlo caricato, prima di dare l'invio). Può uccede che le parole si appiccichino passando da un supporto a un altro.

 

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Una neve che unifica tutto e tutti, come nel finale dei Morti di Joyce, in quello che appare più come una lunga poesia che come un racconto.
Bella l’idea di descrivere tre destini che si ignorano (come nella famosa “vita spericolata” di Vasco Rossi: ognuno col suo viaggio, ognuno diverso), ma dei tre solo uno convince: il bambino con la sua gioia di libertà. Gli altri due appaiono un po’ sfocati nel loro stesso grigiore, mentre la sceneggiatura dell’addio amoroso è troppo artefatta e banale.
Una passione quasi cechoviana per la malinconia ma senza le dovute caratterizzazioni di luoghi e personaggi che renderebbero tutto più vivo.

 

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  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti 

 

innocenti di che? Ho capito, ma almeno metti la parola tra virgolette.;)

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

"Stai sempre sul marciapiede, quando sei al semaforo fermati, anche se c'è il via libera tu guarda lo stesso la strada" - le ultime raccomandazioni della mamma di Pietro in quella mattina dal sole pallido,

 

meglio punto e virgola, per le considerazioni che ancora seguono.

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

 senza una voce che gli dica cosa fare. Un gradino alla volta freme di guadagnar la libertà, un primo passo verso la paura che a quell'età non si prova

 

verso la paura che ancora non si prova

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

per la curiosità di fare ciò che fanno i grandi. Pietro esce dal palazzo di quattro piani, il grande portone di legno si chiude alle sue spalle; come un uccellino che esce per la prima volta dal suo nido, fa un saltello per scendere dall'ultimo gradone che porta al marciapiede. Sotto i piedi di Pietro

 

virgola

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

mattonelle grigio scuro che squadrano la città frammentata a lingue d'asfalto, sopra la testa di Pietro il cielo bianco, davanti a Pietro il suo giorno da pioniere. Le labbra di Pietro disegnano un sorriso, le sopracciglia un'espressione di curiosità sul suo faccino ancora da bambino. 

 

superfluo "ancora da bambino".

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

Il passo è sicuro, le gambe dentro dei pantaloni verdi come un grillo avanzano a buon ritmo. 

 

Ti suggerisco:

“le gambe nei pantaloni verdi sembrano gli arti di un grillo nel loro procedere a buon ritmo.”

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

Alla sua destra il negozio di fiori della signora Maria gli da un buongiorno pieno di colori, più avanti il profumo di ciambelle e di cornetti caldi dal forno di Don Mimmo riempie il suo naso da fragranza. Il poco timore iniziale si trasforma in una valanga di emozioni interminabili, 

 

qui chiuderei la frase con un punto.

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

La signora Maria indossa il suo solito cappottone viola e poi giù per le scale. Qualche folata di vento le provoca un pizzicorio 

 

pizzicore

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

alla gola, con garbo ed eleganza la simpaticavecchietta percorre la strada che da casa la porta al suo negozio di fiori. Il negozio in cui ha iniziatoa lavorare fin da ragazza, è stato il suo primo ed unico lavoro, da domani sarà anche l'ultimo, si dadomani,

 

occhio alle parole attaccate a due a due nelle due righe sopra

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

posizionato gliespositori: lì avrebbe messo la cassa col bancone, finalmente avrebbe anche utilizzato quellampadario che le piaceva tanto, la videro ballare la prima volta che entrò nel suo negozio, ballaresulle note della musica della sua fantasia. Quella mattina però, sarebbe stata l'ultima volta, l'ultimavolta che avrebbe girato la chiave nella serratura, l'ultima volta che avrebbe posato il suocappottone viola sull'appendi abiti arancione dietro la porta, l'ultima volta che avrebbe annaffiato isuoi fiori. La signora Maria si sistema dietro al bancone e questa sarà la sua prima ultima volta, ilsuo primo addio a un pezzo della sua vita. A fine giornata sarà la prima volta che quel bancone siricoprirà di polvere, perché la polvere non si sa da dove viene, la polvere forse cade dal cielo, comela neve che in strada, fuori dal negozio sta coprendo ogni cosa.

 

addirittura qui sopra otto volte ti è successo di attaccare due parole insieme.

 

  Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

Quello fu il giorno in cui nella città di Sorgona nevicò per la prima volta. La piazza era fredda e i tubi innocenti erano ghiacciati e scivolosi; un tempo erano state ottime seggiole per culi sbarazzini e culi di barboni. La città era stranita, il mare era cristallo e il cielo bianco come non lo era mai stato, e forse niente sarebbe più stato come prima... c'è un bimbo che esce dal nido, un ragazzo che vaga, una signora che balla e c'è la neve che ricopre ogni cosa.

 

Bello aver dato lo stesso incipit per tre esperienze diverse, per tre persone ben caratterizzate, prima della stessa neve.

Una costruzione originale e portata avanti con stile. Qualche refuso da sistemare, parole attaccate a due a due,  e frasi troppo lunghe da spezzare, ma l'autore sul contenuto ha lavorato bene. 

Bravo, @Piovasco :)

 

 

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Caro @Piovasco, lascio qui il mio commento al tuo racconto.

Lo stile è fluido e mi piace l'invenzione narrativa dell'incipit che si ripete. 

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

e ultime raccomandazioni della mamma di Pietro in quella mattina dal sole pallido, nessuna rondine in cielo, solo qualche soffio di vento di tramontana mostrava un po' di vita in una giornata che pareva immobile.

è un frase un po' lunga, che a mio parere va spezzata, potresti mettere un punto dopo "cielo", e formulare un'altra frase con il resto.

 

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

un primo passo verso la paura che a quell'età non si prova per la curiosità di fare ciò che fanno i grandi.

questa frase non l'ho capita!

 

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

dei fiocchi

toglierei il "dei"

 

Il 21/5/2020 alle 11:38, Piovasco ha scritto:

Possiamo cambiare! ci possiamo riprovare!-mmhhh.. lascia perdere, siamo troppo diversi.-ma Elisa, io ti amo... ti prego diamoci un'altra possibilità!-ti ho detto di lasciare perdere, basta, lasciami in pace!!!-per favore, ti prego... non mi lasciare!

 ci sono troppi punti esclamativi!

 

L'ultima parte perde di efficacia perché ha molti refusi, ma immagino te l'abbiano già detto.

 

Il racconto nel complesso mi è piaciuto e l'ho trovato molto poetico, forse manca un po' di emozione, c'è molta descrizione, ma è comunque una piacevole lettura!

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Sangue di Giuda @Piovasconella filastrocca sei un Dio ma nella narrativa non scherzi, mi è piaciuto molto il contenuto del tuo racconto molto scorrevole che mi ha fatto entrare in una piccola cittadina tipo borgo della Calabria, donandomi la sensazione di  trovarmi nei pressi del negozio di fiori della signora Maria, se poi aggiungiamo la neve e gli aromi che si sentono nell'aria di buon caffè e cornetti, allora non possiamo dedurre altro: " siamo sulla Sila" Ti ringrazio della lettura augurandoti una grande e fortunata settimana. 

 

PS Che centra il mio sanguinario antenato?

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