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Domenico S.

Avventure di un uomo dimensionale (fine)

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Commento a "Il Corsaro Ucci Alì" di Flambar

 

La consegna era chiara. Entrare, colpire, uscire. Di solito l’Uomo dimensionale non aveva armi. La Lega lo aveva fornito con una sciabola laser, perfetta per lo scopo della sua missione.

Nonostante fosse, in teoria, l’uomo giusto al posto giusto, Vinicio Squadri (alias: Uomo dimensionale. Potere: spostarsi fra le dimensioni) non si sentiva particolarmente suo agio con quella missione.

In teoria, l’avversario non era di quelli che facessero intenerire: era un enorme lucertolone capitato chissà come al largo della baia, che minacciava di devastare la città. Proprio una missione per la Lega dei supereroi, in cui Vinicio era stato finalmente ammesso dopo anni di tentativi.

«Tutto chiaro?» chiese ancora una volta Capitan Ganassa, il capo della Lega.

«Certo» disse Vinicio. «Andare, colpire, tornare.»

«Devi recidere l’aorta e andare via prima che il sangue ti anneghi. Non esiste altro modo.»

Guardò il resto della Lega. I loro sguardi erano accigliati. Non avrebbero mai affidato al missione a un pivello come lui, e temevano potesse venire meno alle loro aspettative, ma non avevano altra soluzione.

Chiese di nuovo alla Ragazza venusiana come funzionasse la sciabola.

«È facile, vedi» disse lei, mostrando il pulsante.

«Va bene» disse Vinicio. «Vado e torno.»

«Andare, colpire…»

«E tornare, certo.»

Attraversò varie dimensioni collaterali alla ricerca di quella che portava al cuore del mostro. Il tempo scorreva diversamente a seconda delle dimensioni. In una, si fermò da un barbiere. Felicia (la sua eterna fidanzata) sosteneva che avesse sempre i capelli un po’ troppo lunghi. Lui li faceva tagliare una volta ogni tre mesi, per fare economia, ma in quella dimensione costava di meno. Inoltre, pettini e forbici erano agitati da simpatici tentacoli.

«Vinicio» gli disse il barbiere «è vero che ti hanno accettato nella Lega?»

L’uomo dimensionale mostrò l’anello, con comprensibile orgoglio.

«Non farli troppo corti…» 

«No, no. Un eroe della lega, che onore.»

«Che onore, già…» disse lui, guardando la sciabola spenta, legata alla cintura del costume.

Dopo che si fu guardato allo specchio (si giudicò mica male) decise di smettere di tergiversare. 

Arrivò al cuore delle bestia.

Era grande, pulsante, gravido di sangue verdastro. Individuò subito l’aorta. Un colpo preciso, e…

Peccato che non avesse il cuore di farlo. Non aveva mai ucciso, nella sua carriera, e sperava di non doverlo mai fare.

Da quando aveva cominciato le sue avventure, Vinicio aveva sempre adottato un approccio empatico, per sconfiggere i nemici. Cercava di comprenderli, per trovare la causa delle loro azioni malvagie. Col tempo, s’era accorto che la sua capacità di comprendere i sentimenti degli avversari non era altro che un’estensione dei suoi poteri. Poteva penetrare anche in quella particolare dimensione.

Sì, ma qui si parlava di un lucertolone gigante, non di un essere umano con una sua vita interiore!

Ad ogni modo, tolse un guanto e sfiorò il cuore della bestia.

In un attimo, gli fu chiaro cosa doveva fare. Non aveva mai provato qualcosa del genere, ma gli sembrava l’unica soluzione praticabile.

Lasciò la sciabola al suo posto, tolse anche l’altro guanto, si concentrò e affondò le mani nel cuore del gigantesco animale.

 

«Andare, colpire, tornare» disse Capitan Ganassa, percuotendo con un pugno il tavolo della sala riunioni della lega. «Il piano più semplice di questo mondo. Si può capire cosa è andato storto?»

«Mi è venuto in mente un piano migliore, tutto qui» disse Vinicio. S’era sempre sentito intimorito da quell’uomo, ma adesso non era più così.

«Dovevi ucciderlo.»

«Ora non è più un problema.»

«Dovevi ucciderlo, e non teletrasportarlo.»

«Ho evitato un inutile spargimento di sangue.»

«Potrebbe tornare.»

«Non lo farà.»

«Potrebbe tornare. E, inoltre, hai sovvertito un mio preciso ordine esecutivo. Alla tua prima missione.»

«Non c’era bisogno di uccidere nessuno.»

«Era il mio ordine.»

Vinicio sospirò. Guardò i piccoli occhi di quell’uomo, quanto era lasciato scoperto dalla sua maschera mimetica. Perché aveva voluto tanto lavorare con lui?

Si tolse l’anello. Lo poggiò sul tavolo.

«Prima e ultima missione, immagino.»

«Immagini bene.»

«Beh, almeno non dovrò mai usare una di queste» disse Vinicio, poggiando sul tavolo anche la sciabola.

A quel punto, avrebbe voluto volatilizzarsi via, ma lo pregarono di andare prima all’ufficio delle risorse umane per firmare le dimissioni.

 

La vita scorse tranquilla per qualche mese. Frequentava le lezioni dell’università e lavorava part-time in un ufficio. La sera prendeva sempre una birra e un sandwich alla tavola calda di sotto. Felicia si era trasferita da lui, ma il suo lavoro era stancante e la sera non aveva mai voglia di cucinare. Guardavano un po’ di tv e andavano a dormire. Una coppia come tante.

«Posso farti compagnia?»

Vinicio alzò lo sguardo. La ragazza venusiana, con la pelle verde e gli inconfondibili occhi blu cobalto.

«Siedi.»

Il cameriere arrivò a prendere gli ordini. Per lei una coca e un’insalata.

«Non vengo davvero da Venere, lo sai?»

«Da dove vieni?»

«Una stella lontana lontana. L’atmosfera di Venere non può ospitare la vita.»

«Perché ti chiamano così?»

«Decisione dell’ufficio marketing. Credo avessero un nome nuovo in serbo anche per te.»

«Non ci tengo a scoprirlo.»

«Sei stato coraggioso.»

«Sì?»

«Coraggioso e stupido. Perché hai contravvenuto agli ordini del Capitano?»

«Non volevo uccidere nessuno.»

«Hai appena ammazzato un tacchino, mangiando il tuo sandwich. Cosa cambia? Avrei potuto capire si fosse trattato di un umano…»

«Aveva figli. Nipoti, anche. Inoltre, era lì per colpa mia.»

«Cosa intendi?»

«Veniva da un’altra dimensione. Un mondo molto affascinante, credo ricordi il nostro giurassico. È finito qui per sbaglio. Era incolpevole.»

«Però hai dovuto rinunciare alla Lega.»

Vinicio fece spallucce.

«La Lega paga bene» disse la Ragazza venusiana, quasi a giustificarsi.

«Sì, lo stipendio non era male.»

«Ora cosa fai?»

«Lavoro in un ufficio. Finisco l’università.»

«Non ti si vede più in giro.»

«Ho smesso.»

«La delusione è stata tanto cocente? Insomma, avere a che fare con noi.»

«Non è per quello» disse Vinicio. «Mi piaceva la vita del supereroe. Mi piace tuttora. Credo facessi del bene.»

«Perché hai smesso?»

«Come ti dicevo, quel lucertolone era capitato da noi per sbaglio, ma non è stato un caso. A quanto pare, a forza di teletrasportarmi lascio aperti dei varchi fra le dimensioni. Varchi nei quali quegli esseri possono cadere. Fra cui, quell’animale.»

«Sei sicuro di questa teoria?»

«Sì.»

«Mi spiace.»

«Ho promesso al capitano che nulla del genere sarebbe mai accaduto di nuovo, e intendo mantenere quella promessa. Non mi teletrasporterò più.»

La Ragazza venusiana lo guardò. Vinicio si domandò se, dandole quell’informazione, fosse riuscito a ottenere il suo rispetto. Per qualche motivo, ci teneva ancora all’opinione di quelli della Lega.

«È nobile da parte tua.»

«Siamo supereroi» disse Vinicio. «Dovremmo essere nobili.»

«Conosco una persona che potrebbe aiutarti a chiudere i varchi che lasci dietro di te. Si tratta di un telepate con cui mi sono addestrata. È molto potente, ma preferisce insegnare che agire. Un saggio, uno di quelli così.»

«Uno saggio.»

La Ragazza venusiana scrisse un nome e un numero di telefono sulla tovaglietta della tavola calda.

«Pensaci. Era bello vederti in giro. Mi piaceva quella sfumatura blu quando ti teletrasportavi.»

Lo lasciò solo e andò a pagare il conto. 

Vinicio guardò quel numero di telefono. Strappò il lembo della tovaglietta, poi fece per appallottolarlo, poi ci pensò su. Era l’ultimo cliente rimasto nel locale.

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Bella questa conclusione (si, però, forse, insomma...) della carriera di super eroe di Vinicio.

Ti segnalo le cosine che ho notato, ma è proprio poco.

Il 20/5/2020 alle 08:48, Domenico S. ha scritto:

La consegna era chiara. Entrare, colpire, uscire.

credo che dovresti usare i due punti "la consegna era chiara; entrare..."

Il 20/5/2020 alle 08:48, Domenico S. ha scritto:

La Lega lo aveva fornito con una sciabola

credo dovrebbe essere "fornito di" o "equipaggiato con"

Il 20/5/2020 alle 08:48, Domenico S. ha scritto:

Il tempo scorreva diversamente a seconda delle dimensioni. In una, si fermò da un barbiere.

questa parentesi-barbiere in viaggio per la missione è deliziosa :)

Il 20/5/2020 alle 08:48, Domenico S. ha scritto:

Peccato che non avesse il cuore di farlo.

con quale "peccato" in apertura, sembra un commento del narratore, non sarebbe più diretto un "Non aveva il cuore di farlo, non aveva ecc."

Il 20/5/2020 alle 08:48, Domenico S. ha scritto:

Vinicio aveva sempre adottato un approccio empatico, per sconfiggere i nemici. Cercava di comprenderli, per trovare la causa delle loro azioni malvagie

personalmente, toglierei le due virgole

Il 20/5/2020 alle 08:48, Domenico S. ha scritto:

Varchi nei quali quegli esseri possono cadere. Fra cui, quell’animale

la ripetizione quegli/quel è bruttina: dovresti rielaborare. Mi viene in mente "varchi nei quali altri esseri possono cadere. Come quell'animale" ma vedi tu come preferisci riformulare.

Il 20/5/2020 alle 08:48, Domenico S. ha scritto:

Vinicio guardò quel numero di telefono

non capisco perché usi quel invece di il numero

Il 20/5/2020 alle 08:48, Domenico S. ha scritto:

Strappò il lembo della tovaglietta, poi fece per appallottolarlo, poi ci pensò su.

anche qui la ripetizione è brutta. Tanto più che sei in chiusura di racconto, poi resta nella testa di chi legge. Il primo è sicuramente sopprimibile, non serve a nulla, ma forse anche il secondo.

"Strappò il lembo della tovaglietta e fece per appallottolarlo, ma ci pensò su."

Invece l'ultima frase: era l'ultimo cliente rimasto nel locale è perfetta. Una bellissima chiusa.

 

Mi sono concentrata alle sottigliezze formali perché per il resto il racconto mi è sembrato davvero ottimo. E il tuo Vinicio è un quasi-supereroe sempre più simpatico. Ed è sempre un piacere leggere le sue avventure, spero che non fosse l'ultima :)

 

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@Befana ProfanaCiao, innanzitutto ti ringrazio per le utili correzioni. Sono felice che il racconto ti sia piaciuto, anche se, della serie, era quello meno umoristico e più introspettivo. Onestamente penso che le avventure di Vinicio si concludano qui, credo il personaggio abbia detto quello che doveva dire. Però ho lasciato un finale volutamente ambiguo, non è detto che non torni su di lui, ma solo se mi dovesse venire un'idea davvero buona.

 

Grazie ancora, Domenico

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