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Marissa1204

Il fiato del drago

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La terra aveva tremato di nuovo.

Quella volta era successo durante la notte. Tutto era iniziato con un vento che ringhiava al di fuori delle imposte chiuse, come un animale famelico. La casa tremava tutta; sembrava di essere al centro di un tornado.

La bambina era sdraiata nel suo lettino dalla trapunta con i disegni delle principesse Disney; non riusciva a dormire. Nella sua immaginazione, quello non era il vento, ma l’uomo nero che voleva rapirla. Stringeva a sé l’orsacchiotto di peluche con il papillon rosso, che le sussurrava di stare tranquilla, che lui l’avrebbe protetta dall’uomo nero. La stanza era avvolta nel buio come un mantello nero; la lucina da notte era fulminata e l’unica fonte di luce era la spia verde della lampada d’emergenza che proiettava ombre inquietanti sul muro, nonostante fosse flebile.

Gli occhi della bambina erano spalancati e le orecchie tese a captare qualsiasi rumore al di fuori del vento che ringhiava. Il suo respiro era alquanto affannoso e sentiva le guance bagnarsi dalle sue lacrime di paura, mentre stringeva il peluche talmente forte da non farlo respirare. Stava assorbendo le sue lacrime, come faceva sempre: era un amico fedele lui. Sentì improvvisamente qualcosa che sbatteva violentemente fuori; la bambina scattò in piedi.

«Che cos’era, Fred?» sussurrò al peluche. La bambina scostò le coperte e appoggiò i piedi nudi sul cotto freddo, rabbrividendo. Abbracciò Fred, come se fosse il suo scudo e si avvicinò al balcone: era da lì che aveva sentito il rumore. Deglutì; sentiva la gola secca. Aveva sempre avuto paura dei tornado. Aprì il balcone, avvertendo immediatamente il freddo vento che la schiaffeggiava. Abbassò anche le imposte, quanto bastava per permetterle di vedere fuori: era meglio se non lo avesse fatto. C’era davvero un tornado: vedeva buste di plastica volare da sole come fantasmi; le fronde degli alberi scosse a tal punto che potevano essere strappate dalla terra; i pali dell’elettricità che danzavano, rilasciando un suono come di uno sciame d’api.

Ed ecco che accadde tutto in un attimo. La bambina non capiva cosa stesse succedendo. Sentì una strana vibrazione con i piedi nudi sul pavimento; istintivamente alzò lo sguardo sul soffitto e vide gli striscioni di carta velina appesi al lampadario muoversi da soli. E la vibrazione si intensificò, fino a fare cadere in ginocchio la bambina che iniziò a urlare e a chiamare la mamma. Non c’era bisogno delle sue grida: i suoi genitori si erano già svegliati in preda al panico e la prima stanza in cui si erano precipitati era quella della figlia. La madre aveva il volto contratto in una smorfia di dolore, sembrava essere stato deformato dalla plastilina; il suo papà urlava alla moglie di prendere la bambina e di uscire immediatamente. La bambina piangeva in preda al panico: prima l’uomo nero, poi il tornado e ora la terra tremava. Che succedeva?

La madre l’afferrò e si precipitò lungo le scale, chiamando i vicini già in allerta. La bambina cercava di tenere stretto Fred, che non voleva perdere per nulla al mondo. Scendere le scale con una bambina di otto anni in braccio non era cosa facile, aggiungendo anche il fatto che le scosse ne destabilizzavano l’equilibrio fisico e mentale.

La bambina, dalla spalla della madre, vedeva altre persone precipitarsi lungo le scale con vestaglie e pigiami, mentre sopra il boato delle scosse di terremoto distruggeva il palazzo. Sembrava che un enorme drago stesse camminando su di loro, sgretolando quella scatola di cemento come se fosse stato un grissino. Ma il drago fu più veloce di loro. Nella confusione, Fred cadde e la bambina urlava e si dimenava per tornare a riprenderlo, rendendo tutto ancora più difficile. Nessuna delle persone dietro di lei si chinò a raccoglierlo e a ridarglielo, tutti volevano scappare perché era questione di secondi se volevano salvarsi. In giro si sarebbero trovati milioni di orsacchiotti, ma la vita era una.

Il drago fu più veloce e mattone dopo mattone sgretolò quel grissino di cemento, imprigionando tutti.

La mattina dopo, quando i vigili del fuoco giunsero sul posto per cercare persone sotto le macerie, con grande rammarico trovarono solo un orsacchiotto con un papillon rosso, sporco di polvere, con lo spettro della casa distrutta dal drago attorno ad esso.

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Ciao @Marissa1204,

ho letto il tuo racconto, scritto bene, senza errori.

Ti faccio solo alcune segnalazioni

3 ore fa, Marissa1204 ha scritto:

Deglutì; sentiva la gola secca.

Ho notato che usi un po' troppo spesso il punto e virgola, ad esempio, qui in questo caso va più che bene solo la virgola.

 

3 ore fa, Marissa1204 ha scritto:

La stanza era avvolta nel buio come un mantello nero

Quella similitudine la trovo ridondante e la toglierei.

3 ore fa, Marissa1204 ha scritto:

dal drago attorno ad esso.

Questo pezzo finale lo toglierei, sappiamo già che la casa è stata distrutta dal drago.

 

A livello di trama ti faccio queste due annotazioni:

3 ore fa, Marissa1204 ha scritto:

Sembrava che un enorme drago stesse camminando su di loro, sgretolando quella scatola di cemento come se fosse stato un grissino. Ma il drago fu più veloce di loro.

Qui a inizio frase dici "sembrava", ma subito dopo appare il drago. Queste due frasi sembrano contraddirsi, perché se dici sembrava allora so che quella cosa è simile ma è diversa da. Quindi cambierei il modo in cui introduci la figura del drago.

 

3 ore fa, Marissa1204 ha scritto:

Il drago fu più veloce e mattone dopo mattone sgretolò quel grissino di cemento, imprigionando tutti.

La mattina dopo, quando i vigili del fuoco giunsero sul posto per cercare persone sotto le macerie, con grande rammarico trovarono solo un orsacchiotto

Qui non capisco, rimangono intrappolati sotto le macerie, ma i vigli del fuoco trovano solo l'orsacchiotto. Mi chiedo: dove sono finiti? Quindi non sono più intrappolati? C'è un mistero dietro?

 

Comunque mi è piaciuto e hai scritto bene. Lo definirei più un brano che un racconto conclusivo. E secondo me per dare struttura al tutto e rendere ciò che hai scritto in un racconto compiuto, basta cambiare l'inizio, perché quel "aveva tremato di nuovo" mi sa di riferimento a qualcosa che è successo in passato e che sarei curioso di sapere.

 

 

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ciao @Alessiomantelli

Grazie per aver letto il mio racconto.

 

Ebbene, la figura del drago è una metafora per il terremoto quindi confermo l'impressione che hai avuto all'inizio. Convengo sulle correzioni riguardo la punteggiatura, che è sempre stata il mio tallone di Achille.

 

Spero che leggerai anche qualche altro mio pezzo, donandomi i tuoi consigli.

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Inizio con il taggare @Kikki per farle vedere questo racconto. Non lo dico solo perché per un attimo ho ripensato al mostro sotto al letto (non ricordo se mostro, uomo nero, ...) ma per la narrazione perché penso che possa esserci un utile scambio di opinioni tra voi - semmai mi scuso con entrambe. :)

Il punto, @Marissa1204, è che non trovo difetti in questo racconto: scritto bene, trascinante ed emotivo. Ma secondo me c'è un complesso ed efficace lavoro narrativo tra le righe che dà questo risultato: tutto il racconto è "visto" (cosa un po' imprecisa trattandosi di una narrazione in terza persona) dal punto di vista della bambina, con tanto di descrizioni associate alla sua immaginazione fanciullesca - il rapporto con Fred, buste di platica come fantasmi, il drago, ... - e la realtà è quasi una contaminazione del modo di essere e di pensare della protagonista (le azioni dei genitori mentre scappano con lei). Mi spiego meglio: il narratore si trova sulla superficie di una bolla in cui la bolla è l'infanzia della bambina ed è rivolta verso di lei ma a contatto con la realtà che la circonda e che, in questo caso, la sta segnando.

Questo segno, questo passaggio, questo passaggio traumatico nella sua infanzia (che immagino lasci un segno), viene riflesso come messaggio nel finale

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

con grande rammarico trovarono solo un orsacchiotto con un papillon rosso, sporco di polvere

in cui, diciamo, l'infanzia si è ormai persa tra le macerie.

Spero che questo feedback possa esserti utile, mi spiace che non credo di esserti molto d'aiuto, ma perché ho trovato un ottimo racconto secondo me. :ciaociao:

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Il tuo racconto mi ha suscitato un accenno contenuto di lacrime, quindi ha una sua efficacia reale, non so se sia frutto di esperienze vissute, ma di certo non sembra solo un mondo di carta.

- la trama è avvincente nella sua semplicità

- la protagonista è tratteggiata nella sua innocenza turbata dal male. Come in Cechov è forte la compassione ma manca del tutto la speranza, che per i miei gusti personali non avrebbe guastato 🙂

- stile: non molto da dire: scritto bene, con però poche sorprese linguistiche, forse perché la trama non dà spazio a voli pindarici 

- giudizio finale: sono stato contento di leggerlo

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Un racconto che ha dei pregi e nel quale vedo una buona potenzialità, ma che per me ha bisogno di una bella messa a punto...

Cominciamo dai pregi: una buona idea di focalizzazione che vuole presentare il dramma visto (in modo molto credibile) con gli occhi della bambina.

Un finale triste e tragico che rispetta il realismo alla base della storia. Sarebbe stato bello e consolatorio uno scampato pericolo, un grosso spavento e basta, ma la realtà non è quasi mai come ci piacerebbe e narrare realisticamente comporta, talvolta, dare qualche ceffone al lettore.

Però ci sono anche dei problemi, a mio parere: un punto di vista un po' ballerino, qualche scelta non proprio azzeccata di termini e di locuzioni, qualche tempo verbale non perfetto, la costruzione di alcune frasi migliorabile.

Provo ad argomentare questi miei pareri seguendo il filo della storia:

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

La casa tremava tutta; sembrava di essere al centro di un tornado. 

Prima di tutto nell'immaginario di un bambino non credo possa esserci l'idea di come può essere il centro di un tornado. Inoltre (do per scontato che la storia si svolga in Italia, ma potrei anche sbagliarmi) forse il termine più consueto è "tromba d'aria". 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

Gli occhi della bambina erano spalancati e le orecchie tese a captare qualsiasi rumore al di fuori del vento che ringhiava.

Il vento che ringhiava è una definizione inconsueta, ma molto evocativa rispetto alla percezione della bimba. La approvo, quindi, ma eviterei questa ripetizione. Lo hai già definito così, mi hai colpito e va bene. Non c'è bisogno di ribadire.

Non userei, inoltre, "al di fuori del vento" (che suggerisce un'esclusione e porta in secondo piano un elemento importante per l'ambientazione come questo rumore di vento). Consiglierei "oltre al vento."

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

Il suo respiro era alquanto affannoso e sentiva le guance bagnarsi dalle sue lacrime di paura, mentre stringeva il peluche talmente forte da non farlo respirare.

Via "alquanto": in questa forma avverbiale sdrammatizza, addirittura (cosa tutt'altro che opportuna).

Io consiglierei di rivedere completamente questa frase che (non vorrei sembrarti schematico e pedante) presenta due dei "difetti" che lo scrittore  dovrebbe sempre provare a evitare:

il "sentirsi le guance che si bagnano" (sì, si può sentire le lacrime che scendono sulle guance, ma molto meglio mostrare il pianto della bimba);

il possessivo riferito alle lacrime;

Suggerirei quancosa del genere:

Respirava affannata e aveva gli occhi pieni di lacrime per la paura. Stringeva a sé il peluche così forte da togliergli il fiato.

(Non è male questa vita immaginaria data all'orsacchiotto, consiglio viviamente di mantenerla. Non pretendo che la forma suggerita da me sia la migliore, però è in questo senso, complessivamente che ti consiglio di modificarla. Nella forma suggerita da me ho evitato la ripetizione Respirava/respiro di inizio e fine frase, ma vedi tu).

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

Sentì improvvisamente qualcosa che sbatteva violentemente fuori; la bambina e scattò in piedi.

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

La bambina scostò le coperte e appoggiò i piedi nudi sul cotto freddo, rabbrividendo. , così freddo da darle i brividi.

Non c'è bisogno di ripetere il soggetto ad ogni periodo. Puoi considerarlo sottinteso.

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

si avvicinò al balcone: era da lì che aveva sentito provenire il rumore.

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

Deglutì; sentiva aveva la gola secca. Aveva sempre avuto paura dei tornado. Aprì la portafinestra che dava sul balcone, avvertendo immediatamente il freddo tagliente del vento che la schiaffeggiava.

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

era meglio se non lo avesse fatto.

sarebbe stato

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

C’era davvero un tornado: vedeva buste di plastica volare da sole come fantasmi; le fronde degli alberi scosse a tal punto che potevano essere strappate dalla terra;

gli alberi scossi a tal punto da essere quasi strappati da terra

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

istintivamente alzò lo sguardo sul soffitto e vide gli striscioni di carta velina appesi al il lampadario muoversi da soli. oscillare.

Potrebbe sembrare strano, ma hai ragione, è proprio così dopo aver provato una scossa di terremoto: la sensazione viene da terra, dal punto di appoggio, ma diviene istintivo alzare lo sguardo al lampadario a ogni sensazione di vibrazione. Eviterei di disperdere la narrazione sugli striscioni di carta velina.

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

E la vibrazione si intensificò, fino a fare farla cadere in ginocchio. la bambina che iniziò a

Adesso poteva solo urlare e chiamare la mamma.

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

Non c’era bisogno delle sue grida: i suoi genitori si erano già svegliati in preda al panico e la prima stanza in cui si erano precipitati era quella della figlia. La madre mamma aveva il volto contratto in una smorfia di terrore dolore, sembrava essere stato deformato dalla come plastilina; il suo papà urlava alla moglie di prendere la bambina e di uscire immediatamente. La bambina Lei piangeva disperata in preda al panico: prima l’uomo nero, poi il tornado e ora la terra tremava di nuovo. Che succedeva? Come poteva succedere tutto ciò?

Allore: tieni salda la focalizzazione su di lei (qui sei passata a una focalizzazione zero). Usa mamma/papà come sostantivi, togli tutti i possessivi. La protagonista è "lei" (non "la bambina": tieni il lettore vicino alla piccola).

L'ultima domanda va posta secondo il suo punto di vista: prima la paura dall'uomo nero, poi di qualcosa di concreto (il vento) infine ciò che aveva già provato, ma che arriva a sommarsi al resto del terrore. Lei a quel punto non si chiede "cosa asuccede" ma come può capitare, a lei e a mamma e papà tutto questo.

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

La madre l’afferrò e si precipitò lungo le scale, chiamando i vicini già in allerta. La bambina cercava di tenere stretto Fred, che non voleva perdere per nulla al mondo. Scendere le scale con una bambina di otto anni in braccio non era cosa facile, aggiungendo anche il fatto che le scosse ne destabilizzavano l’equilibrio fisico e mentale.

Ormai la focalizzazione ti ha preso una deriva diversa rispetto all'inizio. capisco che forse vuoi preparare il finale (nel quale, inevitabilmente, dovrai abbandonare il puntio di vista della piccola protagonista), ma puoi (per me addirittura "devi") continuare a mantenerti salda sulla bimba. Le hai avvicinato il lettore fino a fargli condividere il terrore di lei, non puoi, ora, allontanarlo!

La mamma l'afferrò e si precipitò lungo le sale. Lei cercava di tenere stretto Fred che per nulla al mondo voleva perdere. Via assolutamente tutta la parte che focalizza sulla madre.

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

La bambina, (vedi tu se può starci il soggetto sottinteso, al limite puoi mettere un "Lei,") dalla spalla della madre, vedeva altre persone precipitarsi lungo le scale con vestaglie e pigiami, mentre sopra il boato delle scosse di terremoto distruggeva il palazzo.

Anche se nella percezione della bambina può essere il boato che distrugge il palazzo, io non azzarderei (non è così ingenua, dopotutto)

Suggerirei:

...mentre sopra il terremoto stava già distruggendo il palazzo con un boato.

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

Nella confusione, Fred cadde e la bambina urlava e si dimenava per tornare a riprenderlo, rendendo tutto ancora più difficile. Nessuna delle persone dietro di lei si chinò a raccoglierlo e a ridarglielo, tutti volevano scappare perché era questione di secondi se volevano salvarsi. In giro si sarebbero trovati milioni di orsacchiotti, ma la vita era una.

Il drago fu più veloce e mattone dopo mattone sgretolò quel grissino di cemento, imprigionando tutti.

Io mi limiterei a questo:

Nella cofusione, Fred le cadde. [L'a capo lo vedo in modo "cinematografico": un istante di fermo immagine che congela lo sguardo della protagonista]

Lei iniziò a urlare e a dimenarsi: dovevano tornare a riprenderlo!

Nessuna delle persone che le seguivano si chinava a raccoglierlo per ridarglielo, tutti volevano solo scappare.

Ma il drago fu più veloce e  mattone dopo mattone sgretolò in un attimo quel grissino di cemento, imprigionando travolgendo tutti.

 

Ok, adesso arriva il cambio di focalizzazione. Perfettamente lecito a chiusura di una storia nella quale il protagonista, che era stato al centro della focalizzazione, muore:

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

La mattina dopo, quando i vigili del fuoco giunsero sul posto per cercare persone sotto le macerie, con grande rammarico trovarono solo un orsacchiotto con un papillon rosso, sporco di nella polvere. con lo spettro della casa distrutta dal drago attorno ad esso. Lo spettro di un drago aleggiava sulla casa distrutta.

Ti consoglio una chiusura del genere, a rendere quasi reale l'ultimo, terribile incubo della bimba. Chiaro che il riferimento è puramente narrativo, nella storia i pompieri non vedono lo spettro del drago. Però credo che il lettore possa trovarlo terribilmente reale.

 

Per concludere ancora un problema che definirei di tempi degli avvenimenti, che cozzano un po' con il realismo della storia. Nell'incipit apprendiamo che è già in corso una scossa ("La casa tremava tutta;"): probabilmente l'ennesima di uno sciame che dura da giorni. La drammatica e coinvolgente narrazione successiva mostra una serie di azioni e di stati emozionali della bimba che devono avere diversi minuti di tempo per svolgersi. Non trovo credibile che i genitori arrivino solo dopo così tanto tempo: cosa aspettavano per fuggire di casa? Stavano dormendo tranquilli? Io abito in un comune direttamente interessato dal terremoto dell'Emilia del maggio 2012 e ti posso garantire che durante il periodo di una sciame sismico si dorme con un occhio solo (se si riesce a dormire) e si balza dal letto per paura alla più lieve sensazione di vibrazione.

Ho pensato che la bimba potesse essere più sensibile del normale, che la storia potrebbe presentare, pur nel suo realismo, una sorta di premonizione. Può starci, però devo segnalarti che la cosa non è scontata, non c'è alcun altro indizio che indirizzi il lettore verso un'interpretzione di questo tipo e la tua gestione dei tempi ti fa correre qualche rischio.

 

Scusa se sono stato pignolo, spero che qualcosa del mio commento possa tornarti utile.

A rileggerti!

 

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Ciao @Marissa1204 ,

comincio col dirti che sono qui perché il titolo mi ha catturato all'istante e, incuriosita, mi sono messa a leggere.

Immaginavo un fantasy, un grande drago che incutesse paura, non credevo che la paura potesse essere reale.

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

la lucina da notte era fulminata e l’unica fonte di luce

Prova a non ripetere "luce".

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

bagnarsi dalle sue lacrime

bagnarsi delle

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

mentre stringeva il peluche talmente forte da non farlo respirare. Stava assorbendo le sue lacrime,

Qui tornano ridondanti le parole peluche e lacrime; prova a evitarlo.

 

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

le fronde degli alberi scosse a tal punto che potevano essere strappate dalla terra

Questa frase mi inciampa il concetto: le fronde sono la parte alta degli alberi, quindi non sono queste a poter essere strappate dalla terra. L'idea credo di averla capita, ma va descritta meglio, secondo me.

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

una strana vibrazione con i piedi nudi sul pavimento

attraverso (?) i piedi nudi... che dici?

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

il suo papà urlava alla moglie

Detta così sembra che la donna non sia la madre; se vuoi usare moglie forse puoi dire "il marito". Che ne pensi?

 

Il 18/5/2020 alle 11:34, Marissa1204 ha scritto:

e mattone dopo mattone sgretolò

e, mattone dopo mattone, sgretolò

 

La storia comincia piano, lenta, descrivendo la quiete della bambina nel suo letto che a poco a poco viene destabilizzata, aumentando di intensità; questo è evidenziato dai rumori, che sono sempre più forti.

Temiamo per lei e tiriamo un sospiro di sollievo quando i suoi genitori irrompono nella stanza.

Purtroppo il drago è troppo potente e la mattina dopo l'unico superstite è il caro Fred.

Non si tratta di una favola, non c'è il lieto fine, e per chi ha sentito il respiro del drago (come me) la paura si sente tutta.

 

A parte quelle piccole accortezze che ti ho indicato, non ho trovato errori o incongruenze: la grammatica è ottima, la punteggiatura anche.

Nel complesso è una racconto che mi ha spiazzato, ma che comunque riesce a rimanere impresso, sicuramente per le sensazioni che suscita; e quelle, si sa, non sono facili da trasmettere.

Brava!

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