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ivalibri

[MI 138] La ricerca

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Traccia di mezzogiorno: Il silenzio 

 

La ricerca

 

My hands are of your colour;
but I shame to wear a heart so white.
W. Shakespeare, Macbeth

 

Ancora un passo, pensa, ancora uno. È da ore che corre, o almeno così gli pare. L'aria che respira gli fa male, lacera i polmoni e strizza le viscere. Ma non si ferma, i piedi affondano nella terra umida."Più distanza possibile" si dice "Devo mettere più distanza possibile tra me e quella casa". La luce del cellulare lo guida tra gli arbusti, in un percorso labirintico.
A un tratto rallenta. Ha un'illuminazione. Un'epifania che affiora dalle sua stessa coscienza. Spegne il telefono, non deve scappare, finirebbe in un altro abitato. Deve andare il più lontano possibile dai suoi simili, là dove il mondo è ridotto a natura e può trovare il punto più buio del bosco, oscuro quasi come il suo cuore. Allora potrà fermarsi, ragionare. Sente infatti la notte che lo ingoia, lo mastica, mentre cerca un angolo in cui rintanarsi, e infine lo sputa fuori, impastato alla terra e alla vegetazione che lo accoglie. Il bosco è un coagulo di suoni, scricchiolii lontani, insetti che stridono, soverchiati dalla pulsazione del suo cuore. Una melodia.
Il buio adesso è fitto, l'unica forma di luce a cui lo sguardo può appigliarsi è lo sciame di stelle che puntellano la volta celeste. Un precipitato di universo che lascia poco spazio al vuoto siderale ma che non illumina quaggiù, dove annaspiamo per rimanere a galla, dove è rimasto lui a fuggire dall'ombra di se stesso.
Accende ancora una volta lo schermo del telefono, la batteria si sta scaricando ma gli ultimi barlumi gli illuminano le mani. Si sorprende di vederle così bianche, così innocenti. "Le mani di un assassino". È dal punto più profondo del suo cuore che gli giunge all'orecchio quella frase. È sicuro di non aver pronunciato quelle parole, è stato proprio il suo cuore a dirle. Quel cuore che immagina bianco come le sue mani. 
"Non sono un assassino". Questa volta è la sua voce a dirlo. Un soffio che risuona stridulo e fasullo. Chi parla è solo un'ombra più nera del bosco. 
"Luca! Luca!", mormora allora il nome del fratello, non sa nemmeno lui perché. La sua voce ora è smorzata dal buio e dopo un po' gli pare di essere rimasto senza. Non la sente più uscire dalla bocca, così come non sente più i piedi, le mani che toccano i rami che ha dinnanzi, né la faccia solcata da felci e fili di ragnatele. Finché inciampa. Le mani continuano a tastare il terreno, come se si ostinassero a cercare qualcosa, una pietra, un passaggio, un segno del destino che gli indichi dove è approdato, ma trovano solo un buio impenetrabile, un mondo senza volto che potrebbe essere l'inizio o la fine della creazione. 
Si stende al suolo, la pelle del viso a contatto con la terra umida. Inizia a sentirsi perso, abbandonato nel cuore del bosco, solo come è stato nell'utero che ha accolto prima lui e poi il fratello, in un punto qualunque ma in nessun luogo e in nessun tempo. Non ci sono coordinate qui, nemmeno punti cardinali, né un sopra o un sotto. Proprio come dev'essere il luogo in cui Luca è ora, dove sonno e veglia coincidono. Manca solo una cosa, deve ancora spegnersi questo rumore di fondo. Una nota bassa e continua che ha sostituito il tumulto della fuga.
Un fomicolio sulla faccia gli ricorda che è ancora vivo. Si mette a sedere, cercando di scrollare via oltre agli insetti, anche lo stordimento in cui è caduto.
Gli compare subito davanti agli occhi l'immagine di Luca che tiene in mano il coltello. "Perché l'hai afferrato, Luca? Perché?". Poi istantanee confuse di colpi, braccia intrecciate, sudore. Urla e respiri affannati. Infine il corpo del fratello riverso a terra, la nuca ferita, il profilo innocente del cranio che si sovrappone al ricordo di Luca vivo, di Luca da piccolo, perfino di Luca appena nato, addormentato nella culla. Su tutto il silenzio assordante della casa in cui lo ha lasciato. Lo stesso silenzio che sta cercando adesso. Perché il buio non gli basta a cancellare tutto. Anzi, come un negativo gli rivela dettagli a cui non aveva fatto caso, la sorpresa di Luca quando lui lo colpisce, il sangue che si sparge a terra, lento ma inesorabile. Gli mostra persino il futuro, gli fa vedere gli strilloni di cronaca dell'indomani: "Lite tra fratelli degenera in omicidio", anzi "Uccide il fratello e fugge", o peggio ancora "Massacra il fratello per futili motivi e scappa".
Prova ad accendere ancora una volta il cellulare, qualche lampo bluastro illumina ancora le sue mani bianche e poi si spegne. Definitivamente. Rivolge lo sguardo in alto allora, verso un frastagliato ritaglio di cielo, da cui gli pare provenga quella nota bassa e lunga, il rumore di fondo dell'universo. Quel suono che gli ricorda che finché è vivo non può sentire il silenzio. Il silenzio oscuro dove si trova Luca ora.

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Ho trovato questo racconto scritto divinamente, ma con un'idea un po' debole, che credevo svoltasse nel finale per capovolgere una situazione, che invece è stata condotta spietatamente fino alla fine. Il rapporto con il fratello è praticamente reso con immagini, tanto sono efficaci le descrizioni e il senso di colpa è straordinariamente forte (ci ho visto qualcosa di Raskolnikov). Secondo me è l'impianto perfetto per qualcosa che può esplodere con ancor più fragore, la miccia perfetta per qualcosa di ancor più crudo. A ogni modo complimenti! :)

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Come boa a questo contest avrei messo di evitare "silenzio assordante" ed é anche l'unico appunto che ti faccio.

Il ritmo del tuo racconto é incalzante, le parole scorrono davanti agli occhi e si vorrebbe sapere di più oltre alla presa di coscienza dell'assassino.

Complimenti!

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17 ore fa, ivalibri ha scritto:

La luce del cellulare lo guida tra gli arbusti, in un percorso labirintico.

questa immagine m'è piaciuta un sacco.

 

17 ore fa, ivalibri ha scritto:

che affiora dalle sua stessa coscienza

refuso

 

17 ore fa, ivalibri ha scritto:

l'unica forma di luce a cui lo sguardo può appigliarsi è lo sciame di stelle che puntellano la volta celeste

bellobello

 

17 ore fa, ivalibri ha scritto:

Un precipitato di universo che lascia poco spazio al vuoto siderale ma che non illumina quaggiù, dove annaspiamo per rimanere a galla, dove è rimasto lui a fuggire dall'ombra di se stesso.

bellobello (unico dubbio su quel "dove annaspiamo per rimanere a galla, che ha un vago odore di intromissione del narratore. Forse eviterei, se pure è una bella riflessione).

 

17 ore fa, ivalibri ha scritto:

Gli mostra persino il futuro

wow

 

Il tuo racconto mi è piaciuto molto. Lo stile scarno si adatta perfettamente alla storia narrata, oserei dire che è una scrittura quasi cruda/crudele.

Bello il parallelismo tra luce del cellulare che pian piano si affievolisce, e porta con sé il lettore nell'oscurità dentro il protagonista. Unico neo, qualche ripetizione, ma giusto per.

I miei complimenti

mqs

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Ciao @Lo scrittore incolore

grazie davvero per l'apprezzamento ma soprattutto per la riflessione che mi hai fatto fare sulla debolezza della trama, cosa di cui non ero consapevole e che appunto mi darà di che pensare per migliorare. .. Di solito quando scrivo parto da un'immagine o da una sensazione e poi ci costruisco una storia, però mi rendo conto che qui e forse anche in altri miei scritti, la trama rimane sullo sfondo e ci dovrei lavorare di più. Grazie!

Ciao @Almissima

grazie per essere passata e per il gradito commento! Grazie mille anche per l'appunto sulla frase abusata, hai perfettamente ragione!

Ciao @m.q.s.

grazie per il tuo commento e per gli appunti che mi hai lasciato 

18 ore fa, m.q.s. ha scritto:

quel "dove annaspiamo per rimanere a galla, che ha un vago odore di intromissione del narratore. 

Vero! Hai ragione, qui non ci sta... lo cambierò.

Per quanto riguarda le ripetizioni, sono volute ma non è facile calibrarle, quindi ti ringrazio del feedback. 

Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto!

A presto!

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Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

Le mani

le mani hanno un ruolo fondamentale (mani bianche, non mani da assassino...) laddove possibile userei dei sinonimi come dita (le dita continuano a tastare il terreno...)

 

@ivalibri credo che tu in questo racconto abbia voluto mettere troppa carne al fuoco e le spese le ha fatte la trama che è davvero deboluccia. Il nostro protagonista scappa, soverchiato dal senso di colpa, che però rimane un po' in superficie, io almeno non riesco a sentirlo. Che sia in fuga è chiaro, che lo sia anche da sè stesso per quello che ha fatto emerge meno, avrebbe dovuto essere lampante e invece lo si vede con chiarezza solo nell'ultima frase. Gli accenni finali al fratello sono freddini, sembra quasi più in pensiero perchè lo additeranno come assassino che per il fatto che ha ammazzato il fratello (legittimo eh). Insomma ci ho trovato un po' di confusione, una confusione che nei tuoi racconti qui non avevo mai visto. Sorry :rosa:

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Ciao @ivalibri!

Mamma, che ansia! In senso buono! ahaha

Mentre leggevo, correvo nel bosco, mi sentivo braccata, i suoni, i silenzi, i ricordi, tutto mi assaliva.

E non vorrei mai essere lui. E non vorrei mai essere Luca.

*AIUTO*

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Ciao @AnnaL.

grazie per essere passata a commentare! Non devi scusarti, non ho certo la pretesa di piacere a tutti o che quanto scrivo arrivi a tutti, ci mancherebbe...

4 ore fa, AnnaL. ha scritto:

Insomma ci ho trovato un po' di confusione, una confusione che nei tuoi racconti qui non avevo mai visto.

La confusione è voluta, dovrebbe imitare la confusione che ha in testa una persona che ha ucciso il fratello dopo una colluttazione, che si sente carnefice ma anche vittima della situazione. Grazie comunque per le tue considerazioni, su cui rifletterò senz'altro!

Ciao @RomBones

Grazie! È proprio quello che volevo sentisse il lettore: ansia e pena sia per la vittima che per l'assassino! Grazie ancora e a presto!

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Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:


Gli compare subito davanti agli occhi l'immagine di Luca che tiene in mano il coltello. "Perché l'hai afferrato, Luca? Perché?".

Qui fai capire che è stato il fratello ad aggredire per primo.

Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

la sorpresa di Luca quando lui lo colpisce

Qui sembra contraddire la frase di prima.

Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

Gli mostra persino il futuro, gli fa vedere gli strilloni di cronaca dell'indomani: "Lite tra fratelli degenera in omicidio", anzi "Uccide il fratello e fugge", o peggio ancora "Massacra il fratello per futili motivi e scappa".

 

Qui sembra che quello che più abbia importanza per Luca sia quello che penseranno gli altri di lui.

Hai fatto vedere benissimo la paura del fuggitivo braccato, ma non le tenebre angosciose del rimorso. Così mi è parso, @ivalibri :)

 

Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

 il rumore di fondo dell'universo. Quel suono che gli ricorda che finché è vivo non può sentire il silenzio. Il silenzio oscuro dove si trova Luca ora.

 

Il finale rimanda alla concezione del silenzio assoluto: quello della morte.

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Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

Quel suono che gli ricorda che finché è vivo non può sentire il silenzio. Il silenzio oscuro dove si trova Luca ora. 

L'apoteosi del rimorso. Bello.

 

L'avrei scritto in prima persona, @ivalibri. Un flusso di coscenz,a forse avrebbe reso di più.

Counque mi 'piace l'idea. Brava (y)

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17 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota


Gli compare subito davanti agli occhi l'immagine di Luca che tiene in mano il coltello. "Perché l'hai afferrato, Luca? Perché?".

Qui fai capire che è stato il fratello ad aggredire per primo.

Non è detto: ho scritto solo che ha afferrato il coltello non che ha sferrato il primo colpo.

 

17 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

 Qui sembra che quello che più abbia importanza per Luca sia quello che penseranno gli altri di lui.

Sì, anche altri prima di te hanno interpretato così questi flash.

 

17 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Hai fatto vedere benissimo la paura del fuggitivo braccato, ma non le tenebre angosciose del rimorso.

Su questo mi pare che i commenti si dividano tra chi è d'accordo con te e chi no. Mmmm.... spero di riceverne altri, è interessante quando un racconto riceve pareri opposti!

Grazie @Poeta Zaza  per il passaggio e il prezioso commento!

Grazie @Alba360 per il commento e il suggerimento!

A presto. 

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Ciao @ivalibri, un racconto dove i suoni della vita hanno ricacciato in fondo il silenzio. È una bellissima idea, forse si poteva dar spazio a un po’ di storia in più, tagliando qualche descrizione, per quanto molto belle: riesco perfettamente a immaginare la luce del telefono affievolirsi, segnando l’ingresso in un limbo, allontanato sia dalla vita che dalla morte, ma avrei voluto qualche dettaglio in più riguardo alla dinamica dell’omicidio, così da riuscire ad avvicinarmi di più al protagonista. 

 

Alla prossima :)

 

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Ciao @Garrula

che la storia rimanesse sullo sfondo era una scelta voluta ma a quanto pare ha lasciato a bocca asciutta molti lettori! Proverò a riprendere questo testo tra un po' di tempo e a lavorare su questo aspetto, anche perché l'ho postato volutamente per capire quanto potesse funzionare. 

Grazie per essere passata a commentare!

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Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

Deve andare il più lontano possibile dai suoi simili, là dove il mondo è ridotto a natura e può trovare il punto più buio del bosco, oscuro quasi come il suo cuore

Il rimorso è parte costitutiva di tutto il racconto. L'uomo non fugge dai suoi simili perché teme la cattura: egli tenta l'impresa impossibile a ognuno, vale a dire fuggire da sé stessi. Tu narri gli attimi di dolore puro in cui, senza che lo si sia premeditato, ci si trova coinvolti in tragedie di sangue. A volte le cose accadono e basta, e non si può che prenderne atto pieni di tormentoso sbalordimento. La fuga del protagonista è una corsa che vorrebbe dirigersi a ritroso nel tempo, per cambiarne il corso. Questa angoscia è palpabile tra le righe ed è essa stessa la storia. Ho notato una massiccia presenza del termine "cuore", bello e difficile. A me piace molto, e non ne temo la forza né il logorio dato dall'uso. Qui esso rappresenta il desiderio pulsante di entrare nel nucleo più profondo dell'essere, per esistere e non esistere insieme, e risultare in ogni caso protetti. Notevole, qui sotto, il fatto che tu abbia collegato al cuore il colore bianco: se le mani bianche danno l'idea di mani innocenti, il cuore bianco invece turba nella sua esangue innaturalità. Anche tale immagine concorre all'angoscia crescente.

Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

È dal punto più profondo del suo cuore che gli giunge all'orecchio quella frase. È sicuro di non aver pronunciato quelle parole, è stato proprio il suo cuore a dirle. Quel cuore che immagina bianco come le sue mani. 

 

Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

Inizia a sentirsi perso, abbandonato nel cuore del bosco, solo come è stato nell'utero che ha accolto prima lui e poi il fratello

 

Qui sotto, nello strazio (anzi, proprio a causa di esso), si fa largo l'amore:

Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

di Luca da piccolo, perfino di Luca appena nato, addormentato nella culla. 

 

Un racconto difficile, non perché sia di difficile comprensione, tutt'altro, ma perché tratta di ombre e dèmoni della psiche che si preferisce restino occultati. Per questo ti ringrazio e mi complimento con te, @ivalibri.

 

Ti segnalo un piccolo refuso:

Il 17/5/2020 alle 22:39, ivalibri ha scritto:

Un fomicolio

 

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Ciao @Ippolita2018

anch'io come altri attendo con ansia i tuoi commenti (e non solo ai miei racconti ma anche a quelli degli altri che ho letto), innanzitutto perché c'è spesso qualche riferimento letterario o culturale che non conosco e che così ho occasione di scoprire, ma anche perché il tuo punto di vista offre sempre nuovi spunti di riflessione, dati sia dalla tua conoscenza che dalla tua sensibilità. Questo racconto, anche se appena abbozzato e sicuramente da riprendere, tratta un tema a me molto caro e mi fa piacere che tu abbia colto proprio quella che per me è la frase chiave del testo, quella da cui sono partita per svilupparlo:

22 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Deve andare il più lontano possibile dai suoi simili, là dove il mondo è ridotto a natura e può trovare il punto più buio del bosco, oscuro quasi come il suo cuore

 

22 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Ho notato una massiccia presenza del termine "cuore", bello e difficile. A me piace molto, e non ne temo la forza né il logorio dato dall'uso. Qui esso rappresenta il desiderio pulsante di entrare nel nucleo più profondo dell'essere, per esistere e non esistere insieme, e risultare in ogni caso protetti.

Questa riflessione sul cuore è ciò che speravo arrivasse al lettore.

23 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

 Un racconto difficile, non perché sia di difficile comprensione, tutt'altro, ma perché tratta di ombre e dèmoni della psiche che si preferisce restino occultati

E questo per me sarà uno spunto di riflessione.

Grazie davvero Ippolita per la tua lettura così attenta.

A presto!

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