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Kikki

A casa del nonno

Post raccomandati

 

“Alla fine sono contenta di passare la quarantena in casa del nonno.”

“Quale sarebbe il lato positivo dello stare rinchiusi in un appartamento non nostro, vecchio e in una città dove io conosco te e tu me?” chiede Davide nascondendo il nervoso in una risata che gli viene male.

“Mi dà l’impressione di poterlo salutare, di essergli vicina.”

Davide appoggia una mano sulla mia nuca, mi attira contro di sé e mi bacia sulla tempia.

 

Il nonno è morto due giorni dopo la mia partenza. Io vivo in Grecia, ma trascorro il Natale in Italia con la mia famiglia. Il giorno prima di partire sono andata in ospedale a salutarlo, ho capito che stava per morire; approfittando dell’assenza di mamma l’ho lasciato libero. Mi sono piegata su di lui, gli ho appoggiato una mano sulla guancia ruvida di barba e, senza distogliere gli occhi dal suo sguardo fisso, gli ho sussurrato di andarsene via tranquillo. Gli ho promesso che sua figlia non sarebbe rimasta da sola, me ne sarei presa cura io. Nemmeno quarantotto ore dopo ha smesso di respirare.

È morto di sera mentre io e Davide bevevamo un bicchiere di vino rosso guardando il mare infinito che circonda l’isola in cui viviamo e che, ogni tanto, ci fa sentire come naufraghi su uno scoglio in mezzo all’Egeo.

Ripenso alle giornate passate col nonno a pescare al laghetto: mi legava un fazzoletto in testa, mi infilava gli stivali di gomma, poi mi affidava una canna troppo pesante per me che cercavo di sorreggere puntandola nel fango; tutte le volte che avevo fame un immancabile panino al prosciutto saltava fuori dalla sacca in cui si ingarbugliavano esche, ami, giacche a vento e biscotti. Quando cominciavo ad annoiarmi di aspettare pesci pigri che avevano di meglio da fare che non farsi prendere dalla me bambina, il nonno mi insegnava a tirare pugni, sempre e solo per difendersi, mai per attaccare: i gomiti vicini alle costole e le dita ben strette. Non ho mai fatto a pugni con nessuno, ma le parole del nonno risuonano spesso nei miei pensieri.

Se n’è andato molto prima di gennaio, perso nella confusione dall'Alzheimer. Non conosceva più il mio nome e nemmeno il mio viso, ma riusciva a individuare l’amore nel mio sguardo, sentiva di avere di fronte qualcuno cui il suo cuore era legato, così mi regalava un sorriso.

 

“Speriamo che il muro della doccia rimanga in piedi fino alla fine della quarantena,” dico uscendo dal bagno. Mi metto di fronte allo specchio lungo dell’armadio in camera da letto e cerco di togliere tutti i pezzi di intonaco che mi sono rimasti impigliati tra i capelli.

“Questa casa era nuova negli anni Sessanta!” Davide ride e scompare nell’altra stanza: per fortuna ci adattiamo quasi a tutto.

Viviamo tra scatoloni traboccanti di vecchie bollette, documenti da guardare e sacchi neri stipati di vestiti ben tenuti.

Oggi voglio finire di svuotare l’armadio, penso mentre mi infilo un pigiama del nonno che uso da quando la primavera ha deciso di esplodere furiosa, noi abbiamo solo vestiti invernali. Siamo partiti per Bologna con l’intenzione di restare un mese, vedere amici, bere vino, mangiare salumi e formaggi, oltre che goderci la vita di città per un po’.

Ero curiosa di scoprire i dintorni di questa casa, una zona della città che avevo frequentato poco; due mesi dopo, ne so quanto prima. Il virus ci ha fregati tutti, sbuffo dentro di me, poi per l’ennesima, inutile volta, mi chiedo quando ci permetteranno di tornare a casa.

Sposto maglioni e camicie già impacchettati e sollevo l’ultima montagna di pantaloni aspirando l’odore perduto del nonno. La sua malattia deve essere cominciata molto prima che ce ne accorgessimo: ha collezionato, come un’ossessione, centinaia di capi di vestiario, alcuni ancora protetti dalla confezione con cui sono usciti dal negozio.

Una cintura dimenticata nei passanti si impiglia da qualche parte e la pila di pantaloni che ho fra le braccia si sfalda silenziosa inondando il pavimento e tornando a nascondersi nell’armadio.

Sento il mio fragile buon umore tremare, scuoto la testa irritata con me stessa per questo atteggiamento altalenante, poi mi piego a raccogliere. Tiro la cintura traditrice e il fondo dell’armadio si muove.

Recupero i vestiti alla bell’e meglio e li scaravento sul letto; scommetto che all’ora di andare a dormire me li troverò ancora da riordinare e li appoggerò da un’altra parte, ma ora voglio vedere se il nonno nascondeva scheletri o tesori.

Busso sul pianale di legno, toc toc, c’è davvero uno spazio lì sotto. Lo sollevo e metto in luce un cassetto quasi vuoto che sprigiona un odore stanco di canfora preistorica. C’è poco o niente: fazzoletti stirati e schiacciati in un sacchetto trasparente, la divisa da judo del nonno e una valigetta di pelle nera che apro con mani impiccione e invadenti, ma non contiene nulla.

Chiudo un po’ delusa e quasi convinta di tornare a piegare pantaloni, quando realizzo che gli armadi sono due. Apro le ante, mi inginocchio e busso. Toc toc. Questo suona pieno. Sollevo il pianale e trovo una coperta sbiadita e sfilacciata, la prendo fuori per sbatterla, può sempre servire. Cade a terra una busta marrone e stropicciata, la prendo in mano tenendo la coperta stretta al petto: la carta fruscia secca, il francobollo è tedesco, la data incomprensibile.

Sollevo la linguetta ed estraggo il foglio ingiallito, occupato da una scrittura antica, svolazzante e slanciata.

 

1 ottobre 1952

Mio caro Guglielmo,

perdonami per essere scomparsa senza una parola e perdonami per ricomparire adesso. Sono sicura che, nonostante gli anni trascorsi nel silenzio, ricordi ancora chi sono. Io non ho dimenticato niente, non ho mai smesso di pensarti. I pochi giorni di amore condivisi con te mi avevano fatto sognare di un futuro che, purtroppo, si è rivelato, appunto, solo un sogno.

Ti scrivo perché sono malata. Sto morendo, Guglielmo e ho bisogno di vederti prima di andarmene, devo consegnarti un regalo che avrebbe dovuto essere tuo sin dal principio.

Rimasi incinta quell’estate.

Lo scoprii ancora in Italia e lo scoprirono anche i miei genitori. Mi costrinsero a partire e a troncare ogni rapporto con te. Questa la promessa che ho dovuto mantenere fino alla loro morte perché mi permettessero di tenere nostra figlia.

Vieni da noi, Guglielmo, per favore, vieni a conoscere la tua bambina.

Brigitte

 

Incredula, leggo altre due volte le poche righe; sono. Mia mamma lo sa? Impossibile che la nonna ignori questa storia, al tempo erano già sposati. All’improvviso, il ricovero di mia nonna nel ‘53 prende un significato diverso. Si era fatta internare volontariamente in una clinica psichiatrica di Modena. Al tempo si chiamavano ancora manicomi. Ne parla malvolentieri, dice solo che la vita all’esterno era troppo per lei in quel periodo.

Solo dopo qualche minuto di pensieri alla rinfusa mi rendo conto che la bambina della lettera potrebbe essere mia madre, che questo renderebbe la mia nonna non mia, a me darebbe un quarto di sangue tedesco e una storia sconosciuta alle spalle.

Abbandono la lettera e torno all’armadio, trovo altre carte, cartoline, lettere, libretti d’istruzione di elettrodomestici che non esistono più, foto di donne affascinanti abbracciate al nonno su una pista da ballo. Mi fermo a considerare quante sono. Stringo un pacchetto spesso e ogni foto ne ritrae una diversa, nessuna di loro è mia nonna. Forse una di queste femmine dallo sguardo lascivo e cinte dalle braccia galanti del nonno è Brigitte? È lei mia nonna? Non trovo altro di lei, a parte poche cartoline dalla Germania, nessun’altra lettera. Non conosco il suo viso.

Mi chiedo cosa dovrei fare, combattuta tra la curiosità di indagare e scoprire di più e la paura di ferire mamma rivelandole di essere figlia di un’altra. Come riuscirò a mentirle? Si può tacere una storia del genere?

Ripenso all’amore negli occhi del nonno che mi guardavano senza vedermi davvero, appoggio una mano sulla sua guancia ruvida di barba e mi fido di lui: difesa, mai attacco.

Per la prima volta dall’inizio della quarantena spero che non ci lascino uscire tanto presto.

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2 ore fa, Kikki ha scritto:

nascondendo il nervoso in una risata che gli viene male

bello.

 

2 ore fa, Kikki ha scritto:

Davide appoggia una mano sulla mia nuca, mi attira contro di sé e mi bacia sulla tempia

mi attira verso di sé?

 

2 ore fa, Kikki ha scritto:

È morto di sera mentre io e Davide bevevamo un bicchiere di vino rosso guardando il mare infinito che circonda l’isola in cui viviamo e che, ogni tanto, ci fa sentire come naufraghi su uno scoglio in mezzo all’Egeo

bellissima immagine.

 

2 ore fa, Kikki ha scritto:

col nonno

io preferisco la forma "con il", al "col", ma è questione di gusti.

 

2 ore fa, Kikki ha scritto:

poi mi affidava una canna troppo pesante per me che cercavo di sorreggere puntandola nel fango

mmm. la frase, dopo "per me", non scorre bene. è un po' troppo contorta. Se scrivessi: Poi mi affidava una canna troppo pesante per me e io cercavo di sorreggerla puntandola nel fango?

E' solo un'idea (poi ovviamente è solo un parere personale! e il "sorreggerla puntandola" non piace molto nemmeno a me, in realtà).

 

2 ore fa, Kikki ha scritto:

Non ho mai fatto a pugni con nessuno, ma le parole del nonno risuonano spesso nei miei pensieri.

bello!

2 ore fa, Kikki ha scritto:

ma riusciva a individuare l’amore nel mio sguardo, sentiva di avere di fronte qualcuno cui il suo cuore era legato, così mi regalava un sorriso.

bellissima fino a "sguardo". Io eliminerei la parte da "sentiva" a "legato". 

 

2 ore fa, Kikki ha scritto:

Sento il mio fragile buon umore tremare

Secondo me puoi eliminare "fragile". Tanto poi si capisce ugualmente.

 

3 ore fa, Kikki ha scritto:

Incredula, leggo altre due volte le poche righe; sono

Non l'ho capita. In che senso?

 

3 ore fa, Kikki ha scritto:

che la vita all’esterno era troppo per lei in quel periodo.

metterei una virgola dopo "lei"

 

3 ore fa, Kikki ha scritto:

che questo renderebbe la mia nonna non mia

ho riletto più volte l'ultima parte del racconto, e ho capito dopo un po' che, la parte che mi mandava un po' in confusione, era questa citata. Non avevo capito bene cosa intendessi. Secondo me, puoi scrivere meglio questo passaggio :)

 

Il racconto mi è piaciuto, bello il finale a sorpresa. Hai saputo raccontare molto bene le emozioni della narratrice, in un vortice di tensione "normale", e dunque credibile.

Piaciuto.

A rileggerti

Buona serata

mqs

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Ciao @Kikki il tuo racconto è toccante e l'ho apprezzato, ma devo fare un commento dettagliato, sai mai che mi viene un'idea per il MI poi, quindi vado di pulci noiose :)

17 ore fa, Kikki ha scritto:

in casa del nonno.

questa è una curiosità, più che una pulce: spontaneamente, io direi "a casa", perché per me "in casa" si usa più per andare in casa, o oggi sto in casa perché piove. Trascorrere del tempo a casa di, invece. Ma siccome la quarantena è sostanzialmente senza uscire, forse hai ragione tu. Non lo so, resto col dilemma :)

17 ore fa, Kikki ha scritto:

Davide appoggia una mano sulla mia nuca, mi attira contro di sé e mi bacia sulla tempia.

ci sono più passaggi così: capisco che è un racconto molto intimo, basato sulle emozioni dell'io, ma insomma, ridondano lo stesso, un pochino.

17 ore fa, Kikki ha scritto:

approfittando dell’assenza di mamma l’ho lasciato libero

bellissimo. È una cosa che mi chiedo spesso "sarei capace di lasciarli liberi, se toccasse a me scegliere?" certo, qui è solo simbolico, ma il concetto è quello.

17 ore fa, Kikki ha scritto:

: mi legava un fazzoletto in testa, mi infilava gli stivali di gomma, poi mi affidava una canna troppo pesante per me che cercavo di sorreggere puntandola nel fango;

come sopra :)

17 ore fa, Kikki ha scritto:

Se n’è andato molto prima di gennaio, perso nella confusione dall'Alzheimer.

forse è una fisima mia, ma quel gennaio mi ha messo il dubbio, ho dovuto riflettere a cosa volessi dire. Vedrei più chiaro un "se n'era già andato molto prima di morire."

17 ore fa, Kikki ha scritto:

sentiva di avere di fronte qualcuno cui il suo cuore era legato, così mi regalava un sorriso

<3

17 ore fa, Kikki ha scritto:

Mi metto di fronte allo specchio lungo dell’armadio in camera da letto e cerco di togliere tutti i pezzi di intonaco che mi sono rimasti impigliati tra i capelli.

qui, per ridurre i "mi" ad esempio, potrebbe diventare "di fronte allo specchio dell'armadio, cerco di togliere i pezzi di intonaco che mi..."

17 ore fa, Kikki ha scritto:

Sento il mio fragile buon umore tremare, scuoto la testa irritata con me stessa per questo atteggiamento altalenante, poi mi piego a raccogliere

mi sembra superfluo specificarlo, e così ti eviti l'ennesimo me-mi

17 ore fa, Kikki ha scritto:

Recupero i vestiti alla bell’e meglio e li scaravento sul letto; scommetto che all’ora di andare a dormire me li troverò ancora da riordinare e li appoggerò da un’altra parte, ma

decisamente in questo racconto hai sparso pronomi con una generosità senza limiti ;)

La lettera non sto a quotarla, ma sono sincera, l'ho trovata poco genuina, forse perché avevi anche poco spazio, ma insomma, mi sembra che non ti sia sforzata troppo per renderla "vera": molte frasi preconfezionate, nessuna parola o immagine per darne un tocco personale. (Poi magari mi dici che l'hai copiata pari pari da una vera lettera segreta e posso solo stare zitta, eh? però, boh, mi è sembrata molto già vista, scusami se risulto sgarbata.)

Invece il passaggi sul ricovero della nonna, la ricerca nei volti sulle fotografie mi sono piaciute molto, in quelle sì ci si crede, suonano reali.

17 ore fa, Kikki ha scritto:

la paura di ferire mamma rivelandole di essere figlia di un’altra

forse sbaglio io, ma mi pare che con questa costruzione il senso trasmesso è "rivelandole che sono figlia di un'altra" che naturalmente non ha senso. Penso che dovrebbe essere:

"La paura di ferire mamma rivelandole che è figlia di un'altra"

 

Ecco, finite le pulci, spero che almeno alcune possano esserti utili. Ciao.

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Ciao @m.q.s. :)

Il 16/5/2020 alle 23:29, m.q.s. ha scritto:
Il 16/5/2020 alle 20:22, Kikki ha scritto:

Davide appoggia una mano sulla mia nuca, mi attira contro di sé e mi bacia sulla tempia

mi attira verso di sé?

contro di sé mi dà l'idea di contatto, verso di sé non mi dice se si toccano o no 

Il 16/5/2020 alle 23:29, m.q.s. ha scritto:

Poi mi affidava una canna troppo pesante per me e io cercavo di sorreggerla puntandola nel fango?

mi sembra molto meglio. Anche io ho pensato tanto a questa frase, alla fine l'ho abbandonata al suo destino

Il 16/5/2020 alle 23:29, m.q.s. ha scritto:
Il 16/5/2020 alle 20:22, Kikki ha scritto:

Sento il mio fragile buon umore tremare

Secondo me puoi eliminare "fragile". Tanto poi si capisce ugualmente.

giusto

Il 16/5/2020 alle 23:29, m.q.s. ha scritto:
Il 16/5/2020 alle 20:22, Kikki ha scritto:

Incredula, leggo altre due volte le poche righe; sono

Non l'ho capita. In che senso?

in che senso, in che senso? Nemmeno io ho capito, legge altre due volte la lettera, non nascondo niente, lo giuro

Grazie mille delle tue annotazioni :)

 

Cara Bef, @Befana Profana apprezzo molto le tue pulci, lo sai.

19 ore fa, Befana Profana ha scritto:

io direi "a casa", perché per me "in casa" si usa più per andare in casa, o oggi sto in casa perché piove.

in generale in si usa nello stato in luogo, essere in un posto, e a regge il moto a luogo. In generale, però, come ogni cosa nella lingua italiana, ci sono mille eccezioni

19 ore fa, Befana Profana ha scritto:

decisamente in questo racconto hai sparso pronomi con una generosità senza limiti ;)

mi sentivo di manica larga ;)

19 ore fa, Befana Profana ha scritto:

La lettera non sto a quotarla, ma sono sincera, l'ho trovata poco genuina, forse perché avevi anche poco spazio, ma insomma, mi sembra che non ti sia sforzata troppo per renderla "vera": molte frasi preconfezionate, nessuna parola o immagine per darne un tocco personale.

hai ragione, non mi sono sforzata molto e avevo poco spazio e non l'ho copiata pari pari, ho preso spunto però sì. L'ho riscritta un paio di volte poi l'ho lasciata perdere, forse ora è passato abbastanza tempo perché io possa rivederla con altri occhi.

19 ore fa, Befana Profana ha scritto:

"La paura di ferire mamma rivelandole che è figlia di un'altra"

credo tu abbia ragione, la mia costruzione è ambigua

Grazie mille, come sempre molto utile :)

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Ciao @Kikki

Un bel racconto pieno di effetti sorpresa e curiosità. Alcune cose che però non mi sono chiare e altre che sottolineo per quanto mi sono piaciute. Allora...

Il 16/5/2020 alle 18:22, Kikki ha scritto:

 

Davide appoggia una mano sulla mia nuca, mi attira contro di sé e mi bacia sulla tempia.

Davide è un fidanzato della protagonista, giusto?

Il 16/5/2020 alle 18:22, Kikki ha scritto:

 

Ripenso alle giornate passate col nonno a pescare al laghetto: mi legava un fazzoletto in testa, mi infilava gli stivali di gomma, poi mi affidava una canna troppo pesante per me che cercavo di sorreggere puntandola nel fango; tutte le volte che avevo fame un immancabile panino al prosciutto saltava fuori dalla sacca in cui si ingarbugliavano esche, ami, giacche a vento e biscotti. Quando cominciavo ad annoiarmi di aspettare pesci pigri che avevano di meglio da fare che non farsi prendere dalla me bambina, il nonno mi insegnava a tirare pugni, sempre e solo per difendersi, mai per attaccare: i gomiti vicini alle costole e le dita ben strette. Non ho mai fatto a pugni con nessuno, ma le parole del nonno risuonano spesso nei miei pensieri.

Molto bello questo pezzo: sa tanto di nostalgia e odore di infanzia. Mi sono rivista nella protagonista: mio nonno non mi ha insegnato a pescare, ma passavo le giornate a vederlo costruire macere nel giardino oppure a prendersene cura. Mi mostrava tutti i segreti. Mi ha davvero commosso questo pezzo: anche se i ricordi non sono gli stessi, quell'atmosfera di nostalgia dell'infanzia mi ha davvero colpito. Molto bene.

Inoltre l'ho sentito molto mio in quanto anche io ho avuto un nonno morto di Alzeihmer e che a volte mi chiedeva chi fossi. Le prime volte che lo faceva, scappavo in preda alla disperazione, ma poi mi avvicinavo, gli porgevo la mano e gli dicevo: "Piacere, Alessia, la tua nipotina". Lo facevamo spesso e lui si sentiva così in colpa e in imbarazzo.

Il 16/5/2020 alle 18:22, Kikki ha scritto:

 

 

1 ottobre 1952

Mio caro Guglielmo,

perdonami per essere scomparsa senza una parola e perdonami per ricomparire adesso. Sono sicura che, nonostante gli anni trascorsi nel silenzio, ricordi ancora chi sono. Io non ho dimenticato niente, non ho mai smesso di pensarti. I pochi giorni di amore condivisi con te mi avevano fatto sognare di un futuro che, purtroppo, si è rivelato, appunto, solo un sogno.

Ti scrivo perché sono malata. Sto morendo, Guglielmo e ho bisogno di vederti prima di andarmene, devo consegnarti un regalo che avrebbe dovuto essere tuo sin dal principio.

Rimasi incinta quell’estate.

Lo scoprii ancora in Italia e lo scoprirono anche i miei genitori. Mi costrinsero a partire e a troncare ogni rapporto con te. Questa la promessa che ho dovuto mantenere fino alla loro morte perché mi permettessero di tenere nostra figlia.

Vieni da noi, Guglielmo, per favore, vieni a conoscere la tua bambina.

Brigitte

 

La parte della lettera l'ho apprezzata in quanto distacca i ricordi infantili di una nipote che non ha mai pensato che il nonno potesse avere una vita prima di lei. E quindi si passa ad una donna adulta che comincia a farsi delle domande sulla fedeltà di suo nonno nei confronti della moglie, fino a mettere in dubbio tutta la sua esistenza. La lettera ha suscitato in me moltissima curiosità e spero che tu voglia pubblicare il seguito :D

 

Per il resto, un pezzo pieno di sentimento, nostalgia e mistero che attira chi lo legge. Molto ben fatto, alla prossima (y)

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Ciao @Kikki, ci ho messo un po' per lasciarti un commento, più che altro per scrivere qualcosa di diverso da un post di complimenti. Diciamo che alla fine ho seguito e sviluppato alcuni piccoli nei su un ottimo racconto - poi la bellezza sta nelle imperfezioni. :D

 

Il 16/5/2020 alle 19:22, Kikki ha scritto:

“Alla fine sono contenta di passare la quarantena in casa del nonno.”

Quale sarebbe il lato positivo dello stare rinchiusi in un appartamento non nostro, vecchio e in una città dove io conosco te e tu me?” chiede Davide nascondendo il nervoso in una risata che gli viene male.

“Mi dà l’impressione di poterlo salutare, di essergli vicina.”

Davide appoggia una mano sulla mia nuca, mi attira contro di sé e mi bacia sulla tempia.

L'incipit non mi piace, te lo confesso e ti chiedo scusa per essere diretto. Non mi piace perché è tanto The O.C., scena in cui due ragazzi con un amore magari nascosto di cui hanno consapevolezza ma poca chiarezza portano tutto alla luce con le telecamere puntate contro. Mi dà l'idea di una scena molto costruita, ma forse sono traviato da the O.C. perché tutte le sere la mia fidanzata lo vede su italia 1 e non ce la faccio proprio a farmelo piacere anche se lo seguo mio malgrado.

Il 16/5/2020 alle 19:22, Kikki ha scritto:

Incredula, leggo altre due volte le poche righe; sono. Mia mamma lo sa?

Premesso che questa è l'unica frase che ha qualche problema interpretativo (il "sono" dopo il punto e virgola, forse è questo che non va), l'impressione a prima lettura non era che la madre della protagonista fosse figlia di un'altra donna, ma che avesse una sorella "segreta". Forse è sempre the O.C. che si è infiltrato sulla testa ma, davvero, ho avuto a lungo questa impressione che poi non contrastava con il seguito del racconto! :facepalm:

In fondo non accenni alla nascita della madre della protagonista come spazio-tempo quindi non deduco in automatico "figlia segreta - madre della protagonista". Comunque può trattarsi di un buon inizio per un lungo racconto a tema: la ricerca di una famiglia nuova/perduta. :)

Inoltre, mi lascia indifferente la lettera che trovo "standard" ma può anche starci visto che è ambientata negli anni cinquanta, un'epoca diversa e comunque più formale di oggi, ed è scritta da una donna che comunque non vivrà a lungo quindi può andare subito al sodo. Come dire, per me sarebbero stati fuori luogo una lunga dichiarazione d'amore stile soap così come un semplice telegramma. Quindi la via di mezzo, anche se forse può essere migliorata, credo sia la scelta migliore.

Una cosa che invece mi è piaciuta molto è questa

Il 16/5/2020 alle 19:22, Kikki ha scritto:

Il nonno è morto due giorni dopo la mia partenza.

perché in effetti della protagonista del racconto non si sa nulla di preciso a parte quanto si deduce dal racconto stesso. Il tono del racconto, inoltre, è introspettivo - ricordo quindi quello che per i puristi può essere un modo per confondere il lettore (non dai riferimenti temporali precisi) da una parte assume valore con la vaghezza e il senso di indefinito del ricordo stesso e per me va più che bene.

 

Quanto ti ho detto è ciò che si sposta da un post di complimenti e basta. :P

Alla prossima lettura! :ciaociao:

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@Marissa1204 ciao, grazie del tuo commento

23 ore fa, Marissa1204 ha scritto:

Davide è un fidanzato della protagonista, giusto?

Davide è il fidanzato della protagonista, da quanto ne so ne ha uno solo e le basta e avanza ;)

23 ore fa, Marissa1204 ha scritto:

e spero che tu voglia pubblicare il seguito

non ho un seguito, mi dispiace, ma questo è un racconto autoconclusivo :)

 

21 ore fa, bwv582 ha scritto:

ci ho messo un po' per lasciarti un commento

@bwv582 ci hai messo un po' forse, ma hai fatto un gran lavoro. Non me ne sarei fatta niente di un commento di complimenti, invece le cose che mi hai scritto mi aprono orizzonti nuovi a cui non avevo pensato.

21 ore fa, bwv582 ha scritto:

(il "sono" dopo il punto e virgola, forse è questo che non va

certo che non va, è una dimenticanza mia: prima la frase era sono incredula, poi ho cambiato idea e scordato di cancellare sono :facepalm:

Sull'incipit non ho ben capito, non conosco OC, capisco solo che non ti piace perché ti sembra troppo costruito.

21 ore fa, bwv582 ha scritto:

l'impressione a prima lettura non era che la madre della protagonista fosse figlia di un'altra donna, ma che avesse una sorella "segreta"

ecco, io questo non l'avevo proprio preso in considerazione, ma è giustissimo e apre nuove strade. È vero, non c'è scritto da nessuna parte che la madre della protagonista sia figlia unica, solo io l'ho dato per scontato senza condividerlo con nessuno.

La lettera è tasto dolente anche per me, ci ragionerò.

Grazie di tutto :rosa:

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Il 16/5/2020 alle 19:22, Kikki ha scritto:

All’improvviso, il ricovero di mia nonna nel ‘53 prende un significato diverso. Si era fatta internare volontariamente in una clinica psichiatrica di Modena. Al tempo si chiamavano ancora manicomi. Ne parla malvolentieri, dice solo che la vita all’esterno era troppo per lei in quel periodo.

Qui lasci presupporre che la nonna, saputo della figlia di Brigitte" non abbia retto il colpo e si sia ritirata in manicomio.

 

Il 16/5/2020 alle 19:22, Kikki ha scritto:

Mia mamma lo sa?

Beh, non c'è nessuna prova che possa essere la figlia di Brigitte ( e in questo caso potrebbe saperlo, perché nonno Guglielmo ne è venuto a conoscenza molto tempo dopo, quando Brigitte era sul punto di morte. Non dai date precise e tutto resta nel dubbio (credo proprio volutamente). La mamma potrebbe essere comunque regolarmente figlia dei due nonni. 

Al di là di questa incertezza, il pezzo mi è piaciuto parecchio, scritto bene (sarà che sono troppo buona? :D), non ho percepito rallentamenti di sorta. Ho apprezzato la descrizione degli abiti ben tenuti, ho percepito il rovistare tra le cose del nonno quale voglia di scoprire cose di una persona che avremmo voluto conoscere di più e meglio, per sentirla ancora con noi. La ricerca tra abbigliamento e armadi mi sembra più una "cosa" dolce e non solo "morbosa" curiosità.

Bello anche il frangente della quarantena che lascia il tempo per fare nuove scoperte. 

C'è molta storia in questo racconto, il personaggio che vive lontano, il ritorno in Italia solo per il Natale, una trama dall'apparenza semplice, che accomuna molti, eppure unica nelle sue dinamiche famigliari. (y)

 

 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri, scusami tanto per il ritardo, sono imperdonabile!

Il 19/5/2020 alle 13:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Beh, non c'è nessuna prova che possa essere la figlia di Brigitte

in effetti questo aspetto non lo avevo considerato, ed è molto interessante nel caso dovessi riprendere la storia in mano lo svilupperò

 

Il 19/5/2020 alle 13:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

(sarà che sono troppo buona? :D)

mi sembra facile :asd:

Il 19/5/2020 alle 13:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

e armadi mi sembra più una "cosa" dolce e non solo "morbosa" curiosità.

non c'è morbosa curiosità. La protagonista sta svuotando casa del nonno e tra le sue cose trova le carte, ma non stava cercando scheletri

Grazie per la lettura e per il tuo apprezzamento @Adelaide J. Pellitteri :rosa:

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