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fogliolabile

Progettare e non scrivere

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Ciao, è un po’ di tempo che non posto qui. La mia passione per la scrittura va a momenti o forse non esiste proprio. Infatti mi sono dichiarato fin da subito un lettore.

 

Ma veniamo al cuore della questione: a me piace progettare le storie, ma non scriverle. Mi piace creare mondi e personaggi nella mia mente, lasciarmi andare alla fantasia e poi dopo scrivo, nel senso che progetto la trama, pure eventuali colpi di scena o cliffhanger, a volte anche interi capitoli. E questo mi diverte molto, anzi mi dà molto piacere.

 

Ma non scrivo il romanzo per intero perché passo subito dopo alla prossima storia che ho in mente (o meglio ho un blocco note pieno di idee da sviluppare)

 

Non so se capita anche a voi, di progettare una storia e di non aver nessuna voglia di scriverla.

 

Io non provo molto piacere nello scrivere, ma solo nel creare.

 

Ho cercato diverse spiegazioni a questo ed eccole:

  • tendo ad annoiarmi facilmente, quindi ho bisogno di passare subito ad un’altra storia da sviluppare, lo stesso discorso vale anche come lettore, infatti non amo i romanzi lunghi, massimo 100-150 pagine, devo subito leggere qualcos'altro.
  • nei i vari manuali creativi che ho letto mi sono sempre concentrato sulla trama, sul plot, sugli archi narrativi, il viaggio dell’eroe, i tre atti ecc ecc (li conosco tutti) e poco sullo stile, sulla scrittura vera e propria
  • spesso la storia progettata non mi sembra originale e non vale la pena scriverla, anche se mi ha dato gran piacere crearla
  • vengo preso da altre passioni (il disegno, qualche strumento musicale, oppure altre cose che non hanno nulla a che fare con l’arte)
  • ultimo motivo più psicologico: a che serve scrivere un intero romanzo con grande impegno se sai che ha poche possibilità di venir pubblicato da una casa editrice? Non ho voglia di sbattermi col self publishing (fare pubblicità varie) e non ho voglia di essere pubblicato da una piccola- piccolissima casa editrice perché per me pubblicare con una piccola casa editrice significa semplicemente non aver pubblicato nulla, nonostante il codice ISBN. Intendiamoci io non punto alla grandi come Mondadori e simili, ma la casa editrice deve avere una distribuzione minima in libreria.

 

Allora la domanda è: voi scrivete tutto quello che progettate? Come decidete di impegnarvi con la scrittura vera e propria, che richiede mesi, impegni, sforzo, se non sacrificio, sapendo che tutto potrebbe essere tutto vano per un'eventuale pubblicazione degna di nota?

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Provo a risponderti: no, non scrivo tutto quello che progetto per motivi di tempo. Però mi scrivo le idee sul quaderno e quando ho, appunto, tempo, mi ci metto sopra. Poi, ovvio, alcuni progetti diventano più rilevanti di altri. 

 

Se non ci metto impegno e costanza non saprò mai se valgo qualcosa, questo per me é un incentivo sufficiente a fare sacrifici e spenderci tempo e fatica.

Detto ciò scrivo anche solo per mettere giù un racconto che mi frulla in testa, per distaccarmi da qualcosa o per il semplice gusto di farlo. Scrivere dev'essere un piacere, il miraggio di una pubblicazione a me non basta per mettermi alla tastiera. Vedere un racconto o un romanzo che prendono forma, che nascono, mutano, si evolvono é un motore potente, almeno per me. 

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Grazie per la risposta. Per quanto riguarda i racconti li finisco sempre. E lì provo pure piacere nello scrivere, mi lascio andare: infatti non progetto nulla e scrivo di getto. Parto da un'immagine, una sensazione, ci aggiungo un personaggio e poi è tutto improvvisazione. Dopo naturalmente aggiusto con la revisione. E vedere qualcosa di completo mi dà soddisfazione. Succede solo con racconti :D

 

Ma per i romanzi devo per forza progettare. Ho provato a scrivere dei romanzi di getto ma dopo un po' mi blocco e non so dove andare a parare. Oppure è capitato di aver scritto talmente tanto di getto, fogli e fogli, che poi non riesco più a mettere ordine: diventa un'impresa titanica sistemare tutto, tagliare sopratutto il non necessario, anche se sono belle frasi.

 

Ecco, quando scrivo di getto, le frasi mi piacciono perché suonano più naturali. Mentre se ho un progetto, a parte la noia, le frasi mi escono forzate, non mi piacciono per niente, divento perfezionista.

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@fogliolabile  

Personalmente neanche io mi considero uno scrittore perché fino a pochi  anni fa, come piace a te, mi limitavo a creare storie e sceneggiarle, poi per vari motivi ho dovuto abbandonare, mantenendo questa predisposizione mentale alla creazione di storie, che mi dispiaceva lasciare nel cassetto. Così l'ho presa come una sfida personale: vediamo se riesco a scrivere (e finire) un romanzo. Venuto come sia venuto non importa, la soddisfazione di arrivare alla fine è stata tanta ed è stata anche un'ottima palestra.

Scrivere è faticoso, senza dubbio, quindi se ti piace solo inventare storie potresti, visto che ti piace il disegno, provare ad utilizzare il fumetto come media per sfogare la tua creatività, puoi anche limitarti a sceneggiarle e farle disegnare a qualcun'altro (là fuori è pieno di bravi disegnatori che non hanno alba di come si scrive una storia - parlo per esperienza) oppure se comunque preferisci la narrativa cercare collaborazioni, si può scrivere un romanzo anche a più mani.

Se però il tuo problema è proprio nella dicotomia scrittura naturale/progetto editoriale allora devi valutare tu quale devi forzare.

Sono convinto che se riesci a scrivere racconti sei in grado di portare a termine un romanzo, per una revisione c'è sempre tempo dopo...

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14 ore fa, fogliolabile ha scritto:

tendo ad annoiarmi facilmente, quindi ho bisogno di passare subito ad un’altra storia da sviluppare, lo stesso discorso vale anche come lettore, infatti non amo i romanzi lunghi, massimo 100-150 pagine, devo subito leggere qualcos'altro.

 

Questo sono io, ci conosciamo? :)

Per me cambia un po' solo il limite delle 100-150 pagine.

Non penso che questa disposizione sia disamore per la scrittura o la lettura. Anzi tendo a pensare che sia l'esatto opposto.

 

 

12 ore fa, fogliolabile ha scritto:

Succede solo con racconti 

 

Colpo di  scena!

Allora confermi la mia idea. Tu in realtà ami scrivere e leggere. Forse sbagli termine quando parli di "noia". Forse la parola più giusta è "stanchezza".

Poi se ti piace scrivere racconti, non vedo perché non puoi arrivare al romanzo. A parte che, per me, le raccolte di racconti possono essere (e spesso lo sono) più belle del "romanzone" tipo mattone di 1500 pagine. Purtroppo però non la pensano così gli editori, e non perché sono brutti e cattivi, ma perché il lettore sembra poco attratto. Insomma, vende più il romanzone che il raccontone. Mi lancio in un pronostico: questa tendenza è destinata a finire presto e il racconto vincerà la pugna.

 

 

 

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Ho molti progetti non terminati (non solo letterari), ma sostanzialmente solo per mancanza di tempo, o convinzione, o per ostacoli specifici: il passaggio tra progettazione e scrittura non è un motivo particolare di arresto.

 

Mi ha colpito la netta differenza che fai tra scrivere su un progetto e la scrittura di getto: sembra che il fatto di dover seguire la traccia ti forzi in una specie di trascrizione meccanica. Una dicotomia come quella che descrivi tra creare e scrivere mi richiama quella che c'è tra progettare un programma per computer e scriverne il codice.

Io questa situazione la vivo così: il progetto è lo scheletro del lavoro che concepisco, e la scrittura mi permette di rimpolparlo e renderlo completo. Sto attento a non progettare troppi dettagli e passaggi obbligati: così posso cominciare a scrivere avendo solo lo scenario di partenza e gli obbiettivi a breve termine, e la scrittura mi viene praticamente di getto.

 

Per fare un esempio: se decido che in un capitolo il protagonista litiga con la fidanzata, torna a casa, e decide di partire, mi limito a immaginarmi la scena iniziale, decido se mi piace di più partire dall'inizio dei contrasti, dal punto in cui iniziano a gridare, o da quando lui sbatte la porta e se ne va, e poi immagino di stare guardando il film di quello che sta succedendo (io tendo a visualizzare molto la scena). Da quel punto in avanti, pensieri, sensazioni, ragionamenti e gesti vengono a ruota libera come se stessi improvvisando, tenendo solo presente che alla fine lui dovrà decidere di andarsene: ma non so ancora se deciderò di farlo partire di furia subito e d'impulso, o la mattina successiva dopo aver riflettuto, e se il motivo sarà che è scontento di lei, o di se stesso, o c'è qualcos'altro altrove che vede come un rifugio o una possibilità (salvo che questo sia vincolato dallo sviluppo che ho progettato).

 

Per quel che riguarda la tua domanda su cosa ci spinge a impegnarci con tanto sforzo per qualcosa che potrebbe non lasciare mai il cassetto: be', non so se hai presente quella scena di "Così è la vita", di Aldo, Giovanni e Giacomo, in cui Giovanni, ormai incamminatosi per l'aldilà, si ferma per lasciare libero al vento il foglio su cui ha descritto "il gioco più bello del mondo" che lui ha progettato. Ecco, per quanto riguarda me è qualcosa del genere: io tendo ad affezionarmi alle mie idee, e piuttosto che farle scomparire preferisco che prendano il volo per il mondo. Se poi finiscono sotto una cacca di mucca (come succede nel film al povero gioco), pazienza: almeno una possibilità l'hanno avuta.

 

22 ore fa, Brutus ha scritto:

se ti piace solo inventare storie [...] puoi anche limitarti a sceneggiarle e farle disegnare a qualcun altro

 

Ecco, oltre a questo suggerimento, che mi sembra molto bello,  qui

c'è un thread in cui vengono lasciate le idee che gli utenti del WD non vogliono sviluppare. Non so se magari l'hai già visto o ci hai già postato: ma potrebbe essere un sistema per evitare l'oblio a quelle storie che non intendi scrivere. 

 

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