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Ele_D

Estate 2014 - Capitolo 1

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Le ruote dell’auto slittano sull’asfalto bagnato, una sterzata dell’ultimo secondo riporta la macchina in assetto. Il contachilometri segna i centoventi che, su quella strada stretta e sgangherata, corrispondo ad un tentativo di suicidio. Non dovrebbe mancare molto all’arrivo. È già in macchina da un paio d’ore e ha guidato a velocità folle. Solo una volta si è concesso una pausa, in un’area di servizio cadente rimasta paralizzata agli anni settanta, piena zeppa di turisti in ciabatte e di macchine tanto cariche di valigie da toccare quasi la strada. Ha parcheggiato nell’unico posto libero, davanti all’ingresso. Un paio di ragazzini si sono avvicinati meravigliati alla macchina, studiandone minuziosamente i particolari. La prima cosa che ha pensato è che se l’avessero fermato i carabinieri l’avrebbero preso per un ladro da come era conciato: con gli occhi iniettati di sangue e la barba di qualche giorno. Così trasandato non lo è mai stato, anzi è sempre stato uno fissato con l’aspetto esteriore, l’esempio vivente del detto “l’abito fa il monaco”. Si è rimesso alla guida dopo aver bevuto un caffè. Alla cassa ha comprato un pacchetto di Marlboro e una bottiglia di vodka di pessima qualità che sta rotolando ormai vuota sul tappetino del sedile di fianco, appestando l’abitacolo di un aroma che solo adesso gli fa venire il voltastomaco. Lo smartphone, abbandonato sul sedile del passeggero, squilla per quella che sembra essere la milionesima volta. Allunga un braccio per afferrarlo. Sullo schermo lampeggia lo stesso identico nome delle volte precedenti e lui, senza pensarci due volte, abbassa il finestrino e lo getta fuori, in mezzo al nulla. Non gli serve nessun collegamento con il resto del mondo, non ne ha bisogno dove sta andando. L’aria umida entra dal finestrino abbassato per metà. Odore di merda. Se l’era scordato. Si accende una sigaretta anche se non fuma più da dieci anni. Gli stessi anni passati con lei che il fumo lo odia, e allora per sfregio, per dispetto ne accende un’altra e un’altra ancora fino quasi a consumare l’intero pacchetto. Ricaccia indietro un rigurgito acido non sa se dovuto alla vodka, al fumo oppure al senso di colpa che gli sta attanagliando lo stomaco. Forse a tutte e tre le cose insieme.

Attraversa il paese fino a lasciarsi i condomini scrostati e le case popolari alle spalle, intorno a lui ora ci sono solo campi. La strada si stringe e, se possibile, diventa ancora più accidentata. Procede a sobbalzi, il telaio sportivo non ammortizza buche e dossi che costellano la carreggiata. Dopo non poche imprecazioni raggiunge la meta: il lungo viale costeggiato da cipressi si stende davanti a lui fino in cima al poggio.    

La villa che si intravede sullo sfondo ha un che di spettrale sotto la pioggia  battente e i lampi che la illuminano a intermittenza. Assomiglia ad un mostro pronto a divorarlo più che al rifugio che sperava di trovare. Si ferma davanti al vecchio cancello: un intrico di ferro e ruggine che oramai non ha più niente dell’opera d’arte che rappresentava un tempo. Un lampo illumina il metallo mangiato dalle intemperie. La serratura è andata, ma il cancello è aperto. Le due ante sono tenute insieme da un catenaccio. Cazzo! Trova una pietra, probabilmente una delle tante che si sono staccate dalle colonne che lo sorreggono. La solleva e dopo un paio di colpi il vecchio lucchetto cede, con un calcio spalanca il cancello. Torna in macchina bagnato fradicio e dà gas, poi lo attraversa senza darsi la pena di richiuderselo alle spalle. Parcheggia l’auto davanti alla veranda, corre sulla ghiaia in mezzo alle pozzanghere evitando quelle più grandi. Al riparo dalla pioggia, sotto le travi di legno scuro, un tanfo di vecchio e muffa lo investe. I mobili sono coperti da pesanti teli che una volta dovevano essere bianchi ma che il tempo ha oramai ingrigito. Libera dal suo sudario quello che, a sua memoria, dovrebbe essere il divano, poi ci si lascia cadere sopra e tutto diventa buio.

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ciao @Ele_D

Il 14/5/2020 alle 22:16, Ele_D ha scritto:

 Il contachilometri segna i centoventi che, su quella strada stretta e sgangherata, corrispondono ad un tentativo di suicidio.

Questa è la prima cosa che mi è saltato all'occhio, ma non preoccuparti: io dopo aver riletto milioni di volte i miei pezzi ancora trovo questo tipo di errori :D

Il 14/5/2020 alle 22:16, Ele_D ha scritto:

La prima cosa che ha pensato è che se l’avessero fermato i carabinieri l’avrebbero preso per un ladro da come era conciato: con gli occhi iniettati di sangue e la barba di qualche giorno. Così trasandato non lo è mai stato, anzi è sempre stato uno fissato con l’aspetto esteriore, l’esempio vivente del detto “l’abito fa il monaco”.

Questa invece non l'ho capita: solo per l'aspetto trasandato dovrebbero prenderlo per un ladro? Con un aspetto così, invece, sembra più un disperato che si rifugia nell'alcool e nel fumo per non crollare. Al massimo, i carabinieri lo fermerebbero per sospetta guida in stato di ebbrezza, che poi approverebbero facendogli l'alcool test.

Il 14/5/2020 alle 22:16, Ele_D ha scritto:

Lo smartphone, abbandonato sul sedile del passeggero, squilla per quella che sembra essere la milionesima volta. Allunga un braccio per afferrarlo. Sullo schermo lampeggia lo stesso identico nome delle volte precedenti e lui, senza pensarci due volte, abbassa il finestrino e lo getta fuori, in mezzo al nulla.

Mi piace il gesto di liberarsi del telefono: fa intuire che il protagonista ha subito un torto dalla persona che lo chiama, poco dopo dici che è una lei.

 

Il 14/5/2020 alle 22:16, Ele_D ha scritto:

Odore di merda.

Non avrei usato la parola merda , per opinione mia personale. Non mi piace molto né usare né vedere parolacce nei libri, a meno che non vengano inserite in un discorso diretto e capisco che il protagonista è quel tipo di persona. Qui avrei detto odore di escrementi. Lo so non è figo come dire "merda", ma ripeto opinione strettamente personale su questo.

Il 14/5/2020 alle 22:16, Ele_D ha scritto:

La villa che si intravede sullo sfondo ha un che di spettrale sotto la pioggia  battente e i lampi che la illuminano a intermittenza. Assomiglia ad un mostro pronto a divorarlo più che al rifugio che sperava di trovare.

Avrei dato più spazio a questa villa e spiegato perché il protagonista ha deciso di andarci, che legame ha con essa; era la sua casa d'infanzia abbandonata? O una semplice villa appartenente più a nessuno ormai e che il protagonista vede come il luogo ideale per riposare dopo il torto subito?

Il 14/5/2020 alle 22:16, Ele_D ha scritto:

Libera dal suo sudario quello che, a sua memoria, dovrebbe essere il divano, poi ci si lascia cadere sopra e tutto diventa buio.

Bella questa espressione e se non hai nulla in contrario me la segno :D Nel complesso è un bel pezzo: racconti bene la reazione di un uomo al torto subito, magari un tradimento della ragazza che viene citata appena. Questo non mi è dispiaciuto perchè siamo dal punto di vista dell'uomo, quindi è normale che non abbia approfondito proprio per sottolineare il fatto che lui non ci voglia pensare. Spero di leggere il seguito e scoprire cosa sia successo.

 

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Ciao @Marissa1204

grazie per i preziosi consigli.

Vado in ordine:

1 ora fa, Marissa1204 ha scritto:

Questa invece non l'ho capita: solo per l'aspetto trasandato dovrebbero prenderlo per un ladro? Con un aspetto così, invece, sembra più un disperato che si rifugia nell'alcool e nel fumo per non crollare. Al massimo, i carabinieri lo fermerebbero per sospetta guida in stato di ebbrezza, che poi approverebbero facendogli l'alcool test.

Volevo spiegare senza dirlo in modo esplicito che sta guidando una bella macchina, ma forse non sono riuscita nel mio intento. Vedrò di sistemarla in altro modo. 

 

1 ora fa, Marissa1204 ha scritto:

Non avrei usato la parola merda , per opinione mia personale. Non mi piace molto né usare né vedere parolacce nei libri, a meno che non vengano inserite in un discorso diretto e capisco che il protagonista è quel tipo di persona. Qui avrei detto odore di escrementi. Lo so non è figo come dire "merda", ma ripeto opinione strettamente personale su questo.

Qui volevo che la frase incriminata :-) fosse proprio un pensiero del protagonista, una cosa che pensa tra sé e sé. Forse avrei dovuto metterla in corsivo, cosa dici?

 

1 ora fa, Marissa1204 ha scritto:

Avrei dato più spazio a questa villa e spiegato perché il protagonista ha deciso di andarci, che legame ha con essa; era la sua casa d'infanzia abbandonata? O una semplice villa appartenente più a nessuno ormai e che il protagonista vede come il luogo ideale per riposare dopo il torto subito?

Vorrei sviscerarla più avanti nella storia per rendere il primo capitolo un po' più snello e magari lasciare un velo di mistero che invogli a continuare il racconto.

 

1 ora fa, Marissa1204 ha scritto:

Bella questa espressione e se non hai nulla in contrario me la segno :D Nel complesso è un bel pezzo: racconti bene la reazione di un uomo al torto subito, magari un tradimento della ragazza che viene citata appena. Questo non mi è dispiaciuto perchè siamo dal punto di vista dell'uomo, quindi è normale che non abbia approfondito proprio per sottolineare il fatto che lui non ci voglia pensare. Spero di leggere il seguito e scoprire cosa sia successo.

Grazie! :-)

 

Ti ringrazio molto per il tuo commento, ho davvero bisogno di pareri e consigli. Dovrei lasciar "risposare" il racconto e rileggerlo magari più avanti perché solo così mi accorgo di eventuali incongruenze ed errori.

Grazie ancora e buona domenica!

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