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Kikki

Il bosco, il pazzo e il bradipo

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Spoiler

Sono in cerca di suggerimenti per sbloccare il finale che trovo debole e troppo rapido, ma a cui non riesco più a lavorare, grazie mille a chi vorrà dire la sua :flower:

 

L’odore di terra è così intenso che mi sembra di avere la testa dentro un buco, le cicale friniscono furiose e il calore sulla pelle è pesante come un macigno. Oltre alle cicale non sento altro. Sono andati via.

Apro gli occhi senza muovere un muscolo, sopra di me si apre un triangolo di cielo circondato dai rami scuri. Gli aghi di pino mi pungono la pelle attraverso il costume e la maglia di cotone. Fanno il solletico.

Piego piano le dita delle mani e dei piedi, scricchiolano come vetri rotti, ma sembrano intere; mi rendo conto di aver perso le ciabatte. Giro la testa per cercarle, ma vedo le stelle dal dolore. Una guancia e le labbra pulsano bagnate come una lampadina in fin di vita.

Non sono riuscito a difendermi nemmeno questa volta.

Fra e Ste sono saliti dalla spiaggia correndo tra gli alberi.

«L’ha ucciso il padre di Pietro,» ha detto Fra. «L’ha buttato in mare e quello è affogato.»

«Affogato morto?» ha chiesto Stefano.

«Conosci qualcuno affogato e vivo, scemo?»

«Mica hanno trovato il corpo».

«Lo sta cercando tutta l’isola, ma lo troveremo prima noi, e manderemo Michele in prigione!» risponde Fra.

Mi ha tradito la maglia rossa che avevo infilato in cintura. Nascosto sotto il corbezzolo li ho guardati aggirarsi alla ricerca di qualcosa. Hanno trovato me, pietrificato tra le foglie e con il cuore che batteva tanto forte da farmi scorrere litri di sudore ghiacciato sotto le ascelle. Nel tempo di un sogghigno mi hanno portato via la maglia. Quando ho tirato su i pugni hanno riso più forte e mi sono venuti addosso. Non c’era bisogno di picchiarmi in due, mi avrebbe atterrato anche uno solo; perché sono grasso, sono un ciccione schifoso e lento. Un bradipo ciccione, dice Fra.

Mi alzo a sedere lento come il nonno e gli aghi mi infilzano come fossi su un filo spinato.

Alzati, Pietro. Lo ripeto mille volte in testa finché la voce mi esce in un sussurro che diventa un grido. Ma non ci riesco. Tanto, a cosa servirebbe? L’unica cosa che prova che mio padre non è un assassino è perduta e i bradipi ciccioni non recuperano ciò che gli viene rubato perché sono dei buoni a nulla.

Piango forte, la ciccia trema e le lacrime si confondono con il sudore. Papà verrà buttato in prigione, se avessi portato la maglia questa volta mi avrebbe detto bravo.

Torno a sentire le grida di papà, rivedo la sagoma lunga e nera che si butta in mare dalla barca di Stelio, si avvicina con poche bracciate a quella di papà e cerca di salire. La barca si inclina verso l’acqua, papà barcolla, la sagoma diventa un mezzobusto coperto da una maglia rossa con un surfista bianco mentre cerca di issarsi a bordo. Papà si raddrizza e stacca con forza le mani della sagoma dal bordo della barca. La sagoma sparisce sott’acqua, riemerge e urla che papà lo ha ucciso, poi scompare a nuoto oltre l’imboccatura del porto.

Mio padre non è una persona gentile, fa piangere spesso mamma e me. Ieri sera, quando ha sbattuto la porta di casa, sono andato a consolare mamma che singhiozzava piano rannicchiata nell’angolo dove finisce ogni litigata. Ma lei mi ha dato uno schiaffo, così ho sbattuto la porta anche io.

Quando sono arrivato al porto, papà era già sulla Nina pronto per uscire a pescare, ho sentito che urlava qualcosa a un tizio sulla barca di Stelio, ma che non era lui. Troppo alto e magro, troppi capelli e vestito da giovane.

Tiro giù la maglia che la mia pancia sporgente spinge su.

Non l’ha ucciso, ma quello è scomparso, mio padre è l’ultimo ad averlo visto e Fra dice a tutti che è un assassino.

Mi lascio cadere all’indietro e una pietra mi graffia la schiena: se potessi trovare quel ragazzo prima degli altri.

 

C’è profumo di resina appiccicosa e di terra secca e calda. Alla fine mi decido, anche i bradipi si muovono, e anche i ciccioni. Scendo verso la spiaggia tagliando tra gli alberi; di cosa ha bisogno uno che esce dal mare dopo aver nuotato tanto? Ma poi, come si fa a sapere che ha nuotato tanto? Io avrei sete da morire, fame di sicuro, e sonno. Dove andrei se fossi uno straniero che conosce poco l’isola?

Il bosco di solito mi protegge, mi nasconde, invece oggi gli alberi scricchiolano come se volessero segnalare la mia presenza a qualcuno; si sta alzando il vento. Mi guardo in giro cercando di ignorare le grida del legno.

Se il ragazzo ha continuato a nuotare nella direzione in cui l’ho visto andare, potrebbe essere arrivato alla spiaggia qui sotto. Come si scompare in un’isola piccola come la nostra?

Una nuvola cancella il sole e abbassa la luce, l’aria diventa pesante di umidità trattenuta, le cicale ammutoliscono come se fossero morte tutte nello stesso istante.

È tutto silenzioso e immobile.

Mi chiedo se quel tizio sia affogato come dice Fra. Com’è un morto affogato? Com’è un morto in generale?

«Se è affogato non può essere nel bosco!» Lo ripeto mentre muovo i piedi piano per non far scricchiolare niente, lo sguardo che corre di qua e di là; le cicale ripartono tutte insieme e mi sparano il cuore nello stomaco e poi dritto nelle orecchie. Il sole ancora non si vede e l’aria mi si appiccica alla pelle come miele.

Se il ragazzo è uscito dal mare è passato per forza dal bosco.

Sudo così tanto che sono bagnato come se avessi nuotato vestito. Mi appoggio a ogni albero ala ricerca di fiato, poco dopo ho le mani impastate di resina e corteccia; mi fermo per spazzarmele sui pantaloncini e la vedo.

La casa dei tedeschi! Ecco dove potrebbe essersi nascosto. La casa è vuota quest’anno. I tedeschi di solito arrivano in primavera e ripartono a Natale, non parlano con nessuno e non sorridono mai, stanno sempre chiusi nella loro proprietà, nessuno li conosce davvero. Si dice che lei sia una pittrice pazza e che abbiano una cantina strapiena di tesori nazisti.

 

È deciso.

La casa: è a pochi metri dalla spiaggia, ma ancora in mezzo al bosco. Se non fosse per i tedeschi sarebbe la casa dei miei sogni.

In quel momento sento delle voci provenire dal mare, mi piego e mi nascondo dietro al corbezzolo.

«Se quello ha nuotato tutta la notte deve essere qui per forza,» sta gridando Fre. «Vai a guardare nella grotta.»

«Tu dove vai?»

«Controllo di nuovo la spiaggia.»

«La spiaggia è vuota si vede benissimo anche da qua.»

«Vacci tu nella grotta, la spiaggia la controllo io.»

«hai paura?!»

«Ce l’hai tu paura, scemo, se no ci andavi subito nella grotta.»

«E allora ci vado, sai che ci vuole.»

Non ci avevo nemmeno pensato alla grotta. Ma se uno esce dal mare tutto bagnato, stanco, con sete, fame e sonno, dove va? In una grotta o in una casa disabitata? Gli altri gironzolano per la spiaggia, Fra è scomparso dietro gli alberi, sicuro che è già entrato perché Stefano si butta in mare.

Mi giro e cammino veloce verso il muro di pietra della casa, mi arriva al petto. Mi arrampico e lo scavalco e giuro che inizierò a fare ginnastica. Mi asciugo il sudore dalla faccia e corro verso la casa senza pensarci. Se ci penso torno indietro.

Mi attacco alla parete sotto il terrazzo e guardo verso l’alto. Le cicale si azzittiscono di nuovo e il mio cuore le segue, ripartono loro e riparte pure lui.

Qualcosa scivola freddo sui miei piedi. Volto lo sguardo verso il basso con lentezza. Il rubinetto del giardino sgocciola, è stato chiuso male.

Butto un’occhiata alla spiaggia; Ste galleggia ancora facendo il morto. Di Fra non c’è traccia, cosa sta facendo tutto questo tempo dentro una caverna grande come camera mia? Mi stacco dal muro, mi infilo tra le piante della recinzione e guardo giù. Fra corre fuori dalla grotta. Dalla paura cado a sedere per terra.

«Vieni a vedere, scemo fifone!»

Mi tiro su in fretta e seguo i gesti del suo braccio per chiamare il suo amico che scatta come al solito quando lui chiama. Buttati e quello si butta.

«Scemo,» sussurro. Ma lo so che mi butterei anche io.

Non devono trovarlo prima di me. Mi ripeto che il tizio non ha motivo di essere nella grotta, e se Fra avesse trovato il… corpo? Però, vivo o morto, l’avrebbe visto subito, non ci avrebbe messo tanto. Lascio il riparo delle piante mentre Ste corre verso la grotta e Fra sembra ancora più alto sullo sfondo nero dell’entrata. Ste si ferma e scruta da questa parte. Non può vedermi, mi dico, le piante e il muretto sono troppo alti, se vede qualcosa è solo una testa, non può riconoscermi da lì. Si stanca e raggiunge Fra, scompaiono insieme dentro la grotta.

Corro sul retro della casa da dove partono le scale e salgo sul terrazzo.

 

Un ragazzo nudo e magro come uno stecco è sdraiato a terra con la faccia verso il muro. Gli vedo le ossa che sembrano voler bucare la pelle; ha i capelli scuri e ricci aggrovigliati e pieni di alghe. I piedi e le gambe sono rigati di sangue secco dai tanti tagli che gli vedo ovunque. È vivo o dorme? Immagino dovrei avvicinarmi per scoprirlo.

È lui per forza, avevo ragione quindi, chi altro dormirebbe nudo in una casa disabitata se non un pazzo che tutti danno per morto? Lancio un’occhiata veloce verso la spiaggia ancora deserta, tenetevela pure la maglia, penso con un brivido di emozione. Come lo trasporto in paese? Per un momento mi vedo a trascinarlo su per il bosco fino alle case, la gente esce nelle strade e tutti mi applaudiscono; Fra e Ste sono in un angolo a rodersi il fegato e a incolparsi l’un l’altro; mio padre viene verso di me sorridendo e tiene mamma per mano...

«Chi sei?»

Sobbalzo dallo spavento. Il tizio si è girato verso di me e mi guarda.

La bocca mi si è seccata così tanto che fatico a staccare la lingua dal palato. «Pietro.» Vorrei avvicinarmi, ma ho le gambe pesanti come tronchi e i piedi hanno infilato le radici tra le piastrelle del terrazzo.

«Vai a casa, Pietro.» Il tizio si mette seduto a fatica, infila una mano nel cespuglio che ha sulla testa e gratta, lento e ritmico. Poi passa alle braccia, con movimenti che ti fanno pensare possa fermarsi da un momento all’altro.

Stacco un piede dal pavimento tirando con tutto me stesso, stacco anche l’altro e mi avvicino di mezzo centimetro al naufrago, scomparso, pazzo e non cadavere.

«Come ti chiami?»

Non mi guarda e continua a grattare, non riesco a scollare gli occhi da quelle unghie che scavano righe rosse. «Giorgio.»

«Tutti pensano che mio padre ti abbia ucciso, devi venire in paese e dire che lui non ha fatto niente di male.»

Giorgio continua a grattarsi scrutando la sua pelle come se cercasse qualcosa, mi sporgo per vedere meglio, ma non c’è niente.

«Stai male? Ti serve un dottore?»

Giorgio apre le gambe, nudo com’è, e gratta. Guardo da un’altra parte e poi di nuovo lì e poi gli alberi. «Ti posso aiutare, chiamo il dottore.»

Tiro fuori il cellulare dalla tasca del costume e sblocco lo schermo. Giorgio alza la testa di scatto e in un istante è in piedi, alto e secco come un albero morto, una cortina di capelli e alghe gli nascondono il viso. Si butta su di me, non sono sicuro se cado perché mi spinge o solo dalla paura improvvisa che mi chiude la gola e non mi lascia gridare. Mi sorpassa correndo e zoppicando allo stesso tempo e scompare giù per le scale. Mi sollevo stringendo il telefono e scatto due fotografie di un uomo nudo che scompare tra gli alberi.

Ce l’ho fatta, penso ansimando. Dovranno bastare.

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Ciao @Kikki

 

Ho letto ieri il tuo racconto e vorrei lasciarti un commento lampo. Se poi in riesco, passo di nuovo in giornata a fare qualche sltra considerazione. 

Per rispondere alla tua domanda, molto brevemente, il finale, almeno secondo me, si adatta bene se esiste un capitolo 2 della storia. Lascia infatti aperte molte questioni (chi è il ragazzetto magro, perché si gratta, cosa ha a che fare col padre del protagonista, ecc). Si può anche non dare tutte tutte le risposte in un racconto, ma almeno qualcosa dovrebbe "chiudersi" alla fine. 

 

Inoltre (altra breve considerazione che approfondisco quando ripasso), io - ma magari è un mio problema- non ho ben capito cosa è successo tra il padre e il ragazzetto. Mi riferisco proprio alla dinamica della lotta, sempre se di lotta si tratta, sulla barca. Non ho capito perché credono che lui lo abbia ucciso, cosa c'entra la maglia rossa e tutto il resto. Praticamente non ho capito il perché di tutta la vicenda. Ma, ripeto, potrei essere stata io a farmi sfuggire qualche dettaglio.

 

A dopo

Talia 

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Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

sono grasso,

toglilo e lascia il resto, è molto più forte

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

lo ha ucciso

forse sarebbe meglio "che lo vuole uccidere"?

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

ala

refuso

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Fre.

refuso :-)

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

hai

refuso Hai

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

È vivo o dorme?

forse era "è morto o dorme?" :umh:

 

@Kikki eccomi socia, ordunque, questa seconda versione è meglio della prima. Si sente di più l'ansia del povero Pietro braccato dai suoi simpatici amici e l'atmosfera è più forte. Tutti gli accenni sul bosco sono molto visivi e ci si cala bene con il ragazzino dentro l'isola, forse resta un po' in ombra come Pietro si senta davvero e il rapporto con il padre (anche se le poche cose che dici danno informazioni sufficienti per capire che aria tira a casa).

Il finale mi piace, è sospeso, ma funziona. Trovo sia in sintonia con tutto il racconto dove le domande si inanellano l'una nell'altra.

Solo una cosa, che questo Giorgio sia davvero il naufrago sembra un po' una considerazione di Pietro (che ci può stare, sull'isola si conosceranno tutti), se è voluto ok (a lui interessa scagionare il padre e basta) altrimenti potresti approfondire un po' la cosa.

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Cara @Talia grazie della tua lettura, mi metti un po' in crisi, ma è giusto così.

Mi sembrava di aver lasciato abbastanza dettagli in giro perché si capisse sia il fatto scatenante, il rapporto tra Pietro e gli altri ragazzi, il rapporto tra Pietro e il padre e anche per capire che il ragazzo magro, Giorgio, è quello che viene buttato in mare dal padre di Pietro

10 ore fa, Talia ha scritto:

Ma, ripeto, potrei essere stata io a farmi sfuggire qualche dettaglio.

no, sono troppe le cose che non hai capito perché possa essere colpa tua. Rivedrò il tutto sotto la luce del tuo commento. Questa è la terza stesura dello stesso racconto che è in continua mutazione quindi è molto possibile che io abbia fatto confusione.

Grazie mille :rosa:

 

@AnnaL. cara socia, grazie di tutti i refusi e considerazioni.

6 ore fa, AnnaL. ha scritto:

Solo una cosa, che questo Giorgio sia davvero il naufrago sembra un po' una considerazione di Pietro

cercherò di approfondire anche questo aspetto, grazie mille :rosa:

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50 minuti fa, Kikki ha scritto:

Mi sembrava di aver lasciato abbastanza dettagli in giro perché si capisse sia il fatto scatenante, il rapporto tra Pietro e gli altri ragazzi, il rapporto tra Pietro e il padre e anche per capire che il ragazzo magro, Giorgio, è quello che viene buttato in mare dal padre di Pietro

Sì questo sì @Kikki, volevo dire la pseudolotta tra il ragazzino creduto morto e il padre di Pietro, in seguito alla quale gli altri ragazzi lo ritengono un assassino.

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Torno a sentire le grida di papà, rivedo la sagoma lunga e nera che si butta in mare dalla barca di Stelio, si avvicina con poche bracciate a quella di papà e cerca di salire. La barca si inclina verso l’acqua, papà barcolla, la sagoma diventa un mezzobusto coperto da una maglia rossa con un surfista bianco mentre cerca di issarsi a bordo. Papà si raddrizza e stacca con forza le mani della sagoma dal bordo della barca. La sagoma sparisce sott’acqua, riemerge e urla che papà lo ha ucciso, poi scompare a nuoto oltre l’imboccatura del porto.

Questo pezzo, per intendersi. Non lo riesco a immaginare bene, non riesco a vedere in quel gesto un indizio di assassinio. 

 

Comunque ti prometto che domattina lo rileggo e provo a vedere se mi sono fusa il cervello quando l'ho letto ierixD

 

Talia 

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Buongiorno, @Kikki. Ho riletto con più calma. 

 

Forse ero un po' distratta alla prima lettura.

Vediamo se ho capito adesso: il padre di Pietro è su una barca, da quella di un altro pescatore un ragazzo con la maglia rossa si tuffa e a nuoto raggiunge il padre. Si aggrappa al bordo della barca e lui gli stacca le mani, cioè lo manda via. Il ragazzo si allontana a nuoto e gli urla: mi hai ucciso. 

Se questa è la dinamica, a parte ciò che dice il ragazzo, non capisco perché gli altri pensano che Michele, il padre di Pietro, sia l'assassino e come fanno a sapere uno che lui è stato l'ultimo a vederlo, due la dinamica dei fatti che non hanno visto, altrimenti non potrebbero pensare che il ragazzo è morto. Il ragazzo ha dimostrato di saper nuotare, staccargli le mani dalla barca per allontanarlo non significa ucciderlo.

E poi c'è la maglia rossa. Non capisco perché Pietro, che ha evidentemente ritrovato la maglia che il ragazzo indossava al momento del presunto omicidio, possa dimostrare, esibendo la maglia, che suo padre non l'ha ucciso. Perché il ragazzo se la può essere tolta una volta raggiunta la riva, e quindi non è morto in mare? 

 

Ecco questi sono i miei dubbi sulla trama. Non è che proprio non si capisce, forse a me è risultata un po' troppo complessa per un racconto. Cioè si trattasse di un romanzo, in cui poi riprendi e spieghi meglio indizi e situazioni che poi si risolvono, potrebbe andare e le mie incertezze si chiarirebbero nel proseguo della lettura. Ma in un racconto dove tutto si deve "chiarire" nell'arco della breve narrazione, allora, secondo la mia opinione, che vale quel che vale ovvio, c'è troppa carne al fuoco. 

 

Per il resto il racconto è molto avvincente, i fatti incuriosiscono, i personaggi sono ben delineati, almeno quelli che agiscono nel tempo del racconto (forse meno chiaro è il carattere di Michele, di cui si scopre che è violento e rabbioso verso ka moglie e esigente verso Pietro, ma non scandagli oltre il rapporto). Ho gradito moltissimo le descrizioni degli ambienti, che si riescono a immaginare in modo chiaro. E mi è piaciuta l'idea della storia in generale, molto avventurosa. 

 

Spero di essermi spiegata meglio adesso e di averti dato qualche idea utile. Scusami se i miei primi commenti sono stati frettolosi e poco chiari. 

 

Talia 

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Grazie di nuovo @Talia, vado a fare del chiaro sui punti più oscuri. Forse hai ragione e la trama è davvero troppo complessa per stare in uno spazio ridotto, grazie, mi hai dato davvero tanto materiale su cui riflettere (y)

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Condivido i dubbi di @Talia , @Kikki .

Come racconto di narrartiva per ragazzi, secondo me, ha i giusti ingredienti: il protagonista bullizzato, un coetaneo cattivo e uno gregario. Una famiglia problematica. Un messaggio morale forte, anche se non palese (e mi sembra giusto: facciamoli sforzare un po' questi ragazzi :asd: ): Michele potrà anche non essere un buon papà, ma non per questo deve pagare per un reato che non ha commesso (per me il fatto che Pietro cerchi di scagionarlo semplicemente per conquistarne l'approvazione è "solo" un elemento di verosimiglianza).

Però ci sono troppe cose non chiare, per un racconto autoconclusivo. Proverò ad elencartele nell'ordine, secondo la mia impressione:

Perché il ragazzo si butta dalla barca di Stelio? Non pare che questa stesse affondando. Se le barche erano in vistra della riva (e lo sono perché persino a portata di udito) non c'è alcun motivo perché "la vittima" (che sa nuotare bene, è evidente) non possa abbastanza tranquillamente arrivarci a nuoto (additittura pare scegliere un percorso più lungo del necessario per la propria nuotata :asd: ). Questi potrebbero essere interessanti elementi di "mistero" che si risolvono in capitoli successivi, mentre in un autoconclusivo lasciano solo la (frustrante) sensazione di non capire tutto ciò che il racconto ci vuole dire.

Stesso dicasi per la maglietta rossa: non può essere solo un'ingenuità del protagonista. Se è così importante devi trovare un elemento per dimostrarlo, altrimenti al lettore lasci la sensazione che dovrebbe averlo capito da sè, mentre in effetti non ci può arrivare (almeno io non ce l''ho fatta).

E la grotta: cosa c'è, dentro? (dal punto di vista della lettura di editing - perdonami la presunzione, perché come sai io editor non sono - la domanda è: a cosa ti serve la grotta? A me pare sia solo il pretesto per consentire a Pietro di arrivare non visto fino alla casa).

Perché il ragazzo è ferito? Perché si è messo a dormire (se ha bisogno di nascondersi non può essere perticolarmente tranquillo tanto da fare un pisolino; se dorme tranquillo nudo e insanguinato potrebbe essere effettivamente un pazzo, come suggerisce la storia, ma perché usciva a pescare con la barca di Stelio? Forse è un ladro? Ma allora diverrebbe automatico che il papà di Pietro è un eroe, prima che eventuale assassino: per questo motivo escludo che l'interpretazione del furto è quella corretta, secondo gli elementi che fornisci).

 

Il finale è, effettivamente, deboluccio. Perché per essere realmente risolutivo (al di là del dubbio che fa dire a Pietro "Dovrebbero bastare" e che narrativamente complica il finale e lascia un piccolo margine a un'interessante apertura) Pietro dovrebbe averlo fotografato prima, magari quando ancora Giorgio non si è accorto di lui (dovrebbe trovarsi addormentato in una posizione che non sia di spalle, rispetto a Pietro). Due foto di un uomo distante, di spalle, che scappa, non sono una prova. Nemmeno nell'ingenua fantasia(o nel desiderio) di un ragazzo come Pietro.

Per essere una sorpresa finale, risolutiva, le foto dovrebbero essere fatte quasi per caso, non per la vera ricerca della prova che si rivelerà unica, e che poi vengono lasciate lì, senza troppa importanza. Poi, alla fine, quando il tizio è fuggito, si presenta alla mente di Pietro lo spettro del fallimento: la maglietta (che, ti ricordo, così non basta: ha bisogno di un elemento che la renda prova) non ce l'ho più, il pazzo l'ho visto solo io... (falso finale).

E poi: Ma... Già: le foto che ho scattato prima!

Cioè: è questo che dovrebbe passare la narrazione. Non facilissimo da rappresentare, ma secondo me funzionerebbe meglio.

 

Al di là di queste mie perplessità non è tutto da buttare, intendiamoci: buona la descrizione delle sensazioni del protagonista, buone le descrizioni ambientali. Buoni i ragionamenti. Quelli deduttivi sono ingenui, d'accordo (se è affogato non può essere nel bosco, eccetera) ma buono il percorso dei pensieri, che porta a: "dove andrebbe uno che riesce a giungere a riva nelle condizioni di quel ragazzo?" Insomma: ci sono elementi "da poliziesco" molto tenui, non potrebbe essere altrimenti, ma senz'altro azzeccati, secondo me.

 

Ceredo valga senz'altro la pena di lavorarci.

 

A rileggerti.

 

 

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@queffe davvero grazie! Stavo già lavorando sul raccondo seguendo gli spunti di @Talia e il tuo commento mi ha indirizzata ancora meglio. Vorrei che fosse una storia con più capitoli, ma per il momento ho bisogno di rientrare nel limite dei 10.000 caratteri per un concorso che mi mette grossa ansia e mi confonde le idee.

Grazie ancora :rosa:

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Buongiorno amica mia:rosa:spero che stai bene, provo a darti il mio contributo anche se, lo sappiamo entrambi che sei più brava di me.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

L’odore di terra è così intenso che mi sembra di avere la testa dentro un buco, le cicale friniscono furiose e il calore sulla pelle è pesante come un macigno. Oltre alle cicale non sento altro. Sono andati via.

L'incipit è curioso ma personalmente non fa impazzire.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Apro gli occhi senza muovere un muscolo, sopra di me si apre un triangolo di cielo circondato dai rami scuri. Gli aghi di pino mi pungono la pelle attraverso il costume e la maglia di cotone. Fanno il solletico. Qui non andrei a capo Piego piano le dita delle mani e dei piedi, scricchiolano come vetri rotti, ma sembrano intere; mi rendo conto di aver perso le ciabatte. Giro la testa per cercarle, ma vedo le stelle dal dolore. Una guancia e le labbra pulsano bagnate come una lampadina in fin di vita.

Vedo chiara l'immagine.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Non sono riuscito a difendermi nemmeno questa volta.

Fra e Ste sono saliti dalla spiaggia correndo tra gli alberi.

«L’ha ucciso il padre di Pietro,» ha detto Fra. «L’ha buttato in mare e quello è affogato.»

«Affogato morto?» ha chiesto Stefano.

«Conosci qualcuno affogato e vivo, scemo?»

«Mica hanno trovato il corpo».

«Lo sta cercando tutta l’isola, ma lo troveremo prima noi, e manderemo Michele in prigione!» risponde Fra.

Dialogo ben strutturato, sembra reale, parlano di lui?

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Mi ha tradito la maglia rossa che avevo infilato in cintura. Nascosto sotto il corbezzolo li ho guardati aggirarsi alla ricerca di qualcosa. Hanno trovato me, pietrificato tra le foglie e con il cuore che batteva tanto forte da farmi scorrere litri di sudore ghiacciato sotto le ascelle. Nel tempo di un sogghigno mi hanno portato via la maglia. Quando ho tirato su i pugni hanno riso più forte e mi sono venuti addosso. Non c’era bisogno di picchiarmi in due, mi avrebbe atterrato anche uno solo; perché sono grasso, sono un ciccione schifoso e lento. Un bradipo ciccione, dice Fra.

Paragrafo molto scorrevole ma non capisco la prima frase: Mi ha tradito la maglia rossa che avevo infilato in cintura. Nascosto sotto il corbezzolo li ho guardati aggirarsi alla ricerca di qualcosa.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Tanto, a cosa servirebbe? L’unica cosa che prova che mio padre non è un assassino è perduta e i bradipi ciccioni non recuperano ciò che gli viene rubato perché sono dei buoni a nulla.

Questa frase è bellissima ma drammatica.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Piango forte, la ciccia trema e le lacrime si confondono con il sudore. Papà verrà buttato in prigione, se avessi portato la maglia questa volta mi avrebbe detto bravo.

Questa è la causa?

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Torno a sentire le grida di papà, rivedo la sagoma lunga e nera che si butta in mare dalla barca di Stelio, si avvicina con poche bracciate a quella di papà e cerca di salire. La barca si inclina verso l’acqua, papà barcolla, la sagoma diventa un mezzobusto coperto da una maglia rossa con un surfista bianco mentre cerca di issarsi a bordo. Papà si raddrizza e stacca con forza le mani della sagoma dal bordo della barca. La sagoma sparisce sott’acqua, riemerge e urla che papà lo ha ucciso, poi scompare a nuoto oltre l’imboccatura del porto.

Vedo l'immagine un pò confusa.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Mio padre non è una persona gentile, fa piangere spesso mamma e me. Ieri sera, quando ha sbattuto la porta di casa, sono andato a consolare mamma che singhiozzava piano rannicchiata nell’angolo dove finisce ogni litigata. Ma lei mi ha dato uno schiaffo, così ho sbattuto la porta anche io.

Che storia triste:(

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Quando sono arrivato al porto, papà era già sulla Nina pronto per uscire a pescare, ho sentito che urlava qualcosa a un tizio sulla barca di Stelio, ma che non era lui.

Secondo me stona: ma che non era lui

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Tiro giù la maglia che la mia pancia sporgente spinge su.

Che vuol dire questa frase? Non mi piace

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

C’è profumo di resina appiccicosa e di terra secca e calda.

Mi piace un sacco leggere i profumi:D

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Il bosco di solito mi protegge, mi nasconde, invece oggi gli alberi scricchiolano come se volessero segnalare la mia presenza a qualcuno; si sta alzando il vento.

Frase molto poetica.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Mi guardo in giro cercando di ignorare le grida del legno.

Che intendi con: le grida del legno?

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Una nuvola cancella il sole e abbassa la luce, l’aria diventa pesante di umidità trattenuta, le cicale ammutoliscono come se fossero morte tutte nello stesso istante.

Bellissima frase.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

«Se è affogato non può essere nel bosco!» Lo ripeto mentre muovo i piedi piano per non far scricchiolare niente, lo sguardo che corre di qua e di là; le cicale ripartono tutte insieme e mi sparano il cuore nello stomaco e poi dritto nelle orecchie. Il sole ancora non si vede e l’aria mi si appiccica alla pelle come miele.

Questo è troppo. Sei bravissima :ola:

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Sudo così tanto che sono bagnato come se avessi nuotato vestito. Mi appoggio a ogni albero ala ricerca di fiato, poco dopo ho le mani impastate di resina e corteccia; mi fermo per spazzarmele sui pantaloncini e la vedo.

Vedo benissimo questa immagine ma occhio al refuso: alla ricerca

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

La casa dei tedeschi! Ecco dove potrebbe essersi nascosto. La casa è vuota quest’anno. I tedeschi di solito arrivano in primavera e ripartono a Natale, non parlano con nessuno e non sorridono mai, stanno sempre chiusi nella loro proprietà, nessuno li conosce davvero. Si dice che lei sia una pittrice pazza e che abbiano una cantina strapiena di tesori nazisti.

Frasi scorrevoli.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

«Se quello ha nuotato tutta la notte deve essere qui per forza,» sta gridando Fre. «Vai a guardare nella grotta.»

«Tu dove vai?»

«Controllo di nuovo la spiaggia.»

«La spiaggia è vuota si vede benissimo anche da qua.»

«Vacci tu nella grotta, la spiaggia la controllo io.»

«hai paura?!» Hai

«Ce l’hai tu paura, scemo, se no ci andavi subito nella grotta.» Non mi piace questa frase

«E allora ci vado, sai che ci vuole.»

Dialogo ottimo.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Non ci avevo nemmeno pensato alla grotta. Ma se uno esce dal mare tutto bagnato, stanco, con sete, fame e sonno, dove va? In una grotta o in una casa disabitata? Gli altri gironzolano per la spiaggia, Fra è scomparso dietro gli alberi, sicuro che è già entrato perché Stefano si butta in mare.

Non capisco questo collegamento: Fra è scomparso dietro gli alberi, sicuro che è già entrato perché Stefano si butta in mare.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Mi giro e cammino veloce verso il muro di pietra della casa, mi arriva al petto. Mi arrampico e lo scavalco e giuro che inizierò a fare ginnastica. Mi asciugo il sudore dalla faccia e corro verso la casa senza pensarci. Se ci penso torno indietro.

Le tue frasi calzano a pennello.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

Un ragazzo nudo e magro come uno stecco è sdraiato a terra con la faccia verso il muro. Gli vedo le ossa che sembrano voler bucare la pelle; ha i capelli scuri e ricci aggrovigliati e pieni di alghe. I piedi e le gambe sono rigati di sangue secco dai tanti tagli che gli vedo ovunque. È vivo o dorme? Immagino dovrei avvicinarmi per scoprirlo.

Immagine orribile.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

È lui per forza, avevo ragione quindi, chi altro dormirebbe nudo in una casa disabitata se non un pazzo che tutti danno per morto? Lancio un’occhiata veloce verso la spiaggia ancora deserta, tenetevela pure la maglia, penso con un brivido di emozione. Come lo trasporto in paese? Per un momento mi vedo a trascinarlo su per il bosco fino alle case, la gente esce nelle strade e tutti mi applaudiscono; Fra e Ste sono in un angolo a rodersi il fegato e a incolparsi l’un l’altro; mio padre viene verso di me sorridendo e tiene mamma per mano...

Paragrafo scorrevole...

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

«Chi sei?»

Sobbalzo dallo spavento. Il tizio si è girato verso di me e mi guarda.

La bocca mi si è seccata così tanto che fatico a staccare la lingua dal palato. «Pietro.» Vorrei avvicinarmi, ma ho le gambe pesanti come tronchi e i piedi hanno infilato le radici tra le piastrelle del terrazzo.

«Vai a casa, Pietro.» Il tizio si mette seduto a fatica, infila una mano nel cespuglio che ha sulla testa e gratta, lento e ritmico. Poi passa alle braccia, con movimenti che ti fanno pensare possa fermarsi da un momento all’altro.

Bellissimo pezzo.

 

Il 14/5/2020 alle 11:02, Kikki ha scritto:

«Come ti chiami?»

Non mi guarda e continua a grattare, non riesco a scollare gli occhi da quelle unghie che scavano righe rosse. «Giorgio.»

«Tutti pensano che mio padre ti abbia ucciso, devi venire in paese e dire che lui non ha fatto niente di male.»

Giorgio continua a grattarsi scrutando la sua pelle come se cercasse qualcosa, mi sporgo per vedere meglio, ma non c’è niente.

«Stai male? Ti serve un dottore?»

Giorgio apre le gambe, nudo com’è, e gratta. Guardo da un’altra parte e poi di nuovo lì e poi gli alberi. «Ti posso aiutare, chiamo il dottore.»

Tiro fuori il cellulare dalla tasca del costume e sblocco lo schermo. Giorgio alza la testa di scatto e in un istante è in piedi, alto e secco come un albero morto, una cortina di capelli e alghe gli nascondono il viso. Si butta su di me, non sono sicuro se cado perché mi spinge o solo dalla paura improvvisa che mi chiude la gola e non mi lascia gridare. Mi sorpassa correndo e zoppicando allo stesso tempo e scompare giù per le scale. Mi sollevo stringendo il telefono e scatto due fotografie di un uomo nudo che scompare tra gli alberi.

Ce l’ho fatta, penso ansimando. Dovranno bastare.

Bellissimo finale.

 

Conclusione: desidero la continua, il finale mi soddisfa e mi appassiona. La trama è un giallo, in alcuni tratti sento la "materia psicologa" del narratore. Scrivi molto bene anche se sei andata troppo spesso a capo.Pensavo che il protagonista narrava di lui stesso, non ho capito perchè si è nascosto e il perchè è stato menato. Ho trovato molte descrizioni impressionanti e mozzafiato, leggendo mi sembrava di vedere un film.

E' stato un piacere leggere questo racconto.

Un abbracc:hug:

-Flo-

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