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Luca_0094

Questioni fiscali (Partita Iva) e strategia di vendita

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Il 17/11/2020 alle 08:04, Va.Le ha scritto:

Buongiorno. 

Qualche settimana fa, Bookblister ha intervistato un commercialista esperto in materia che ha chiarito la faccenda: purtroppo la partita Iva è necessaria perché Amazon e simili non sono editori ma distributori (paragonabili ai librai). Il self publisher è inquadrato come un piccolo imprenditore che esercita l'attività in maniera continua (perché il libro è disponibile 24 ore su 24) e anche se vende una sola copia, allo Stato interessa che potenzialmente i lettori potrebbero acquistarne una al secondo. Non potete dichiarare le entrate come redditi diversi (quello lo potete fare solo se vi pubblica una CE). E oltre alla partita Iva c'è anche la questione dei contributi da versarsi (che sono tanti ma tanti soldi). Lo so che è assurdo e ingiusto ma in Italia per ora è così. Ed è anche normale che molti commercialisti non lo sappiano perché la legislazione non è molto chiara in materia e se non sono abituati a seguire clienti del settore possono prendere cantonate. Credo che troviate ancora l'intervista video sulla pagina di Bookblister comunque. 

 

Partiamo dal presupposto che quando non ci sono delle leggi che regolano alla perfezione un'attività, allora si naviga a vista e più che prendere la decisione giusta, si tratta di prendere quella meno sbagliata.

Ammettiamo il caso che un autore voglia decidere di aprire una p.iva... bene, a chi e cosa fattura, se lui riceve soltanto delle royalties? Dovrebbe trasformare il suo profilo e di conseguenza l'inquadramento e diventare un'impresa, ma i ricavi sarebbero comunque delle royalties? Quindi avremmo il paradosso dei paradossi: ovvero un’impresa, che però non produce ricavi d’impresa. E chi glielo spiega all'AdE che, sempre paradossalmente, potrebbe dirti che tu non sei un'impresa. Perché il rischio c'è. Gli introiti sono delle pure e semplici royalties, che nulla hanno a che vedere con l’attività d’impresa!

E allora viene da chiedersi... siete sicuri che possa essere questo l'inquadramento giusto??

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Domanda magari scema: ma pubblicando con Streetlib ci sarebbero ancora tutti questi problemi con Amazon, dal momento che fa un po' da intermediaria?

 

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2 ore fa, *Antares* ha scritto:

Domanda magari scema: ma pubblicando con Streetlib ci sarebbero ancora tutti questi problemi con Amazon, dal momento che fa un po' da intermediaria?

 

 

Che io sappia, il self-publishing funziona sempre allo stesso modo, quello che vale per Amazon vale per StreetLib, come anche YCP o Google Play Libri. Funzionano tutti con lo sfruttamento economico dell'opera. L'unica differenza, credo, che le aziende italiane lavorano con la ritenuta d'acconto, mentre quelle estere ti versano il lordo.

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3 minuti fa, Anima Ribelle ha scritto:

L'unica differenza, credo, che le aziende italiane lavorano con la ritenuta d'acconto, mentre quelle estere ti versano il lordo.

Esatto, per quello chiedevo. Con Streetlib le cose dovrebbero essere un po' più chiare, quindi usare questa piattaforma anche per gli introiti provenienti da Amazon dovrebbe mettere al riparo da tutta la controversia di cui si è parlato. Dico una scemenza?

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55 minuti fa, *Antares* ha scritto:

Esatto, per quello chiedevo. Con Streetlib le cose dovrebbero essere un po' più chiare, quindi usare questa piattaforma anche per gli introiti provenienti da Amazon dovrebbe mettere al riparo da tutta la controversia di cui si è parlato. Dico una scemenza?

 

Sì a mio avviso non ha un senso logico, perché la logica vuole che se una piattaforma di self-publishing viene considerata come semplice “distributore” in linea di logica lo siano anche tutte le altre, Streetlib compresa. Parere mio ovviamente. E lo stesso vale dal punto di vista fiscale, perché quelli che pubblicano con Amazon NON EVADONO le tasse, semplicemente le vanno a pagare in fase di dichiarazione dei redditi, e il lordo diventerà un netto tassato. Mente chi pubblica con una piattaforma italiana va a dichiarare un netto. Detto questo, se un publisher che pubblica su Amazon viene considerato alla stregua di uno che fa attività d’impresa, perché Amazon non è editore (e su questo ho dei seri dubbi, visto che c’è dello sfruttamento economico dell’opera) allora attività d’impresa la fa anche chi pubblica con StreetLib,YCP,Google Play Libri o qualsivoglia piattaforma di self publishing. Parere mio ovviamente, magari ho detto io delle scemenze.

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Il 9/12/2020 alle 22:43, Anima Ribelle ha scritto:

 

Partiamo dal presupposto che quando non ci sono delle leggi che regolano alla perfezione un'attività, allora si naviga a vista e più che prendere la decisione giusta, si tratta di prendere quella meno sbagliata.

Ammettiamo il caso che un autore voglia decidere di aprire una p.iva... bene, a chi e cosa fattura, se lui riceve soltanto delle royalties? Dovrebbe trasformare il suo profilo e di conseguenza l'inquadramento e diventare un'impresa, ma i ricavi sarebbero comunque delle royalties? Quindi avremmo il paradosso dei paradossi: ovvero un’impresa, che però non produce ricavi d’impresa. E chi glielo spiega all'AdE che, sempre paradossalmente, potrebbe dirti che tu non sei un'impresa. Perché il rischio c'è. Gli introiti sono delle pure e semplici royalties, che nulla hanno a che vedere con l’attività d’impresa!

E allora viene da chiedersi... siete sicuri che possa essere questo l'inquadramento giusto??


Ciao @Anima Ribelle, i tuoi sono tutti dubbi giusti e sensati.

Il problema è che l'Italia arriva sempre dopo in qualsiasi ambito (quindi forse per il 2030 aggiorneranno le leggi, forse) e che, nell'incertezza, ci rimette sempre il piccolo. Io vi ho riportato il contributo di questo commercialista, che non conosco, ma che è stato intervistato da Chiara Beretta Mazzotta (che sicuramente è una professionista). Questo per dire che difficilmente una persona con una data autorità intervisterebbe il primo che passa.

ps: pensavo che potrebbe essere interessante se il WD contattasse dei commercialisti esperti in materia. Naturalmente ognuno di noi potrebbe farlo per sé, ma di certo sarebbe un contenuto che interessa a parecchi e magari, confrontandoci tutti insieme, arriveremo a una conclusione.
 

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3 ore fa, Va.Le ha scritto:

pensavo che potrebbe essere interessante se il WD contattasse dei commercialisti esperti in materia. Naturalmente ognuno di noi potrebbe farlo per sé, ma di certo sarebbe un contenuto che interessa a parecchi e magari, confrontandoci tutti insieme, arriveremo a una conclusione.

 

Certo, è una proposta molto interessante. Io nel mio piccolo ho cercato di contattare parechi "luminari" del Web, e con il dott. Allievi (quello del video) ho avuto uno scambio di vedute interessanti. Pensa che ho pure il mio, di commercialista e in più ho pagato di tasca mia consulenze di altri commercialisti "esperti" per capirne di più. Il risultato? Che più chiedi e maggiore è la confusione che si viene a creare, proprio perché lo spazio lasciato all'interpretazione è enorme. E, se da un lato questo è un male, perché genera confusione, dall'altro può essere un bene. Infatti, semmai qualcuno dovesse venire a bussarti alla porta e contestarti qualcosa, tu e il tuo avvocato e commercialista, avrete mille appigli sui quali fare leva. Perché ripeto, è una situazione che fa acqua da tutte le parti. Quindi a rimetterci "il piccolo" dipende, di certo non la si vive bene questa situazione, ma stai pur certo che questo vale per tante altre professioni. In questo paese la certezza non ce l'avrai mai, e tantomeno, ora come ora, nel SP. Questo per dire che puoi intervistarne mille e ognuno dirà la sua, quindi avrai milla strade diverse. Oppure ne intervisti mille e 900 dicono la stessa cosa, ma poi arriva una direttiva dal governo e scopri che tutti e 900 erano in errore. E di conseguenza a rischio sanzione. Si naviga molto a vista e molti seguono quello che fanno altri commercialisti. Insomma, non vedo tutta questa "sicurezza". Ieri ho aperto anche questa discussione --> Come Aprire La Partita IVA Per Fare Self-Publishing Su Amazon (e non solo)

Vedremo se arriverà qualche risposta interessante ed esauriente ;-) Chiunque sa qualcosa, è il benvenuto!

 

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11 minuti fa, Anima Ribelle ha scritto:

 

 E, se da un lato questo è un male, perché genera confusione, dall'altro può essere un bene. Infatti, semmai qualcuno dovesse venire a bussarti alla porta e contestarti qualcosa, tu e il tuo avvocato e commercialista, avrete mille appigli sui quali fare leva.

 

 

 

Senza dubbio, però devi metterti a fare ricorso con un avvocato e spenderci su. Insomma...potendo, vorrei evitare :D

 

Comunque l'Ade trae profitto dalla confusione e non solo in questo ambito ma anche nei settori più "normali": scadenze assurde, proroghe dell'ultimo minuto, indici e parametri impossibili da rispettare. A volte ho pensato che lo facessero apposta per indurre il contribuente a sbagliare. Non entro nel dettaglio perché sarei fuori tema, ma è per dire che forse nemmeno hanno interesse a regolamentare il nostro settore.

 

 

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28 minuti fa, Va.Le ha scritto:

 

Senza dubbio, però devi metterti a fare ricorso con un avvocato e spenderci su. Insomma...potendo, vorrei evitare

Sì intendo, ma quello che voglio farti capire è che puoi sbatterti nel cercare di trovare una soluzione, ma quella soluzione non c’è, altrimenti sarebbe già spuntata fuori. In parole povere si tratta solo di avvicinarsi alla soluzione “meno sbagliata”, ma non è detto che sarà quella giusta, proprio perché, come dici tu, ci potrebbe essere l’interesse dall’alto di provare a trarne profitto. Oltretutto, teniamo presente – e questo è fondamentale! – che qui nessuno sta cercando di nascondere nulla, che le tasse sul SP si pagano, anche sui classici diritti d’autore, c’è il 20% sul 75% del guadagno da versare di IRPEF. E non sono proprio noccioline.  Su 10000€ se ne vanno 1500€ in tasse. Paradossalmente con una p.iva in regime forfettario pagheresti molto meno. Molti (anche il dottor Allievi la cita in uno dei suoi video riguardo il codice ATECO da adottare) stanno usando quella per l’e-commerce, dove hai un  coefficiente di reddittività al 40% che è una manna dal cielo, e in più puoi rientrare nel regime forfettario al 5% per i primi 5 anni rispettando determinati requisiti. Questo significa che su 10000€ vai a pagare di imposta sostitutiva solo 200€, rispetto ai 1500€ con diritti d’autore. Inoltre, dal secondo anno di attività, per il calcolo dell’imposta sostitutiva, al reddito imponibile, potrai “sottrarre” anche i contributi pagati nell’anno così da “abbassare” ulteriormente l’ammontare su cui calcola l’imposta. E coloro che adottano il Regime forfettario e versano i contributi alla Gestione Artigiani e Commercianti, hanno la possibilità di richiedere la riduzione del 35% dei contributi da versare, in questo caso non pagherebbero i canonici € 3.800 di contributi bensì € 2.470. Soldi che comunque “investi” in un fine pensionistico.
 

Succo del discorso: aprire la p.iva potrebbe, paradossalmente, risultare anche “conveniente”, ma non è detto che sia la soluzione giusta. Visto che di partite iva ne esistono diverse e nessuna parla esplicitamente di Self Publishing. Quindi potresti sceglierne una, pagare le tasse, pensare di essere tranquillo/a e un giorno ti arriva l’avviso col postino, perché qualcuno dall’alto ti dice che hai scelto l’inquadratura sbagliata. Capisci il paradosso? Proprio perché non c’è nemmeno uno straccio di normativa. Quindi, nel provare di “evitare” rischi di metterti in un casotto ancora più grosso. Chi ci guadagna, alla fine, sono i "lumani" commercialisti, non è un caso infatti, che tutti quelli che si espongono dichiarano che c'è necessità di p.iva e alla fine, ti lasciano il loro "biglietto da visita".

 

Io non so dove sia la verità, come te sto provando a capire da un anno, ma alla fine sono arrivato alla conclusione che non c'è nulla da capire :D

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Mhm

le royalty percepite da amazon e itunes sono esenti da ritenuta d'acconto, in quanto provenienti dall'estero.

E se i titoli sono dotati di codice ISBN si applica l'iva ridotta, 4% fine dei costi fiscali.

 

Le royalty per il diritto d'autore sono pagate ad personam, non tramite emissione fattura, e per pubblicare dovresti esser Editore (o Associazione culturale, sportiva o politiva) non basta un impresa individuale...

 

A me la normativa sull'author publishing sembra abbastanza chiara, non capisco dove sarebbe questa confusione.

 

Pubblichi e se superi i 4800 euro di royalty c'è obbligo di fare l'Unico.

Se lo presenti già inserisci le royalty sotto "altri redditi" qualunque sia l'importo.

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E il deposito legale è un'obbligo dell'editore e non dell'autore.

In qualunque caso saran problemi suoi e non dell'autore.

 

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Il 14/12/2020 alle 17:58, Anima Ribelle ha scritto:

Quindi potresti sceglierne una, pagare le tasse, pensare di essere tranquillo/a e un giorno ti arriva l’avviso col postino, perché qualcuno dall’alto ti dice che hai scelto l’inquadratura sbagliata. Capisci il paradosso? Proprio perché non c’è nemmeno uno straccio di normativa. Quindi, nel provare di “evitare” rischi di metterti in un casotto ancora più grosso.

 

Ah sì, un'ipotesi del genere è del tutto plausibile. L'unica cosa certa, appunto, è che per lo Stato italiano "come fai, sbagli".

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