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Luca_0094

Questioni fiscali (Partita Iva) e strategia di vendita

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Salve a tutti! questo è il mio primo post, premetto che ho utilizzato il tasto cerca e ho trovato diverse discussioni a riguardo, ma vorrei avere un ulteriore conferma in merito alla questione "Partita IVA: si o no?" quando si tratta di pubblicare un libro (cartaceo ed ebook) tramite Amazon kdp, e a quanto ho compreso, esistono principalmente due scuole di pensiero: 

 

Alcuni sostengono che la partita iva sia assolutamente necessaria in quanto amazon funge esclusivamente da distributore, l'editore sarebbe lo stesso autore dell'opera ed in quanto tale, oltre a dover svolgere le dovute pratiche burocratiche (deposito legale dell'opera e adempimenti affini), dovrebbe munirsi di partita iva dato che si tratterebbe di un'attività continuativa ed organizzata e le "royality" di Amazon sarebbero in realtà guadagni derivanti da diritto d'autore.

 

D'altro canto c'è chi dice che la partita iva non è necessaria dato che "è amazon ad occuparsi di tutto", l'unico adempimento sarà quello di dichiarare nell'apposita sezione del 730 i guadagni derivanti dalle royalities, fermo restando che devono rimanere sotto il limite dei 5000 € annui. 

 

A parer mio, mi sento di sposare la seconda ipotesi, vale a dire che non è necessaria la partita iva, (a maggior ragione se si tratta del primo libro che verrà pubblicato con questa modalità come nel mio caso), tuttavia il dubbio permane per via della strategia di marketing che ho intenzione di adottare:

 

La pubblicazione prenderà la forma di un saggio di psicologia derivato dalla rielaborazione della mia tesi di laurea, il testo sarà a metà tra un libro per lo studio ed un volume divulgativo, ed ecco i due target principali, la mia idea era quella di creare un sito web dedicato al libro in cui inserire vari materiali di approfondimento ed alcuni link  per l'acquisto tramite amazon (il sito lo realizzerò autonomamente dato che è anche il mio lavoro).

 

Per quanto riguarda le operazioni di marketing la mia idea era quella di creare delle sponsorizzate sui social (principalmente facebook e instagram) ed eventualmente delle campagne su google per quanto riguarda il sito; inoltre sto discutendo con un'associazione di cui faccio parte la possibilità di poter vendere tramite l'e-commerce alcune copie-autore del mio saggio (gli eventuali guadagni derivanti da tali vendite verranno trattati in separata sede, per cui non fanno parte della questione), inoltre vorrei attivare l'opzione di distribuzione estesa offerta da Amazon (argomento che sto approfondendo).

 

Ora, alla luce della mia strategia, qual è la vostra opinione a proposito della questione partita iva?

 

Grazie a tutti per le delucidazioni e scusate se mi sono dilungato troppo!

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Mi rispondo da solo per il momento, penendo la domanda negli stessi termini posti nel mio post:

Il 29/4/2020 alle 14:39, Luca_0094 ha scritto:

Alcuni sostengono che la partita iva sia assolutamente necessaria in quanto amazon funge esclusivamente da distributore, l'editore sarebbe lo stesso autore dell'opera ed in quanto tale, oltre a dover svolgere le dovute pratiche burocratiche (deposito legale dell'opera e adempimenti affini), dovrebbe munirsi di partita iva dato che si tratterebbe di un'attività continuativa ed organizzata e le "royality" di Amazon sarebbero in realtà guadagni derivanti da diritto d'autore.

 

D'altro canto c'è chi dice che la partita iva non è necessaria dato che "è amazon ad occuparsi di tutto", l'unico adempimento sarà quello di dichiarare nell'apposita sezione del 730 i guadagni derivanti dalle royalities, fermo restando che devono rimanere sotto il limite dei 5000 € annui. 

 

La risposta ricevuta dal servizio clienti kdp è la seguente: 

 

In merito alla tua mail, ti spiego che non e’ necessaria l'apertura di partita IVA per autopubblicare tramite KDP, in quanto i Termini e Condizioni KDP danno ad Amazon il diritto di rendere il tuo libro disponibile agli utenti Kindle ma non trasferiscono la proprietà del copyright ad Amazon e tu continuerai ad essere il titolare dei diritti di copyright del/i tuo/i libro/i.

Pertanto, siccome KDP non sfrutta i diritti d'autore, la partita IVA non e' richiesta. Puoi trovare informazioni sui termini a cui i clienti sono vincolati per l'utilizzo dei tuoi contenuti nel Contratto di licenza e condizioni d’uso del Kindle che si trova qui:  http://kindle.s3.amazonaws.com/Kindle_EULA_Italian.pdf

Avevo posto anche una domanda in merito alla necessità o meno di effettuare il deposito legale dell'opera, tuttavia non mi è stata fornita una risposta a riguardo.

 

Se qualcun altro ha informazioni in merito a partita IVA o deposito legale ben venga, spero di aver fatto cosa gradita postando la risposta del team kdp e spero possa essere utile anche ad altri aspiranti self-publishers 

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Un dubbio che è venuto anche a me e ti posto una risposta che a mio avviso è quella che collima meglio anche con il contratto firmato con KDP... la risposta è tratta da questo articolo: https://www.prontointerventotasse.it/vendere-ebook-partita-iva-o-diritti-dautore/ (nell'area commenti)

 

Gentile SB,
purtroppo ciò che Lei afferma corrisponde al vero: diversi colleghi sostengono quanto da Lei riportato.

Personalmente, come evincibile dall’articolo, sono saldo all’idea che Amazon riconosca Royalties e che il reddito prodotto derivi da Diritto d’Autore.

Il Diritto d’Autore, infatti, è composto dal Diritto Morale (inalienabile, ovvero strettamente personale non cedibile) e dal Diritto Patrimoniale (cedibile a terzi). Quest’ultimo corrisponde al diritto di sfruttamento economico dell’opera e può manifestarsi in modi differenti (ad esempio la riproduzione o la distribuzione dell’opera stessa).

Proprio nel contratto di Amazon che Lei cita, all’art. 5.5, si legge come i diritti che l’autore cede alla piattaforma (in cambio di Royalties) siano proprio quelli di cui al Diritto Patrimoniale (inequivocabilmente correlati al Diritto d’Autore), per citarne alcuni “commerciare, trasmettere, distribuire, vendere…”.
Ciò che si legge al seguente art. 6 è riconducibile, invece, al Diritto Morale, ovvero al diritto personale non cedibile a terzi, che chiaramente Amazon conferma essere solo dell’autore.

Per concludere, con chiare parole, personalmente non ho dubbi nell’inquadrare i proventi derivanti da Amazon KDP come Diritto d’Autore, in quanto vi è una chiara cessione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera.

Cordiali saluti
RT

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Ti ringrazio, molto interessante l'articolo e molto interessante la  risposta, assolutamente esaustiva e ben supportata a livello pratico/logico, a nell'articolo si parla di ebook ma credo che tale ragionamento si possa applicare anche alla versione cartacea (nel dubbio provvedo a chiedere all'autore di quell'articolo). 

 

Diciamo che il fatto che diversi esperti in materia e soprattutto lo stesso team di amazon confermino che la partita IVA non sia necessaria mi rincuora parecchio! 

 

Se riceverò altre risposte interessanti inerenti alla questione (sto attendendo la risposta di un CAF anche in merito alla gestione fiscale dei redditi derivanti da questa attività) provvederò a postarle qui!

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Se può esserti d'aiuto, io ho preferito affidare tutta la situazione ad un commercialista che, dopo aver studiato attentamente il contratto sottoscritto con Amazon KDP (che non è lo store di Amazon, sono due cose differenti!) ha concluso dicendomi che la partita IVA non è necessaria, trattandosi in effetti di compensi provenienti dallo sfruttamento del diritto d'autore. In caso contrario, senza concessione, nessuno potrebbe riprodurre, commerciare e distribuire la tua opera.

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Dunque per come funziona la legislazione italiana al riguardo dell'editoria il nodo è chi effettua l'incasso sulla vendita del libro, che sia in formato digitale o cartaceo.

La questione verte sull'iva assolta alla fonte che è una prerogativa dell'editoria. Per versarla si dev'esser un editore. Non versarla è evasione dell'imposta.

Per cui Amazon non è semplicemente uno store, ma un editore a tutti gli effetti.

 

Rovesciando il quesito è quindi decisamente sconsigliato vendere direttamente il proprio ebook, ad esempio tramite un sito web o ebay, perché in questo caso l'elenco di irregolarità sanzionabili sarebbe cospicuo.

 

Per continuare sul lato fiscale i compensi ricevuti da Amazon sono a tutti gli effetti diritti d'autore, che sarebbero soggetti a ritenuta d'acconto (20% sul 75% dell' importo), ma essendo proventi provenienti dall'estero risultano esenti e quindi si riceve l'importo netto.

Se i diritti percepiti superano un certo importo dovranno poi essere indicati nella sezione "redditi diversi" della dichiarazione dei redditi.

 

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Che poi, si tira in ballo spesso solo Amazon KDP, ma il discorso vale per tutte le piattaforme di Self-Publishing, visto che tutte, per l'appunto, fungono da distributori. Solo che quelle italiane come YCP versano la ritenuta d'acconto, cosa non fattibile per le aziende locate all'estero come Amazon KDP (che voglio ricordare, non è lo store di Amazon, sono due cose distinte, con sedi differenti!)

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Ho letto in una FAQ di YCP a proposito del deposito legale e un esperto del team ha risposto ad un utente che per amazon.us che non so se sia la stessa cosa di amazon KDP il deposito legale non è oblligatorio, in quanto la stampa del libro non avviene in Italia. Qui trovi la discussione https://blogs.youcanprint.it/il-deposito-legale-dei-tuoi-libri?unapproved=72949&moderation-hash=799177778bbe3cf798cf2c422b7eb703#comment-72949

 

Per quanto riguarda l'altro punto che hai inizialmente sollevato, la distribuzione estesa, dato che sono interessata anch'io ti chiedo gentilmente di riportare in questo post se hai trovato qualcosa di interessante, perchè io non sono ancora riuscita a chiarificarne il funzionamento, grazie!

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Il 19/5/2020 alle 10:28, isadallavecchia ha scritto:

Ho letto in una FAQ di YCP a proposito del deposito legale e un esperto del team ha risposto ad un utente che per amazon.us che non so se sia la stessa cosa di amazon KDP il deposito legale non è oblligatorio, in quanto la stampa del libro non avviene in Italia. Qui trovi la discussione https://blogs.youcanprint.it/il-deposito-legale-dei-tuoi-libri?unapproved=72949&moderation-hash=799177778bbe3cf798cf2c422b7eb703#comment-72949

 

Per quanto riguarda l'altro punto che hai inizialmente sollevato, la distribuzione estesa, dato che sono interessata anch'io ti chiedo gentilmente di riportare in questo post se hai trovato qualcosa di interessante, perchè io non sono ancora riuscita a chiarificarne il funzionamento, grazie!

 

Per quanto riguarda il deposito legale ti ringrazio per la discussione linkata, rimango parzialmente dubbioso nel senso che se da una parte la pubblicazione avviene fuori dall'Italia, lo stesso non si può dire in merito alla distribuzione, nella norma infatti si afferma che "3. I documenti destinati al deposito legale sono quelli prodotti totalmente o parzialmente in Italia, offerti in vendita o altrimenti distribuiti e comunque non diffusi in ambito esclusivamente privato;" (qui la norma completa: https://librari.beniculturali.it/export/sites/dgbid/it/documenti/DepositoLegale/Legge106_2004.pdf)

 

Ora, al di la di quanto dice la norma penso che il deposito legale male non faccia, lo ritengo un ulteriore modo per tutelare la paternità dell'opera; secondo quanto viene affermato qui, in caso di self-publishing si afferma che basterà depositare una copia all'archivio di Firenze ed una all'archivio regionale (https://www.librari.beniculturali.it/it/Attivita/deposito-legale/informazioni-e-chiarimenti/) anche qui comunque sono in attesa di risposte dai canali ufficiali.

 

Se riceverò delucidazioni in merito alla distribuzione estesa le aggiungerò sicuramente a questo topic :)

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Sono d'accordo, ho pensato alla stessa cosa, vale la pena spendere una cifra irrisoria per depositare l'opera ed essere eventualmente tutelati. E' come custodirla in un grande scrigno del sapere... affascinante. Non sapevo che per il self bastasse una sola copia, pensavo di doverne mandare 4. Grazie per l'info!

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Il 15/5/2020 alle 21:30, StP ha scritto:

Se i diritti percepiti superano un certo importo dovranno poi essere indicati nella sezione "redditi diversi" della dichiarazione dei redditi. 

 

 

Sono in cerca di informazioni su come dichiarare correttamete questi redditi. Ho ricevuto risposte contrastanti. Il mio caf li ha piazzati su "redditi diversi" ma non mi ha parlato di alcun importo di soglia, né in basso né in alto. Sapete qualcosa di queste soglie?

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Il 24/10/2020 alle 00:12, Alhena ha scritto:

 

Sono in cerca di informazioni su come dichiarare correttamente questi redditi. Ho ricevuto risposte contrastanti. Il mio caf li ha piazzati su "redditi diversi" ma non mi ha parlato di alcun importo di soglia, né in basso né in alto. Sapete qualcosa di queste soglie?


Se il reddito complessivo non supera 8.174 euro annui, il cittadino non è tenuto a presentare alcuna dichiarazione dei redditi. Quindi, nel poco probabile caso in cui l'unica entrata sia costituita dalle royalties per i libri venduti, se non si supera tale soglia non si deve dichiarare nulla. Ma se il cittadino presenta già la dichiarazione, a prescindere dalla provenienza e dalla entità del reddito, a questo punto le royalties che ha percepito vanno dichiarate in ogni caso e non esiste alcuna soglia sotto la quale non farlo. Il motivo è molto semplice: lo Stato deve verificare che la somma dei due redditi non comporti un eventuale ricalcolo delle imposte dovute.
Se l'editore ha sede all'estero, le royalties non sono soggette a ritenuta in acconto e quindi, in teoria, andrebbero ancora tassate.
Se l'editore ha sede in Italia, sulle royalties è già stata applicata una ritenuta del 20% sul 60% dell'importo (se l'autore ha meno di 35 anni)  o del 20% sul 75% dell'importo (se l'autore ha più di 35 anni). L'importo già versato al fisco dall'editore è dunque quasi sempre superiore alle imposte che l'autore deve pagare sulle royalties, che quindi ha tutto l'interesse a dichiararle per ottenerne un parziale rimborso.

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Esistono soglie specifiche per i vari tipi di reddito.

È una questione contabile un po' contorta, ma in pratica si possono anche superare gli 8137€ e non dover presentare la dichiarazione. La soglia di dichiarazione obbligatoria per i diritti d'autore è 4800€.

 

 https://antonio-gambina.medium.com/no-tax-area-92c17c2690ba

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Buongiorno. 

Qualche settimana fa, Bookblister ha intervistato un commercialista esperto in materia che ha chiarito la faccenda: purtroppo la partita Iva è necessaria perché Amazon e simili non sono editori ma distributori (paragonabili ai librai). Il self publisher è inquadrato come un piccolo imprenditore che esercita l'attività in maniera continua (perché il libro è disponibile 24 ore su 24) e anche se vende una sola copia, allo Stato interessa che potenzialmente i lettori potrebbero acquistarne una al secondo. Non potete dichiarare le entrate come redditi diversi (quello lo potete fare solo se vi pubblica una CE). E oltre alla partita Iva c'è anche la questione dei contributi da versarsi (che sono tanti ma tanti soldi). Lo so che è assurdo e ingiusto ma in Italia per ora è così. Ed è anche normale che molti commercialisti non lo sappiano perché la legislazione non è molto chiara in materia e se non sono abituati a seguire clienti del settore possono prendere cantonate. Credo che troviate ancora l'intervista video sulla pagina di Bookblister comunque. 

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Come editori dovremmo essere gli ultimi a difendere il self publishing; ma siccome la libertà di espressione ci sta a cuore in tutte le sue forme, molto più che il fatturato, e crediamo che un autore debba rivolgersi alle CE perché n'è convinto, non come "ultima spiaggia", riteniamo opportuno esternare qualche precisazione. Prima di tutto ci pare doveroso inserire il link all'intervista di cui parla@Va.Le , così ognuno potrà farsi una sua idea... anche se la durata di un'ora in termini di tempi "internettiani" è davvero un'eternità e la dice lunga sulla complessità del problema.
Riguardo all'opinione del commercialista, che sembra esprimersi "pro domo sua" - per accaparrarsi nuovi clienti, insomma - diciamo prima di tutto che si tratta, per l'appunto di un'opinione, non di una sentenza della Consulta, perché è lui il primo a dire che la legge italiana in materia è ancora molto carente, per non dire inesistente, e quindi al momento ognuno ha tutto il diritto di regolarsi a modo suo.

In seconda battuta, bisognerebbe specificare agli autori che, nel caso si fosse davvero costretti ad aprire partita IVA, esiste pur sempre il regime forfettario, che non prevede il pagamento di contributi fissi, ma solo in percentuale sul fatturato, per un reddito fino a 65 mila euro. E, signori miei, chiunque superi quella cifra per le vendite dei propri libri su Amazon credo sarebbe ben lieto di aprirne tre, non una di partita IVA, e di pagare anche i contributi fissi!
Ma l'aspetto che più non convince dell'intervista è quello di classificare Amazon come un rivenditore, e non come un editore: è questo, secondo me, il punto debole di tutta la teoria del dr. Allievi. Se così fosse, infatti, Amazon dovrebbe pretendere da tutti gli autori che questi inseriscano la partita IVA al momento della pubblicazione dei loro libri, come in effetti fa per tutti gli altri suoi fornitori, case editrici comprese, e  per tutti gli altri articoli: il codice fiscale non dovrebbe bastare.
Conclusione, se mai lo sceriffo di Nottingham (fisco italiano) dovesse un giorno interessarsi alla questione del self publishing, dovrebbe prima di tutto accertarsi che sul tema esista una legge chiara e inequivocabile, altrimenti saprebbe già di essere esposto a una marea di ricorsi legali. Dopodiché, dovendo rompere le scatole a qualcuno, comincerebbe dal pesce grande, Amazon in questo caso, colpevole di non aver richiesto la partita IVA ai suoi venditori al momento dell'iscrizione. Non ce le vedo proprio le Fiamme Gialle dar la caccia a mosche e moscerini (autori medi e piccoli): "sarebbe più la giunta che il guadagno" come di dice a Legnano.

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Concordo con @Aporema Edizioni.

Amazon non richiede giustamente la partita IVA, e quindi indirettamente la classificazione come impresa, a chi pubblica su KDP perché oggetto del contratto non è la fornitura di un libro da rivendere sul sito, attività questa che si configurerebbe come commerciale obbligando all’apertura della partita IVA e alla fatturazione delle vendite, ma per l’appunto la concessione ad Amazon dei diritti per lo sfruttamento economico della propria opera. Tant’è vero che questa concessione ha come contropartita il versamento di royalties e non il pagamento del prezzo del libro.
L’equivoco nasce a mio parere dall’uso/abuso del termine “autopubblicazione”, da intendersi semplicemente come l’onere di provvedere alle incombenze informatiche dell’operazione di creazione dell’ebook e pubblicazione su KDP che Amazon, vista la sua relativa semplicità, a posto a carico degli stessi autori. Operazione che però fiscalmente viene comunque posta in essere da Amazon e pertanto impedisce di considerare la pubblicazione su KDP quale mera rivendita di un bene (il libro in questo caso).

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Sono d'accordo con @Aporema Edizioni . La verità indiscutibile, al di là delle personali convinzioni. è che non esiste in Italia una normativa specifica che regolamenti il settore del self publishing, essendo questo un tipo di attività relativamente recente. Non è raro che il legislatore impieghi una ventina d'anni e più a fornire indicazioni univoche sul trattamento fiscale di un'attività emergente, per cui lasciamolo respirare! Auguriamoci solo che al momento opportuno il legislatore sia indotto da saggi consiglieri a rinunciare all'obbligo di partita IVA per chi commercializza i propri libri tramite piattaforme esterne (altro sarebbe venderli tramite il proprio sito internet dopo averli fatti stampare in una tipografia), altrimenti chiunque pubblichi per conto proprio, magari con serietà ma senza per questo farne un'attività professionale, si vedrebbe costretto a valutare con attenzione se ne vale la pena.

L'unica certezza è che non esistono, ad oggi, certezze, come dimostrano questi due link che rappresentano opinioni diametralmente opposte sull'argomento:

https://partitaiva24.it/self-publishing-serve-la-partita-iva/#:~:text=I guadagni derivanti dall'attività,obbligatorio avere la partita IVA.

https://www.fisconews24.com/self-publishing-amazon-senza-partita-iva-si-puo-fare/

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Io ho seguito tutta l'intervista e mi è sembrata logica. A memoria (l'ho vista settimane fa), il commercialista diceva che l'Agenzia delle Entrate (Ade) fa ancora riferimento a una vecchia istanza relativa alla stampa in proprio di un libro e alla consegna alle librerie; in assenza di una normativa specifica per l'online, l'Ade applica quelle regole anche al self publishing equiparando Amazon (e simili) a una libreria online.
Da profana, mi viene da pensare che forse Amazon non chiede la P.Iva agli autori perché magari nella maggior parte degli altri paesi esiste una legislazione più giusta che non li obbliga a questo strazio.
Io spero ardentemente che abbiate ragione voi però anche io lavoro da un commercialista (che si occupa di altro e non sa nulla di self publishing) e vi assicuro che l'Ade manda gli avvisi per le ragioni più assurde e disparate appigliandosi a tutto. Questo per dirvi che quando si tratta di riscuotere, non vanno tanto per il sottile e che ogni lacuna o zona grigia va a loro vantaggio. 
Ora non dico che andranno a pescare ogni singolo self publisher e probabilmente nel 95% dei casi non succederà nulla, però esiste la possibilità (per quanto minima) di essere presi di mira. 

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34 minuti fa, Va.Le ha scritto:

Ora non dico che andranno a pescare ogni singolo self publisher e probabilmente nel 95% dei casi non succederà nulla, però esiste la possibilità (per quanto minima) di essere presi di mira. 

Purtroppo su questo non posso che concordare: lo Sceriffo di Nottingham è noto per rubare ai poveri per dare ai ricchi; ma è anche vero che la maggior parte dei ricorsi danno ragione al contribuente. Se lavori nello studio di un commercialista, però, saprai anche spesso l'Agenzia delle Entrate, quando non sa che pesci pigliare - e accade spesso - fornisce risposte diverse a seconda delle sedi.
Comunque io resto del parere che in Italia un rivenditore, qualsiasi rivenditore e quindi anche Amazon, per mettere in vendita una merce ha bisogno che qualcuno gliela fatturi: non è una scelta, è un obbligo, si tratti di una grande industria o di un piccolo artigiano, altrimenti non è un rivenditore, ma qualcos'altro; se non pretende la fattura prima di mettere in vendita una merce, è lui il primo a infrangere la legge ed è su di lui che dovrebbero concentrarsi le attenzioni del fisco. Oltretutto chi, partendo da un file, realizza un libro cartaceo, anche se in print on demand, non può assolutamente essere definito rivenditore: diventa a tutti gli effetti un produttore, che, quando si parla di libri, si può tradurre con editore.

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8 ore fa, Va.Le ha scritto:

in assenza di una normativa specifica per l'online, l'Ade applica quelle regole anche al self publishing equiparando Amazon (e simili) a una libreria online.

Eppure è stata proprio l'Agenzia delle Entrate a parlarmi delle royalties di Amazon come "redditi diversi". Dato che Amazon non versa la ritenuta mi consigliarono di scrivere nel precompilato soltanto la cifra che percepisco lasciando vuota la casella delle tasse già pagate, in modo che il sistema le ricalcoli e le inserisca negli importi a debito. Questo l'ho dovuto fare anche per una casa editrice con sede in Grecia. Spero proprio che davvero, come dici tu, non si sveglino un mattino e decidano di cambiare: se devo prendere multe per quattro eurini allora ciaone.

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Buongiorno Antares e Aporema Edizioni!

Come giustamente ha sottolineato Aporema, le risposte variano (anche parecchio) a seconda della sede dell'Ade. Qui da me sanno già, a seconda della sede di riferimento, quale potrà essere l'esito di un reclamo o una controversia. Perciò, Antares, non ci resta che sperare che tutte le sedi e tutti gli agenti condividano i consigli che ti sono stati dati.

 

Per rispondere ad Aporema, non riesco a immaginare l'Ade agire contro Amazon ma non ho problemi a figurarmi un povero self publisher che riceve un avviso (vuoi perché ha venduto un buon numero di copie, vuoi perché segnalato).

Purtroppo, data l'emergenza che stiamo vivendo, non possiamo neanche sperare in una legge apposita (e sensata) in tempi brevi.

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ciao a tutti. Sto per pubblicare il mio ebook e a breve vorrei fare il cartaceo. Due domande: dato che sto facendo tutto in self ( ho comprato due codici ISBN e mi sono fatto la copertina) la piattaforma KDP di Amazon mi chiede la carta di credito per i pagamenti eventuali, ma non spiega se io che vendo devo avere una partita IVA. Vorrei chiedere se io come autore devo essere per forza il venditore, o mi devo affidare a un venditore abilitato con partita IVA. Vorrei chiedere se per la vendita del cartaceo devo sempre affidarmi a un venditore o aprire io una partita IVA. Vorrei chiedervi infine xD se quando pubblicherò l'ebook su KPD potrò anche venderlo su altre piattaforme e quale sia la migliore soluzione per l'ebook. Per il cartaceo mi hanno chiesto 15 euro + IVA a copia per la stampa, considerato che ha 700 pagine, copertina cartonata, rilegatura dato il formato A4, e un minimo di impaginazione. Secondo voi il prezzo è giusto o posso trovare chi mi prende meno?

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Questione davvero molto complessa. Sul forum sono già state aperte altre discussioni sul tema e forse sarebbe il caso di unirla a una di loro.
Fino a quando non verrà varata una legge specifica sul self publishing, mi pare che tutti navigheranno un po' a vista. Il nocciolo del problema è quello se considerare Amazon un editore, e in tal caso non dovresti aprire partita IVA ma ti basterebbe pagare le tasse sulle royalties che riceverai; oppure un rivenditore, e a questo punto la partita IVA diventerebbe indispensabile, a prescindere dall'entità del guadagno (il famoso tetto dei cinquemila euro annui non c'entra nulla, insomma).

Una cosa però è sicura: se vendi anche una sola copia al di fuori di Amazon, la partita IVA è indispensabile.

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@Aporema Edizioni grazie mille per la risposta. Mi sono alzato alle sei per trovare indicazioni. Le ho trovate su di un sito fiscale ed ho realizzato quanto voi stessi mi chiarite. Ho un figlio che studia per fare l'ecommers e vorrebbe interessarsi lui della vendita con la conseguente attività di promozione. Io non sarei d'accordo in quanto gestiamo insieme già un'attività abbastanza impegnativa. Il nostro commercialista ci darà a breve notizie sulla possibilità di allargare ad un altro codice Adeco per non aprire un'altra partita IVA. Per me è già una grande soddisfazione pubblicare, il guadagno è secondario. Grazie mille.

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Il 18/11/2020 alle 12:11, Aporema Edizioni ha scritto:

Oltretutto chi, partendo da un file, realizza un libro cartaceo, anche se in print on demand, non può assolutamente essere definito rivenditore: diventa a tutti gli effetti un produttore, che, quando si parla di libri, si può tradurre con editore.

 

In aggiunta citerei anche il commento di Roberto Tortora (trovato a questo link: https://www.prontointerventotasse.it/vendere-ebook-partita-iva-o-diritti-dautore/) nel quale asserisce:


 

Quota

 

Personalmente, come evincibile dall’articolo, sono saldo all’idea che Amazon riconosca Royalties e che il reddito prodotto derivi da Diritto d’Autore.

Il Diritto d’Autore, infatti, è composto dal Diritto Morale (inalienabile, ovvero strettamente personale non cedibile) e dal Diritto Patrimoniale (cedibile a terzi). Quest’ultimo corrisponde al diritto di sfruttamento economico dell’opera e può manifestarsi in modi differenti (ad esempio la riproduzione o la distribuzione dell’opera stessa).

Proprio nel contratto di Amazon che Lei cita, all’art. 5.5, si legge come i diritti che l’autore cede alla piattaforma (in cambio di Royalties) siano proprio quelli di cui al Diritto Patrimoniale (inequivocabilmente correlati al Diritto d’Autore), per citarne alcuni “commerciare, trasmettere, distribuire, vendere…”.
Ciò che si legge al seguente art. 6 è riconducibile, invece, al Diritto Morale, ovvero al diritto personale non cedibile a terzi, che chiaramente Amazon conferma essere solo dell’autore.

Per concludere, con chiare parole, personalmente non ho dubbi nell’inquadrare i proventi derivanti da Amazon KDP come Diritto d’Autore, in quanto vi è una chiara cessione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera.

 

 

Questo per dire che è impensabile che Amazon (ma anche altre piattaforme di self-publishing che non vengono mai citate ma che operano allo stesso modo) possano riprodurre e commercializzare il VOSTRO libro se non c'è un contratto firmato nel quale avviene la cessione dei diritti d'autore. Ora, non so se possano essere definiti come "editori" ma non sono nemmeno solo dei semplici distributori, visto che, appunto, "producono" quello che poi è il prodotto che "loro" vendono. 

Conosco self-publishers seguiti da commecialisti che da anni dichiarano i loro guadagni senz alcuna p.iva.

 

 

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