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Nightafter

L'obbedienza [MI 136] - fuori concorso

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Traccia di mezzogiorno:

"RIBELLATI, SCHIAVO"

 

 

 L'obbedienza


La pioggia martellava monotona sui vetri della grande vetrata del soggiorno, la luce, in quel tardo pomeriggio era quasi invernale, l'autunno si annunciava inclemente.
- Non puoi farmi questo - disse Aurora: nel dirlo si morse le labbra, come una bambina sul punto di piangere.
- Perché no? Sei roba mia e ne dispongo. - rispose lui, senza alzare gli occhi dalle carte sulla grande scrivania di mogano bruno, indifferente quanto la pioggia che scivolava sui vetri.
- Non puoi farmi questo. Non voglio.- replicò lei, con la voce che le moriva in gola.
L'uomo sollevò lo sguardo, ora le prestava attenzione: posò i fogli sul cristallo della scrivania e gli occhi divennero acuti come lame.
In quei dodici mesi si era stabilito tra loro un rapporto simbiotico: lui era Dio e lei una sua cosa.
Appariva molto contrariato che mostrasse ritrosia ad assecondarlo, la fissava con fessure di ghiaccio, segno di una gelida irritazione.
Era previsto nel loro accordo: lei era sua e lui aveva potere assoluto sul suo corpo e la sua mente.
Giorgio era il suo "Dominus" da un anno: si levò in piedi in fronte a lei, sovrastandola in altezza, a meno di un metro,
- Apri la camicia - l'ordine fu secco, come una scudisciata.
Lei eseguì: sbottonò la blusa con gesti rapidi e portò le mani a sorreggere i seni denudati.
C'era il segno candido del costume, lasciato dall'ultimo sole dell'estate, sulla spiaggia deserta di Juan-les-Pins.
Lui sfilò la cintura dai passanti del pantalone, aveva i gesti sicuri e lenti dell'abitudine.
Il cuoio rosso era una lingua di fiamma che scivolava fra le sue dita, la risvoltò nel pugno lasciandone sporgere una striscia di due spanne.
Lo sentì respirare a fondo per caricare l'energia nel braccio, lei trattenne il fiato nell'attesa del colpo.
Lo schiocco aspro della sferza e il sobbalzo repentino della carne, annunciarono l'inizio del castigo.
Colpì prima uno poi l'altro seno: cercò negli occhi di lei la resa docile, la sottomissione a quanto era dovuto per diritto, ma il castigo non spegneva quello sguardo di delusione.
Insofferente per quella mancanza di rispetto, gli assestò cinque cinghiate per parte, crescendo d'intensità nella forza dei colpi.
Aurora strinse i denti, non emise un solo gemito: era abituata a essere punita.
Talvolta era lei a richiederlo: faceva parte della sua natura, del loro loro rapporto e dell'obbedienza.
Lei aveva ventitre anni, viveva nel grande attico di lui: la danza classica, abbandonata da cinque anni, le aveva lasciata la grazia delle movenze e un corpo statuario.
Lui aveva il doppio dei suoi anni, era brizzolato e tonico, gli occhi chiari sul viso abbronzato divenivano zaffiri luminosi in un tramonto estivo.
Giorgio si occupava di investimenti in valute estere, gestiva pacchetti azionari di importanti clienti e altri affari di cui lei non capiva molto.
Soddisfava ogni bisogno di lei: era generoso e assai agiato, le offriva una vita da principessa: abiti, scarpe e borse firmate non erano mai mancate, aveva un conto aperto nelle migliori boutique, cene raffinate e vacanze esclusive erano una consuetudine.
Il suo dominus la viziava, era la guida della sua stessa esistenza: da lui prendeva tutto e a lui tutto era dovuto.
Dopo le scudisciate, Aurora, con un gesto lento e pudico, aveva fatto scivolare le mutandine lungo le gambe, come lui le aveva insegnato e gliele aveva porse.
L'alone scuro sul triangolo dell'indumento mostrava l'umidità presente nel tessuto.
- Ti sei bagnata. - osservò, come se la cosa fosse insolita, ma la domanda era parte del loro gioco rituale.
- Sì, quando mi punisci mi succede. Lo sai. -
- Sei una piccola viziosa. - disse.
Lei annui col capo, aveva gli occhi lucidi, piccole lacrime le rigavano le guance.
Come richiedeva quel rito, si pose carponi sul grande divano col coccige più in alto rispetto al capo che affondò nei cuscini: lasciò che le natiche aperte mostrassero il sesso.
Lui affondò senza garbo le dita nella fessura morbida: quella carezza ruvida aveva un sapore di possesso che le generava un languore febbrile, a occhi chiusi mordeva il cuscino, in attesa di quanto sarebbe seguito.
- Ti piacerebbe se ti leccassi, vero? -
Lei emise un gemito di assenso e sporse in alto, verso il suo Dominus, la sua intimità dischiusa.
- Solo se farai la brava bimba, acconsentendo a quanto ti ho chiesto. -
- No ti prego, chiedimi tutto, ma questo no. -
- Perché ti opponi? Sei stata di altri in mia presenza, come nei giochi fatti in passato e non ti è dispiaciuto. Cosa c'è di diverso in questa richiesta? -
- Perché erano giochi e li giocavamo insieme. Ora non è più un gioco e tu non sarai con me. -
Lui non replicò: teneva ancora in pugno la cintura e, mentre la stimolava, prese a colpirle le natiche con staffilate che mostravano la crescente irritazione.
Il bruciore si mescolava alla sollecitazione della carezza, le parve d'avere la febbre, mentre un languore le scioglieva liquidi nel basso ventre.
Venne con un tremito improvviso e violento, si accasciò svuotata sui cuscini, con la voglia di piangere che premeva in gola.

La pioggia era cessata, nel buio della camera, una luna velata di nubi filtrava opalina dai vetri umidi della finestra, non amava oscurare  le imposte, preferiva attendere il sonno osservando dal letto quel manto nero profondo.
Smarrirsi con lo sguardo in quell'abisso, tempestato di minuscoli punti di luce, così vividi, immobili e sempre uguali le donava conforto.
Solo il disco lunare avanzava lento in quello quadrilatero di cosmo, quando era insonne, si divertiva a chiudere gli occhi per un tempo più o meno lungo, poi nel riaprirli, scoprire se aveva indovinato in che punto si fosse spostato il satellite .
Era un gioco che faceva da bambina, non voleva la lucetta sul comodino, non temeva l'oscurità,
desiderava solo che lasciassero sollevata la tapparella della sua cameretta per vedere le stelle.

Lui dormiva nella sua stanza da solo, non avevano mai diviso il letto nella casa.
Trascorrevano la notte insieme unicamente quando viaggiavano, nel resto del tempo non la voleva nel suo letto: lei non era una moglie, né una fidanzata, era solo una sua cosa e questo faceva parte dell'accordo.
Era in collera con lei e l'aveva trattata freddamente: essersi opposta a quanto aveva deciso era una colpa grave, inferiore solo ad avere raggiunto l'orgasmo, durate il castigo, senza il suo permesso.
L'aveva congedata senza un saluto, senza uno sguardo, si era ritirato nella sua stanza lasciandola sola e infelice.
Aurora cercava il sonno: annaspava in un mare di dubbio, inquieta come le fronde degli alberi, agitate dal vento notturno.
Si chiese se l'indomani avrebbe ancora avuto la forza di dirgli no.

 

 

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52 minuti fa, Nightafter ha scritto:

, gli assestò 

Le assestò, perché credo che sia lei a ricevere le cinghiate, giusto?

 

53 minuti fa, Nightafter ha scritto:

aveva porse.

porte?

 

Il tuo é un genere molto particolare di racconto e credo che la traccia sia stata un pretesto per scrivere un racconto di dominazione. La lettura é molto gradevole, ma nella seconda metà  sfugge che il punto di vista non é più quello di lui, ma quello di lei. Inoltre trovo che la fine sia piuttosto frettolosa rispetto al resto che viene descritto piuttosto dettagliatamente.

Ho letto altre cose tue e questo, per quanto di lettura scorrevole, rispetta troppi cliché: lui ricco, bello e generoso, lei giovane, viziata e succube.

A mio avviso ci sarebbero stati molti spunti interessanti da svolgere in maniera dettagliata oltre al fatto che la ribellione di lei é davvero molto, molto pallida. Ci sono aspetti molti interessanti nell'equilibrio di un rapporto fra dominatore e dominato che, sempre secondo me, qui si sentono poco, e che quindi tolgono forza a una situazione da cui potrebbe scaturire una vera, cattiva e potente ribellione.

A rileggerti.

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36 minuti fa, Almissima ha scritto:

Le assestò, perché credo che sia lei a ricevere le cinghiate, giusto?

 

 

38 minuti fa, Almissima ha scritto:

porte?

 

Santo Dio se hai ragione.

Ci casco di continuo.

 

Sulla critica hai ragione, in realtà ho presa al balzo il titolo del contest per impiegare (dopo averla pugata dei contenuti più hot) di un racconto lungo a cui sto lavorando.

In effetti letto così non è tanto né carne , né pesce.

Ho avuto comunque il pudore di postralo fuori dal contest, per rispetto ai contendenti più seri (y)

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Oltre ai refusi già segnalati c'è un annuì senza accento e un accapo di troppo tra  oscurità e desiderava.

Credo sia corretto tenere il punto di vista di lei, che nella seconda parte è esplicito mentre nella prima parte tende quasi a nascondersi, come se fossimo in presenza di un narratore onnisciente. Secondo me dovresti rivedere un pochino la prima parte spostando il punto di vista su di lei. 

Trovo un po' troppo forte e non mi piace lo scarto tra la fase hot delle frustate e la descrizione dei due, quasi fosse un coitus interruptus (visto l'argomento, ci sta :) ). Secondo me dovrebbe essere alleggerita quella parte didascalica.

Anche dopo mi stona un po', nella bella descrizione delle sensazioni che prova lei abbandonata e sola, l'interruzione con la didascalia che spiega che lui se ne era andato nell'altra stanza.

Infine secondo me, visto che comunque fra i due il rapporto è consolidato, dovresti far capire che di solito il master si pone in modo diverso: il cosiddetto after care in un rapporto bdsm è d'obbligo. Qui lui non lo fa perché è arrabbiato: spiegherei che dunque che di solito il finale è diverso, ma questa volta la rabbia era troppa. 

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Grazie @fkafka

di avermi letto e del commento, nonostante si tratti di un racconto fuori concorso.

 

Ora che a segnalarmelo siete in due, prenderò seriamente il problema del punto divista narrante.

Nell'intento, c'er in realtà la volontà che la voce narrante fosse quella della ragazza, ma  è evidente che non risulta chiaro almeno

nella prima parte del racconto.

 

Per il resto, essendo una parte Iniziale ( tagliata e stringata per ragioni di autocensura, onde evitare la sezione V18 del forum)

non regge granchè come racconto singolo, poichè ho dovuto, per motivi di spazio, rinunciare a parti che lo avrebbero reso più comprensibile

nel loro svilupparsi.

 

Grazie dll'attenzione e alla prossima, ciao.

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@Nightafter ci ripasso con calma perché secondo me merita.

L'unica cosa che non ho capito è perché l'hai pubblicato fuori concorso. Non mi sembra che i racconti "erotici" siano vietati. E se fosse davvero erotico andrebbe in V.M.18 e non in Racconti no? :P 

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Ciao @Ton

 

Erano, credo quasi due anni, che non partecipavo a un contest.

Vedendo la traccia mi è venuto in mente di avere nel cassetto questo racconto, che nella veste completa sarebbe parte di un racconto a puntate, da pubblicare nella sezione V18 a cui sto lavorando.

L'ho quindi ripulito e strigato per ottenere un qualcosa di leggibile nei limiti degli 8000 caratteri, ne è venuta fuori questa cosa

un po' raffazzonata che mi convinceva poco, quindi ho desistito del tenerlo in competizione e mi sono adattato a pubblicarlo fuori contest pur ispirandomi alla traccia proposta.

Insomma, una mezza frittata uscita male :D

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Bello, mi è piaciuto(y)

Dal punto di vista stilistico, mi è sembrato di trovare qualche virgola fuori posto, o meglio, qualche virgola là dove andrebbero secondo me dei punti fermi. Te le segnalo, giusto per completezza, comunque non mi hanno impedito di godermi il pezzo

Il 19/4/2020 alle 17:30, Nightafter ha scritto:

La pioggia martellava monotona sui vetri della grande vetrata del soggiorno, la luce, in quel tardo pomeriggio era quasi invernale

soggiorno.

Il 19/4/2020 alle 17:30, Nightafter ha scritto:

La pioggia era cessata, nel buio della camera, una luna velata di nubi filtrava opalina dai vetri umidi della finestra, non amava oscurare  le imposte, preferiva attendere il sonno osservando dal letto quel manto nero profondo.

cessata. finestra.

Il 19/4/2020 alle 17:30, Nightafter ha scritto:

Solo il disco lunare avanzava lento in quello quadrilatero di cosmo, quando era insonne, si divertiva a chiudere gli occhi per un tempo più o meno lungo

cosmo.

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Ciao @mina99

 

Grazie di avermi letto, del tuo gradimento e delle note sulle virgole :D

Non ci siamo mai incrociati prima, se la memoria non mi inganna, quindi piacere della conoscenza.

 

Visto che in molti mi stanno leggendo su questo racconto, credo che mi metterò di buona lena a terminarlo nella sua versione originaria, poi lo

pubblicherò nella sezione racconti a puntate nell'area V 18 di Officina.

 

Grazie ancora di avermi apprezzato, a presto rileggerti

e un abbraccio. Ciao.

 

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34 minuti fa, Nightafter ha scritto:

Ciao @mina99

 

Grazie di avermi letto, del tuo gradimento e delle note sulle virgole :D

Non ci siamo mai incrociati prima, se la memoria non mi inganna, quindi piacere della conoscenza.

 

Visto che in molti mi stanno leggendo su questo racconto, credo che mi metterò di buona lena a terminarlo nella sua versione originaria, poi lo

pubblicherò nella sezione racconti a puntate nell'area V 18 di Officina.

 

Grazie ancora di avermi apprezzato, a presto rileggerti

e un abbraccio. Ciao.

 

Piacere mio^^ lo leggerò con piacere

  • Grazie 1

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