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Due

Quando capire se è il momento di inviare ad un'agenzia

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Cari scrittori e lettori, buongiorno. La mia domanda è la seguente. Come capite quando siete arrivati ad un punto della revisione sufficientemente buono da inviare il manoscritto all'agente? Voglio dire, si potrebbe andare avanti con le revisioni all'infinito. È davvero un problema se l'agente riceve il romanzo con qualche "svista" o quando siete abbastanza convinti di aver eliminato almeno la maggior parte dei refusi inviate?

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Buongiorno a te,

credo dipenda molto da quello che ti trasmette il manoscritto.

È vero quanto dici, che le revisioni tendono all'infinito, ma è anche vero che arrivi a un punto, dopo un certo numero di revisioni, dove ti rendi conto che non hai più le capacità di apportare migliorie sostanziali a quanto già sulla carta.

Le motivazioni possono essere molteplici, stanchezza, noia, perdita di creatività, incapacità di scovare eventuali difetti, oppure il semplice bisogno di avere un giudizio esterno che legittimi la tua creazione. Insomma, almeno per quanto mi riguarda, dopo un ragionevole numero di mesi passati a limare ho la necessità di lasciare andare e vedere se il pupo cammina da solo, con la conseguente mole di affanni e pene, dolori e scoramenti che accompagnano un processo del genere.

 

Per quanto riguarda le sviste, se il testo è valido chiunque mette da parte un pugno di inesattezze, sempre che siano inserite in un contesto di casualità e non di reiterata abitudine. Una buona/ottima correttezza grammaticale e di forma si ottiene appunto con le revisioni e, perché no, anche con una passata di editing da un professionista freelance.

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Prima di inviare a un'agenzia, farei comunque leggere il manoscritto almeno a un beta affidabile. Due occhi in più fanno sempre comodo!  

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io invio quando capisco che non riesco più a leggere, nel senso che le parole ormai si perdono perché le so a memoria, quindi non capisco più errori, eccetera... e questo in genere arriva dopo anche alcuni giri di lettura da parte di beta affidabili che mi danno consigli in tempi brevi e non biblici come quando li richiedi anche pagando a una agenzia, in modo che io ci possa lavorare subito mentre sono ancora in fase creativa. Poi quando arrivo al punto di cui parlavo, allora invio. 

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specifico che non parlo di errori ortografici, ma ad esempio di frasi scritte in modo corretto ma che con mente lucida avrei potuto scrivere ancora meglio... questo è normale, si può sempre migliorare

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Di norma un testo finito deve essere messo da parte e ripreso dopo sei mesi (lo so è dura, ma e così) questo perché come si è detto si finisce per imparare il testo a memoria, a quel punto si è persa la capacità di individuare difetti nella trama ed errori grammaticali. Nel contempo si continua a "correggere" perché stanchi di ripetere sempre la stessa storia e si sente il bisogno di "migliorarla";   è solo la necessità di rinnovare il nostro interesse, ma inserendo nuove trovate si rischia di compromettere tutto. Metterla da parte e quasi dimenticarla ripulisce la nostra mente. Se sei mesi vi sembrano troppi provate con tre, ma non meno di tanto  ne trarrete solo vantaggi. Nel frattempo scrivete altro, buttate giù qualche idea per un nuovo romanzo, vedrete che non sarà tempo perso. Siate pazienti, pazienti, pazienti...

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Concordo pienamente con il punto di vista di @Adelaide J. Pellitteri. Non è affatto facile mettere da parte per così tanto tempo un libro, ma anch'io ho provato a farlo e devo dire che ha funzionato. Riletto dopo diversi mesi si riesce a vederlo in una nuova ottica. E anche particolari che magari prima non notavamo, e che invece avevano un grande bisogno di essere migliorati, saltano subito all'occhio. Parlo proprio della struttura e della trama. Quello dello scrittore è un mestiere che di pazienza ne richiede davvero tanta.

Sui refusi invece non andrei a impazzirci troppo, certo occorre evitarli, ma se senti che il testo è pronto non credo che siano alcuni refusi a fare la differenza per un agente. Come diceva @nanoFatato

Il 18/4/2020 alle 13:16, nanoFatato ha scritto:

se il testo è valido chiunque mette da parte un pugno di inesattezze, sempre che siano inserite in un contesto di casualità e non di reiterata abitudine.

 

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