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Pal

Come fa chi esordisce con una CE di pregio?

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Buongiorno, 

ho letto un recente articolo su Repubblica ("Letteratura senza frontiere") che presentava tre giovani scrittrici che vivono all'estero. 
Due di queste, molto giovani, hanno esordito proprio in questi giorni, con case editrici importanti o di grande pregio,

come Bollati e Bompiani. 

 

Non mi stupiscono gli esordi con piccole o medie case editrici, ma quando si tratta di CE medio grandi o grandi, 

quello che mi chiedo è: esistono condizioni particolari che permettono questi esordi "di eccezione", soprattutto di questi tempi

dove pare che le case editrici siano più attente e "prudenti" nei confronti degli esordienti? 

 

Condizioni particolari, come ad esempio (ma non ho idea): il fatto che il romanzo possa attrarre anche il mercato straniero, 

oppure che possa essere adattabile allo schermo? 

 

Ho notato inoltre che spesso questi esordi (ne ho letti svariati nel tempo) hanno molte recensioni

ma poi dai lettori forti ricevono critiche molto tiepide, e in effetti non sono rari quelli di qualità letteraria media o medio bassa, 

sia detto senza polemica, ma questo rinforza il mio interrogativo: come hanno fatto a pubblicare con CE di quella caratura? 

 

 

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3 ore fa, Pal ha scritto:

 il fatto che il romanzo possa attrarre anche il mercato straniero, 

oppure che possa essere adattabile allo schermo? 

 

 

Dubito che le CE pensino tanto in grande quando mettono sotto contratto un esordiente. Prima di approdare al mercato straniero credo che bisognerà vendere sulle 50.000 copie. Io vivo in Germania e da quanto ho capito le case editrici locali non comprano diritti di romanzi, accollandosi i costi di traduzione, se non ne vale davvero la pena. Cinema ancora peggio, per arrivare ad Hollywood bisognerebbe superare le 100.000 (abbondantemente) tranne rare eccezioni. Dunque se una CE pensasse a cinema e mercato estero non prenderebbe certo autori sconosciuti. Queste due cose sono una conseguenza (se le vendite dovessero andare alla grande) e non una certezza, nient'affatto. Credo che se presentassi in Germania un libro che ha venduto poche copie mi riderebbero in faccia, considerando gli elevati costi di traduzione. E come sappiamo sono pochi gli esordienti "col botto". Possibile che qualcuno del forum mi smentirà sull'argomento, la mia è solo una osservazione e credo che i motivi di tali esordi siano da ricercare altrove. Sulla questione qualità letteraria ci sarebbe molto da discutere senza però arrivare a risposte esaustive. Dipende da cosa le CE cercano in un preciso momento. Se cercano YA, ad esempio, non servirà proporre manoscritti in stile Dostoewskij. A volte basta capitare al posto giusto al momento giusto o avere un ottimo agente (capace di fiutare la pista giusta).

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Il 11/4/2020 alle 16:25, Luciano91 ha scritto:

Dubito che le CE pensino tanto in grande quando mettono sotto contratto un esordiente. Prima di approdare al mercato straniero credo che bisognerà vendere sulle 50.000 copie. Io vivo in Germania e da quanto ho capito le case editrici locali non comprano diritti di romanzi, accollandosi i costi di traduzione, se non ne vale davvero la pena.

 

Grazie Luciano, avrei pensato anche io che traduzioni e diritti per adattamenti avrebbero richiesto un minimo di "affermazione" di autore o comunque del libro,

magari a qualche mese dalla pubblicazione.

Per questo l'articolo mi ha fatto riflettere.

Nell'articolo è scritto:

"Il fattore che le unisce è che sono expat, vivono e scrivono altrove e pubblicano in Italia, dove non hanno intenzione di restare, e si portano dietro il libro, là dove le portano i diritt ìdi traduzione".

 

Per uno degli esordi (esordio assoluto) si dice: "Interrotti gli ìappuntamenti con il leggendario agente xxx, in trattative per fare del suo libro una serie tv."

Fantastico per l'autrice, cui auguro tutto il successo, però lo trovo abbastanza sorprendente: esordio da un mese e già trattative per una serie tv.

 

L'articolo si trova qui: https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/04/10/news/scrittrici_expat-253377779/

 

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Non vorrei fare la parte della volpe che non arriva all'uva, avendo esordito con una CE che credo si possa considerare medio/piccola. Quello che penso però è che a un certo punto termina il fattore "talento" e ne subentrano altri, come il genere e le tematiche affrontate dal libro e quello fortuna. Reputo inoltre fondamentali gli "agganci" utili per arrivare ad essere presi seriamente in considerazione come esordienti da una grande CE, che per forza di cose spesso e volentieri si ritrova costretta ad ignorare per direttissima parte delle proposte editoriali, magari fermandosi a una sinossi o alla presentazione di chi glielo propone. Newton Compton per esempio non accetta proposte editoriali da anni ormai. Non credo di sbagliarmi dicendo che la spinta di un agente di livello, per esempio, potrebbe bastare anche da sola per arrivare alla pubblicazione con realtà editoriali importanti. Fatte queste premesse vorrei comunque spendere un paio di righe a proposito dell'importanza di valori come il duro lavoro e l'impegno: 

Certo, pubblicare con una grande CE da esordiente sarebbe un sogno, darebbe una visibilità e un valore al proprio progetto non indifferente, ma quale sarebbe il rovescio della medaglia? Tanta pressione fin da subito, è stato già detto che la critica in alcuni casi si è espressa piuttosto timidamente nei confronti di certi manoscritti. Nessuna garanzia a lungo termine, perché se esordisci con Bompiani floppando clamorosamente poi ti ritroverai inevitabilmente in un pantano di scarsa fiducia da parte tua nei tuoi stessi confronti, ma soprattutto altrui. Tante aspettative con cui convivere, i dubbi, magari qualora cominciassi a lavorare su qualcosa di nuovo standoti a chiedere ogni giorno se è buono tanto quanto ciò che hai già pubblicato o se non è all'altezza. 

Ripeto, non vorrei fare la parte della volpe che non arriva all'uva, ma preferisco il mio piccolo cammino "lineare". Immagino che se ho, se ognuno di noi ha le capacità per sfondare primo o poi il duro lavoro unito a un po' di caparbietà sarà ripagato. Cheers ~

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2 ore fa, Obs Snow ha scritto:

ma quale sarebbe il rovescio della medaglia? Tanta pressione fin da subito, è stato già detto che la critica in alcuni casi si è espressa piuttosto timidamente nei confronti di certi manoscritti. Nessuna garanzia a lungo termine, perché se esordisci con Bompiani floppando clamorosamente poi ti ritroverai inevitabilmente in un pantano di scarsa fiducia da parte tua nei tuoi stessi confronti, ma soprattutto altrui.

 

2 ore fa, Obs Snow ha scritto:

Ripeto, non vorrei fare la parte della volpe che non arriva all'uva, ma preferisco il mio piccolo cammino "lineare"

 

Io non lo chiamerei rovescio della medaglia poiché non è un aspetto negativo, nonostante le difficoltà. In questo ambito come in tanti altri ambiti della vita chi punta in alto dovrà fare i conti con la pressione. È come se uno scalatore si limitasse a scalare pareti artificiali per tutta la vita per paura di farsi male nell'affrontare la montagna. È vero che una folata di vento potrebbe causargli non pochi problemi ma se il suo sogno è arrivare in cima vale la pena rischiare. C'è chi crolla dinanzi la pressione e chi trae il meglio di sé, quindi dipende molto dalla persona. Anche in ambito lavorativo funziona in maniera analoga, a volte (non sempre) la fortuna aiuta chi sappia osare. A me un Flop andrebbe anche bene, perché non mi spaventa sbatterci il muso e non influenzerebbe negativamente il mio modo di essere (provarci e fallire non è un male, quantunque molte persone vorrebbero farci credere il contrario). Come ho già scritto in una discussione la questione è soggettiva: io scrivo per passione non ho illusioni di campare di scrittura, perciò cercherò l'occasione con tutte le mie forze. Non ho fretta di pubblicare e nel frattempo continuerò a migliorarmi. Per quanto mi riguarda può rodermi solo una cosa: non avere mai una chance e morire col dubbio.

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Come fa un esordiente a pubblicare con una grande CE? Credo ci sia una cosa fondamentale da valutare. C'è lo scrittore solo, bravo, forse bravissimo, ma solo. Poi c'è lo scrittore bravo, forse bravissimo... Ma che ha l'agente giusto, l'aggancio distrattamente utile, la conoscenza che fa qualche punto... E quindi: tra lo scrittore solo e quello accompagnato, non ci sono dubbi sulla scelta. Non vi pare?

 

Ho letto il romanzo vincitore Dea Planeta 2019. A metà libro mi sono chiesta: Possibile che questa scrittrice, affermata anche come sceneggiatrice, moglie di un giornalista ecc. E con tutto il sostegno tecnico vicino... Abbia scritto un romanzo che, letto a metà,  l'ho lasciato in libreria?

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23 minuti fa, ITG ha scritto:

Io continuo a pensare che se c'è talento e si scrive un'opera valida prima o poi una CE medio grande se ne accorge. Personalmente non ricordo di aver mai letto libri di CE piccole o auto-pubblicati tali da farmi pensare: come è possibile che quest'opera non sia stata pubblicata da Mondadori o Feltrinelli? 

Credo che ci siano scrittori di talento, alcuni anche sul WD, ma al talento bisogna abbinare un'opera valida, e per valida non intendo solo scritta bene, ma sorretta da un'idea forte e, opinione personalissima, spesso è quella che manca. 

Sono fin troppo sincera a dire che, ho letto spesso qualcosa della Mondadori e Feltrinelli e mi sono detta: Opera sopravvalutata!

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48 minuti fa, Annabel ha scritto:

ho letto spesso qualcosa della Mondadori e Feltrinelli e mi sono detta: Opera sopravvalutata!

 

Questo accade indubbiamente ma spesso noi aspiranti siamo troppo duri soprattutto con gli esordienti/autori meno noti, li giudichiamo con troppa foga, per il semplice fatto che stanno li dove vorremmo essere noi. Ogni volta che si parla di CE big sul Forum si arriva discutere di pubblicati sopravvalutati e non pubblicati meritevoli. Ripeto, può capitare, ma 1 su 50.000 forse.

 

8 minuti fa, ITG ha scritto:

Però, penso che se si tira fuori un capolavoro una grossa CE, prima o poi, se ne accorge.

Dai, un capolavoro nel cassetto non rimane se ci si attiva un po'! Ma parlando di buoni libri piuttosto che capolavori, un barlume di speranza c'è ancora. L'unica cosa che possiamo fare e dedicarci con dedizione ai nostri lavori. Smettiamo di pensare alle "ingiustizie" vere o presunte che siano o faremo solo del male a noi stessi. 

 

18 minuti fa, ITG ha scritto:

Per essere presi in considerazione da esordienti bisogna fare qualcosa in più

Lo credo anche io. L'aspirante non ha margine di errore, se non convince subito è fuori dai giochi. 

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Io amo quello che mi cattura e mi piace. Non ho mai idealizzato qualcuno dal titolo che porta. Lo stesso vale per i grandi stilisti, registi, attori... L'arte è per pochi. Semplice!

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3 ore fa, ITG ha scritto:

 non ricordo di aver mai letto libri di CE piccole o auto-pubblicati tali da farmi pensare: come è possibile che quest'opera non sia stata pubblicata da Mondadori o Feltrinelli?

....

 al talento bisogna abbinare un'opera valida, e per valida non intendo solo scritta bene, ma sorretta da un'idea forte e, opinione personalissima, spesso è quella che manca. 

 

Del mio ultimo romanzo, pubblicato con un editore piccolo con un catalogo molto buono, dopo decine di rifiuti, gente del mestiere ha chiesto, essendo un libro di quelli che si possono definire "maggiori", prefato da un critico accademico, come mai non stesse nel catalogo di Adelphi. Non ho risposto.

 

2 ore fa, ITG ha scritto:

Poi ci sono eccezioni, raccomandazioni, lobby, colpi di fortuna

 

Certo. A posteriori, la risposta che posso dare è che lobby, agganci e fortuna, anche se da soli non bastano, a me sono mancati tutti. Però io riscontro il seguente problema di base che non  sfugge di sicuro al lettore professionista: la gente (i lettori, la società) non amano sentire ciò che un libro cosiddetto "maggiore" (ed è comunque da vedere) è determinato a dirgli. Ciò è un ostacolo insuperabile, che ti porta a scrivere sempre più incazzato ed emarginato, al punto da spaventare il prossimo non solo per cosa e come scrivi, ma per come sei. A questo punto il tuo destino è segnato, perché non ti sogni neppure di piacere e compiacere qualcuno che odi perché non ha capito, né amato. Lo disprezzi tanto, che se per puro caso dovessi cominciare a piacergli, non piaceresti più a te stesso. E allora ecco che continui per tutta la vita a scagliare pietre. Questa e la mia storia. Per me scrivere è questo.

 

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Facciamo un parallelo. Secondo voi nel mondo del lavoro, i top manager, i super direttori, i mega responsabili d'area e via dicendo, sono tutte persone eccellenti con qualità migliori dei propri sottoposti? A me verrebbe da rispondere: a volte sì, a volte no. E come hanno fatto a ottenere quel posto? Qualcuno con merito, qualcun altro tramite raccomandazione, altri hanno avuto una botta di fortuna, altri ancora si sono saputi vendere meglio, qualcuno ha osato di più, ecc...

Lo stesso vale per l'editoria. Ci sono scrittori che arrivano alle big perché sono chiaramente sopra la media (di solito ci arrivano tramite agenzia), alcuni si fanno notare scrivendo (bene) sulle riviste letterarie, altri partecipano a dei concorsi letterari seri, qualche altro ha la botta di fondoschiena di arrivare sulla scrivania giusta raccomandato da qualche editor o scrittore affermato (che pur di scrollarsi di dosso l'"amico" stalker esordiente alla fine cede), altri ancora sono delle star di youtube.

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5 ore fa, ITG ha scritto:

Personalmente non ricordo di aver mai letto libri di CE piccole [...] tali da farmi pensare: come è possibile che quest'opera non sia stata pubblicata da Mondadori o Feltrinelli?

Evidentemente hai letto pochi libri di piccole CE o non hai cercato bene perché ci sono tantissime opere ottime che meriterebbero una platea più vasta...

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9 minuti fa, ITG ha scritto:

ciao @Riccardo Zanello, mi è capitato di dire "potrebbe starci", ma "come è possibile?" mai. Ecco, opere scandalosamente sottovalutate non ne ho viste. Credo che il livello medio di scrittura degli aspiranti sia cresciuto, per cui per emergere bisogna essere veramente bravi e presentare qualcosa di interessate o che, comunque, porti novità.   

 

Beh, io potrei citartene diversi, ma non è strano anzi è abbastanza normale che ciò avvenga. Le piccole CE, che fanno bene il loro lavoro, hanno più possibilità di sperimentazione, valutazione; hanno, spesso, più "coraggio" di pubblicare qualche testo innovativo.

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L'equazione Big CE = Great book è quanto di più falso si possa trovare in editoria.

Così come il suo contrario. Ci sono ottimi libri nelle piccole ma valorose CE e viceversa. Poi se le cose girano in un certo modo magari l'autore molto bravo pubblicato dall'editore piccolo viene notato e rapito da una Big. Fabio Genovesi ad esempio.

Ci sono bravi autori che escono con piccole realtà, non vengono notati dagli editori più blasonati e rimangono lì, perché sono comunque soddisfatti e stanchi di bussare.

Che poi vabbe', io il mito della Big l'ho superato da un pezzo. Un esempio al volo: Zucchero e Catrame edito Fandango, romanzo immenso, Che Dio perdona a tutti di Pif edito Feltrinelli è uno dei romanzi più insulsi che io abbia mai letto. Eppure credo Feltrinelli alle masse dica molto, Fandango molto meno.

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16 ore fa, Caty ha scritto:

come mai non stesse nel catalogo di Adelphi. Non ho risposto.

 

Si andrebbe nel penale? :D

 

45 minuti fa, Bambola ha scritto:

Che Dio perdona a tutti di Pif edito Feltrinelli

 

Indovina perché... :censura:

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5 minuti fa, L'antipatico ha scritto:

 

Si andrebbe nel penale? :D

 

 

Indovina perché... :censura:

Non mi interessa analizzare il fenomeno, sono solo felice di averlo scaicato in super offerta a pochissimo.

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2 ore fa, Bambola ha scritto:

L'equazione Big CE = Great book è quanto di più falso si possa trovare in editoria.

Così come il suo contrario. Ci sono ottimi libri nelle piccole ma valorose CE e viceversa. Poi se le cose girano in un certo modo magari l'autore molto bravo pubblicato dall'editore piccolo viene notato e rapito da una Big. Fabio Genovesi ad esempio.

Ci sono bravi autori che escono con piccole realtà, non vengono notati dagli editori più blasonati e rimangono lì, perché sono comunque soddisfatti e stanchi di bussare.

Che poi vabbe', io il mito della Big l'ho superato da un pezzo. Un esempio al volo: Zucchero e Catrame edito Fandango, romanzo immenso, Che Dio perdona a tutti di Pif edito Feltrinelli è uno dei romanzi più insulsi che io abbia mai letto. Eppure credo Feltrinelli alle masse dica molto, Fandango molto meno.

 

Sono d'accordo su tutto tranne che sull'esempio.

Per chi fa impresa i libri dei VIP sono necessari, e sono necessari anche per noi che proviamo a farci notare, perché servono a riempire i forzieri delle aziende di soldi facili provenienti, appunto, dal target di riferimento "massa". Va da sé che se la CE ha guadagni importanti con questi libri, può investire di più anche in altro, esordienti compresi.

Più una CE è grande, poi, più può permettersi un largo catalogo: lo spazio preso dai VIP non è tolto a quello di altri autori.

 

Sul resto, ripeto, concordo su tutto, ma prendere come esempio libri scritti da pseudo personaggi famosi (che siano blogger, youtuber, attori, anche parenti di VIP) è sbagliato. Siamo su un pubblico e un mercato diverso.

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@Busca Non ho scritto da nessuna parte che le CE non dovrebbero pubblicare i libri dei Vip, del resto Pif non è un calciatore, ho molto amato La mafia uccide solo d'estate e pensavo che il romanzo potesse essere a quel livello. Così come non ho detto che portano via posto a me o ad altri. Ho detto che le CE più note pubblicano anche libri non di qualità, poi ho fatto il primo esempio che mi è venuto in mente, anche perché io di libri di CE note ne leggo davvero pochissimi, sono per la bibliodiversità e spesso i romanzi di cui mi sono innamorata sono sconosciuti al grande pubblico e editi piccole/medie CE di vera nicchia sopraffina.

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4 minuti fa, Bambola ha scritto:

Non ho scritto da nessuna parte

 

4 minuti fa, Bambola ha scritto:

Così come non ho detto che

 

Lo so benissimo, non cercavo di metterti in bocca parole che non hai detto. Le ho dette io :)

Era un mio ragionamento partito dall'esempio che, come dicevo, secondo me è sbagliato e inconsciamente potrebbe portare/alimentare l'astio che molti provano verso le grandi CE, perché anche se parli di libri di qualità/non qualità, c'è da considerare appunto il fatto che Pif sia comunque un VIP, e i libri dei VIP vengono pubblicati a prescindere. Per capirsi, credo proprio che se ne avessero le possibilità, il 90% dei piccoli editori stamperebbe libri di VIP in catalogo assieme a tutti gli altri romanzi, proprio per un discorso di vendita alle masse, fregandosene della qualità della narrazione.

Il restante 10%, quelli che non lo farebbero, sono la Resistenza.

 

Probabilmente però @Bambola mi rendo conto di aver travisato e di aver viaggiato un po' più in là con i pensieri, rischiando addirittura di finire OT, quindi chiedo scusa.

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4 ore fa, Bambola ha scritto:

Eppure credo Feltrinelli alle masse dica molto, Fandango molto meno.

Fandango appartiene a quella stessa Fandango fondata dal produttore cinematografico Procacci, che (cito testuale dal sito) "ha prodotto tra gli altri Gomorra, Reality e L’imbalsamatore di Matteo Garrone, i film di Nanni Moretti e che sta lavorando alla serie tv tratta da L’amica geniale di Elena Ferrante".

 

Per quanto riguarda la casa editrice (cito sempre dal sito) "ha pubblicato fra gli altri John Cheever ed è stata la prima casa editrice internazionale ad aver tradotto Infinite Jest di David Forster Wallace. Tra i suoi autori e autrici di narrativa straniera ricordiamo Harold Brodkey, Mariella Mehr, James Baldwin, Eleanor Catton, Nawal el Saadawi, Philippe Forest. Fra gli autori e le autrici di non fiction citiamo fra gli altri: Lydia Cacho, Horacio Verbitsky, Paul B. Preciado, Pinar Selek, e Garry Kasparov".

 

@Bambola Fandango la conoscono anche i sassi. Senza offesa eh, ma quando fai queste 'distinzioni' sulle CE riesci sempre a farmi rimanere basito O_o 

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@lapidus Figurati, non mi offendo, ma resto convinta che la massa no, Fandango non la conosce. Io sì,. certo anche il discorso Fandango Cinema. Ognuno fa le proprie distinzioni.

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A me invece è capitato di leggere parecchi libri di piccole CE (e alcuni self) e pensare: sarebbero stati benissimo anche nel catalogo di grandi case editrici. 
Però, nella maggior parte dei casi, erano libri che non trattavano di temi troppo in voga o che avevano ambientazioni che non sono quelle preferite dalle big, e anche questo ha il suo peso.
Non credo ci sia un'equazione valida per tutti, però: buono/ottimo libro + tema alla moda (senza con questo intendere nulla di deteriore: ci sono argomenti che oggi vanno per la maggiore, fra due anni non andranno più o molto meno) + botta di cu[error 404]. 

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La piccola editoria è piena di proposte brutte ma ci sono anche autori bravi. Il punto è che alle grosse case editrici non interessa perché non verranno mai a saperlo, dato che spedire in modo autonomo rende quasi impossibile farsi pubblicare da queste ultime.

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Una domanda la pongo a tutti voi: perchè si finisce sempre a parlare di "chi è meglio di chi"? Insomma non ci serve saperlo. Ognuno difende la propria categoria e il discorso continua all'infinito. 

 

Proviamo ad analizzare la questione da un punto di vista diverso. Le case editrici big devono accontentare tutti i palati e ricordiamoci che ciò che per noi è sciocco potrebbe conquistare qualcun altro. Per questa ragione non avvaloro le critiche rivolte al catalogo Mondadori (ad esempio). Qualcuno bravo resta fuori perché esse sono obbligate a scelte di mercato che spesso noi non possiamo comprendere fino in fondo. Non gli è concesso investire su tutti quelli bravi o bravini, spero conveniate con me. Si crea cosi un rapporto di odio-amore tra l'aspirante e la CE big. Le piccole a volte sono più intraprendenti verso generi di nicchia ma non potete pretendere che Mondadori faccia lo stesso (rischierebbe troppo). Se la suddetta CE scarta romanzo x è perché, chissà, non ci vede un profitto a breve termine. Poi lasciatemi dire che il self è un mare immenso e parecchio mosso. Immagginate per assurdo che Mondadori avesse pubblicato tutti i self carini da dieci anni a questa parte, sarebbe fallita da un pezzo (al primo anno). Io cerco sempre di mettermi nei loro panni.

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Certo, quando si parla di soldi... il discorso cambia. L'arte, la bravura, l'originalità, l'impegno e quant'altro, restano appesi alla speranza di avere fortuna, e di essere riconosciuti da un solo occhio buono. 

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16 ore fa, Luciano91 ha scritto:

Una domanda la pongo a tutti voi: perchè si finisce sempre a parlare di "chi è meglio di chi"? Insomma non ci serve saperlo. Ognuno difende la propria categoria e il discorso continua all'infinito. 

 

Proviamo ad analizzare la questione da un punto di vista diverso. Le case editrici big devono accontentare tutti i palati e ricordiamoci che ciò che per noi è sciocco potrebbe conquistare qualcun altro. Per questa ragione non avvaloro le critiche rivolte al catalogo Mondadori (ad esempio). Qualcuno bravo resta fuori perché esse sono obbligate a scelte di mercato che spesso noi non possiamo comprendere fino in fondo. Non gli è concesso investire su tutti quelli bravi o bravini, spero conveniate con me. Si crea cosi un rapporto di odio-amore tra l'aspirante e la CE big. Le piccole a volte sono più intraprendenti verso generi di nicchia ma non potete pretendere che Mondadori faccia lo stesso (rischierebbe troppo). Se la suddetta CE scarta romanzo x è perché, chissà, non ci vede un profitto a breve termine. Poi lasciatemi dire che il self è un mare immenso e parecchio mosso. Immagginate per assurdo che Mondadori avesse pubblicato tutti i self carini da dieci anni a questa parte, sarebbe fallita da un pezzo (al primo anno). Io cerco sempre di mettermi nei loro panni.

non avrei potuto dire la mia in maniera più chiara ed esaustiva di come hai fatto tu.

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Forse ripeterò cose già dette, quindi scusatemi. Prima di tutto c'è il mercato, animale vivo che segue tendenze a volte particolari (che non hanno per niente a che fare con l'editoria). Secondo, le CE hanno un catalogo definito e credetemi se dico che non tutti gli scrittori riescono a comprenderne la tipologia; tra l'altro quelle generaliste cercano prodotti più commerciali mentre le piccole/medie, di un certo spessore, cose molto precise. La confusione è lecita quando si vedono bravi scrittori pubblicati insieme a youtubers, ma ricordiamo che esistono le collane. Terzo, cosa è buono e cosa non lo è. Dipende. Molti scrittori hanno storie forti, ma avere la storia forte non basta. La lingua può fare la differenza. Il mondo dell'autore ancora di più. Mi spiego: oggi le CE tendono a investire sugli autori, non sul singolo testo. Investimento a lungo termine. Se hai un mondo definito, una visione che sai padroneggiare le grandi CE vogliono te perché sanno che difficilmente farai solo un (in senso numerico) libro che venderà. Questa è la differenza tra autore e scrittore. Ed è il caso di Genovesi. Poi c'è anche l'estremo opposto: personaggi che vengono contattati dalle CE big per creare un libro a tavolino (personaggi in qualche modo conosciuti, che hanno molto seguito, famosi, o solo fenomeni del web passeggeri ecc.).

In tutto questo vorrei anche ricordare che il proprio gusto personale può essere fallace. Proprio perché ci piacciono cose diverse o perché non conosciamo bene certi generi o meccanismi non riusciamo ad apprezzare veramente cosa sia buono o cosa no. Non entrano in gioco solo fattori di gusto.

E le CE lo sanno e cercano di accontentare tutti.

E cmq, parere personale, ok le grandi CE ma ci sono piccole realtà veramente di pregio, che cercano di fare ottima letteratura.

Se non si riesce ad arrivare neanche a quelle bisogna chiedersi cosa c'è di sbagliato nel proprio testo e fare di tutto per migliorare, dopo pensare al resto ;)

Il mercato estero è un discorso a parte, so per certo di un libro Rizzoli che ha spopolato in Germania e qui ha venduto pochissimo, nonostante l'autore sia bravo (parere tecnico). Mentre per i diritti cinematografici dipende dalle storie. Banalità, quelle in costume costano un occhio della testa e se non ci sono altre ragioni che aiutino a spingere (il libro è di culto o ha venduto tantissimo) qui in Italia vengono scartati.

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