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Pal

Come fa chi esordisce con una CE di pregio?

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Certo, quando si parla di soldi... il discorso cambia. L'arte, la bravura, l'originalità, l'impegno e quant'altro, restano appesi alla speranza di avere fortuna, e di essere riconosciuti da un solo occhio buono. 

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16 ore fa, Luciano91 ha scritto:

Una domanda la pongo a tutti voi: perchè si finisce sempre a parlare di "chi è meglio di chi"? Insomma non ci serve saperlo. Ognuno difende la propria categoria e il discorso continua all'infinito. 

 

Proviamo ad analizzare la questione da un punto di vista diverso. Le case editrici big devono accontentare tutti i palati e ricordiamoci che ciò che per noi è sciocco potrebbe conquistare qualcun altro. Per questa ragione non avvaloro le critiche rivolte al catalogo Mondadori (ad esempio). Qualcuno bravo resta fuori perché esse sono obbligate a scelte di mercato che spesso noi non possiamo comprendere fino in fondo. Non gli è concesso investire su tutti quelli bravi o bravini, spero conveniate con me. Si crea cosi un rapporto di odio-amore tra l'aspirante e la CE big. Le piccole a volte sono più intraprendenti verso generi di nicchia ma non potete pretendere che Mondadori faccia lo stesso (rischierebbe troppo). Se la suddetta CE scarta romanzo x è perché, chissà, non ci vede un profitto a breve termine. Poi lasciatemi dire che il self è un mare immenso e parecchio mosso. Immagginate per assurdo che Mondadori avesse pubblicato tutti i self carini da dieci anni a questa parte, sarebbe fallita da un pezzo (al primo anno). Io cerco sempre di mettermi nei loro panni.

non avrei potuto dire la mia in maniera più chiara ed esaustiva di come hai fatto tu.

  • Grazie 1

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Forse ripeterò cose già dette, quindi scusatemi. Prima di tutto c'è il mercato, animale vivo che segue tendenze a volte particolari (che non hanno per niente a che fare con l'editoria). Secondo, le CE hanno un catalogo definito e credetemi se dico che non tutti gli scrittori riescono a comprenderne la tipologia; tra l'altro quelle generaliste cercano prodotti più commerciali mentre le piccole/medie, di un certo spessore, cose molto precise. La confusione è lecita quando si vedono bravi scrittori pubblicati insieme a youtubers, ma ricordiamo che esistono le collane. Terzo, cosa è buono e cosa non lo è. Dipende. Molti scrittori hanno storie forti, ma avere la storia forte non basta. La lingua può fare la differenza. Il mondo dell'autore ancora di più. Mi spiego: oggi le CE tendono a investire sugli autori, non sul singolo testo. Investimento a lungo termine. Se hai un mondo definito, una visione che sai padroneggiare le grandi CE vogliono te perché sanno che difficilmente farai solo un (in senso numerico) libro che venderà. Questa è la differenza tra autore e scrittore. Ed è il caso di Genovesi. Poi c'è anche l'estremo opposto: personaggi che vengono contattati dalle CE big per creare un libro a tavolino (personaggi in qualche modo conosciuti, che hanno molto seguito, famosi, o solo fenomeni del web passeggeri ecc.).

In tutto questo vorrei anche ricordare che il proprio gusto personale può essere fallace. Proprio perché ci piacciono cose diverse o perché non conosciamo bene certi generi o meccanismi non riusciamo ad apprezzare veramente cosa sia buono o cosa no. Non entrano in gioco solo fattori di gusto.

E le CE lo sanno e cercano di accontentare tutti.

E cmq, parere personale, ok le grandi CE ma ci sono piccole realtà veramente di pregio, che cercano di fare ottima letteratura.

Se non si riesce ad arrivare neanche a quelle bisogna chiedersi cosa c'è di sbagliato nel proprio testo e fare di tutto per migliorare, dopo pensare al resto ;)

Il mercato estero è un discorso a parte, so per certo di un libro Rizzoli che ha spopolato in Germania e qui ha venduto pochissimo, nonostante l'autore sia bravo (parere tecnico). Mentre per i diritti cinematografici dipende dalle storie. Banalità, quelle in costume costano un occhio della testa e se non ci sono altre ragioni che aiutino a spingere (il libro è di culto o ha venduto tantissimo) qui in Italia vengono scartati.

  • Mi piace 6
  • Grazie 1

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@hyperion80

 

Neppure io sono un estimatore di fenomeni da baraccone approdati alla grande editoria. Ma che ci piaccia o meno essi portano introiti. Nessuno sputerebbe su centinaia di migliaia di euro facili facili.

 

Le CE big tuttavia cercano ancora talenti, seppur non direttamente. Qualcuno ce la fa ad esordire.

 

Il VIP non ruba il posto all'aspirante, anzi, senza di esso le CE avrebbero meno soldi da investire! (fu un altro utente del forum a scrivere questo pensiero che condivido). 

 

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Penso che, paradossalmente ma non tanto, sia più difficile farsi pubblicare da una casa editrice media che da una grande, poiché le prime hanno un atteggiamento più snob. Le probabilità di arrivarci sono infinitesime comunque, però Mondadori qualcosa sugli sconosciuti lo investe, La Nave di Teseo (giusto per fare un nome) no.

I grandi editori, poi, sanno benissimo di pubblicare spazzatura solo perché in copertina c'è un nome famoso e quindi venderà. Invece avere raccomandazioni se si è sconosciuti non serve a niente, o meglio serve se si presenta un testo valido. Un testo fiacco di uno sconosciuto non lo pubblicherà nessuno, per quante raccomandazioni abbia.

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