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Marissa1204

Il Cavaliere Capit 1 parte 3

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/46907-la-messa-pt-2/?do=findComment&comment=827957

 

Dopo una decina di giorni dal ritrovamento, ricevettero una chiamata dal capitano Holm.
«Buon pomeriggio, sorelle. Scusate il disturbo: ho condotto le mie ricerche e non ho trovato denunce di scomparsa di neonati in tutta la Gran Bretagna né ne sono state fatte in questo lasso di tempo. Potete aprire le adozioni per la piccola, intanto. Buona giornata!»
Suor Elizabeth esultò: era la più bella notizia di sempre, dopo aver saputo che la bambina aveva superato la prima notte.
Così decisero di darle un nome: la Madre Superiore scelse il nome Marissa, come la sua povera nipote morta in un incidente stradale qualche settimana prima in Italia. Secondo la suora, era stata proprio sua nipote a mandarle la bambina: su certi versi, ne sembrava proprio l'impersonificazione. Ma le altre suore non erano dello stesso parere: come poteva esserlo? La nipote della Madre Superiora aveva i capelli neri come la pece e due occhi grandi e talmente scuri che non si distingueva l’iride dalla pupulla. La loro Marissa invece aveva una folta capigliatura castano scuro con due bellissimi occhi castano chiaro dal taglio piccolo; per non parlare delle sue bellissime guanciotte e le labbra sempre chiuse in un broncio. Nonostante questo, le suore accettarono quel nome anche perché significava “donna forte e guerriera” e la piccola si era dimostrata tale fin dal giorno che la trovarono.
E intanto i mesi passavano e poi anche gli anni, ma nessuno che aveva conosciuto Marissa voleva adottarla. La bambina aveva cominciato a sviluppare un bel caratterino focoso: se vedeva qualcosa di strano nella coppia con cui aveva un appuntamento o se dicevano qualcosa di sbagliato, cominciava ad urlare. I suoi scatti di ira erano preoccupanti, soprattutto perché poi per calmarla ci voleva un sacco di tempo. Con gli altri bambini, era un po' asociale: essendo l'unica femminuccia e la più piccola, non permetteva agli altri di toccare i suoi giocattoli. E questo era un’altra causa dei suoi scatti di ira.
Suor Elizabeth ricordò addirittura che una volta, una coppia disse di avere una bella piscina in casa e lei iniziò a urlare dicendo di aver paura dell'acqua. La suora presidiava tutti i colloqui, perché sembrava essere l’unica capace di calmarla e quando le coppie rifiutavano la piccolina sentiva il suo cuore sbriciolarsi: le voleva un bene dell’anima. A volte, avrebbe voluto togliersi la tonaca e tornare alla vita di prima solo per poter adottare Marissa.
Poi quando ebbe intorno ai quattro anni, la bambina cominciò a raccontare delle storie strane. A differenza degli altri bambini che avevano tenuto sotto custodia, le suore dovettero insegnare a Marissa a parlare e camminare e lei aveva appresso abbastanza in fretta. Scandiva molto bene le parole quando le pronunciava, soprattutto quelle più semplici, mentre per le più difficili si bloccava e lasciava che fosse una delle suore a dirle. E questa era una delle doti che colpiva le coppie in visita.
Una sera, suor Elizabeth stava giocando con Marissa: la vedeva intenta a dare il té alle sue bambole, con la sua camminata goffa.
«Lo sai che io so nuotare?» biascicò ad un certo punto, posando la finta teiera.
«Davvero? Ma tu non hai paura dell'acqua?» chiese la suora, stranita.
La bambina scosse la testa, in modo buffo, i capelli che danzavano con lei.
«E chi ti ha insegnato?» continuò la suora.
«La mia mamma!» rispose sicura la bambina. Suor Elizabeth non si fece sconvolgere da quella risposta: è del tutto normale che una piccola orfana volesse immaginare di avere una mamma che le avesse insegnato a nuotare. Continuò a farle domande, sempre per assecondarla.
«E com'è la tua mamma?»
«È una bella signora alta, con i capelli biondi e gli occhiali. È anche molto simpatica» continuò, servendo i finti biscotti alle sue bambole.
«E dov'è adesso?»
«A casa: è ora di mangiare»
«E cosa cucina di buono?»
«Il brodo; la pasta piccola e tante cose buone»
Suor Elizabeth adorava i bambini: la loro immaginazione era straordinaria.
«L'hai vista oggi?»
Marissa abbassò lo sguardo ed esibì un'espressione triste.
«Non lo so: non la vedo da quando sono morta»
Suor Elizabeth spalancò gli occhi: la morte era un argomento che non aveva mai affrontato con la bambina. E poi perché avrebbe dovuto? Aveva solo quattro anni e una vita intera: perché pensare alla fine? Quella conversazione aveva un che di surreale e a peggiorare il tutto era il fatto che Marissa continuava a giocare come se stessero parlando di giocattoli.
«Cosa intendi, Marissa?»
«Stavo tornando a casa e poi ho visto tutto buio; faceva freddo. Poi non ricordo più nulla»
Ma di cosa parlava? Quei racconti erano inquietanti. Che uno dei bambini più grandi glieli avesse raccontati?
«Spero solo che non è troppo triste senza di me» proseguì.
«Di cosa parli, Marissa?»
«Della mia mamma di prima: non sono neanche riuscita a dirle quanto le voglio bene. Sono morta all'improvviso e mi sono svegliata qui!»
Queste erano le storie che raccontava ai genitori in visita: sperava che tra loro ci fosse la famosa “mamma di prima”. Che per qualche miracolo, il Signore le facesse rincontrare. Ma non era ancora accaduto. E mai sarebbe accaduto.
Suor Elizabeth ne parlava con la Madre Superiora che non sapeva spiegarsi di cosa blaterasse. La giovane suora era l'unica che passasse molto tempo con la piccola, in cui si rivedeva. La Superiora le aveva imposto di impedire a Marissa di parlare ancora di queste cose, altrimenti non avrebbe mai trovato una famiglia.
«Dille che la mamma di prima sta bene e che lei deve continuare la sua vita!» sbraitò la Superiora.
«Ma è solo una bambina! Non posso dirle queste cose: urterei i suoi sentimenti!»
«E cosa vorresti fare, Elizabeth? Assecondarla sempre? O ti vuoi mettere alla ricerca della sua “mamma di prima”? Per me è solo una cosa che ha inventato Marissa per cercare di avere una figura materna accanto!»
Suor Elizabeth lasciò perdere quell'argomento con la Madre Superiora e andò in chiesa. Non sapeva neanche lei che pesci prendere. Una cosa era certa però: non avrebbe detto a Marissa di lasciar perdere la sua mamma.
Era una bella domenica soleggiata: il sole è il sorriso di Dio, questo sosteneva suor Elizabeth.
Era ancora presto per la messa domenicale, perciò i fedeli stavano recitando il rosario. Tra queste vide Deborah Norrington, una sua amica di vecchia data: era un'assidua frequentatrice di quella cattedrale.
Suor Elizabeth si sedette sulla panca accanto a lei e la sua amica la salutò, bisbigliando.
Quando la messa finì, Deborah le chiese di poter fare quattro passi.
Uscirono sul prato dorato dal sole e passeggiarono, mentre si raccontarono le ultime novità.
«Come sta Richard?» chiese suor Elizabeth, sorridendo. Richard era il signor Norrington, un ricco proprietario terriero, con un senso dell’umiltà unico nel suo genere.
«Benone! Suo padre ha fatto testamento e gli ha lasciato la villetta e il terreno vicino Windsor. Quindi ci trasferiremo a breve» esclamò sorridendo. Ma Suor Elizabeth notò un velo di tristezza nei suoi occhi.
«Il matrimonio non procede bene?»
Deborah sorrise imbarazzata.
«Sì, molto bene: Richard è fantastico. Solo che stiamo cercando di avere un bambino e non ci riusciamo!» ammise, con lo sguardo basso.
Suor Elizabeth continuò a camminarle accanto, non sapendo cosa dirle.
«Provateci di nuovo o fai un controllo!» propose.
«È da un anno che ci proviamo, ma niente. Credo di essere io il problema: ho solo paura di perdere mio marito. So che voi al convento avete dei bambini da dare in adozione: stavamo pensando a quella strada.»
Suor Elizabeth si illuminò. Come aveva fatto a non pensarci prima?
«Ho una bambina adorabile di quattro anni, che non riusciamo a dare in adozione: è una bellissima bambina solare e simpatica e molto intelligente. Parla già molto bene per la sua età. Solo che a volte ha degli scatti di ira, ma non farti condizionare: è un agnellino!»
Deborah sorrise: avrebbe voluto vederla, ma doveva prima parlarne con Richard.

 

(continua)

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Buona giornata, @Marissa1204, arrivo a leggere primo frammento non commentato, perciò mi rimbocco le maniche e cercherò di essere rompisc... puntiglioso.

Si arriva al terzo frammento di questo primo capitolo, che poi appartiene alla stessa opera che contiene il "personaggio di Marissa" postato da te poco fa. Diciamo che per chi ha letto anche l'altro, si capisce un po' dove vuoi volare con la tua idea. Immagino che ci saranno capitoli intermedi anche se, da sentimentalotto quale sono, mi viene in mente che Marissa possa anche cambiare e/o vivere qualcosa che porta a renderla un personaggio migliore - ricordo l'odio che suscitavi nel lettore nel frammento dedicato a lei.

Tornando a questo frammento, comunque, a parte qualche piccola imperfezione, non ho nulla da dire. Anche perché questo frammento è un po' interlocutorio, una via di mezzo tra il burrascoso ritrovamento di Marissa e la futura adozione. L'unico dubbio che ho è se tutto questo sia troppo in un capitolo, anche se introduttivo. Ho idea che corri molto e, in tal caso, forse può essere interessante focalizzarsi un po' di più sulla prima infanzia di Marissa dopo aver introdotto questa sua percezione di vita precedente.

Ma ora corro molto io, non metto in dubbio che in eventuali capitoli successivi qualcosa possa anche venire fuori. :)

 

Condivido con te qualcosa nello specifico.

Il 10/4/2020 alle 12:05, Marissa1204 ha scritto:

Dopo una decina di giorni dal ritrovamento, ricevettero una chiamata dal capitano Holm.

Questa frase sta anche alla fine del frammento precedente. Magari lo sai, te lo segnalo per completezza.

Il 10/4/2020 alle 12:05, Marissa1204 ha scritto:

era la più bella notizia di sempre

Scusami, ma non mi spiego il motivo. In fondo se era stato abbandonato posso supporre che i/il genitori/e - a parte pene di qualche tipo per loro/lui/lei - sarebbe comunque stato messo in adozione. Poi "la più bella notizia di sempre" è forte come emozione per una suora che, a parte magari l'imprinting della scoperta, in teoria non c'entra niente con l'accaduto.

Il 10/4/2020 alle 12:05, Marissa1204 ha scritto:

la Madre Superiore scelse il nome Marissa

Madre Superiora. :)

Da qui in poi la prima volta ho iniziato a collegare questo capitolo con il frammento che hai postato qualche tempo fa "personaggio di Marissa". Il collegamento poi è stato confermato.

Il 10/4/2020 alle 12:05, Marissa1204 ha scritto:

La bambina aveva cominciato a sviluppare un bel caratterino focoso: se vedeva qualcosa di strano nella coppia con cui aveva un appuntamento o se dicevano qualcosa di sbagliato, cominciava ad urlare.

Un po' insolito se è cresciuta con delle suore per lo più povere; immagino un'educazione più ferrea e/o un carattere più rispettoso.

Il 10/4/2020 alle 12:05, Marissa1204 ha scritto:

«Non lo so: non la vedo da quando sono morta»

Manca un punto a fine frase. Comunque qui lanci un bel sasso nello stagno, il lettore parte di fantasia e può immaginare mille cose diverse. :D

Diciamo che si può collegare con la "supposizione" di trasposizione di Marissa, nipote della Superiora, con la nuova Marissa.

Il 10/4/2020 alle 12:05, Marissa1204 ha scritto:

«È da un anno che ci proviamo, ma niente. Credo di essere io il problema: ho solo paura di perdere mio marito. So che voi al convento avete dei bambini da dare in adozione: stavamo pensando a quella strada.»

Non lo so, mi sembra un po' un luogo comune. Però parlo da fidanzato senza figli quindi alzo le mani.

 

Alla prossima lettura. :ciaociao:

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@bwv582

In questo frammento comincia a delinearsi il personaggio di Marissa e qualcosa di particolare che le appartiene, come la convinzione di avere una madre che le ha insegnato a nuotare, quando lei in realtà ha paura dell'acqua, fobia sviluppatasi anche per via del suo ritrovamento.

Credo che tu abbia ragione e forse dovrei ampliare il capitolo e spezzarlo in due per essere più chiara.

 

Grazie per la tua opinione

 

A presto

 

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