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Adelaide J. Pellitteri

[CP 4] Eri bello, amore

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Esistenziale Traccia 7 Amore

 

Stanotte ti ho sognato.

Mentre la nebbia ci offuscava

già il paesaggio

e il vento contrastava

i nostri passi,

hai spiccato il volo.

Sulle spalle, con le braccia spalancate,

portavi qualcosa

di assai simile a una croce.

Dio, quanto pesava!

Sul volto ti leggevo la fatica,

sebbene vedessi anche il sorriso.

Eri bello, amore,

mi portavi a toccare il cielo.

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L'amore ci fa condividere l'esistenza, nella buona e nella cattiva sorte. 

Adesso, che ognuno porta una croce comune, la coppia che si ama, pur nelle difficoltà e nelle angosce contingenti, sa trascendere il peso del giorno, con un sorriso che eleva e che solleva.

 

Un bella poesia d'amore, al tempo del coronavirus. 

Complimenti, cara @Adelaide J. Pellitteri  :)

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri

La traccia che hai scelto è quella dell'Amore e non è scontato il modo in cui l'hai sviluppata.
Il sentimento che emerge dalla tua poesia è una forma d'amore molto vicina alla devozione e alla tenerezza per l'altro e per la sofferenza che prova.
Si parla di una persona venuta a trovare l'io narrante in sogno, e questo la pone in una posizione di lontananza nella veglia, forse perché morta, o forse perché diversa.
La nebbia diventa il segnale che il loro incontro avviene in un luogo che perde materialità: i contorni del paesaggio sono cancellati, come a voler negare la contingenza e tutto quanto non sia immediatamente necessario ai due. Anche il vento ostacola i passi e il movimento, ma è allora che l'altro si innalza al di sopra degli elementi e conduce l'io volando.
La croce è simbolo di un dolore che l'altro porta. Il dolore pesa e segna di fatica il suo volto, che, tuttavia, oppone resistenza con un sorriso. Sorridiamo cercando di nascondere la sofferenza che  proviamo quando sappiamo che questo arreca dolore a chi amiamo, lo facciamo nella malattia e nonostane la nostra croce.
La poesia si conclude con un dolce messaggio:

 

Il 10/4/2020 alle 11:00, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Eri bello, amore,

mi portavi a toccare il cielo. 

 

Toccare il cielo può voler dire molte cose: toccarlo con un dito è essere felici sulla terra, oppure può diventare una dimensione misteriosa e trascendente la realtà.
Il cielo, come il sogno, custodisce le nostre paure, le nostre illusioni, la felicità e le persone che ci hanno lasciato.
Credo che la tua poesia sia riuscita a trasmettere tutto ciò, senza essere banale.
Complimenti e a presto!

 

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Il "paesaggio amoroso" del sogno sembra manifestare le insidie che possono subentrare in ambito sentimentale: le insicurezze che portano a procedere un po' a vista, come nella nebbia; il vento delle incomprensioni che può sopraggiungere a intralciare il comune cammino, a distanziarsi nel passo. Per poi arrivare all'ossimoro per antonomasia, l'amore è croce e delizia. E trovo che i versi si possano anche declinare nell'amore con la a maiuscola.

@Adelaide J. Pellitteri Ciao e alla prossima.

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Molto bella la narrazione poetica di questo sentimento, che sembra quasi avvicinarsi alla religione, alla devozione. Ho visto molta spiritualità in questa poesia e un po' di tristezza per qualcosa che c'era e che forse non esiste più. 

Alla prossima. 

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È bello che, nonostante i pesi, l'amore ci faccia volare e ci permetta di trascinare altre persone con noi, che ci permetta di sorridere nonostante la fatica.

Non ho gli strumenti per commentare una poesia, ma mi é piaciuta molto, mi ha parlato e tanto mi basta, grazie.

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri, molto empatica questa tua poesia, molto dolce.

Il 10/4/2020 alle 11:00, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Stanotte ti ho sognato.

Mentre la nebbia ci offuscava

già il paesaggio

e il vento contrastava

i nostri passi,

hai spiccato il volo.

Probabilmente prenderò un granchio, ma con questi versi mi hai fatto pensare alla visita che ti ha fatto una persona a te molto cara che è deceduta. Ricordi, nel sogno, quegli ultimi attimi di sofferenza. I versi successivi mi fanno pensare alla pena che questa persona prova per questo distacco e lo noti, dato che conosci molto bene chi ti sta visitando, dalla sua espressione. Bello anche il modo in cui lui prova, nonostante tutto, a dissimulare la sua pena per non farti soffrire. Quello fra di voi sembra un amore veramente totale dove l'uno pensa al bene dell'altro, una specie di simbiosi che è l'essenza del vero amore.

 

Saluti,

 

Mirko

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43 minuti fa, INTES MK-69 ha scritto:

Quello fra di voi sembra un amore veramente totale dove l'uno pensa al bene dell'altro, una specie di simbiosi che è l'essenza del vero amore.

Era esattamente questo il senso che volevo dare, per il resto dell'interpretazione, conta ciò che arriva  ad ogni lettore e non solo il punto di partenza dell'autore. 

 

 

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Il tuo è un componimento inequivocabilmente ascrivibile alla poesia religiosa, o addirittura mistica. L'evento contemplativo è racchiuso nel sogno, il quale, pur assumendo la funzione di filtro, non stempera affatto l'aspetto sacro e contemplativo del testo. Anzi: forse lo rafforza. Nella Bibbia Dio si rivela nei sogni. Il sogno della tua poesia inizia con una situazione di fatica che rende quasi impossibile il cammino: la nebbia offusca la vista, il vento rallenta il passo. Questa metafora si interrompe per lasciare il posto a un'altra metafora potente e intrinsecamente mistica: il volo. La figura che si accompagna all'io lirico si libra nel cielo nonostante sulle spalle sostenga il peso di una croce, insieme simbolo e realtà dell'umiliante oppressione causata dal dolore (fisico e psichico). Dico "realtà" in quanto, prima di essere la modalità in cui venne ucciso Gesù Cristo, la morte per croce è stata uno strumento abominevole di pena capitale nella Roma antica (e non solo in essa). Ritorna dunque, nel tuo componimento, l'idea di fatica, questa volta espressa apertamente: all'inizio della poesia la fatica era sterile, perché il cammino impervio; ora la fatica ha un senso perché, paradossalmente, è la croce stessa che la illumina. La croce, "stoltezza" e "scandalo", diventa il centro della teologia di San Paolo: "Mentre i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, ma (…) potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini" (Prima lettera ai Corinzi, 1,22-5). E la bellezza, che tu qui sottolinei, è altro fondamentale elemento della mistica e della teologia. 

Posso permettermi un paio di piccole incursioni nei tuoi versi? Espungerei il "ci" al secondo verso (il senso del "noi" si chiarifica subito dopo) e tutto il verso Dio, quanto pesava!, a mio avviso ridondante perché l'idea di fatica è già ottimamente espressa.

Grazie, @Adelaide J. Pellitteri, e un saluto. 

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Che bella @Adelaide J. Pellitteri
Confesso che prima di leggere quale fosse il tuo intento avevo pensato a un lutto, preceduto da una grande sofferenza. Credo che uno degli aspetti più affascinanti della poesia sia la possibilità di reinterpretare il testo secondo il proprio sentire. Conoscerne, però, il reale messaggio permette di entrare in sintonia con lo sguardo poetico dell’autore e questa, per me, è l’esperienza più intensa che si possa provare.

 

Non aggiungo altro, quindi, a ciò che hai già scritto.

 

Il 10/4/2020 alle 11:00, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Stanotte ti ho sognato.

Mentre la nebbia ci offuscava

già il paesaggio

e il vento contrastava

Toglierei ci e già.

 

Davvero bella, complimenti!

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Ciao, @Adelaide J. Pellitteri! Bentrovata! 

Il 10/4/2020 alle 11:00, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Stanotte ti ho sognato.

Mentre la nebbia ci offuscava

già il paesaggio

e il vento contrastava

i nostri passi,

hai spiccato il volo.

Molto sentiti i versi iniziali che mi hanno fatto pensare a una donna che ha perso l'uomo, forse il marito, almeno questa è la sensazione che ho avuto perché si sente un legame forte tra i due. Nel sogno rivive il momento del trapasso, ma non avverto, come dire, il dolore, forse perché è passato del tempo dall'accaduto. Mi arriva, invece, un sentimento di pace, ma non è una pace che arriva da rassegnazione. È una pace di chi ha avuto il privilegio di vivere un grande amore ed è pronto a lasciarlo andare per sempre. Toglierei solo quel già, che rovina il ritmo. 

 

Il 10/4/2020 alle 11:00, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Sulle spalle, con le braccia spalancate,

portavi qualcosa

di assai simile a una croce.

Dio, quanto pesava!

Sul volto ti leggevo la fatica,

sebbene vedessi anche il sorriso.

Eri bello, amore,

mi portavi a toccare il cielo.

Anche la seconda strofa prosegue con la stessa, se non maggiore, esaltazione dell'amore. Anche il gesto di portare qualcosa di pesante sulle spalle, dici che è simile alla croce. Vi vedo una doppia interpretazione: da un lato potrebbe essere il peso della vita che l'uomo è costretto a lasciare, dall'altra potrebbe essere un simbolo legato al funerale e allo stesso passaggio dell'anima che abbandona il corpo. Eliminerei solo la ripetizioni di portavi. E mettere un verbo finito, cioè metterei la frase in passato semplice: e mi hai fatto toccare il cielo, esaltando così il momento sublime. Una poesia davvero toccante. Complimenti ancora! 

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