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Ton

Scrivere a mano

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Sto affrontando un piccolo dubbio esistenziale :asd: e mi piacerebbe condividerlo con voi e scoprire se qualcuno ci è passato o se utilizza questo "metodo" regolarmente.


Il discorso è semplice: scrivere a mano. Lo fate? In che misura? Perché?

Inizio io, coi miei dubbi attuali: sono più o meno a metà di un romanzo (ho scritto circa 300 pagine), e qualche giorno fa ho fatto un esercizio di scrittura: ricopiare incipit o passaggi di altri autori. L'ho fatto sia al computer che a mano. E da qui è venuto fuori un casino: ho avuto la netta impressione che quello che scrivevo a mano fosse nettamente migliore di quello che scrivo al computer. Assorbo meglio le parole mentre scrivo, i concetti, le immagini mi sembrano molto più chiare... e il mio stile è totalmente diverso da quello dei miei soliti racconti (scritti sempre al computer).

In un certo senso, quello che scrivo a mano mi sembra molto più "semplice", diretto. Sono combattuto tra "Oddio, ho trovato il mio stile!" e "È una vera cagata", ma allo stesso tempo ho la sensazione che tutto quello che scrivo a mano, proprio perché più semplice e diretto, sia più "vero". Se leggo quello che ho scritto a mano e lo comparo con quello scritto al computer, il secondo mi fa pensare "Ok, l'hai scritto per far vedere che sai scrivere".

Quindi insomma... :umh: qualcuno di voi scrive a mano? Perché sto seriamente pensando di riscrivere da zero il romanzo, a mano, e buttare le 300 pagine che ho già scritto.

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Ciao @Ton molto spesso scrivo a mano e lo trovo un espediente molto più fluido della scrittura al computer. Leggendo per lavoro l'opinione e gli scritti di James Pennebaker, ho appreso che mettere su carta ha anche una funzione terapeutica e si tratta di vivere un'esperienza più completa. 

Ora non so se buttare addirittura 300 pagine di lavoro al computer sia un gesto troppo estremo,  potresti fare una prova e scriverne una parte a mano. Se poi confrontando con il precedente lavoro ti ritieni più soddisfatto del tuo stile, allora prosegui per questa strada. :) Questa la mia umile opinione. Un saluto.  

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2 minuti fa, julia1983 ha scritto:

potresti fare una prova e scriverne una parte a mano. Se poi confrontando con il precedente lavoro ti ritieni più soddisfatto del tuo stile, allora prosegui per questa strada


È un po' quello che sto facendo in questi giorni in effetti, grazie :) 

E grazie per aver condiviso la tua esperienza, che in questo topic mi interessa più che risolvere i miei problemi personali :asd:

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3 ore fa, Ton ha scritto:

Il discorso è semplice: scrivere a mano. Lo fate? In che misura? Perché?

:lol: sì, ma...

Racconti, romanzi, appunti, qualsiasi cosa la scrivo a computer, perché sono veloce. Appena posso, anche i messaggi di telegram li scrivo a computer, perché sono veloce: scrivo con due mani, pure i pollici sul telefono sono più lenti delle due mani a tastiera, quindi preferisco il computer. In generale, la tastiera con due mani. La velocità di esposizione, in scrittura, per me conta tantissimo. Se mi perdo in lentezze mi sfuggono le parole o le frasi per come le ho pensate.

 

Però adoro scrivere a mano e lo faccio più per diletto che per necessità. Adoro le penne, ho due stilografiche, una Sheaffer (un modello maschile, ma che a me piace tantissimo) e una Parker (molto particolare, per cui serve molta pazienza nell'usarla). La prima la uso con il nero, la seconda con il blu. Sono entrambe a stantuffo, perché le cartucce le odio.

Ho lavorato anni sulla grafia e scrivo a mano standoci molto attenta. Quindi qui sono lenta, molto lenta. Di solito, a mano ricopio cose già scritte a computer per averne una bella copia in bella grafia, di solito su carta di pregio... tutta deformazione professionale, temo, ma già preesistente prima di fare quello che faccio :asd:

 

Altra cosa ancora: gli schemi per i romanzi o i racconti li scrivo a mano. A caso, con penne biro e su quaderni scrausi; pasticcio, disfo, cancello. Come viene viene. Non sono lenta, non sono veloce, ma in questo caso la manualità mi permette di pasticciare, tirare frecce, fare disegnini. Cose che mi servono per schematizzare e che a computer farei fatica a fare.

 

Questa la mia... che non so quanta utilità possa avere, ma magari ti viene qualche idea :lol:

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Io ormai scrivo a mano una volta ogni mai, e quando succede devo ricordarmi come si usa la penna.

Anche la grafia passa da quella da prima elementare a un surrogato di quanto riuscivo a produrre prima di diventare un informatico, come se ripercorressi in pochi minuti anni di apprendimento. :lol:

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Ciao @Ton

Se può interessare, io scrivo sempre a mano, e solo dopo "trasferisco" sul computer, che mi ostino a considerare una macchina da scrivere elettronica che posso ancora comandare io. Nel senso che anche al computer coloro la pagina di un color pergamena che non abbagli gli occhi e uso caratteri semplici e ben leggibili, dopo aver  trasformato la pagina in una cartella da 1800 caratteri. Ho anche scaricato alcuni font di scrittura che imitano le lettere della macchina da scrivere o altri simili... ma il primo passo è sempre, assolutamente,  scrivere a mano su quadernoni a righe da quattro soldi comprati a pacchi dai cinesi (quando erano ancora aperti i loro negozi...) di cui ho una discreta scorta e spesso ne uso diversi per le varie versioni che correggo, sempre  innumerevoli volte, numerandoli  con etichette adesive in copertina per rendermi conto su quale versione sto lavorando. Sembrerebbe più faticoso, ma per me è più agevole sfogliare le pagine, cancellare, aggiungere, ricopiare, fare schemi, elenchi, biografie...  Mi piacerebbe usare penne stilografiche e talvolta le uso, ma vanno bene le penne Bic, rigorosamente nere, con l'aggiunta del rosso talvolta, per titoli o paragrafi particolari da evidenziare. È tutta un'altra cosa vedere una pagina scritta a mano, io poi ho anche una bella calligrafia e non impazzisco a rileggere, ma non disdegno cancellare con diversi tratti orizzontali una frase o un paragrafo (per poterla eventualmente sempre rileggere, può essere utile talvolta) e riscriverla innumerevoli volte.

La pagina trasferita sul computer, copiata dalle innumerevoli stesure, è sempre suscettibile di ulteriori correzioni naturalmente, ma un conto è apportare qualche limatura o aggiunta sul computer a una scrittura già eseguita a mano, un conto è mettersi a scrivere dall'inizio sulla pagina bianca dello schermo;  mi suscita un senso di fastidio.

E poi, non dimentichiamo che tutte le grandi  e immortali opere letterarie dell'umanità furono scritte e revisionate a mano...

 

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Scrivo a mano appunti di varia natura, spunti, idee e lettere o documenti personali. Queste ultime prendono un sacco di tempo perché, se vado veloce, scrivo da cani. Ho una grafia strettissima e poco comprensibile (l'essere mancini forse non aiuta). Se devo scrivere pagine e pagine al pc rendo molto di più in termini di tempo. 

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6 ore fa, Ton ha scritto:

Il discorso è semplice: scrivere a mano. Lo fate? In che misura? Perché?

io ho sempre un quaderno al mio fianco, in borsa o in casa non esco senza, ci annoto tutto, idee, pensieri, titoli che mi rimandano a un'idea di trama, appunti, lezioni, orari degli autobs. Proprio tutto.

Di solito inizio a mano quasi tutto quello che scrivo; se si tratta di racconti posso scriverli completamente a mano, passarli su computer mi serve come revisione. Lo faccio perché l'ho sempre fatto :lol:, ultimamente anche per riposare gli occhi dallo schermo. Su carta faccio tutte le strutture possibili e immaginabili e poi non mi basta una volta, quando mi finisce la pagina, mi trasferisco su due facciate e poi passo a fogli più grandi: cresce la storia, cresce la struttura, cresce pure il foglio. Quello che scrivo su carta non è mai definitivo, è sempre e solo una traccia di quello che diventerà su un file. Altra cosa, un po' ridicola, che faccio quando scrivo a mano è usare le parole che mi vengono nelle lingue che uso per lavoro senza censurarmi, così mi ritrovo con testi scritti in tre lingue, più abbreviazioni, ovviamente O_O 

 

2 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

A caso, con penne biro e su quaderni scrausi; pasticcio, disfo, cancello. Come viene viene.

uguale, ma nell'evoluzione del pasticcio uso anche colori per evidenziare

 

6 ore fa, Ton ha scritto:

e buttare le 300 pagine che ho già scritto.

ma perché dovresti fare una cosa tanto estrema? Perché non lo riscrivi su carta? Di sicuro mentre riscrivi alcune cose cambieranno e prenderanno un'altro gusto, un'altra strada

4 ore fa, julia1983 ha scritto:

mettere su carta ha anche una funzione terapeutica e si tratta di vivere un'esperienza più completa

che interessante questo... è perché al computer c'è più distacco? È un'esperienza meno fisica?

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12 minuti fa, Kikki ha scritto:

Altra cosa, un po' ridicola, che faccio quando scrivo a mano è usare le parole che mi vengono nelle lingue che uso per lavoro senza censurarmi, così mi ritrovo con testi scritti in tre lingue, più abbreviazioni, ovviamente

 

Accomodati :D mi ritrovo pure l'elfico tra un po'

 

13 minuti fa, Kikki ha scritto:

 ma perché dovresti fare una cosa tanto estrema?

 

Per "buttare" intendo riscrivere tenendo conto solo della storia ma non dello stile/frasi usate ecc. perché appunto adesso mi suonano tutte "false" :facepalm:

 

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12 ore fa, Kikki ha scritto:

che interessante questo... è perché al computer c'è più distacco? È un'esperienza meno fisica?

 

Sì più o meno il concetto è quello, diciamo che a mano lavora a pieno ritmo la parte del cervello collegata alla creatività e ciò ha anche una funzione terapeutica, specie se si affida alla penna il racconto di esperienze personali. Un buon esercizio è lasciar fluire i pensieri e scrivere senza staccare la penna dal foglio in un flusso di coscienza e solo dopo rileggere e fare le dovute revisioni, anche trascrivendo al computer magari. :) 

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23 minuti fa, julia1983 ha scritto:

 

Sì più o meno il concetto è quello, diciamo che a mano lavora a pieno ritmo la parte del cervello collegata alla creatività e ciò ha anche una funzione terapeutica, specie se si affida alla penna il racconto di esperienze personali. Un buon esercizio è lasciar fluire i pensieri e scrivere senza staccare la penna dal foglio in un flusso di coscienza e solo dopo rileggere e fare le dovute revisioni, anche trascrivendo al computer magari. :) 


Scrivere a mano ha diversi vantaggi neuro-psicologici: migliora la comprensione spaziale, la memoria a lungo termine, oltre che la creatività come hai giustamente sottolineato, aiuta a ridurre lo stress, migliora la plasticità, e a quanto pare migliora anche la scrittura in generale.

Mi interessa molto anche il concetto di "flow". L'esercizio che hai consigliato è più o meno alla base e tra i più semplici per il raggiungimento di un certo tipo di concentrazione attiva e focus.

Un po' di link per chi vuole approfondire:
https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0956797614524581?utm_medium=google
https://www.psychologytoday.com/blog/memory-medic/201303/why-writing-hand-could-make-you-smarter
http://www.futurity.org/for-kids-pens-mightier-than-keyboard/#more-4909
https://www.wsj.com/articles/SB10001424052748704631504575531932754922518

Cos'è il flow:
https://www.psychologytoday.com/us/blog/the-athletes-way/201303/superfluidity-the-psychology-peak-performance
https://www.researchgate.net/publication/265616014_Peak_Performance_A_Literature_Review

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34 minuti fa, Ton ha scritto:
1 ora fa, julia1983 ha scritto:

 

Sì più o meno il concetto è quello, diciamo che a mano lavora a pieno ritmo la parte del cervello collegata alla creatività e ciò ha anche una funzione terapeutica, specie se si affida alla penna il racconto di esperienze personali. Un buon esercizio è lasciar fluire i pensieri e scrivere senza staccare la penna dal foglio in un flusso di coscienza e solo dopo rileggere e fare le dovute revisioni, anche trascrivendo al computer magari. :) 


Scrivere a mano ha diversi vantaggi neuro-psicologici: migliora la comprensione spaziale, la memoria a lungo termine, oltre che la creatività come hai giustamente sottolineato, aiuta a ridurre lo stress, migliora la plasticità, e a quanto pare migliora anche la scrittura in generale.

l'avevo sempre pensato riferito ai bambini e alle eterne discussioni che si fanno al giorno d'oggi sull'uso che i minori fanno di cellulari e computer. Non l'avevo mai collegata così direttamente all'adulto. Però, se ci penso bene, c'è stato un periodo in cui scrivevo meno su carta e più al computer; quando riprendevo in mano la penna erano dolori, proprio fisici, di mano. Il tema della creatività però è evidente per me, proprio per il fatto che creo lo scheletro o la prima bozza su carta: a mano tiro fuori la creatività che probabilmente nel mio cervello o nella mia abitudine, è collegata anche alla manualità del creare qualcosa; il riordinare il testo avviene con più distacco sullo schermo.

Scrivere a mano mi sembra che dia anche più libertà, ma forse questo dipende dal fatto che non conosco nemmeno la metà delle potenzialità del mio computer. Per quanto riguarda la questione bambini tutto mi è chiaro: oltre alla creatività, acquisiscono la manualità e anche a vedere una conseguenza diretta di un loro moviemento, come risultato imparano a controllare il movimento e a concentrarsi sulle loro azioni. Inoltre, trovo che ci sia un'evoluzione nel bambino perché la scrittura cambia dal momento in cui comincia a scarabocchiare le prime lettere a quando è in grado di scrivere in corsivo, per esempio. O almeno una volta era così.

Molto bello, grazie @Ton era un secolo che non riflettevo su questo argomento.

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Io scrivo sempre a mano, tranne per i contest del WD (perché bisogna fare in fretta e c'è la comodità che il pc o il tablet conta i caratteri). A mano mi trovo più a mio agio e faccio una prima stesura che poi passo al pc. Mi piace vedere i miei scarabocchi (ho una grafia orribile che capisco solo io) trasformarsi in una pagina pulita e ordinata, sembra quasi che il pensiero prenda una forma in questo passaggio e ne approfitto per correggere e cambiare qualcosa, anche se di solito non modifico molto. Una volta scritto il grosso abbandono il quaderno e lavoro solo su pc. Credo anch'io che la scrittura a mano liberi più facilmente il pensiero e la creatività e per chi ha poco tempo è molto più comoda e veloce. La tecnologia ha bisogno di più tempo e più spazio. Il quaderno invece, si apre in un attimo e si può scrivere.

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Io scrivo sempre a mano. Sono d'accordo anch'io che possa favorire la creatività o almeno l'entrare in uno stato mentale più rilassato, senza l'ansia dello schermo e del cursore che lampeggia. Mettersi al pc dà già l'idea di fare una cosa seria, un lavoro, quindi è possibile che scrivendo invece a mano ci si senta più liberi.

Nel mio caso è una necessità, perché a digitare sono lenta, invece a mano sono velocissima, tanto che perdo la sensazione della penna, un po' come se il cervello fosse collegato direttamente al foglio:D Spesso devo decifrare quel che ho scritto dal contesto, ma vabbè... In realtà non capire ciò che ho scritto due righe prima mi aiuta a evitare la tentazione di rileggere e a mantenere il "flow" come dici tu.  Al pc poi ricopio tutto e a volte aggiungo qualche paragrafo o finisco un capitolo già iniziato, ma non inizio mai qualcosa. Il vantaggio è che così faccio già un primo editing, tengo le idee e miglioro solo la forma.

Un'altra cosa è che mentre cerco la parola o la frase giusta mordicchio la biro, scarabocchio ai margini del foglio o ci faccio le orecchie, cosa che mi aiuta a concentrarmi e che al pc non posso fare (ho provato a mordicchiare il mouse, ma non è la stessa cosa:P). Poi quando finisco di scrivere e mi ritrovo le dita macchiate d'inchiostro ho un senso di soddisfazione, è come un segno concreto che quel giorno ho combinato qualcosa di buono.

Nel tuo caso però non saprei, se hai iniziato scrivendo al pc, si vede che ti ci senti a tuo agio (a me non era neanche passato per la mente). Secondo me però non si cambia stile cambiando mezzo di scrittura, forse il tuo stile è cambiato per altri motivi (gli stessi che ti hanno spinto a tentare di scrivere a mano), perché avevi comunque bisogno di un cambiamento. Se hai pensato di riscrivere il romanzo è perché probabilmente qualcosa non ti convince, o nel frattempo sei maturato come scrittore.

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Io scrivo molto a mano, sia diari, pensieri e veri e propri racconti. Mi aiuta a sentirmi intimamente più legata a ciò che scrivo. E' uno spazio tra me e la pagina bianca che pian piano si riempe. Da molta più soddisfazione, anche se ciò che ho scritto è una cagata pazzesca.

Mi fa stare meglio ed è liberatorio.

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Scrivo a mano magari idee, pianifico a grandi linee, annoto pensieri brevi, ma avendo una calligrafia brutta preferisco lavorare su cose creative su pc. 

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probabilmente le mie esperienze sono molto diverse da quelle della maggior parte degli autori del forum, dato che non scrivo, almeno per il momento, di narrativa, ma di saggistica filosofica. Magari il mio può essere un punto di vista alternativo, anche se forse in parte fuori contesto. Scrivo a mano quando devo appuntarmi dei passi da libri di biblioteca che devo urgentemente restituire e che potrei inserire nei testi come citazioni, oppure semplicemente ci vorrei riflettere con calma sopra. Per il resto, non ho l'abitudine di prendere appunti a mano prima della stesura su pc, semplicemente, rifletto nella mia mente sulla struttura con cui impostare un lavoro, la terminologia da usare, e quando penso di aver le cose abbastanza chiare in mente vado direttamente a scrivere su pc, dove anche inserisco di volta in volta le eventuali correzioni o modifiche. Non concepisco la scrittura "di getto", improvvisata, da esprimere sul primo foglio che mi capita a tiro, per me la scrittura è la fase conclusiva di un processo tutto mentale, quando scrivo devo pensare che quello che scrivo sia già adeguato a livello di stesura finale. Inserire tra il rimuginio mentale e la scrittura definitiva una fase intermedia di scrittura a mano lo vedrei sinceramente come un passaggio superfluo, un inutile complicazione del mio approccio "minimalista", ma questa è solo una preferenza del tutto soggettiva, sicuramente per tantissime altre persone le cose sono diverse e questo passaggio risulta utilissimo o quasi essenziale, nel mio caso, diciamo che non ne ho mai avvertito il bisogno e mi trovo abbastanza bene così per ora. In questo forse sono aiutato dal fatto che la filosofia, essendo una disciplina basata sulla logica e molto poco sul nozionismo mnemonico, fa sì che le idee possano essere abbastanza agevolmente recuperate in ogni momento seguendo collegamenti concettuali, una volta avendo chiaro il quadro d'insieme, senza  troppa necessità di doverle memorizzarle appuntandole una per una. Comunque, ripeto, è solo il mio approccio, forse sbagliato. Ma in generale, pur ritenendo valide le considerazioni sui vantaggi della scrittura a mano, sono sempre molto restio a pensare che esistano dei metodi oggettivamente migliori di altri senza tener conto che l'efficacia di ogni approccio va sempre relativizzata sulla base della personalità dell'individuo che lo applica

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8 ore fa, greenintro ha scritto:

probabilmente le mie esperienze sono molto diverse da quelle della maggior parte degli autori del forum, dato che non scrivo, almeno per il momento, di narrativa, ma di saggistica filosofica

È interessante il tuo punto di vista :)In effetti si potrebbe distinguere chi scrive di narrativa/poesia e chi di saggistica. Penso che scrivere a mano sia molto più frequente per chi inventa storie, perché probabilmente stimola la creatività e la libertà di pensiero. Chi invece scrive saggistica ha bisogno di organizzare i pensieri ed esprimerli in modo chiaro e conciso, e forse viene più facile con lo schermo ordinato del pc.

La forma di scrittura più creativa in assoluto (perché si basa poco sulla logica o la coerenza), la poesia, spesso viene in breve ispirazioni, magari annotate su fogli sparsi. Non riesco a immaginare qualcuno mettersi davanti a un nuovo documento sul PC pensando "ho 45 minuti per scrivere una bella poesia d'amore". Poi magari è un'idea mia e qualcuno lo fa :P

Mi hai fatto venire in mente che in effetti, pur scrivendo sempre a mano, ho scritto un diario di viaggio e alcuni articoli direttamente al pc, dopo aver fatto una breve scaletta dei punti essenziali. In questo caso non dovevo inventare niente, erano tutti conoscenze e ricordi miei, si trattava solo di metterli giù in modo più chiaro possibile.

 

 

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Penso che se Dante, Petrarca, Boccaccio, Manzoni... avessero avuto un computer al posto della penna d'oca, avrebbero scritto schifezze...

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14 ore fa, Silverwillow ha scritto:

È interessante il tuo punto di vista :)In effetti si potrebbe distinguere chi scrive di narrativa/poesia e chi di saggistica. Penso che scrivere a mano sia molto più frequente per chi inventa storie, perché probabilmente stimola la creatività e la libertà di pensiero. Chi invece scrive saggistica ha bisogno di organizzare i pensieri ed esprimerli in modo chiaro e conciso, e forse viene più facile con lo schermo ordinato del pc.

La forma di scrittura più creativa in assoluto (perché si basa poco sulla logica o la coerenza), la poesia, spesso viene in breve ispirazioni, magari annotate su fogli sparsi. Non riesco a immaginare qualcuno mettersi davanti a un nuovo documento sul PC pensando "ho 45 minuti per scrivere una bella poesia d'amore". Poi magari è un'idea mia e qualcuno lo fa :P

Mi hai fatto venire in mente che in effetti, pur scrivendo sempre a mano, ho scritto un diario di viaggio e alcuni articoli direttamente al pc, dopo aver fatto una breve scaletta dei punti essenziali. In questo caso non dovevo inventare niente, erano tutti conoscenze e ricordi miei, si trattava solo di metterli giù in modo più chiaro possibile.

 

 

sì, concordo con l'idea della diversità dei contesti che corrisponde in parte anche a una diversità sulle preferenze della forma di scrittura da utilizzare. Poi nel mio caso considera la mia pessima calligrafia e il mio grande disordine che mi spinge a cercare di evitare di incrementarlo ulteriormente riempendo la stanza di cumuli di fogliacci scritti...

 

4 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Penso che se Dante, Petrarca, Boccaccio, Manzoni... avessero avuto un computer al posto della penna d'oca, avrebbero scritto schifezze...

mi pare sinceramente un giudizio eccessivo...il talento sta nell'interiorità dell'autore, non nello strumento comunicativo utilizzato. Lo strumento comunicativo è un mezzo di trasporto delle idee che certo non ne determina  contenuto. Se poi si ritiene che il pc instupidisca tanto da trasformare geni in incapaci, allora dovremmo anche squalificare ogni pensiero scritto in un forum come questo su pc, compresi i giudizi che affermano la superiorità dello scrivere a mano... insomma si finirebbe per autocontraddirsi

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11 minuti fa, greenintro ha scritto:
4 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Penso che se Dante, Petrarca, Boccaccio, Manzoni... avessero avuto un computer al posto della penna d'oca, avrebbero scritto schifezze...

mi pare sinceramente un giudizio eccessivo...il talento sta nell'interiorità dell'autore, non nello strumento comunicativo utilizzato. Lo strumento comunicativo è un mezzo di trasporto delle idee che certo non ne determina  contenuto. Se poi si ritiene che il pc instupidisca tanto da trasformare geni in incapaci, allora dovremmo anche squalificare ogni pensiero scritto in un forum come questo su pc, compresi i giudizi che affermano la superiorità dello scrivere a mano... insomma si finirebbe per autocontraddirsi

Mmm... può darsi, ma non sono pienamente convinto. Non dico che il pc instupidisca, ma togliere la concentrazione sì, almeno per quanto mi riguarda.

Poi anche a me piace scrivere alla tastiera, sono molto veloce e uso tutte e dieci le dita, un tempo scrivevo anche con la macchina da scrivere meccanica in ufficio e a casa; ne ho due conservate, tra cui la mitica Olivetti 33, con la quale mi trovavo molto bene, meglio del pc.

Ma ancora oggi amo scrivere e pasticciare a mano e poi copiare sul pc, anche apportando numerose correzioni. Certo non sempre in modo assoluto, non bisogna mai essere manichei nelle proprie idee. Talvolta scrivo direttamente al pc, ma devo colorare la pagina di scuro, quel bianco asettico mi acceca e mi deconcentra...

E poi, nessuno si chiede (quasi nessuno lo sa o gliene importerà...) come mai ancora ai giorni nostri la Torà ebraica, i rotoli della legge custoditi nelle Sinagoghe devono essere categoricamente scritti a mano, perdipiù da persone speciali, in stato di purezza? Potrebbero risparmiare tempo e danaro scrivendo i rotoli a stampa, ma non lo faranno mai. Un motivo ci sarà.

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2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Mmm... può darsi, ma non sono pienamente convinto. Non dico che il pc instupidisca, ma togliere la concentrazione sì, almeno per quanto mi riguarda.

Poi anche a me piace scrivere alla tastiera, sono molto veloce e uso tutte e dieci le dita, un tempo scrivevo anche con la macchina da scrivere meccanica in ufficio e a casa; ne ho due conservate, tra cui la mitica Olivetti 33, con la quale mi trovavo molto bene, meglio del pc.

Ma ancora oggi amo scrivere e pasticciare a mano e poi copiare sul pc, anche apportando numerose correzioni. Certo non sempre in modo assoluto, non bisogna mai essere manichei nelle proprie idee. Talvolta scrivo direttamente al pc, ma devo colorare la pagina di scuro, quel bianco asettico mi acceca e mi deconcentra...

E poi, nessuno si chiede (quasi nessuno lo sa o gliene importerà...) come mai ancora ai giorni nostri la Torà ebraica, i rotoli della legge custoditi nelle Sinagoghe devono essere categoricamente scritti a mano, perdipiù da persone speciali, in stato di purezza? Potrebbero risparmiare tempo e danaro scrivendo i rotoli a stampa, ma non lo faranno mai. Un motivo ci sarà.

personalmente la mia concentrazione dipende quasi esclusivamente da fattori interni, stato d'animo, motivazioni, pensieri legati a situazioni personali… lo spazio fisico in cui mi esprimo incide poco o niente, ma può essere benissimo solo una caratteristica mia soggettiva, mentre per altri l'ambiente fisico sarebbe molto più rilevante. A me scrivere direttamente da pc senza pregressa scrittura su carta noi ha mai infastidito, mentre troverei molto più stressante il dover tradurre immediatamente come appunti cartacei ogni idea o pensiero mi venga in mente. Diverrebbe uno sforzo, una disciplina innaturale, dover subito correre ad appuntarmi pensieri, magari imponendomi di interrompere le attività quotidiane, mangiare, stare con gli altri, alzarmi dal letto per mettermi a scrivere su carta quello che ho appena pensato, di getto. Sarebbe, mi scuso per la volgarità, una gran rottura di scatole. Ma, ripeto, vale per me, per tanti altri è la cosa più spontanea del mondo, immagino, non esiste un approccio giusto o sbagliato in assoluto. Scrivere mi piace, solo che preferisco, diciamo, "prendermela comoda", lasciando che la mente faccia il suo lavoro, anche inconscio, di rifinitura, e solo quando mi sembra che quello che voglio esprimere abbia assunto una forma decente per essere già comunicata, inizio a scrivere, andando direttamente su pc, e saltando il passaggio PER ME superfluo della "brutta", su carta. Per quanto riguarda la Torà ebraica, non saprei che dire, mi limito a pensare che non troverei improbabile che la scrittura a mano non sia motivata da ragioni di qualità del contenuto, ma più che altro solo da un omaggio alla tradizione di stampo rituale-estetico, non troppo diverso dallo spirito della gente che gira in costume medioevale durante la festa patronale cittadina, vestita in quel modo per rispetto della storia da celebrare, ma che non si sognerebbe mai di mettersi quei vestiti scomodi durante i periodi feriali

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@greenintro  Sì certo, ognuno ha i suoi modi e i suoi ritmi per la scrittura. Io figurati che ho sul comodino dei post-it  nel caso mi venga in mente qualcosa di notte o sentendo la radio,  e scrivo due  parole a matita, giusto per non scordare e poi magari approfondisco quando ho tempo.

 

In quanto alla Torà  custodita nei rotoli delle  sinagoghe, viene scritta a mano non tanto per una vecchia tradizione ma per il carattere sacro dei testi, che non devono mai essere toccati con le mani  da chi legge, ma letti con l'ausilio di un bastoncino che funge da dito. Se una lettera della Torà sbiadisce la si può riscrivere, sempre dalle persone preposte. Se ci fosse anche un solo errore di scrittura in tutta la Torà, non potrebbe più essere utilizzata. È uno spirito diverso, che ammiro.

 

 

 

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1 ora fa, Alberto Tosciri ha scritto:

In quanto alla Torà  custodita nei rotoli delle  sinagoghe, viene scritta a mano non tanto per una vecchia tradizione ma per il carattere sacro dei testi, che non devono mai essere toccati con le mani  da chi legge, ma letti con l'ausilio di un bastoncino che funge da dito. Se una lettera della Torà sbiadisce la si può riscrivere, sempre dalle persone preposte. Se ci fosse anche un solo errore di scrittura in tutta la Torà, non potrebbe più essere utilizzata. È uno spirito diverso, che ammiro.

Secondo me invece è un sintomo di visione ristretta: si confonde il supporto con il contenuto, trasferendo sul primo lo spirito sacro che dovrebbe essere del secondo. Ogni libro sacro è scritto da un uomo, per sua natura imperfetto, quindi mi lascia scettica chi dà così tanta importanza al mezzo.

Nel medioevo c'era chi sosteneva che la bibbia non andava tradotta in lingue "profane", come se ci fosse una qualche sacralità intrinseca nel greco o nel latino, ma la banale verità era che non se ne voleva la diffusione tra il popolo, perché chi deteneva le chiavi della conoscenza deteneva il potere.

 

9 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Penso che se Dante, Petrarca, Boccaccio, Manzoni... avessero avuto un computer al posto della penna d'oca, avrebbero scritto schifezze...

Non sono convinta. Credo che essendo dei geni, se vivessero oggi si adatterebbero ai mezzi moderni. Però probabilmente scriverebbero anche cose diverse (non necessariamente peggiori). 

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1 ora fa, Silverwillow ha scritto:

Secondo me invece è un sintomo di visione ristretta: si confonde il supporto con il contenuto, trasferendo sul primo lo spirito sacro che dovrebbe essere del secondo. Ogni libro sacro è scritto da un uomo, per sua natura imperfetto, quindi mi lascia scettica chi dà così tanta importanza al mezzo.

Nel medioevo c'era chi sosteneva che la bibbia non andava tradotta in lingue "profane", come se ci fosse una qualche sacralità intrinseca nel greco o nel latino, ma la banale verità era che non se ne voleva la diffusione tra il popolo, perché chi deteneva le chiavi della conoscenza deteneva il potere.

Certo che l'uomo è imperfetto, è la creatura più imperfetta che esista. Ma nel suo comprensibile desiderio non tanto di perfezione ma di avvicinarsi alla perfezione, ha ritenuto che alcuni pensieri, come i comandamenti per ebrei e cristiani, nella loro eclatante, scandalosa assurdità non potevano essere opera umana; nessun uomo poteva arrivare a pensare simili impossibilità come il non desiderare la donna d'altri,  (per le donne sarebbe non desiderare l'uomo d'altre... me erano epoche primitive, oggi siamo molto più avanti, anche in fatto di scelte di genere sessuale), non fornicare, non dire falsa testimonianza, non rubare, non uccidere... eccetera.

Libri certamente scritti da uomini, con i loro pregi e difetti, figli della loro epoca, del loro linguaggio, del loro amore o della loro violenza ma tutti con un punto in comune che non può passare inosservato: credevano nello stesso Dio.

Poi si diceva che le sacre scritture fossero ispirate da Dio... Questo per chi ha fede è vero, per chi non ha fede un'insulsaggine primitiva. Entrambe le posizioni sono degne di rispetto e di studio nell'impossibilità di portare prove in un verso o in altro, per quanto le prove di tracce divine si possano pur trovare nei Vangeli, con gli innumerevoli riferimenti alle scritture ebraiche del passato e a Isaia in particolare, citato da Gesù. Che poi mi dirai che anche i Vangeli sono scritti da uomini, va bene. Ma ci sarà pure un punto, andando indietro, dove l'uomo non ha prodotto per sua volontà ma è stato prodotto a sua volta da qualcuno sopra di lui..

 

Dici giusto sul fatto che nel Medioevo chi conosceva la Bibbia, la lingua latina e il greco, deteneva il potere. Fu una rivincita epocale per la chiesa di allora l'uso del latino, la lingua dei Romani che inizialmente li avevano martirizzati in tutti i modi, fino a Costantino. Pensa: adottare e fare propria la lingua del nemico, renderla sacra addirittura...

Poi non era colpa della chiesa se nel Medioevo il popolo era analfabeta, contadino, servo della gleba. Anche nell'impero romano il popolo era analfabeta, e anche dopo il Medioevo, fino all'unità d'Italia. A me pare analfabeta anche oggi a dire la verità, ma è una mia opinione.

Non si voleva che  le scritture fossero tradotte nelle varie lingue locali, era considerata un'eresia, ma non tanto per paura di perdere un potere temporale che si riteneva voluto da Dio e quindi, nell'ingenuità dell'epoca, inattaccabile. I motivi erano altri e saltarono fuori con la riforma protestante. La paura di libere interpretazioni che sarebbero sfociate in discussioni e in eresie con pericoli di scismi, di guerre. Come avvenne con Martin Luther. La teologia millenaria fu stravolta. I luterani, i  calvinisti e le loro innumerevoli diramazioni interpretarono a seconda i gusti delle loro indoli nordiche, asserendo che non serviva la fede, non si poteva avere la fede per salvarsi, ma Dio mostrava la sua benevolenza  permettendo a taluni, mica a tutti,  di arricchirsi, un segno del suo favore verso di loro, un biglietto per il paradiso. Questo produsse il capitalismo senz'anima e senza cuore, per come lo conosciamo noi e  nel quale siamo immersi. Capitalismo che ha prodotto una società di puri materialisti che non crederebbero in Dio nemmeno se si palesasse davanti ai loro occhi, cosa che per fortuna, dico io, non farà mai.

 

2 ore fa, Silverwillow ha scritto:
11 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Penso che se Dante, Petrarca, Boccaccio, Manzoni... avessero avuto un computer al posto della penna d'oca, avrebbero scritto schifezze...

Non sono convinta. Credo che essendo dei geni, se vivessero oggi si adatterebbero ai mezzi moderni. Però probabilmente scriverebbero anche cose diverse (non necessariamente peggiori). 

Probabile, chi può dirlo? Ma con il computer non puoi rendere la profondità dell'Inferno e l'altezza del Paradiso scorrendo le pagine in alto e in basso.  Alla fine viene la nausea.  E poi ci sarebbero sempre da scrivere cose nuove, senza usare il copia-incolla... e poi credo che Word manderebbe qualche segnale per dire che anche e nonostante i computer alcuni pazzi si ostinano ancora a scrivere di Dio...

 

 

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24 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Non si voleva che  le scritture fossero tradotte nelle varie lingue locali, era considerata un'eresia, ma non tanto per paura di perdere un potere temporale che si riteneva voluto da Dio e quindi, nell'ingenuità dell'epoca, inattaccabile. I motivi erano altri e saltarono fuori con la riforma protestante. La paura di libere interpretazioni che sarebbero sfociate in discussioni e in eresie con pericoli di scismi, di guerre.

Il punto secondo me non cambia: la libera interpretazione significa che non c'è più un monopolio delle idee. Se ognuno può leggere (quelli che sapevano farlo) e dare un'interpretazione diversa allora quella "approvata" non è più così infallibile. Non a caso secondo me Lutero inizia la sua riforma dopo l'invenzione della stampa, prima sarebbe stato quasi impensabile. La stampa secondo me è una delle invenzioni che hanno cambiato il corso della storia (forse più di internet ai giorni nostri).

 

50 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Come avvenne con Martin Luther. La teologia millenaria fu stravolta. I luterani, i  calvinisti e le loro innumerevoli diramazioni interpretarono a seconda i gusti delle loro indoli nordiche, asserendo che non serviva la fede, non si poteva avere la fede per salvarsi, ma Dio mostrava la sua benevolenza  permettendo a taluni, mica a tutti,  di arricchirsi, un segno del suo favore verso di loro, un biglietto per il paradiso

Direi più il contrario: la sua protesta è partita dal fatto che la chiesa vendeva le indulgenze, quindi chi aveva soldi poteva comprarsi l'ingresso in paradiso, un'idea aberrante. Non ha mai detto che non serviva la fede, ma che non serviva la mediazione del clero, che tutti gli uomini avevano pari diritto di accedere a Dio. Un'idea pericolosa e rivoluzionaria, che noi oggi diamo per scontata, forse anche grazie a lui.

 

52 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Ma con il computer non puoi rendere la profondità dell'Inferno e l'altezza del Paradiso scorrendo le pagine in alto e in basso. 

È lo stesso discorso: le idee secondo me sono nella testa, non nel mezzo su cui si scrive. Alcuni hanno scritto capolavori sulla carta igienica, perché non c'era altro disponibile

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Il computer offre aiuti impossibili senza, soprattutto per una dislessica come me.

Quindi di certo non è un malus... anzi!

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Uso carta e penna/matita per prendere appunti ho ricopiare qualche passaggio di un libro che particolarmente mi ha colpito, se non ho sotto mano il telefono.

Scrivere a mano, lo uso sopratutto, per segnare passaggi, ho caratteri dei personaggi.

Se sono in giro, uso il cellulare, mi mando una mail da sola, lo trovo più veloce e pratico.

 

 

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10 ore fa, Silverwillow ha scritto:
11 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Come avvenne con Martin Luther. La teologia millenaria fu stravolta. I luterani, i  calvinisti e le loro innumerevoli diramazioni interpretarono a seconda i gusti delle loro indoli nordiche, asserendo che non serviva la fede, non si poteva avere la fede per salvarsi, ma Dio mostrava la sua benevolenza  permettendo a taluni, mica a tutti,  di arricchirsi, un segno del suo favore verso di loro, un biglietto per il paradiso

Direi più il contrario: la sua protesta è partita dal fatto che la chiesa vendeva le indulgenze, quindi chi aveva soldi poteva comprarsi l'ingresso in paradiso, un'idea aberrante. Non ha mai detto che non serviva la fede, ma che non serviva la mediazione del clero, che tutti gli uomini avevano pari diritto di accedere a Dio. Un'idea pericolosa e rivoluzionaria, che noi oggi diamo per scontata, forse anche grazie a lui.

 

Sì è vero, idea aberrante della chiesa cattolica la vendita delle indulgenze.

Ma per i protestanti  anche se un uomo vivesse tutta la vita con la fede in Dio, senza mediazione del clero naturalmente, non significherebbe nulla e non gli servirebbe a nulla in quanto è Dio che sceglie i suoi eletti. Per loro non è possibile ingraziarsi Dio avendo fede, e non è possibile sapere chi Dio sceglierà, sempre secondo loro (poi ci sono varie sfumature a seconda delle innumerevoli  chiese che sono sorte). Ma, e questo non lo concepisco, loro pensano che si possa  appena intuire la benevolenza di Dio dal fatto che consenta a certi uomini di  fare affari, arricchirsi, vivere bene su questa terra. Questi fortunati sono convinti che Dio per questo motivo,  avendo dato questo segnale, sul quale ammetto che nemmeno loro sono disposti a giurare (forse rendendosi conto dell'assurdità) avrà un occhio di riguardo verso di loro, quando sarà giunto il momento di andare all'altro mondo. Da qui l'idea che fare soldi calpestando anche i loro simili sia cosa buona e giusta e basta vedere la storia di questi paesi nei secoli  seguenti, il disprezzo con il quale hanno agito verso i loro simili. Più avevano soldi più erano convinti di avere (forse) un occhio di riguardo da parte di Dio, la filosofia del capitalismo, anche dopo aver mandato a quel paese Dio.

Idea aberrante anche questa, secondo me.  La vendita delle indulgenze si limitò al periodo necessario a raccogliere soldi per rinnovare le sontuose e costose basiliche, fra cui quella di S.Pietro, non durò secoli e, lo ripeto, fu una pessima idea  da condannare, che poi finì. L'idea protestante che si sia favoriti da Dio se si fanno soldi continua ancora oggi. L'ho espressa  rozzamente,  non sono uno specialista di religioni,  capisco le perplessità che suscito,  smentitemi con  punti salienti di testi dottrinali  protestanti che dicano il contrario,  ma non credo perché altrimenti sarebbero cattolici, le cui sacre scritture hanno sempre detto che il paradiso è dei poveri e che è più facile per un cammello passare dalla cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno dei cieli.

 

 

10 ore fa, Silverwillow ha scritto:
11 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Ma con il computer non puoi rendere la profondità dell'Inferno e l'altezza del Paradiso scorrendo le pagine in alto e in basso. 

È lo stesso discorso: le idee secondo me sono nella testa, non nel mezzo su cui si scrive. Alcuni hanno scritto capolavori sulla carta igienica, perché non c'era altro disponibile

Scusa, non ho mai detto che le idee siano dentro il mezzo con cui si scrive.

Ho solo detto che alcuni, e mettici anche solo me al mondo, si trovano più a loro agio nell'esprimere le idee che hanno in testa  anche con l'uso della volgare penna Bic nera e quadernoni a righe, oltre che con il computer e Word. (Non disprezzo il computer. Acquistai  il programma Word Office 2007  originale, pagandolo all'epoca 100 euro e l'uso tutt'oggi debitamente aggiornato, senza pagare nessuna mensilità che all'epoca non era prevista). Non sono uno che odia in toto il progresso, talvolta mi infastidiscono un pochino le mistificazioni di pensieri che seppure accennati non sono, non vogliono essere manichei.

 

 

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2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

L'idea protestante che si sia favoriti da Dio se si fanno soldi continua ancora oggi. L'ho espressa  rozzamente,  non sono uno specialista di religioni,  capisco le perplessità che suscito, 

 

Guarda, fondamentalmente non hai torto, anche se la questione andrebbe analizzata più a fondo. Possiamo dire che fu Calvino, molto più che Lutero, ad abbracciare alcuni elementi della teoria della predestinazione sviluppata da S. Agostino e a farne un elemento portante della sua teologia applicata all'attività umana, tanto che il calvinismo, secondo molti studiosi, ha grandemente favorito l'affermarsi del capitalismo (o dello spirito capitalistico) in Occidente. Con Calvino, viene completamente ribaltata la massima evangelica che "gli ultimi saranno i primi" e che i ricchi faticheranno ad andare in paradiso. I primi sono primi non solo per meriti personali, ma soprattutto perché Dio lo vuole, quindi gli ultimi hanno poco da lamentarsi. Al massimo, i primi hanno il dovere morale di non dimenticarsi completamente degli ultimi, elargendo loro qualche briciola dei loro patrimoni a scopo benefico. Da cui discende la sbandieratissima pratica delle donazioni filantropiche a ospedali, musei e università, tipicamente americana, che ha l'ovvio beneficio di farsi belli in società (tra i propri pari) a poco prezzo, illudendosi anche di potersi così lavare la coscienza.

 

Fortunatamente, la durissima concezione calvinista non ha attechito nelle istituzioni statali dei Paesi protestanti del Nordeuropa, dove predomina il più benigno luteranesimo (basti vedere il tipo di contratto sociale che rende nazioni come la Germania e i Paesi scandinavi tra i più virtuosi al mondo nel trattamento di chi è tutt'altro che ricco), mentre è diventata una forza distruttiva negli Stati Uniti. Ho letto di recente un interessantissimo e approfondito articolo di analisi politica che spiegava come Trump non sia arrivato alla Casa Bianca sull'onda del favore guadagnato presso i (numerosi) razzisti, né grazie ai soli sforzi dei tanti ricconi che speravano in una riduzione del carico fiscale a loro vantaggio (puntualmente avvenuta), bensì come momento culminante di una guerra per il potere condotta proprio dai movimenti calvinisti più estremi, che lì si esprimono nelle innumerevoli congregazioni evangeliche dall'enorme influenza. Influenza prima di tutto finanziaria, che automaticamente diventa politica, a maggior ragione in un Paese dove farsi eleggere a una qualsiasi carica pubblica ha un costo considerevole (sicuramente oltre un miliardo di dollari per la presidenza, e da lì a scendere per senatori, membri del Congresso e tutti gli altri). È un movimento pericolosissimo, profondamente anti-scientifico (sono quelli che non accettano che non ci si possa riunire in massa nelle loro "chiese", Covid-19 o meno), favorevole al liberismo selvaggio anche laddove questo crea milioni di nuovi schiavi, forse perché così si vede meglio chi Dio intenda favorire, e attaccato a una interpretazione letterale della Bibbia (negli USA è enormemente più forte che da noi la concezione creazionista e anti-darwiniana, tanto che in taluni Stati la battaglia legale sull'insegnamento del creazionismo come teoria concorrente dell'evoluzionismo nelle scuole è ancora in corso). Questi tizi sono ovviamente anti-abortisti e contemporaneamente favorevoli alla pena di morte, forse ignari della contraddizione. È per loro che Donald Trump, durante la sua campagna elettorale, ha più volte sventolato la Bibbia "che mi ha regalato mia madre", palesemente intonsa e mai aperta, fingendosi un devoto cristiano, saldamente evangelico. Ha funzionato.

 

Tornando in topic: per scrivere uso quasi sempre il PC, però mi sono accorto che a volte, se l'ispirazione latita e non riesco ad avanzare nella scrittura, prendere una risma di carta e mettermi a scrivere a mano mi aiuta a riprendere il ritmo. Le idee sembrano fluire più facilmente. Magari succede anche a qualcuno di voi...

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