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Marissa1204

Il Cavaliere - Capit 1 - 2 parte

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Il Cavaliere - Capit 1 - Seconda parte

 

«Dobbiamo chiamare la Madre Superiora. Lei sa sempre cosa fare» suggerì suor Mary, per evitare che le suore litigassero.
«Suor Lorraine, chiama la Madre Superiora. E tu, Victoria, chiama il dottor Adenbrough» ordinò la suora più vicina al bambino.
Suor Lorraine annuì e sparì oltre la porta, mentre suor Victoria si precipitava al telefono.
«Chi mai abbandonerebbe un bambino così bello?» sospirò Suor Margaret.
«Come lo chiamiamo?» esclamò John, il maggiore degli orfanelli, che, spinto dalla fame, si era precipitato in cucina.
«Nessun nome! - esclamò la Madre Superiora sopraggiungendo – Questo bambino non può rimanere qui: il budget della parrocchia copre a stento le spese. Un'altra bocca da sfamare ci farebbe andare in rosso»
«Ma Madre Superiora, non possiamo abbandonarlo anche noi» si intromise suor Elizabeth che si era già affezionata.
«Lo si porta alla polizia e vediamo cosa ci suggeriscono. Adesso aspettiamo il dottor Adenbrough e vediamo cosa ci dice!» sentenziò la Madre Superiora e si accomodò sulla sua poltrona preferita accanto al caminetto.
Le suore si guardavano l'un l'altra, timorose dai suggerimenti che le forze dell'ordine avrebbero potuto fornire, ma poi furono distratte da una strana puzza proveniente dal bambino.
Le donne si voltarono con il volto inorridito e si guardarono, bisticciando un po' per chi avrebbe dovuto cambiarlo, soprattutto perché nessuno di loro l'aveva mai fatto. In convento, i bambini giungevano già abbastanza grandi, tipo dai cinque anni in su.
Suor Elizabeth si fece avanti, per velocizzare quella faccenda spinosa.
Tenendo i lembi della coperta con cui era stato avvolto il bambino, notarono che la madre non si era premurata di comprargli degli indumenti o dei pannolini.
«Oddio!» esclamò la suora tappandosi il naso.
Buttarono nel fuoco le coperte e fecero una bella scoperta.
«È una femmina!» esclamò suor Elizabeth, stordita un po' dalla puzza. Ad un certo punto, qualcuno suonò al campanello del convento: sicuramente il dottor Adenbrough.
«Suor Lorraine, va' ad aprire al dottore!» ordinò la madre Superiora dalla sua poltrona.
La suora, che aveva giusto un paio di anni in più di suor Elizabeth, si inchinò alla donna e corse lungo il corridoio. Intanto, avevano lavato la bambina e le avevano messo uno strofinaccio.
Il piccolo John era seduto su una sedia di paglia a distanza dalla bambina, soprattutto a causa di quell'operazione disgustosa a suo parere.
Il dottor Adenbrough, un uomo alto dai capelli grigi e radi e occhiali appoggiati sul naso adunco, si fece avanti con la sua valigetta. Le suore lo salutarono cortesi e gli fecero spazio per vedere la bambina.
«Dov'è che ha detto di averla trovata suor Elizabeth?» chiese il dottore, toccando delicatamente la pelle della bambina.
«Sul lungofiume: faceva molto freddo: quindi è possibile che abbia la febbre!» rispose la suora.
Il dottore tirò fuori un piccolo termometro elettronico e lo posizionò sotto l'ascella della piccola, la quale cominciò a strillare. L'uomo non si fece condizionare: era a contatto con i neonati praticamente tutti i giorni e anche se protestavano lui doveva fare il suo lavoro. Dopo qualche secondo il termometro emise un leggero bip, che si avvertì a malapena a causa delle urla della neonata.
«Ha la febbre alta. Non so se riuscirà a passare la notte: dovete portarla in ospedale!» disse il dottore, procedendo a controllare la piccola. Suor Elizabeth si portò una mano alle labbra: povera piccola, appena venuta al mondo.
«La porterò io in ospedale!» si propose combattiva.
«Suor Margaret, tu andrai con lei. Io intanto chiamo la polizia e la faccio venire in ospedale: a quale andate?» si intromise la Madre Superiora.
«Sarebbe meglio portarla all'ospedale pediatrico, così da avere cure più mirate. E vi conviene andarci alla svelta!» suggerì il dottore.
Le suore annuirono ed Elizabeth scappò in camera a prendere qualche coperta di lana per tenere la piccola al caldo. Non riusciva a smettere di pensare che parte della colpa potesse essere la sua: magari se non avesse corso, la bambina avrebbe preso meno freddo.
Avvolse la piccola nelle coperte e insieme a suor Margaret si precipitarono all'ospedale, mentre suor Victoria chiamava la polizia da mandare lì.
Questa volta chiamarono un taxi, sapendo che ci avrebbe impiegato la metà del tempo rispetto all'autobus. Per tutto quel periodo, la bambina non smetteva di piangere, cosa che non faceva altro che aumentare il senso di colpa di suor Elizabeth.
«Sta' tranquilla, Elizabeth, ce la facciamo!» la rassicurava suor Margaret. Menomale che c'era lei: la giovane suora non era convinta di farcela da sola.
Giunse il taxi e chiesero al tassista di andare abbastanza veloce, visto che era un'emergenza. L'uomo accettò e cercò di fare il possibile. Suor Margaret aveva portato soldi contanti con sé, ignara di quanto sarebbe costato quel tragitto.
Quando arrivarono all'ospedale, pagarono il tassista e si precipitarono al pronto soccorso, tra le urla della bambina.
«Scusate, abbiamo trovato questa bambina giù al porto, abbandonata. Ha la febbre alta, aiutateci!» si disperò suor Elizabeth. I paramedici presero la bambina e l'appoggiarono su una piccola barella.
«Non si preoccupi, signorina, da qui in avanti ci pensiamo noi!» disse il paramedico, conducendo la bambina verso la sezione pediatrica.
«È solo una febbre Elizabeth, sta' tranquilla!»
«Il dottor Adenbrough ha detto che potrebbe non superare la notte»
«Se non l'avessimo portata in ospedale: ora siamo qui. Perciò sta' calma!»
Elizabeth ascoltò il consiglio della sorella e si accomodò accanto a lei.
Dopo qualche minuto, giunse la polizia.
«Siete suor Elizabeth e Margaret?» chiese il poliziotto, leggendo su un taccuino.
Le due donne annuirono.
«Sono il capitano Holm! Ho ricevuto una chiamata dalla vostra Madre Superiora riguardo il ritrovamento di un neonato! - le donne annuirono di nuovo – Chi delle due l'ha trovata?»
Suor Elizabeth si fece avanti e ripeté nuovamente la stessa storia che aveva raccontato chissà quante volte.
«Ha visto qualcuno di sospetto in giro?»
«Glielo ripeto: non c'era nessuno e comunque io stavo venendo da sud!»
Il capitano annotò quel dettaglio e le chiese cosa facesse lì a quell'ora della sera: la suora gli rispose che era andata semplicemente a camminare.
«Menomale, sennò la bambina avrebbe passato la notte al freddo e chissà se sarebbe stata trovata viva!» esclamò il poliziotto.
«Non dica così, capitano! Il Signore non abbandona i suoi figli» sentenziò suor Elizabeth, che non voleva pensare a quella possibilità.
«Mi può dare una descrizione della bambina? Così, analizzerò i casi di scomparsa: magari c'è qualcuno che la sta cercando e siamo nel bel mezzo di un rapimento. È possibile»
Suor Elizabeth fornì i pochi dettagli della piccola, che il poliziotto annotò: i neonati erano tutti uguali.
«Spero solo che questa storia abbia un lieto fine: quando ci sono di mezzo i bambini, a volte dimentico di rimanere neutrale!» sospirò il capitano, con un sorriso. Le suore annuirono.
«Appena ho novità vi contatterò: nel caso questa povera creatura non abbia nessuno, potete ospitarla per metterla in adozione? Altrimenti devo chiamare gli assistenti sociali!»
Le due suore si guardarono: gli assistenti sociali no!
«Certo, possiamo tenerla con noi!» confermarono sicure. Sperarono solo che la Madre Superiora non si sarebbe arrabbiata.
Il poliziotto le congedò e uscì, mentre le due donne aspettarono che la piccola fosse definita fuori pericolo.

Dopo essere tornate dall'ospedale, la Madre Superiora non fu molto contenta di sapere che anche quella neonata sarebbe andata a finire sotto il loro tetto. Non voleva essere crudele, ma lei era responsabile per tutti in quel convento e il budget era limitato.
Nei giorni successivi, la polizia non aveva ancora chiamato per novità, ma suor Elizabeth voleva illudersi che la piccola sarebbe rimasta con loro per sempre.
Dopo una decina di giorni dal ritrovamento, ricevettero una chiamata dal capitano Holm.

 

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Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

«Chi mai abbandonerebbe un bambino così bello?» sospirò Suor Margaret.

poco verosimile mettere in bocca a una donna, e in più suora, una frase così. Bello o non bello, chi mai abbandonerebbe un bambino?

 

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

«Come lo chiamiamo?» esclamò John, il maggiore degli orfanelli, che, spinto dalla fame, si era precipitato in cucina.

"precipitato" mi sembra esagerato (chi gli impediva di arrivarci prima?)

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

«Suor Lorraine, va' ad aprire al dottore!» ordinò la madre Superiora dalla sua poltrona.
La suora, che aveva giusto un paio di anni in più di suor Elizabeth, si inchinò alla donna e corse lungo il corridoio. Intanto, avevano lavato la bambina e le avevano messo uno strofinaccio.

meglio "l'avevano coperta con uno scampolo di tessuto".

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

«Siete suor Elizabeth e Margaret?»

e suor Margaret?

 

***

 

rieccomi, @Marissa1204 :)

 

A parte le note che ti ho fatto dianzi, potrei dirti che ho trovato strano che gli ordini, in questo convento, vengano dati un po' da tutte le suore e che la madre superiora

intervenga a ordinare qualche volta, e altre no, e che si adegui alle decisioni altrui.

Detto questo, potrei consigliarti anche di "asciugare", cioè snellire i periodi, e frasi che illustrino episodi marginali, come quello della neonata che "si sporca", un po' troppo enfatizzato

(troppo prevedibile). Un'altra stranezza è che il capitano Holm, più che chiedere una descrizione della neonata suor Elizabeth, non la veda di persona e non parli anche col medico, per

saperne di più.

Un altro consiglio è quello di approfondire la questione della scarsa considerazione degli assistenti sociali. C'è stato un episodio che le ha portate a diffidare dei loro interventi?

E comunque, ti consiglio di cercare di dare più "spessore" alla figura di suor Elizabeth, facendola pensare o rivivendo emozioni e circostanze del suo passato, dove qualcuno la aveva

aiutata e non l'aveva abbandonata, per esempio.

In definitiva, la traccia c'è, ma manca un po' più di contenuto. Ti auguro di riuscire a "rimpolparlo" un po'.

 

:ciaociao: da Zaza

 

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Ciao @Poeta Zaza

Sono contenta di vedere che hai subito letto la seconda parte. Il motivo per cui ho postato questo racconto è proprio per avere consigli sulla coerenza e coesione, come stai facendo. Per tanto ti ringrazio nuovamente e mi sto già dedicando alla revisione (fase che non mi piace molto) dell'intero romanzo, in quanto vorrei farne una trilogia.

 

Durante la settimana posterò la terza parte.

 

Grazie ancora un bacione

 

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Ciao @Marissa1204, passo a lasciarti un commento che spero possa esserti utile.

Devo dire che ho molti dubbi riguardo al realismo della storia, ma li approfondirò poi nel dettaglio nei singoli passaggi. Premetto però che non si tratta di un discorso del tipo "ah non sei realista, la storia non va", semplicemente te lo segnalo, magari per riflettere sulla storia che hai intenzione di scrivere. Nel senso se vuoi essere aderente alla reatlà oppure lasciare un'atmosfera un po' più soffusa dove magari sacrifichi un po' di realismo per dei messaggi positivi e/o per raccontare qualcosa che finisce bene, ...

Posso dirti che nel complesso scrivi bene e la lettura è piacevole, su questo non ho nulla da dire.

 

Ti segnalo varie cose che non mi hanno convinto, vedi cosa ne pensi.

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

«Suor Lorraine, chiama la Madre Superiora. E tu, Victoria, chiama il dottor Adenbrough» ordinò la suora più vicina al bambino.
Suor Lorraine annuì e sparì oltre la porta, mentre suor Victoria si precipitava al telefono.

Qui avrei detto "io chiamo il dottore" per il motivo che ti è stato espresso anche nel precedente commento. Inoltre fare una telefonata non è una cosa impossibile, penso che la possa fare chiunque, no? :D

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

si accomodò sulla sua poltrona preferita accanto al caminetto.

Leggendo questo passaggio mi sono chiesto: "una spruzzata d'ambiente?". Nel senso che finora non ho sentito l'esigenza di una descrizione ma in questo passaggio, anche per ingannare l'attesa (del medico); un leggero intermezzo qualcosa del tipo "l'ambiente era povero ma accogliente, un grande tavolo occupava gran parte della stanza mentre un fuoco scoppiettava in un angolo di fronte ad alcune poltrone predilette dalle suore più anziane." sono andato a caso, tanto per far entrare un po' il lettore visto che hai tirato fuori questo dettaglio descrittivo. Che ne pensi?

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

Le suore si guardavano l'un l'altra, timorose dai suggerimenti che le forze dell'ordine avrebbero potuto fornire, ma poi furono distratte da una strana puzza proveniente dal bambino.

Mi ha fatto ridere questa scena. Se vuoi sapere il perché ti domando se hai mai visto il film "la leggenda del pianista sull'oceano" e/o letto il libro "novecento" di Baricco... :D

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

Il dottor Adenbrough, un uomo alto dai capelli grigi e radi e occhiali appoggiati sul naso adunco

Questa non mi piace (parere personale): è la cassica descrizione del dottore anziano e nerd di inizio novecento. Non c'è mai un medico di mezza età o giovane e/o senza occhiali... :asd:

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

era a contatto con i neonati praticamente tutti i giorni

È un pediatra?

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

Giunse il taxi e chiesero al tassista di andare abbastanza veloce, visto che era un'emergenza.

Per quanto a rigor di logica invece di pensare, chiedere, chiamare il medico, ... forse fin dall'inizio era meglio direttamente chiamare un'ambulanza. Però ci sta, è un po' "filmesca" come introduzione e alza la drammaticità. Solo che ci si può chiedere quanto sia reale questo modo di agire. :rolleyes:

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

«Mi può dare una descrizione della bambina? Così, analizzerò i casi di scomparsa: magari c'è qualcuno che la sta cercando e siamo nel bel mezzo di un rapimento. È possibile»
Suor Elizabeth fornì i pochi dettagli della piccola, che il poliziotto annotò: i neonati erano tutti uguali.
«Spero solo che questa storia abbia un lieto fine: quando ci sono di mezzo i bambini, a volte dimentico di rimanere neutrale!» sospirò il capitano, con un sorriso. Le suore annuirono.
«Appena ho novità vi contatterò: nel caso questa povera creatura non abbia nessuno, potete ospitarla per metterla in adozione? Altrimenti devo chiamare gli assistenti sociali!»
Le due suore si guardarono: gli assistenti sociali no!

Questo passaggio proprio non mi convince.

Il comportamento del poliziotto è molto "coinvolto". Per me ci sono delle prassi da seguire in questi casi, mi sembra strano che chieda alle suore di tenerlo, inoltre la storia è ambientata in un mondo moderno anche se ha un retrogusto antico: assistenti sociali non vuol dire orfanotrofio, magari significa struttura di cura per i primi tempi e casa famiglia in seguito... Poi, come detto, lui è molto "coinvolto" al di là di quanto richiede, diciamo, la sua figura professionale

Il 3/4/2020 alle 12:12, Marissa1204 ha scritto:

Spero solo che questa storia abbia un lieto fine: quando ci sono di mezzo i bambini, a volte dimentico di rimanere neutrale!

a parte questo, inoltre, non so quanto è credibile il modo di procedere. Può chiedere informazioni (e una foto magari) ai medici invece che alle suore. Inoltre fatico anche a capire l'ipotesi del rapimento visto che si tratta di un neonato abbandonato...

 

Alla prossima lettura. :ciaociao:

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Rieccoci @bwv582

Una delle mie più grandi paure nelle storie che scrivo è la perdita o il distacco dalla realtà, appunto l'essere realista o meno. Ho pensato che la suora porti la bambina al convento perché è in panico ed essendo giovane non sa cosa fare, così si rivolge alle sorelle. Forse potrei evitare il passaggio del dottore in convento e far andare la suora direttamente in ospedale.

Il passaggio del poliziotto sono sia d'accordo che non. E' vero, sarebbe poco professionale, ma è comunque un essere umano.

 

A presto

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