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La messa - Pt. 1

 

Stavano insieme da un anno lui e Nella, ma erano tre settimane che non si vedevano: avevano litigato.
La discussione era nata da un incontro casuale, avvenuto nel pomeriggio di tre settimane prima.
Passeggiavano lungo la via Genova quando, una vecchia Fiat 124 Spider, rossa, col tettuccio scapottato, si affiancò con una brusca frenata al loro tratto di marciapiede, facendoli voltare di scatto.
- Ma che cazzo! - esclamò Marco, mentre Nella ebbe un sussulto per lo sconcerto.
Dalla macchina saltò giù un giovane iper lampadato e dal capello “cofanato” che gli si parò davanti.
- Ciao Nella, come ti va? - esordì  con un sorriso nei denti ma non nello sguardo: occhi chiari e vacui, da rettile.
- Ciao! Chi si rivede. Io bene, e tu? - Tutto avvenne in maniera fulminea: gli parve di leggere un lampo di sorpresa gradita, negli occhi di lei.
Lui, rimasto un passo indietro da loro, si domandò chi mai fosse questo, che pareva uscito fresco da una ballera?
Vestiva un doppiopetto spezzato nero, scarpe a punta color becco d'oca e una cravatta col nodo spesso come un pugno.
Il lampadato proseguì con fare gioviale: - Bene anch'io, grazie. E' un da un po' che non ci si sente. Pensavo giusto di chiamarti uno di questi giorni. -
- Ah Beh! Se abbiamo smesso di sentirci dovresti ricordarne la ragione. - rispose lei con una punta di sarcasmo.
L'altro oppose una risatina, eludendo la frecciata e scostò, vezzosamente, il ciuffo ribelle sceso sulla fronte.
- Hai ragione. - Ammise - Troppe cose da fare, sempre dietro al lavoro. Così il tempo vola. Ma anche tu potevi farti viva, il mio numero lo hai sempre, no? -
Nella sorrise, con l'aria soddisfatta di chi sta ricevendo un utile atout: - Per la verità, Filippo, fosti tu a decidere di non sentirci più, ricordi? Avevi bisogno di tempo per capire la tue priorità. Dicesti che mi avresti chiamata al termine della ricerca. Poiché sei scomparso, ho cancellato il tuo numero. -
Da quelle parole, lui comprese che quella specie di gagà, era il famoso Filippo: quindi si trattava dell'ex ragazzo di Nella.
Filippo. Quello che lei chiamava amenamente: “il merda”. Quello dei pompini in macchina. Ovvero lo stronzo che l'aveva mollata poco prima che loro si mettessero insieme.
Il tipo portava un'acconciatura sul genere “Mal dei Primitives”: una foggia ridicola,  vecchia di un decennio.
Gingillava, nervosamente, le chiavi dell'auto passandole da una mano all'altra.
- Sai com'è, avevo bisogno di un momento per focalizzare. - Nella sollevò un sopracciglio beffardo: -  Alla faccia del “momento”, sono trascorsi sei mesi filati di silenzio. -
L'altro, stretto all'angolo, sviò dal discorso: - A proposito, come va la scuola, tutto bene? Non ricordo se hai la maturità quest'anno o quello prossimo? -
- La scuola va bene, grazie. Tranquillo, la maturità è l'anno venturo.  -
- Ah! Bene, sono contento. Sei sempre stata brava con lo studio. - Comunque - riprese - Dicevo che ormai basta col passato: lasciamocelo alle spalle. -
Poi con un sorriso, viscido come bava di lumaca, aggiunse: - Dovremmo tornare a sentirci. In fondo abbiamo avuto dei bei momenti ed è un peccato non restare amici. -
Nella sistemò il cerchietto fermacapelli, di velluto blu, sulla fronte: - Solo amici si può restare. Anche se certe cose non si cancellano.-  c'era una nota risentita nelle sue parole.
Lui, imperterrito, proseguì diretto su quello che era l'obiettivo di quella chiacchierata: - Anzi, pensavo che appena ho un attimo ti chiamo e parliamo un po' davanti a un caffè, se ti va? -
- Un caffè in amicizia può starci, non è un problema. - Condiscese lei, conciliante.
Marco che fino a quel momento si era tenuto pazientemente fuori dalla conversazione, risentito dal ruolo di terzo incomodo in quella reunion di due ex fiamme, sbotto tagliente:
- Ma certo! Perché poi limitarsi solo a un caffè? Si potrebbe pensare a una cenetta romantica, celebrata in memoria dei bei tempi. -
L'azzimato Filippo che, dall'inizio della conversazione, forse per la sua giovane età non l'aveva degnato di alcuna attenzione, fu costretto a considerarne la presenza.
- No, Certo che no. Non esageriamo. - Fece un sorriso sforzato quanto un'ernia. - Sarà un piacere offrirlo a tutti e due. Se ti vorrai unire a noi. -
- Grazie, ma di caffè ne prendo pochi perché sono nervoso di natura. E quei pochi unicamente con chi scelgo, inoltre sono io ad offrire. -
L'altro era più alto di lui di una decina di centimetri, ma fisicamente era tutt'altro che un quarto di manzo: Marco gli piantò frontalmente lo sguardo negli occhi, a muso duro.
Stava pronto, con i pugni sprofondati nelle tasche dei jeans e la schiena tesa come un arco prossimo a scoccare la freccia: calò un silenzio pesante mentre si studiavano pesando il reciproco tasso di testosterone. Sembrava una scena di duello da film western.
Nella al centro di quella tensione, cercò di allentarla passando alle presentazioni: - Filippo: lui è Marco il mio nuovo ragazzo. Marco: lui è Filippo. Il mio ex, di cui ti avevo già parlato. - Lui annuì col capo - Sì. L'avevo capito. Chi non muore si rivede. A volte tornano, infatti. -
- Ah? Piacere. -  Disse l'altro, senza cordialità, infatti non gli porse la mano. Marco girò sui tacchi mostrando le spalle.
Era seriamente incazzato: “- Insomma! - pensò - “Questo l'aveva mollata: dopo più di un anno, riappariva con quell'effetto da film americano di terza categoria. Approcciava la sua ragazza per strada, menzionava di bei momenti trascorsi insieme, poi la invitava a un tête-à-tête, con la scusa del caffè. Il tutto come se lui fosse invisibile. - Ma chi cazzo pensava d'essere 'sto pezzo d'idiota, con quella macchina da pappone? -”
Decise di chiudere l'episodio prima di dire o fare qualcosa di poco civile. - Allora, Nella: che si fa, andiamo? Che viene tardi. -
- Si, amore. Andiamo. - Si voltò verso il suo “ex” - Ciao Filippo, mi ha fatto piacere rivederti. -
Arrivederci Nella. Stammi bene. Ci sentiamo per il caffè, ci conto. - Lei fece assentì col capo e gli tese la mano. Lui la strinse e le stampò un bacio fugace sulla guancia.
Poi con un gesto da pellicola anni '60, senza aprire la portiera, saltò all'interno della 124. Avviò il motore e ripartì facendo stridere i pneumatici sull'asfalto.
Due veicoli che sopraggiungevano inchiodarono bruscamente, per evitare di montargli in braccio.
“Che tamarro!” Pensò lui, mimando di sputare il suo disprezzo al suolo.
Lei abbassò gli occhi, gli prese la mano e sorrise: - Dai è fatto così, ma non è cattivo: gli piace sempre di fare scena. E' solo un bambinone.-
Bambinone sto cazzo! Quello ha trent'anni! - Rispose acido.
Lei rise di gusto. - Amore. Ma non è che mi diventi geloso di Filly? Non scherzare, su. -
Gli era rimasto in gobba anche il bacio finale sulla guancia. Non gli andava che lei non avesse rifiutato la proposta del caffè. Bastava quello a farglielo sentire simpatico come una scartavetrata ai testicoli
- Non sono geloso! Ma quello è un buffone. Già mi stava sulle palle per quanto mi avevi raccontato di lui. Ora che l'ho conosciuto, mi 'sta ancora più sul culo. -
- Ma che sarà mai? Non fare lo sciocco. Prenderci un caffè: che c'è di male. Mica ci finisco a letto per questo? -
- Ci mancherebbe, con quello che ti ha fatto! Ti sei già scordata del perché ti ha scaricata? -
- No. Non l'ho certo dimenticato e sai bene quanto ci sia stata male. E' inutile che me lo ricordi. -
- Ah! Meglio così! Sembrava fosse bastato l'invito al caffè a farti perdere la memoria. -
- Non ho cose belle, su di lui, da ricordare e lo sai bene !- Anche lei si stava alterando.
- E' evidente, invece, che lui ricordi il tutto con nostalgia. - Replicò lui con cattiveria.
Lei non rispose, voltò la testa verso le vetrine dei negozi, chiudendosi in un silenzio offeso e imbronciato.
Aveva esagerato. L'ultima battuta era stata perfidia gratuita. Ma il danno, per il resto del pomeriggio, era ormai fatto.
Proseguirono senza tenersi per mano, fingendo interesse per traffico e negozi sul cammino, silenziosi e distanti nei loro pensieri scuri.

 

(Continua)

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Non c’è da aspettarsi una trama, trattandosi di un semplice episodio che dovrebbe essere alla base di una narrazione più lunga. Comunque, da come inizia, la premessa sembra essere quella di un libro alla Tre metri sopra il cielo.

Per quanto riguarda i personaggi, abbiamo un trent’enne con una quindicenne (se ho ben capito) che gli faceva pompini in macchina, secondo me una storia del genere va maneggiata con molta attenzione. Il comportamento dei due fidanzatini dopo l’incontro, comunque, è credibile, ben fatto. Permette anche di identificarsi con la situazione.

Per quanto riguarda lo stile:

·        L’uso delle similitudini non mi convince, a tratti mi paiono tentativi forzati (poco naturali) di far sorridere il lettore.

·        I dialoghi a tratti sembrano non avere uno stile “Parlato”. Ad esempio, “Filippo, fosti tu a decidere”

Qui di seguito qualche refuse:

·        “Genova quando, una vecchia Fiat 124 Spider” – la virgola va prima di “quando” e non dopo

·        “Scapotato”… manca una “p”…

·        “ballera”… c’è una “l” in più

·        “una foggia ridicola,  vecchia” – c’è uno spazio di troppo prima di vecchia

·        “sbotto tagliente” manca un accento sulla “o”

In generale, una storia che si presenta come sentimentale, che per avere un senso e non precipitare nei clichés (qualcuno presente già ora), secondo me, richiede un maggiore focus su quanto passa per la testa del protagonista.

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Grazie di avermi letto e della pazienza nel commentarmi.

Sui refusi di testo ormai ci ho messo una pietra sopra, poiché per quanto rilegga un mio testo, immancabilmente poi ne scopro sempre una quantità che sono sfuggiti al controllo, a questo punto li decido di considerarli una mia cifra stilistica.

 

Per il contenuto, vediamo nel proseguo se riusciamo a contenere il numero dei clichés presenti e delle forzature per far ridere il lettore.

Non ho putroppo letto "tre metri sopra il cielo", è una mia lacuna, forse anche un po' snobbistica, ma Moccia e Volo non sono mai entrati nel

parco delle mie letture.

Me ne pento, perché sicuramente avranno, più di altri, molto da insegnarmi.

 

Farò tesoro delle tue indicazioni e nel ringraziarti nuovamente  ti porgo un saluto.

A presto rileggerti.

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Ciao @Nightafter come stai? Mi auguro che stai bene. :Dè un sacco di tempo che non commento un tuo racconto ^^lo faccio ora, sperando che non offendi il nome del tuo titolo.

 

Il 29/3/2020 alle 23:58, Nightafter ha scritto:

Stavano insieme da un anno lui e Nella, ma erano tre settimane che non si vedevano: avevano litigato. Qui non andrei a capo  La discussione era nata da un incontro casuale, avvenuto nel pomeriggio di tre settimane prima.

Interessante come inizio.

 

Quota

Passeggiavano lungo la via Genova quando, una vecchia Fiat 124 Spider, rossa, col tettuccio scapottato, si affiancò con una brusca frenata al loro tratto di marciapiede, facendoli voltare di scatto.
- Ma che cazzo! - esclamò Marco, mentre Nella ebbe un sussulto per lo sconcerto.
Dalla macchina saltò giù un giovane iper lampadato e dal capello “cofanato” che gli si parò davanti. Non mi piace: iper lampadato
- Ciao Nella, come ti va? - esordì  con un sorriso nei denti ma non nello sguardo: occhi chiari e vacui, da rettile.Anche qui non mi piace: con un sorriso nei denti
- Ciao! Chi si rivede. Io bene, e tu? - Tutto avvenne in maniera fulminea: gli parve di leggere un lampo di sorpresa gradita, negli occhi di lei.

Vedo la scena

 

Quota

Lui, rimasto un passo indietro da loro, si domandò chi mai fosse questo, che pareva uscito fresco da una ballera?

 Qui eliminerei il che

Refuso: balera

 

Quota

Vestiva un doppiopetto spezzato nero, scarpe a punta color becco d'oca e una cravatta col nodo spesso come un pugno.

Bellissima descrizione.

 

Quota

Il lampadato proseguì con fare gioviale: - Bene anch'io, grazie. E' un da un po' che non ci si sente. Pensavo giusto di chiamarti uno di questi giorni. -
- Ah Beh! Se abbiamo smesso di sentirci dovresti ricordarne la ragione. - rispose lei con una punta di sarcasmo.

Dialogo molto scorrevole:)

 

Quota

- Hai ragione. - Ammise - Troppe cose da fare, sempre dietro al lavoro. Così il tempo vola. Ma anche tu potevi farti viva, il mio numero lo hai sempre, no? -

Suona male: lo hai sempre

 

Quota

Da quelle parole, lui comprese che quella specie di gagà, era il famoso Filippo: quindi si trattava dell'ex ragazzo di Nella.

aja aja aja :asd:

 

Quota

- Sai com'è, avevo bisogno di un momento per focalizzare. - Nella sollevò un sopracciglio beffardo: -  Alla faccia del “momento”, sono trascorsi sei mesi filati di silenzio. - Questo chi lo dice?
L'altro, stretto all'angolo, sviò dal discorso: - A proposito, come va la scuola, tutto bene? Non ricordo se hai la maturità quest'anno o quello prossimo? -
- La scuola va bene, grazie. Tranquillo, la maturità è l'anno venturo.  -
- Ah! Bene, sono contento. Sei sempre stata brava con lo studio. - Comunque - riprese - Dicevo che ormai basta col passato: lasciamocelo alle spalle. -
Poi con un sorriso, viscido come bava di lumaca, aggiunse: - Dovremmo tornare a sentirci. In fondo abbiamo avuto dei bei momenti ed è un peccato non restare amici. -
Nella sistemò il cerchietto fermacapelli, di velluto blu, sulla fronte: - Solo amici si può restare. Anche se certe cose non si cancellano.-  c'era una nota risentita nelle sue parole.
Lui, imperterrito, proseguì diretto su quello che era l'obiettivo di quella chiacchierata: - Anzi, pensavo che appena ho un attimo ti chiamo e parliamo un po' davanti a un caffè, se ti va? -

Che marpione sto Filippo:angry:

 

Quota

Marco che fino a quel momento si era tenuto pazientemente fuori dalla conversazione, risentito dal ruolo di terzo incomodo in quella reunion di due ex fiamme, sbotto tagliente:
- Ma certo! Perché poi limitarsi solo a un caffè? Si potrebbe pensare a una cenetta romantica, celebrata in memoria dei bei tempi. -

Grande Marco!:mazza:

 

Quota

- No, Certo che no. Non esageriamo. - Fece un sorriso sforzato quanto un'ernia. - Sarà un piacere offrirlo a tutti e due. Se ti vorrai unire a noi. -

Bellissimo: Fece un sorriso sforzato quanto un'ernia

 

Quota

L'altro era più alto di lui di una decina di centimetri, ma fisicamente era tutt'altro che un quarto di manzo: Marco gli piantò frontalmente lo sguardo negli occhi, a muso duro.

Che cosa vuol dire: ma fisicamente era tutt'altro che un quarto di manzo?

 

Quota

Stava pronto, con i pugni sprofondati nelle tasche dei jeans e la schiena tesa come un arco prossimo a scoccare la freccia: calò un silenzio pesante mentre si studiavano pesando il reciproco tasso di testosterone. Sembrava una scena di duello da film western.

:duello:Vedo benissimo questa bella immagine

 

Quota

- Ah? Piacere. -  Disse l'altro, senza cordialità, infatti non gli porse la mano. Marco girò sui tacchi mostrando le spalle. Anche qui non andrei a capo Era seriamente incazzato: “- Insomma! - pensò - “Questo l'aveva mollata: dopo più di un anno, riappariva con quell'effetto da film americano di terza categoria. Approcciava la sua ragazza per strada, menzionava di bei momenti trascorsi insieme, poi la invitava a un tête-à-tête, con la scusa del caffè. Il tutto come se lui fosse invisibile. - Ma chi cazzo pensava d'essere 'sto pezzo d'idiota, con quella macchina da pappone? -”

Pezzo poco chiaro. Non so quando pensa e quando dice.

 

Quota

- Lei fece assentì col capo e gli tese la mano. Lui la strinse e le stampò un bacio fugace sulla guancia.

Che marpione:angry:

 

Quota

Poi con un gesto da pellicola anni '60, senza aprire la portiera, saltò all'interno della 124. Avviò il motore e ripartì facendo stridere i pneumatici sull'asfalto.

Woow

 

Quota

Lei abbassò gli occhi, gli prese la mano e sorrise: - Dai è fatto così, ma non è cattivo: gli piace sempre di fare scena. E' solo un bambinone.-

Direi: gli piace far scena.

 

Quota

Bastava quello a farglielo sentire simpatico come una scartavetrata ai testicoli

Questa frase è poco chiara.

 

Quota

- Ah! Meglio così! Sembrava fosse bastato l'invito al caffè a farti perdere la memoria. -

Direi: per farti perdere la memoria.

 

Quota

Lei non rispose, voltò la testa verso le vetrine dei negozi, chiudendosi in un silenzio offeso e imbronciato. Anche qui non andrei a capo Aveva esagerato. L'ultima battuta era stata perfidia gratuita. Ma il danno, per il resto del pomeriggio, era ormai fatto. Proseguirono senza tenersi per mano, fingendo interesse per traffico e negozi sul cammino, silenziosi e distanti nei loro pensieri scuri.

Bel finale.

 

I°Conclusione: racconto interessante, scorrevole, sembra una soap . Scrivi bene ma avrei preferito vedere nei dialoghi i punti caporali. Descrivi molto bene le scene, anche se abusi troppo spesso dell'invio e questo non va bene. Vedo e  sento l'aria di sfida. Non so cosa c'entri la messa, lo scoprirò solo leggendo.

:yupphi:A rileggerti. Flo

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Grazei del passaggio di lettura @Floriana

 

In effetti era da un po' che non ci si incrociava qui sopra e mi fa piacere rileggerti.

 

Il titolo del racconto diventerà comprensibile nelle due prossime puntate, poi mi dira se è pertinente.

 

3 ore fa, Floriana ha scritto:

Che cosa vuol dire: ma fisicamente era tutt'altro che un quarto di manzo?

 

Per un "quarto di manzo" figurativamente si intende uno molto fisicato, in altre parole: grande e grosso.

Nella fattispecie il nostro Filippo era solo alto, uno di quei fisici secchi e slanciati che andavano di moda negli anni '70,

grosso modo il periodo in cui è ambiantato ilracconto.

Pertantanto non essendo particolarmente "fisicato", Marco non temeva un eventuale confronto fisico con lui,

se la cosa fosse trascesa.

 

Ti ringrazio per gli apprezzamenti di alcune parti del racconto e per i commenti che sono come sempre graditi.

 

Ciao Flo, un abbraccio e alla prossima :))

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Ciao @Nightafter

nel complesso la storia è molto intrigante, avvertivo la gelosia di Marco attraverso i pensieri e i dialoghi e soprattutti le descrizioni delle sue espressioni verbali e non. Molto bello il personaggio di Filippo, tecnicamente parlando, anche da queste poche righe si avverte che il personaggio è a tutto tondo. Lo trovo un po' inverosimile il tempo trascorso tra i due a non parlarsi per una cosa del genere; forse tre settimane sono troppe, io ridurrei a massimo una, perché poi ad un certo punto, prendi Nella e le dici: "Cara che famo?"

Attento comunque alle tempistiche.

Il 29/3/2020 alle 22:58, Nightafter ha scritto:


- Sai com'è, avevo bisogno di un momento per focalizzare. - Nella sollevò un sopracciglio beffardo: -  Alla faccia del “momento”, sono trascorsi sei mesi filati di silenzio. -

Qui dici che i due non si vedevano da sei mesi perché lui doveva "focalizzare".

Il 29/3/2020 alle 22:58, Nightafter ha scritto:


Era seriamente incazzato: “- Insomma! - pensò - “Questo l'aveva mollata: dopo più di un anno, riappariva con quell'effetto da film americano di terza categoria. Approcciava la sua ragazza per strada, menzionava di bei momenti trascorsi insieme, poi la invitava a un tête-à-tête, con la scusa del caffè. Il tutto come se lui fosse invisibile. - Ma chi cazzo pensava d'essere 'sto pezzo d'idiota, con quella macchina da pappone? -”

Mentre qui invece dici che torna dopo più di un anno. Attenzione.

Mi ritrovo d'accordo con @Ludwig von Drake a proposito dei dialoghi: dovrebbero essere più informali. Non credo che se qualcuno ti chieda "quando avrai la maturità?" tu risponda "l'anno venturo". Ho sorvolato su similitudini come "scartavetrata ai testicoli", perché io personalmente non apprezzo l'uso di questo linguaggio forte nei libri. Però, essendo una scena in cui Marco era abbastanza furioso, ci sta.

Per il resto non è male, è solo una mia opinione.

 

Procedo con leggere la parte seconda

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Carissima @Marissa1204

anzitutto, piacere della conoscenza, poi ti ringrazio per esserti fermata a leggere e commentare il mio piccolo racconto.

Mi scuso se nel racconto non sono riuscito a dare una sufficiente chiarezza nella tempistica dei rapporti intercorsri e intercorrenti

dei tre personaggi.

Quindi se mi permetti, provo a riassumere la sequenza cronologica dei loro incontri.

 

1) Nella e Marco stavano insieme da un anno.

2) Prima di stare con Marco, Nella stava con Filippo, il quale l'aveva lasciata con la scusa della focalizzazione esistenizle, più di sei mesi prima che lei  incontrasse Marco e che ci si mettesse insieme.

 

Infatti Marco lo chiarisce nella frase: -“Questo l'aveva mollata: dopo più di un anno, riappariva con quell'effetto da film americano di terza categoria."

 

3) Il tempo del litigio di tre settimane, che ti appare troppo lungo, a fronte solo dello screzio avuto in occasione dell'incontro co Filippo, ti risulterà più chiaro nelle motivazioni che illustrerò nel proseguo del racconto.

 

Ringraziandoti per le note e la pazienza nel leggermi, ti saluto e auguro un felice we.

Ciao a presto rileggeti.

 

 

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Devo dire che il titolo lascia immaginare uno sviluppo interessante, se messo a confronto con lo sviluppo della storia. Il racconto, letto da solo, porta a pensare che sia destinato a un pubblico adolescente, ma gli sviluppi potrebbero essere imprevedibili. Mi scuserai, ma commento senza avere letto i giudizi di altri o eventuali nuovi capitoli perchè non ho niente di tutto questo quando prendo in mano un libro per la prima volta. Quindi mi perdonerai se dovessi sottolineare cose già evidenziate da altri.

I personaggi sembrano bene abbozzati, per essere un primo capitolo, e spero che più avanti si potranno conoscere altri dettagli della loro vita e del loro carattere. Mi lascia un po' perplesso la storia passata da un anno tra una diciasettenne/diciottenne (presumo, visto che dovrà dare l'esame di maturità l'anno successivo) e un trentenne, anche se mi è capitato personalmente di conoscere situazioni simili. In un racconto, però, ritengo che sia meglio evitare una cosa capace di far storcere il naso a tanti; a meno che, ovviamente, non ricopra un ruolo centrale nella storia la pesante differenza di età.

In generale è scritto correttamente, ma ci sono diversi refusi ("ballera" al posto di "balera", per esempio) e qualche virgola indisciplinata. Ne segnalerò alcuni funzionali al commento di altre parti. Stesso discorso per alcune figure retoriche, secondo me un po' eccessive.

 

Quota

Passeggiavano lungo la via Genova quando, una vecchia Fiat 124 Spider, rossa, col tettuccio scapottato, si affiancò con una brusca frenata al loro tratto di marciapiede, facendoli voltare di scatto.

Qui "la via Genova" sembra uscito da un verbale dei Carabinieri: preferisco un semplice "via Genova". Toglierei la virgola tra "Genova" e "quando"; tra "Spider" e "rossa" e tra "marciapiede" e "facendoli".

 

Quota

occhi chiari e vacui, da rettile

Inserire questa connotazione negativa già nelle prime righe mi sembra un po' troppo. Ci sono altri punti del racconto che permettono al lettore di capire che non ci si dovrebbe fidare di Filippo, senza per forza costringerlo a immaginare due ochci da rettile che rischiano di portare via tutta la sua attenzione.

 

Quota

Vestiva un doppiopetto spezzato nero, scarpe a punta color becco d'oca e una cravatta col nodo spesso come un pugno.

Ti confesso che ho passato fin troppo tempo a pensare al colore di un becco d'oca e a come potesse essere un nodo di cravatta spesso come un pugno. Decisamente troppo. Probabilmente è colpa mia, ma il lettore dovrebbe avere (quasi) sempre ragione! :D

 

Quota

un utile atout

EHH??? Perdonami, ma usare termini di non immediata comprensione rallenta la lettura. Non perchè nella mia infinita modestia io ritenga di conoscere il suo significato mentre gli altri lettori ne sono all'oscuro. Semplicemente preferisco un vocabolario più immediato: l'abuso di termini ricercati rischia di sembrare un camuffamento per una storia che non si regge. Per il momento non mi sembra il tuo caso, quindi io li toglierei. Lo stesso discorso per "Mal dei Primitives". Personalmente ho sorriso, ma ho passato da un po' i quaranta.

 

Quota

Per la verità, Filippo, fosti tu a decidere di non sentirci più, ricordi? Avevi bisogno di tempo per capire la tue priorità. Dicesti che mi avresti chiamata al termine della ricerca. Poiché sei scomparso, ho cancellato il tuo numero.

Questo e altri dialoghi mi sembrano un po' costruiti, non sembra un modo di parlare naturale.

 

Quota

L'altro era più alto di lui di una decina di centimetri, ma fisicamente era tutt'altro che un quarto di manzo: Marco gli piantò frontalmente lo sguardo negli occhi, a muso duro.

Come ha fatto a piantargli frontalmente lo sguardo negli occhi se è più basso di una decina di centimetri? Puoi togliere "frontalmente" oppure alzare Marco di qualche centimetro...

 

Quota

Poi con un gesto da pellicola anni '60, senza aprire la portiera, saltò all'interno della 124.

Vedo difficile compiere un gesto del genere indossando un doppiopetto.
 

Quota

- E' evidente, invece, che lui ricordi il tutto con nostalgia. [...] Aveva esagerato. L'ultima battuta era stata perfidia gratuita.

Non mi sembra così perfida come affermazione. Il lettore, almeno, non la considererà tale.

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Mio caro @Tian

 Anzitutto grazie di avermi letto e della cortesia di un commento così puntuale e approfondito.

 

Non scusarti per le eventuali note già segnalate da altri, anche io come te, nell'accingermi a commentare un racconto, evito accuratamente di

leggere commenti precedenti, lasciandomi tranquillamente portare da quanto personalmente rilevo e mi colpisce.

 

Se la storia nel suo proseguo manterrà le aspettative della premessa potrò dirtelo solo leggendo i commenti che seguiranno alla scritta fine.

Ovviamente la mia speranza è che, almeno in parte, ripaghi l'impegno generoso di chi si è votato a leggela integralmente.

 

E' comprensibile che alcune cose che attengono al mood degli anni '80, nei quali la storia è ambientata, non risultino immediatamente leggibili a chi non li ha vissuti.

Mi rendo conto che questo possa rappresentare un piccolo ostacolo per un lettore under '50, ma francamente ho difficoltà a immaginare una descrizione dell'outfit di un personaggio di quegli anni, senza aprire una tediosa premessa descrittiva sulle fogge modaiole del periodo.

 

Per esserti d'aiuto ti dirò che erano in voga delle calzature da uomo, di produzione inglese a nome "Barrow's" (per chi poteva permettersi le originali e non le sottomarche d'imitazione) caratterizzate da una punta a spillo (che le rendeva nel calzarle del tutto simili al micidiale"stivaletto malese" impiegato nelle torture mediavali) ed erano di un colore appunto detto "becco d'oca", che stava tra un giallo ocra aranciato e una grave dissenteria itterica.

Così come il taglio di capelli alla "Mal dei primitives", consisteva nell'acconciatura detta a "Elmo Etrusco", ovvero capelli mediamente lunghi sul collo, sormontati da una alta cupola vieppiù cotonata e laccata, al fine di rendela stabile e solida quanto un elmetto militare.

Questo taglio veniva anche definito "scolpito", poichè il parrucchiere di tendenza, lo effettuava usando abilmente ( a mo' di spadacino) il rasoio e non le forbici.

 

Raccolgo molte delle tue preziose indicazioni che mi saranno utili nella revisione finale del racconto completo.

 

Sulla poca realisticità dell'acrobatico gesto del Filippo, nel saltare all'interno dell'auto, poichè indossva un doppiopetto, lasciami dire che quasi nulla è impossibile a un tamarro azzimato che si senta il più irresistibile play boy del quartiere in cui vive.

In quegli anni esistevano doppiopetto sciallati con soli due bottoni di chiusura alle asole, mentre gli altri bottoni ( da due a quattro in più) erano solo di figura, infatti non venivano impegnati nella chiusura della giacca.

 

Senza aumentare la statura del protagonista, mi limiterò a riscrivere il pezzo, dicendo che fissò negli occhi il suo antagonista,

guardandolo da dieci centimetri più in basso, costringendo l'altro a chinare lo sguardo per fissarlo a sua volta.

 

Grazie ancora, amico mio e a presto rileggerci. Un saluto. :)

 

 

 

 

 

 

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1 ora fa, Nightafter ha scritto:

anni '80, nei quali la storia è ambientata

Rileggendo la storia dopo aver saputo che è ambientata negli anni '80 riesco ad apprezzarla molto meglio. Ti converrebbe inserire questa informazione all'inizio del racconto, in modo da preparare il lettore.

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Non sono un editor o una persona preparata. In questo caso mi impegnerò.:)

La storia mi piace è scorrevole e interessante ho notato poche cose che per me dovresti migliorare. La punteggiatura ad esempio.

Tipo: - Comunque - riprese - 

O: Bambinone sto cazzo! Manca il trattino. Sono semplici dimenticanze che nel rileggerlo saranno corrette.

Da lettrice ti consiglio di non esagerare con parole come culo, cazzo, ecc perché rischiano di rendere la storia poco scorrevole (questo è un mio punto di vista, non ne hai messe troppe, Attenzione, il consiglio è per il futuro.

Descrivi i personaggi più dettagliatamente nel loro modo di porsi e comportarsi, fai in modo che il lettore si ritrovi in uno di loro. Per il resto la trovo ben scritta.

Buon lavoro

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Ciao carissima @Banni72

 

Anche a te un ringraziamento per l'intetresse al mio racconto.

Come sempre l'uso estemporaneo delle "vigole" caratterizza tutto ciò che scrivo.

Non avendo più memoria dei rudimenti d'analisi grammaticale, per piazzarle con cognizione di causa in un periodo, tento di andare "a orecchio".

Questo, per uno che come me, che è drammaticamente stonato, purtroppo genera inevitabili disastri.

 

Il ricorrere a un linguaggio colorito, credo che possa far parte dell'intento di rendere verosimigliante l'intercalare giovanile, assai colorito, che io stesso

impiegavo a quell'età.

Cercherò ovviamente di usarlo solo dove necessario a dare carattere al linguaggio e alla situazione.

 

Grazie ancora, amica mie e a presto rileggerti.Un abbraccio.

 

 

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