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INTES MK-69

[MI 135] L’ultima casa

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Traccia di mezzogiorno

 

Non c’è notte, non c’è giorno, il sole è una palla scura che risveglia solo le ombre in questa città di cemento e asfalto e persiane spampanate. Solo il vento parla, questo maledetto vento di mare che trasporta l’afrore di velelle spiaggiate. Devo scappare da questo silenzio che si fa presenza insopportabile. Avete mai camminato fra vie deserte con scuri vuoti come fossero orbite di teschi che vi osservano? Le finestre con vetri frantumati che sibilano come un nido di serpenti? Così prendo l’auto e mi dirigo verso la campagna, l’unica via di fuga che nel panico mi viene da pensare. Mi sono sempre rifugiato nel verde quando la vita mi diventa insopportabile. Il mare per me è la casa, il pane, la routine giornaliera che si rinnova ogni giorno nel suo sciabordio, ma la campagna è la tana dove mi sono sempre rifugiato per leccarmi le ferite. Ho bisogno del cinguettio degli uccelli, del fruscio degli alberi, di qualche rumore che copra quello insopportabile del silenzio. Non lo avrei mai immaginato, ma mi manca il traffico, il suono dei clacson, l’automobilista maleducato che mi manda a farmi fottere. Ed è per questo che mentre mi dirigo fuori dalla città guidando la mia vecchia Opel Meriva, un senso di angoscia insopportabile mi pervade. Anche questa volta non riesco ad uscire fuori dall’abitato come mi succede ogni volta. Appena passate le ultime case, quando le figure dei monti si apprestano all’orizzonte in questa luce perennemente crepuscolare, un bagliore simile ad un flash mi acceca. L’auto sbanda e poi…

 

I raggi del sole fanno il loro ingresso nella stanza buia ferendo i miei occhi assonnati. Sono finalmente sveglio, e come al solito ricordo perfettamente il sogno. È sempre lo stesso che si ripete da mesi, ed è per questo motivo che ho deciso di andare da uno psicologo (“mi raccomando, da uno bravo che te ne hai bisogno”, come mi raccomanda sempre Marta, la mia brava e simpatica ex mogliettina) però il senso di angoscia che quotidianamente provo, non si stà attenuando nonostante la doppia seduta settimanale. Anzi, quando parlo con Mario (così si chiama il mio psicologo) il mio senso di inquietudine aumenta. Secondo me lui conosce l’origine del mio male e ne fa parte integrante. Non so perché mi sia nata questa ossessione, mi rendo conto che è un’idea folle, assurda. Forse questa brutta sensazione mi è venuta a causa del’ aspetto un poco inquietante del professore. È pallido, ha delle grosse borse marroni sotto gli occhi e ha la barba sempre incolta. Gli occhi azzurri, acquosi e sporgenti da un viso magro e affilato, sono angosciosi. Poi non so perché, ma indossa sempre un camice bianco anche se le sedute le facciamo a casa sua e quindi non c’è bisogno di quella protezione anche perché non mi visita mai fisicamente, né mi si avvicina. Lo so che vi state chiedendo perché non smetto di farmi curare da lui. Questa sarebbe la soluzione più sensata e ci ho provato a scaricarlo, credetemi, ma non ci riesco. È come se una forza soprannaturale me lo impedisse, non saprei spiegarlo altrimenti.

 

 

“Buongiorno, dottore”

“Buongiorno, abbiamo delle novità oppure facciamo sempre lo stesso sogno e ci siamo fermati, come al solito, in prossimità dell’ultima casa della città?”

“Ho delle novità Mario. Il sogno è sempre lo stesso, ma finalmente sono riuscito a proseguire il viaggio”

“Mi dica allora, che aspetta, parli”

“Questa volta, forse perché più assonnato del solito, ho proseguito il sogno. Ho guidato fino a raggiungere la campagna dove solitamente trascorro le mie brevi vacanze. Tutto sembrava tranquillo, anzi tutto era troppo tranquillo. La vegetazione era rigogliosissima, raramente ho visto così tanti fiori e un verde così acceso persino in quei posti. Ciò che mi turbava però, era il silenzio. Non si udivano rumori di sorta, anche se la natura normalmente ha i suoi suoni, i suoi canti, sebbene rilassanti. Appena sono uscito dal bosco e il mio sguardo si esteso ai campi, mi si è gelato il sangue. Erano completamente ricoperti di croci, come se fossero stati coltivati con i morti. Una lunga enorme distesa di cadaveri. Non riuscivo a sopportare quella visione, era persino peggiore della desolazione cittadina. Dovevo tornare indietro, volevo venire da lei. Così ho svoltato e sono giunto, dopo poco tempo, alla prima casa della città, quella dove le altre volte mi risvegliavo. Ho notato, per la prima volta, che alla finestra di quel piccolo edificio c’era una persona che mi guardava. Quella persona dottore, era lei. Aveva steso il camice bianco e se ne stava lì affacciato completamente nudo (non un gran bello spettacolo a dire il vero) e mi parlava, mi diceva, ‘Gianni, ha visto il nostro futuro, scappi, fugga’. Ma le dico una cosa Mario. Ormai è tardi per fuggire perchè quel futuro lo abbiamo già raggiunto ed è diventato presente. Non ce ne siamo accorti perché tutti quanti dormivamo, facevamo bei sogni, attaccati alla nostra comfort zone, le nostre professioni, i nostri interessi, i nostri piccoli egoismi. Dobbiamo svegliarci al più presto, se non vogliamo che questo nostro viaggio non diventi il nostro incubo collettivo permanente”

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11 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

l’unica via di fuga che nel panico mi viene da pensare

Direi "mi viene in mente"

 

11 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

Mi sono sempre rifugiato nel verde quando la vita mi diventa insopportabile. Il mare per me è la casa, il pane, la routine giornaliera che si rinnova ogni giorno nel suo sciabordio, ma la campagna è la tana dove mi sono sempre rifugiato per leccarmi le ferite. Ho bisogno del cinguettio degli uccelli, del fruscio degli alberi, di qualche rumore che copra quello insopportabile del silenzio

Tipico dei liguri. In un mio racconto, infatti, ho scritto: "Colline verdi incombono alle spalle, ansiose di mantenere le loro promesse, ma il destino e la pagnotta sono sempre stati e sempre saranno sul mare. Rimangono sogni da gita familiare i funghi, le castagne e i fichi, i campi da bocce sotto i pergolati, le osterie tra gli olivi, i terrazzamenti coltivati con sapienza, il profumo leggero delle erbe aromatiche e quello acre delle fascine che ardono." Sei ligure?

 

11 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

Appena passate le ultime case, quando le figure dei monti si apprestano all’orizzonte in questa luce perennemente crepuscolare, un bagliore simile ad un flash mi acceca.

Quel "si apprestano" non mi fa impazzire. Potresti scrivere "si mostrano", "compaiono", "si delineano"  oppure , più poetico, "si appalesano".

 

11 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

“mi raccomando, da uno bravo che te ne hai bisogno”, come mi raccomanda sempre Marta, la mia brava e simpatica ex mogliettina

Più che comprensibile, da parte di una ex, questa abusatissima stoccatina punzecchiante.

 

12 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

però il senso di angoscia che quotidianamente provo, non si stà attenuando nonostante la doppia seduta settimanale.

Direi che manca una virgola dell'inciso e "sta" non deve avere l'accento. "però il senso di angoscia, che quotidianamente provo, non si sta attenuando nonostante la doppia seduta settimanale."

 

12 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

del’ aspetto

ti è scappata una "elle"

 

12 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

È pallido, ha delle grosse borse marroni sotto gli occhi e ha la barba sempre incolta.

eliminerei il secondo verbo ripetitivo

 

12 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

Gli occhi azzurri, acquosi e sporgenti da un viso magro e affilato, sono angosciosi.

Più che "angosciosi", direi "angoscianti" o "angosciati", a secondi ciò che volevi dire

 

12 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

Questa sarebbe la soluzione più sensata e ci ho provato a scaricarlo, credetemi, ma non ci riesco.

 

12 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

“Mi dica allora, che aspetta, parli”

“Mi dica, allora! Che aspetta, parli.”

 

12 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

Non si udivano rumori di sorta, anche se la natura normalmente ha i suoi suoni, i suoi canti, sebbene rilassanti.

Quel "sebbene rilassanti" lo capisco poco.

 

12 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

Dobbiamo svegliarci al più presto, se non vogliamo che questo nostro viaggio non diventi il nostro incubo collettivo permanente”

Il secondo "non", assolutamente non ci sta, due negazioni affermano.

 

Complessivamete il racconto mi è piaciuto e non è bastato il moralismo finale tipo pistolotto a farmelo dispiacere. Comunque, a tua discolpa, l'aggancio con la realtà era necessario, lo richiedeva una traccia parecchio difficile.

Un bel racconto con minimi difetti.

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Grazie @Macleo per le pulci, per la bella analisi e sì,  belin, belandi sono ligure. Hai ragione per il pistolotto  finale, ma avrei avuto bisogno di più tempo per dire la stessa cosa senza dirla esplicitamente. Difficile per me riuscirci su due piedi scrivendo di getto. D'altronde, come puoi ben vedere, in dodici ore non riesco nemmeno a scrivere un commento decente. Sarà che in questo periodo mi manca l'aria di mare (lo dico solo per salvarmi dal naufragio).

 

Saluti,

 

Mirko

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1 ora fa, INTES MK-69 ha scritto:

Sarà che in questo periodo mi manca l'aria di mare (lo dico solo per salvarmi dal naufragio).

Ti interessa affittare un cane per farti a buon diritto un giretto in corso Italia?

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:D:D Beh, aiuterebbe anche se in realtà sono nato a Genova ma adesso sono rivierasco, quindi partire in auto per giungere in corso Italia non so se mi convenga di questi tempi...

Comunque grazie per il pensiero

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Le prime due parti mi sono piaciute parecchio, la terza mi lascia confusa.

A parte il pistolotto finale, non sono riuscita a capire se il dottore fa parte del sogno oppure di un complotto.

Mi sarebbe piaciuta una sorpresa alla fine.

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Ciao @Almissima, intanto ti ringrazio per il tuo gradito passaggio. Sì,  il pistolotto finale. Vero, nel tempo concesso, che poi era lo stesso risicato vostro, non sono stato in grado di trovare una formula meno diretta. D'altra parte quando scrivo qualcosa lo faccio perché voglio dire qualcosa se no cosa scriverei a fare. Facile quindi scadere nel troppo diretto e/o troppo retorico.  Ovviamente ho già in mente un altro finale (ancora più onirico a dire il vero), ma non posso correggere ciò che è già stato dato in pasto al contest.  

 

Saluti, 

 

Mirko 

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Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Non c’è notte, non c’è giorno, il sole è una palla scura che risveglia solo le ombre in questa città di cemento e asfalto e persiane spampanate. Solo il vento parla, questo maledetto vento di mare che trasporta l’afrore di velelle spiaggiate. Devo scappare da questo silenzio che si fa presenza insopportabile. Avete mai camminato fra vie deserte con scuri vuoti come fossero orbite di teschi che vi osservano? Le finestre con vetri frantumati che sibilano come un nido di serpenti?

Similitudini/metafore da poeta...

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

 

Così prendo l’auto e mi dirigo verso la campagna, l’unica via di fuga che nel panico mi viene da pensare. Mi sono sempre rifugiato nel verde quando la vita mi diventa insopportabile. Il mare per me è la casa, il pane, la routine giornaliera che si rinnova ogni giorno nel suo sciabordio, ma la campagna è la tana dove mi sono sempre rifugiato per leccarmi le ferite. Ho bisogno del cinguettio degli uccelli, del fruscio degli alberi, di qualche rumore che copra quello insopportabile del silenzio. Non lo avrei mai immaginato, ma mi manca il traffico, il suono dei clacson, l’automobilista maleducato che mi manda a farmi fottere. Ed è per questo che mentre mi dirigo fuori dalla città guidando la mia vecchia Opel Meriva, un senso di angoscia insopportabile mi pervade. Anche questa volta non riesco ad uscire fuori dall’abitato come mi succede ogni volta.

superfluo "come mi succede ogni volta"

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

che quotidianamente provo, non si stà

senza accento

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

 

attenuando nonostante la doppia seduta settimanale. Anzi, quando parlo con Mario (così si chiama il mio psicologo) il mio senso di inquietudine aumenta. Secondo me lui conosce l’origine del mio male e ne fa parte integrante. Non so perché mi sia nata questa ossessione, mi rendo conto che è un’idea folle, assurda. Forse questa brutta sensazione mi è venuta a causa del’ aspetto un poco inquietante del professore. È pallido, ha delle grosse borse marroni sotto gli occhi e ha la barba sempre incolta. Gli occhi azzurri, acquosi e sporgenti da un viso magro e affilato, sono angosciosi. Poi

virgola

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

 

non so perché, ma indossa sempre un camice bianco anche se le sedute le facciamo a casa sua e quindi non c’è bisogno di quella protezione

virgola

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

anche perché non mi visita mai fisicamente, né mi si avvicina.

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

 

quel futuro lo abbiamo già raggiunto ed è diventato presente. Non ce ne siamo accorti perché tutti quanti dormivamo, facevamo bei sogni, attaccati alla nostra comfort zone, le nostre professioni, i nostri interessi, i nostri piccoli egoismi. Dobbiamo svegliarci al più presto, se non vogliamo che questo nostro viaggio non diventi il nostro incubo collettivo permanente”

 

Ti ho tolto un "non" di troppo.

Bentrovato in prosa, collega @INTES MK-69 :), e qui al WD, dove si nota il tuo retaggio di poeta nelle scelte ed efficaci similitudini.

 

 

 

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Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

però il senso di angoscia che quotidianamente provo, non si stà attenuando nonostante la doppia seduta settimanale.

lì la virgola non ci sta :-)

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

il mio senso di inquietudine aumenta

dici "mio" poco prima e, visto che lo dici anche dopo toglierei pure il primo.

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

mi rendo conto

"capisco"? Per togliere il "mi"

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

mi è venuta a causa del’

viene, è causata... sempre per togliere il "mi"

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

anche perché

tanto più? Per non ripetere "anche"

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Ho delle novità Mario

virgola dopo novità

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

sebbene rilassanti.

perchè sebbene? I rumori della natura sono rilassanti di per sè.:umh:

 

@INTES MK-69 credo che sia la prima volta che ti leggo. A parte il finale il racconto mi è piaciuto, so bene che il tempo e tiranno e hai giocato con una traccia e con un tema niente affatto facili. Non capisco perchè Gianni veda Mario nel suo sogno, che diventa addirittura profeta, ma, ammetto, ero più presa dalla tua prosa che dal resto.

A rileggerti.

 

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Il ‎29‎/‎03‎/‎2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

velelle

cosa sono?

 

Il ‎29‎/‎03‎/‎2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Anche questa volta non riesco ad uscire fuori dall’abitato

 

Il ‎29‎/‎03‎/‎2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

un bagliore simile ad un flash mi acceca

 

Il ‎29‎/‎03‎/‎2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Poi non so perché, ma indossa sempre un camice bianco anche se le sedute le facciamo a casa sua e quindi non c’è bisogno di quella protezione anche perché non mi visita mai fisicamente, né mi si avvicina

Poi non so perché, ma indossa sempre un camice bianco, benché le sedute le facciamo a casa sua e quindi non c’è bisogno di quella protezione, visto che non mi visita mai fisicamente, né mi si avvicina

 

Il ‎29‎/‎03‎/‎2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

“Ho delle novità Mario. Il sogno è sempre lo stesso, ma finalmente sono riuscito a proseguire il viaggio”

“Ho delle novità, Mario. Il sogno è sempre lo stesso, ma finalmente sono riuscito a proseguire il viaggio”

Perché prima lo chiama dottore e poi Mario?

 

Il ‎29‎/‎03‎/‎2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

“Mi dica allora, che aspetta, parli

 

Il ‎29‎/‎03‎/‎2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

il mio sguardo si esteso ai campi

il mio sguardo si è esteso ai campi

 

Il ‎29‎/‎03‎/‎2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Ma le dico una cosa Mario

Ma le dico una cosa, Mario

 

Il racconto fila bene, tranne che il finale. E non perché la spiegazione sia brutta, anzi, la apprezzo, ma perché mi sembra inserita forzatamente e diventa qualcosa di troppo spiegato.

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@INTES MK-69 bel racconto e una scrittura piena e molto interessante. Mi piace come scrivi, trovo il racconto bilanciato anche nei suoni e scegli delle immagini evocative e personali per esprimerti. Non ho apprezzato il finale che suona posticcio, proprio preso di peso da un altro testo e incollato qui, come se l'avesse scritto un'altra persona. Nel complesso, la trovo una buona prova :flower:

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Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

persiane spampanate.

mi piace immensamente

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

l’unica via di fuga che nel panico mi viene da pensare.

a cui

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

il senso di angoscia che quotidianamente provo, non si sta attenuando

la virgola no ci va e sta senza accento, direi

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

a causa del’ aspetto

refuso dell'

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

È pallido, ha delle grosse borse marroni sotto gli occhi e ha la barba sempre incolta.

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Poi non so perché, ma indossa sempre un camice bianco anche se le sedute le facciamo a casa sua e quindi non c’è bisogno di quella protezione anche perché non mi visita mai fisicamente, né mi si avvicina.

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Ho delle novità Mario

ci va la virgola prima del vocativo Mario

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

il mio sguardo si esteso ai campi,

manca è, ma siccome c'è un "è gelato" subito dopo, ti proporrei di modificare per un "ha raggiunto" (ha abbracciato, ha incontrato...) per variare l'ausiliare

 

A parte le pulci (visto che mi hai detto di non aver avuto il tempo di rileggere, te ne ho fatte un po'), concordo con gli altri: prima parte bellissima, musicale, suggestiva, il finale è veramente una tirata moraleggiante che potresti cercare di rendere in altro modo, tra accenni, allusioni, deduzioni e rimpianti.

Anche solo snellendo quello che hai già scritto e rielaborandolo di poco.

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Ormai è tardi per fuggire perchè quel futuro lo abbiamo già raggiunto ed è diventato presente. Non ce ne siamo accorti perché tutti quanti dormivamo, facevamo bei sogni, attaccati alla nostra comfort zone, le nostre professioni, i nostri interessi, i nostri piccoli egoismi. Dobbiamo svegliarci al più presto, se non vogliamo che questo nostro viaggio non diventi il nostro incubo collettivo permanente”

Quel futuro lo abbiamo raggiunto, immersi nei nostri sogni egoisti non ce ne siamo nemmeno accorti. Dobbiamo trovare il modo di risvegliarci prima che sia troppo tardi.

 

Il mio esempio è bruttino forte, ma era solo per mostrare come certe cose non sia necessario esplicitarle, si comprendono tra le righe. Tu saprai ripensare il finale molto meglio.

Ciao.

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Un racconto molto interessante, che si aggancia solo nel finale alla realtà dei nostri giorni, con una critica velata a un sistema che sì, è crollato e ha perso la sua comfort zone per un piccolo virus. C'è critica sociale, c'è una dimensione onirica ben gestita, che fa perdere il protagonista in una dimensione a metà fra sogno e triste realtà. Ho particolarmente apprezzato l'assenza dei suoni, la realtà che in questi giorni mi sta infastidendo di più.

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Ciao, Mirko, compagno di endecasillabi: sono contenta di trovarti qui. Il tuo racconto è aderente alla traccia e ben delinea la realtà dei sogni: quella nebulosa mescolanza di sensazioni in cui ogni cosa appare autentica anche se in palese contraddizione con quella che le sta accanto. Non avevo compreso, leggendo, che ti stessi riferendo alla situazione attuale: l'ho capito solo alla fine. A mio avviso, sarebbe stato preferibile lasciare un senso di vaghezza, molto adatta al tono tutto del racconto.

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Il mare per me è la casa, il pane, la routine giornaliera che si rinnova ogni giorno nel suo sciabordio, ma la campagna è la tana dove mi sono sempre rifugiato per leccarmi le ferite. Ho bisogno del cinguettio degli uccelli, del fruscio degli alberi

Eviterei modi di dire consunti come "leccarsi le ferite", soprattutto in una sequenza così gradevole e limpida nella sua semplicità.

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Anche questa volta non riesco ad uscire fuori dall’abitato come mi succede ogni volta

Per evitare la ripetizione ravvicinata di "volta", dopo "succede" scriverei "sempre".

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

mi raccomando, da uno bravo che te ne hai bisogno

Metterei due punti dopo "mi raccomando" e virgola dopo "bravo". È sfuggito l'accento al ché causale.

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Marta, la mia brava e simpatica ex mogliettina)

L'ironia è già evidente: a mio avviso puoi scrivere semplicemente "moglie".

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Lo so che vi state chiedendo perché non smetto di farmi curare da lui.

L'allocuzione al lettore, secondo me, vanifica in parte il senso di oppressione che sei andato creando e che è funzionale al racconto. Non mi pare necessaria.

 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Gianni, ha visto il nostro futuro, scappi, fugga’. Ma le dico una cosa Mario. Ormai è tardi per fuggire perchè quel futuro lo abbiamo già raggiunto ed è diventato presente. Non ce ne siamo accorti perché tutti quanti dormivamo, facevamo bei sogni, attaccati alla nostra comfort zone, le nostre professioni, i nostri interessi, i nostri piccoli egoismi. Dobbiamo svegliarci al più presto, se non vogliamo che questo nostro viaggio non diventi il nostro incubo collettivo permanente”

Come anche altri hanno ravvisato, il finale è didascalico. È un peccato, perché rimanere nel vago avrebbe aperto la porta a molte possibili interpretazioni. Basterebbero a mio avviso pochi accorgimenti per mantenere il registro visionario: potresti aggiungere "lei" dopo Gianni, per sottolineare ancora di più la premonizione, e terminare, se posso permettermi un esempio, nel seguente modo: "E io nel sogno le chiedevo, dottore, e le chiedo anche adesso: fuggire dove?".

È stato un piacere leggerti, @INTES MK-69. Un saluto.

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Grazie collega @Poeta Zaza per le belle parole ci rivedremo presto nella sezione poesia, grazie anche ad @AnnaL. si il finale,  hai ragione avrei dovuto essere in grado di scriverne uno migliore, vedrò di rimediare grazie, un grazie anche ad @M.T. le velelle sono delle piccole meduse a forma di piccole vele, da qui il nome, che in primavera si spiaggiano sulla costa ligure emanando un forte odore, un grazie anche a @Kikki, sono orgoglioso che ti garbi il mio stile, è per me un onore perché sei bravissima, un grazie anche a @Befana Profana e a tutte le sue gradite pulci,  indispensabili x .migliorarmi quindi grazie di cuore,  felice di essere piaciuto allo @Lo scrittore incolore, per questo ti dico grazie,  e infine grazie ad un'altra collega poetessa e scrittrice @Ippolita2018 per le sue pulci e tutto il resto.

Saluti,

Mirko

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La traccia era davvero costringente. Buone i primi due paragrafetti, a parer mio, un po' retorico il terzo. Alla prox ;)

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@INTES MK-69 ciao, Mirko. Bentrovato. Non ricordo di averti mai letto nella veste di narratore, forse perché ci incrociamo solo tra i versi. O forse me ne sono scordata.  :D 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Non c’è notte, non c’è giorno, il sole è una palla scura che risveglia solo le ombre in questa città di cemento e asfalto e persiane spampanate. Solo il vento parla, questo maledetto vento di mare che trasporta l’afrore di velelle spiaggiate. Devo scappare da questo silenzio che si fa presenza insopportabile.

Io qui andrei a capo, con le domande che fai al lettore nel paragrafo successivo. So che è una questione di gusti, però spezzerei la prima frase, così: Non c'è notte, non c'è giorno. Il sole è una palla scura che risveglia solo le ombre in questa città di cemento e asfalto e persiane spampanate. 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Mi sono sempre rifugiato nel verde quando la vita mi diventa insopportabile

Non mi convince la scelta di usare il passato semplice. Io direi piuttosto: Mi rifugio sempre nel verde quando la vita diventa insopportabile. Toglierei il pronome, non serve. 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

ad uscire fuori

a uscire, la d eufonica si mette solo con due vocali uguali 

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

non si stà

sta, refuso

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Anzi, quando parlo con Mario (così si chiama il mio psicologo)

metterei una virgola dopo la parentesi

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

Non so perché mi sia nata questa ossessione, mi rendo conto che è un’idea folle,

Eliminerei mi, non mi suona bene.

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

del’ aspetto

dell'aspetto, refuso

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

anche perché

via anche (ne hai già usato uno nella stessa frase)

Il 29/3/2020 alle 23:54, INTES MK-69 ha scritto:

“Buongiorno, dottore”

Manca un punto finale. Non ti segnalo l'intero dialogo per non appesantire il commento. Ma la punteggiatura ci vuole anche in chiusura. 

 

Mi sono piaciute molto le prime due parti del racconto, soprattutto quella iniziale peer l'atmosfera che hai creato. Un po' meno il dialogo con il psicologo e il finale moraleggiante. Il dialogo, per capirci è troppo lungo e potresti renderlo meno spiegone e più naturale. Nel complesso, però, una buona prova. A rileggerci!

 

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Ciao @INTES MK-69

traccia difficile ma esecuzione molto buona. Ci sono delle descrizioni molto belle nella prima parte e devo che a me l'idea del finale con l'inserimento del dottore nel sogno non mi dispiace per niente. Credo che nella parte finale si senta un po' troppo un certo cambio di tono, sicuramente dovuto alla fretta del contest. Quindi io lo rivedrei e magari lo amplierei in modo da renderlo più omogeneo al resto, perché l'idea di fondo funziona. Anche nella parte finale ci sono delle immagini interessanti, il campo pieno di croci (inquietante) o il dottore nudo alla finestra (qui non mi è chiaro il tuo intento: simbolico - il dottore si spoglia del suo camice quindi del suo ruolo per rivelarsi nella sua umanità? questo giustificherebbe anche il passaggio da dottore a Mario nel rivolgersi a lui - però la nudità dà una sfumatura un po' comica alla scena...).

Un buon racconto, comunque!

Alla prossima!

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