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Emy

[MI135] Non so scrivere con la luce accesa

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commento

Spoiler

Racconto è stato scritto a 4 mani dalla sottoscritta e @Ton, unendo le due idee che abbiamo avuto

 

traccia di mezzanotte 

 

I - Shemira

 

Posso solo dire questo: da domani non sarà più la stessa cosa. Ho ancora le mani infradiciate dal bagno di purificazione, i polpastrelli raggrinziti e il naso pieno del fumo delle yahrtzeit, le candele che hanno acceso lungo tutto il corridoio della casa fino a questa stanza, la stanza che da domani non sarà più di Ruth.

Ho passato le ultime ore a lavarle il corpo con un effluvio di acqua corrente, strofinando in ogni singola piega e frizionandolo con l’olio di oliva. Le ho pettinato i capelli, puntandoli a formare un crocchio sulla nuca, come li portava lei. L’ho vestita del bianco di lino più puro che avessimo: ho dovuto scavare tra le ceste di lenzuola antiche che mia madre custodiva gelosamente e strapparle di mano il sudario per poterla avvolgere.

Adesso non mi resta che scriverne. Scrivere di Ruth. Ma come è possibile?

Le persone vanno e vengono e io sono inchiodata qui. Non posso uscire, è uno dei miei obblighi. È già abbastanza raro che una donna si occupi di queste cose. Se violassi uno solo dei precetti che mi permettono di fare da shoneret, qualsiasi vecchio bacucco in questa stanza si strozzerebbe nel tentativo di sputarmi addosso parole al cianuro.

E poi che importa? Non c’è altro posto in cui vorrei essere. Ruth è stata con me e con mia sorella tutta la vita, e so che anche per lei è sempre valso lo stesso.

Osservo le fibre della carta. È spessa e con una grana irregolare, ricavata da pelle di capra. Non saprei trovare parole degne di inchiostrarla.

Le fiammelle vibrano nell’aria consumata amplificando la presenza ingombrante di tutta questa gente e vomitandone le ombre su di me. Hanno cominciato ad arrivare ben dopo il tramonto, uscendo di casa in silenzio, strisciando i piedi per non disturbare l’aria coi loro rumori. Si sono riversati qui come topi, nell’oscurità, quasi avessero paura di farsi riconoscere.

Lo capisco. Alcuni non li vedo da quand’avevo l’età di Illa, mia sorella. Cioè da almeno dieci, dodici anni. All’inizio ho tentato di osservarne i volti per poterli riconoscere, ma ne distinguevo solo i brandelli esposti dalla luce. Poi ho smesso di provarci: che importa? Nessuno di loro è davvero qui per Ruth, neanche lei ce li avrebbe voluti. Non si erano visti quando papà ci aveva abbandonati. Non si erano fatti vivi quando la testa di mia madre aveva preso il largo, né quando Ruth si era rotta il femore. 

E adesso sono qui, senza sapere neanche loro il perché. Qualcuno osa addirittura fumare, convinto di poter confondere il proprio menefreghismo tra i vapori delle candele. 

Dopo qualche ora, i miei occhi filtrano i corpi al chiarore lattiginoso della luna e si sono abituati a distinguere solo i tessuti: la sensazione materica di una giacca di lana, di una gonna frastagliata. Abiti vuoti, indossati da fantasmi che mi scorrono davanti come in filigrana. Poi si posano su Illa. Ancora non so immaginare cosa provi lei, se pensi qualcosa in tutto questo miasma di corpi. Non si è mai avvicinata a Ruth, ed è troppo bassa per poterla vedere senza arrampicarsi, recinta da quelle assi di cedro che ne circoscrivono lo spazio vitale. Quelle assi sono per me l’insulto più grande: se Ruth potesse parlare, non le accetterebbe. Non c’è nulla che possa contenerla; contenere la sua forza, la sua energia, la sua voce.

Illa dà le spalle a tutti, e si limita ad osservarsi nel grande specchio dell’armadio a muro. La vedo fare qualche smorfia, una linguaccia, e ridersela tra sé e sé.

«Illa, — le bisbiglio. — Smettila di fare la stupida.»

Come vorrei che non ci fosse nessuno qui. Solo io e Ruth. Come vorrei sparissero tutti, assieme a queste candele.

«Scusa. Vuoi che ti prenda qualcosa da mangiare dalla cucina?»

«No. Lo sai che non posso mangiare niente.»

«Cos’hai scritto?»

La guardo. Così piccola, senza un’idea del domani. Tento di mostrarle un sorriso dolce.

«Niente. Non so scrivere con la luce accesa.»

Illa sospira. Profondamente. Come a voler spegnere tutte le candele in un colpo solo. Capisce molto più di quanto dà a vedere.

 

II - Neshama

 

Da quassù la stanza è molto più grande e meno vuota di quanto sia mai stata. Ci sono tutti, persino Noa. Il merito non è mio, ma di Adah. Così giovane e così saggia. Mi è stata accanto fino all'ultimo, badando a me con tanto amore. Non come Noa che si è dimenticata di avere una madre e di esserlo a sua volta. Anche David è venuto. Se ne sta in disparte, lontano dalla moglie e dalle figlie che fanno finta di non accorgersi di lui. Soprattutto Illa che si guarda intorno con l'aria smarrita, aggrappata alla gonna della sorella.

Adah, la mia dolce bambina cresciuta troppo in fretta. Ora tocca a lei prendersi cura della più piccola di casa, leggera e fragile come una farfalla appena venuta al mondo. Sorride ed è un sorriso tirato, di chi vorrebbe essere da tutt'altra parte fuorché in questa stanza oblunga piena di gente stipata intorno alla bara come fiammiferi in una scatola. Alcuni piangono e si portano il fazzoletto agli occhi, alcuni sospirano e si danno coraggio l'uno all'altro con una stretta di mano. Altri bisbigliano sottovoce, scambiandosi occhiate curiose. Tutta gente che non vedevo da anni, che non sentivo da anni, accorsa appena ha saputo, come gli avvoltoi.

Adah è d'accordo con me. Glielo leggo negli occhi. Conosco bene quel lampo. Le si aggrottano sempre le sopracciglia quando è in difficoltà. Le parole sono come frecce, escono fuori solo al momento opportuno, e forse non è ancora arrivato. Lo capisco dal modo in cui stiracchia il foglio e si passa la penna tra le dita, prima di infilarsela in bocca e mordicchiarla come se fosse un lecca-lecca, con quell'aria assorta che la contraddistingueva anche da bambina. So che è un compito difficile, ma è l'unica che possa farlo. Nessuno è più degno di lei di fare da shoneret e sono certa che lo farà benissimo. È sempre stata più avanti rispetto ai suoi coetanei. Di poche parole, ma giuste e adatte a ogni occasione, pronunciate con la chiarezza di un adulto.

Adah mi conosce meglio di chiunque altro, come conosco io lei. Ci basta uno sguardo per capirci, tanto è forte la nostra intesa. Non ho un rapporto simile con nessuno della famiglia, nemmeno con Noa. Adah è diversa persino da Illa, con cui ha in comune soltanto la sensibilità e la perspicacia, due tratti che hanno ereditato da me e dai miei antenati. Per il resto sono come fuoco e acqua, giorno e notte. Adah è coraggiosa e porta sulle spalle il peso della famiglia. A soli dieci anni aveva imparato a cucinare e a rassettare la casa, dopo l'abbandono del padre. Illa, invece, ha paura anche della sua stessa ombra, ma può contare su un grande alleato: il suo sorriso. Alla sua età, la vita è soltanto un gioco le cui regole deve ancora imparare.

Accarezzato dalla luce soffusa di una candela, che mette in risalto le pecche intorno al naso, il volto di Adah, contorto dal dolore, tradisce non solo la sofferenza del momento, ma anche la sua voglia di solitudine. Si sente un'estranea in mezzo a tutta questa gente, e se potesse li manderebbe via uno a uno, inclusi Noa e David. Se dipendesse da lei, saremmo in questa stanza solo in tre. Pochi, ma intimi.

La testa di Adah si china da un lato, mentre le sue labbra si allargano all'improvviso e gli occhi diventano tutt'uno con la fiammella. Le parole saltano sul foglio in piroette e ghirigori, seguite dal clap-clap di mani di Illa. Le mie piccole, grandi, donne. Sono così fiera di loro. Apro la bocca per dirglielo, ma esce soltanto aria. Un soffio prima che tutto intorno a noi diventi buio.

 

Il suono della voce di Adah riempie gli spazi di luce assente.

«Da domani non sarà più la stessa cosa senza di te, Ruth.»

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10 ore fa, Emy ha scritto:

Posso solo dire questo: da domani non sarà più la stessa cosa.

 

10 ore fa, Emy ha scritto:

l suono della voce di Adah riempie gli spazi di luce assente.

«Da domani non sarà più la stessa cosa senza di te, Ruth.»

Personalmente abolirei queste frasi iniziali e finali, le uniche banali e abusate in questo bellissimo testo. Tra l'altro, non se ne sente alcun bisogno. La frase "l suono della voce di Adah riempie gli spazi di luce assente.", che invece è molto bella, potrà agevolmente trovare spazio altrove.

 

10 ore fa, Emy ha scritto:

shoneret,

Posso capire bene cosa significa, ma stranamente non ne ho trovato traccia da nessuna parte su su internet.

 

Un racconto suggestivo, evocativo e originale. Bellissimo e struggente, ma non inutilmente commovente. Si sentono persino cigolare le assi del pavimento di legno vecchio. Questa indubbiamente è la tua dimensione (non intendo dire per forza quella funebre) e infatti, ogni volta che te ne discosti, a mio avviso il risultato è assolutamente inferiore.

 

Di Ton non ne ho visto neanche l'ombra.

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58 minuti fa, Macleo ha scritto:

Posso capire bene cosa significa, ma stranamente non ne ho trovato traccia da nessuna parte su su internet.


Nella fretta non abbiamo notato l'errore: il termine esatto è shomeret, femminile di shomer. Ruolo su cui ci sono comunque troppe poche informazioni data la forte prevalenza maschile in quell'attività.

 

59 minuti fa, Macleo ha scritto:

Di Ton non ne ho visto neanche l'ombra.


Lo considero un gran complimento, sul serio.

Grazie del commento @Macleo  :rosa: 

 

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Scusa, @Ton, ma il mio era puramente un appunto legato al tipo di scrittura, né accusatorio né complimentorio. Semplicemente non ho riconosciuto nel testo il tuo stile - che ormai credo di conoscere a apprezzo - , magari il tuo apporto è stato di diversa natura, ma non per questo meno rilevante. In altre parole, leggendo il racconto - tipicamente e fortemente Emyiano - non ho pensato che potesse essere stato scritto a quattro mani.

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11 minuti fa, Macleo ha scritto:

Scusa, @Ton, ma il mio era puramente un appunto legato al tipo di scrittura, né accusatorio né complimentorio. Semplicemente non ho riconosciuto nel testo il tuo stile - che ormai credo di conoscere a apprezzo - , magari il tuo apporto è stato di diversa natura, ma non per questo meno rilevante. In altre parole, leggendo il racconto - tipicamente e fortemente Emyiano - non ho pensato che potesse essere stato scritto a quattro mani.


Ma ero serio nel ringraziarti! Ho capito il tuo commento :) niente di personale, anzi. È che il mio obiettivo era proprio quello di riuscire a fondere i due stili in maniera tale da "scomparire". Se poi questo ha portato ad una forte prevalenza dello stile di @Emy, non posso che esserne contento perché lo adoro.
 

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Che racconto articolato, commuovente.

Non sono in grado di commentarlo, per me va bene così, é bellissimo

Complimenti.

 

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1 ora fa, Macleo ha scritto:

Un racconto suggestivo, evocativo e originale. Bellissimo e struggente, ma non inutilmente commovente. Si sentono persino cigolare le assi del pavimento di legno vecchio. Questa indubbiamente è la tua dimensione

@Macleo ciao, Mac e bentrovato! Grazie per le belle parole. Non è per sminuire il lavoro di nessuno dei due, ma la vera anima di questa storia è @Ton, che ha sorpreso anche me per la sensibilità con cui ha proposto e affrontato il tema che accomunava le nostre idee sulla traccia. È indubbiamente più una mia dimensione e forse per questo motivo siamo stati così in sintonia, però ti assicuro che il contenuto e lo stile porta la firma di entrambi. 

 

1 ora fa, Macleo ha scritto:

Di Ton non ne ho visto neanche l'ombra.

Vuol dire che siamo stati bravi a fondere in uno i nostri stili e la nostra passione per la scrittura. 

 

33 minuti fa, Macleo ha scritto:

n altre parole, leggendo il racconto - tipicamente e fortemente Emyiano - non ho pensato che potesse essere stato scritto a quattro mani.

Questo non può che farci piacere. Grazie di cuore, Mac! :rosa:

 

15 minuti fa, Almissima ha scritto:

Che racconto articolato, commuovente.

Grazie di cuore anche a te, @Almissima. A rileggerci! 

 

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E allora, se le cose stanno così e i risultati sono questi, sarà meglio che facciate molte cose insieme, @Emy e @Ton. Diventerete come Battisti & Mogol, Fruttero & Lucentini, Stigler & Otis.

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Ohibò, come potrei lasciarmi scappare l'occasione di rompere le scatole a due persone con un commento solo! @Emy, @Ton, eccomi ^^

12 ore fa, Emy ha scritto:

Posso solo dire questo: da domani non sarà più la stessa cosa.

Nota puramente personale, ma ho una passione per gli incipit essenziali e incisivi, eliminerei la premessa del posso dire e inizierei direttamente con "Da domani non sarà più eccetera"

12 ore fa, Emy ha scritto:

le mani infradiciate dal bagno di purificazione

forse ho capito male io, però mi sembra che siano passati diversi minuti dal bagno di purificazione, poiché l'ha vestita, profumata, pettinata ecc. (se invece il rito prevede il bagno alla fine e ha ancora le mani nell'acqua, chiedo scusa, come se non avessi scritto niente). Quindi io direi umide o una cosa tipo "macerate" per rendere l'effetto sulla pelle di aver passato molte ore nell'acqua. Ma infradiciate, cioè bagnate fradicie mi sembra scorretto.

12 ore fa, Emy ha scritto:

delle yahrtzeit, le candele che hanno acceso lungo

capisco il desiderio di spiegare il termine, ma secondo me non è necessario: se scriveste semplicemente "delle yayrtzeit accese (o che sono state accese) lungo il corridoio" mi sembra che il contesto renda chiaro cosa siano (si parla di fumo e di accensione, in un contesto di rito funebre).

12 ore fa, Emy ha scritto:

Ruth è stata con me e con mia sorella tutta la vita, e so che anche per lei è sempre valso lo stesso.

immagino che si riferisca al "non vorrei essere in nessun altro posto", però con questa disposizione delle frasi sembra riagganciarsi a "è stata insieme a noi tutta la vita" e non ha senso: se sono state insieme è chiaro che vale anche per lei. Credo che si debba riformulare il paragrafo.

12 ore fa, Emy ha scritto:

strisciando i piedi per non disturbare l’aria coi loro rumori

mi piace molto questa immagine, contrariamente allo sputare parole al veleno e vomitare ombre di righe precedenti, che sanno di frasi già usate, questa la trovo molto personale e efficace.

12 ore fa, Emy ha scritto:

Non si erano visti quando papà ci aveva abbandonati. Non si erano fatti vivi quando la testa di mia madre aveva preso il largo, né quando Ruth si era rotta il femore. 

non posso metterci la mano sul fuoco perché le consecutio ahimè non le padroneggio come vorrei, ma mi sembra ci sia un eccesso di trapassati. Il tutto mi suonerebbe meglio al passato remoto, anche perché sono azioni puntuali, non continuative nel tempo. Ma forse sbaglio, eh.

12 ore fa, Emy ha scritto:

la sensazione materica

qui invece sono abbastanza sicura che l'aggettivo sia inadatto (è un aggettivo proprio alla critica d'arte, non so se esista un uso esteso, ma dev'essere comunque minoritario), forse "materiale", "fisico", "tattile"?

12 ore fa, Emy ha scritto:

Non si è mai avvicinata a Ruth, ed è troppo bassa per poterla vedere senza arrampicarsi, recinta da quelle assi di cedro che ne circoscrivono lo spazio vitale.

anche qui l'uso di recinta mi lascia perplessa, ma se avete scelto un linguaggio letterario ci può stare, il dubbio è anche qui sulla subordinata: il senso logico mi dice che è la moribonda che è rinchiusa tra assi di cedro, ma la struttura del periodo il cui soggetto è Illa invece indica che è la bambina a essere circondata da assi di cedro. Credo che non abbia senso (o allora Illa si muove dentro una scatola di legno e sono io che non ho capito), quindi cercherei di avvicinare Ruth e recinta. Anche qui, vado a impressioni e logica mia, eh.

Tipo:"Non si è mai avvicinata ed è troppo bassa per riuscire, senza arrampicarsi, a vedere Ruth, recinta da quelle assi eccetera"

 

12 ore fa, Emy ha scritto:

Adah, la mia dolce bambina cresciuta troppo in fretta.

12 ore fa, Emy ha scritto:

leggera e fragile come una farfalla appena venuta al mondo

2 frasi davvero fatte, rifatte e strafatte. Scusate, ma fanno un po' libro Harmony (voletemi bene lo stesso, anche se sono puzzona e antipatica :rosa:)

12 ore fa, Emy ha scritto:

vorrebbe essere da tutt'altra parte fuorché

altra cosa su cui magari sbaglio io, ma "tutt'altra" e "fuorché" insieme mi suonano strano: vorrei essere in tutt'altro luogo già dice "un luogo diverso da qui" quindi l"eccetto dopo ha poco senso. "Di chi vorrebbe trovarsi ovunque fuorché in questa stanza"; "di chi vorrebbe trovarsi da tutt'altra parte piuttosto che in questa stanza" (IMHO, naturalmente, che vale quanto se non meno delle vostre, eh?)

 

12 ore fa, Emy ha scritto:

È sempre stata più avanti rispetto ai suoi coetanei.

non mi piace: più matura?

12 ore fa, Emy ha scritto:

Adah è diversa persino da Illa, con cui ha in comune soltanto la sensibilità e la perspicacia, due tratti che hanno ereditato da me e dai miei antenati. Per il resto sono come fuoco e acqua, giorno e notte. Adah è coraggiosa e porta sulle spalle il peso della famiglia. A soli dieci anni aveva imparato a cucinare e a rassettare la casa, dopo l'abbandono del padre. Illa, invece, ha paura anche della sua stessa ombra, ma può contare su un grande alleato: il suo sorriso. Alla sua età, la vita è soltanto un gioco le cui regole deve ancora imparare

questa parte secondo me ha il difetto di voler assolutamente riassumerci e raccontarci i personaggi, mentre fino a qui le due sorelle, e la madre "inutile", uscivano benissimo tra le righe del testo. Questa didascalia a uso lettore (ecco chi sono la nonna, la figlia, le due nipoti, come sono diverse eccetera) non la metterei secondo me appesantisce e spezza l'atmosfera che si sprigionava dal tutto, come una parentesi esplicativa in una scena intima di cordoglio in cui prima ci sentivamo spettatori partecipi, non so se riesco a spiegarmi, ma io la toglierei o allora la snellirei molto, anche perché non è che dia informazioni fondamentali, cerca solo di personalizzare le due sorelle, cosa che già usciva naturalmente dal testo prima.

 

Okay, spero di non aver fatto un commento indigeribile, ho messo in evidenza le cose che mi hanno interpellata leggendo, il racconto è molto suggestivo, non so perché abbiate scelto una veglia ebraica, e non so se sia fedele perché non ne conosco nulla, ma su di me l'atmosfera ha funzionato bene. Credo di aver preferito la prima parte alla seconda, che forse cerca un po' troppo di spiegare quello che era solo "pennellato" qui e là ma non esposto apertamente nella prima parte; ma il finale col soffio vitale che esce e spegne tutto mi è piaciuto molto. Da una traccia "in una notte" avete scritto un  racconto su la Notte per antonomasia: la morte e il commiato da chi resta. E ci siete riusciti bene :)

 

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@Befana Profana ce ne vuole per essere più antipatico e puzzone di me, tranquilla :D 

Parlo per me: sono d'accordo con quasi tutto quello che hai notato, soprattutto su alcune costruzioni che avrebbero necessitato di più tempo per essere riviste. Purtroppo col discorso di coordinarci, siamo andati lunghi e alcune cose sono sfuggite.

 

Sulla sintattica, e sulla consecutio, non posso esprimermi: sono abituato a tradurre le frasi dall'americano che ho in testa, e mi risulta ancora difficile valutare la singola frase per quello che è vs quello che dovrebbe essere in italiano. Sono portato a concordare con te perché ho avuto le stesse "sensazioni" ad una prima rilettura, ma di nuovo il tempo e la difficoltà di individuare esattamente cosa fosse che non andava ha influito in maniera negativa.

 

 
 
 
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sensazione materica

 


Lo ammetto: l'ho fregata a @Cerusico :si: per me però ci sta: secondo Treccani è il concetto che la materia di cui è fatta un'opera d'arte sia indistinguibile dall'immagine, in quanto essa stessa immagine. Che è proprio quello che volevo comunicare con i vestiti che rappresentavano il tutto più dei volti.

 

Continua ad essere l'antipatica puzzona che sei, mi piaci così :rosa:

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@Ton, non credere di esserti camuffato così bene: c’avrei giurato che la sensazione materica (e anche le mani infradiciate) fosse tua :D

Sono cosciente che il fattore tempo influisce molto sul MI, per quello mi sono permessa di mostrarvi alcune costruzioni che secondo me con più calma avreste riformulato diversamente. Volevo darvi un occhio (io che son ciecata) esterno da cui partire poi con le riletture senza fiato sul collo. Se poi sia un occhio utile, ehm, non mi sbilancio :flower:

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34 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

questa parte secondo me ha il difetto di voler assolutamente riassumerci e raccontarci i personaggi, mentre fino a qui le due sorelle, e la madre "inutile", uscivano benissimo tra le righe del testo.

In realtà, non era la mia intenzione raccontare i personaggi, ma era un modo di fissare i ricordi di Ruth prima che tutto svanisca nel nulla. So che tendo a esagerare a volte, e che spesso sono sdolcinata, quindi accetto le tiratine delle orecchie ben volentieri e ti ringrazio dal cuore per la sincerità con cui mi fai presente cose su cui ragiono poco nei tempi stretti del MI. 

 

44 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

non mi piace: più matura?

il senso è quello, ma mi piaceva esprimerlo in modo diverso. 

 

45 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Okay, spero di non aver fatto un commento indigeribile

Questo mai, altrimenti non saresti tu. Sai che adoro la tua schiettezza! Grazie di cuore, Bef! <3 

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45 minuti fa, Emy ha scritto:

l senso è quello, ma mi piaceva esprimerlo in modo diverso. 

Capisco, però credo dovresti trovare un’altra idea, perché « essere avanti » è un’espressione d’uso corrente in gergo giovanile, e non si adatta alla vecchia matriarca che si congeda dalla vita, secondo me.

<3 

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Il 30/3/2020 alle 13:18, Befana Profana ha scritto:

non credere di esserti camuffato così bene: c’avrei giurato che la sensazione materica (e anche le mani infradiciate) fosse tua

 

Ach! :D però sarebbe divertente come giochino: chi ha scritto cosa?

 

Il 30/3/2020 alle 13:18, Befana Profana ha scritto:

Se poi sia un occhio utile, ehm, non mi sbilancio

 

Sempre utilissimo, senza svenevolerie :rosa:

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Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

 

I - Shemira

Difesa?

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

Osservo le fibre della carta. È spessa e con una grana irregolare, ricavata da pelle di capra. Non saprei trovare parole degne di inchiostrarla.

Le fiammelle vibrano nell’aria consumata amplificando la presenza ingombrante di tutta questa gente e vomitandone le ombre su di me.

effetto visivo notevole

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

Hanno cominciato ad arrivare ben dopo il tramonto, uscendo di casa in silenzio, strisciando

vedrei meglio "strascicando"

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

 

E adesso sono qui, senza sapere neanche loro il perché. Qualcuno osa addirittura fumare, convinto di poter confondere il proprio menefreghismo tra i vapori delle candele. 

piaciuto

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

Dopo qualche ora, i miei occhi filtrano i corpi al chiarore lattiginoso della luna e si sono abituati a distinguere solo i tessuti: la sensazione materica di una giacca di lana, di una gonna frastagliata. Abiti vuoti, indossati da fantasmi che mi scorrono davanti come in filigrana. Poi si posano su Illa. Ancora non so immaginare cosa provi lei, se pensi qualcosa in tutto questo miasma di corpi. Non si è mai avvicinata a Ruth, ed è troppo bassa per poterla vedere senza arrampicarsi, recinta

recintata com'è

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

 

da quelle assi di cedro che ne circoscrivono lo spazio vitale. Quelle assi sono per me l’insulto più grande: se Ruth potesse parlare, non le accetterebbe. Non c’è nulla che possa contenerla;

meglio i due punti

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

contenere la sua forza, la sua energia, la sua voce.

 

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

«Niente. Non so scrivere con la luce accesa.»

Illa sospira. Profondamente. Come a voler spegnere tutte le candele in un colpo solo. Capisce molto più di quanto dà a vedere.

di quanto dia a vedere.

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

 

II - Neshama

Protezione?

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

Sorride ed è un sorriso tirato, di chi vorrebbe essere da tutt'altra parte fuorché in questa stanza oblunga piena di gente stipata intorno alla bara

virgola

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

come fiammiferi in una scatola. Alcuni piangono e si portano il fazzoletto agli occhi, alcuni sospirano e si danno coraggio l'uno all'altro con una stretta di mano. Altri bisbigliano sottovoce, scambiandosi occhiate curiose. Tutta gente che non vedevo da anni, che non sentivo da anni, accorsa appena ha saputo, come gli avvoltoi.

Adah è d'accordo con me. Glielo leggo negli occhi. Conosco bene quel lampo. Le si aggrottano sempre le sopracciglia quando è in difficoltà. Le parole sono come frecce, escono fuori solo al momento opportuno,

bell'immagine

 

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

Il suono della voce di Adah riempie gli spazi di luce assente.

bellissimo

Il 29/3/2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

«Da domani non sarà più la stessa cosa senza di te, Ruth.»

 

Bello l'intreccio, e la scelta di far descrivere e narrare la scena della veglia funebre attraverso due figure: la figlia grande, l'orfana Adah, e la madre morta, di nome Ruth.

Tanto "show" e molta profondità nella trama.

Bella forza, in due, una più brava dell'altro, eh? :P :D Ton?

 

:rosa:@Emy Brava!

 

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Difesa?


A seconda del contesto in cui si usa, "difendere" o "badare".

 

La shemira è, appunto, la pratica di "difendere" il corpo del morto dal periodo in cui c'è il decesso fino alla sepoltura. Di solito dura una notte ed è portato avanti da uno shomer o shomeret che ha diversi obblighi: lavare, pulire, purificare il corpo, vestire, pettinare ecc. oltre a non poter mangiare, bere, dormire o fumare per tutto il periodo (non può, in pratica, fare tutte quelle cose che il morto non può più fare, per rispetto).

 

Quota

Protezione?


"Anima" o "spirito". Nella tradizione ebraica, la shemira è necessaria proprio perché l'anima del morto rimane nelle vicinanze del corpo per un periodo dopo la morte, e quindi il guardiano deve fare in modo che nessuno la "traumatizzi" prima della sepoltura.

 

Quota

vedrei meglio "strascicando"

 

Eccolo! Non mi veniva :D 

 

@Poeta Zaza Grazie mille :rosa:

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16 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Bello l'intreccio, e la scelta di far descrivere e narrare la scena della veglia funebre attraverso due figure: la figlia grande, l'orfana Adah, e la madre morta, di nome Ruth.

In realtà sono la nonna e la nipote. Adah è la figlia di Noa. :) 

17 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Tanto "show" e molta profondità nella trama.

Bella forza, in due, una più brava dell'altro, eh? :P :D Ton?

 

:rosa:@Emy Brava!

Grazie di cuore, @Poeta Zaza! <3 :rosa:

 

Il 30/3/2020 alle 14:22, Befana Profana ha scritto:

Capisco, però credo dovresti trovare un’altra idea, perché « essere avanti » è un’espressione d’uso corrente in gergo giovanile, e non si adatta alla vecchia matriarca che si congeda dalla vita, secondo me.

Non ci avevo pensato. Il mio avanti non si riferiva solo all'età, ma più a una certa sensibilità di percepire le cose prima degli altri e a risponderne in maniera adeguata e giusto. Non so spiegarlo bene, però trovo la tua osservazione pertinente. Grazie ancora, Bef! <3 

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Ciao @Emy@Ton

wow! Racconto bellissimo! Avete creato un'atmosfera davvero suggestiva: bravissimi!

Non ho molto da dire perché il racconto ha un suo equilibrio davvero molto delicato ma, unico suggerimento nel caso voleste riprenderlo, metterei in nota la traduzione o spiegazione dei titoli delle due parti (aiuterebbero a orientare meglio il lettore, io, nella mia ignoranza, ho pensato che potessero essere i nomi dei personaggi e questo mi ha fuorviata). Trovo giusto che non siano troppo spiegati i rituali perché contribuiscono a rendere fumosa l'atmosfera, però un accenno anche minimo lo metterei, le due parole suggerite da @Poeta Zaza (difesa e protezione) funzionerebbero benissimo in nota.

Detto questo, complimenti! Anche per essere riusciti a scrivere a quattro mani, io non ho mai provato e me lo immagino come qualcosa di difficile...

Alla prossima!

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51 minuti fa, Emy ha scritto:

In realtà sono la nonna e la nipote. Adah è la figlia di Noa. :) 

 

Lo sapevo e poi ho rimosso e ho saltato una generazione... Uffa, accidenti alla memoria labile, grrr :bash:

 

5 minuti fa, ivalibri ha scritto:

metterei in nota la traduzione o spiegazione dei titoli delle due parti (aiuterebbero a orientare meglio il lettore, io, nella mia ignoranza, ho pensato che potessero essere i nomi dei personaggi e questo mi ha fuorviata).

anch'io l'ho pensato!

5 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Trovo giusto che non siano troppo spiegati i rituali perché contribuiscono a rendere fumosa l'atmosfera, però un accenno anche minimo lo metterei, le due parole suggerite da @Poeta Zaza (difesa e protezione) funzionerebbero benissimo in nota.

 

Grazie, Ivana, la penso anch'io come te. :sss:

 

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@ivalibri grazie mille :rosa:

Concordo con te e @Poeta Zaza col senno di poi una nota a fine racconto ci stava bene, se non altro per chiarire quei due/tre termini (il dubbio che si potesse scambiarli per i nomi delle protagoniste è venuto anche a me! Poi m'è sfuggito via dalle orecchie :D )

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@Emy 

@Ton

 

Il testo in sè è già stato passato al setaccio per bene e mi unisco a due osservazioni: una di Macleo e una di Befana. Toglierei l'ultima frase, è chiaro che per Adah da lì in poi cambierà tutto, dirlo gli toglie potenza. E il pezzo segnalato da Befana lo rivedrei, è l'unico in cui "raccontate" e stona in un racconto dove è tutto molto evocativo e mostrato. Le scene si vedono e si sentono e le emozioni si percespiscono, quel pezzetto lì spezza l'atmosfera che avete creato così bene.

Qua e là c'è qualcosa di poco chiaro (a una prima lettura ho capito che Illa fosse chiusa dentro qualcosa) e poco altro (una consecutio un po' sospetta), ma avete messo in piedi davvero un bel pezzo su una cultura, almeno a me, pressochè sconosciuta.

 

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Ciao @Emy e @Ton, siete stati molto bravi a scrivere questo racconto in poco tempo a quattro mani  e uniformando così bene i vostri stili (che immagino diversi, non credo di aver mai letto nulla di Ton, ma potrei sbagliare ed è colpa mia comunque, sia che lo abbia letto e mi sia scordato, sia se non l'abbia mai letto) da sembrare scritto da una sola persona. Quindi il vostro esperimento è riuscito perfettamente anche in considerazione del fatto che il racconto è suggestivo e ha un buon finale. Quel soffio che finalmente spegne tutte quelle candele che fanno luce impedendo alla bambina di scrivere sono una bella idea. Qualche imprecisione lungo il racconto c'è e ve le hanno già fatte notare  credo tutte, senza farvi nessuno sconto (spero che mi venga riservato un trattamento simile, sarebbe antipatico il contrario). Quindi per me, pollice in su.

 

Cordiali saluti,

 

Mirko

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34 minuti fa, INTES MK-69 ha scritto:

non credo di aver mai letto nulla di Ton

 

Mi viene in mente un modo per rimediare :D

 

Grazie mille per essere passato :rosa:

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@Ton ed @Emy che bravi a cimentarvi in un lavoro così complesso in un tempo tanto ristretto, complimenti! Avete creato davvero un bell'intreccio, pieno di fascino e di sensazioni. Non so niente di questa cultura e di questo rituale nello specifico, vi credo sulla parola anche perché non sembrate avere tentennamenti, il patto con il lettore viene rispettato dall'inizio alla fine senza discrepanze. 

Il 30/3/2020 alle 00:47, Emy ha scritto:

fumo delle yahrtzeit, le candele che hanno accesoe lungo tutto il c

farei così in questa frase, è un peccato interrompere l'atmosfera con una spiegazione che può nascondersi nel testo. Trovo che si capisca bene ugualmente che sono candele anche senza specificarlo

Il 30/3/2020 alle 00:47, Emy ha scritto:

Ho passato le ultime ore a lavarle il corpo con un effluvio di acqua corrente,

qui ho due osservazioni. La prima riguarda il verbo lavare, avrei messo: a lavare il suo corpo rendendo la frase più esplicita e diretta. E poi mi chiedo il perché della scelta di effluvio, sono anche andata a controllare perché mi è venuto il dubbio di sbagliare, ma effluvio si riferisce agli odori, ai profumi, non ai liquidi.

Il 30/3/2020 alle 00:47, Emy ha scritto:

e strapparle di mano il sudario per poterla avvolgere.

strappare il sudario di mano alla madre? Aggiungerei il nome del corpo che verrà avvolto nel sudario, tanto per chiarire il dubbio che si insinua qui per i due femminili

Il 30/3/2020 alle 00:47, Emy ha scritto:

parole degne di inchiostrarla.

molto bello

Il 30/3/2020 alle 00:47, Emy ha scritto:

nell’aria consumata am

e anche questo

Il 30/3/2020 alle 00:47, Emy ha scritto:

alle figlie che fanno finta di non accorgersi di lui.

preferirei fingono al posto di fanno finta

 

Il 30/3/2020 alle 00:47, Emy ha scritto:

lei di fare da shoneret e sono certa che lo farà benissimo

non ripeterei il verbo fare, cercherei un'altra soluzione, magari svolgere il ruolo? Non so bene cosa possa stare bene con questa parola perché non conosco il rituale, non so niente di tutto questo, ma fare stona molto, secondo me.

 

Il 30/3/2020 alle 00:47, Emy ha scritto:

come conosco io lei.

come io conosco lei.

 

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4 minuti fa, Kikki ha scritto:

effluvio


Invoco il potere della retorica :D è una metonimia. Il racconto dovrebbe essere zeppo di "odori" e volevo si sentisse anche quello dell'acqua. Ho pensato di utilizzare una metonimia per scambiare la proprietà tattile con quella olfattiva.

 

Spoiler

O forse mi suonava bene e basta :asd:

 

@Kikki grazie mille :rosa:

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Il ‎29‎/‎03‎/‎2020 alle 23:47, Emy ha scritto:

si limita ad osservarsi

 

Il lavoro è complesso, ben fatto. Non conoscendo certi termini ho fatto fatica a comprendere (o meglio, immedesimarmi) appieno la situazione.

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Ciao @Emy. Devo dire che ho preferito le belle descrizioni della prima parte più che la seconda parte,fatta più di considerazioni. In questa seconda parte sono concentrati, tra l'altro, quelli che secondo me sono  difetti un po' meno digeribili (per il mio gusto eh) del racconto, ovvero delle concessioni a clichè tipo la fragilità della farfalla, le piccole grandi donne, l'età in cui non si sa della vita et similia. Penso che ne puoi fare a meno. Scusa se sono il solito "brusco" guastafeste, ma ti segnalo lo stesso quello che mi è sembrata un'imperfezione a fronte di un bel racconto, sicuro che fare così, magari. sul breve periodo è antipatico, sul lungo è utile. E poi ti devo un po' stuzzicare e provocare prime del match, o no? :asd: 

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Il 31/3/2020 alle 17:18, AnnaL. ha scritto:

ma avete messo in piedi davvero un bel pezzo su una cultura, almeno a me, pressochè sconosciuta.

Grazie di cuore, @AnnaL.. :rosa:

23 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

Ciao @Emy e @Ton, siete stati molto bravi a scrivere questo racconto in poco tempo a quattro mani  e uniformando così bene i vostri stili

Troppo gentile. Grazie, @INTES MK-69. :rosa:

7 ore fa, Kikki ha scritto:

 

@Ton ed @Emy che bravi a cimentarvi in un lavoro così complesso in un tempo tanto ristretto, complimenti! Avete creato davvero un bell'intreccio, pieno di fascino e di sensazioni.

 

Sempre troppo buona, @Kikki! <3 Grazie anche per i suggerimenti! :rosa:

 

2 ore fa, M.T. ha scritto:

Il lavoro è complesso, ben fatto. Non conoscendo certi termini ho fatto fatica a comprendere (o meglio, immedesimarmi) appieno la situazione.

Hai ragione, @M.T.. Avremmo potuto gestire meglio la terminologia. Grazie per essere passato e per l'apprezzamento. :flower:

 

1 ora fa, Edu ha scritto:

Penso che ne puoi fare a meno.

Forse. Ho ragionato nella maniera in cui avrebbe fatto una nonna, almeno la mia parlava in un modo simile senza pensare ai cliché. Qualcosina avrei potuto evitare, questo sì. 

1 ora fa, Edu ha scritto:

E poi ti devo un po' stuzzicare e provocare prime del match, o no? :asd: 

Una novellina ti avrebbe considerato scorbutico, io no. So che in fondo, molto in fondo, sei un tenerone. La provocazione accolta. Non credere che ti farò sconti nel ring. :P Grazie del passaggio e del commento gradito!

13 minuti fa, Ton ha scritto:

 

@Edu io non lo farei fossi in te, è abituata a serbare rancore :asd: 

...

@Ton non rivelare le mie tattiche di guerra! :giù:

 

 

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