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Poeta Zaza

[MI 135] In braccio alla luna

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commento ad altrui testo

 

In braccio alla luna

 

Chiara è stata operata al naso e sta per passare la prima notte in ospedale.

Per la semplice e timida quattordicenne, di famiglia modesta, è la prima volta che passa la notte fuori casa.

È tutto nuovo per lei, anche il dolore, e il disagio della mattina, quando le hanno dato un contenitore piccolo e stretto, dicendo che dovevano prenderle le urine. La compagna di stanza aveva capito il suo disagio e le aveva spiegato di utilizzare un bicchiere usa e getta e poi di travasarlo. 

Sapeva che il chirurgo aveva chiesto a suo padre se voleva che le facesse, già che c’era, una rettifica esterna alla linea del naso, ma lui aveva risposto: raddrizzi solo quello che si è rotto. Non l’aveva nemmeno interpellata a proposito, ma a dire il vero lei la pensava come la nonna, che un giorno le aveva spiegato che l’armonia di ogni viso è data dai nostri sentimenti ed emozioni, e i tratti che abbiamo ereditato alla nascita vengono con naturalezza forgiati nella crescita, identificandoci per quello che siamo.

E ognuno di noi è unico e irripetibile così com’è. Se cambia, si "sfasa" e si vede.

Sua mamma non le era stata accanto se non dopo l’operazione, per assicurarsi che fosse andato tutto bene, e si ricordava appena del suo bacio tra le nebbie dell’anestesia.

Peccato avere due genitori che lavoravano uno di giorno e l’altro di notte, per metà del mese. E adesso era quella la metà, e qualcuno doveva stare sempre coi suoi fratelli.

 

Adesso, dopo il brodo, mangia un po’ di stracchino e conclude con una mela cotta. Squisito! Esclama, rivolta alla compagna di degenza, Alda, e poi mugola di dolore.

“Ti fa tanto male?”

A volte sento una fitta più forte, se no è solo un continuo fastidio, che pulsa fin nella testa, ma sopportabile. Pensa che mi sono portata un libro, e non vedevo l’ora di sapere come va a finire, ma non me la sento di leggere. Non è da me, sono proprio abbattuta come una pianta giovane dalla tempesta.

“Che bel modo di dire! Non l’ho mai sentito.”

È mio, dice Chiara con piacere. Merito di mia nonna che mi ha indotta a leggere sin da piccola e a cercare di comunicare le mie emozioni anche con dei paragoni, per farmi capire di più. E anche per gioco lo facciamo io e i miei fratelli: vengono fuori delle cose divertenti. Come, ad esempio: "sei fuori posto come una pianta di patate in riva al mare". Ecco, cose così.

“Che bella cosa… Senti, ti va di dirmi come ti sei rotta il naso?”

È stata colpa di Piercarlo. Per scherzo,mi ha rincorso nella lunga stradina con una biscia tra le mani. Io correvo forte ma mi voltavo per vedere il vantaggio che avevo. Sì che mi viene in mente di stare attenta al muro storto! Sa, signora Alda, quei muri sfalsati, fatti così magari per non abbattere alberi e che poi ti sfasano la linea dritta che stai facendo…

Insomma, quando mi sono voltata per la terza volta, forse,  per vedere che lui recuperava terreno, e quindi velocemente ho girato la testa al percorso… l’ho sbattuta violentemente contro il muro che mi ha dato uno schiaffo di pietra, e sono caduta come un sasso.

Non aggiunge altro, Chiara, perché vergognosa di confidare a un’estranea, anzi, fosse anche a sua madre, del colpo d’aria che le aveva alzato la gonna nella caduta, e del coetaneo Pierangelo che la guardava con una strana espressione: non solo colpevole.

In quel mentre, sentono una voce bambina piangere, in un’altra camera.

“Dev’essere Marianna, piccina. La mamma se ne va a quest’ora, perché ha un bimbo più piccolo da accudire, e lei si sente sola e fatica ad addormentarsi. Le infermiere fanno quello che possono.

Potessi alzarmi, le terrei un po’ di compagnia.”

Vado io, intanto faccio due passi, dice Chiara.

Ecco la bambina, forse di quattro anni, in camera con tre anziane che dal loro letto le parlano per consolarla. Le si avvicina e la piccola strilla, appena la vede. 

Non avere paura di questa maschera di cerotti: mi fa guarire il naso, come la tua sul pancino, vedo. Sono Chiara. Ci vieni con me, Marianna, dalla finestra dove si aspettano le stelle?

 

Dal finestrone del corridoio, senza tende o tapparelle, si vedono le luci delle case che si stagliano, rade, nella notte.C’è una falce di luna solitaria.

“Sembra un dondolo la luna!” dice la bambina.

Certo, è così, Marianna! Tra un po’ arriveranno le stelle e qualcuna andrà a accomodarsi là sopra.

La tengo in piedi sul davanzale, e lei mi si appoggia contro, mentre mi indica per prima le stelle che arrivano man mano ad occupare la notte serena.

 

“Eccola, la stellina che va in braccio alla luna!” esclama felice la piccola.

È la più piccola ed ha diritto di essere ninnata, le spiega Chiara. E tu, vuoi essere ninnata da me?

“Sì Chiara, sì luna… Facciamo che io sono una stellina e tu sei la luna-dondolo che mi tiene in braccio” dice lei.

 

Si staccano dal vetro del finestrone e l’adolescente, con in braccio la bimba minuta, comincia a misurare coi suoi passi il corridoio.

Cosa le canto? si chiede la ragazza, che a casa non ha mai cantato, le sovviene con un senso di colpa latente, per il fratellino capriccioso.

Si ricorda di avere ascoltato una vecchia canzone di Rita Pavone, “Dormi dormi formichino”, e cambia,  in corsa e in corsia, alcune parole, personalizzandole per Marianna, e soprattutto escludendo la parola “mamma”, foriera di pianti:

 

Dormi e sogna, piccolina

ci son io a te vicina,

dormi e sogna cose belle

alla luce delle stelle.

Fai la ninna, fai la nanna,

le conosci ninna e nanna,

con la ninna fai la nanna,

brava piccola Marianna.

 

Una dopo l’altra, sottovoce, canta le canzoni da bambini che conosce, personalizzandole tutte.

Il dolore al naso sarà anche sordo, pensa lei, ma è capace di farsi sentire bene…accipicchia!

Allora va a sedersi sulla sedia vicino al letto della bambina, e poi prova dolcemente a metterla giù. Ma lei apre gli occhi: “Ho male alla pancia”. Le tende le braccia: “Canta me nelle canzoni”.

Non volendo disturbare il sonno delle degenti, Chiara ritorna in corridoio a cantare, e ogni tanto tace, stanca,  e si siede su una panca, massaggiandole la schiena. Sembra che il gesto riesca a lenirle, chissà come, il male al pancino, dove non può posare la mano. Chiede una camomilla all’infermiera. Parlano un po’ tra loro, sottovoce. È notte piena quando mette la bambina a letto.

 

Quando si va a coricare, Chiara è serena, e capisce di avere imparato un’altra cosa nuova, quella notte, a chiusura di un giorno da ricordare:

la tenerezza che fa dolce il cuore, lo scambio che, mentre dai, ritorna.

Come il din della campana, cui segue, immancabile, il don.

 

 

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16 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Sì che mi viene in mente di stare attenta al muro storto! Sa, signora Alda, quei muri sfalsati, fatti così magari per non abbattere alberi e che poi ti sfasano la linea dritta che stai facendo

Questa frase mi suona un po' forzata nel contesto.

 

17 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

sentono una voce bambina piangere

voce di bambina

 

18 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

“Dev’essere Marianna, piccina. La mamma se ne va a quest’ora, perché ha un bimbo più piccolo da accudire, e lei si sente sola e fatica ad addormentarsi. Le infermiere fanno quello che possono.

Potessi alzarmi, le terrei un po’ di compagnia.”

“Dev’essere Marianna, piccina. La mamma se ne va a quest’ora, perché ha un bimbo più piccolo da accudire, e lei si sente sola e fatica ad addormentarsi. Le infermiere fanno quello che possono. Potessi alzarmi, le terrei un po’ di compagnia.”

 

18 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Ci vieni con me, Marianna, dalla finestra dove si aspettano le stelle?

Bella :) 

 

19 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

rade, nella notte.C’è una falce di luna solitaria.

rade, nella notte. C’è una falce di luna solitaria.

 

19 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

“Sembra un dondolo la luna!” dice la bambina.

“Sembra un dondolo, la Luna!” dice la bambina.

 

21 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

“Sì Chiara, sì luna

 

22 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Il dolore al naso sarà anche sordo, pensa lei, ma è capace di farsi sentire bene…accipicchia!

Il dolore al naso sarà anche sordo, pensa lei, ma è capace di farsi sentire bene… accipicchia!

 

Bel racconto, tenero e consolante :) 

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Ciao @Poeta Zaza

che bel titolo! Mi ha subito attratta, semplice e poetico. E, devo dire, la lettura del tuo racconto non mi ha per niente delusa. Semplice e poetico anch'esso. Bella l'ambientazione in ospedale, l'hai resa molto bene (con alcune piccole incongruenze a mio parere, che ti segnalo nel resto del commento).

Pronta per pulci e pulcette?

51 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Chiara è stata operata al naso e sta per passare la prima notte in ospedale.

Buon incipit, a mio parere. Contrasta con il titolo sognante e porta chi legge con i piedi per terra, in una situazione chiara e reale.

 

52 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Per la semplice e timida quattordicenne, di famiglia modesta, è la prima volta che passa la notte fuori casa.

Qui, per mio gusto personale, avrei diluito le informazioni nel seguito del testo, in particolare che sia timida e che sia di famiglia modesta. Avrei centellinato un poco di più il retroscena del personaggio, da lettrice, all'inizio di un racconto ho voglia di sapere cosa sta succedendo, piuttosto che ciò che è successo o sta dietro a un personaggio. 

 

55 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

tutto nuovo per lei, anche il dolore, e il disagio della mattina, quando le hanno dato un contenitore piccolo e stretto, dicendo che dovevano prenderle le urine. La compagna di stanza aveva capito il suo disagio e le aveva spiegato di utilizzare un bicchiere usa e getta e poi di travasarlo. 

Sapeva che il chirurgo aveva chiesto a suo padre se voleva che le facesse, già che c’era, una rettifica esterna alla linea del naso, ma lui aveva risposto: raddrizzi solo quello che si è rotto. Non l’aveva nemmeno interpellata a proposito, ma a dire il vero lei la pensava come la nonna, che un giorno le aveva spiegato che l’armonia di ogni viso è data dai nostri sentimenti ed emozioni, e i tratti che abbiamo ereditato alla nascita vengono con naturalezza forgiati nella crescita, identificandoci per quello che siamo

Questa parte, infatti, funziona benissimo. Ci dici molte cose su Chiara, ma partendo dalla sua situazione in questo momento. 

 

56 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

ognuno di noi è unico e irripetibile così com’è. Se cambia, si "sfasa" e si vede.

Bello!

 

57 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Adesso, dopo il brodo, mangia un po’ di stracchino e conclude con una mela cotta. Squisito! Esclama

Forse dopo un'operazione al naso è possibile mangiare. Quando mi sono operata io, all'addome, non ho mangiato se non il giorno dopo. Quello che mi sembra strano, ma magari mi sbaglio, è che lei si alzi dal letto e addirittura prenda in braccio una bambina. Ha persino fatto un'anestesia totale (deduco da quando dici che ricorda a malapena il bacio della mamma nelle nebbie dell'anestesia). Ecco, questo aspetto lo verificherei e calibrerei meglio. Non è credibile fare tutte queste cose dopo un'operazione in anestesia totale. Magari basterebbe  farla agire il giorno dopo l'operazione. Anche perché se si tratta di qualcosa di più semplice, risolvibile in anestesia locale, di solito si fa in day hospital.

 

1 ora fa, Poeta Zaza ha scritto:

Ti fa tanto male?”

A volte sento una fitta più forte, se no è solo un continuo fastidio, che pulsa fin nella testa, ma sopportabile. Pensa che mi sono portata un libro, e non vedevo l’ora di sapere come va a finire, ma non me la sento di leggere. Non è da me, sono proprio abbattuta come una pianta giovane dalla tempesta.

Non ho capito perché hai scelto di usare il corsivo quando parla Chiara. A me ha un po' portato fuori strada, di solito il corsivo si usa per riferire i pensieri di un personaggio, non nei dialoghi. Ho capito dopo qualche riga che si trattava di semplici risposte in dialoghi.

 

1 ora fa, Poeta Zaza ha scritto:

Ecco la bambina, forse di quattro anni, in camera con tre anziane 

Un po' strano che una bambina di quattro anni sia in camera con tre anziane. Di solito i bambini sono ricoverati in reparti appositi. Va be', esigenze di trama...

Molto belle le descrizioni della luna e della notte. Bella anche la filastrocca riadattata. Ma soprattutto 

1 ora fa, Poeta Zaza ha scritto:

Quando si va a coricare, Chiara è serena, e capisce di avere imparato un’altra cosa nuova, quella notte, a chiusura di un giorno da ricordare:

la tenerezza che fa dolce il cuore, lo scambio che, mentre dai, ritorna.

Come il din della campana, cui segue, immancabile, il don.

mi è piaciuta moltissimo la fine del racconto. 

Ciao Zaza! Alla prossima!

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1 ora fa, M.T. ha scritto:

Questa frase mi suona un po' forzata nel contesto.

ho cercato di farla colloquiale, ma forse non ci sono riuscita (e non riesco a citarmi dentro la tua citazione, scusami!)

1 ora fa, M.T. ha scritto:

voce di bambina

volevo proprio dire "voce bambina" perché non distinguibile se di maschio o di femmina. Potevo dire voce infantile, ma mi piaceva di più in quel modo.

1 ora fa, M.T. ha scritto:

 

“Dev’essere Marianna, piccina. La mamma se ne va a quest’ora, perché ha un bimbo più piccolo da accudire, e lei si sente sola e fatica ad addormentarsi. Le infermiere fanno quello che possono. Potessi alzarmi, le terrei un po’ di compagnia.”

Non so perché hai ripetuto identica la mia frase. O no?

1 ora fa, M.T. ha scritto:

 

Bella :) 

grazie!

1 ora fa, M.T. ha scritto:

 

rade, nella notte. C’è una falce di luna solitaria.

anche qui la citi identica.

1 ora fa, M.T. ha scritto:

 

“Sembra un dondolo, la Luna!” dice la bambina.

giusta la maiuscola, hai ragione.

1 ora fa, M.T. ha scritto:

“Sì Chiara, sì luna

 

Volevo far chiamare Chiara anche col suo ruolo di luna. Mi hai fatto pensare, Mirco, e ti ringrazio, di farlo capire meglio, e di nuovo serve la maiuscola: "Sì Chiara, sì Luna". 

 

1 ora fa, M.T. ha scritto:

 

Il dolore al naso sarà anche sordo, pensa lei, ma è capace di farsi sentire bene… accipicchia!

anche qui identica alla mia frase.

1 ora fa, M.T. ha scritto:

 

Bel racconto, tenero e consolante :) 

 

Grazie mille, @M.T.  :)

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1 minuto fa, Poeta Zaza ha scritto:

Non so perché hai ripetuto identica la mia frase. O no?

ho sistemato un andare a capo di troppo.

 

2 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

volevo proprio dire "voce bambina" perché non distinguibile se di maschio o di femmina.

ok

 

2 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota

rade, nella notte. C’è una falce di luna solitaria.

anche qui la citi identica.

ho staccato Il "C'è" dal punto.

 

3 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota

 

Il dolore al naso sarà anche sordo, pensa lei, ma è capace di farsi sentire bene… accipicchia!

anche qui identica alla mia frase.

dopo i tre puntini ci vuole uno spazio, non vanno attaccati alla parola successiva.

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32 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Qui, per mio gusto personale, avrei diluito le informazioni nel seguito del testo, in particolare che sia timida e che sia di famiglia modesta. Avrei centellinato un poco di più il retroscena del personaggio, da lettrice, all'inizio di un racconto ho voglia di sapere cosa sta succedendo, piuttosto che ciò che è successo o sta dietro a un personaggio. 

Ho cercato di dare meno informazioni possibili nel pre-racconto, ma hai ragione, potevo farne arrivare di più nel presente della storia.

32 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Forse dopo un'operazione al naso è possibile mangiare.

sì sì

32 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Quello che mi sembra strano, ma magari mi sbaglio, è che lei si alzi dal letto e addirittura prenda in braccio una bambina. Ha persino fatto un'anestesia totale (deduco da quando dici che ricorda a malapena il bacio della mamma nelle nebbie dell'anestesia). Ecco, questo aspetto lo verificherei e calibrerei meglio. Non è credibile fare tutte queste cose dopo un'operazione in anestesia totale. Magari basterebbe  farla agire il giorno dopo l'operazione.

Hai perfettamente ragione. Meglio il giorno dopo. Ma mi era più comodo fare accadere tutte le cose in un giorno e una notte, e allora ho dribblato l'anestesia :P

32 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Non ho capito perché hai scelto di usare il corsivo quando parla Chiara. A me ha un po' portato fuori strada, di solito il corsivo si usa per riferire i pensieri di un personaggio, non nei dialoghi. Ho capito dopo qualche riga che si trattava di semplici risposte in dialoghi.

Una mia idea, nata dal fatto che, senza questo escamotage, ci sarebbe stato troppo virgolettato, e che mi pareva meglio così.

32 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Un po' strano che una bambina di quattro anni sia in camera con tre anziane. Di solito i bambini sono ricoverati in reparti appositi. Va be', esigenze di trama...

 

Si tratta di un reparto di chirurgia. Se non succede più, succedeva.

 

47 minuti fa, ivalibri ha scritto:

Molto belle le descrizioni della luna e della notte. Bella anche la filastrocca riadattata. Ma soprattutto 

mi è piaciuta moltissimo la fine del racconto. 

Ciao Zaza! Alla prossima!

 

Grazie mille @ivalibri :)

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Il 29/3/2020 alle 19:29, Poeta Zaza ha scritto:

si

refuso per "ci"?

 

Mariangela, ma che racconto tenerissimo! Chissene importa se è poco veritiero che una degente si occupi di un'altra paziente, hai scritto una piccola fiaba. Il dialogo di Chiara con Alda, quando le descrive il ruzzolone, è un po' forzato e anche l'altruismo di Chiara è quasi incredibile, ma se collocato dentro una favola ci sta tutto. A me è piaciuto, soprattutto se lo penso, nel suo spirito, per un contesto educativo. Mi è piaciuto.

 

ps. Ti sei persa in giro un paio di spazi di cui ti sarai già accorta da sola. :-)

 

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Ciao@Poeta Zaza

Ma che bel racconto, mi è piaciuto davvero. Si respira un'aria, un'ingenuità (nel senso più dolce  e buono del termine) di altri tempi.

Probabile ambientazione negli anni Sessanta immagino, dalla canzone di Rita Pavone.

E quasi naturalmente una bambina di 14 anni a quei tempi poteva essere così, che oggi, anche all'ospedale, sarebbe stata attaccata al cellulare perché si sarebbe annoiata. Chiara proviene da un mondo ancora a dimensione e misura d'uomo, come i personaggi che la circondano e con i quali interagisce e trova naturale parlare e occuparsi degli altri, come di quella bambina piccola che piange e alla quale canta la ninna nanna.

Il padre di Chiara sembra burbero, non concepisce che il medico oltre a riparare "quello che si è rotto" possa anche raddrizzarle il naso, visto che c'è. A quei tempi a certe cose non si pensava come oggi. Ma anche Chiara sembra non pensarci, non le importa nulla, è cresciuta con altri valori di bellezza, inculcati anche dalla nonna e, aggiungo inopinatamente io,  ha altri valori di bellezza e di purezza.

Commovente quel pudico pensiero che il ragazzo per colpa del quale è caduta le abbia visto le gambe sotto la gonna.

Ho letto tutto d'un fiato, questo testo mi è sceso come un balsamo del quale si sente il bisogno, specie in tempi come questi e non mi riferisco soltanto alla pandemia.

A rileggerti.

 

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1 ora fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Ciao@Poeta Zaza

Ma che bel racconto, mi è piaciuto davvero. Si respira un'aria, un'ingenuità (nel senso più dolce  e buono del termine) di altri tempi.

Probabile ambientazione negli anni Sessanta immagino, dalla canzone di Rita Pavone.

E quasi naturalmente una bambina di 14 anni a quei tempi poteva essere così, che oggi, anche all'ospedale, sarebbe stata attaccata al cellulare perché si sarebbe annoiata. Chiara proviene da un mondo ancora a dimensione e misura d'uomo, come i personaggi che la circondano e con i quali interagisce e trova naturale parlare e occuparsi degli altri, come di quella bambina piccola che piange e alla quale canta la ninna nanna.

Il padre di Chiara sembra burbero, non concepisce che il medico oltre a riparare "quello che si è rotto" possa anche raddrizzarle il naso, visto che c'è. A quei tempi a certe cose non si pensava come oggi. Ma anche Chiara sembra non pensarci, non le importa nulla, è cresciuta con altri valori di bellezza, inculcati anche dalla nonna e, aggiungo inopinatamente io,  ha altri valori di bellezza e di purezza.

Commovente quel pudico pensiero che il ragazzo per colpa del quale è caduta le abbia visto le gambe sotto la gonna.

Ho letto tutto d'un fiato, questo testo mi è sceso come un balsamo del quale si sente il bisogno, specie in tempi come questi e non mi riferisco soltanto alla pandemia.

A rileggerti.

 

 

Caro @Alberto Tosciri :)

 

hai fatto la giusta esegesi del mio testo, e un'interpretazione che mi gratifica profondamente. Grazie.

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Il 29/3/2020 alle 20:29, Poeta Zaza ha scritto:

Per scherzo,mi ha rinco

hai perso uno spazio dopo la virgola

Il 29/3/2020 alle 20:29, Poeta Zaza ha scritto:

l’armonia di ogni viso è data dai nostri sentimenti ed emozioni, e i tratti che abbiamo ereditato alla nascita vengono con naturalezza forgiati nella crescita, identificandoci per quello che siamo.

trovo questo un bellissimo pensiero, ma che posto in questo modo nel racconto si perde. Tutta la prima parte rischia di perdersi, perché hai scelto di raccontarla invece che di narrarla? Hai fatto un piccolo riassunto dei fatti per portarci al presente, ma trovo che stoni e che sia un peccato. Avresti potuto diluire tutte le informazioni che hai riportato nella prima parte in tutto il racconto, nel dialogo tra le ragazze, nei pensieri di Chiara, senza necessità di aggiornare il lettore.

 

Il 29/3/2020 alle 20:29, Poeta Zaza ha scritto:

Io correvo forte ma mi voltavo per v

userei veloce al posto di forte che non è preciso

Il 29/3/2020 alle 20:29, Poeta Zaza ha scritto:

la tenerezza che fa dolce il cuore, lo scambio che, mentre dai, ritorna.

bello anche questo

La tua è una storia dolce @Poeta Zaza mi sarebbe piaciuto che l'avessi lasciata più libera di svilupparsi, magari avrai voglia di farlo in revisione :flower:

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Ciao @Poeta Zaza, il meglio di questo tuo racconto è venuto fuori, secondo la mia opinione, nel dialogo con la piccola ospite dell'ospedale. In quel frangente è uscito fuori il tuo animo da poetessa dolce e hai rischiato la notte. Nelle fasi iniziali del racconto invece, secondo il mio parere, dovresti essere un poco più asciutta evitando di dilungarti troppo in spiegazioni non necessarie.

Il tuo animo da poetessa si è sentito forte e chiaro comunque, e questo per me è un bel complimento. 

Saluti,

 

Mirko

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4 ore fa, Kikki ha scritto:

 

La tua è una storia dolce @Poeta Zaza mi sarebbe piaciuto che l'avessi lasciata più libera di svilupparsi, magari avrai voglia di farlo in revisione :flower:

 

Ho compreso le tue osservazioni, @Kikki :) e ti ringrazio dei suggerimenti. Chissà... potrei farla questa revisione.

 

@INTES MK-69 :)

 

2 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

 il meglio di questo tuo racconto è venuto fuori, secondo la mia opinione, nel dialogo con la piccola ospite dell'ospedale.

Il tuo animo da poetessa si è sentito forte e chiaro comunque, e questo per me è un bel complimento. 

 

E per me che lo ricevo è grandissimo il tuo complimento, grazie, Mirko!

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Il 29/3/2020 alle 19:29, Poeta Zaza ha scritto:

Chiara è stata operata al naso e sta per passare la prima notte in ospedale. 

toglierei la seconda frase, visto che lo spieghi subito dopo. Se proprio ci tieni a specificare subito che è in ospedale, puoi aggiungerlo nella prima parte "Chiara è in ospedale: è stata operata al naso"

Il 29/3/2020 alle 19:29, Poeta Zaza ha scritto:

Per la semplice e timida quattordicenne, di famiglia modesta, è la prima volta che passa la notte fuori casa. 

Secondo me qui la sintassi è sbagliata: inizi con per lei e poi la usi come soggetto: mi suona male.

Proposta "È la prima volta che la quattordicenne, timida e di famiglia modesta, passa una notte fuori casa."

Il 29/3/2020 alle 19:29, Poeta Zaza ha scritto:

È tutto nuovo per lei, anche il dolore, e il disagio della mattina, quando le hanno dato un contenitore piccolo e stretto, dicendo che dovevano prenderle le urine. La compagna di stanza aveva capito il suo disagio e le aveva spiegato di utilizzare un bicchiere usa e getta e poi di travasarlo. 

Qui, e vale anche per diversi periodi dopo, non ci sono errori, ma il testo mi sembra poco fluido, con tante frasette per altrettanti dettagli, personalmente cercherei di rendere tutto più scorrevole, anche a costo di lasciare implicite alcune spiegazioni. Ti faccio l'esempio di cosa intendo qui, e poi non ti rompo più. Naturalmente è la mia opinione, tu puoi averne una diversa, ci mancherebbe :)

È tutto nuovo per lei, non solo il dolore, ma anche il disagio. Fin dal mattino, quando le hanno rifilato un tubetto e detto che doveva metterci le urine per le analisi; per fortuna la sua compagna di stanza ha visto il suo imbarazzo e le ha consigliato di fare pipì in un bicchiere usa e getta per poi travasarne un po' nel flacone." Ho anche cercato di togliere la ripetizione di disagio. Insomma, è solo un esempio buttato lì, ma spero che serva a far capire il punto: a volte metti così tanti dettagli, e parole e incisi e subordinate, che la lettura si appesantisce un po'. Credo che snellire i periodi non toglierebbe nulla alla comprensione e renderebbe tutto più scorrevole e "naturale".

Concludendo, l'unico consiglio che ho è di rileggere cercando i passaggi che non apportano nulla alla comprensione e che rendono un po' farraginoso il testo, il racconto è grazioso, molto "buonino" (ma mi si rimprovera così spesso di essere troppo buonista, che non sarò certo io a fartene una colpa ;)) e dalle atmosfere d'antan. Ma nessuno ha detto che si dovesse scrivere un racconto d'attualità. Ciao.

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Un testo delicato e quasi fiabesco, con questo personaggio estremamente positivo, anche in un luogo come un ospedale in cui, specie di questi tempi, è difficile immaginare anche un sorriso. L'ho letto con piacere, nonostante il genere non sia nelle mie corde e ti faccio quindi i complimenti, perché non c'è nulla di più difficile di piacere a qualcuno che di solito non gradisce un genere :)

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Il 29/3/2020 alle 19:29, Poeta Zaza ha scritto:

 

Per la semplice e timida quattordicenne, di famiglia modesta, è la prima volta che passa la notte fuori casa.

ehi ehi, attente, qui c'è un cambio di soggetto. O per la semplice quattordicenne è la prima volta fuori casa, o via il per

 

Ciao carerrima. Allora... allora... devo dire che non mi ha convinto troppo la caratterizzazione un po' favolistica dei personaggi. Un po' troppo miele, sai che sono un cane, rosa sì, ma non per questo incline allo zucchero. Io mi sarei lagnato a morte, al posto della protagonista xD

Alla prox

 

 

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13 minuti fa, Edu ha scritto:

Ciao carerrima. Allora... allora... devo dire che non mi ha convinto troppo la caratterizzazione un po' favolistica dei personaggi. Un po' troppo miele, sai che sono un cane, rosa sì, ma non per questo incline allo zucchero. 

 

Un po' mi spiace eh che ci hai visto solo un'eccedenza di miele. Pazienza... :P

 

24 minuti fa, Edu ha scritto:

Io mi sarei lagnato a morte, al posto della protagonista xD

 

E invece scommetto che avresti fatto ridere Marianna, con la tua simpatica maschera e la spada magica! :D

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1 ora fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

Un testo delicato e quasi fiabesco, con questo personaggio estremamente positivo, anche in un luogo come un ospedale in cui, specie di questi tempi, è difficile immaginare anche un sorriso. L'ho letto con piacere, nonostante il genere non sia nelle mie corde e ti faccio quindi i complimenti, perché non c'è nulla di più difficile di piacere a qualcuno che di solito non gradisce un genere :)

 

Onorata del complimento, perché è davvero difficile riuscirci. Grazie :)

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Il 29/3/2020 alle 19:29, Poeta Zaza ha scritto:

Non è da me, sono proprio abbattuta come una pianta giovane dalla tempesta.

“Che bel modo di dire! Non l’ho mai sentito.”

È mio, dice Chiara con piacere. Merito di mia nonna che mi ha indotta a leggere sin da piccola e a cercare di comunicare le mie emozioni anche con dei paragoni, per farmi capire di più

 

Mi è piaciuto molto. Ho riportato la frase sopra perché a mio avviso molto significativa: gli aspetti autobiografici si mescolano alla tua dote lirica con naturalezza, senza che questa, come in altri casi, prenda il sopravvento e frantumi la sequenza degli eventi narrati. Vi sono nel racconto sobrietà e leggerezza, ed anche il finale con la morale è consono a tutto il resto, senza svenevolezze. Chiunque abbia avuto a che fare con i bambini sa che tra femmine dell'età delle tue protagoniste si instaura spesso quel rapporto mamma/bambolina così gradito all'una e all'altra. E non è escluso che anche in un ospedale, in assenza dei genitori, gli infermieri accettino un aiuto da un altro paziente. Hai descritto una realtà con i toni di una favola, o una favola con aspetti realistici. 

Un saluto e grazie, @Poeta Zaza.

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Il 29/3/2020 alle 19:29, Poeta Zaza ha scritto:

Ci vieni con me, Marianna, dalla finestra dove si aspettano le stelle?

Penso sia un refuso: alla finestra...

 Mi hai attirato già con il titolo. Un dolce racconto del quale ho apprezzato parecchie cose. 

Il 29/3/2020 alle 19:29, Poeta Zaza ha scritto:

“Sì Chiara, sì luna… Facciamo che io sono una stellina e tu sei la luna-dondolo che mi tiene in braccio” dice lei

Ho visto che qualcuno ti ha segnalato e barrato "sì luna", ma questa immagine dà senso al titolo del racconto, sebbene ripeti successivamente "luna" nella stessa frase è la prima "luna" a fornire subito l'immagine (questo solo secondo il mio parere, è ovvio).

Potrei farti tanti altri complimenti, ma c'è un MA che purtroppo mi scombussola tutto quanto, come quel muro tirato per non abbattere un albero e che sfasa la linea dritta da percorrere. Tu metti tutte quante le pazienti  nello stesso reparto, addirittura nella stessa stanza metti adulti, specifichi anziane, e bambini, la quale cosa non esiste. I reparti di pediatria e non, sono assolutamente separati; metti addirittura nello stesso reparto chirurgia ortopedica (operazione al naso) e chirurgia interna (operazione al pancino della piccola). Questo mi fa crollare tutta la bella favola. Certo e un racconto più che salvabile (mi kare di ricordare che 14 anni sua il limite massimo.oer il ricovero in pediatria, quindi elimina le anziane e metti delle dodicenni spazientite per il pianto della piccola. Passi il reparto di chirurgia interna e ortopedica (o magari fa che cambi a metà corridoio). Questo è l'unico appunto che mi sento di farti, per il resto una bella storia che parla della sensibilità di questa quattordicenne abituata a trattare i bambini (visto che si prende cura dei fratelli) capace di raccontare favole. Ripeto, a parte il pasticcio dei reparti, mi è piaciuto molto. (y) 

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57 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

 

Potrei farti tanti altri complimenti, ma c'è un MA che purtroppo mi scombussola tutto quanto, come quel muro tirato per non abbattere un albero e che sfasa la linea dritta da percorrere.

i muri costruiti storti ci sono, sì sì, per diversi motivi magari, ma ci sono :si:

 

57 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Tu metti tutte quante le pazienti  nello stesso reparto, addirittura nella stessa stanza metti adulti, specifichi anziane, e bambini, la quale cosa non esiste. I reparti di pediatria e non, sono assolutamente separati; metti addirittura nello stesso reparto chirurgia ortopedica (operazione al naso) e chirurgia interna (operazione al pancino della piccola).

i racconto non è ambientato ai giorni nostri, e i reparti di pediatria non c'erano.

57 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

per il resto una bella storia che parla della sensibilità di questa quattordicenne abituata a trattare i bambini (visto che si prende cura dei fratelli) capace di raccontare favole. Ripeto, a parte il pasticcio dei reparti, mi è piaciuto molto. (y) 

 

grazie del tuo apprezzamento, @Adelaide J. Pellitteri :)

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9 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Vi sono nel racconto sobrietà e leggerezza, ed anche il finale con la morale è consono a tutto il resto, senza svenevolezze. Chiunque abbia avuto a che fare con i bambini sa che tra femmine dell'età delle tue protagoniste si instaura spesso quel rapporto mamma/bambolina così gradito all'una e all'altra. E non è escluso che anche in un ospedale, in assenza dei genitori, gli infermieri accettino un aiuto da un altro paziente. Hai descritto una realtà con i toni di una favola, o una favola con aspetti realistici. 

Un saluto e grazie, @Poeta Zaza.

 

Grazie per il tuo apprezzamento, ne sono lieta, @Ippolita2018  :)

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