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Edu

[MI 135] Sogno di una notte di mezza est…

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/46668-mi134-silenzio/?do=findComment&comment=826028

 

Traccia di mezzanotte

 

Lo ricordo come fosse ora: quando alzai gli occhi dallo schermo realizzai che era notte e che tutti – mio padre, mia madre, mio fratello e il gatto – erano andati a dormire.

Peccato, perché avevo una gran voglia di leggere a qualcuno il capolavoro che avevo appena terminato. E invece avrei dovuto aspettare l’indomani: un supplizio mica da poco. Avrei passato la notte insonne, in preda all’eccitazione. Quel romanzo era un ca-po-la-vo-ro, non c’erano altre parole, mi commuovevo al solo pensiero di averlo scritto.

Presi a gironzolare per la cucina, attorno alla cesta del gatto, facendo qualche rumorino di proposito. Macché, niente, quella obesa palla di pelo russava come non ci fosse un domani.

La gioia è davvero tale se non è condivisa? Mi veniva l’ansia. Avessi potuto leggerlo almeno a Rufus! Era il meno severo dei miei critici, di solito si piazzava sulla pancia, assorto, indifferente solo all’apparenza, ad ascoltare le mie storie. Al limite, se proprio si stancava, mi rifilava una zampata e pace. Non come mio padre e mia madre, per non parlare di mio fratello, che pur di demoralizzarmi arrivavano all’insulto.

Lo avrei letto a me stesso, non avevo alternative. Così feci.

Quei personaggi erano cosa viva. Li avevo descritti talmente bene, ma talmente bene, che sembravano in carne e ossa. La contessa Bellabona si sollevava dallo schermo, nella sua imponente figura di donnone pettuto, le vesti gonfie tipiche dell’aristocrazia settecentesca, il parruccone bianco che la faceva apparire alta non meno che larga, il neo dipinto sulla guancia sinistra. E presto mi accorsi che non solo emergeva dallo schermo, ne usciva proprio, prendeva a muoversi per la casa e parlava! Lei e il marchese Guastafaldo.

«Marchese, non mi dia tedio, è stato il vezzo di una notte. Il mio cuore non è fatto per appartenere a questo o quello: la nobiltà è tanta, le contee e i possedimenti pure, lasci allor che io ne goda».

«Contessa, con quale cecità i suoi occhi guardano la mia pena! Ella vuole il mio tormento, e irride il mio pianto!».

Guardavo i miei personaggi inscenare il loro dramma nel mio salotto. Che dialoghi, che pathos, che trasporto! Al risveglio, il mondo avrebbe saputo della mia grandezza, della perfezione della mia scrittura: io meglio di Michelangelo, non avrei dovuto pronunciare la frase: “perché non parli”.

«Le sue pene mi affliggono il cuore. Ma però pure quelle del duca di Cappellonia e del barone di Poggiogallo».

«Allora… Ah, Geronzio! Filipperto! Brutte merdacce!».

Il marchese si stava agitando. Lo avevo concepito così, geloso, frignone e un po’ villano. Era più basso della contessa di un buon mezzo metro. La parrucca non si sviluppava verso l’alto, ma verso il basso, dandogli da fisionomia di un cocker. E se non alzava le mani su Bellabona non era per educazione, ma per la certezza di avere la peggio. Prese a camminare in tondo borbottando come zio paperone, finché, a un tratto, trasalendo, sbarrò gli occhi. Mi aveva visto.

«Ma… ma…», balbettò.

«Ma quello è il demiurgo!», fece la contessa. E poi, per reverenza, si genuflesse allargando la gonna e portando il busto in avanti, in modo tale da mostrare tutta l’abbondanza del seno.

Questo era un fuori programma. Questo, io, non l’avevo mica scritto.

Però, in effetti, risultava coerente con le caratteristiche della contessa: dovevo sembrarle una divinità, altro che duchi, marchesi e baronetti, e mi bramava. Prese a civettare. Io non ne fui proprio entusiasta, perché mi ero dovuto documentare sulla fauna che abita nelle parrucche dei nobili settecenteschi, sulla loro scarsa attenzione all’igiene, su pitali, profumi per coprire la puzza e schifezze varie, per cui, ecco, un po’ entrai in agitazione. Tanto più che il marchese Guastafaldo l’aveva presa malissimo, aveva sfoderato il bastone da passeggio e, fattosi improvvisamente impavido – bella forza prendersela con un romanziere! – voleva difendere il proprio onor leso puranche contro il proprio fattore. Così la scena era questa: la contessa che mi braccava da sinistra, il marchese da destra. «Villanaccio», gridava, e spaccava vasi e soprammobili. Quel cazzo di Rufus, in tutto questo baccano, continuava a dormire. Mangiacrocchette a tradimento, mai che facesse il suo dovere da gatto da guardia. Si era svegliata invece mia madre. «Mamma, ho finito il romanzo!», le dissi, vedendola strascicare i piedi verso la cucina, e poi presi il colpo sulla testa.

Quando rinvenni, mi ritrovai sul petto della contessa Bellabona. Aveva forse approfittato di me? Feci un balzo, allontanandomi da quel coacervo vivente di malattie veneree e poi, quello che vidi, mi fece rimpiangere di aver ripreso i sensi. Quello stronzo di Guastafaldo aveva presto accantonato il suo immortale amore per la contessa, e giaceva sul tappeto persiano di casa mia, con mia madre, mentre mio padre dormiva nella stanza accanto.

Era troppo. Ingrati: li crei, gli dai vita, li descrivi così bene da farli uscire dal computer e loro che fanno? Ti trombano la mamma! Quando si dice che la scrittura regala più dolori che gioie… Mannaggia a me che li avevo concepiti così stronzi. Ma forse ben mi stava, avevo peccato di arroganza verso la natura. Come Prometeo, come l’apprendista stregone, pagavo il fio di aver forzato le leggi che reggono il mondo. Se le opere d’arte non parlano, evidentemente, c’è una valida ragione.

«Guastafaldo, teniamo fuori le mamme!», gridai, e mi buttai nella zuffa. Mia madre prese presto le parti del marchese, e iniziò a tirarmi schiaffi. «Ma lo sai da quanto tempo non provavo un… sì, insomma, che credi? Che ne sai dei patimenti di una mamma!». Il marchese, coerentemente col suo aspetto di cocker, mozzicava. La contessa era sparita, e non voglio pensare in quale camera da letto si fosse infilata. Il colmo fu sentirmi le unghie di Rufus nella carne.

Stronzo pure il gatto. Che bel sogno che stavo facendo, avevo scritto un romanzo fantastico, con dei personaggi così ben delineati che prendevano vita. Scagliai il gattaccio giù dalla mia pancia e dal letto, e posai lo sguardo sul sole rosso e nascente: questa vana e sciocca trama non era nulla più di un sogno di una notte di mezza est…

Non finii di formulare il pensiero che il sangue mi si gelò nelle vene: la principessa Clamidia, la più racchia delle mie invenzioni, ronfava sul mio stesso cuscino.

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1 ora fa, Edu ha scritto:

Macché, niente, quella obesa palla di pelo russava come non ci fosse un domani.

Bellissima :) 

 

1 ora fa, Edu ha scritto:

Era il meno severo dei miei critici, di solito si piazzava sulla pancia, assorto, indifferente solo all’apparenza, ad ascoltare le mie storie.

Era il meno severo dei miei critici; di solito si piazzava sulla pancia, assorto, indifferente solo all’apparenza, ad ascoltare le mie storie.

 

1 ora fa, Edu ha scritto:

Ella vuole il mio tormento, e irride il mio pianto

invece di pianto avrei messo lamento, così facevi la rima :) 

 

1 ora fa, Edu ha scritto:

«Allora… Ah, Geronzio! Filipperto! Brutte merdacce!».

xD 

 

1 ora fa, Edu ha scritto:

zio paperone

Paperone

 

1 ora fa, Edu ha scritto:

Tanto più che il marchese Guastafaldo l’aveva presa malissimo, aveva sfoderato il bastone da passeggio e, fattosi improvvisamente impavido – bella forza prendersela con un romanziere! – voleva difendere il proprio onor leso puranche contro il proprio fattore.

Tanto più che il marchese Guastafaldo l’aveva presa malissimo: aveva sfoderato il bastone da passeggio e, fattosi improvvisamente impavido – bella forza prendersela con un romanziere! – voleva difendere il proprio onor leso puranche contro il proprio fattore.

 

Un racconto davvero divertente :) . Ben fatto!

 

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3 ore fa, Edu ha scritto:

«Marchese, non mi dia tedio, è stato il vezzo di una notte. Il mio cuore non è fatto per appartenere a questo o quello: la nobiltà è tanta, le contee e i possedimenti pure, lasci allor che io ne goda».

«Contessa, con quale cecità i suoi occhi guardano la mia pena! Ella vuole il mio tormento, e irride il mio pianto!».

Come ti sono venuti bene questi dialoghi, bravo Edu!

3 ore fa, Edu ha scritto:

Guardavo i miei personaggi inscenare il loro dramma nel mio salotto. Che dialoghi, che pathos, che trasporto! Al risveglio, il mondo avrebbe saputo della mia grandezza, della perfezione della mia scrittura: io meglio di Michelangelo, non avrei dovuto pronunciare la frase: “perché non parli”.

ahahah!

3 ore fa, Edu ha scritto:

«Le sue pene mi affliggono il cuore. Ma però pure quelle del duca di Cappellonia e del barone di Poggiogallo».

ma però non si dicono assieme

3 ore fa, Edu ha scritto:

Il marchese si stava agitando. Lo avevo concepito così, geloso, frignone e un po’ villano. Era più basso della contessa di un buon mezzo metro. La parrucca non si sviluppava verso l’alto, ma verso il basso, dandogli da fisionomia di un cocker.

immaginarselo e sorridere è tutt'uno...

3 ore fa, Edu ha scritto:

 Prese a camminare in tondo borbottando come zio paperone,

zio Paperone

3 ore fa, Edu ha scritto:

finché, a un tratto, trasalendo, sbarrò gli occhi. Mi aveva visto.

«Ma… ma…», balbettò.

«Ma quello è il demiurgo!», fece la contessa. E poi, per reverenza, si genuflesse allargando la gonna e portando il busto in avanti, in modo tale da mostrare tutta l’abbondanza del seno.

Questo era un fuori programma. Questo, io, non l’avevo mica scritto.

complimenti per la trovata letteraria. Non credo di averne mai letto.

 

3 ore fa, Edu ha scritto:

Quando rinvenni, mi ritrovai sul petto della contessa Bellabona. Aveva forse approfittato di me? Feci un balzo, allontanandomi da quel coacervo vivente di malattie veneree e poi, quello che vidi, mi fece rimpiangere di aver ripreso i sensi. Quello stronzo di Guastafaldo aveva presto accantonato il suo immortale amore per la contessa, e giaceva sul tappeto persiano di casa mia, con mia madre, mentre mio padre dormiva nella stanza accanto.

anche questa invenzione non è scontata, almeno per me.

3 ore fa, Edu ha scritto:

 

Non finii di formulare il pensiero che il sangue mi si gelò nelle vene: la principessa Clamidia, la più racchia delle mie invenzioni, ronfava sul mio stesso cuscino.

 

Divertente anche la trovata finale. Stavolta ti trovo decisamente in forma, letterariamente parlando, carerrimo @Edu :)

 

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Davvero divertente @Edu, hai scritto dei dialoghi bellissimi! Mi piacciono anche i personaggi che si vedono tutti, mamma e gatto compresi.

5 ore fa, Edu ha scritto:

come zio paperone,

non dovrebbe avere la maiuscola Paperone?

 

5 ore fa, Edu ha scritto:

Lo avevo concepito così, geloso, frignone e un po’ villano.

metterei due punti dopo così

 

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14 ore fa, M.T. ha scritto:

Un racconto davvero divertente :) . Ben fatto!

Grazie @M.T., per i complimenti ma ancor di più per le osservazioni sulla punteggiatura.

 

11 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

ma però non si dicono assieme

Beh, la mia contessa può tutto :tze:

 

14 ore fa, M.T. ha scritto:

zio paperone

questa però mi è scappata :S

 

11 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

ti trovo decisamente in forma

grazie carerrima!

 

10 ore fa, Kikki ha scritto:

hai scritto dei dialoghi bellissimi

@Kikki grazie, anche per le indicazioni, che recepisco :)

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@Edu il poco che dovevo segnalarti lo hanno già messo in evidenza gli altri. Davvero un racconto divertente, con dialoghi vivaci e condito dalla tua solita ironia. Hai davvero la mano per racconti del genere!  L'unica cosa,  avrei usato il "voi' al posto del "lei" nei dialoghi, per coerenza al tempo storico e per dare maggior pompa ai già pomposi personaggi. :-)

Mi é piaciuto tantissimo.

 

ps devi dirmi da dove strolghi nomi come Giustafaldo. :-) 

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Il 29/3/2020 alle 18:11, Edu ha scritto:

 

Non finii di formulare il pensiero che il sangue mi si gelò nelle vene: la principessa Clamidia, la più racchia delle mie invenzioni, ronfava sul mio stesso cuscino.

 

Dimenticavo... Nomen omen :D

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Il 30/3/2020 alle 13:03, AnnaL. ha scritto:

devi dirmi da dove strolghi nomi come Giustafaldo

a cazz... ehm, dopo estenuanti ricerche storiche.

 

Grazie @AnnaL.. Sì, magari era meglio il voi. Vabé, è andata

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Ciao, @Edu, mio prode sfidante. Ti stai scaldando per il nostro duello? :asd: Un pezzo spiritoso e riuscitissimo, che mi ha fatto ridere in più riprese. (y) per i nomi dei personaggi, uno su tutti Clamidia. :asd: La chiusa è il top. Bravo! Ci vediamo sul nostro ring! :flower:

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1 ora fa, Emy ha scritto:

Ti stai scaldando per il nostro duello? :asd: 

:si:

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Ciao @Edu

Il 29/3/2020 alle 18:11, Edu ha scritto:

AlloraAh, Geronzio! Filipperto! Brutte merdacce!».

Espressione un po' troppo fantozziana...

 

Il 29/3/2020 alle 18:11, Edu ha scritto:

Quando si dice che la scrittura regala più dolori che gioie… Mannaggia a me che li avevo concepiti così stronzi. 

😁

Il racconto è riuscitissimo e divertentissimo. Vedo che stai sviluppando una predilezione per marchesi, duchi e altra gentaccia del genere (ma ben sbeffeggiati), come mai?

Unica cosa che non ho ben capito: ma quanti anni ha il protagonista? All'inizio ho pensato che fosse un ragazzino, perché vive con la mamma, il papà e il gatto, però non sembra così giovane da come si esprime. Cos'è, un trentenne che vive ancora con i genitori? Ecco, questo aspetto andrebbe chiarito, secondo me.

Comunque bello!

Alla prossima, 

Cetty

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Confesso che il teatro Boulevard non è un humour che apprezzi più di tanto, ma è una cosa mia che non mi impedisce di riconoscere che il racconto è ben concepito, scritto e realizzato e che si legge con facilità. Il contesto da epidemia di peste ti ha risvegliato una vena antiaristocratica, a quanto pare, da buona vecchia rivoluzionofila condivido ;)

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1 ora fa, ivalibri ha scritto:

 

Il racconto è riuscitissimo e divertentissimo. Vedo che stai sviluppando una predilezione per marchesi, duchi e altra gentaccia del genere (ma ben sbeffeggiati), come mai?

Grazie Cetti...boh, è un caso... o forse quando mi viene un'idea che devo chiudere subito, come avviene per il MI, poi mi capita di ricamarci sopra dopo... o forse perché li trovo buffi

 

28 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Confesso che il teatro Boulevard non è un humour che apprezzi più di tanto, ma è una cosa mia che non mi impedisce di riconoscere che il racconto è ben concepito, scritto e realizzato e che si legge con facilità. Il contesto da epidemia di peste ti ha risvegliato una vena antiaristocratica

Grazie. Per la vena antiaristocratica non c'è bisogno di epidemia, ce l'ho di serie ;)

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19 ore fa, Edu ha scritto:

:si:

Ci vediamo allora fra 5 giorni. :P 

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13 minuti fa, Emy ha scritto:

Ci vediamo allora fra 5 giorni. :P 

:si:

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Un racconto comicissimo, che gioca su uno dei topoi comici più utilizzati: la creatura che si rivolta al
creatore, eppure la tua declinazione è stata frizzante e mai banale (la scena del personaggio che fa sesso
con la madre del romanziere è un colpo di scena ben preparato, che fa sganasciare). Non ho molto altro da
aggiungere, visto che le pulci le hanno già fatte altri prima di me. Un bel racconto godibile, che fa ridere
di gusto, una roba che sembra scontata e che è invece merce rara.

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Ciao @Edu, frizzante e divertente questo tuo racconto e anche ben scritto. Un romanziere costretto dalle circostanze ad aver a  che  fare con i suoi personaggi. Fortuna che i tuoi erano simpatici e tutto sommato innocui, non sempre è così,  ma te li sei scelti apposta con quelle caratteristiche x poter farne un racconto brillante e ci sei riuscito. Sì,  mi è piaciuto 

 

Saluti, 

 

Mirko

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Ciao @Edu

Piaciuto, davvero divertente. Hai messo insieme Shakespeare, Pirandello e Goldoni.

Un testo molto gustoso. Al limite usare il "voi" antico alternato al "lei" del protagonista scrittore moderno, ma son piccolezze.

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"Manicomio! Manicomio!", urlarono molti spettatori alla prima di Sei personaggi in cerca di autore. Il tuo "manicomio" fa molto ridere ed è ben scritto: curi la forma e nulla è lasciato al caso (vedi la documentazione sulla fauna delle parrucche). La contessa Bellabona sembra Madama Pace, vistosa e in carne, e la casa del protagonista diventa una specie di casa di appuntamenti come nell'opera teatrale (con altrettanti simil-incesti: i personaggi usciti dalla penna del "demiurgo" rappresentano, in qualche modo, egli stesso). È sempre divertente leggerti, ma ogni tanto cerco di ricordare che tu, @Edu, sei anche questo e questo:)

 

P.S. telepatia con @Alberto Tosciri per quanto riguarda Pirandello qui con te e De Andrè con @Macleo!

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@Alberto Tosciri Grazie mille. Certo, sul voi hai ragione, e non sei il primo che lo nota, non so come non mi sia venuto in mente.

 

@Ippolita2018 grazie per la recensione :). Beh, certo, interagisci col personaggio ed è subito Pirandello, non ci sta niente da fare. 

2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

@Edu, sei anche questo e questo

E lo so, lo so, ma se non fossi l'uno non sarei manco l'altro ;)

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@Edu che racconto simpatico! 

Ti dico subito che non amo molto le trame che si risolvono in un sogno. Di solito è una trovata per uscirne fuori non avendo potuto escogitarne altre, più geniali. Qui, invece, è il sogno ad avere tutta la valenza, in quanto è proprio il "sogno" per eccellenza di ogni scrittore, quello di riuscire a creare personaggi assolutamente reali (alla Michelangelo), che portino successo e gloria, a ricoprire il ruolo principale. I personaggi prendono il sopravvento sulla vita, scusami, volevo dire sul "sonno" dello scrittore, trasformandosi, per l'appunto, in un incubo. Il tuo autore, in sintesi, passa "dalle stelle alle stalle". Bravo, mi sei piaciuto tanto, tanto. 

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2 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

mi sei piaciuto tanto, tanto

:rosa:gongolo

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Le pulci te le hanno già fatte, mi limito a dirti che è uno degli stralci più carini letti fini a oggi su questi forum da me. Sono curioso di vedere come va a finire.

Mi ha ricordato un po' Sensualità a corte (se non lo conosci, cerca su google)! :-)

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Il 5/4/2020 alle 07:56, Ludwig von Drake ha scritto:

Mi ha ricordato un po' Sensualità a corte

ciao @Ludwig von Drake e grazie del commento, anzi, scusa la risposta così tardiva, me lo ero perso.

Certo che conosco "sensualità a corte" :asd: Beh, non ci avevo pensato, ma direi che l'immaginario è quello là ;)

A rileggerci :)

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