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Giovanna21

Parliamo del classici e dei libri recenti.

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I classici possono essere un romanzo degli anni venti come uno Shantaram.

I recenti possono essere un Saviano, un Lillin.

I molto recenti un qualsiasi romanzo uscito negli ultimi anni e in molti casi dimenticato in fretta.

 

Personalmente penso di aver letto solamente Saviano, Baricco (perché non si può considerare un autore cult), Battisti e quello di Metro 2033 di autori recenti. Di molto recenti ho letto De giovanni.

Tutto il resto della mia libreria ikea è riempito da classici. Bukowski, Carver, Welsh, la Rowling (perché gli harry potter non possono essere declassati a "romanzi recenti"), Roberts, Levi, Asimov, Conan Doyle, etc. In pratica ho letto quasi esclusivamente libri cult o autori morti o di particolare importanza e solo una decina di libri moderni. E la cosa preoccupante è che se volessi leggere tutti i classici non mi basterebbero anni, con tutto quello che c'è. Ma personalmente non trovo niente di affascinante nei libri che escono ora.

 

Ora tocca a voi.

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Per me invece più il libro è recente e più lo preferisco, lo sento più vicino a me. Ma questo solo in termini statistici: ci sono classici "senza tempo", che ne so, alcune storie di fantascienza, oppure mi viene in mente "La campana di vetro" che sarebbe un classico e a me suona molto moderno.

C'è anche da dire che io non ho mai capito dove esattamente finisce il "classico" e inizia "la letteratura moderna", forse la soglia è un po' discrezionale

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Saranno state date almeno un centinaio di definizioni di "classico", però quasi tutte  convergono su un requisito: la resistenza al tritacarne del tempo (anche noto come Tempo).

Se accettiamo questa definizione: "Un classico è un libro che non invecchia", i libri recenti e molto recenti partono a handicap, perché non hanno avuto abbastanza tempo per non invecchiare e pertanto non sappiamo ancora se un giorno saranno considerati classici.

Un secondo svantaggio è che sono sommersi dal mare di ciarpame che verrà bruciato dal suddetto tempo o Tempo.

Il terzo svantaggio è che non sono ancora stati ingigantiti dalla potentissima lente del suddetto.

Il quarto svantaggio è che un libro antico a parità di valore ci attrae di più, perché temporalmente esotico.

Insomma la partita classici/attuali non si può giocare per impraticabilità del campo.

 

Anch'io leggo quasi esclusivamente libri vecchi o di mezz'età, per lo più dagli anni '70 a risalire, ma solo per andare sul sicuro; ci sono certamente in giro un bel po' di futuri classici che sono appena stati stampati, il problema è scovarli.

 

Modificato da massimopud

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17 minuti fa, massimopud ha scritto:

Saranno state date almeno un centinaio di definizioni di "classico", però quasi tutte  convergono su un requisito: la resistenza al tritacarne del tempo

Altro requisito è l'attualità.

Ci sono classici che, senza nulla togliere al loro valore, appartengono al tempo in cui sono stati scritti (Proust  e Flaubert sono illeggibili, oggi) e altri che sembrano scritti ieri (Cervantes e Dostevskij, per esempio). I giudizi sono miei ovviamente, e non hanno alcuna pretesa di essere condivisi.

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Io leggevo classici da adolescente, non avevo idea fosse una cosa strana al tempo, l'ho scoperto dopo. Fino ai 25 anni più o meno per me i libri romantici erano Madame Bovary, Anna Karenina, Therese Raquin, Jane Eyre e Cime Tempestose. Di colpo, dopo i 30 ho smesso di leggere i classici e ho cominciato con i contemporanei. Non riesco più ad avvicinarmi ai classici e questo mi dispiace molto

14 ore fa, Marcello ha scritto:

Altro requisito è l'attualità.

non sono più attuali per me adesso.

15 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Ma personalmente non trovo niente di affascinante nei libri che escono ora.

io dipende, spesso sì, ma più spesso sono libri che passano e vanno, con cui ho trascorso un po' di tempo in maniera piacevole e che poi finiscono nel dimenticatoio: né trama, né titolo, né autore mi rimangono in mente. Devo sforzarmi molto per ricordare dettagli.

14 ore fa, Antares_ ha scritto:

C'è anche da dire che io non ho mai capito dove esattamente finisce il "classico" e inizia "la letteratura moderna", forse la soglia è un po' discrezionale

me lo sono chiesto anche io e mi sono domandata anche cosa serva a una storia per diventare classica, per diventare letteratura. Ha a che fare con le vendite? Con la fama?  O con il messaggio che, come dice @Marcello rimane attuale nonostante gli anni che passano?

Che cosa serve a un libro per resistere al tempo o Tempo, come dice 

@massimopud (che mi tagga solo andando a capo) ed entrare nell'Olimpo dei classici? 

 

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Ospite

Io leggevo quasi esclusivamente classici da ragazza (ero una grande appassionata di Zola, Dostoievskij, Austen) ora preferisco una narrativa « di svago », per così dire perché leggo soprattutto noir e polar, non tutti di qualità. Ogni tanto però rileggo un classico o ne leggo uno che mi mancava. 

Per esempio ho letto solo l’anno scorso Steinbeck ed è davvero straordinario come i suoi libri sembrino attuali (straordinario per il suo talento e terrificante per l’ingiustizia senza tempo della società umana). Furore in particolare. 

E approfittando dell’offerta di Adelphi ho scaricato Moby Dick nella traduzione di Pavese, così colmerò un’altra immensa lacuna. 

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5 ore fa, Kikki ha scritto:

Io leggevo classici da adolescente, non avevo idea fosse una cosa strana al tempo, l'ho scoperto dopo. Fino ai 25 anni più o meno per me i libri romantici erano Madame Bovary, Anna Karenina, Therese Raquin, Jane Eyre e Cime Tempestose. Di colpo, dopo i 30 ho smesso di leggere i classici e ho cominciato con i contemporanei. Non riesco più ad avvicinarmi ai classici e questo mi dispiace molto

Sono cresciuta con i classici. Rubavo i libri a mia madre quando ancora non capivo nemmeno il significato di quello che leggevo. Era una grande estimatrice delle sorelle Bronte. Ultimamente, non so se l'età come dici tu, non sento la necessità come prima di leggere i libri di una volta. 

 

5 ore fa, Kikki ha scritto:

io dipende, spesso sì, ma più spesso sono libri che passano e vanno, con cui ho trascorso un po' di tempo in maniera piacevole e che poi finiscono nel dimenticatoio: né trama, né titolo, né autore mi rimangono in mente. Devo sforzarmi molto per ricordare dettagli.

Concordo in pieni. I libri d'oggi ti intrattengono al momento, ma dopo un po' dalla testa svanisce tutto quello che li riguarda. Credevo di essere l'unica. Mi consola sapere che non è così. :D 

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I classici, da ragazza, erano la mia sola lettura o giù di lì. Ero più lenta e avevo meno tempo, quindi per macinarmi tutta jane Austen ce ne ho messo. A lei si accompagnavano le Bronte, la Christie, Mary Shelley, verga e pirandello (ero l'unica a leggerli in modo volontario). 

Poi mi sono avvicinata alla lettura da svago, spazio prima occupato dai soli fumetti (Topolino, dampyr, julia, Rat-Man...). Adesso alterno contemporanei più o meno impegnati e classici. Sul kindle adesso si trovano vicini nesbo e faulkner, la atwood e la gabaldon e via così. 

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Fino a fine liceo ho letto solo Iliade, Odissea, dialoghi di Platone, Divina Commedia e i libri di De Crescenzo.

Poi ho letto quasi solo saggi mentre da quando mi sono iscritto qui ho espanso i miei orizzonti e ho iniziato per il FdI 2018 con Delitto e Castigo e Cecità e proseguire con tanti altri titoli come Il Grande Gatsby, Vite dei Filosofi, Moby Dick, Il dottor Jeckyll e mister Hide, Harry Potter e altro che mi sfugge di sicuro. :umh:

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La definizione di classici in effetti è ambigua, perché non riguarda solo il tempo (non tutti i libri "vecchi" sono diventati classici), ma anche la diffusione e il fatto che molta gente abbia riconosciuto il loro valore letterario. Molti sono diventati classici perché i loro autori sono stati i primi a esprimere in maniera potente una certa idea: Dostoevskij ha dato inizio al romanzo psicologico, la Austen alla complessa immagine sociale femminile, Remarque è stato portavoce della critica verso la guerra, Kafka ha espresso in modo magistrale l'inquietudine moderna. Queste idee c'erano già, non è stato inventato niente, ma i classici riescono a coglierne l'essenza e a fare in modo che tutti possano vederla chiaramente.

Come linea temporale, io considero classici romanzi fino agli anni '50-'60 (ma è del tutto personale). Libri come Il signore delle mosche, Il buio oltre la siepe, On the road. Dagli anni '70 in poi ci sono dei bellissimi romanzi che però non considero ancora classici. Romanzi come quelli di Saramago, Murakami, Hosseini, o anche Harry Potter, secondo me hanno buone probabilità di diventarlo, non solo per la popolarità, ma per l'originalità e lo stile.

Anch'io leggevo classici fin da piccola, pescando nella libreria di mia sorella più grande. Solo grazie a ciò ho scoperto autori come Flaubert, Wilde, D'Annunzio, Garcia-Marquez. Per me era normale, non sapevo nemmeno dell'esistenza di libri fantasy o rosa. Da adulta ho cominciato a esplorare anche i libri moderni e ne ho trovati di splendidi, ma appunto non hanno ancora passato l'esame del tempo, quindi può darsi che libri che io ho adorato tra vent'anni saranno caduti nel dimenticatoio.

Ultimamente ho letto soprattutto libri recenti, ma sempre più spesso mi viene la voglia di leggere (o rileggere) un classico, perché magari affronta un tema che mi interessa in quel momento.

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15 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

io considero classici romanzi fino agli anni '50-'60

Mondadori aveva infatti una collana che si chiamava Oscar Classici Moderni.

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