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novemai

[LP 8] Silenzio

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C'è un vuoto fra una parola
e l'altra che pronunci,
in quello spazio la mia stanza
si dilata.

 

È una caverna il silenzio
della tua voce che manca:
pareti nel buio
respirano 
i miei versi.

 

 

 

Traccia 2

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@novemai a me piace molto come scrivi, e mi sembra di avertelo anche già detto di recente commentando un' altra tua poesia. Il tuo stile è semplicissimo dal punto di vista lessicale e sintattico eppure i tuoi discorsi si sviluppano sempre in maniera "poeticamete complessa e per nulla banale". Credo che tu sia particolarmente brava a trasformare in immagini e versi emozioni concrete che emergono dalle tue poesie con chiarezza e diventano le effettive protagoniste dei tuoi versi. In questo caso emerge un senso di attesa, di trepidante mancanza di una voce, di caduta in quel silenzio (scuro e profondo, una caverna) che rimarca l'assenza ed è esso stesso simbolo concreto dell'assenza. 
La tua poesia è lo srotolarsi di una voce flebile, isolata da una solitudine profonda - come anche rimarcano i tuoi versi: "pareti nel buio / respirano / i miei versi". Così questo componimeto descrive l'assenza attraverso una voce che dialoga con quei muri silenti. Questi sembrano dilatarsi in questo silenzio (e l'uso del verbo dilatare va quasi a rimarcare la distanza fisica tra il momento presente - quello del silenzio - e il momento passato dove risuonava ancora quella voce) perché i muri altro non sono che l'immagine della solitudine, dell'assenza di lui/lei, al quale non ci si può sottrarre semplicemente aprendo la porta e andando via. I muri sono la cornice di quel vuoto che intrappola, e che poi nella seconda strofa diventerà caverna, la solitudine e l'assenza.

Complimenti molto bella, a presto!





 

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22 ore fa, novemai ha scritto:

C'è un vuoto fra una parola
e l'altra che pronunci,

Claustrofobica solitudine: nel parlare a voce alta, in solitudine, quando si riesce a sentire il vuoto tra le sillabe pronunciate...

oppure nel sentire ancora echeggiare le parole dell'amato assente? Cadono comunque nello stesso vuoto...

 

Quota

in quello spazio la mia stanza
si dilata.

aumenta anche lo spazio nel rimbombo, è un effetto quasi fisico.

 

Quota

È una caverna il silenzio
della tua voce che manca:
pareti nel buio
respirano 
i miei versi.

 

Maestria nel fermo immagine finale.

Specialista nel mostrare: brava  @novemai :rosa:

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Semplice ma non semplicistica e tono confidenziale rivolto a qualcuno che probabilmente non è destinato ad ascoltare, ma solo a essere destinatario. Molto bella, mi sono chiesta se togliendo quel 'si dilata' potrebbe reggere per conto proprio. Credo di sì, prova a vedere se ti suona bene lo stesso.

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Rieccomi @novemai :)

molto bella questa tua poesia, elegante, ben struttutrata e molto "visiva".

Il silenzio creato dalla voce che manca, quindi creato dall'assenza di una persona, diventa quasi una caverna che rinchiude l'io lirico;  ed è un silenzio così "forte" che embra quasi che quelle pareti di caverna respirino.

Il 22/3/2020 alle 18:54, novemai ha scritto:

 

È una caverna il silenzio
della tua voce che manca:
pareti nel buio
respirano 

Spero di rileggerti presto, ciao @novemai!

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 Ciao @novemai,

 

Il silenzio e quindi l'indifferenza di una persona che abbiamo amato creano un vuoto enorme, che tu hai saputo rendere con grande maestria. Hai usato l'immagine di una stanza vuota e di una caverna. Queste possono essere sì rifuugio, ma quando sono vuote e fredde le pareti rimbombano e ci fanno sentire soli, dimenticati e isolati. 

Davvero un'emozione che arriva diretta leggere i tuoi versi. 

 

Talia 

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C'è un vuoto fra una parola
e l'altra che pronunci,
in quello spazio la mia stanza
si dilata.

 

È una caverna il silenzio
della tua voce che manca:
pareti nel buio
respirano 
i miei versi.

 

@novemai Ciao. L'assenza che trapela dal testo è amplificata dai suoi contrasti. Questo vuoto si fa spazioso e tetro come una caverna e viene forse colmato da una dilatazione sensoriale a cercarne e darne una sua valenza.

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Ciao @novemai!

I tuoi versi sembrano esprime una condizione di solitudine e di incomunicabilità. Molto bella l’immagine della caverna, fa pensare a un silenzio nascosto che scava minaccioso.

Amo le poesie brevi che attraverso le immagini veicolano e amplificano emozioni, quindi, non posso che farti i miei complimenti per questa bella poesia.

A presto! :)

 

 

 

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Ciao @novemai, bentrovata! 

Il 22/3/2020 alle 18:54, novemai ha scritto:

C'è un vuoto fra una parola
e l'altra che pronunci,
in quello spazio la mia stanza
si dilata.

Mi piace molto la semplicità che traspare da ogni verso e si riflette non solo nella scelta di parole, ma anche nelle immagini che esse creano. Si ha la sensazione di poter udire gli echi che rimbombano tra una parete e l'altra ampliando lo spazio. 

Il 22/3/2020 alle 18:54, novemai ha scritto:

È una caverna il silenzio
della tua voce che manca:
pareti nel buio
respirano 
i miei versi.

È curiosa la contrapposizione stanza/caverna. Due spazi chiusi ed entrambi custodi di quell'assordante silenzio che accompagna la solitudine. I versi diventano l'aria che mantiene in vita chi soffre e sembra quasi che siano l'unico mezzo di comunicazione con l'esterno. Quella caverna è anche una sorta di rifugio, almeno così l'ho percepita io. Una bella poesia che fa vibrare il cuore. Brava! 

 

 

 

 

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Una poesia breve, ma dotata di due caratteristiche che le parole latine rappresentano meglio di quelle italiane: il pondus e la gravitas, rispettivamente il "peso" delle parole e quello dei concetti. Mi piace in genere raggruppare le parole in campi semantici perché aiuta molto nella comprensione del testo: qui tra i tuoi versi, però, le parole-chiave sono così solide che tale operazione non è necessaria. I termini si intersecano e poi si allontanano, e in questo modo creano i significati: / spazio / stanza / caverna / pareti;
vuoto / dilata / silenzio / buio / respiro.
Se nella prima parte della poesia il tempo che intercorre tra una parola e l'altra ha il potere di dilatare uno spazio fisico, nella seconda l'assenza delle parole trasforma quello spazio di uso quotidiano (la stanza) in uno spazio reale, sì, ma lontano dalla quotidianità (la caverna): angusto, forse, e di certo angoscioso (visto che di una caverna non si conoscono a priori i confini) e senza luce. Ho apprezzato il passaggio / non-passaggio tra le due sezioni.

Grazie e un saluto, @novemai

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Ciao @novemai, la tua è l'ultima poesia che commento, mi sono fatto attendere per dilatare un poco il silenzio così che i tuoi versi possano avere avuto più  tempo di respirare perchè mi aggradano molto. A parte gli scherzi (ma poi mica tanto)  interessante questa contrapposizione che hai creato fra le parole e il silenzio che le interconnette. Arriva bene il senso di mancanza di una voce che per qualche ragione non c'è più. La caverna esprime bene questo concetto, uno spazio buio, poco agevole, dove si ci sente sperduti.

Devo ammettere che sono i forte difficoltà perchè non sono assolutamente in grado di scegliere tre proposte e questo è merito vostro.

 

Saluti,

 

Mirko

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Vi ringrazio molto per i commenti e le belle parole, @Exairesi, @Poeta Zaza, @Elisa Audino, @(Irene)@Talia, @Vincenzo Iennaco@Sira, @Emy, @Ippolita2018 e @INTES MK-69. Grazie per le vostre analisi e le riflessioni per nulla banali, sebbene la poesia sia semplice e si lasci interpretare facilmente. Sono felice vi sia piaciuta. 

 

Il 23/3/2020 alle 22:52, Elisa Audino ha scritto:

mi sono chiesta se togliendo quel 'si dilata' potrebbe reggere per conto proprio. Credo di sì, prova a vedere se ti suona bene lo stesso

 

@Elisa Audino ci riflettere, grazie:)

 

Un saluto e una rosa per tutti :rosa:

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Complimenti @novemai, mi piace molto la tua poesia, in realtà mi sono piaciuti un pò tutti i tuoi componimenti. In particolare, apprezzo lo stile essenziale, le parole ben calibrate, l'espressione semplice ma mai banale.

Non ho letto i commenti che mi hanno preceduto, per cui spero di non ripetere cose già dette, ma credo che per un autore sia sempre importante capire il messaggio che ha trasmesso o quello che non è riuscito a trasmettere. 

Il nucleo del componimento credo sia l'incomunicabilità tra i due protagonisti (amanti? amici? familiari? ma forse poco importa) e i silenzi, che sono ancora più ricchi di significato delle parole.

Silenzi che addirittura diventano una caverna dove rimbombano e si amplificano (meravigliosa questa descrizione).

 

Il 24/3/2020 alle 09:38, Vincenzo Iennaco ha scritto:

pareti nel buio
respirano 
i miei versi.

La chiusa è stupenda: le pareti della caverna respirano i tuoi versi, il silenzio dell'altro, la sua assenza, il buio dei sentimenti (forse) ispirano il poeta e il silenzio diventa verso, parola, espressione.

Non ho nulla da consigliarti, credo che la tua poesia sia perfetta così.

A rileggerti.

 

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