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Ippolita2018

[LP 8] Dal polso esile e bianco

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Traccia 3: una cosa

 

 

Dal polso esile e bianco
il cordino già lento è uscito fuori,
e lui è volato.
Ho visto gli occhi tuoi senza pianto
e la mano ridente nel saluto.

E ho pensato a me, e
a quando fuggì dalle mie dita.


Quel tondo rosso in mezzo al cielo
era grumo di sangue abbandonato,
vita che se ne andava tra le risa
di chi mi consolava.
Ti pensavo tra gli uccelli in volo
dove ancora sei, e non mi sbaglio.

 

 

 

Modificato da Ippolita2018
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@Ippolita2018 Ciao. Il palloncino sfuggito di mano si innalza a simboleggiare una perdita, che una visuale soggettiva può percepire astratta quanto materiale. Questa possibilità è però data da un mio pessimismo sotterraneo. Nel periodo del "andrà tutto bene" mi voglio soffermare più su una indolore astrazione con la simbolica perdita dell'innocenza e la nostalgia dell'infanzia. E vedere quel palloncino trasmigrare nei cieli anagrafici ma continuare a librarsi in volo.

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Ciao @Ippolita2018 un palloncino che simboleggia  una perdita. Immagine molto poetica e dolce. Ci sono altri elementi interessanti come le risa degli altri come a simboleggiare che per il mondo non è successo nulla. Però la presenza c'è ancora, quel palloncino è ancora in cielo non è scomparso, non è esploso semplicemente continua il suo viaggio.

 

Saluti, 

Mirko

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È così bella quest'immagine del cordolino a fondo manica, che ci ho visto addirittura una persona scendere, aggrappata a una corda e poi andarsene lieve. Ed era un palloncino, invece, come ne abbiamo lasciati andare tanti da piccoli, quando la vita era un tantino più semplice e si guardava ancora in alto. Non perché da adulti non lo si possa fare, ma non sono tempi facili questi e capita di guardarsi indietro a volte e pensare 'chiudo gli occhi e torno lì, non è successo niente, ricomincio'.

Il 22/3/2020 alle 18:37, Ippolita2018 ha scritto:

Ti pensavo tra gli uccelli in volo
dove ancora sei, e non mi sbaglio.

Meravigliosa la chiusa, arriva in punta di chiudi, come sei solita fare, senza essere pretenziosa, leggera.

Ora me la rileggerò ancora un po' di volte e vorrei metterla in sequenza con le altre tue poesie, sono pagine da sfogliare ormai.

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Eccomi @Ippolita2018,

è una poesia molto dolce e densissima di significati questa tua. Io la interpreto così: un palloncino rosso sfugge di mano  forse a una persiona anziana o che non sta bene  (il polso esile e bianco): la persona non piange, ma saluta con la mano il palloncino che se ne va.  E guardando quella scena  l'io lirico rivede se stesso dinanzi alla propria perdita di un palloncino. E questa diventa il simbolo di una perdita più grande e dolorosa. Ma come la persona dal polso esile non aveva pianto, l'io lirico viene consolato dall'idea (anzi, dalla  convinzione - "e non mi sbaglio", scrivi  infatti) che  questa sua  cosa perduta  adesso viva ancora  tra gli uccelli in volo.  Come ti ha scritto anche Elisa, la chiusa è davvero bella, dolcissima e struggente... Bella, complimenti Ippolita, a presto!

:)

 

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Ciao @Ippolita2018

due strofe tenere, e al contempo amare. A mio avviso, una delle tue poesie più intense.

 

Il 22/3/2020 alle 18:37, Ippolita2018 ha scritto:

Dal polso esile e bianco
il cordino già lento è uscito fuori,
e lui è volato.
Ho visto gli occhi tuoi senza pianto
e la mano ridente nel saluto.

E ho pensato a me, e
a quando fuggì dalle mie dita.

 

La prima strofa trasuda innocenza: al bimbo vola il palloncino e, anziché piangere, lo osserva allontanarsi e lo saluta ridente.

Il gesto rievoca all'io lirico una perdita, e il candore iniziale si trasforma in amarezza.

 

Il 22/3/2020 alle 18:37, Ippolita2018 ha scritto:

Quel tondo rosso in mezzo al cielo
era grumo di sangue abbandonato,
vita che se ne andava tra le risa
di chi mi consolava.
Ti pensavo tra gli uccelli in volo
dove ancora sei, e non mi sbaglio.

Amarezza che nella chiusa, a sua volta, lascia spazio alla speranza e alla consolazione.

Questi versi mi ricordano una frase di Rumi: "Non piangere. Tutto ciò che viene perso, ritorna sotto un’altra forma."<3

 

Complimenti!:rosa:

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Ciao @Ippolita2018,

 

Quanti palloncini ci sono sfuggiti di mano da bambini. Ma uno in particolare è il più significativo: l'ultimo che lasciamo andare è il segno della fine dell'infanzia e l'inizio dell'età adulta e dell'indipendenza. La madre guarda il figlio che cresce, che prende in mano la sua vita e va, libero tra gi uccelli a viverla. Il palloncino rosso rimane nel cielo come grumo, in quanto ferita che deve ancora risarcire, ma la madre la curerà pensando a quando lei prese il volo. Bellissima, Ippolita, struggente, malinconica, ma, alla fine, un inno alla vita! 

 

Talia 

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15 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Il palloncino sfuggito di mano si innalza a simboleggiare una perdita (...)

Questa possibilità è però data da un mio pessimismo sotterraneo.

Che comprendo e condivido interamente, anche se qui non era previsto in misura così massiccia: me ne accorgo solo ora, rileggendo. Grazie, @Vincenzo Iennaco, per la tua spaziosa lettura.

 

11 ore fa, INTES MK-69 ha scritto:

 un palloncino che simboleggia  una perdita

Anche senza volerlo, il mio "pessimismo sotterraneo" (per usare l'espressione di Vincenzo) carsicamente emerge. Mi ero in realtà concentrata sull'assenza di una "cosa", il palloncino, e sulle differenze delle reazioni dei bambini: vuol dire che angosciatipessimistidoloranti si nasce e così si resta, non c'è niente da fare.

Grazie mille per il tuo commento, @INTES MK-69.

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Il 22/3/2020 alle 18:37, Ippolita2018 ha scritto:

 

Dal polso esile e bianco
il cordino già lento è uscito fuori,
e lui è volato.

 

Io ci vedo un bambino con legato al proprio polso il filo di un palloncino rosso, il cordino è lento sul polso magro e il palloncino vola via.

Il 22/3/2020 alle 18:37, Ippolita2018 ha scritto:


Ho visto gli occhi tuoi senza pianto
e la mano ridente nel saluto.

 

in genere era così, ci piaceva da piccoli vederli alzare in cielo, e poi sapevamo che ne avremmo avuto un altro...

 

Il 22/3/2020 alle 18:37, Ippolita2018 ha scritto:

Quel tondo rosso in mezzo al cielo
era grumo di sangue abbandonato,
vita che se ne andava tra le risa
di chi mi consolava.
Ti pensavo tra gli uccelli in volo
dove ancora sei, e non mi sbaglio.

 

 

La chiusa è, per me, di difficile decifrazione. Però un'idea ce l'ho: una bambina che ha sofferto per il distacco di quel palloncino.

Ma poi se ne è data una ragione (tra gli uccelli in volo). E l'ultimo  verso parla di una persona che ancora ha il "fanciullino" dentro, 

come potresti essere tu con la  tua bella anima, cara @Ippolita2018 :)

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Ciao @Ippolita2018.

Bellissima la tua poesia, di una potenza a cui è difficile rimanere impassibili.
Il polso esile e bianco è di per sé un'immagine molto delicata, e lo diventa ancora di più nel progressivo e lento svolgersi dei versi. Il polso appartiene a una persona che non c'è più, forse un bambino che rivive nei ricordi.


"E ho pensato a me, e
a quando fuggì dalle mie dita."


Qui la poesia non rivela se si stia ancora parlando di un palloncino, o di una persona, ma il tono sommesso, la doppia congiunzione, ancora più rallentata dalla virgola, ci parlano di un ricordo che richiede tempo, riflessione, qualche istante in più di attenzione, che forse si sovrappone a molti altri ricordi.

 

Il 22/3/2020 alle 18:37, Ippolita2018 ha scritto:

Quel tondo rosso in mezzo al cielo
era grumo di sangue abbandonato,
vita che se ne andava tra le risa
di chi mi consolava.
Ti pensavo tra gli uccelli in volo
dove ancora sei, e non mi sbaglio. 

 

La seconda strofa è più drammatica, con il sangue e le risa incuranti del dolore. Bellissima la chiusa (te l'hanno già detto in tanti), ancora una volta il palloncino, la persona che è andata via, gli uccelli in volo si uniscono, in uno sfumato disegno dai contorni che solo i toni delicati di questi ultimi due versi possono veicolare. Il rivolgersi alla persona che non c'è più, quasi come se potesse sentire, così come il saluto al palloncino, è l'istinto di ciò che siamo e del nostro essere fragili ed esili come un polso, che ha bisogno di rimanere legato a qualcosa per sopravvivere, anche a un ricordo.
Complimenti Ippolita.

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Il 22/3/2020 alle 18:37, Ippolita2018 ha scritto:

Dal polso esile e bianco
il cordino già lento è uscito fuori,
e lui è volato.
Ho visto gli occhi tuoi senza pianto
e la mano ridente nel saluto.

E ho pensato a me, e
a quando fuggì dalle mie dita.


Quel tondo rosso in mezzo al cielo
era grumo di sangue abbandonato,
vita che se ne andava tra le risa
di chi mi consolava.
Ti pensavo tra gli uccelli in volo
dove ancora sei, e non mi sbaglio.

 

Ciao @Ippolita2018 eccomi tra le tue parole.

Una poesia sull'assenza non può che diventare, qui più che in altre, una poesia sulla perdita. La vita tante volte ci mette davanti alle perdite, grandi e lievi, alle cose, alle persone, che incontriamo e alle quali diciamo addio, con leggerezza o con dolore, quasi senza accorgercene.
Questa poesia mi ricorda questo; la perdita che è implicita del vivere, la perdita inevitabile. Quel palloncino che scivola dal polso di generazioni diverse e si libra nell'aria, e negli occhi di un bambino diventa simbolo e ideale dal valore irraggiungibile. Tutti noi ricordiamo di avere fissato il cielo guardandolo slittare via nel blu, sempre più piccolo e un po' più a destra o a sinistra; tutti lo abbiamo seguito con gli occhi con la fiducia che per lui iniziava un viaggio diverso; credendo che sarebbe di certo arrivato da qualche altra parte; chiedendoci a quanto ammontavano le distanze del mondo che lo trascinavano così su quando prima era lì in basso, con noi.

Alla luce di questa poesia quella scena assume un nuovo significato. Il palloncino è senz'altro un simbolo. Per me alla lettura è stato simbolo della perdita involontaria, a volte non sofferta, simbolo anche della grandezza del mondo e dei suoi cieli. Un'interpretazione tutta personale, ne sono consapevole, ma le tue parole sono riuscite a comunicarmi una forte emozione che ho voluto esprimere con te.

L'ho trovata molto bella, forse poco musicale nella chiusura (gli ultimi due versi ritengo siano la parte più debole) ma è inevitabile che non sia perfetta dato il poco tempo che avevamo a disposizione per lavorarci.

A rileggerti!

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@Elisa Audino, @(Irene), @Sira, @Talia, @Poeta Zaza, @novemai, @Exairesi: grazie per i vostri graditissimi commenti! :love3:

 

Il 23/3/2020 alle 22:37, Elisa Audino ha scritto:

È così bella quest'immagine del cordolino a fondo manica, che ci ho visto addirittura una persona scendere, aggrappata a una corda e poi andarsene lieve. 

Come Mary Poppins. Magari!

Il 23/3/2020 alle 22:37, Elisa Audino ha scritto:

sono pagine da sfogliare ormai.

Santo cielo, che onore... <3

 

Il 23/3/2020 alle 22:44, (Irene) ha scritto:

E guardando quella scena  l'io lirico rivede se stesso dinanzi alla propria perdita di un palloncino. E questa diventa il simbolo di una perdita più grande e dolorosa.

Interpretazione perfetta, Irene. Ti ringrazio. Più che una persona anziana avevo in mente una bambina, ma è bello anche come lo hai interpretato tu. Grazie ancora. :)

 

Il 24/3/2020 alle 01:31, Sira ha scritto:

una delle tue poesie più intense.

Grazie, Sira. Mi fai arrossire. <3

Il 24/3/2020 alle 01:31, Sira ha scritto:

Amarezza che nella chiusa, a sua volta, lascia spazio alla speranza e alla consolazione.

Vero.

Il 24/3/2020 alle 01:31, Sira ha scritto:

Questi versi mi ricordano una frase di Rumi

Un poeta mistico che amo. Grazie.

 

Il 24/3/2020 alle 07:27, Talia ha scritto:

struggente, malinconica, ma, alla fine, un inno alla vita! 

Grazie, Talia! Sono felice ti sia apparsa così. :)

 

Il 24/3/2020 alle 14:41, Poeta Zaza ha scritto:

Però un'idea ce l'ho: una bambina che ha sofferto per il distacco di quel palloncino.

Proprio quello che intendevo: l'adulto osserva la reazione serena del piccolo/a e la paragona a quella, opposta, di sé stesso bambino. Poi, come giustamente aggiungi, se ne fa una ragione immaginandolo tra gli uccelli. Si ritorna subito dopo all'adulto: per lui, il palloncino volato via nella sua infanzia è ancora là, in mezzo al cielo. Grazie mille per le belle parole, @Poeta Zaza.

 

Il 24/3/2020 alle 17:02, novemai ha scritto:

ci parlano di un ricordo che richiede tempo, (...) qualche istante in più di attenzione, che forse si sovrappone a molti altri ricordi.

Che bella riflessione. Grazie.

Il 24/3/2020 alle 17:02, novemai ha scritto:

l'istinto di ciò che siamo e del nostro essere fragili ed esili come un polso, che ha bisogno di rimanere legato a qualcosa per sopravvivere, anche a un ricordo

Anche questa. Magnifica. 

 

Il 25/3/2020 alle 10:56, Exairesi ha scritto:

Questa poesia mi ricorda questo; la perdita che è implicita del vivere, la perdita inevitabile.

Sì: la perdita inevitabile. Verissimo.

Il 25/3/2020 alle 10:56, Exairesi ha scritto:

Tutti noi ricordiamo di avere fissato il cielo guardandolo slittare via nel blu, sempre più piccolo e un po' più a destra o a sinistra; tutti lo abbiamo seguito con gli occhi con la fiducia che per lui iniziava un viaggio diverso; credendo che sarebbe di certo arrivato da qualche altra parte

<3

Il 25/3/2020 alle 10:56, Exairesi ha scritto:

forse poco musicale nella chiusura (gli ultimi due versi ritengo siano la parte più debole)

Condivido in pieno. Grazie per le osservazioni, @Exairesi

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