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Ton

[LP 8] Grasso ubriaco e stupido

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Grasso

ubriaco

e stupido

 

Crei l’assenza il dentrovuoto

stasi di corpi anime gusci

neanche un sorriso un volto noto

battute a tirarti, in faccia, pesci

Liquami e fumo che dentro ti soffia

e sulla faccia una lacrima gonfia

ma sono echi di spenteluci

fotoni assenti che non riesci

e paralisi e tempo morto

angoli chiusi che assieme cuci

e tutto fuori sta in piedi storto

Rispondi ai sospiri fino alle fauci

 

----

 

Traccia 2: una persona. Commento a breve.

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@Ton Bra' bro, per essere entrato nelle auliche stanze del WD. Il testo ha una evidente cadenza rap, o almeno così mi ha preso in lettura. Ma non è una discriminante, per quanto io sia anagraficamente stagionato, lo reputo un linguaggio espressivo al pari del poetar cortese, in vernacolo o in endecasillabi alessandrini. E' questione di anagrafe, appunto, e direi anche di mise. Almeno per come la vedo io (e la vivo sia da lettore che da poetastro) uno la poesia la deve indossare, e non è detto che cada sempre a pennello, ci si può sentire stretti o larghi, dipende dal momento che si vive leggendo. La medesima poesia può essere recepita (vissuta) in maniera diversa a seconda dell'umore e del periodo che sta attraversando.

Vabbè, mi fermo qui perché son partito per la tangente e sto uscendo dal seminato.

Il testo. Allora, lo stile come detto è rapsodico e mi piace, il (quasi) non utilizzo della punteggiatura anche (anzi, a mio vedere, via anche quelle due virgole e libero arbitrio e ritmo al lettore). Così come mi sono piaciute quel paio di crasi ossimoriche (dentrovuoto/spenteluci), anch'io a volte mi ci diletto (anche se non è il termine adatto, a meno che il testo non sia un puro divertissement).

Il contenuto a me ha suggestionato un barbone, o una vita randagia rinserrata in quel dentrovuoto e nell'estraniazione di "un sorriso un volto noto", una merce avariata e derelitta sulla bancarella mercatale del disprezzo e del dileggio, "battute a tirarti, in faccia, pesci". Un afrore inselvatichito da quei "liquami e fumo" che permeano un'anima di "spenteluci" chiusa nel proprio guscio di "fotoni assenti", "tempo morto" e vicoli ciechi ("angoli chiusi") in cui si tenta di rammendare in qualche modo un'esistenza.

Per me sai comunicare anche col linguaggio poetico, quindi ciao e al prossimo lampo di poesia :) 

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@Vincenzo IennacoIennaco

 

Sarà il caso di preoccuparmi? :P di solito i racconti che scrivo non li capisce quasi nessuno, qui al primo commento mi ritrovo l'esegesi di ciò che ho "sentito" nello scrivere.

 

Unica cosa, che mi ha meravigliato, è la parte sul rap. Non mi appartiene molto, più che altro diciamo che io sono fermo alle rime baciate e alternate :asd:

 

Grazie mille :rosa:

 

Ah, sono d'accordo con il togliere le due virgole :)

 

Modificato da Ton

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Ciao @Ton, forse è la prima volta che ti leggo: accidenti, ci vai giù secco. Un bel ritmo veloce e serrato che non ti lascia respirare mai, graficamente compatto con scarsissima punteggiatura e ha ragione @Vincenzo Iennaco, ricorda molto il rap. Che non disdegno nella maniera più assoluta, anzi. Hai mai ascoltato Rancore? Ecco, mi ricorda quel ritmo e l'ho letta velocissimamente come avrebbe potuto cantarla lui, con le parole tra i denti.

Richiede tempo, come Rancore, perché la velocità e la compattezza ti fanno arrivare in fondo con il ricordo di alcuni contrasti tipo dentrovuoto e dei precisi suoni, ma con l'impressione di doverci tornare per riuscire a comprenderla.

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Ciao @Ton, anch'io è la prima volta che ti leggo, e anch'io dico... wow! un bel ritmo denso e senza respiro, sostenuto dalla mancanza di punteggiatura (mi piace la mancanza di punteggiatura! - e pure io toglierei le due virgole) e rafforzato dalla compattezza della struttura. Anche a me ha fatto venire in mente un'esistenza che "manca" cioè che è priva di un baricentro, che barcolla  in un caos dentro e fuori se stessa (molto efficaci in questo contesto le due parole composte). Una poesia molto interessante, a rileggerti!

:)

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@Ton :D

 

Hai declinato la traccia sulla persona, scegliendo il tipo "brutto-sporco-e-cattivo".

Per me è tutto ok, ma il verso finale è super!

 

Il 22/3/2020 alle 15:33, Ton ha scritto:

 

Rispondi ai sospiri fino alle fauci

 

 

 

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Eccomi a te, @Ton!^^

Sul contenuto è stato detto già tutto, sulla punteggiatura pure, quindi, aggiungo solo un paio di cose. 

 

Hai cercato di mantenere uno schema di rime e assonanze, e questo è lodevole, ma, personalmente, credo che l'obbligo della rima, almeno agli inizi, possa limitare l'espressività.

A differenza di quanto consigliato dalla stragrande maggioranza, sono dell'opinione che sia indispensabile prima trovare una propria voce poetica che esprima ciò che lo sguardo e l'animo catturano, e, una volta trovata, passare eventualmente a confezionare il tutto con una bella metrica. 

 

Il 22/3/2020 alle 19:17, Ton ha scritto:

Sarà il caso di preoccuparmi? :P di solito i racconti che scrivo non li capisce quasi nessuno, qui al primo commento mi ritrovo l'esegesi di ciò che ho "sentito" nello scrivere.

 

La sensazione che si prova quando il "sentire" diventa comune è bellissima, ma, se continuerai, ti accorgerai quanto sia altrettanto gratificante vedere come il proprio testo possa generare altre interpretazioni, con che forza possa ispirare ogni lettore.

 

Spero davvero che tu non smetta, secondo me potresti appassionarti e appassionare.:P

 

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@Poeta Zaza addirittura? :P grazie!
 

@Sira
 

Quota

 ti accorgerai quanto sia altrettanto gratificante vedere come il proprio testo possa generare altre interpretazioni, con che forza possa ispirare ogni lettore


ma ti dirò, è esattamente quello che mi auspico quando scrivo :) solo che finora ho ricevuto una marea di critiche perché nei miei racconti "non si capisce cosa vuoglio dire" :asd: e io sto là a ripetere che per me è più importante che ognuno ci capisce quello che vuole :asd: ma si vede che questa cosa funziona/è più accettata in poesia che in prosa :umh:

Proverò a scrivere senza rime, ma non è una cosa su cui mi ci sforzo, anzi: è proprio che mi vengono solo in rima, perché sono fermo alle poesie delle elementari :asd:

Grazie mille, vedrò se continuare a scrivere o meno. Non lo so, forse avete svegliato il can che dormiva :rosa:

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Ciao @Ton, una poesia fortemente musicale, attenta ai ritmi e ai suoni. L'ho trovata originale e fortemente espressiva. Mi è davvero piaciuta anche perché credo, d'ora in avanti, che appena leggerò qualcosa di tuo lo riconoscerò. Uno stile completamente personale, tuo e di intensa ricerca sonora, davvero complimenti. Concordo con Sira sull'uso delle rime, asservire il proprio stile a una forma prestabilita è limitante soprattutto all'inizio quando dovresti esplorare, portare avanti la tua indagine e le tue ricerche in fatto di stile, metrica, sonorità, uso del verso etc etc. Comunque in questa poesia non direi che ti sei piegato alla metrica, né che utilizzare la rima ti abbia limitato. Questo soprattutto perché l'incidenza ritmica e sonora dei tuoi versi - per l'uso assente che fai della puntaggiatura - fa sì che l'attenzione non cada direttamente sulle rime alternate ma su quel sistema di assonanenze, ripide discese di fiato, ritmo veloce, che attraversa tutto il tuo testo.
Entro più nel dettaglio (sperando di non ripetere troppo ciò che ti è già stato detto):

La struttura della poesia fa si che sia difficile intuirne subito il senso, la prima impressione che ricevi è quella del fiato, dei ritmi serrati, del lessico fortemente aggettivato. Pian piano va a delinearsi un momento di solitudine dove tutti questi aggettivi, queste parole che piovono a raffica in ogni verso, diventano specchio dell'interiorità dell'io lirico che è fermo in questo momento di stasi, in paralisi, nel tempo morto. Sono i tuoi versi, queste parole che sembrano uscire tutte in un unico fiato, che danno una scossa al tempo morto, alla paralisi, ai gusci senza anime, vuoti - vi si contrappone.
Mi ha molto interessato poi l'utilizzo delle parole composte che attirano lo sguardo e l'attenzione molto più della rima nella lettura (dentrovuoto, spenteluci). Anche in questo caso l'impressione è quella di parole che incalzano aumentando il ritmo di lettura.
Mi chiedo cosa sarebbe successo se tu avessi modulato queste accellerazioni tenendole per i momenti di maggiore pathos, comunque ho apprezzato moltissimo il tuo lavoro. Sia dal punto di vista dello stile (mi pare che ci sia fantasia, ricerca) sia dal punto di vista del contenuto (in particolare il contrasto tra la stasi dell'assenza, e il vortice di parole che compone la poesia).

Grazie mille, a rileggerti!

P.S. Ovviamente la poesia offre una maggiore libertà per quello che riguarda l'interpretazione rispetto alla prosa. Una poesia può essere fortemente ermetica ma comunque può essere apprezzata anche in un primo momento, mentre con la prosa questo è molto più difficile. Scrivere una prosa ermetica e chiusa è un compito molto arduo, perché la prosa è di solito finalizzata ad una narrazione o all'esposizione di un certo argomento. Una prosa d'arte, che si regga solo sullo stile, è qualcosa che si ottiene sviluppando uno stile assolutamente personale, ma è comunque difficile trovare l'equilibrio tra slancio lirico e correttezza nell'esposizione.

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Ciao @Ton.
Opera interessante e carichissima la tua. Sembra la descrizione inclemente di un clown con la faccia da pierrot, sul lastrico, che non fa più ridere.
La poesia, letta con velocità e ritmo sostenuto, arriva tutta nella sua potenza espressiva. Le immagini funzionano proprio perché non rendono un quadro chiaro, ma distorto, caotico e sgraziato. Riesci a trasmettere il senso di oppressione e di incomunicabilità con l'ambiente esterno ("neanche un sorriso un volto noto", "echi di spenteluci, fotoni assenti che non riesci", "tutto fuori sta in piedi storto"). Riesci a creare dei chiaroscuri che rimangono impressi, come se si trattasse di una vignetta, o di una serie di vignette, di un fumetto (oppure forse è il tuo avatar che mi influenza in questo senso :D).
L'azione del cucire è quasi un tentativo di rimettere in ordine, di rammendare alla bell'e meglio il logorio della vita, tentando anche di rispondere ai sospiri così grandi e profondi che arrivano alle fauci.
Leggo che non scrivi poesie, di solito. Invece, spero di rileggerti.

A presto

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@novemai grazie mille anche a te :rosa:

 

Vi chiedo scusa se non ho molto da dire, ma non ci sono abituato... :P

 

Rifletterò se continuare a scrivere poesie.

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Ciao @Ton, piacere di conoscerti ma soprattutto piacere di averti letto. Concordo anche io con chi ti ha accostato a Rancore me lo fai venire in mente anche a me. Un testo molto intenso con un ritmo serrato quasi aggressivo. La mancanza di punteggiatura la trovo una scelta stilistica consona a questo modo di poetare.

Saluti,

Mirko 

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e tutto fuori sta in piedi storto

 

Questo verso in particolare rende in modo perfetto l'essere ubriachi, perché riesce a rappresentare tale situazione sia dall'interno (il mondo appare deforme), sia dall'esterno: l'ubriaco barcolla, non riesce a stare dritto. L'andatura metrica cantilenante e l'assenza di enjambement assecondano (o precedono) i significati. Mi sembra però che i tuoi versi non alludano semplicemente a una figura di "ubriaco grasso e stupido" come il titolo, secondo me volutamente fuorviante, ci lascia a intendere: qui si cela la figura di un clochard (diciamo pure barbone: non abbiamo bisogno di ricorrere a termini francesi). Non so se essa si staglia potente solo ai miei occhi (è un'immagine/tema che ho fissa nella mente, protagonista recente un mio componimento), ma tenderei a escluderlo considerata la natura dei seguenti versi:

 

neanche un sorriso un volto noto
battute a tirarti, in faccia, pesci

 

e sulla faccia una lacrima gonfia.

 

Una lettura interessante, @Ton, di cui ti ringrazio. Un saluto.

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@Ton cosa hai fatto alla punteggiatura? Un attacco di fame: ammettilo! :P Volevo farti una critica riguardo al titolo, ma ho desistito. Vedi quanto sono buona. xD 

 

Il 22/3/2020 alle 15:33, Ton ha scritto:

Grasso

ubriaco

e stupido

Perché in neretto?

 

Il 22/3/2020 alle 15:33, Ton ha scritto:

battute a tirarti, in faccia, pesci

Secondo me potevi evitare queste due virgole, vista la totale assenza di punteggiatura, più che altro per una coerenza interna. 

 

Il 22/3/2020 alle 15:33, Ton ha scritto:

angoli chiusi che assieme cuci

e tutto fuori sta in piedi storto

Un'immagine potente. Piaciuta un sacco!

 

Una poesia diversa, dal ritmo cadenzato e con delle immagini che non passano inosservate. Non è forse il mio genere, ma ho apprezzato l'esperimento in sé. Per quel che mi riguarda, promosso! <3 

 

 

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@Emy <3

 

Il neretto è un piccolo vezzo: mi piaceva l'idea che una poesia potesse cominciare dal titolo, ma solo se uno lo vuole. Quindi è lì: puoi cominciare a leggerlo da "Grasso" o da "Crei".

 

Mannaggia quelle virgole :D ce le ho messe per insicurezza: non volevo fare lo spaccone senza manco un segno :asd:

Grazie come sempre :rosa:

 

P.S. Qualsiasi critica è ben accetta! Che pensi del titolo?

Modificato da Ton

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Ciao @Ton,

 

Una vita buttata è ciò che ho percepito nella tua poesia, ciò che manca, in riferimento alla traccia, è una persona, nel senso della persona colta nella sua umanità. Quando si uccide la realtà con l'alcol si diventa lo zimbello degli altri, la bottiglia vuotata è sinonimo del nostro dentro vuoto. Manca l'umanità e anche la capacità di scorgerla nei volti degli altri, da qui il verso:

Il 22/3/2020 alle 15:33, Ton ha scritto:

neanche un sorriso un volto noto

 

La conclusione :

 

Il 22/3/2020 alle 15:33, Ton ha scritto:

tutto fuori sta in piedi storto

Ci mostra la distorsione oculare, ma per conseguenza metaforica diviene distorsione della realtà dell'uomo alterato dall'alcol. 

 

Mi è piaciuto tutto ma non ho capito il titolo: perché anche "grasso" e "stupido"? Non bastava "ubriaco"? 

 

Talia 

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2 ore fa, Ton ha scritto:

Qualsiasi critica è ben accetta! Che pensi del titolo?

Il titolo mi sembra un po' troppo carico. Secondo me tre aggettivi, l'uno dietro l'altro, non sono necessari se decidi di mantenere la struttura attuale con la prima strofa in grassetto che ripete le stesse parole. Cercherei un'altra parola che racchiude il concetto della decadenza, se mi permetti il termine, derivante dai versi. 

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@Talia @Emy rispondo a entrambe visto che il commento sul titolo è simile: perché anche "grasso" e "stupido"?

Lo volete sapere? Ve lo devo proprio dire? Ok. Siete pronte? Sicure?

 

...

 

Non ne ho idea :P l'ho scritta partendo da uno stato d'animo più che da un'idea, e volevo "sentirla" carica. Credo che ci sia qualcosa di "grasso" e di "stupido" all'interno della poesia, o almeno io lo sento mentre leggo. Ma può darsi che io non sia legato tanto ad uno dei tre stati e che quindi non senta troppo la parte ubriaca sovrastare gli altri due.

Non so, ma grazie a entrambe :rosa:ci rifletterò

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