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Almissima

[MI134] Il Baobab

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/46190-anche-un-padre/?do=findComment&comment=823349

 

Voleva credere che fosse quel baobab fuori dalla finestra a impedirle di parlare. Le foglie a ventaglietto che si muovevano nel vento come tante manine a salutarla. Quante ne aveva usate come segnalibro, di foglie non di manine. Perché quelle non le aveva mai schiacciate nei libri, e questo il suo terapeuta lo sapeva.

Lei aveva schiacciato tutta una persona e non in un libro.

Per altro lui continuava a fissarla in silenzio, e lei avvolta dalla poltroncina continuava a fissare la finestra.

Appena arrivata aveva dichiarato senza esitazione

“Dottore, ho subito un trauma. Non riesco a parlarne e mi mangia da dentro. Non mi riconosco più.”

Dopo di che non era mai più riuscita ad andare oltre ai convenevoli. Stava seduta lì e si lasciava fissare pazientemente.

Quante ore avevano già passato così, in silenzio, seduti uno di fronte all’altro. Lui che la rassicurava che il silenzio non era un problema, anzi era un’altra forma di comunicazione.

Prima che appiattisse quella donna, leggeva parecchio, e adorava leggere nei parchi dove poteva alzare gli occhi e vedere altre persone, sentire il rumore del chiacchiericcio e il profumo degli alberi. La sua panchina preferita era proprio sotto al baobab del parco. Quando era ora di tornare a casa, si prendeva una foglia dall’albero, la infilava fra le pagine e a casa la metteva nella sua scatola dei ricordi scrivendoci la data a china. Aveva deciso di tingerle tutte d’oro per decorare l’albero di natale di momenti belli.

Ecco questo lo avrebbe potuto raccontare al terapeuta, magari poteva venire fuori un bel quadretto da ossessivo-compulsiva.

L’analista continuava a fissarla, rilassato seguiva il movimento dei suoi occhi, percorreva con lo sguardo tutto il suo corpo e tornava ai suoi occhi.

“Io, dottore, non riesco proprio a parlarne.”

Era la prima frase che diceva da quando era arrivata.

“Non si preoccupi, signora, si prenda tutto il tempo necessario.”

I riflessi di sole sulle foglie la distraevano e allo stesso tempo le ricordavano i giochi di luce nei capelli della donna mentre sgaiattolava fuori dalla sua casa, si, proprio la sua casa dove sulla soglia c’era il marito  sorridente e arrossato in viso che la salutava con la mano.

Seduta al sicuro in quella poltrona sotto gli occhi vigili dell’analista poteva ricordare quel terribile pomeriggio tutto d’un fiato.

L’aveva seguita senza nemmeno lasciare la spesa a casa. Si era fermata davanti a una casa più bella della sua, circondata da meravigliose piante, cespugli ben curati e alberi alti, proprio come piacevano a lei. C’era pure una veranda con il dondolo di fianco a un garage, e proprio sul portone del garage l’aveva schiacciata più e più volte, facendo avanti e indietro con la macchina, senza fermarsi nemmeno una volta, senza pietà, le nocche sbiancate sul pomello del cambio.

Non ci aveva più visto dalla gelosia, dall’invidia, dalla rabbia e poi dalla disperazione per quello che aveva fatto.

 

Non le era venuto in mente niente di meglio che lasciarla lì, andare all’autolavaggio e poi tamponare a tutta velocità un camion.

Suo marito era venuto a prenderla al pronto soccorso, non si era fatta niente, ma era in evidente stato di shock. Era la paura.

Il marito la consolava, le diceva di non preoccuparsi per la macchina, capita alle volte di perdere il controllo. In fondo era andata bene, nessuno si era fatto male. E poi lui aveva una sorpresa.

“Sai, amore, ho trovato la casa dei tuoi sogni. Quella col giardino e gli alberi e la veranda con un fantastico dondolo. Proprio oggi è venuta l’agente immobiliare. Se tu non avessi fatto l’incidente, avremmo già potuto visitarla. Dai, tesoro, non piangere, è una signorina gentilissima, adesso la chiamo e sposto la visita.”

 

Sono passati tre mesi, l’omicidio della giovane e bella agente immobiliare non è stato risolto.

Sono tre mesi che tace in questo studio incapace di confessare il proprio errore.

Sono tre mesi.

 

“Signora, il suo tempo è scaduto”

“Grazie, dottore. Ci vediamo la settimana prossima”

 

 

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21 ore fa, Almissima ha scritto:

Le foglie a ventaglietto che si muovevano nel vento come tante manine a salutarla.

bellissima immagine <3

21 ore fa, Almissima ha scritto:

leggeva parecchio, e adorava leggere nei parc

riformulerei per evitare la ripetizione: leggeva parecchio, e adorava farlo nei parchi

21 ore fa, Almissima ha scritto:

Ecco questo lo avrebbe potuto raccontare al terapeuta

metterei: questo avrebbe potuto raccontarlo al terapeuta

Non me lo aspettavo il finale, mi ha sorpresa. Bel racconto e bel ritmo, in bilico tra il tragico e il comico. Mi è piaciuto molto :)

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Benvenuta al MI, @Almissima :)

 

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Voleva credere che fosse quel baobab fuori dalla finestra a impedirle di parlare. Le foglie a ventaglietto che si muovevano nel vento come tante manine a salutarla. Quante ne aveva usate come segnalibro, di foglie non di manine. Perché quelle non le aveva mai schiacciate nei libri, e questo il suo terapeuta lo sapeva.

Lei aveva schiacciato tutta una persona e non in un libro.

Per altro

Peraltro

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Prima che appiattisse quella donna, leggeva parecchio,

Ti suggerirei:

Quella donna, prima di appiattirsi, leggeva parecchio ecc.

 

Quota

e adorava leggere nei parchi dove poteva alzare gli occhi e vedere altre persone, sentire il rumore del chiacchiericcio e il profumo degli alberi. La sua panchina preferita era proprio sotto al baobab del parco. Quando era ora di tornare a casa, si prendeva una foglia dall’albero, la infilava fra le pagine e a casa la metteva nella sua scatola dei ricordi scrivendoci la data a china. Aveva deciso di tingerle tutte d’oro per decorare l’albero di natale di momenti belli.

un bel passaggio il pezzo sopra

Quota

I riflessi di sole sulle foglie la distraevano e allo stesso tempo le ricordavano i giochi di luce nei capelli della donna mentre sgaiattolava

refuso per sgattaiolava

Quota

 

fuori dalla sua casa, si, proprio la sua casa dove sulla soglia c’era il marito  sorridente e arrossato in viso che la salutava con la mano.

Seduta al sicuro in quella poltrona sotto gli occhi vigili dell’analista poteva ricordare quel terribile pomeriggio tutto d’un fiato.

L’aveva seguita senza nemmeno lasciare la spesa a casa.

Secondo me, dovresti precisare dall'inizio di chi si tratta, ad esempio:

Aveva seguito la sua rivale in amore senza nemmeno lasciare la spesa a casa.

 

Quota

 

Sono passati tre mesi, l’omicidio della giovane e bella agente immobiliare non è stato risolto.

Sono tre mesi che tace in questo studio incapace di confessare il proprio errore.

Sono tre mesi.

 

“Signora, il suo tempo è scaduto”

“Grazie, dottore. Ci vediamo la settimana prossima”

 

 

Se non pagherà per il suo reato, certo pagherà per la psicoterapia, se andrà avanti così... 

 

Bentrovata nel Contest del MI, @Almissima  :)

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Grazie, Poeta Zaza, dei tuoi commenti utilissimi.

 

19 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:
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Prima che appiattisse quella donna, leggeva parecchio,

Ti suggerirei:

Quella donna, prima di appiattirsi, leggeva parecchio ecc.

 

Qui sono stata poco chiara effettivamente. Era la donna assassina quella che leggeva parecchio, non quella appiattita sulla porta del garage.

 

Invece sgaiattolare e sgattaiolare pare che esistano tutti e due dove il primo é caduto in disuso e pure sconsigliato, per cui grazie ;)

 

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La sua panchina preferita era proprio sotto al baobab del parco. Quando era ora di tornare a casa, si prendeva una foglia dall’albero, la infilava fra le pagine e a casa la metteva nella sua scatola dei ricordi scrivendoci la data a china.

Ho cercato su internet un po' di immagini di baobab, me non ne ho trovato uno che avessi dei rami ad altezza persona. Come ha preso la foglia?

 

Quota

Ecco questo lo avrebbe potuto raccontare al terapeuta, magari poteva venire fuori un bel quadretto da ossessivo-compulsiva.

Qui va una tirata di orecchie, per una questione "politica", più che narrativa. Capisco che sia un pensiero della protagonista e che ci sia anche un intento ironico, magari, ma sconsiglio di utilizzare termini clinici e diagnostici in maniera così spensierata. Il disturbo ossessivo-compulsivo causa sofferenza a tante persone, utilizzare la diagnosi a sproposito rischia di banalizzare questa sofferenza.

 

Quota

I riflessi di sole sulle foglie la distraevano e allo stesso tempo le ricordavano i giochi di luce nei capelli della donna mentre sgaiattolava fuori dalla sua casa, si, proprio la sua casa dove sulla soglia c’era il marito  sorridente e arrossato in viso che la salutava con la mano.

La frase è un po' intricata. Propongo di riformularla e spezzarla dopo il primo casa in due proposizioni.

 

Ciao!

Mi rimane una perplessità sulla trama, sul fatto che nessuno abbia notato e denunciato un omidicio che non dovrebbe certo passare inosservato per la modalità con cui si è verificato.
Avrei voluto che mi portassi maggiormente nella mente della protagonista e mi spiegassi le ragioni del delitto, mi sembra che ci sia poca complessità, poco conflitto. Forse bisogna articolare maggiormente la personalità della protagonista.

Sulla forma si può lavorare per oliare un pochino qualche passaggio. Ho trovato molto bella l'immagine iniziale delle foglie dell'albero come mani.

Alla prossima! :)

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Gigiskan, hai ragione.

Le foglie  le raccoglie per terra. Siccome lo faccio io, ho dato per scontato (sbagliatissimo), che lo facciano anche altri.

 

Sono d'accordo con te anche sulla questione politica, ma la signora in questione non é proprio politically correct.

 

Rileggendo la frase incriminata mi é mancato il respiro. Giusto spezzarla in due.

Grazie

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Ciao, @Almissima, credo sia la o prima volta che ti leggo, e la mia impressione è di una bella scrittura, capace di belle immagini (molto bello l'incipit). Molto riuscito il rapporto tra la cornice (il set terapeutico) è il racconto. Insomma, piaciuto!

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20 ore fa, Almissima ha scritto:

Le foglie  le raccoglie per terra. Siccome lo faccio io

@Almissima, scusami, ma muoio dalla curiosità, non resisto: tu raccogli personalmente da terra foglie di baobab? Quando ho letto il racconto, pensavo lo avessi ambientato in quelle aree del mondo in cui il baobab cresce. Dimmi, ti prego, se puoi: in quale parco sta il tuo baobab? Amo pazzamente quegli alberi.

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Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

sua casa, si, proprio

refuso: sì

 

Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

Non le era venuto in mente niente di meglio che lasciarla lì, andare all’autolavaggio e poi tamponare a tutta velocità un camion

ma doveva vedersi tutto il sangue, nessuno se ne accorge?

La gelosia è capace di scatenare follie inenarrabili, le stesse commesse dal tuo personaggio, difficili da raccontare allo psicanalista; penso però, vi si arrivi dopo un'escalation emotiva, qui mi sembra tutto troppo rapido. Non so, mi lascia perplessa. 

La scrittura in sé è abbastanza gradevole, ottimo l'incipit, è la trama che avrebbe avuto solo bisogno di qualche dettaglio in più.

 

 

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Grazie per la freccia verde, @Almissima (suppongo sia stata tu), ma nei commenti ai racconti non sono consentite dal regolamento. Togli oppure la kastaff prenderà severissime misure punitive, che li vedo agguerriti e incattiviti, non fosse altro perché mi aumenti indebitamente la reputazione :asd:

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1 ora fa, Ippolita2018 ha scritto:

ma, scusami, ma muoio dalla curiosità, non resisto: tu raccogli personalmente da terra foglie di baobab? Quando ho letto il racconto, pensavo lo avessi ambientato in quelle aree del mondo in cui il baobab cresce. Dimmi, ti prego, se puoi: in quale parco sta il tuo baobab? Amo pazzamente quegli alberi.

 

Adesso é giunto il momento di confessare la mia proverbiale distrazione. In realtà ho pensato tutto il tempo al Ginko Biloba, ma non so per quale motivo alle 22.30 della domenica, quando ho iniziato a scrivere il racconto lo chiamato Baobab. Tanto che quando ho visto l'immagine del Baobab mi sono resa conto subito che non era mica quello l'albero di cui raccolgo le foglie per farne segnalibri.

Infatti qui da me non ci sono Baobab :(

 

 

31 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

ma doveva vedersi tutto il sangue, nessuno se ne accorge?

La gelosia è capace di scatenare follie inenarrabili, le stesse commesse dal tuo personaggio, difficili da raccontare allo psicanalista; penso però, vi si arrivi dopo un'escalation emotiva, qui mi sembra tutto troppo rapido. Non so, mi lascia perplessa. 

La scrittura in sé è abbastanza gradevole, ottimo l'incipit, è la trama che avrebbe avuto solo bisogno di qualche dettaglio in più.

 

Hai perfettamente ragione, il racconto l'ho scritto in maniera affrettata e non ho curato tutti i dettagli. Ma ho confidato che capitasse come capita a volte anche a me: faccio un pezzo di strada e nessuno mi vede, arrivo all'autolavaggio che trovo deserto perché é in periferia. Alle volte ci vuole un po' di fortuna.

Per quanto riguarda L'escalation emotiva, il tuo commento é giusto. Mi sono ispirata a una mia collega gentilissima, che chiede scusa ogni tre per due, e poi una volta abbiamo toccato un tema legato al lavoro durante una riunione e questa ha iniziato a urlare come una posseduta. Per me spettatrice la sua reazione é stata come quella della mia protagonista, certo sarebbe stato meglio spargere qualche indizio nel racconto.

 

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2 minuti fa, Edu ha scritto:

Grazie per la freccia verde, @Almissima (suppongo sia stata tu), ma nei commenti ai racconti non sono consentite dal regolamento. Togli oppure la kastaff prenderà severissime misure punitive, che li vedo agguerriti e incattiviti, non fosse altro perché mi aumenti indebitamente la reputazione :asd:

Oddio non lo sapevo, grazie per l'avviso.

Ma lo posso togliere?

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4 minuti fa, Almissima ha scritto:

Ma lo posso togliere?

vedo che lo hai già fatto. Sì, c'è questa regola, credo per evitare zuffe nei commenti o per non indurre a essere trattenuti nelle stroncature xD

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3 minuti fa, Almissima ha scritto:

realtà ho pensato tutto il tempo al Ginko Biloba

Tu non ci crederai, ma quando ho letto delle foglie a ventaglietto ho pensato subito al Ginko. Ma visto che ripetevi "baobab", ho immaginato che tu abitassi in Africa, o in Australia. In un parco vicino casa mia cresce un Ginko enorme, e anch'io, in autunno, raccolgo le sue foglie: un albero affascinante, perché antichissimo. Grazie! 

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2 minuti fa, Ippolita2018 ha scritto:

Tu non ci crederai, ma quando ho letto delle foglie a ventaglietto ho pensato subito al Ginko. Ma visto che ripetevi "baobab", ho immaginato che tu abitassi in Africa, o in Australia. In un parco vicino casa mia cresce un Ginko enorme, e anch'io, in autunno, raccolgo le sue foglie: un albero affascinante, perché antichissimo. Grazie! 

Allora descrizione é riuscita bene.

Anche se devo dire che i braccini del baobab non erano niente male, e piazzando la storia in una piccola cittadina sudafricana, non avrei nemmeno avuto il problema del sangue sulla macchina nel tragitto fino all'autolavaggio ;)

 

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Ciao @Almissima

bel racconto! Ha un buon ritmo e la tua scrittura è scorrevole. Mi è piaciuta l'idea attorno a cui ruota il tutto (povera agente immobiliare! Che sfortuna!), è "divertente" nella sua tragicità, perché sei riuscita a mantenere un tono di giusto equilibrio nell'empatia che la protagonista suscita nel lettore.

Comunque anch'io adoro il ginko biloba, anche se il baobab è pure un bellissimo albero.

Alla prossima!

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Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

Quante ne aveva usate come segnalibro, di foglie non di manine

fantastico!

 

Al di là del baobab e del fatto che la questione dell'omicidio si risolve davvero in poco e troppo in fretta il racconto è molto gradevole da leggere, merito soprattutto del finale veramente azzeccato che ne solleva il tono.

A rileggerti presto @Almissima

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Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

Appena arrivata aveva dichiarato senza esitazione

“Dottore, ho subito un trauma. Non riesco a parlarne e mi mangia da dentro. Non mi riconosco più.”

due punti dopo il narrato, e il dialogo di seguito.

 

Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

Lui che la rassicurava che il silenzio non era un problema, anzi era un’altra forma di comunicazione.

 

Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

l’albero di natale

Natale

 

Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

e proprio sul portone del garage l’aveva schiacciata più e più volte, facendo avanti e indietro con la macchina,

e nessuno ha sentito niente?

 

Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

Non le era venuto in mente niente di meglio che lasciarla lì, andare all’autolavaggio

se ne va in giro con l'auto sporca di sangue e nessuno ha visto niente?

 

@Almissima Ciao e piacere di leggerti.

Un gesto avventato scaturito da un raptus di gelosia. Potrebbe sembrare una reazione eccessiva ma d'altronde un raptus è un raptus. E io penso che "non vederci più dalla rabbia" non sia un modo di dire ma che succeda proprio così, si agisca in uno stato di trance. Rimango più perplesso sulle dinamiche passate inosservate. Basterebbe qualche aggiunta per renderlo più plausibile (periodo estivo, le strade assonnate o deserte). Poi dilungandosi un po' di più si potrebbe inserire qualche rimorso o tormento interiore della donna.

 

Ciao e alla prossima

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Ciao! 

Ho trovato molto buono il contrasto tra la parte iniziale, dolce, poetica, suggestiva e la parte finale, cruda e terribile. Mi sarebbe piaciuto capire meglio tutto il processo che ha portato la donna a compiere l'omicidio. 

A rileggerci! 

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ciao @Almissima mi è piaciuto il tuo racconto soprattutto nell'incipit che parte poetico e poi si arresta con una bella frase cruda a effetto:

 

Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

Lei aveva schiacciato tutta una persona e non in un libro.

 

Ho inoltre apprezzato questo passaggio 

Il 15/3/2020 alle 23:58, Almissima ha scritto:

Quando era ora di tornare a casa, si prendeva una foglia dall’albero, la infilava fra le pagine e a casa la metteva nella sua scatola dei ricordi scrivendoci la data a china.

con la meravigliosa immagine dell'utilizzo della china :)

 

Ho solo un appunto da farti, a mio gusto mi è sembrato poco verosimile che la protagonista sia riuscita a recarsi all'autolavaggio indisturbata con tutto quel sangue sull'automobile e forse avrei aggiunto qualche dettaglio al riguardo tipo l'utilizzo di una strada secondaria poco affollata. Ma sono quisquilie il racconto è davvero ben scritto e originale, complimenti :) 

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Che crudeltà! Due vittime, la poveretta dell'agenzia immobiliare e la protagonista, vittima del proprio imperdonabile sbaglio. Ci vedo un messaggio profondo, di quanto le nostre impressioni o i nostri pensieri possano condurci a commettere azioni irreparabilmente negative. Molto originale e ben scritto.

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