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Garrula

[MI 134] Mater nostra

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Traccia di mezzanotte. 

 

 

Basta così. 

Il prete ripone la croce sopra a una Bibbia, dentro a una valigetta scura. La chiude, la solleva: il contenuto tintinna, forse una boccetta d’acqua santa contro un rosario. Vedo la schiena di mia madre affiorare dalla cornice della porta, sulla via per accompagnare l’uomo all’uscita.  

L’ha salvata, padre, l’ha salvata. Non pensavo ne saremmo mai usciti, è stato un miracolo. 

La schiena sussulta con le incrinature della voce. Probabilmente gli ha preso le mani, le stringe, le bagna di lacrime. 

È il nostro dovere. Dio ha interceduto, e dove agisce lui tutto è possibile. Ora lasciatela riposare, ne avrà bisogno. E anche voi, vi prego: riposate. 

 

Mi sento libera. Spossata, ma libera. Le lenzuola bianche sono umide di sudore, ma nonostante questo si sente ancora il profumo dell’ammorbidente. E il vomito sulla camicia da notte si sta seccando, puzza molto meno. 

È una bella sensazione non avere più il diavolo dentro. Mia madre ha chiuso la porta ed è tornata accanto a me. Non si siede sul letto, non ancora. È troppo presto per questo. Si abbandona sulla sedia dove di solito appoggia i vestiti da stirare. È vuota, deve aver avuto paura di fare brutta figura con il prete. Io coperta di vomito e lei tutta pettinata e stirata. No, non è così. Non è così, mi vuole bene. Onora il padre e la madre. Io onoro la madre. Io amo la madre. Io, non Satana, posso parlare. Sono libera.

L’esorcismo è durato tre ore; ho i polsi rossi, lì dove mi hanno stretto le corde. Eppure sono libera. 

 

«Rimettiti giù, tesoro.»

È la prima volta che mi chiama così da anni. Ha la guancia appoggiata a una mano, il mento quasi al petto. È ancora una bella donna, anche se ha avuto la sfortuna di avere me come figlia. 

Vorrei alzarmi, ma mi posa una mano sulla spalla. 

«È ancora troppo presto. Dacci tempo.»

Il contatto della sua pelle scalda il tessuto. Non è uno schiaffo. Siamo libere. Siamo io e lei. Onora la madre. 

 

 

È passato un anno di normalità. Il diavolo ha lasciato questa casa. 

Ora non abbiamo più scuse. Ci odiamo già alle Lodi del mattino, con fervore. Ci sediamo al tavolo della cucina, una di fronte all’altra, e recitiamo ogni parola con attenzione. 

 

Ho detto: «Veglierò sulla mia condotta

per non peccare con la mia lingua;

porrò un freno alla mia bocca

mentre l'empio mi sta dinanzi».

 

Ognuna parla per sé. Le parole scivolano da una parte all’altra della stanza come i piatti bruciati che ci serviamo a vicenda. A te, mi dice, grazie, rispondo.

 

Andiamo a messa assieme. Ci sediamo sempre alla stessa panca, la prima a destra. Prima dell’esorcismo credevo che a infastidirmi fosse l’incenso, ma ora mi accorgo che è il suo profumo a rendermelo sgradevole. I paramenti del prete sono frangiati d’oro. Mi piace come catturano la luce delle candele, liquida nella penombra. 

«Avida.»

Anche lei guarda il prete, sento la direzione della sua voce senza bisogno di girarmi. Ha la schiena dritta, il corpo pieno d’anni che si ammorbidisce sulla panca di legno. 

 «Voluttà, mamma.»

Abbassa il volto in preghiera. Colpita. 

 

Andate in pace. 

Rendiamo grazie a Dio. 

 

La seguo perché devo farlo. Onora la madre. Però odio le donne che si asserragliano attorno a lei, chiocciando. Mi guardano sorridendo, i capelli tinti e cotonati che ondeggiano a ogni cenno. 

E come sta? 

Come io non fossi lì. 

Il prete ha fatto un miracolo, grazie a Dio. È rinata. Siamo rinate entrambe! 

Ridono, agitano le mani per farsi aria. Hanno bocche dipinte, schioccano baci sulle guance di mia madre. Non sulla mia. È ancora troppo presto. 

 

 

 Se consideri le colpe, Signore, *

Signore, chi potrà sussistere?

Ma presso di te è il perdono, *

perciò avremo il tuo timore.

 

Perché mi odi, madre?

Hai peccato. 

Perché ho peccato, madre?

Hai accolto il demonio dentro di te. 

 

Il prete tornerà presto, così ha detto la perpetua. La chiesa è vuota. Solo i quadri della Via Crucis, resi opachi dai fumi delle candele, decorano le pareti di cemento.

Scivolo nel confessionale, un grembo di legno nero, foderato di viola. Sto bene, qui. Penso di lasciare tutto, abbandonare la casa, la madre. Diventare una donna di Cristo, in tutto e per tutto. Solo lui potrà darmi il perdono, addormentare i residui dell’odio del diavolo. 

Eppure mi frena l’incenso. Mi entra nel naso con forza, mordicchiandomi l’interno del cranio. Come potrò sostenere un odore simile, per tutta la vita? 

Un cigolio dall’altra parte della grata, uno spostamento di peso sul legno. 

 

Ho di nuovo quattro anni, sono una buona bambina. Mi lascio pettinare i capelli con docilità, anche se la spazzola si incastra sempre sulle punte, facendomi male. Ma papà mi accarezza le spalle e tutto mi passa. La mamma mi odia, per questo. Perché papà non l’accarezza mai. L’ho sentita dire che sono una piccola lasciva, ma non so cosa voglia dire. L’ho vista dargli uno schiaffo, ma papà era alto e forte, è rimasto dritto e non ha pianto. Mi ha detto che forse andava via per un po’, mi è dispiaciuto. Però torni? Gli ho chiesto, e lui ha detto di sì. L’ha fatto, per un po’. Poi ho sentito la mamma chiamarlo porco bastardo, e sembrava buffo, così l’ho detto anch’io a una mia amica, in patronato. E la mia amica l’ha detto alla sua mamma e la sua mamma alla mia, e così ho preso uno schiaffo. Io ho pianto. Poi mi sono arrabbiata. Ho raccolto queste parole che alla mamma non piacevano e ho iniziato a disseminarle per casa, urlandole nei corridoi e dai balconi. Papà tornava sempre di meno, e quando c’era tornavo una buona bambina. Lui mi accarezzava le spalle e mi baciava le guance e piangeva un pochino anche lui. E allora la mamma si è messa in mezzo e ha detto che ero una troia e questa volta lo sapevo che cosa voleva dire. 

 

Infilo un dito nell’angolo della grata e sollevo la tenda quel tanto che basta per sbirciare di là. 

Un corpo luccicante d’oro si scioglie su quello di una donna, grande, pieno. Lascio ricadere la stoffa. Voglio tornare a casa e vomitare. 

 

«Di nuovo. È successo di nuovo. Lo hai lasciato succedere, glielo hai permesso.»

Il Demonio è tornato. Mi ha preso il cuore e la mente, si è impossessato di me. Mi sussurra parole all’orecchio e guida le mie mani, che sono le sue, rubate al Signore. 

La detesto con un odio che non può essere soltanto mio. Non è la sua voce quella che sento, se non quando invoca il nome di Dio. 

«Sentivo che c’era qualcosa che non andava, si era radicato in te con troppa forza. Dovevi pregare di più, fare le penitenze. Ma ormai è tardi, Demonio. Non c’è tempo per chiamare il prete, dovremo arrangiarci.»

 

Mi fanno male le dita, le sue mi stringono la mano destra sul manico di un coltellino. L’acqua della vasca dove mi ha immersa è calda, come la punta del mento che mi si conficca nella scapola, mentre mi tiene ferma. Voglio combattere il Demonio. Sono ancora docile, docile agnello di Dio, e mi abbandono a te, oh madre, con le ultime forze che ho. 

 

Sia fatta la tua volontà. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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@Garrula, sono sbalordita dalla forza del tuo racconto. 

Anche le frasi che lasci sospese o incomplete, il lettore riesce perfettamente a finirle. È di certo uno di quei racconti che segnano che legge ricordando la malignità dell'uomo, demonio a sua volta. Ogni cosa è ben descritta, il ritmo, l'alternanza tra le descrizioni e i sentimenti affascina. Posso solo dirti che sei stata bravissima, il tuo pezzo è impeccabile. Se qualcuno ha voglia di farti un'appunto fammelo sapere, e ci penso io ;).  

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3 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Se qualcuno ha voglia di farti un'appunto fammelo sapere, e ci penso io ;)

Ehm... ok... non dico niente :nondico:

 

Scherzi a parte, tutto molto ben scritto, @Garrula. Mi sono appassionato meno che ad altri tuoi racconti, però, un po' perché magari sento la tematica un po' lontana, un po' perché mi è parso un po' troppo carico. Ma io sono notorio per essere un rompiballe, non te la prendere :si:

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Che schiaffo @Garrula, hai scritto molto bene, mi piace molto il ritmo che hai dato e la presa diretta sulle scene. Si sentono bene la madre e la figlia, non il Demonio, ma forse perché non esiste. Hai scritto davvero un racconto forte.

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1 minuto fa, Garrula ha scritto:

ma credo manchi il guizzo di originalità che cerco di solito

il problema non è l'originalità di una storia, conta di più (e sempre) il modo in cui viene raccontata. Per storie originali cosa dovremmo inventare? Per carità, una bella trovata ci può sempre stare, ma siamo lì, nessuno si inventa niente. Non fissatevi con la trama ingarbugliata, puntate sul linguaggio, sulle atmosfere che potete creare. La tua storia è raccontata benissimo. 

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Ciao @Garrula

Il 15/3/2020 alle 23:12, Garrula ha scritto:

È il nostro dovere. Dio ha interceduto, e dove agisce lui tutto è possibile.

Per un prete esorcista  penso che sia più che un dovere.

A pare questo mio dubbio, ho trovato il racconto molto intenso, a tratti doloroso, crudo. Fa risaltare la debolezza e la cattiveria umana, lascia molto il segno, fa pensare. Non siamo al sicuro dunque nemmeno in mezzo agli affetti più cari. Non credo nell'esistenza di un diavolo  come lo si dipinge, ma credo nella sua esistenza, nel male che rappresenta e che è insito nell'animo umano. Inoltre, la più grande vittoria del diavolo consiste nel far credere che non esiste.

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@Garrula è la prima volta che ti leggo ed è un vero piacere. Un racconto crudo ed agghiacciante, dove non calchi mai la mano per cercare l'effetto.

Bellissimo.

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Ciao @AnnaL., grazie <3 

 

38 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Non credo nell'esistenza di un diavolo  come lo si dipinge, ma credo nella sua esistenza, nel male che rappresenta e che è insito nell'animo umano. Inoltre, la più grande vittoria del diavolo consiste nel far credere che non esiste.

 Sono perfettamente d’accordo, @Alberto Tosciri

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Ciao @Garrula, bentrovata! 

Il 15/3/2020 alle 23:12, Garrula ha scritto:

La mamma mi odia, per questo.

via la virgola

Il 15/3/2020 alle 23:12, Garrula ha scritto:

L’ha fatto, per un po’.

anche questa toglierei

Il 15/3/2020 alle 23:12, Garrula ha scritto:

Papà tornava sempre di meno, e quando c’era tornavo una buona bambina.

Papà tornava sempre di meno, e quando c'era diventavo una buona bambina. Eviterei la ripetizione di tornava/tornavo.

 

A parte queste piccolezze, dettate anche dal gusto personale, il racconto fila liscio come olio e a ogni lettura (l'ho letto tre volte) è come avere un pugno nello stomaco. Un racconto crudo e dalle atmosfere che ti risucchiano dentro con forza. Molto doloroso. Nonostante quello che dici nei commenti, l'ho trovato anche originale nell'impostazione e nel modo di raccontare. Mi ha colpito davvero tanto. Una bella prova. Per quel che mi riguarda, promossa a pieni voti. Brava!

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Ciao @Emy
In quella parte ho volutamente calcato la mano sulle virgole e la cadenza di una bambina piccola, è stato un piccolo esperimento 😄

 

Sono felice che nonostante questo ti abbia colpita! 

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Brava, @Garrula, mi è piaciuto molto come hai sfogliato il carciofo sino ad arrivare al cuore, alla verità.

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Grazie @ivalibri! Mi trovi in parte d’accordo con la tua osservazione: per come l’avevo pensata io non c’era una vera rivalità sessuale, quanto affettiva. Però sì, è comunque una dinamica scontata. Grazie ancora!  

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L'unica cosa che non ho afferrato è la presenza degli asterischi in una delle preghiere. Non so se servano a enfatizzare "Signore" e "perdono" oppure abbiano un'altra valenza.

Il racconto mi è piaciuto molto, vuoi per lo stile rapsodico vuoi per lo sviluppo simbiotico del maligno. Ma è insito nella natura umana demandare sempre a qualcun altro.

 

@Garrula Ciao e alla prossima.

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@Garrula di solito detesto i racconti "pesanti" in maniera sfacciata. Soprattutto quando hanno a che fare con bambini, religione, bambini e religione... MA...

... non ho molto da dire. Il miglior racconto del contest, per me. 

Vado a leggermi qualcos'altro di tuo :rosa:

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Ciao, @Garrula! :D

È la prima volta che leggo un tuo racconto e mi è piaciuto molto! La scrittura mi è sembrata precisa, quasi chirurgica, nel modo di andare al fondo di una vicenda molto buia: ogni termine mi sembra al posto giusto e, senza nemmeno una parola di troppo, riesci a mostrare un sacco di cose.

Complimenti, a rileggerci! :)

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Ciao,

 

un racconto di grande effetto e impatto emotivo. Sembra tratteggiato a pennellate, all'inizio confuse ma poi sempre più inquietanti mentre vanno a disegnare il drammatico quadro complessivo.

 

Particolare, brava. Piaciuto.

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Una storia forte, come tante accadute in passato e anche adesso, dove ci si attacca al Demonio per non capire che il vero problema di certe situazioni sono l'isteria e i problemi delle persone che le scaricano sugli altri: il vero mostro è la madre e chi l'asseconda. Bella prova.

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Questo sì che è un pezzo bello tosto,eh! Complimenti, ho apprezzato molto la struttura che hai adottato per raccontare la storia. La protagonista, seppure praticamente mai descritta, emerge fortemente da tutto il resto, dal rapporto con la madre, con il padre, con l'incenso... Mi è piaciuta soprattutto la parte centrale, quella in cui si scava nel suo passato alla ricerca del "Demonio"... racconto molto ben costruito, brava!

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