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Joyopi

[MI134] Silenzio

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Traccia di mezzanotte: È finita

 

Silenzio

 

Arrivò il giorno in cui venne dato l’annuncio che tutti aspettavano. Erano trascorsi quattordici mesi, eppure Carlo ebbe la sensazione di essersi appena accorto di quello che era successo. 
Il sole tiepido del tardo mattino gli scaldava spalle e schiena. Se ne stava poggiato alla ringhiera del piccolo balcone, la faccia rivolta verso l’interno del soggiorno dove, dalla televisione, il presidente del Consiglio sorrideva con un’espressione a metà tra il commosso e il trionfante. Leggeva un messaggio alla nazione che Martina, seduta con le gambe unite sulla punta del divano e con la fronte quasi incollata all’apparecchio, assaporava famelica come si trattasse di un manicaretto di novelle cussine finito per sbaglio nella ciotola unta di un Terrier. Ogni tanto le scappava un’esclamazione di gioia o di emozione.
Da dove si trovava, Carlo riusciva benissimo a vedere sia il presidente che Martina, ma non poteva sentire né la voce dell’uno né dell’altra. 
Martina si voltò verso di lui, con gli occhi gonfi di commozione, e mosse le mani e la bocca per dirgli nella lingua dei gesti: “Ce l’abbiamo fatta, da oggi è tutto di nuovo come un tempo, amore!”, ma Carlo per la prima volta da quando vivevano insieme fece fatica a comprenderla perché le tremavano le mani e la frase era uscita fuori con qualche strafalcione, qualcosa che poteva suonare del tipo: “L’abbiamo fatta, oggi essere di uovo come tempio di more!”. Gli sfuggì una risatina e corse dentro ad abbracciarla. Era più alto di lei di quasi trenta centimetri, e ogni volta che l’abbracciava si doveva curvare un po' anche se voleva baciarle la fronte. Su questa cosa ci scherzava sempre, lui, e lei non se l’era mai presa perché era “una tosta, ma che sa stare allo scherzo”, come diceva Sergio Masi, che era stato il suo migliore amico per parecchi anni prima di sparire a Londra. Quando l’aveva conosciuta in un’aula della Seconda Università degli studi di Napoli c’era anche lui, anzi era stato grazie a lui e alla sua faccia tosta, visto che Carlo non si sarebbe mai e poi mai azzardato ad avvicinarla per chiederle se le andava di ripassare insieme a loro gesticolando e muovendo la bocca come un pesce. 
Martina piaceva a entrambi, e Carlo non avrebbe scommesso nemmeno un caffè che l’avrebbe spuntata. Ogni volta che si presentava a qualcuno scrivendo su un foglietto di carta “Ciao, io sono Carlo” pensava che Carlo fa rima con Nonsofarlo. “Non so parlare e non so ascoltare, baby”, faceva una vecchia canzone, manco l’avessero scritta per lui. Eppure Martina aveva scelto lui, anche perché era molto più attraente di Sergio. Se ne era innamorata, a tal punto da imparare in meno di un anno la lingua dei gesti per potergli dire “Ti amo” senza l’ausilio di un foglietto.
Dopo averla abbracciata, Carlo la baciò sulla bocca, e fu una sensazione strana, stranissima: un bacio dato senza quella ridicola, illogica ma inevitabile preoccupazione che li attanagliava da più di un anno, quel sentore come di una presenza, di un maledetto microorganismo infettivo che si manifestasse improvviso nella stanza pari a un insetto, e si insinuasse tra le loro labbra e si spingesse da una bocca all’altra come un trapezista vola da un angolo all’altro del padiglione di un circo. Quella volta no. Era un bacio libero, il primo da quanto tempo… subito dopo erano nella stanza da letto a fare l’amore, e anche quello era diverso, ora. Erano di nuovo solo loro due.

 

Carlo andò fuori sul balcone. Il sole c’era ancora ma calato com’era alle spalle del palazzone di fronte se ne riusciva a scorgere solo un quarto. Pareva una fetta d’arancia illuminata. 
Su quei cinque metri quadrati che si protendevano fuori dall’appartamento aveva trascorso un’infinità di giorni a guardare il sole sorgere o calare dietro a uno dei palazzi, maledicendoli tutti. Perché non si toglievano di mezzo per una volta e non gli facevano ammirare un’alba o un tramonto come si deve? Eppure, quando ti costringono a stare chiuso in casa, un balconcino su una piazza cittadina diventa una scogliera a picco nelle Highlands. In fondo abitava al primo piano e aveva un balcone. Era già una piccola fortuna se pensava a quanti non avevano nemmeno quel piccolo giardino di mattoni su cui rifugiarsi e dovevano accontentarsi di una boccata d’aria a una finestra deprimente. Ciò nonostante, negli ultimi tempi era arrivato a invidiare letteralmente quelli dell’ultimo piano: vista sgombra, profonda, aperta. 
Per lui, che su cinque sensi ne aveva due fuori uso, gli altri tre rivestivano un’importanza doppia. Se avesse avuto la faccia tosta di Sergio si sarebbe fiondato su per la tromba delle scale e avrebbe bussato alla porta dei signori Cortese con un bel foglietto: “Siate Cortese con un povero sordomuto, che ne direste di fare un po' a cambio di appartamento, giusto per un po’?”. Chissà se quelli avrebbero riso al gioco di parole e accettato piuttosto di cacciarlo via a pedate.
Martina era in bagno; stava preparandosi per uscire. Carlo se lo ricordava ancora quanto ci mettesse a scegliere i vestiti. Uscire. Da parecchio non rifletteva più su quella parola. Per un sordomuto le parole sono qualcosa di diverso, oggetti su cui riflettere; svuotate del suono non hanno molto senso se non si possono associare a qualcosa di tangibile, di visibile. Quella era diventata intangibile; nella sua testa, visivamente, era andata sempre più assomigliando a un segnale di divieto di accesso. Adesso avrebbe dovuto sradicare quell’immagine, si disse, ma sapeva che non sarebbe stato facile perché aveva germogliato e fruttato in ben quattordici mesi. 
Carlo li scorse uno dopo l’altro nella sua testa come sfogliando un calendario difettoso.
Nei primi tempi, la cosa peggiore era stata l’aumento graduale del silenzio. Per uno come lui, abituato dalla nascita a quello dei suoni, non poter più mettere un piede fuori era significato il quasi totale silenzio degli odori e del tatto, mentre dal balcone aveva udito man mano dissolversi l’armonia di immagini e colori della città. La piazza e le strade, come un ventricolo bucato e delle arterie recise, si erano rapidamente svuotate del sangue che le nutriva.

In compenso, i balconi dei palazzi si erano andati a popolare sempre di più di persone, che per lui erano sussurri piacevoli.
Proprio per questo i mesi successivi erano stati ancora più duri. Quando si diffuse la notizia, fondata o no che fosse, che il pericolo potesse viaggiare addirittura nell’aria che tutti respiravano, non ci fu nessuno che non indossasse una maschera a coprire il volto, nemmeno sui balconi di casa propria. Nascoste dalle maschere, le bocche divennero per Carlo un arcano incomprensibile. E man mano quelli più spaventati avevano addirittura smesso di mettere la testa fuori. Il silenzio era diventato totale.

Proprio quando Martina gli metteva una mano sulla spalla per avvisarlo di essere pronta, Carlo vide le prime persone che iniziavano a uscire in strada. Si stupì che fossero ancora così poche; quando era stato dato l’annuncio aveva subito pensato alla clessidra che aveva sul mobile in salotto, quella con la sabbia del deserto, pensierino di non ricordava più quale amico o parente. Si sarebbe aspettato una folla che si riversava fuori impetuosa, come quel fiume di sabbia costretto a stare per tutto il tempo sul fondo e al quale all’improvviso viene capovolto il mondo: Ehi, che succede? Tutti sul fondo, l’ultimo paga pegno! 
E invece no. La gente cominciava ad uscire, ma piano, con moderazione. Restavano ancora distanti l’uno dall’altro. Le facce esprimevano ancora diffidenza. Come se avessero ancora paura. 
Che sciocchezza! pensò Carlo, eppure si avvicinò a Martina, le diede un bacio e tenendola per mano la trasse a sé, vicino alla ringhiera. Lei non disse nulla, né con i gesti né con la bocca. Ma con gli occhi, che correvano dalla strada ancora semideserta e che ci metteva un po’ a ripopolarsi a quelli di Carlo, gli sussurrava che andava bene anche per lei, magari, restarsene ancora un po’ lì. In silenzio.

 

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Quota

Il sole tiepido del tardo mattino gli scaldava spalle e schiena. Se ne stava poggiato alla ringhiera del piccolo balcone, la faccia rivolta verso l’interno del soggiorno dove,

Ha la schiena poggiata alla ringhiera? Non è molto sicuro, non so in quanti lo facciano.
E non ha una mascherina, anche se dopo dici che tutti la mettono quando stanno sul balcone.

 

Quota

Da dove si trovava, Carlo riusciva benissimo a vedere sia il presidente che Martina, ma non poteva sentire né la voce dell’uno né dell’altra. 

né la voce dell'uno né quella dell'altra.

 

Quota

la frase era uscita fuori con qualche strafalcione, qualcosa che poteva suonare del tipo: “L’abbiamo fatta, oggi essere di uovo come tempio di more!”.

Non conosco la lingua dei segni, ma, se non erro, non si tratta di una lingua a base alfabetica: ogni gesto dovrebbe veicolare un significato. Non so se sia possibile un fraintendimento di questo tipo, in tal senso. (Poi magari tu conosci la lingua dei segni e ho toppato io, eh. In questo caso, chiedo scusa in anticipo. Mi informo, comunque).

 

Quota

Su questa cosa ci scherzava sempre, lui, e lei non se l’era mai presa

Non mi sembra necessario inserire il soggetto nell'inciso, se fosse a inizio frase non cambierebbe molto.

 

Quota

Quella volta no. Era un bacio libero, il primo da quanto tempo…

tanto?

 

Quota

Chissà se quelli avrebbero riso al gioco di parole e accettato piuttosto di cacciarlo via a pedate.

Forse volevi usare il piuttosto che, ma qui non ci starebbe perché la congiunzione è disgiuntiva, non avversativa.

Meglio: oppure lo avrebbero cacciato via.

 

Quota

Martina era in bagno; stava preparandosi per uscire. Carlo se lo ricordava ancora quanto ci mettesse a scegliere i vestiti.

Si preparava funziona meglio.

La seconda frase si può togliere secondo me, anche perché spezza la continuità rispetto alla riflessione sull'uscire che segue subito dopo.

 

Quota

Si sarebbe aspettato una folla che si riversava fuori impetuosa,

Si aspettava che una folla si riversasse?

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Non so perché mi abbia spezzato il commento, ma tant'è :facepalm:

 

Ciao, @Joyopi! Da quanto tempo, sono felice di rileggerti! :D

La forma del racconto è migliorabile, ti ho segnalato un paio di cose sulla base del mio gusto personale. Credo che siano dovute in ogni caso alla fretta da MI.

Ho trovato che alcune immagini fossero molto belle: su tutte, il breve flashback sull'incontro tra Carlo e Martina, la vista dal balcone e le riflessioni sui sensi del protagonista. Sono felice che tu abbia deciso di raccontare la storia dal punto di vista di una persona sordomuta, credo che ci sia tanto bisogno di inclusività anche nella narrativa, perché la letteratura contribuisce a plasmare l'immaginario. Non posso dirti se il racconto sia fedele all'esperienza che può vivere una persona sordomuta, però percepisco lo sforzo di immedesimazione e il tentativo di trattare il protagonista con il rispetto e la sensibilità che merita.

Mi viene da ringraziarti per aver scritto un racconto del genere, mi è piaciuto! :)

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Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

novelle cussine

licenza partenopea :P Dovrebbe essere nouvelle cousine ma verifica per sicurezza. Ma a parte questo, non riesco a cogliere del tutto la similitudine.

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Eppure, quando ti costringono a stare chiuso in casa, un balconcino su una piazza cittadina diventa una scogliera a picco nelle Highlands.

questa invece mi è piaciuta un sacco.

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

non poter più mettere un piede fuori era significato il quasi totale silenzio

aveva

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

La piazza e le strade, come un ventricolo bucato e delle arterie recise, si erano rapidamente svuotate del sangue che le nutriva.

anche questa è molto evocativa. Riassume in uno scatto tutte le immagini che passano attualmente sui media.

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Ma con gli occhi, che correvano dalla strada ancora semideserta e che ci metteva un po’ a ripopolarsi a quelli di Carlo,

che andava man mano ripopolando

 

Innanzitutto c'è da augurarsi che la fantasia rimanga confinata nel suo regno. 14 mesi ai domiciliari, altro che l'Apocalisse.

Trovo molto incisivo aver sviluppato il racconto nel POV di un sordomuto, isolato già per due quinti nella sensorialità, e il senso di isolamento nell'isolamento.

 

@Joyopi Ciao e alla prossima.

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Ciao @Joyopi:)

 

Ti ho trovato meno preciso del solito e anche meno evocativo. L'idea del tuo racconto mi piace molto, così come la scelta del punto di vista che trovo davvero interessante.

L'unica cosa che mi ha lasciata incerta è il fatto che i due non si bacino o comunque lo facciano poco e questo a causa del virus; però sono in quarantena da mesi, e vivono insieme, no? Perché non dovrebbero toccarsi?

Il 15/3/2020 alle 22:40, Joyopi ha scritto:

E invece no. La gente cominciava ad uscire, ma piano, con moderazione. Restavano ancora distanti l’uno dall’altro. Le facce esprimevano ancora diffidenza. Come se avessero ancora paura. 

lo trovo molto realistico

Il 15/3/2020 alle 22:40, Joyopi ha scritto:

andava bene anche per lei, magari, restarsene ancora un po’ lì. In silenzio

e anche questo

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Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

novelle cussine

nouvelle cuisine

 

Per il resto ci devo pensare, ma nel complesso mi é piaciuto

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Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

conosciuta in un’aula della Seconda Università degli studi di Napoli c’era anche lui, anzi era stato grazie a lui e alla sua faccia tosta, visto che Carlo non si sarebbe mai e poi mai azzardato ad avvicinarla per chiederle se le andava di ripassare insieme a loro gesticolando e muovendo la bocca come un pesce. 

a mio parere la parte barrata allunga troppo la frase e non rende bene, tra l'altro fin qui non avevo ancora capito che fosse sordomuto, quello che hai detto prima confonde un po', sembrava non avesse capito bene per via della distanza, infatti come ha fatto allora a capire? Dalla gioia del volto della ragazza? Ti suggerirei di mettere punto dopo "insieme a loro" e ricostruire la frase con l'immagine del lingiaggio dei segni, e poi come hanno fatto a ripassare insieme se lui ha queste difficoltà? Ok, che lei si sia innamorata, non è certo questo il problema, ma chiedere di studiare insieme mi pare che non regga.

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Se ne era innamorata, a tal punto da imparare in meno di un anno la lingua dei gesti per potergli dire “Ti amo” senza l’ausilio di un foglietto.

Qui rientriamo in carreggiata

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Dopo averla abbracciata, Carlo la baciò sulla bocca, e fu una sensazione strana, stranissima: un bacio dato senza quella ridicola, illogica ma inevitabile preoccupazione che li attanagliava da più di un anno, quel sentore come di una presenza, di un maledetto microorganismo infettivo che si manifestasse improvviso nella stanza pari a un insetto, e si insinuasse tra le loro labbra e si spingesse da una bocca all’altra come un trapezista vola da un angolo all’altro del padiglione di un circo. Quella volta no. Era un bacio libero, il primo da quanto tempo… subito dopo erano nella stanza da letto a fare l’amore, e anche quello era diverso, ora. Erano di nuovo solo loro due.

bello

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Nei primi tempi, la cosa peggiore era stata l’aumento graduale del silenzio. Per uno come lui, abituato dalla nascita a quello dei suoni, non poter più mettere un piede fuori era significato il quasi totale silenzio degli odori e del tatto, mentre dal balcone aveva udito man mano dissolversi l’armonia di immagini e colori della città. La piazza e le strade, come un ventricolo bucato e delle arterie recise, si erano rapidamente svuotate del sangue che le nutriva.

La parte in neretto mi piace molto, ma la frase che la precede mi spiazza tra suoni e sordità mi confondi (capisco che non fosse un

sordomuto totale, ma così... non mi convince molto.

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

nell’aria che tutti respiravano, non ci fu nessuno che non indossasse una maschera a coprire il volto, nemmeno sui balconi di casa propria. Nascoste dalle maschere, le bocche divennero per Carlo un arcano incomprensibile.

Si capisce che sono nascosti dalle maschere (o provi a cambiare frase).

 

Racconto decisamente attuale, nel complesso ci sono belle immagini, ma il punto di vista del sordomuto mi pare abbia qualche carenza, non mi ha convinta del tutto. :sss:

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Il 16/3/2020 alle 14:47, Gigiskan ha scritto:

Ha la schiena poggiata alla ringhiera? Non è molto sicuro, non so in quanti lo facciano.

Io di sicuro  ;)

 

Quota


E non ha una mascherina, anche se dopo dici che tutti la mettono quando stanno sul balcone.

Ma lui è un tipo fuori dagli schemi...

 

Il 16/3/2020 alle 14:47, Gigiskan ha scritto:

Non conosco la lingua dei segni, ma, se non erro, non si tratta di una lingua a base alfabetica: ogni gesto dovrebbe veicolare un significato. Non so se sia possibile un fraintendimento di questo tipo, in tal senso.

Non fa una grinza, però diciamo che ho voluto "tradurre" il fraintendimento dal punto di vista del narratore (e quindi linguistico). Il 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

qualcosa che poteva suonare del tipo:

sta proprio per fare intendere questa translazione, altrimenti avrei specificato che lui aveva capito proprio così.

@Gigiskan, grazie mille sia per le segnalazioni che per l'apprezzamento, mi ha fatto molto piacere.

 

Il 16/3/2020 alle 15:30, ivalibri ha scritto:

Questa parte non mi convince: se vivono insieme non dovrebbero avere il timore di toccarsi e baciarsi, il virus circolerebbe comunque tra loro. È vero che dici che è una paura illogica, però mi pare un po' forzato.

Sì, lo capisco, però ho immaginato che in quattordici mesi, con un bombardamento mediatico senza precedenti un pensiero simile per quanto irrazionale non sarebbe del tutto irrealistico (io stesso l'ho avuto, in fondo, con la mia compagna, per quanto magari scherzandoci su...).

@ivalibri, grazie!

 

Il 17/3/2020 alle 08:17, Vincenzo Iennaco ha scritto:

licenza partenopea :P Dovrebbe essere nouvelle cousine ma verifica per sicurezza.

:D Maledetto correttore di Word...

Grazie Vince'!

 

Il 17/3/2020 alle 09:01, Kikki ha scritto:

L'unica cosa che mi ha lasciata incerta è il fatto che i due non si bacino o comunque lo facciano poco e questo a causa del virus; però sono in quarantena da mesi, e vivono insieme, no? Perché non dovrebbero toccarsi?

Stessa risposta data qui sopra a ivalibri: capisco che sia irrazionale (e lo dico), ma mi sembra anche abbastanza plausibile che almeno il pensiero ci sia. E poi non ho detto che non si baciavano o toccavano, prima, ma che adesso lo fanno a cuor leggero finalmente.

@Kikki, grazie mille!

 

Il 17/3/2020 alle 09:12, Almissima ha scritto:

 

Per il resto ci devo pensare, ma nel complesso mi é piaciuto

Grazie!

 

Il 17/3/2020 alle 09:57, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

mio parere la parte barrata allunga troppo la frase e non rende bene, tra l'altro fin qui non avevo ancora capito che fosse sordomuto,

In verità quella parte serve proprio per farlo capire (insieme al fatto che, qualche riga più sopra, lei gli parla con la lingua dei gesti).

Il 17/3/2020 alle 09:57, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

e poi come hanno fatto a ripassare insieme se lui ha queste difficoltà? Ok, che lei si sia innamorata, non è certo questo il problema, ma chiedere di studiare insieme mi pare che non regga.

E vabbè, erano in tre...

Il 17/3/2020 alle 09:57, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La parte in neretto mi piace molto, ma la frase che la precede mi spiazza tra suoni e sordità mi confondi (capisco che non fosse un

sordomuto totale, ma così... non mi convince molto.

In verità era una metafora, il silenzio di cui parlo non è appunto quello dei suoni (al quale lui è abituato) ma quello di colori e odori (in pratica la città vuota, il non poter uscire e incontrare altre persone annulla gli altri sensi).

Grazie @Adelaide J. Pellitteri

 

15 ore fa, M.T. ha scritto:

Racconto molto attuale (speriamo i tempi siano meno lunghi di quelli del brano), ben scritto.

Grazie @M.T.

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Ospite
Il 17/3/2020 alle 08:17, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Dovrebbe essere nouvelle cousine ma verifica per sicurezza.

questo significa "cugina nuova" (forse una categoria di siti hot? :lol:)

la versione corretta è "nouvelle cuisine"

Scusate l'incursione, non ho resistito :)

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Ciao @Joyopi, bel racconto, da una prospettiva originale: sei riuscito a stupirmi anche parlando di qualcosa che ultimamente riguarda tutti.
L’inizio non mi ha convinta: le frasi sono lunghe, un po’ macchinose. Dopo una decina di righe il ritmo prende il via, ma rivedrei bene questa parte qui 

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Arrivò il giorno in cui venne dato l’annuncio che tutti aspettavano. Erano trascorsi quattordici mesi, eppure Carlo ebbe la sensazione di essersi appena accorto di quello che era successo. 
Il sole tiepido del tardo mattino gli scaldava spalle e schiena. Se ne stava poggiato alla ringhiera del piccolo balcone, la faccia rivolta verso l’interno del soggiorno dove, dalla televisione, il presidente del Consiglio sorrideva con un’espressione a metà tra il commosso e il trionfante. Leggeva un messaggio alla nazione che Martina, seduta con le gambe unite sulla punta del divano e con la fronte quasi incollata all’apparecchio, assaporava famelica come si trattasse di un manicaretto di novelle cussine finito per sbaglio nella ciotola unta di un Terrier. Ogni tanto le scappava un’esclamazione di gioia o di emozione.


 

Il resto mi è piaciuto davvero molto, ma credo che questo pezzo meriterebbe una revisione. 

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Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Leggeva un messaggio alla nazione che Martina, seduta con le gambe unite sulla punta del divano e con la fronte quasi incollata all’apparecchio, assaporava famelica come si trattasse di un manicaretto di novelle cussine finito per sbaglio nella ciotola unta di un Terrier.

non riesco a cogliere la similitudine =_=

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Martina si voltò verso di lui, con gli occhi gonfi di commozione, e mosse le mani

trovo inutile la virgola

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Carlo per la prima volta da quando vivevano insieme fece fatica

qua metterei "per la prima volta" in un inciso

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Martina piaceva a entrambi, e Carlo non avrebbe scommesso nemmeno un caffè che l’avrebbe spuntata.

anche prima c'è un altra virgola prima della "e", visto che io e le virgole a volte litighiamo non mi pronuncio oltre :-)

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Siate Cortese con un povero sordomuto, che ne direste di fare un po' a cambio di appartamento, giusto per un po’?

probabile ripetizione/refuso

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

accettato piuttosto di cacciarlo via a pedate.

trovo ci stia meglio un "o" (o l'avrebbero cacciato...)

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

come un ventricolo bucato e delle arterie recise

terrei solo una delle due immagini, per una maggiore incisività (preferisco la prima)

 

 

@Joyopi di sicuro è attuale e la prospettiva del sordomuto è interessante e a me non pare che tu ti sia mai discostato dal mondo di un non-udente (per quanto io sia profana). Il timore che hanno nel baciarsi mi piace, rende bene l'idea di come la paura si espanda ad ogni aspetto della nostra vita.

Dal punto di vista formale andrebbe revisionato, come ti hanno già fatto notare, a me comunque è piaciuto. Specie il finale dove la gente non corre fuori in massa (scenario che mi auspico di cuore).

ps. io ho un minuscolo terrazzino, ma non mi sento come su  una scogliera a picco nelle Highlands, ma un'isoletta persa nella depressione padana. Vorrei avere il tuo modo di cogliere la bellezza di questa sospensione (poco da fare, le scogliere scozzesi sono meravigliose)

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@Joyopi prima volta che ti leggo :) piaciuto!

Non so quanto i tuoi altri racconti sino evocativi, come ti ha detto qualcuno, ma qui mi sembra che ci sia un buon bilanciamento tra evocazione e descrizione. Sei riuscito ad evitare l'effetto "affastellato" che criticano a me :D


L'unica cosa che non mi è piaciuta è questa:
 

Quota

Cortese con un bel foglietto: “Siate Cortese


No, ti prego. No :D 

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@Joyopi ciao, Joy! Bentrovato! Una storia d'attualità con le premesse che fanno ben sperare per il futuro (mi auguro però che i tempi non saranno così lunghi). Mi è piaciuta la scelta di raccontare il ritorno alla normalità dal punto di vista di un sordomuto e soprattutto il finale "in sordina". Ho trovato però il testo meno curato del tuo solito, come se fosse stato scritto in fretta. Nel complesso però è una buona prova. A rileggerci! 

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Ciao @Emy, grazie mille per essere passata.

Sì, hai ragione, a parte che era da un po' che non scrivevo e mi sentivo parecchio arrugginito, ma poi l'ho scritto un po' frettolosamente e senza nemmeno rileggerlo (nonostante la giornata forzatamente in casa). Grazie ancora e alla prossima!

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Buongiorno @Joyopi, il racconto mi è davvero piaciuto, soprattutto per l'aver sottolineato un punto di vista che probabilmente potrebbe venire in mente a poche persone. Mi piace molto il fatto che tu abbia provato a percorrere il gradino successivo, quello della fine della reclusione e della possibilità di uscire nuovamente, di come potrebbe esserci comunque una diffidenza nell'avvicinarsi alle persone dopo che per mesi ci è stato chiesto di mantenere le distanze, e di come la parola "uscire" sia maneggiata da una persona sordomuta, per cui i vocaboli hanno un significato già di per se diverso di quanto possano averlo per una persona comune. Bel lavoro davvero!

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Ciao, @Joyopi, non sono riuscito a commentarti la scorsa tornata, pongo rimedio adesso, e con pulci :pedosguardo:

 

Let's go!

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Arrivò il giorno in cui venne dato l’annuncio che tutti aspettavano. Erano trascorsi quattordici mesi, eppure Carlo ebbe la sensazione di essersi appena accorto di quello che era successo. 

Ok, ti ho avvisato, sto a spaccare il capello. Non c'è nulla di scorretto in questo periodare, però, forse, potrebbe essere alleggerito con poche accortezze evitando qualche relativa. Ad esempio "eppure Carlo ebbe la sensazione di accorgersi solo allora dell'accaduto". Ma magari è meglio la tua :grat:

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

assaporava famelica come si trattasse di un manicaretto di novelle cussine finito per sbaglio nella ciotola unta di un Terrier.

Ooooook, credo proprio che il crogiolarsi in queste immagini così strampalate sia una precisa e consapevole scelta. Il contro è un certo appesantimento e il rischio che suonino, appunto, strampalate. Ma voglio vedere dove vai a parare, quindi sospendo il giudizio. Però ti segnalo il refuso: cousine.

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

ma non poteva sentire né la voce dell’uno né dell’altra.

Qui, secondo me, o "né la voce dell'uno né quella dell'altra" o "non poteva sentire la voce né dell'uno né dell'altra".

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

pensava che Carlo fa rima con Nonsofarlo

Davvero? Circola questa cosa sui Carli?

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

il sole sorgere o calare dietro a uno dei palazzi

Mi ha fatto strano, avrei omesso la preposizione. Però sono andato a cercare sulla Treccani e, sì, effettivamente è corretto in entrambi i modi. A orecchio però non mi piace... vabbé, problema mio

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Perché non si toglievano di mezzo per una volta e non gli facevano ammirare un’alba o un tramonto come si deve?

Abitando in città e avendo un unico affaccio su un cortile interno, mai come in questo periodo questa maledizione la sento mia!

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Era già una piccola fortuna se pensava a quanti non avevano nemmeno quel piccolo giardino di mattoni su cui rifugiarsi

Ecco, appunto :sob:

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Per lui, che su cinque sensi ne aveva due fuori uso, gli altri tre rivestivano un’importanza doppia

Mmm... mmm... è sordomuto? A voler essere pignoli dei cinque sensi ne ha perso solo uno, tatto, vista, olfatto e gusto ce li ha...

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

in ben quattordici mesi

:aka:

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

degli odori e del tatto

degli odori ci sta, del tatto un po' meno, anzi, penso si tocchino più cose in casa che fuori.

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

Nascoste dalle maschere, le bocche divennero per Carlo un arcano incomprensibile.

Ecco, questo sì!

 

Il 15/3/2020 alle 21:40, Joyopi ha scritto:

magari, restarsene ancora un po’ lì. In silenzio.

Buona la chiusa!

 

Allora, @Joyopi. Nel complesso il racconto mi è piaciuto, e mi è piaciuta l'idea di immaginare coma questa situazione la viva un sordomuto. La si potrebbe immaginare da tante prospettive; sai che in questi giorni c'è un problema enorme con le persone autistiche, con persone che hanno malattie mentali, e molto più banalmente con i bambini, che a lungo andare ne soffrono. Saranno tempi davvero difficili, speriamo proprio che non duri 14 mesi! Ho paura che il disaggio sociale, a lungo andare, diventi inostenibile.

Beh, un buon esercizio il tuo, quello di immaginare cosa provi una persona con disabilità. Secondo me, nel tuo immaginare, qua e là, qualche piede in fallo lo hai messo, e sono le parti che ti ho evidenziato, che non mi tornavano tanto. Ma ripeto, apprezzo l'idea e lo trovo un buon e non facile esercizio di uscita da se stessi (ora mi dirai che sei davvero sordomuto e dovrò rimangiarmi tutto). Sei riuscito a non scadere nel retorico, ma a tratti, tuttavia, corri il rischio, soprattutto nelle parti del ricordo, di un rivangamento un po', come dire? Non mi viene il termine, retorico sarebbe troppo, ma diciamo che è verso qella sfumatura che rischi di andare nel tracciare la figura del povero sordomuto che mai si aspetterebbe l'amore di Carla, e invece...

Ok, ok, ho fatto la mia parte di rompiscatole, posso andare :P

Alla prossima ;)    

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