Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Post raccomandati

Traccia di mezzogiorno: A porte chiuse

 

 

Sapevo già che non sarebbero servite a niente, ma avevo accettato perché non si dicesse che non comprendevo di averne bisogno.

Distesa come al solito a parlare di ciò che mi turbava tanto, mi rendevo conto di non essere ascoltata, neppure da lei. Ok, ultimamente ero diventata pesante, non parlavo d’altro, ma con lei era di questo che dovevo parlare, no?

Fidata, bravissima, suggeritami da mia sorella, la dottoressa – che aveva tirato fuori dalla depressione il fior fiore della comunità – aveva accettato, non senza difficoltà, di inserirmi nella sia fittissima agenda.

Un favore che avrei dovuto ricambiare da qui a un’altra vita, sempre secondo mia sorella.

Le sedute erano cominciate con un "lei devi capire, accettare e infine buttarsi tutto alle spalle" sussurratomi con voce paziente e calma, al limite dell’ipocrisia.

Non c’era nulla che io non capissi, ero entrata in un tunnel senza via d’uscita il giorno in cui mio marito mi aveva detto di non provare più niente per me, non mi amava più. Punto. E lì tutto si era impantanato.

La mia vita da quel giorno era diventata teatro di crisi isteriche.

Lui aveva fatto le valige e se n’era andato. Chissà dove e chissà con chi non lo so e francamente il chi e il dove non mi importavano più di tanto tanto. Ciò che mi premeva e mi aveva fatto andare fuori di testa era stato non sapere il perché! Non riuscivo a capire dove avessi sbagliato.

Non sapevo di avere sposato un uomo con l’affetto a pile. A quel punto si erano esaurite e la parola amore era scomparsa con tutto il corollario di attenzioni e condizioni. Le attenzioni che mi avevano reso felice per tanti anni, e le condizioni che mi avevano dato, fino a quel momento, la stabilità per vivere una vita serena e appagante.

Non so se si sia innamorato di un’altra donna, se abbia scoperto un nuovo orientamento sessuale, se una crisi mistica gli abbia fatto capire che il suo futuro doveva proseguire tra le mura di un convento. Non lo so, e non riesco a immaginare nessuna di queste ipotesi.

Fino al giorno prima la nostra vita era proseguita con un ritmo regolare, una piccola felicità ogni tanto e pochi problemi, in fondo tutti risolvibili.

Mentre cerco di parlare degli ultimi giorni secondo cui io non avrei voluto vedere né ascoltare i segnali mandati da Sandro, mio marito, ho la conferma che la dottoressa prende appunti, ma non mi ascolta. Sono sicura che se mi alzassi in questo istante scoprirei che sul suo blocco sta disegnando fiorellini oppure sta riempiendo d’inchiostro riquadri, come quando si ascolta una telefonata poco interessante. Ne sono certa perché cambio discorso e lei non se ne accorge, seguita con la sua penna a tracciare ghirigori e solo se mi fermo mi dice “continui”.

Continuare cosa?

Ne sparo un’altra, le dico perfino che mio marito adesso vive a casa sua e che appena finirà di giocarci me lo restituirà. Mi fermo, e lei: “Continui”

Fisso la pianta che riempie un angolo alla mia sinistra, una mano di fata. Le sue foglie sono palmi bucati, immagino siano le mie mani che non sono riuscite a trattenere Sandro, le mie carezze dovevano avere delle lacune.

Allora mi sembra di poter giocare e comincio a raccontare la mia storia inventata.

“Poteva chiedermelo in prestito senza per forza lasciarmi questo vuoto dentro – le dico – almeno non avrei avuto bisogno di ricorrere alle sue cure. Pensa che possa sperare nel suo ritorno a casa, non appena avrete esaurito le posizioni del Kamasutra?” Non m’importa di essere volgare e infatti non si è scomposta, però deve aver colto la parola ritorno e mi dice che lei non è una chiromante e che a noi non deve importare se ritornerà oppure no, anzi, nel caso in cui riuscissimo a stabilizzare la mia mente, sarebbe opportuno che lui non tornasse.

Perché? – mi chiedo – Per il suo lavoro che se ne andrebbe a puttane?

La penna fa su e giù e allora credo che abbia più problemi di me, sarà stanca anche lei di ritrovarsi difronte donne o uomini con lo stesso problema: l’amore finisce e chi viene lasciato, non riuscendo a capire, va fuori di testa; mentre a lei tocca mettere ordine dove qualcuno ha fatto un casino.

Vado a ruota libera, le dico che avevo capito tutto, mi ero solo illusa che la cosa potesse finire prima di arrivare alla drastica decisione presa da Sandro.

La penna non si ferma, anzi, la mano della dottoressa sembra abbia preso un ritmo costante e sarei davvero curiosa di sapere cosa sta disegnando, non alza gli occhi neppure un attimo, ma il suo sguardo non è nemmeno concentrato sul disegno, piuttosto sembra vagare, forse sta solo cercando le parole adatte per risolvere il mio problema, identico a quello di tanti.

Alla fine immagino possa stilare un frasario ad hoc, non tanto per il singolo paziente quanto per il singolo quesito: stesso problema unica soluzione.

Guardo l’orologio sulla parete, la mia ora sta per scadere e la mia storia l’ho delineata nei minimi particolari, ho sempre avuto grande fantasia.

Finalmente anche lei solleva gli occhi e guarda l’orologio poi si volta verso di me: “Se sapeva già tutto perché si è rivolta a me? Sì, l’attrazione sessuale è stata determinante affinché Sandro si decidesse a lasciarla, mi dispiace che sappia anche del Kamasutra, ma di uomini insoddisfatti ne ho ascoltato un’infinità. Mi sono fatta una cultura a riguardo, sa? Se ne faccia una ragione e vada avanti. A questo punto non abbiamo più bisogno d’incontrarci”.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Adelaide J. Pellitteri

Un racconto molto raccontato (:P). Sei riuscita a delineare molto bene il carattere della protagonista - insopportabile, povero Sandro - ma per farlo forse la trama ne è uscita un po’ sacrificata. Allo stesso tempo mi sono domandata per tutto il tempo che cosa stesse disegnando la psicologa, mi hai davvero incuriosita! Mi sarebbe piaciuto vederla un po’ di più, magari con qualche accenno anche al suo aspetto fisico (è più bella della protagonista? O Sandro l’ha scelta perché è meno fastidiosa?). 

 

Vorrei provare a postare, quindi perdonami, mi metto a farti pulci e pulcette. 

 

22 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Sapevo già che non sarebbero servite a niente, ma avevo accettato perché non si dicesse che non comprendevo di averne bisogno.

La frase fila, ma i troppi verbi diminuiscono l’impatto dell’incipit.  Proverei a spezzarla di più. 

Sapevo già che non sarebbe servito a nulla, ma che nessuno osasse dire che non ci avevo provato. Ero consapevole di averne bisogno. (Prima versione che mi è venuta in mente, è un tentativo) 

 

27 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ok, ultimamente ero diventata pesante, non parlavo d’altro, ma con lei era di questo che dovevo parlare, no?

Ok all’inizio e no alla fine mi sembrano eccessivi. Stai ricalcando il modello del parlato, ma penso ne basti uno. 

Ti segnalo anche la ripetizione. 

 

31 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Fidata, bravissima, suggeritami da mia sorella, la dottoressa – che aveva tirato fuori dalla depressione il fior fiore della comunità – aveva accettato, non senza difficoltà, di inserirmi nella sia fittissima agenda.

Per evitare ambiguità girerei la frase iniziale.

Suggeritami da mia sorella, la fidata, bravissima dottoressa - che aveva etc.

 

32 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

lei devi capire

Lei deve 

 

34 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

era stato non sapere il perché!

Qui eliminerei il punto esclamativo, ma è gusto personale. 

 

35 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Non sapevo di avere sposato un uomo con l’affetto a pile.

Eliminerei il corsivo, o metterei in corsivo anche a pile. 

 

36 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

A quel punto si erano esaurite e la parola amore era scomparsa con tutto il corollario di attenzioni e condizioni. Le attenzioni che mi avevano reso felice per tanti anni, e le condizioni che mi avevano dato, fino a quel momento, la stabilità per vivere una vita serena e appagante.

Anziché ripetere attenzioni e condizioni si potrebbero mostrare, far vedere in che cosa consistevano.  

 

39 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Le sue foglie sono palmi bucati, immagino siano le mie mani che non sono riuscite a trattenere Sandro, le mie carezze dovevano avere delle lacune.

Molto bella questa immagine 

 

40 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

difronte

Di fronte a

 

40 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Vado a ruota libera, le dico che avevo capito tutto, mi ero solo illusa che la cosa potesse finire prima di arrivare alla drastica decisione presa da Sandro.

Non ho capito che cosa sarebbe dovuto finire prima. La relazione tra lui e la psicologa? 

 

41 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Finalmente anche lei solleva gli occhi e guarda l’orologio poi si volta verso di me:

Metterei una virgola dopo “guarda l’orologio”

 

Il finale mi ha stupita. Mi ha messo addosso un bel senso di amarezza, anche se si sente il tono ironico. 

Complessivamente un racconto interessante, anche se avrei preferito vederlo un po’ di più (ma è il mio gusto!).

 

Brava, buona prova! 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

inserirmi nella sia fittissima agenda.

refuso

 

14 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Chissà dove e chissà con chi non lo so e francamente il chi e il dove non mi importavano più di tanto tanto.

più fluido

 

14 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

di ritrovarsi difronte

refuso

 

Ho apprezzato la buona scrittura e il POV della paziente nella sua lucida e, al tempo stesso sanguigna, disamina.

Ho qualche perplessità sul versante opposto, quello della dottoressa, circa la sua deontologia professionale. Allora: se ho ben capito Sandro era un suo paziente (è andato in analisi per la sua insoddisfazione sessuale?). Ma anche così non fosse, dal momento che lei e Sandro hanno un rapporto sentimentale viene a crearsi un conflitto d'interessi a livello professionale e non so se qualsivoglia analista accetterebbe in analisi la controparte lesa.

 

@Adelaide J. Pellitteri Ciao e alla prossima.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Ho qualche perplessità sul versante opposto, quello della dottoressa, circa la sua deontologia professionale. Allora: se ho ben capito Sandro era un suo paziente (è andato in analisi per la sua insoddisfazione sessuale?). Ma anche così non fosse, dal momento che lei e Sandro hanno un rapporto sentimentale viene a crearsi un conflitto d'interessi a livello professionale e non so se qualsivoglia analista accetterebbe in analisi la controparte lesa

Noooo, la storia è questa: il mio personaggio va dalla psicologa in seguito all'abbandono da parte del marito (questa moglie un po' stronza c'è, giacché non le importa con chi e dove sia andato il suo Sandro, quello che le preme e dove abbia potuto sbagliare lei (tutto andava bene, secondo la sua idea di vita di coppia). Non ha la minima idea che sia la psicologa la donna per la quale l'ha lasciata. La psicologa si trova in imbarazzo, ovviamente, e prova a rifiutare di prenderla in cura

 

16 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Fidata, bravissima, suggeritami da mia sorella, la dottoressa – che aveva tirato fuori dalla depressione il fior fiore della comunità – aveva accettato, non senza difficoltà, di inserirmi nella sia fittissima agenda

Il mio personaggio, dal momento che la percepisce distratta, la stuzzica con una storia del tutto inventata (ricorda che il titolo recita Non lo sapevo) ma senza saperlo, appunto, centra il bersaglio perché la storia è un classico  (lui lascia la moglie perché ha bisogno di soddisfare la sua sessualità).

In effetti la psicologa, come già  detto, è davvero in imbarazzo perché (a parte il fatto che credeva non sapesse nulla) non ha come farla uscire dal tunnel dove lei l'ha cacciata. Ma dopo il racconto del tutto inventato si convince che la donna sappia veramente come stanno le cose e le dice che non occorre più continuare la cura. Alla fine il mio personaggio, che credeva inutili le sedute, immaginando che non le avrebbero mai fatto capire le motivazioni dell'abbandono, scopre anche questo. 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Garrula ha scritto:

Non ho capito che cosa sarebbe dovuto finire prima. La relazione tra lui e la psicologa? 

Si, ovviamente. 

Grazie al tuo commento e a quello di Vincenzo, ho capito che manca la descrizione della psicologa. Svrei dovuto mostrarla molto bella e sensuale, da giustificare tutto il resto. Ok, so già come devo migliorare la storia. Siete sempre preziosi. 

 

Al più presto leggerò i vostri. 👍

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

non parlavo d’altro, ma con lei era di questo che dovevo parlare, no?

 con lei era questo che dovevo fare, no? Per evitare il "parlavo"-"parlare"

 

17 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

sia

sua :-)

17 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La mia vita da quel giorno era diventata teatro di crisi isteriche. 

lo trovo superfluo

17 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

e francamente

in inciso il francamente (?)

17 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Non riuscivo a capire dove avessi sbagliato.

Ci sono diversi non ravvicinanti, girarla in un'interogativa? "Dove avevo sbagliato?"

17 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

il chi e il dove non mi importavano più di tanto tanto

sempre come sopra "il chi e il dove mi importavano ben poco"

 

17 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

ma non mi ascolta

senza ascoltarmi

17 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Sono sicura che se mi alzassi in questo istante scoprirei

sicura,...istante,

17 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

solo se mi fermo mi dice

solo quando mi fermo dice...

 

 

Spero di non aver fatto segnalazioni doppie :-) Sì, è raccontato, ma a me non ha dato noia. Dà bene l'idea di una seduta, un continuo parlare, raccontare... e la protagonista la trovo più stronza che smarrita. Mi è piaciuto poco il finale, un po' da Club delle Prime Mogli.

A rileggerci!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
54 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La psicologa si trova in imbarazzo, ovviamente, e prova a rifiutare di prenderla in cura

Ok, ho interpretato male io l'atteggiamento della dottoressa, travisando il suo distacco come la classica "coda di paglia".

Se hai intenzione di sviluppare questa storia te la butto lì: perché non provare ad affrontarla dal POV della dottoressa e incentrare il racconto sul dibattimento interiore tra personale e professionale?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

aveva accettato, non senza difficoltà, di inserirmi nella sia fittissima agenda.

sua

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Non c’era nulla che io non capissi, ero entrata in un tunnel senza via d’uscita il giorno in cui mio marito mi aveva detto di non provare più niente per me, non mi amava più.

Non c’era nulla che io non capissi, ero entrata in un tunnel senza via d’uscita il giorno in cui mio marito mi aveva detto di non provare più niente per me, di non amarmi più.

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Lui aveva fatto le valige e se n’era andato. Chissà dove e chissà con chi non lo so e francamente il chi e il dove non mi importavano più di tanto tanto.

 

23 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La penna fa su e giù e allora credo che abbia più problemi di me, sarà stanca anche lei di ritrovarsi difronte donne

La penna fa su e giù e allora credo che abbia più problemi di me, sarà stanca anche lei di ritrovarsi di fronte donne

 

Devo dire che il finale spiazza: la protagonista credendo che la dottoressa non l'ascolti, s'inventa una storia e becca la verità. Un bel pugno nello stomaco che forse le ha fatto aprire gli occhi (dico forse perché è troppo presa da se stessa). Una buona prova.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
21 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Se hai intenzione di sviluppare questa storia te la butto lì: perché non provare ad affrontarla dal POV della dottoressa e incentrare il racconto sul dibattimento interiore tra personale e professionale?

è un'idea, grazie.

 

16 ore fa, M.T. ha scritto:

Una buona prova.

Grazie :rosa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buongiorno @Adelaide J. Pellitteri:)

Il 15/3/2020 alle 20:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

di inserirmi nella sia fittissima agenda

sua, refuso

Il 15/3/2020 alle 20:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

i importavano più di tanto tanto.

è scappato un tanto di troppo

Il 15/3/2020 alle 20:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ciò che mi premeva e mi aveva fatto andare fuori di testa era stato non sapere il perché!

metterei una virgola dopo premeva e una dopo testa, ma è solo una questione di gusti e di ritmo nel leggere

Il 15/3/2020 alle 20:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Non sapevo di avere sposato un uomo con l’affetto a pile.

mi piace questa immagine, forse è scontata ma io non l'avevo mai sentita

Il 15/3/2020 alle 20:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

doveva proseguire tra le mura di un convento.

 

Il 15/3/2020 alle 20:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Fino al giorno prima la nostra vita era proseguita con un ritmo regolare,

li trovo troppo ravvicinati

Il 15/3/2020 alle 20:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

sarà stanca anche lei di ritrovarsi difronte donne o u

ti si è attaccato di fronte

 

Molto carino, @Adelaide J. Pellitteri, era un po' che non ti elggevo e trovo che la tua scrittura sia cambiata: la trovo molto sicura, dà l'impressione che tu sappia bene dove stai andando e dove vuoi portare il lettore. Non sento fretta in queste righe, nonostante alcuni refusi, sento la tua scrittura ponderata e ben dosata. Avrei usato un pizzico solo di ironia in più perché trovo la situazione alquanto inverosimile, o almeno così mi piace credere.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Kikki ha scritto:

trovo che la tua scrittura sia cambiata: la trovo molto sicura, dà l'impressione che tu sappia bene dove stai andando e dove vuoi portare il lettore. Non sento fretta in queste righe

Grazie, è un bel complimento. Il merito va certamente al confronto con tutti voi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao! :)

Approfondirei magari la caratterizzazione della protagonista, di cui intravedo soltanto delle linee generali, e il ruolo della psicoterapeuta, le scritte della quale potrebbero magari avere una funzione per la trama, per esempio. Per il resto, il racconto mi è piaciuto. A rileggerci :flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao! 

Un racconto molto riflessivo, si potrebbe dire che il punto di vista è proprio la mente della protagonista. Ho apprezzato la penna, quella maledetta penna, che va su e giù in modo inesorabile. A un certo punto sentivo pure il rumore che si faceva sempre più fastidioso. 

A rileggerci! 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao,

mi è piaciuto molto come sei riuscita a caratterizzare le due donne, pur senza farlo. Mi spiego. è vero, è un racconto molto raccontato (come ti ha già detto qualcuno), in cui non ci viene mostrato molto. Ma è normale: in realtà non c'è niente da mostrare, è un dialogo, più o meno a senso unico, tra la donna abbandonata e quella che, si scopre solo alla fine, è la causa/motivo dell'abbandono. Quindi non c'è un vero e proprio bisogno di mostrare alcun che, a mio giudizio.

Invece, come dicevo, dal dialogo escono molto ben caratterizzati i due soggetti (mettiamoci anche quello del marito, Sandro, anche lui dotato di una buona tridimensionalità, sebbene la sua figura ci venga esposta solo de relato).

Sia la narratrice - la quale possiede, oltre al lato emotivo, sconvolto per l'abbandono, anche una verve ironica e creativa, con cui affronta la seduta, una volta accortasi del poco interesse che prova (apparentemente) per lei la dottoressa, e dunque si trova a creare realtà inventate per testare la presenza di spirito dell'interlocutore - sia la dottoressa - che nel suo silenzio e nel gesto del continuo prendere appunti/disegnare quadratini/fiori ecc, emana comunque una forte descrizione di sé, e del suo apparente disinteresse (che, scopriremo poi, è invece un malcelato imbarazzo). 

 

Mentre leggevo, pensavo che un piccolo appunto che ti avrei mosso avrebbe riguardato il fatto che sì, il racconto è scritto bene e i personaggi sono vivi, epperò non c'è una vera svolta, una vera trama (sebbene, ad ogni buon conto: per me la trama non è importante). Invece, il finale mi ha fatto cambiare idea. Eccola, la sberla che mi aspettavo. Bene!

 

Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Fisso la pianta che riempie un angolo alla mia sinistra, una mano di fata. Le sue foglie sono palmi bucati, immagino siano le mie mani che non sono riuscite a trattenere Sandro, le mie carezze dovevano avere delle lacune.

Allora mi sembra di poter giocare e comincio a raccontare la mia storia inventata.

Questo mi è piaciuto particolarmente. Ma, più in generale, ho trovato il testo molto buono. 

Ciao, buona giornata :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Adelaide J. Pellitteri non sono racconti i tuoi, ma insegnamenti di vita. Il tuo racconto molto fluido è utile a chi come me non ha conosciuto l'amore, si prendo atto che se sono da quarantanni con la stessa donna e non l'ho mai tradita, considerando il puttaniere che ero, sotto sotto qualcosa  ci sarà di certo. Trovo  appropriato il tuo termine "affetto a pile" Ovvero tutti i casi di questo tipo uno dei due viene lasciato e l'altro se ne va per i fatti suoi perchè tutto si è esaurito, non esiste più perciò è inutile continuare a vederci o lottare per stare insieme sublime ed estremamente profondo il tuo termine "AFFETTO A BATTERIE" Grazie di continuare ad insegnarmi saggia amica. Ti auguro una buona e fortunata settimana

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite AndC

Carissima @Adelaide J. Pellitteri

 

Ho letto questo tuo racconto, solo dopo mi sono accorto che era per un MI (di cui tra l'altro non ho letto le tracce)...

 

Non ho letto neanche gli altri commenti, dunque ti lascio solo un'impressione da "racconto in sé"... forse leggermente "sbrigativo", pensavo leggendolo e paragonandolo ai tuoi soliti scritti, ma poi avendo visto che è per un MI tutto torna...

 

Sai cosa mi ha colpito più di tutto? La quantità spropositata di "non" che ci sono nel testo, poi l'ho trovato anche nel titolo e ti chiedo: è voluta?

 

Nel senso che la maggioranza delle frasi, o azioni o verbi sono al negativo, il che stilisticamente ha anche un suo fascino e una sua coerenza (anche con il contenuto stesso della storia)... eppure, ogni tanto tale scelta rende alcune frasi - mi permetto - "cervellotiche", molto logiche, come quella dell'incipit ad esempio:

 

Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Sapevo già che non sarebbero servite a niente, ma avevo accettato perché non si dicesse che non comprendevo di averne bisogno.

A parte i "non", ci sono tipo sei verbi in questa frase... non è intuitiva secondo me.

 

Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

mi rendevo conto di non essere ascoltata, neppure da lei. Ok, ultimamente ero diventata pesante, non parlavo d’altro, ma con lei era di questo che dovevo parlare, no?

Anche qui, "non ", neppure" (non ti segnalo alcune ripetizioni tipo "parlare" poiché in generale mi sono sembrate un po' volute).

 

Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

non senza difficoltà, di inserirmi nella sia fittissima agenda.

Non ho letto gli altri commenti, ma immagino che questo refuso te lo abbiano segnalato.

 

Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

sussurratomi con voce paziente e calma, al limite dell’ipocrisia.

"Paziente", essendo lei la dottoressa e chi la descrive la sua "paziente", non mi convince appieno, anche se si riferisce alla sua voce... sembra quasi ironico, ma impressione del tutto personale.

 

Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Non c’era nulla che io non capissi, ero entrata in un tunnel senza via d’uscita il giorno in cui mio marito mi aveva detto di non provare più niente per me, non mi amava più.

Anche qui i vari "non " e le frasi in negativo... poi non te ne segnalo più, ma ce ne sono parecchi.

 

Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Non sapevo di avere sposato un uomo con l’affetto a pile.

Questa immagine mi è molto piaciuta, invece.

 

Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

che lei di ritrovarsi difronte donne o uomini

Questo non è un refuso, ma suggerirei di staccarlo perché più usato: "di fronte".

 

Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

stesso problema (virgola) unica soluzione.

Non so, personalmente ci avrei visto bene una virgola.

 

Comunque, la trama mi è piaciuta e il finale mi ha sorpreso.

 

Ciao e alla prossima!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
10 ore fa, AndC ha scritto:
Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Non c’era nulla che io non capissi, ero entrata in un tunnel senza via d’uscita il giorno in cui mio marito mi aveva detto di non provare più niente per me, non mi amava più.

Anche qui i vari "non " e le frasi in negativo... poi non te ne segnalo più, ma ce ne sono parecchi

Tutti i "non" sono voluti ( e pensa che un paio di domeniche addietro Ambra Rondinelli ha dato suggerimenti proprio sul Non abusare dei Non, evitare il più possibile le negazioni. Io, invece  ho fatto il monumento al Non 😄).

Ho usato alla lettera anche il linguaggio del parlato (che di solito va ripulito), per questa donna che, sentendosi ignorata, parlotta tra sé, gioca di fantasia per nervosismo. Ho immaginato di entrare nella sua testa e andare a ruota libera, con naturalezza, Certo, il personaggio è un po'  stronzo perché pensa molto a se stesso, ma ha i suoi problemi. La sua vita "pianeggiante" è andata in frantumi senza sapere, se non alla fine, che la causa è davanti ai suoi occhi. 

Avrei potuto lavorarci meglio, senza dubbio, ma come sai la parola 'Contest" mette l'affanno. Sebbene non abbia postato all'ultimo momento (quindi avrei potuto lasciarlo decantare qualche ora)  avendolo scritto di getto, mi sono lasciata trascinare dall'impulso di postare senza troppo riflettere. 

 

10 ore fa, AndC ha scritto:
Il 15/3/2020 alle 19:19, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

sussurratomi con voce paziente e calma, al limite dell’ipocrisia.

"Paziente", essendo lei la dottoressa e chi la descrive la sua "paziente", non mi convince 

 

Anche qui, la parola "paziente" è una scelta ponderata, peccato ricordi il paziente in quanto malato (non ci ho badato), perché io volevo, piuttosto, riferire di quel tono di voce che atteggiato a "paziente", appunto, lascia trasparire l'impazienza, infatti subito dopo aggiungo "al limite dell'ipocrisia"; dunque un tono che il mio personaggio, senza ancora sapere, percepisce già.

Il giudizio di ogni lettore è indispensabile per fare riflettere l'autore.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×