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Donny

[MI 134] Libertà

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commento

Traccia di mezzanotte: È finita
 


Libertà

“Buongiorno, Ward” il tenente Ross accolse Kevin all’interno della tenda, il fumo del sigaro in bocca che si mischiava all’aria rarefatta. Un sacco a pelo sfatto giaceva a terra accanto a una catasta di scartoffie divise in cartelle. Il tenente si chinò e pescò una cartella dal mucchio, da quella estrasse un foglio. Disse qualcosa ma Kevin non capì e si trovò in difficoltà persino a leggere il labiale a causa del sigaro. 

“Signore, potrebbe ripetere, signore?” 

Il tenente Ross si frugò nelle tasche della mimetica e tirò fuori una penna.

“Una firma qui, Ward” questa volta Kevin capì, prese la penna e firmò senza nemmeno leggere.

“Quando sarai in patria” disse il tenente “va’ subito a farti vedere per l’udito, magari riusciranno a farti qualcosa” disse anche qualcos’altro, ma Kevin non gli chiese di ripetersi. Non era importante, pensò.

“Non dimenticherò mai Khe Sanh, Ward.”

“Signore, nemmeno io, signore” ma avrebbe voluto. Si sarebbe scordato volentieri tutti quegli ultimi anni, le esplosioni, i paracaduti con le provviste che cadevano dal cielo e l’ultimo respiro di Adam, morto tra le sue braccia.

“Un’ultima cosa” disse il tenente  “Devi consegnare le armi.”

La mano destra di Kevin scattò automaticamente alla cinta ed estrasse il Ka-bar. Udì a malapena il rumore del metallo sfregare contro il cuoio, la lama opaca nella penombra della tenda. Aveva perso il conto di quante volte l’aveva tirato fuori durante gli anni. Anche se non aveva mai avuto occasione di usarlo contro delle persone, il coltello gli era stato utile svariate volte nella foresta.

“Signore, Alice è nella mia tenda, signore”

Il tenente Ross inarcò un sopracciglio e fece un tiro col sigaro “Immagino ti riferisca allo Stoner 63, dico bene?”

“Signore, sì: il fucile, signore” solo allora Kevin si rese conto di aver chiamato il fucile, davanti al tenente, con il nome proprio di donna con cui lo aveva battezzato anni prima: Alice. Lo stesso nome della sua fidanzata. Presto l’avrebbe abbracciata di nuovo.

“Me ne occuperò io, Ward” disse il tenente “Sei libero di andare.”

 

“Buongiorno, è il capitano che vi parla. Stiamo per iniziare la procedura di atterraggio, i passeggeri sono pregati di allacciare le cinture.” Kevin si sistemò e allacciò la propria cintura. Una rapida occhiata al finestrino, la Statua della Libertà svettava piccola in lontananza. Libertà, era per quella che aveva combattuto per tutti quegli anni, così gli avevano sempre detto. Aveva sparato a donne, ucciso bambini, ferito uomini. Tutto questo in nome della libertà. Ma dove stava la libertà in mezzo a tutta quella sofferenza? Kevin non poteva fare a meno di chiederselo.

Nemmeno il tempo di scendere dall’aereo e si fiondò a casa di Alice. Uscì dall’aeroporto e prese un taxi. Si fece portare esattamente davanti alla casa della fidanzata. Suonò al citofono e la madre di Alice aprì. Era identica alla figlia, capelli neri come il cielo notturno del Vietnam e occhi verdi come la foresta.

“Come stai, Lauren?” 

La madre di Alice spalancò la bocca e urlò. Si gettò tra le braccia di Kevin e le sue lacrime gli inzupparono la mimetica.

“Tutti ti credevano morto...” disse Lauren, singhiozzando.

“Sono qui” la rassicurò Kevin. “Dov’è Alice?” Lauren tirò su con il naso.

“Si è sposata e abita in Florida” l’espressione sul volto di Kevin si fece di pietra. Sperava di aver sentito male, a causa dell’udito, ma non fu così.

“Oh, Kevin” disse Lauren “Quanto mi dispiace. Io le avevo detto di aspettare ancora qualche anno, io…” tirò fuori un fazzoletto di stoffa e si asciugò le lacrime. “Sarà felice di vederti.”

“No. Non ce n’è bisogno.” disse Kevin, allontanando Lauren. “Ora devo andare.”

 

Qualche settimana passò, Kevin viveva in affitto in un appartamento a New York e aveva trovato lavoro come commesso in una gioielleria. Le notti passavano inquiete, sognò la foresta, il suono dei colpi, i cadaveri sfigurati dei suoi compagni. L’odore di polvere da sparo saturava l’aria. Kevin si svegliò urlando quella notte e le cinque notti seguenti. Il sesto giorno, stava tornando a casa dal lavoro e trovò un cartello sulla porta del suo appartamento: sfrattato. “Non siamo tutti mezzi sordi come te. Le urla di notte le sentiamo bene e ci danno fastidio” si era sentito dire. Non provò nemmeno a discutere, accettò la situazione, suo malgrado. Si trovò un altro appartamento, stavolta più vicino alla gioielleria.

 

“Quanto vengono questi orecchini?”

“Signora, trenta dollari l’uno, signora” disse Kevin.

Un uomo con indosso un passamontagna irruppe nel negozio. “Tutti a terra! Tutti a terra!” urlò. Poi si girò verso Kevin, ancora in piedi, immobilizzato. “Tu, dammi i soldi, e fa’ presto” puntò la pistola contro Kevin. I ricordi lo colpirono come proiettili. Adam che moriva tra le sue braccia, l’aria satura dell’odore acre del sangue, le grida dei bambini e delle loro madri. Kevin urlò e le sue lacrime colpirono il pavimento.

“Sparami” disse Kevin, le lacrime che gli solcavano il volto. “Sparami” ripetè. “Non posso vivere così.”

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Adesso, Ospite Rica ha scritto:

Ciao, @Donny

Ha sbagliato sezione. Ho avvisato lo staff di spostarti in Contest. :) 

 

Ciao, grazie mille. Ho segnalato anche io dopo essermi accorto del madornale errore, purtroppo è la prima volta che mi cimento in questo contest :P

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Adesso, Donny ha scritto:

Ciao, grazie mille. Ho segnalato anche io dopo essermi accorto del madornale errore, purtroppo è la prima volta che mi cimento in questo contest :P

 

Non dimenticarti di postare il link di questo brano nel Topic Ufficiale del Contest, allora. Indicando anche la traccia.

Buon proseguimento. :) 

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Adesso, Ospite Rica ha scritto:

 

Non dimenticarti di postare il link di questo brano nel Topic Ufficiale del Contest, allora. Indicando anche la traccia.

Buon proseguimento. :) 

Grazie, dal regolamento ho letto che la traccia è sufficiente indicarla nella discussione del racconto, non è così?

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4 minuti fa, Ospite Rica ha scritto:

 

Nel topic del racconto va indicata la traccia scelta; non è necessario indicarla altrove.

 

Sì. :) 

Uhm ma mi hai detto in generale come consiglio di indicarla o hai notato che io non l'ho fatto? Perché nel primo messaggio di questo topic l'ho indicata :grat:

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Guarda, ho solo visto il racconto fuori sezione, non avevo fatto caso se c'era o no la traccia.

Ti ricordavo di metterla, tante volte ti fosse sfuggita.

Basta qui, come hai fatto. 

 

Il link di questo racconto, però, lo devi pubblicare nel Topic Ufficiale del Contest.

Spero sia chiaro. :) 

 

A presto.

 

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La piaga dei reduci di guerra, in America la piangono ancora adesso. Tanti i film a raccontarci della loro vita che, una volta tornati non è affatto un ritorno alla vita. Sei stato bravo anche se ho da farti qualche appunto. Spero mi perdonerai, ma dobbiamo impegnarci ad analizzare il testo. Considerando che è la prima volta che ti leggo, ti dico subito che hai una bella scrittura anche se mi tocca dirti di stare più attento alle ripetizioni e alle assonanze. Mi spiego meglio:

4 ore fa, Donny ha scritto:

“Buongiorno, Ward” il tenente Ross accolse Kevin all’interno della tenda, il fumo del sigaro in bocca che si mischiava all’aria rarefatta. Un sacco a pelo sfatto giaceva a terra accanto a una catasta di scartoffie divise in cartelle. Il tenente si chinò e (ti suggerisco) ne pescò una cartella dal mucchio, da quella estrasse un foglio. Disse qualcosa ma Kevin non capì e si trovò in difficoltà persino a leggere il labiale a causa del sigaro. 

per evitare l'assonanza tra rarefatta e sfatto puoi cercare un sinonimo (che sostituisca uno dei due aggettivi) e quando proprio non trovi quello che ti piace puoi sempre "aggiustare" la frase. Ad esempio se vuoi mantenere rarefatta e non trovi il sinonimo di sfatto potresti scrivere "Un sacco a pelo ancora steso a terra" (ovviamente il mio è solo un suggerimento, per avere un'ampia scelta tra i sinonimi ti consiglio di cercare tra i sinonimi Master)

5 ore fa, Donny ha scritto:

i passeggeri sono pregati di allacciare le cinture.” Kevin si sistemò e allacciò la propria cintura.

anche qui, la storia si ripete. Non occorre ribadire cintura, è più che comprensibile che si tratti di quella. Che il soldato ripeta due volte "signore" è lecito, ma nel resto del racconto le ripetizioni sono da evitare. 

5 ore fa, Donny ha scritto:

“Come stai, Lauren?” 

La madre di Alice spalancò la bocca e urlò. Si gettò tra le braccia di Kevin e le sue lacrime gli inzupparono la mimetica.

“Tutti ti credevano morto...” disse Lauren, singhiozzando.

“Sono qui” la rassicurò Kevin. “Dov’è Alice?” Lauren tirò su con il naso.

“Si è sposata e abita in Florida” l’espressione sul volto di Kevin si fece di pietra. Sperava di aver sentito male, a causa dell’udito, ma non fu così.

“Oh, Kevin” disse Lauren “Quanto mi dispiace. Io le avevo detto di aspettare ancora qualche anno, io…” tirò fuori un fazzoletto di stoffa e si asciugò le lacrime. “Sarà felice di vederti.”

“No. Non ce n’è bisogno.” disse Kevin, allontanando Lauren. “Ora devo andare.”

Per tutto il discorso diretto avresti dovuto scegliere o le caporali  « » oppure il trattino lungo — (che si ottiene cliccando su alt e poi sulla tastiera numerica 0151, magari lo sai già e io faccio la maestrina :(). Ti riporto una delle frasi così, magari, ti sarà più chiaro quale sia la forma corretta. 

«Sono qui – la rassicurò Kevin – Dov’è Alice?» Lauren tirò su con il naso.

Oppure

— Sono qui – la rassicurò Kevin – Dov'è alice? Lauren tirò su con il naso.

5 ore fa, Donny ha scritto:

sfrattato. “Non siamo tutti mezzi sordi come te. Le urla di notte le sentiamo bene e ci danno fastidio”

anche qui, stessa cosa. 

5 ore fa, Donny ha scritto:

“Sparami” disse Kevin, le lacrime che gli solcavano il volto. “Sparami” ripetè. “Non posso vivere così.”

Finale tristissimo e molto appropriato. C'è anche un refuso: ripeté

A parte le sciocchezzuole che ho riportato sopra, posso assicurarti che il racconto ha una buona presa sul lettore, e in futuro ti leggerò volentieri. 

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2 ore fa, Donny ha scritto:

Buongiorno, Ward” il tenente Ross accolse Kevin all’interno della tenda, il fumo del sigaro in bocca che si mischiava all’aria rarefatta.

Metterei un virgola dopo le virgolette del dialogo, oppure un punto all'interno e di conseguenza la maiuscola su Il tenente. In verità faccio ancora confusione con la formattazione dei dialoghi... comunque anche più sotto usi questo format, quindi lascio magari a chi è più esperto in editing il compito di chiarire se può essere considerato un "errore".

2 ore fa, Donny ha scritto:

 

“Signore, nemmeno io, signore” ma avrebbe voluto. Si sarebbe scordato volentieri tutti quegli ultimi anni, le esplosioni, i paracaduti con le provviste che cadevano dal cielo e l’ultimo respiro di Adam, morto tra le sue braccia.

Mi fa molto atmosfera alla Full metal jacket: Cong, palla di lardo, ecc... bello, mi piace. E divertente il dettaglio del fucile chiamato Alice davanti al superiore.

2 ore fa, Donny ha scritto:

 

 

“Ma dove stava la libertà in mezzo a tutta quella sofferenza? Kevin non poteva fare a meno di chiederselo.

Userei "quella" al posto di questa. Potrei sbagliarmi, eh.

 

2 ore fa, Donny ha scritto:

Qualche settimana passò, 

Perché non "Passò qualche settimana"?

 

2 ore fa, Donny ha scritto:

Le notti passavano inquiete,

Trascorsero, per evitare la ripetizione.

 

2 ore fa, Donny ha scritto:

Kevin si svegliò urlando quella notte e le cinque notti seguenti.

Metti una virgola dopo urlando.

 

2 ore fa, Donny ha scritto:

. “Non siamo tutti mezzi sordi come te. Le urla di notte le sentiamo bene e ci danno fastidio”

Mi sembra deboluccio come motivo per uno sfratto così repentino.

 

2 ore fa, Donny ha scritto:

 

“Signora, trenta dollari l’uno, signora” disse Kevin.

Questa mi ha fatto ridere, tratta la cliente come se avesse davanti un superiore. Se è voluta è una parodia simpatica.

 

2 ore fa, Donny ha scritto:

Un uomo con indosso un passamontagna irruppe nel negozio. “Tutti a terra! Tutti a terra!” urlò. Poi si girò verso Kevin, ancora in piedi, immobilizzato. “Tu, dammi i soldi, e fa’ presto” puntò la pistola contro Kevin. I ricordi lo colpirono come proiettili. Adam che moriva tra le sue braccia, l’aria satura dell’odore acre del sangue, le grida dei bambini e delle loro madri. Kevin urlò e le sue lacrime colpirono il pavimento.

“Sparami” disse Kevin, le lacrime che gli solcavano il volto. “Sparami” ripetè. “Non posso vivere così.”

Mh. Sinceramente mi aspettavo l'atto d'eroismo.

 

Ciao @Donny, è la prima volta che ti leggo e non so se è la prima volta che partecipi al MI perché io è parecchio che non lo faccio. Nel caso lo fosse, approfitto per darti il benvenuto in questa gabbia di matti. E per scusarmi se potrò sembrare un po' troppo critico, ma credo che qualche suggerimento possa sempre essere utile per migliorare, soprattutto se c'è del buon potenziale (come credo).

Veniamo al racconto.

Ti ho segnalato qualche piccola imprecisione, o meglio quelle che a mio parere sono parti che possono essere migliorate. Comunque, si tratta di poca roba. In generale devo dire che il tuo modo di scrivere mi è sembrato abbastanza buono e pulito, a volte magari un po' troppo semplice e senza picchi, ma potrebbe essere una scelta anche dettata dal tipo di racconto che hai scelto di raccontare. Pochi errori, quindi sposterei il problema dal discorso sintassi a quello stilistico: io personalmente preferisco uno stile un po' più incisivo, più graffiante o comunque più d'effetto, a meno che non sia la storia ad esserlo. Se quello che viene raccontato è davvero valido, in quanto o a trama, o a significato, lo stile può (o addirittura in alcuni casi deve) essere più morbido per evitare un sovraccarico.

Ecco, qui il problema è proprio questo. Sotto un modo di raccontare abbastanza semplice e lineare, almeno io non ho trovato una gran bella trama o una idea wow!

Il soldato che torna dal fronte e finisce disilluso e tradito non mi sembra una cosa chissà quanto originale. Ci può stare, ovviamente, non bisogna mica essere originali per forza; però in quel caso secondo me bisogna puntare con più forza al "come" raccontare la storia. 

Entrando poi più nello specifico, qui è la trama il problema: okay, vuoi raccontarci di Kevin che ha perso la voglia di vivere per colpa della guerra? Mettilo in evidenza nella storia, non solo con qualche incubo, qualche immagine che gli passa per la testa così quasi per caso (è un espediente che sinceramente il cinema ha spremuto come un limone e che reputo troppo semplice), ma "spostando" la guerra dal fronte al suo ritorno in America. Come? Eh, questo è il difficile! ;)

Magari ci rifletto e se mi viene in mente qualcosa di carino te lo dico.

Oppure, cambia prospettiva: raccontaci la storia di Kevin attraverso Alice, i suoi ricordi di chi era l'uomo che è partito e chi è quello che è tornato(a proposito, ma questi due nemmeno si scrivevano che lei si è già sposata con un altro?); oppure ancora forza la mano: lui torna, è depresso, odia talmente la guerra da voler morire e che cosa fa? Ci ritorna in guerra, così almeno può farsi ammazzare. 

Ti richiedo scusa se ho fatto la figura del "professorino", i miei sono semplici suggerimenti da dilettante che ti lascio esclusivamente per stimolarti a riflettere un po' di più su quello e sul come decidi di scrivere. A rileggerti!

 

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6 ore fa, Donny ha scritto:

“Buongiorno, Ward” il tenente Ross accolse

dopo i dialoghi ci andrebbe un'interpunzione, il punto o la virgola.

 

6 ore fa, Donny ha scritto:

Il tenente si chinò e pescò una cartella dal mucchio, da quella estrasse un foglio.

Il tenente si chinò, ne pescò una dal mucchio ed estrasse un foglio (così eviti la ripetizione ravvicinata di cartella e snellisci il periodo)

 

6 ore fa, Donny ha scritto:

solo allora Kevin si rese conto di aver chiamato il fucile, davanti al tenente, con il nome proprio di donna

lo toglierei perché superfluo, dato che nella tenda ci sono soltanto loro due.

 

6 ore fa, Donny ha scritto:

Nemmeno il tempo di scendere dall’aereo e si fiondò a casa di Alice. Uscì dall’aeroporto e prese un taxi.

risulta sfasata la sequenzialità. Prima si fionda a casa di Alice e poi esce dall'aeroporto? In più, il "si fiondò" stona col "prese il taxi", forse gli avrei fatto noleggiare un auto.

Un'altra cosa, anche se non sono del tutto sicuro. Mi fa un po' strano che i soldati congedati rientrino in patria su un volo di linea. Forse dovrebbero rientrare con un aereo militare al loro comando di divisione, dove vengono espletate le formalità burocratiche.

 

6 ore fa, Donny ha scritto:

Kevin si svegliò urlando quella notte e le cinque notti seguenti.

Per sei notti Kevin si svegliò urlando (più fluido)

 

6 ore fa, Donny ha scritto:

Il sesto giorno, stava tornando a casa dal lavoro e trovò un cartello sulla porta del suo appartamento: sfrattato.

non so come funziona in America, ma così di punto in bianco? Senza preavviso?

 

@Donny Ciao e piacere di leggerti. Per essere la prima volta che ti leggo sei stato/a una piacevole sorpresa. Quel paio di notazioni "burocratiche" che ti ho segnalato andrebbero verificate se siano in piena aderenza con la realtà. Voglio dire, nella mia ignoranza non inficiano particolarmente il racconto, bisognerebbe sentire cosa ne pensa un americano che lo legge.

Forse il tema del Vietnam, inflazionato dal cinema, rende il racconto un po' "scontato" con tutti i suoi cliché. A mio modesto parere, partendo da questo racconto potresti svilupparlo in prima persona, dando così uno spessore più introspettivo al reduce Kevin.

Ciao e a rileggerti.

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@Donny Hey man :) benvenuto a bordo! Non so se sei americano (da come scrivi non sembrerebbe). Il racconto mi è piaciuto abbastanza, ma trovo degli errori. Forse mi faccio influenzare dalla mia storia personale e dal fatto che del Vietnam so morte e miracoli (mio zio ci ha combattuto).

Mi perdonerai se ti faccio le pulci. Mi limito ai dettagli visto che sulla grammatica e la forma ti hanno già detto qualcosa :) 

 

Quota

“Signore, potrebbe ripetere, signore?” 


Partiamo dal modo di parlare. Suppongo, data la mimetica e il grado di Lieutenant, che parliamo di Marines. Quando una recluta si rivolge ad un superiore, nei Marines si usa il full grade (il Grado), non il Sir.
 

Quota

 

 “Immagino ti riferisca allo Stoner 63, dico bene?”

 “Signore, sì: il fucile, signore” 

 


Due cose, una sul dialogo e una sul fucile. Non è realistico che un Lt. chieda ad una recluta dei chiarimenti, come non è realistico che Lt. non sappia del nickname che ogni soldato da al suo fucile. Ci sono regole precise per l'uso di "Yes, Sir", "No, Sir", "Aye Sir" ecc. Non è come nei film che tutti dicono "Signor sì signore" :D qui una recluta non risponderebbe mai "Yes, Sir: my rifle, Sir". Al massimo, se ammettiamo la domanda bizzarra, risponderebbe "Aye Sir" (abbreviato dal formale "Aye aye Sir"). Yes Sir e No Sir indicano che hai una possibilità di scelta/risposta diversa.

Lo Stoner 63 è il fucile dei NAVY Seal :) un Marines nel Vietnam avrebbe un M40 o M21 sniper. Il tuo protagonista non può essere un SEAL se prendiamo questo passaggio:

 

Quota

 “Non dimenticherò mai Khe Sanh, Ward.”


I SEAL non c'erano nella battaglia di Khe Sanh, c'era il 26° regimento dei Marines della Bravo Company, 1° battaglione. La battaglia è diventata famosa proprio per la difficoltà: neanche 6.000 soldati, senza possibilità di raggruppamento e con sole scorte aree contro oltre 20.000 soldati della NVA.

 

 

 

Quota

 

La mano destra di Kevin scattò automaticamente alla cinta ed estrasse il Ka-bar. 

 


Il Ka-bar si tiene sulla spalla sinistra, non alla cinta.
 

Quota

“Buongiorno, è il capitano che vi parla. Stiamo per iniziare la procedura di atterraggio, i passeggeri sono pregati di allacciare le cinture.”


Da quello che il protagonista pensa, capisco che sta rientrando direttamente dal Vietnam. In questo caso, non sarebbe rientrato con un aereo civile (che ai tempi erano, ovviamente, bloccati da e per il Vietnam). Sarebbe rientrato con un "ospedaliero", assieme ai feriti discharged (non mi viene il termine in italiano) dalla battaglia.
 

Quota

 

“Tutti ti credevano morto...” disse Lauren, singhiozzando.

“Sono qui” la rassicurò Kevin. “Dov’è Alice?” Lauren tirò su con il naso.

“Si è sposata e abita in Florida” l

 


Poco credibile. Erano in guerra, non erano isolati dal mondo. Anzi, in quel periodo l'MPS (il servizio postale dei Marines) aveva triplicato gli sforzi per permettere comunicazioni almeno settimanali tra i militari e i propri familiari (tramite cartoline, lettere, telegrammi ecc.)
 

Quota

Qualche settimana passò, Kevin viveva in affitto in un appartamento a New York


New York City? Che distretto? Non ho ancora capito perché in Italia la gente dice New York come dire Milano quando invece è come dire Nord.
 

Quota

“Quanto vengono questi orecchini?”


Quanto vengono è italiano, più o meno, quasi dialettale :D di sicuro non americano.
 

Quota

 “Signora, trenta dollari l’uno, signora”


Capisco il riferimento al "Sir" dei Marines, ma funziona solo in italiano. Uno di New York non direbbe mai "Ma'am, 30 bucks a piece, Ma'am". Sembra più uno dell'Alabama, e al massimo avrebbe detto solo l'ultimo Ma'am.

-----

Scusami la pignoleria :D ma un consiglio per il futuro: il racconto potevi ambientarlo dovunque e in qualsiasi contesto. Quando scegli un contesto tanto importante (e straconsumato) come il Vietnam, i dettagli diventano fondamentali per la credibilità del racconto.

A presto! :rosa:

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23 ore fa, Donny ha scritto:

Il tenente si chinò e pescò una cartella dal mucchio, da quella estrasse un foglio

Il tenente si chinò e pescò una cartella dal mucchio, da cui ne estrasse un foglio

 

23 ore fa, Donny ha scritto:

“Signore, potrebbe ripetere, signore?” 

Basta un "signore"

 

23 ore fa, Donny ha scritto:

“Signore, nemmeno io, signore”

 

23 ore fa, Donny ha scritto:

“Signore, Alice è nella mia tenda, signore”

idem come sopra

 

23 ore fa, Donny ha scritto:

Le notti passavano inquiete, sognò la foresta, il suono dei colpi, i cadaveri sfigurati dei suoi compagni.

Le notti passavano inquiete, sognava la foresta, il suono dei colpi, i cadaveri sfigurati dei suoi compagni.

 

23 ore fa, Donny ha scritto:

Kevin si svegliò urlando quella notte e le cinque notti seguenti. Il sesto giorno, stava tornando a casa dal lavoro e trovò un cartello sulla porta del suo appartamento: sfrattato.

Kevin si svegliava urlando ogni notte. Presto trovò un cartello sulla porta del suo appartamento: sfrattato.

 

Il tema dei reduci di guerra mi è piaciuto, ma risulta sacrificato in solo 8000 caratteri, non riuscendo a esprimere al meglio la sofferenza del protagonista.

 

 

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Ciao @Donny, piacere di leggerti! 
 

Racconto semplice, non per questo meno triste. La tua scrittura è pulita; avresti potuto osare un pochino di più, ma mi sembra comunque un testo abbastanza riuscito.
 

Buon contest! 

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Il 15/3/2020 alle 16:35, Donny ha scritto:

il fumo del sigaro in bocca che si mischiava all’aria rarefatta

appesantisce

Il 15/3/2020 alle 16:35, Donny ha scritto:

dal mucchio, da quella estrasse un foglio

ed estrasse...  così ti toglie il "dal"-"da"

Il 15/3/2020 alle 16:35, Donny ha scritto:

durante gli anni.

meglio "nel corso degli..."

Il 15/3/2020 alle 16:35, Donny ha scritto:

era per quella che aveva combattuto per tutti quegli anni, così gli avevano sempre detto

era in suo nome... o così gli avevano detto sparisce il doppio "per" e diventa più leggera

Il 15/3/2020 alle 16:35, Donny ha scritto:

“Non dimenticherò mai Khe Sanh, Ward.”

scusa, sono tornata su, perchè viene fatta questa confidenza/considerazione da un superiore a un subordinato? La lasci un po' sospesa

Il 15/3/2020 alle 16:35, Donny ha scritto:

“Signora, trenta dollari l’uno, signora”

richiama l'esercito, mi piace anche è se poco realistico dal punto di vista della lingua, prendiamolo come un tic o qualcosa del genere

Il 15/3/2020 alle 16:35, Donny ha scritto:

“Non posso vivere così.”

è chiaro che non può, inutile sottolinearlo. Chiuderei a ripetè o al secondo "sparami".

 

@Donny hai scelto un tema difficile e spinoso, purtroppo il racconto manca un po' di incisività, soprattutto nella prima parte. Il finale, invece, è perfetto nel suo essere scarno. Andrebbe sviluppato in un racconto lungo, prova a dargli più respiro, secondo me ne verrebbe fuori una bella cosina. A rileggerti!

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Ciao! :)

Hai scelto un tema molto inflazionato, quindi secondo me avresti dovuto giocartela meglio sullo stile e sull'efficacia del protagonista. In particolare, avrei voluto percepire meglio la traumaticità dell'esperienza della guerra, il modo in cui questo trauma si trascina nella vita quotidiana di Kevin al punto da rendergli insostenibile l'esistenza.
Il racconto si lascia leggere bene, ma ho sentito la mancanza di qualcosa che rendesse la narrazione più realistica e incisiva.

Alla prossima!

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Ciao @Donny sei stato coraggioso a scegliere un tema così importante e a sviluppare un lasso di tempo tanto lungo in così pochi caratteri. Hai una buona scrittura e anche una buona idea di struttura narrativa, il rischio è stato il voler affrontare un argomento su cui forse non ti eri documentato abbastanza, è difficile, lo so. Eppure è quello che dà scorrevolezza al racconto e veridicità. 

Non sono riuscita a capire se voelssi evidenziare il fatto che il protagonista ha perso la voglia di vivere a causa della guerra o del fatto che al ritorno Alice fosse sposata con un altro? È un peccato per i due passaggi finali, avrebbero davvero avuto bisogno di più spazio, avrei invertito le misure, accorciando l'inizio e allungando la parte del ritorno.

Una buona prova comunque, si legge con facilità il tuo racconto.

Benvenuto al MI :flower:

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