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Commento a "Cuori di carta" di Sarano

 

L’altra sera Caronte è venuto a chiamarmi dal divano e mi ha portato in giardino e nel bel mezzo del prato c’era un disco volante.

Era argenteo e rotondo, con un sostegno tripode. Un giocattolo piuttosto grande, mi arrivava quasi alle ginocchia. Mi chiesi chi l’avesse lasciato lì.

Era pesante, in un freddo acciaio. Lo sollevai e lo portai in salotto per decidere cosa fare.

«Che dici, Caronte?» chiesi al mio cane, carezzandogli il capo, ma non ottenni risposta, né un abbaio né una leccata. Anche lui sembrava interessato all’oggetto. Andò vicino, poi però si allontanò, come se qualcosa non gli piacesse.

A chi poteva appartenere? Forse i figli dei vicini, o forse qualcuno che voleva farmi uno scherzo. Magari i bambini volevano prendersi gioco di me, pensavano di spaventarmi, facendomi trovare un UFO in giardino.

«Andiamo a dormire su» dissi a Caronte, che mi segui scodinzolando. Sì, dormo col mio cane e parlo con lui, come capita a molte persone sole.

Di notte, nelle lenzuola, mi girai e mi rigirai. Mi svegliai sudato alle tre e mezza, e con una sete in tremenda.

Stavo per comunicare a Caronte che sarei andato in cucina, ma lui dormiva beatamente.

Andai al lavello, riempii un grande bicchiere d’acqua dal rubinetto e bevvi d’un fiato. Poi un altro.

In soggiorno, inciampai nel mio cane. M’aveva seguito. Accesi la luce. Guardai il disco volante, in bella mostra sul tavolino vicino il televisore. L’UFO aveva un sportellino aperto. Ero certo di non essere stato io. Che fosse stato Caronte? Il mio cane è capace di questi giochi di destrezza, è intelligente.

Provai a guardare nello sportellino, ma era buio pesto. Nonostante fosse pesante, provai ad agitare il giocattolo, per capire se ci fosse qualcosa dentro, ma sembrava vuoto. La vita ogni tanto ci offre queste divagazioni, questi piccoli misteri. Chiusi lo sportellino, che fece un bel clic, e andai di nuovo di sopra, seguito dal cane.

Il giorno dopo andai al lavoro, di malavoglia. Avevo dormito ben male.

«Ti vedo un po’ appannato» mi disse Cecilia.

La guardai. Aveva bei occhi rotondi e ricci castani che le contornavano il viso. Lavorava di fronte a me da sei mesi, fresca d’università, ma m’ero appena accorto che era una donna attraente.

«Dormito male» dissi, sbadigliando.

«Come mai?»

«C’era un gatto in giardino. Caronte abbaiava e mi ha tenuto sveglio.»

Non so perché dissi questa bugia, ma mi venne spontanea.

«Hai un cane» disse Cecilia, sorridendo.

«Sì.»

Sei mesi insieme, e non sapeva neppure questo dettaglio sulla mia vita. Sono sempre stato una persona schiva.

«Caronte» disse.

«Ero indeciso fra Caronte e Cerbero.»

«Ti piace la mitologia.»

«Penso che i cani debbano sempre avere nomi mitologici.»

«Sì penso anch’io» disse Cecilia, sbadigliando.

«Abbiamo entrambi bisogno di un bel cuscino.»

Rise.

Poi parlammo un altro po’ durante la pausa caffè, non nel modo formale che avevamo di solito, ma in qualche maniera più intimo. Mi disse che era preoccupata perché il suo tirocinio stava per scadere e non sapeva se l’avrebbero confermata. Io le dissi che trovavo il suo lavoro fosse buono e di non preoccuparsi troppo.

«Ti confesso che anch’io ho problemi nel dormire» mi disse infine.

«Da quando?»

«Un paio di giorni.»

«Qualche preoccupazione?»

«Ma no. I vicini. Fanno rumore di notte.»

«Capisco» dissi ma, mentre lo dicevo, mi resi conto che mi aveva appena detto una bugia. Non so spiegarvi perché, ma avevo proprio questa percezione.

La sera tornai a casa, da Caronte e dal disco volante. Il mio cane era di sopra. Notai che, a meno che non ci fossi io, poneva la massima distanza possibile fra sé e quell’oggetto.

Pensai di telefonare ai vicini per chiedere se per caso i loro figli avessero perso un giocattolo, ma qualcosa mi fermò: guardai meglio il disco volante. Non era come la sera prima. Aveva attratto fili di cotone, una graffetta e un vecchio chiodo da chissà dove. Era magnetico? Staccai il cotone. Dove essere elettrizzato, altrimenti non vi si sarebbe incollato.

«Che strano» dissi a Caronte, che mi leccò una mano. «Vieni, pappa.»

Scodinzolò dietro di me, in cucina. Presi i suoi croccantini e cominciai a versarli.

Caronte abbaiò forte. Gliene avevo dato il doppio. A che pensavo?

La notte ebbi di nuovo gli incubi e mi svegliai alle quattro, poi rimasi sveglio fino al momento di andare al lavoro, guardando alternativamente la televisione e l’UFO. Dovevo sbarazzarmene. Magari l’avrei portato da un rigattiere. Poteva valere qualcosa.

Cecilia aveva gli occhi rossi ed era scura in volto. Lavorammo in silenzio tutta la mattina.

«Nottata difficile?» le chiesi, al caffè.

«Sì. No. Scusa, non è solo questo. Ieri il nostro capo mi ha mandato una mail per dirmi che non rinnoveranno il mio contratto. Mi ha detto che il mio lavoro, è stato molto apprezzato, ma…»

«Sofia non ha molto potere in quest’azienda. Di certo ha spinto per farti assumere, ma si vede che ai piani alti ritenevano altrimenti.»

«Sicuramente questo è vero» disse Cecilia «però, avrei preferito me lo dicesse di persona, e non in una mail alle dieci di sera.»

«Non ha mai amato il confronto.»

«La difendi.»

«Ha sbagliato» dissi e, senza neanche volevo, allungai una mano e carezzai la spalla di Cecilia. Lei mi guardò, ma non scostò la mano.

«Sei gentile» disse.

«Sei in gamba. Troverai altro. Adesso hai anche esperienza lavorativa.»

«In questo periodo non è facile.»

«No, ma non ti devi abbattere.»

«Mi mancherai» disse velocemente, quindi gettò il suo bicchiere di plastica nel bidone e tornò al lavoro.

Non avevamo praticamente parlato per sei mesi, nonostante fossimo uno davanti all’altra. Poi, all’improvviso, quella rivelazione. Pensai che forse la notizia del suo mancato rinnovo di contratto l’aveva resa emotiva. Capita a volte che, in situazioni di stress, attribuiamo particolare importanza a conversazioni casuali con persone pressoché sconosciute.

O forse, mi sottovalutavo. Magari aveva apprezzato, nei mesi precedenti, il mio fare discreto.

Comunque, mi sarebbe dispiaciuto non rivederla più. Pensai di dire qualche parola a Sofia, il mio capo, ma non sarebbe servito. Come già detto, non era stata una sua decisione.

Quando tornai a casa notai che il mio cane stava volando. Era in aria, un po’ stranito, la lingua penzoloni.

Che fare quando il tuo cane vola?

Per prima cosa, mi diedi un pizzicotto, ma ero sveglio. Quindi, presi la scopa per tirarlo giù. Salii sul divano. Infine, riuscii ad afferrarlo per riportarlo per terra, ma non voleva saperne di rimanere attaccato al pavimento. Presi una corda e lo legai a una sedia. Galleggiava ancora, ma era sempre meglio di niente.

Guardai il disco volante.

Dipendeva da lui?

Aprii di nuovo lo sportellino, con una certa titubanza, guardai dentro. C’erano delle lucine colorate. Era come… sapete quando a volte stringiamo gli occhi, e vediamo le lucine? Stesso effetto.

So fare due più due. Se il cane stava volando (i cani non volano) doveva dipendere da quello strano oggetto. Forse non era un giocattolo, ma qualcosa che proveniva, chissà, da un altro pianeta. Mi sembrò evidente che, per risolverei il problema, dovessi liberarmi di lui. Se solo ci fosse stato un modo… sì, di riattivarlo, magari avrei potuto fare in modo che se ne tornasse da dove era arrivato.

Fu a quel punto che m’arrivò un messaggio di Cecilia.

Ci scrivemmo per un po’, fino a quando non decidemmo di vederci per un bicchiere di vino.

Lascia i croccantini vicino Caronte, che doveva sforzarsi di nuotare con le zampe verso terra per mangiare. Non ero contento della situazione, mi dispiaceva per lui.

Arrivò dopo di me all’enoteca. Aveva gli occhi pesti e un’aria dolente che, francamente, le donava.

«Come stai?» mi chiese.

«Ho un problema col mio cane.»

«Ovvero?»

«Credo non si senta bene. Domani chiamerò il veterinario.»

«Caronte.»

«È il suo nome.»

«Gli vuoi molto bene.»

«È il mio fedele compagno.»

Ordinammo due bicchieri di rosso. Facemmo cin.

Cecilia sorseggiò il suo.

«Cosa pensi di fare, ora?» le chiesi.

«Credo che mi rilasserò qualche giorno, e poi comincerò a mandare curriculum.»

«Anche tu mi mancherai…» confessai.

Andammo avanti a parlare, tutta la sera. Stare con lei era semplice. Era un persona dolce, e poi era intelligente. Ero certo che avrebbe trovato presto un altro lavoro. La incoraggiai a non mollare.

Quando ci salutammo, mi diede un bacio sul viso, all’angolo della bocca, e mi strinse un avambraccio.

«Ora torno a casa» mi disse.

«Sei a piedi?»

«Sì.»

«Io sono in auto. T’accompagno.»

«T’andrebbe?»

«Certo.»

Salimmo in auto. Lei accavallò le gambe. Indossava una gonna. Questo mi turbò. Di solito non so mai come fare con le donne, ma quella sera fui preso dall’istinto di mettere una mano sul suo ginocchio.

Cominciamo a scambiarci effusioni.

Salimmo di sopra, al suo appartamento. Io non sapevo bene come fare. Non uscivo con nessuna da tanto tempo.

Continuammo a baciarci sul divano, poi lei m’invitò nella sua camera da letto.

Che insolita serata. Mi chiesi fugacemente se Caronte stesse ancora per aria.

«Vado un attimo in bagno» le dissi.

«Seconda porta a destra.»

Accesi la luce. La spazzola di Cecilia galleggiava, e anche lo spazzolino elettrico.

Preso da un istinto, aprii la porta dello sgabuzzino. C’era un disco volante, in tutto e per tutto simile a quello che avevo trovato nel mio giardino.

«Cecilia…» le dissi.

«Sì?» fece lei, dalla stanza da letto.

«Puoi venire qui?»

Venne. Ci prendemmo per mano.

«Ti posso chiedere da quanto hai questo?»

«L’ho trovato tre giorni fa sul balcone.»

«Da allora le cose galleggiano?»

«Sì, ogni tanto. Non so bene che farci.»

Sospirai. Presi l’UFO. Andammo entrambi in salotto.

Sul divano, continuammo a tenerci per mano.

«Pensavo di avere qualche argomento in più di un piccolo fenomeno paranormale…» disse lei, rammaricata.

«Sei bellissima» dissi. «Mi piaci molto. Però voglio ci frequentiamo ancora un po’. Scusami, sono all’antica.»

«Posso almeno abbracciarti e poggiare la testa sulla tua spalla? Credo di avere molto bisogno d’affetto.»

«Certo che puoi.»

Cecilia si poggiò su di me. Era piacevole stare con lei. Mi chiesi perché fossi rimasto solo tutto questo tempo.

Guardammo il disco volante.

«Che dovremmo fare?» le chiesi.

«Gianni Ugugliai della contabilità pensa che sia un esperimento del governo.»

«Che c’entra il ragionier Ugugliai?»

«Tu dovresti parlare di più con le altre persone. Mezza città è invasa.»

«Sì?»

«Nessuno sa bene cosa fare.»

«Perché i telegiornali non ne parlano?»

«Bella domanda. Immagino sia qualcosa di troppo incredibile.»

«Un UFO. Pensi sia un vero UFO?»

«Le cose volano.»

«Non dovrebbe esserci qualcuno dentro?»

«Non è necessario» disse Cecilia. «Potrebbe essere un drone.»

«Io ho un’idea» dissi.

«Sentiamo.»

«Secondo te cosa succede, quando ne mettiamo due vicini?»

«Non lo so, ma sarei curiosa di scoprirlo.»

«Ti va se lo portiamo a casa via? O è troppo tardi per te?»

«Sono disoccupata» disse, con amarezza. «Non un granché da fare domattina.»

Guidammo fino a casa, col disco volante di Cecilia nel bagagliaio. Sembrava preoccupata, distratta. Probabilmente non era neanche contenta del fatto che l’avessi praticamente respinta.

Le carezzai il viso, per consolarla.

A casa, Caronte era ancora a parecchi centimetri del pavimento. Ora anche qualche soprammobile galleggiava.

Cecilia gli fece qualche coccola. Lui sembrò gradire, ma nel complesso si vedeva che non era felice della situazione.

Ponemmo i due UFO fianco a fianco. Erano identici, stessa forma, stessa dimensione, stessa lucentezza.

«E ora?» disse Cecilia.

Sbadigliai.

«Andiamo a dormire. Vuoi restare qui con me?»

«Mi farebbe piacere.»

La guardai.

«Mi piaci molto.»

Lei sorrise.

Fu bello vederla nel letto, il mattino dopo, i capelli castani sparsi sul cuscino. Andai in bagno, ma non c’era acqua corrente, per chissà quale problema. Andai allora a preparare il caffè per me e… cos’era Cecilia per me? Stavamo insieme, ora? Sperai di sì. Mi chiesi cosa preferisse per colazione. È piacevole scoprire gradualmente i gusti di un’altra persona.

I dischi volanti erano ancora nel salotto e Caronte e qualche altro oggetto erano a mezz’aria. Povero cane, dovevo fargli fare i bisogni.

Poggiai il caffè sul comodino di Cecilia, che dormiva ancora. Una dormigliona. Buono a sapersi.

A quel punto, c’era il problema di portare fuori Caronte. Naturalmente non potevo farlo andare in strada. Pensai di andare con lui in giardino, tenendolo per il guinzaglio come un aquilone, nella speranza che non si allontanasse nel cielo. Ero molto affezionato a lui, non volevo perderlo.

Mi affacciai al giardino col caffè. Che bel cielo azzurro, pieno di nubi. Un cielo così grande e azzurro come mai l’avevo visto.

Un attimo.

Perché il cielo era così vicino?

«Siamo per aria» disse Cecilia, sorseggiando il suo caffè. Sembrava divertita.

Guardammo dalle finestre. Era come stare su un dirigibile. Cielo, cielo dappertutto.

«È un bel problema. Che dovremmo fare?» le dissi.

«Credo che mettere insieme i due UFO non sia stata una grande idea.»

«No» fece lei, senza però farmene una colpa.

«Non ho molto da mangiare in casa. Potremmo resistere per qualche giorno al massimo. Dobbiamo fare in modo di tornare per terra.»

«Potremmo buttare uno degli UFO dalla finestra. Credo abbiano un potere anti-gravitazionale (non chiedermi bene di cosa parlo, come tutti ho solo visto i film.)»

«E un rischio» dissi io. «E se precipitiamo?»

Cecilia sospirò.

«Vivere mi piace.»

«Anche a me non dispiace. E poi c’è Caronte.»

«Provo a chiamare Gianni» disse la ragazza. «Magari ne sa qualcosa.»

«Ugugliai?»

«Sì.»

Per fortuna i cellulari avevano campo. Cecilia cominciò a confabulare col nostro collega, mentre io consolavo Caronte.

Lei mi guardò.

«Pare che in cielo ci sia mezza città.»

«Sì?»

Ci affacciamo di nuovo alla finestra. Era vero. Sputarono, come tante macchie colorate, le case delle altre persone.

«A quanto pare, non siamo stati i soli ad avere questa idea. Cosa suggerisce Gianni?»

«Secondo lui la cosa migliore è aspettare che succede anche a noi.»

«Cosa?»

«D’imparare a volare» disse Cecilia.

Sorrisi.

«Sarebbe divertente. Pensi che questi UFO… siano qui apposta?»

«Per insegnarci a volare, dici?»

«Sarebbe carino.»

«Sì, non sarebbe male.»

Aspettammo, seduti al divano, credendo che da un momento all’altro anche noi ci saremmo sollevati da terra.

«Spero di tornare entro sera» disse Cecilia.

«Hai un impegno?»

«Vedo Gianni.»

«È un tuo amico.»

«È uno dei miei amici» disse Cecilia.

«Hai tanti amici.»

«Sì. Vedi, a me non piace frequentare una persona per volta» mi disse, sbadigliando.

Sentii il cuore ghiacciare.

«Vuoi dire che…»

«Mi spiace. Ho capito che sei una cara persona. Che vuoi qualcosa di serio. Però io in questo momento non penso sia giusto frequentare uno solo. Però possiamo continuare a vederci, se vuoi.»

«Gianni Ugugliai.»

«È un bravo sassofonista. Mi piace andare ai concertini jazz con lui. Non ci voglio rinunciare.»

«Certo» dissi, «capisco.»

Provai a battere i piedi sul pavimento, ma restarono per terra. Mi chiesi per quanto tempo sarei ancora rimasto in quella situazione.

 

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Buongiorno^^@Domenico S. spero che stai bene. Inizio a leggere il tuo racconti.

 

Quota

L’altra sera Caronte è venuto a chiamarmi dal divano e mi ha portato in giardino e nel bel mezzo del prato c’era un disco volante.

Personalmente trovo l'incipit troppo veloce.

 

Quota

Era argenteo e rotondo, con un sostegno tripode. Un giocattolo piuttosto grande, mi arrivava quasi alle ginocchia. Mi chiesi chi l’avesse lasciato lì. Qui non andrei a capo Era pesante, in un freddo acciaio. Lo sollevai e lo portai in salotto per decidere cosa fare.

Che significa: in un freddo acciaio?

 

Quota

«Andiamo a dormire su» dissi a Caronte, che mi segui scodinzolando. Sì, dormo col mio cane e parlo con lui, come capita a molte persone sole.

Non metterei la virgola dopo il che.

 

Quota

Di notte, nelle lenzuola, mi girai e mi rigirai. Mi svegliai sudato alle tre e mezza, e con una sete in tremenda.

Frase troppo asciutta.

Nella notte mi girai e mi rigirai, ((ad un certo punto)) mi svegliai di sobbalzo. Erano solo le tre e mezza. Tutto sudato andai a calmare la sete tremenda. Non mi convince ad un certo punto.

 

Quota

Stavo per comunicare a Caronte che sarei andato in cucina, ma lui dormiva beatamente.

Domanda da lettore: perchè svegliarlo se dormiva? Eliminerei questa frase.

 

Quota

In soggiorno, inciampai nel mio cane. M’aveva seguito. Accesi la luce. Guardai il disco volante, in bella mostra sul tavolino vicino il televisore. L’UFO aveva un sportellino aperto. Ero certo di non essere stato io. Che fosse stato Caronte? Il mio cane è capace di questi giochi di destrezza, è intelligente.

Perchè ufo maiuscolo?

 

Quota

La vita ogni tanto ci offre queste divagazioni, questi piccoli misteri.

Qui direi qualcosa di più.

 

Quota

Chiusi lo sportellino, che fece un bel clic, e andai di nuovo di sopra, seguito dal cane. Anche qui, non andrei a capo Il giorno dopo andai al lavoro, di malavoglia. Avevo dormito ben male.

 

Quota

«Ti vedo un po’ appannato» mi disse Cecilia.

Cioè appannato?

 

Quota

«Dormito male» dissi, sbadigliando.

«Come mai?»

«C’era un gatto in giardino. Caronte abbaiava e mi ha tenuto sveglio.»

Non so perché dissi questa bugia, ma mi venne spontanea.

«Hai un cane» disse Cecilia, sorridendo.

«Sì.»

Sei mesi insieme, e non sapeva neppure questo dettaglio sulla mia vita. Sono sempre stato una persona schiva.

«Caronte» disse.

«Ero indeciso fra Caronte e Cerbero.»

«Ti piace la mitologia.»

«Penso che i cani debbano sempre avere nomi mitologici.»

«Sì penso anch’io» disse Cecilia, sbadigliando.

«Abbiamo entrambi bisogno di un bel cuscino.»

Rise.

Il dialogo è molto scorrevole(y)

 

Quota

Io le dissi che trovavo il suo lavoro fosse buono e di non preoccuparsi troppo.

Questa frase è poco chiara.

 

Quota

«Ti confesso che anch’io ho problemi nel dormire» mi disse infine.

Direi: a dormire

 

Quota

Notai che, a meno che non ci fossi io, poneva la massima distanza possibile fra sé e quell’oggetto.

Anche questa frase è poco chiara. Distrazione?

 

Quota

Pensai di telefonare ai vicini per chiedere se per caso i loro figli avessero perso un giocattolo, ma qualcosa mi fermò: guardai meglio il disco volante. Non era come la sera prima. Aveva attratto fili di cotone, una graffetta e un vecchio chiodo da chissà dove. Era magnetico? Staccai il cotone. Dove essere elettrizzato, altrimenti non vi si sarebbe incollato.

Scorrevole e curioso(y)

 

Quota

La notte ebbi di nuovo gli incubi e mi svegliai alle quattro, poi rimasi sveglio fino al momento di andare al lavoro, guardando alternativamente la televisione e l’UFO. Dovevo sbarazzarmene. Magari l’avrei portato da un rigattiere. Poteva valere qualcosa.

Riformulerei questa frase, non mi piace: alternativamente la televisione e l’UFO. Cos'è un rigattiere?

 

Quota

«Sofia non ha molto potere in quest’azienda. Di certo ha spinto per farti assumere, ma si vede che ai piani alti ritenevano altrimenti.»

Cancellerei: altrimenti

 

Quota

«Sicuramente questo è vero» disse Cecilia «però, avrei preferito me lo dicesse di persona, e non in una mail alle dieci di sera.»

Scriverei però con la P maiuscola

 

Quota

«Sei in gamba. Troverai altro. Adesso hai anche esperienza lavorativa.»

Cancellerei: Adesso hai anche esperienza lavorativa.»

 

Quota

Poi, all’improvviso, quella rivelazione. Pensai che forse la notizia del suo mancato rinnovo di contratto l’aveva resa emotiva. Capita a volte che, in situazioni di stress, attribuiamo particolare importanza a conversazioni casuali con persone pressoché sconosciute.

Verissimo:D

 

Quota

O forse, mi sottovalutavo. Magari aveva apprezzato, nei mesi precedenti, il mio fare discreto.

Questa frase non mi sembra collegabile con quella precedente.

 

Quota

Comunque, mi sarebbe dispiaciuto non rivederla più. Pensai di dire qualche parola a Sofia, il mio capo, ma non sarebbe servito. Come già detto, non era stata una sua decisione.

Cancellerei: Come già detto, non era stata una sua decisione.

 

Quota

Quando tornai a casa notai che il mio cane stava volando. Era in aria, un po’ stranito, la lingua penzoloni.

:asd:

 

Quota

Che fare quando il tuo cane vola?

Per prima cosa, mi diedi un pizzicotto, ma ero sveglio. Quindi, presi la scopa per tirarlo giù. Salii sul divano. Infine, riuscii ad afferrarlo per riportarlo per terra, ma non voleva saperne di rimanere attaccato al pavimento. Presi una corda e lo legai a una sedia. Galleggiava ancora, ma era sempre meglio di niente.

Rivedrei questa frase.

 

Quota

Guardai il disco volante. Anche qui, non andrei a capo Dipendeva da lui?

Aprii di nuovo lo sportellino, con una certa titubanza, guardai dentro. C’erano delle lucine colorate. Era come… sapete quando a volte stringiamo gli occhi, e vediamo le lucine? Stesso effetto.

Interessante;)

 

Quota

 Mi sembrò evidente che, per risolverei il problema, dovessi liberarmi di lui. Se solo ci fosse stato un modo… sì, di riattivarlo, magari avrei potuto fare in modo che se ne tornasse da dove era arrivato.

Occhio alla coniugazione dei verbi.

risolvere senza la i

 

Quota

Fu a quel punto che m’arrivò un messaggio di Cecilia.

mi arrivò. Fai attenzione!

 

Quota

Lascia i croccantini vicino Caronte, che doveva sforzarsi di nuotare con le zampe verso terra per mangiare. Non ero contento della situazione, mi dispiaceva per lui.

Qui manca una i (Lasciai)

 

Quota

Arrivò dopo di me all’enoteca. Aveva gli occhi pesti e un’aria dolente che, francamente, le donava.

Che significa che aveva gli occhi pesti?

 

Quota

«Credo non si senta bene. Domani chiamerò il veterinario.»

«Caronte.»

«È il suo nome.»

«Gli vuoi molto bene.»

«È il mio fedele compagno.»

Qui è poco chiaro. Perchè ripeti il nome?

 

Quota

ma quella sera fui preso dall’istinto di mettere una mano sul suo ginocchio.

Non mi piace come è strutturata questa frase.

 

Quota

Preso da un istinto, aprii la porta dello sgabuzzino. C’era un disco volante, in tutto e per tutto simile a quello che avevo trovato nel mio giardino.

Non mi piace: in tutto e per tutto simile

 

Quota

Sospirai. Presi l’UFO. Andammo entrambi in salotto. Qui, non andrei a capo Sul divano, continuammo a tenerci per mano.

 

Quota

«Bella domanda. Immagino sia qualcosa di troppo incredibile.»

Eliminerei: troppo

 

Quota

«Ti va se lo portiamo a casa via? O è troppo tardi per te?»

Qui volevi dire: a casa mia?

 

Quota

A casa, Caronte era ancora a parecchi centimetri del pavimento. Ora anche qualche soprammobile galleggiava.

Questa frase non suona bene.

 

Quota

Cecilia gli fece qualche coccola. Lui sembrò gradire, ma nel complesso si vedeva che non era felice della situazione. Anche qui, non andrei a capo Ponemmo i due UFO fianco a fianco. Erano identici, stessa forma, stessa dimensione, stessa lucentezza.

 

Quota

«E ora?» disse Cecilia.

Sbadigliai.

«Andiamo a dormire. Vuoi restare qui con me?»

«Mi farebbe piacere.»

La guardai.

«Mi piaci molto.»

Lei sorrise.

Bellissima scena:love2:

 

Quota

Andai in bagno, ma non c’era acqua corrente, per chissà quale problema.

Questa frase la cancellerei. Secondo me puoi anche non dirlo.

 

Quota

Andai allora a preparare il caffè per me e… cos’era Cecilia per me? Stavamo insieme, ora? Sperai di sì. Mi chiesi cosa preferisse per colazione. È piacevole scoprire gradualmente i gusti di un’altra persona.

Poco narrante.

 

Quota

I dischi volanti erano ancora nel salotto e Caronte e qualche altro oggetto erano a mezz’aria. Povero cane, dovevo fargli fare i bisogni.

Povero cane, doveva fare i bisogni. Questa frase la metterei tra i punti caporali.

 

Quota

Naturalmente non potevo farlo andare in strada. Pensai di andare con lui in giardino, tenendolo per il guinzaglio come un aquilone, nella speranza che non si allontanasse nel cielo. Ero molto affezionato a lui, non volevo perderlo.

:DBell'immagine!

 

Quota

Mi affacciai al giardino col caffè. Che bel cielo azzurro, pieno di nubi. Un cielo così grande e azzurro come mai l’avevo visto.

Se è pieno di nubi, non può essere azzurro, manchi di coerenza

 

Quota

«Potremmo buttare uno degli UFO dalla finestra. Credo abbiano un potere anti-gravitazionale (non chiedermi bene di cosa parlo, come tutti ho solo visto i film.)»

Qui manca il tono della voce, chi parla?

 

Quota

«Secondo lui la cosa migliore è aspettare che succede anche a noi.»

Riformulerei meglio questa frase.

 

Quota

«Cosa?»

«D’imparare a volare» disse Cecilia.

Sorrisi.

«Sarebbe divertente. Pensi che questi UFO… siano qui apposta?»

«Per insegnarci a volare, dici?»

«Sarebbe carino.»

«Sì, non sarebbe male.»

Aspettammo, seduti al divano, credendo che da un momento all’altro anche noi ci saremmo sollevati da terra.

«Spero di tornare entro sera» disse Cecilia.

Pezzo scorrevole

 

Quota

«Sì. Vedi, a me non piace frequentare una persona per volta» mi disse, sbadigliando.

Sentii il cuore ghiacciare.

che str:angry:

 

Quota

«Vuoi dire che…»

«Mi spiace. Ho capito che sei una cara persona. Che vuoi qualcosa di serio. Però io in questo momento non penso sia giusto frequentare uno solo. Però possiamo continuare a vederci, se vuoi.»

«Gianni Ugugliai.»

«È un bravo sassofonista. Mi piace andare ai concertini jazz con lui. Non ci voglio rinunciare.»

«Certo» dissi, «capisco.»

Provai a battere i piedi sul pavimento, ma restarono per terra. Mi chiesi per quanto tempo sarei ancora rimasto in quella situazione.

O_O è finito così?

 

Conclusione: racconto piacevole, a tratti scorrevole. A volte sei distratto, altre meno. Leggendo ho notato che fai fatica a strutturare le frasi, molte non sono collegabili. Fai un uso eccessivo di invii, nel testo ci sono troppe virgole. E' una narrazione davvero carina e interessante ma che alla fine non porta a nulla. Mi sembra solo un tira e molla tra due adulti nel mezzo di un fatto strano. Il tuo racconto pare un puzzle, ogni frase cerca di incastrarsi ma non sempre ci riesce. Sarò sincera, mi dispiace di leggere una fine affrettata. Mi è venuta un'idea, visto che c'è un feeling tra i due, potevi nascondere cupido nel disco volante, una storia moderna. Rivedrei un pò tutto se vuoi che ne esca un buon lavoro.

A rileggerti(y)

-Floriana-

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@Floriana Ciao Floriana, ti ringrazio per aver letto e commentato il racconto. Mi spiace non ti sia piaciuto molto! Comunque ho rivisto alcuni punti da te segnalati. Sicuramente ho la tendenza ad andare troppo a capo.

Un rigattiere è un negozio che vende roba usata, di solito mobilio.

Per "occhi pesti" intendevo una persona che ha le occhiaie per non aver dormito molto la notte.

Un caro saluto!

Domenico

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@Domenico S., questo racconto è fa-vo-lo-so. Hai avuto un'idea brillante e l'hai saputa sviluppare con genialità. Non credo di esagerare. Soprattutto i dialoghi sono molto curati, fanno trasparire il carattere dei personaggi senza che lo scrittore (non il narratore) debba intervenire e spiegare al lettore cose che dovrebbe capire al primo sguardo. Non so quanto studio e cura ci siano dietro ma è una cosa che ti invidio. Show don't tell allo stato puro. Chiamiamola pure scrittura cinematografica, ma sarebbe riduttivo.

E' un brano di una semplicità non scontata. A tratti mi ha ricordato Vonnegut e la sua capacità di far sembrare normale anche la condizione più assurda.

Benché si capisca già dalla seconda scena dove si va a parare (non è solo il protagonista ad avere un incontro ravvicinato), sei stato molto abile a mascherare il tuo vero obiettivo fino alla fine. Anche lì, poi, sei stato bravo a non imporre il tuo pensiero ma hai lasciato spazio all'interpretazione. Ottimo anche l'incipit. 

Praticamente ho scritto un commento di soli complimenti. Magari eviterei di fare paragrafi così brevi. La lunghezza delle frasi va bene, ma così il testo sembra troppo frammentato.

A rileggerti!

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@Torba Ciao, sono contento che il racconto ti sia piaciuto! Ho letto Vonnegut in passato, non so se abbia avuto un'influenza sulla mia scrittura. Già la commentatrice di sopra mi rimproverava perché vado troppo a capo, deve essere proprio un mio difetto. Più che "studio e cura" direi esercizio. Ormai è tanto che scrivo, se riesco a fare qualcosa di carino credo dipenda dal fatto che sono molto costante nello scrivere. Rileggerò il tuo commento nei (tanti) momenti in cui penso di non essere molto bravo! Grazie!

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6 ore fa, Domenico S. ha scritto:

Più che "studio e cura" direi esercizio

Proprio quello che intendevo (y)

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Ciao Domenico,

ho letto il tuo racconto e devo dire che mi è piaciuto, a parte il finale che non ho capito: mi sembra un racconto lasciato in sospeso. Ho trovato interessante l'idea e lo sviluppo della trama. Personalmente non amo le descrizioni troppo meticolose tipo: si alza, va in cucina, prende un bicchiere, apre il rubinetto, si versa l'acqua e beve un sorso ma, nel contesto del tuo racconto, anche questo fa parte di un tutto armonico: è il tuo stile ed è riconoscibile, e tra l'altro, è l'unico efficace per descrivere una sequenza di azioni. Quanto alle virgole, pure io ne metto troppe e forse qualche volta al posto della virgola ci starebbe bene un punto.

Le frasi brevi, senza eccessivi giri di parole, a mio avviso sono utili soprattutto nel descrivere situazioni che non prevedano particolari ragionamenti filosofici. Quando ti metterai a dissertare se è nato prima l'uovo o la gallina allora lì ci staranno anche frasi con periodi più lunghi, ma in questo contesto trovo il tuo stile assolutamente perfetto.

Che dire... non sono brava a vivisezionare quello che leggo. Mia figlia è molto più brava di me a fare l'analisi del testo. Io mi limito a rilevare le sensazioni che provo leggendo: qualche errorino di grammatica, forse più dei refusi, risolvibili con una rilettura accurata. Un finale in sospeso che però potrebbe lasciare aperte le porte all'immaginazione del lettore.

Mi piace.(y)

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@C1P8 Ciao, sono contento che nel complesso il racconto ti sia piaciuto. Ti ringrazio per l'accurata analisi. So che ci sono refusi, ma non avevo notato errori di grammatica. Me li potresti segnalare, se non è troppo disturbo? Grazie mille!

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Ciao Domenico.

Mi costringi davvero a fare la vivisezione del testo che è una cosa che detesto.

Non sono propriamente errori grammaticali, come ti ho scritto, più refusi, stonature.

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Di notte, nelle lenzuola, mi girai e mi rigirai. Mi svegliai sudato alle tre e mezza, e con una sete in tremenda.

Toglierei il secondo mi. Senti come suona meglio? Dovremmo prendere l'abitudine di rileggere a voce altra quello che scriviamo. Io lo faccio raramente... e chi ha il tempo!

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me da sei mesi, fresca d’università, ma m’ero appena accorto che era una donna attraente.

Qui metterei un bel punto e toglierei il ma. Era non è sbagliato, ma l'imperfetto mi suona meglio  "M'ero appena accorto che fosse una donna attraente." E magari sono io che sbaglio!

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Non so perché dissi questa bugia, ma mi venne spontanea.

ma mi suona male. Se leggi a voce alta: suona propri male. Prova con un bel punto. O un due punti, anche.

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«No, ma non ti devi abbattere.»

Toglierei il ma. Leggi ad alta voce tutta la frase. Senti...

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Per prima cosa, mi diedi un pizzicotto

virgola...via!

Quota

Cominciamo a scambiarci effusioni.

Visto che sto vivisezionando, questo "effusioni" mi sembra frettoloso... le effusioni cosa sono precisamente? Puoi ampliare il concetto? Renderlo più coinvolgente?

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«Sei bellissima» dissi. «Mi piaci molto. Però voglio ci frequentiamo ancora un po’. Scusami, sono all’antica.»

 Stesso discorso, perdonami. Un po' più di pathos, di sentimento. Quando dici ad una donna "sei bellissima" non lo dici come se tu leggessi un bugiardino... magari la guardi negli occhi, provi qualcosa... provi ad esprimere un qualche sentimento con dei gesti, che ne so... una carezza appena accennata,  un ammiccamento... forse il tuo personaggio è incapace di manifestare i suoi sentimenti e allora dovresti esprimere meglio il suo disagio.

I tuoi dialoghi secchi e concisi mi piacciono. Sono tra le cose che ho apprezzato del tuo racconto. C'è poco da sottolineare, veramente.

Personalmente amo i lieti fini. Il tuo racconto lascia in sospeso molto...

 

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12 ore fa, C1P8 ha scritto:

Mi costringi davvero a fare la vivisezione del testo che è una cosa che detesto.

Ciao, ti ringrazio per il servizio che mi hai reso... mi spiace averti costretto a fare qualcosa che non ti piace! Sicuramente rivedrò il racconto seguendo i tuoi suggerimenti. Grazie ancora. A presto.

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Ma no! Domenico! La verità è che nessuno mi ha costretto. Solo che non lo so fare... e allora mi sento a disagio. In questi tempi difficili, colpa della noia e del tanto, troppo tempo a disposizione, credo che tutti noi proviamo a fare cose che non abbiamo mai fatto. Nel mio caso scrivere un racconto e fare dei commenti a quelli scritti da altri. Chissà... tornando alla vita reale magari questo mi avrà insegnato qualcosa, ci avrò provato gusto e allora... al prossimo racconto! E grazie a te per l'opportunità di averti letto!

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Ciao @Domenico S., che strano racconto! Inizio dal finale, che al contrario di quanto ti hanno detto gli altri ritengo abbastanza chiaro. Il protagonista, persona schiva ed un poco insicura, rimane deluso dall'illusione di aver trovato una persona con cui avere una relazione, chiedendosi quando potrà anch'egli "spiccare il volo". Questa sua sensazione s'accompagna pari passo con la situazione paradossale venutasi a creare nella sua città. Insomma, la vicenda degli UFO, nonostante sia molto curiosa, è lasciata volontariamente sullo sfondo, quasi a voler dare la sensazione, correggimi se sbaglio, di rappresentare lo stato d'animo in evoluzione del protagonista. A mio avviso una trovata ottima.

Per il resto mi allineo a chi ha risposto in precedenza, forse alcune frasi nei dialoghi potevano essere più curate ed avrei anche omesso alcune parti, come questa, per esempio:

Il 1/3/2020 alle 15:09, Domenico S. ha scritto:

Non avevamo praticamente parlato per sei mesi, nonostante fossimo uno davanti all’altra. Poi, all’improvviso, quella rivelazione. Pensai che forse la notizia del suo mancato rinnovo di contratto l’aveva resa emotiva. Capita a volte che, in situazioni di stress, attribuiamo particolare importanza a conversazioni casuali con persone pressoché sconosciute.

O forse, mi sottovalutavo. Magari aveva apprezzato, nei mesi precedenti, il mio fare discreto.

eviterei "Capita a volte che, in situazioni di stress, attribuiamo particolare importanza a conversazioni casuali con persone pressoché sconosciute.", passando subito alla frase successiva, il messaggio arriva comunque in modo chiaro e la lettura diventa più scorrevole.

Buona giornata.

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@Senz'anima Ciao, ti ringrazio per essere passata di qui. Sono contento che tu abbia capito il finale. Mi rendo conto che non era immediato, ma non volevo fare un finale sospeso. L'ho lasciato così perché mi divertiva, mi sembrava appropriato, e contavo sul fatto che da qualche lettore sarebbe stato compreso. Penso tu abbia colto anche lo spirito del racconto.

Sicuramente devo impiegare maggiore cura nella scrittura... ho il difetto di lavorare un po' in fretta, perché mi piace sempre passare al lavoro successivo, ma si dovrebbe fare una cosa per volta e farla bene.

Rifletterò sulla tua correzione...

Un caro saluto, Domenico.

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@Domenico S. Non credo sia per forza sbagliato aver piacere di passare al lavoro successivo, potresti accumulare vari racconti e postarli in questo modo, per poi riprenderli in un'eventuale fase di stanca creativa e revisionarli avendo già alcuni feedback su cui basarti.

Buon weekend.

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