Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

let it shine

Viaggi nel tempo:ipotesi realistiche

Post raccomandati

 

E' possibile viaggiare nel tempo,solo che per me è impossibile il ritorno nel senso classico del termine.

Tornando indietro diamo vita ad un altra linea temporale.Percio' non ci sono problemi di paradosso,le cose coesisterebbero tranquillamente.

Discorso molto lungo..ditemi la vostra!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Viaggiare nel tempo è impossibile perché il tempo non esiste, è solo una delle tante invenzioni escogitate dagli uomini per cercare di dare ordine e senso a questo grande e misterioso Universo.

Comunque se per un attimo (si fa per dire, il tempo non esiste e dunque non esistono neanche sue frazioni come gli attimi) ammettiamo l'esistenza del tempo, viaggiare attraverso di esso non solo è possibile, ma è necessario: in questo momento tutti noi stiamo viaggiando verso il futuro alla velocità di un secondo al secondo (o di un'ora all'ora, sempre per usare queste immaginarie frazioni di un'entità inesistente).

  • Mi piace 1
  • Confuso 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Discorso affascinante, nel passato ho affrontato con entusiasmo molti argomenti del genere.

Ma ne sono sempre uscito con le ossa rotte e ridicolizzato per i miei pensieri sul tempo,  come su altre cose, non "allineati", diciamo così.

Perciò mi astengo dal partecipare, qui come in molti altri posti di Agorà che frequentavo con piacere.

La migliore risposta che ho avuto è che mi drogavo. 

  • Divertente 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
57 minuti fa, let it shine ha scritto:

ahahahhahhahahah mi hai fatto sputare l'acqua!

Spero che il pc non abbia subito danni...

 

Il 28/2/2020 alle 00:24, let it shine ha scritto:

E' possibile viaggiare nel tempo,solo che per me è impossibile il ritorno nel senso classico del termine.

Tornando indietro diamo vita ad un altra linea temporale.Percio' non ci sono problemi di paradosso,le cose coesisterebbero tranquillamente.

Discorso molto lungo..ditemi la vostra!

Vista la tua simpatia  e che sei nuovo mi arrischio a ribadire ciò che penso del tempo, sperando di non far ri-affiorare l'ira alitosa di tonno da discount  dei cultori della dea ragione, cioè della loro ragione.

Il tempo non esiste ma esiste. Su infiniti piani temporali. Cioè, ci sono ancora degli spazi dove la rivoluzione francese deve ancora avvenire, tanto per spararne una all'aglio... In questi spazi temporali ritengo sia possibile andarci, ma non chiedermi come, non ne ho la più pallida idea,  forse con la preghiera o  un incidente, ma per fortuna la cosa non dipende né da me né dagli adoratori della teoria di Darwin...  e delle scimmie in giacca e cravatta dei circhi che girano la manovella.

E poi credo che se pure un tipo pericoloso riuscisse a tornare ai tempi della rivoluzione francese (mi sta a cuore, perché se stiamo  come stiamo oggi lo dobbiamo anche a lei) ammesso che questo tipo riuscisse in qualche modo a impedirla o troncarla sul nascere, le conseguenze nella storia andrebbero a influire su quel piano particolare e non su altri e men che meno sul nostro. Quindi cellulari, pizzerie,  attese di anni per una visita,  discoteche, disoccupazione, divorzi, aborti, tv spazzatura e droga sono salvi.

Influirebbe su quel piano, dicevo, e la storia sarebbe diversa solo su quel piano. Quindi niente paradosso del nonno o effetto Butterfly, non avrebbero senso.

Mi fermo, ma renditi conto che per esternare per sommi capi sta roba qualcuno si è indignato forte  volendo includermi  per lesa maestà negli imputati del tribunale di Norimberga.

Mi son messo a ridere, al che ho fatto infuriare parecchi cavalli di battaglia, per altro persone rispettabili, che tornano la sera a casa e mettono le pantofole davanti al pc, con la certezza di essere realizzati per svariati motivi, tipo un reddito mensile, le mutande lavate da altri, la doppia macchina... la tripla laurea triennale...  li ho fatti infuriare dicendo che in altre dimensioni temporali, tipo il romanzo ucronico La svastica sul sole di Philip K. Dick qualcuno poteva aver fatto il processo di New York... e lì gli imputati sarebbero stati loro...

Ciao buona notte.

Sono un villico. Vado a dormire con le galline. E i gatti.

(Tra l'altro oggi ho fatto una casetta di legno alla micia che deve fare i gattini...)

 

 

  • Mi piace 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Un mini racconto davvero efficace!

 

stessa isola..magari ci si vede..un caffe'

__

Grazie ancora per la risposta,la penso come te,ma non avrei potuto spiegarlo meglio

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@let it shine anche se questa è l'area relax siamo sempre in un forum di scrittura. Ho notato diversi tuoi post con un uso della punteggiatura troppo disinvolto, riporto questo punto del regolamento:

 

1.6

È vietato l’uso del MAIUSCOLO, sia nei titoli che nel corpo dei messaggi. È consentito l’uso moderato del corsivo, del sottolineato e del grassetto. È vietato l’uso di abbreviazioni da chat (cmq, nn, xké) e l’abuso della punteggiatura (mai più di tre puntini di sospensione, un solo punto interrogativo, un solo punto esclamativo).

 

Questa non è una chat e aggiungo che le frasi si chiudono sempre con un segno di punteggiatura, dopo una virgola va uno spazio e i punti sono o uno o tre.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Il tempo. Quante ipotesi, alcune a carattere scientifico, altre ad minchiam, sono state fatte sull'argomento da scrittori, scienziati, sceneggiatori e via dicendo? Il tempo è circolare, no, è un reticolo di scelte, ognuna delle quali porta ad una diversa evoluzione, tutte coesistenti, no, il tempo non esiste, esiste solo l'attimo presente, che è inafferrabile perché è già passato, ma allora esiste il passato, no, è tutta costruzione metafisica...

Cercare di inquadrare e catalogare l'argomento, con spiegazioni razionali, o con voli pindarici basati sul fumo, è impresa ardua almeno quanto la risposta ai classici interrogativi: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, perché, cosa c'era prima del big bang, e così via.

Non lo so, come non lo sa nessuno. Le persone di fede aderiscono a pacchetti preconfezionati che mi sono estranei. Io, purtroppo, non posso che vedere il tempo come un imbuto, il tempo a nostra disposizione dalla nascita all'inevitabile fine. Un imbuto che si restringe man mano, spingendoci verso il pertugio di uscita da quella che chiamiamo vita. Più ci avviciniamo all'uscita, più viviamo immersi nei ricordi. Ma quelli fanno parte del passato, che è esistito, quale somma di infiniti istanti di presente, che ora, però, esiste solo nella mente di chi ricorda, che verrà inevitabilmente cancellato con l'uscita dall'imbuto della vita.

Fine del cazzeggio.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @queffe e @massimopud

l'argomento mi piace molto...

Devo dire che a me il libro di Rovelli non ha fatto l'effetto che descrive massimopud. O meglio, ho provato anch'io una sorta di vertigine seguendo i suoi ragionamenti ma non credo che l'intento dell'autore fosse quello di "negare" l'esistenza del tempo per come è inteso comunemente. Il tempo lineare non ha senso né nella dimensione microscopica né in quella macroscopica, ma ha invece senso, e questo Rovelli lo dice espressamente verso la fine del libro, nella nostra dimensione. Noi, ma anche le altre creature come gli animali, siamo immersi in una dimensione temporale scandita da nascita e morte, e a questa non possiamo sfuggire. Neppure l'autore stesso che infatti ammette di essere consapevole della morte che lo aspetta e da cui non potrà tornare indietro, avendo lui una certa età. Tuttavia questa dimensione temporale, del tutto umana, non ha senso nella fisica quantistica. 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

14 ore fa, queffe ha scritto:

a ogni istante (paradossale parlare di "istanti" in una concezione atemporale del mondo fisico :asd:) tutte le scelte possibili si presentano a noi e il nostro percorso del tempo "avanza" nella direzione nella quale la nostra scelta ci porta.

 

14 ore fa, queffe ha scritto:

le implicazioni del multiverso (atemporale) nel quale tutti gli stati possibili esistono, e il tempo è soltanto il nostro modo di metterli in ordine sequenziale, 

Se non sbaglio è un modo di vedere le cose simile a quella che nel libro Rovelli chiama "eternalismo" (e che lui non condivide): "Questa idea viene anche chiamata l'universo-blocco: l'idea che sia necessario pensare all'intera storia dell'universo come a un unico blocco, tutto egualmente reale, e che il passaggio da un momento del tempo al successivo sia solo qualcosa di illusorio". 

In sostanza (almeno così mi pare di capire) tutto esiste simultaneamente, dunque il passaggio da qualcosa a qualcos'altro e da oggi a domani non è un movimento nel tempo ma nello spazio.

Però evidentemente mi sfugge qualcosa. In questa visione delle cose esiste:

14 ore fa, queffe ha scritto:

un multiverso atemporale nel quale tutte le configurazioni possibili della materia coesistono

 

Tutte le configurazioni quindi esistono realmente, sono lì in atto, non in potenza. Se è così, esiste una configurazione in cui domani sarò (sono, scusate, mi devo abituare all'eterno presente) a Roma, un'altra in cui domani sono a Milano, un'altra in cui domani sono a Bangkok, etc.

Dunque in che consiste la mia libera scelta di andare a Roma e non a Milano? Voglio dire: se tutti gli stati possibili coesistono sembrerebbe che ogni nostra scelta non modifichi proprio niente, è solo una presa d'atto delle infinite realtà coesistenti: io scelgo di andare a Roma, ma so che un altro me stesso è a Milano, un altro ancora a Bangkok, etc. O forse quella scelta rende "speciale" quella particolare configurazione possibile in cui sono a Roma? E speciale in che senso? 

 

14 ore fa, ivalibri ha scritto:

Il tempo lineare non ha senso né nella dimensione microscopica né in quella macroscopica, ma ha invece senso, e questo Rovelli lo dice espressamente verso la fine del libro, nella nostra dimensione. Noi, ma anche le altre creature come gli animali, siamo immersi in una dimensione temporale scandita da nascita e morte, e a questa non possiamo sfuggire. Neppure l'autore stesso che infatti ammette di essere consapevole della morte che lo aspetta e da cui non potrà tornare indietro, avendo lui una certa età. Tuttavia questa dimensione temporale, del tutto umana, non ha senso nella fisica quantistica. 

 

Il problema è proprio questo: la scissione tra la dimensione microscopica e macroscopica del mondo in cui il tempo non esiste e quella umana in cui invece esiste una dimensione temporale. Se la realtà autentica è quella atemporale, noi viviamo in una condizione illusoria e quindi in un certo senso tragica; ne dovrebbe derivare un certo senso di solitudine, se non di alienazione, di esclusione dalle leggi che regolano il mondo, saremmo una sorta di strana riserva indiana dell'universo.

Rovelli sembra accettare il tutto serenamente, non mi ha convinto però ne sa più di me e va bene così.

 

 

Modificato da massimopud

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 minuti fa, massimopud ha scritto:

Se la realtà autentica è quella atemporale, noi viviamo in una condizione illusoria e quindi in un certo senso tragica; ne dovrebbe derivare un certo senso di solitudine, se non di alienazione, di esclusione dalle leggi che regolano il mondo, saremmo una sorta di strana riserva indiana dell'universo.

Credo che dipenda dalla percezione che si può avere. Il tempo rimane un mistero, un limite contro cui continuiamo a scontrarci, seppure sia un limite illusorio. Il fatto che sia più complesso di quanto lo percepiamo non per forza dà un senso di solitudine o di sconforto. A me dà invece quasi un senso di apertura, mi pare uno spiraglio da cui possiamo intuire qualcosa di più grande e inafferrabile di noi. Interessante a questo proposito la parte su tempo oggettivo e tempo soggettivo. A livello intuitivo ed esperenziale tutti noi percepiamo il tempo in maniera diversa a seconda del momento e del nostro sentire, un tempo che si dilata o si contrae in maniera ben lontana dalla presunta oggettività degli orologi.E Rovelli infatti afferma che il nostro sentire è più vicino al tempo "atemporale" che descrive lui.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La mia teoria sull'argomento è questa:

Ovvio che viaggiare nel tempo è possibile, senza la sospensione dell'incredulità come me le sarei sparate tutte le stagioni del Doctor Who fino a Capaldi compreso, che anzi è il mio dottore preferito?

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
9 ore fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

Ovvio che viaggiare nel tempo è possibile

Brava @SeeEmilyPlay. Io ho una prova incontrovertibile su questo argomento.

Marty McFly è nato il 12 giugno 1968 eppure ha suonato questo pezzo il 12 novembre 1955. Chuck Berry l'avrebbe inciso tre anni più tardi, nel 1958!!!

Come sarebbe possibile se non viaggiando nel tempo, eh?

 

 

P.S.

Già che ci siete non perdetevi questo pezzaccio!!!  :asd:

  • Mi piace 1
  • Divertente 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Hai perfettamente ragione @Bluesman.

E visto che stiamo innalzando di brutto il livello della discussione, che farebbero tutte le fan di Outlander sapendo che non è possibile viaggiare nel tempo? Pare che il tipo protagonista sia figo da morire, quello che vive nel Settecento in Scozia, intendo. E che farebbero tutti i fan dei pregiati libri della Gabaldon da cui è stata tratta la serie?

 

 

  • Divertente 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

Hai perfettamente ragione @Bluesman.

E visto che stiamo innalzando di brutto il livello della discussione, che farebbero tutte le fan di Outlander sapendo che non è possibile viaggiare nel tempo? Pare che il tipo protagonista sia figo da morire, quello che vive nel Settecento in Scozia, intendo. E che farebbero tutti i fan dei pregiati libri della Gabaldon da cui è stata tratta la serie?

Che ci vuoi fare @See,  c'è gente che crede addirittura che Elvis e the Lizard king siano morti..., e poi non crede ai viaggi nel tempo! Mah!

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

A mio modo di vedere, la riflessione più profonda sul tempo ce l'ha fornita Aristotele, quando i filosofi facevano anche i "fisici".

Secondo Aristotele, il tempo è una proprietà del movimento. Infatti, noi avvertiamo il trascorrere del tempo solo quando percepiamo o vediamo un movimento. Il tempo passa perché accadono le cose: se non accade nulla, non è possibile parlare di tempo. Se ci pensate, ha senso allora dire che il tempo, in sé stesso, non esiste.

Secondo la definizione aristotelica, quello che chiamiamo tempo non è altro che "il numero (o la misura) del movimento secondo il prima e il poi" (Fisica, libro IV). In altre parole: non invecchiamo a causa del passare del tempo. Al contrario, ci rendiamo conto del passare del tempo perché invecchiamo.

È un ribaltamento di prospettiva su cui mi pare valga la pena di soffermarsi.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@L'antipatico con rispetto parlando, ho un sacco di amici e vicini contagiati, tu e Aristotele avete assolutamente ragione, ma già arrivarci alla vecchiaia sarebbe molto, quindi rifletterò su questa cosa che hai scritto solo se esco viva dai prossimi due o tre mesi, ma anche solo dai prossimi 14 giorni. Intanto al momento preferisco l'evasione, Doctor Who e Rocky Horror, magari mi rivedo anche Ritorno al futuro, se no non ci sto dentro.

  • Divertente 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Allora. Ho riscritto questo post duemila volte. Ogni volta risultava troppo lungo, troppo macchinoso, troppo autoreferenziale. La deformazione professionale del filosofo è dura a morire.

Mi limito a lanciare un sasso nello stagno, poi torno a leggervi e basta.

 

Oltre alla definizione aristotelica, citata da @L'antipatico, c'è (IMHO) un'intuizione (anch'essa molto vecchia) che vale la pena di mettere sul piatto.

Per spiegare il meccanismo con cui l'intelletto "interpreta" i dati sensibili, nella Critica della Ragion Pura, Kant introduce il concetto di "schematismo trascendentale".

Secondo Kant, il tempo non riguarda "le cose", ma è soltanto una "funzione" della nostra mente, il nostro modo di percepire la realtà sensibile perché essa abbia un ordine, sia comprensibile e riconducibile alle categorie a priori.

 

Ho sempre pensato che questa idea fosse geniale. Così come siamo "strutturati" per concepire la realtà in tre dimensioni (quando forse ne ha molte di più), potremmo essere "strutturati" per concepirla come soggetta al tempo. Il tempo unidirezionale sarebbe un nostro limite percettivo.

Va da sé che quindi non sarebbe possibile vivere esperienze di un tempo differente, ma solo ipotizzarle.

 

La freccia unidirezionale del tempo psicologico, in effetti, è fondamentale per l'esistenza di robetta come il rapporto causa/effetto, l'immutabilità del passato e il libero arbitrio, robetta su cui si basa, più o meno, tutta la nostra vita.

Sarebbe a dire: forse il tempo non esiste, però noi siamo condannati a viverlo.

 

@SeeEmilyPlay anche tu hai ragione. Ma ognuno evade come può. :bandiera:

 

Modificato da mercy

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Nella prima parte del libro di Rovelli si contrappongono appunto Aristotele e Newton. Rovelli è piuttosto critico nei confronti di Newton che sarebbe il vero "inventore" del Tempo universale - quello con la T maiuscola, la corrente eterna e universale che pervade e trascina tutto, - e rivaluta la visione aristotelica.

Non so quanto sia fondata dal punto di vista storico questa paternità newtoniana del Tempo: l'espressione "tempus fugit" è già di Virgilio e anche da altri esempi sembrerebbe che l'idea di un tempo che ci trascina continuamente nella sua corrente sia molto più antica di Newton. 

Però impostare il problema sul "prima" e sul "poi" piuttosto che sul tempo sembra quasi più una questione terminologica che di sostanza, o al limite un ribaltamento di punto di vista che però non conduce a una concezione davvero atemporale del mondo; in una concezione rigorosamente atemporale non c'è né un prima né un poi, c'è solo un infinito "durante" in cui tutto coesiste.

 

2 ore fa, mercy ha scritto:

Secondo Kant, il tempo non riguarda "le cose", ma è soltanto una "funzione" della nostra mente, il nostro modo di percepire la realtà sensibile perché essa abbia un ordine, sia comprensibile e riconducibile alle categorie a priori.

 

Sì, però quest'ordine è puramente soggettivo? Intendo dire, posso scegliermi l'ordine come voglio o la realtà a me esterna mi pone dei vincoli? Posso prima schiantarmi contro un platano e poi andare a comprarmi la macchina con cui mi sono schiantato o sono obbligato a seguire la procedura, diciamo così, più abituale?

 

E dire che gli abitanti di Konigsberg regolavano gli orologi sulla passeggiata di Kant, poveri ingenui... ma anche lui, del resto: "Il cielo stellato sopra di me", se solo avesse saputo che era tutta un'illusione, una specie di mosaico fatto di frantumi di luce fuori sincrono, luce vecchia, a volte di milioni di anni, arrivata dal lontano passato di mondi ormai cambiati, alcuni già morti e seppelliti.

Modificato da massimopud

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
42 minuti fa, massimopud ha scritto:

Sì, però quest'ordine è puramente soggettivo? Intendo dire, posso scegliermi l'ordine come voglio? Posso prima schiantarmi contro un platano e poi andare a comprarmi la macchina con cui mi sono schiantato o sono obbligato a seguire la procedura, diciamo così, più abituale?

Ovvio che l'ordine non è soggettivo (se per soggettivo si intende "di mercy" o "di massimopud" e magari non "di queffe" che ha scelto diversamente). Quando Kant parla di Intelletto (maiuscolo suo) lo intende come universale e necessario. L'Io di Kant (Ich denke) è una "funzione trascendentale" che unifica e ordina la percezione, è l'Io pensante presente in tutti gli esseri umani ed è distinto da quello "soggettivo" e empirico, di cui si occupa la psicologia.

La realtà non ha un ordine. Siamo noi a ordinare la realtà.

Fin qui Kant.

Però io traslavo il pensiero di Kant (e che Kant mi perdoni). Per seguire il tuo esempio: forse non esiste un prima (comprare la macchina) e un poi (schiantarsi contro il platano), ma noi (tutti gli esseri viventi, oserei dire) concepiamo la realtà con un prima e un dopo disposti in quest'ordine. Riusciamo a percepirla solo così, anche se la fisica dice il contrario. E su questa percezione si basa la nostra evoluzione.

E del resto il tavolo continua a sembrarci una superficie continua, solida e compatta anche se gli atomi sono per lo più vuoti. Se la nostra percezione della materia fosse differente, sarebbe differente anche la storia della civiltà. Lo stesso dicasi del tempo.

Modificato da mercy
ho aggiunto una frase

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Brava @mercy , qua si vola alto...

 

3 ore fa, mercy ha scritto:

La freccia unidirezionale del tempo psicologico, in effetti, è fondamentale per l'esistenza di robetta come il rapporto causa/effetto, l'immutabilità del passato e il libero arbitrio, robetta su cui si basa, più o meno, tutta la nostra vita.

 

Esatto. Da un punto di vista puramente matematico-formale, la freccia del tempo non ha motivo di esistere (se ho capito male io, prego qualcuno più ferrato di me in materia di correggermi). O, più precisamente, potrebbe andare anche nella direzione opposta. Va nella direzione in cui va, secondo la nostra percezione, per il semplice motivo che è avvenuto milioni di volte che un vaso cadesse per terra e si rompesse in mille pezzi, mentre nessuno ha mai visto un vaso rotto risaltare sulla mensola di nuovo intatto. Ecco che la freccia del tempo unidirezionale è bell'e fatta.

 

34 minuti fa, massimopud ha scritto:

E dire che gli abitanti di Konigsberg regolavano gli orologi sulla passeggiata di Kant, poveri ingenui... ma anche lui, del resto: "Il cielo stellato sopra di me", se solo avesse saputo che era tutta un'illusione, una specie di mosaico fatto di frantumi di luce fuori sincrono, luce vecchia, a volte di milioni di anni, arrivata dal lontano passato di mondi ormai cambiati, alcuni già morti e seppelliti.

 

Secondo la mia umilissima opinione, il grande Immanuel è uno dei filosofi peggio compresi della storia. Il suo celeberrimo passaggio sulla legge morale dentro di noi e il cielo stellato sopra di noi, per esempio, io l'ho sempre interpretato in maniera opposta a quanto viene propinato da maestri di ogni ordine e grado. Per me si tratta di uno dei più commoventi inni alla libertà umana, che ha solo due riferimenti di cui tenere conto: l'immensità dell'inconoscibile (dove Kant ovviamente metteva anche Dio) e la legge morale universale che appartiene a ogni uomo (e donna), se solo si degnasse di ascoltarne la voce.

Modificato da L'antipatico

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 minuti fa, L'antipatico ha scritto:

Secondo la mia umilissima opinione, il grande Immanuel è uno dei filosofi peggio compresi della storia.

Quoto, anche se così andiamo off topic. 

E non parlo solo della faccenda del cielo stellato. Più che peggio compreso, però, direi sottovalutato.

 

Però, tornando in topic, la freccia del tempo psicologico corrisponde alla freccia del tempo termodinamico che dice che è più probabile che il vaso vada in pezzi piuttosto che ritornare sulla mensola. Più probabile, non necessario. Vediamo solo quello che è più probabile, insomma.

Modificato da mercy
sì, c'era un refuso.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
6 ore fa, mercy ha scritto:

Riusciamo a percepirla solo così, anche se la fisica dice il contrario.

 

Questa è proprio la questione da cui nasce tutta questa discussione e che va oltre quella del tempo, che ne è solo un aspetto: la frattura tra la rappresentazione del mondo tracciata dalla scienza contemporanea e la nostra percezione.

Frattura non da poco, che ha effetti più profondi di quello che generalmente si pensa perché pian piano le idee, anche quelle che sembrano più lontane dalla quotidianità, penetrano in profondità. Fu così già con Copernico e Darwin, che non a caso la Chiesa cercò di combattere fin dall'inizio, sapeva che alla lunga avrebbero messo in crisi le religioni rivelate e così è stato, almeno in Occidente.

Il principale obiettivo della fisica contemporanea è quello di trovare una sintesi tra le due grandi teorie della fisica, al momento inconciliabili: relatività e meccanica quantistica. L'obiettivo futuro forse sarà quello di riuscire a trovare una teoria che tenga insieme leggi fisiche e leggi degli uomini, trovare una base comune che giustifichi almeno i principi fondamentali irrinunciabili dell'etica umana, ad esempio quello per cui tagliare un braccio a qualcuno non significa soltanto separare un po' di atomi da altri atomi consimili a cui sono legati da forze per lo più di natura elettrica e trasferirli in un'altra regione dello spazio.

Modificato da massimopud

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
10 ore fa, massimopud ha scritto:

Questa è proprio la questione da cui nasce tutta questa discussione e che va oltre quella del tempo, che ne è solo un aspetto: la frattura tra la rappresentazione del mondo tracciata dalla scienza contemporanea e la nostra percezione.

 

Questo è vero, ma tale frattura è, per la stragrande maggioranza di noi, puramente teorica. Nel mondo di cui ciascuno di noi fa esperienza, le leggi della fisica classica newtoniana funzionano perfettamente: il tempo va sempre nella stessa direzione, la velocità della luce non può essere superata, gli atomi non saltano da un posto all'altro attraversando pareti d'acciaio e schiantarsi contro un albero fa sempre male.

È solo in dimensioni inaccessibili al cittadino comune, più che altro nell'infinitamente piccolo (meccanica quantistica) che le regole sono diverse e spesso contrarie alla comune percezione umana.

"Più la teoria dei quanti ha successo, più sembra una sciocchezza." (Albert Einstein)

"Se credete di aver capito la teoria dei quanti, vuol dire che non l'avete capita." (Richard Feynman)

"E così, a seguito delle mie ricerche sull'atomo, vi dico: non esiste alcuna materia in quanto tale!" (Max Planck)

  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, L'antipatico ha scritto:

Questo è vero, ma tale frattura è, per la stragrande maggioranza di noi, puramente teorica. Nel mondo di cui ciascuno di noi fa esperienza, le leggi della fisica classica newtoniana funzionano perfettamente: il tempo va sempre nella stessa direzione, la velocità della luce non può essere superata, gli atomi non saltano da un posto all'altro attraversando pareti d'acciaio e schiantarsi contro un albero fa sempre male.

È solo in dimensioni inaccessibili al cittadino comune, più che altro nell'infinitamente piccolo (meccanica quantistica) che le regole sono diverse e spesso contrarie alla comune percezione umana.

 

D'accordo, però è altrettanto teorica l'evoluzione, talmente lenta che di certo nessuno di noi riesce a osservare il passaggio evolutivo da una specie all'altra, e altrettanto lontani dalla nostra esperienza sono buchi neri, quasar, ma in fondo perfino Marte, Giove, Saturno.

Eppure questioni apparentemente così distanti dalla vita pratica di quasi tutti noi sono entrate in profondità nella nostra cultura. Oggi la quasi totalità delle persone di media istruzione del mondo occidentale (e forse non solo di quello) "crede" nell'evoluzionismo e "crede" in un modello d'universo in cui la Terra non è più il centro, ma solo uno degli innumerevoli mondi esistenti.

Tutto questo ha avuto conseguenze enormi nel rapporto con le religioni tradizionali, basti pensare al Cristianesimo, che si basa sull'incarnazione di Dio in un essere umano di questo pianeta. Questo avvenimento unico e straordinario era facilmente accettabile e lo è stato per secoli, finché la Terra era il centro dell'universo e finché l'uomo era un essere unico tra i viventi, separato da un abisso da tutte le altre forme di vita; nel momento in cui la Terra diventa un qualsiasi pianeta del cosmo e l'uomo è solo un anello di una catena evolutiva di esseri viventi, diventa  estremamente più complicato da sostenere, per motivi evidenti che non vorrei esplicitare oltre perché non vorrei ferire la sensibilità di qualcuno. (Anzi, caro sor @queffe, se ritiene che sia già andato oltre in tal senso, non esiti a editare).

 

L'esempio era solo per mostrare come idee in apparenza molto lontane sia dalla nostra percezione diretta che dai nostri interessi quotidiani ("io lavoro, sai che mi frega dell'evoluzione o degli ammassi stellari"), se hanno abbastanza tempo per agire non rimangono lontane e astratte teorie, ma vanno a incidere profondamente nelle nostre convinzioni e nei nostri comportamenti.

 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, massimopud ha scritto:

Questo avvenimento unico e straordinario era facilmente accettabile e lo è stato per secoli, finché la Terra era il centro dell'universo e finché l'uomo era un essere unico tra i viventi, separato da un abisso da tutte le altre forme di vita; nel momento in cui la Terra diventa un qualsiasi pianeta del cosmo e l'uomo è solo un anello di una catena evolutiva di esseri viventi, diventa  estremamente più complicato da sostenere

Quello che per molti uomini di Chiesa appare come un problema fastidioso da risolvere (o aggirare), rappresenta  per altri un potente stimolo teologico, per nostra fortuna.

Vi è un teologo francese, Pierre Teilhard de Chardin, scienziato evoluzionista ed eminente paleontologo, che non ebbe timore ad affrontare anche la questione degli alieni, e a immaginare un Cristo talmente universale da includerli tutti.

 

1 ora fa, massimopud ha scritto:

perché non vorrei ferire la sensibilità di qualcuno

Assolutamente. È tutto molto interessante e, per ciò che mi riguarda, assai familiare: ho un padre microbiologo, appassionato di fisica quantistica, lettore di Rovelli, fissato con gli ammassi stellari. E ateo.

 

16 minuti fa, queffe ha scritto:

Ma noi continueremo a complicarci la vita con la filosofia, le religioni, il libero arbitrio... Perché dovremmo smettere?

<3

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Vi è un teologo francese, Pierre Teilhard de Chardin, scienziato evoluzionista ed eminente paleontologo, che non ebbe timore ad affrontare anche la questione degli alieni, e a immaginare un Cristo talmente universale da includerli tutti.

 

Ma pensa te: mai avrei immaginato di veder citato, un giorno, persino Teilhard de Chardin in questa sede. Continuate pure a stupirmi con effetti speciali... :lol:

 

Per quanto mi riguarda, mi sono fatto la convinzione che nulla come le religioni diciamo così "ufficiali" (cioè istituzionalizzate) allontanino le persone dal sincero sentimento religioso. Purtroppo, nella maggior parte dei casi questo comporta anche un rifiuto dell'idea stessa del divino, che andrebbe invece esplorata a prescindere da quello che ci raccontano preti, imam e rabbini, non in conseguenza di ciò che costoro pretendono di insegnarci. A questo dovrebbe servire la teologia (theos logos, indagine su Dio), che è materia troppo seria per lasciarla in mano ai teologi confessionali (cioè schierati, poiché succubi delle "verità rivelate") e andrebbe invece esercitata esclusivamente dai filosofi. Come avevano capito benissimo sia Kant che Hegel. La parola stessa teologia è stata inventata da Platone (Repubblica, libro II), mica da un papa o da un teologo cristiano. Sapevatelo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

penso bisognerebbe sempre tener conto della differenza tra "tempo", inteso come forma mentis tramite cui ordiniamo l'esperienza degli eventi nello schema a 3 passato-presente-futuro (che sarebbe l'accezione kantiana, ma già di S.Agostino, che vedeva il tempo non come cosa reale, dato che di reale ci sarebbe solo il presente, mentre il passato è "non essere più" e il futuro è "non essere ancora, ma come misura della coscienza), e "divenire" come aspetto inerente la realtà oggettiva extramentale. Il tempo inteso nella prima accezione, mi pare evidente possa procedere solo unilateralmente: viaggiare con la macchina nel tempo nel passato o nel futuro vorrebbe dire negare passato e futuro in quanto tali, sulla base della loro stessa definizione, che ne sancisce l'irrealtà, il non essere presente attuale (non esser più/non essere ancora), cadendo in evidente contraddizione logica. Dire che il passato rivive come presente  o che il futuro è stato anticipato sarebbe come dire che A =non A. Da questa assurdità discenderebbe quella per cui, viaggiando con la macchina del tempo sarebbe possibile intervenire sulla storia evitando ad esempio l'assassinio di Lincoln: in questo modo ci ritroveremmo con un evento storico del passato, che come "passato" è già accaduto e non potrebbe essere cancellato, ma che al tempo stesso è tornato ad essere presente e modificato, ci ritroveremmo a pensare che Lincoln è stato assassinato e al contempo non sia stato assassinato, cosa logicamente impossibile.

 

Diverso il discorso se si parla di "divenire": non sarebbe logicamente (almeno nel senso di una logica puramente formalista, ora non discuto se sia una probabilità nei fatti) impossibile immaginare una direzione della storia in cui eventi del passato si ripropongono identicamente a come si erano già realizzati, una sorta di regressione, che però non andrebbe intesa come "ritorno al passato", nel senso in cui lo si rappresenta nel cinema con i viaggi nella macchina del tempo, ma banalmente come ripetizione del passato. Cioè, il passato tornerebbe, ma non in quanto tale, ma nel senso di un nuovo presente caratterizzato in tutto e per tutto con gli stessi aspetti del passato, che però concettualmente resterebbe "passato" impossibile da rivivere. In questo modo salveremmo l'unidirezionalità dello scorrere del tempo senza che ciò escluda la possibilità di un ritorno della storia ad eventi già accaduti, in quanto il passato che era e ciò che "ritorna" resterebbero comunque posizionati in momenti diversi della linea temporale

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
6 minuti fa, greenintro ha scritto:

Dire che il passato rivive come presente  o che il futuro è stato anticipato sarebbe come dire che A =non A. Da questa assurdità discenderebbe quella per cui, viaggiando con la macchina del tempo sarebbe possibile intervenire sulla storia evitando ad esempio l'assassinio di Lincoln: in questo modo ci ritroveremmo con un evento storico del passato, che come "passato" è già accaduto e non potrebbe essere cancellato, ma che al tempo stesso è tornato ad essere presente e modificato, ci ritroveremmo a pensare che Lincoln è stato assassinato e al contempo non sia stato assassinato, cosa logicamente impossibile.

E se invece, pour parler... solo pour parler... il fatto che Lincoln sia stato assassinato in quel particolare momento fosse solo una delle infinite ipotesi temporali e noi conoscessimo solo quella?  Mi spiego, ma non chiedermi le prove scientifiche o filosofiche...  Se il tempo, qualunque cosa sia, esistesse su infiniti piani o dimensioni, per di più sempre in espansione? Mettiamo che si riesca ad andare in uno di questi piani, mettiamo che qualcuno invece uccida Lincoln durante la Guerra Civile, che a causa di ciò intervenga qualche fatto che faccia vincere gli stati confederati del Sud... la storia americana ed europea sarebbe stata diversa.... incompatibile con la nostra storia. Ma  potrebbe essere avvenuto in un altro degli infiniti piani temporali e la storia si modificherebbe solo su quel piano e non su altri... con varianti infinite, da qui all'eternità.

Io non credo nel paradosso del nonno o nell'effetto Butterfly . Come se il tempo fosse una concezione unica, finita. Se io potessi tornare indietro nel tempo non sarebbe più il mio tempo. Il mio tempo è concluso, è scritto, è così. Immodificabile. Qualunque cosa sia, pure il famoso "eterno presente". Tornerei indietro in un "altro" tempo", in un altra dimensione, simile o uguale alla mia, ma totalmente diversa. Se in quel tempo uccidessi mio nonno, io in quel tempo, ripeto:  io in quel tempo, non avrei possibilità di nascere, non esisterei e questo fatto  non potrebbe influenzare o influire invece nel tempo dove attualmente, ahimè, mi tocca vivere.

Ora, analizzando i miliardi di esseri umani che nella scarsa storia documentata hanno abitato la terra, e figurandoci per ognuno di loro ulteriori  innumerabili possibilità di vita e di azioni che hanno potuto modificare il loro unico piano esistenziale, trasportando ognuno di loro su infiniti  miliardi di variabili temporali  avremmo solo una pallida idea dell'infinito e delle sue sterminate e sconosciute possibilità. Che non è detto che tutti gli uomini conoscano, debbano conoscere o debbano spiegare.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×