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mcor

Editing professionale

Post raccomandati

Non so se è il posto giusto per una domanda del genere.

ma i costi per un editing professionale fino a quanto possono arrivare?
Una nota agenzia mi ha chiesto 3000 euro, senza garanzia di pubblicazione.
secondo voi ne vale la pena?

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Chiedere quanto costa eseguire un editing è come chiedere quanto costa costruire una casa. Se vi ponessero una domanda del genere, tutti voi rispondereste "che tipo di casa?". Già, perché un conto è edificare una villetta, un conto tirar su un condominio di dieci piani.

La lunghezza del testo, tanto per cominciare, è il primo dei parametri di cui tener conto, ma spesso non è neanche il più importante.

Bisogna poi capire com'è scritto in partenza il libro: se l'autore è abbastanza dotato e ha lavorato con cura, l'editing potrebbe quasi essere una passeggiata per chi lo esegue; in caso contrario per il poveretto si preannuncia un'immane fatica, paragonabile alla dura opera di un ghost-writer.

Ed è anche necessario capire se si desidera un editing che badi soprattutto alla forma (proprietà di linguaggio, stile narrativo...), oppure che si concentri pure sulla sostanza (coerenza della trama, credibilità di dialoghi e situazioni...).

In ogni caso, chiunque vi chieda una qualsiasi cifra, bassa o alta che sia, per editare il vostro testo senza prima averlo esaminato con cura, si sta prendendo gioco di voi, non è di sicuro un vero professionista ed è paragonabile a un architetto (per tornare al paragone della casa) che vi spari un preventivo ad minchiam.

Ma per non lasciarti a bocca asciutta, caro@mcor, ti posso dire che tremila euro, che non prevedano ulteriori servizi di agenzia, promozione e rappresentanza, mi paiono davvero un po' tantini: o il tuo romanzo è maledettamente lungo, o (non ti offendere) è scritto maledettamente male. Se rientra in entrambe le categorie, però, la cifra comincia a essere congrua :).

 

 

Modificato da Alexmusic
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Il prezzo è varibilissimo, anche restando sull'unità di misura: la cartella editoriale. Si trovano prezzi a partire da due euro e si arriva a 10-12 euro. Ho anche visto prezzi più alti, che indicavano un costo complesivo "a partire da". 

7 ore fa, Alexmusic ha scritto:

Ed è anche necessario capire se si desidera un editing che badi soprattutto alla forma (proprietà di linguaggio, stile narrativo...), oppure che si concentri pure sulla sostanza (coerenza della trama, credibilità di dialoghi e situazioni...).

Per quanto riguarda la questione posta da @Alexmusic, io direi che sarebbe bene concentrarsi su tutto. C'è chi differenzia le varie tipologie di editing e, su un testo discreto, è possibile scegliere di risparmiare qualcosa, lavorando su un aspetto in particolare. Tuttavia, se l'investimento deve valere la pena, almeno a livello maieutico, credo che occorra pensare in modo olistico. Un romanzo è lessico, sintassi, significati, stile ecc. Un romanzo è tante cose e solo un buon equilibrio fra queste può renderlo un bel romanzo. 
Inoltre, ma questa è solo una posizione individuale, a meno che davvero un aspetto del testo non sia impeccabile, trovo arduo lavorare su qualcosa, tralasciando il resto. Può avere senso curare la forma, mantenendo buchi di trama?
Se si ha la possibilità di investire su un editing, è bene investire fino in fondo, spendendo qualcosa di più, ma assicurandosi un lavoro che prenda in considerazione tutti gli aspetti di quello che abbiamo scritto.
Chiedi preventivi, prove, chiarisci i tuoi dubbi, leggi le opinioni di altri, non scegliere finché non sarai sicuro. È probabile che non riprenderai mai i soldi che avrai speso, ma ritengo che l'unico investimento davvero fallimentare sia quello che conduce a un brutto editing, frettoloso, parziale (e, per estensione,  probabilmente a un brutto romanzo).

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@mcor Ciao:)

Guarda. Prima di investire soldi che non recupererai anche con la pubblicazione, come ha già detto @ophelia03.

Poniti (o chiedi) un aspetto fondamentale, che ha sottolineato @Alexmusic in un altro contesto.

"Il mio libro (a prescindere da come è scritto) può interessare una segretaria, una cassiera, un impiegato di banca, uno studente…?"

"Io ci credo? L'agenzia ci crede?".

Se la risposta è si, vale la pena di investire sulla forma e sui contenuti.

Se no, meglio lasciare perdere.

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Quello che dice @camparino è giusto, ma aggiungo: senza dimenticare i tuoi sogni.

Si parla di soldi ed è opportuno essere accorti, ma se il tuo romanzo è qualcosa a cui tieni davvero non farti abbattere dai rifiuti e dalle perplessità. Stroncare è facilissimo, ricercare all'interno di un romanzo dei sensi, magari profondi o celati, anche per inesperienza, è molto più complesso.

Solo tu sai se vale la pena o no, per te. 

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La "nota agenzia" sta cercando di lucrare su di te. Rifiuta. Se hai soldi da spendere, meglio un corso di scrittura creativa. L'editing non fa miracoli

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2 ore fa, ophelia03 ha scritto:

Per quanto riguarda la questione posta da @Alexmusic, io direi che sarebbe bene concentrarsi su tutto.

Il condizionale è d'obbligo. A volte infatti capita che un autore si lasci guidare senza troppi problemi per quanto riguarda gli aspetti linguistici e letterari, ma di fronte a critiche relative ai contenuti, decida di tenere il punto e cominci la litania dei "ma io volevo dire così, a me piace cosà, non lo cambio cosù...". A quel punto l'editor, che magari ha già svolto una buona parte del lavoro, ha due alternative: mollare il colpo, rimettendoci tempo e denaro; oppure badare solo al fatto che il testo, oltre a banalità e incongruenze, non contenga pure odiosi orpelli stilistici. Tornando al paragone edilizio potrebbe dire al cliente: "senti, amico, io la casa te l'ho costruita e anche bene: sta in piedi e non crollerà neanche con un terremoto; se poi però tu decidi di riempirla con arredamento di pessimo gusto, affari tuoi!".

 

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7 minuti fa, Alexmusic ha scritto:

Il condizionale è d'obbligo. A volte infatti capita che un autore si lasci guidare senza troppi problemi per quanto riguarda gli aspetti linguistici e letterari, ma di fronte a critiche relative ai contenuti, decida di tenere il punto e cominci la litania dei "ma io volevo dire così, a me piace cosà, non lo cambio cosù...". A quel punto l'editor, che magari ha già svolto una buona parte del lavoro, ha due alternative: mollare il colpo, rimettendoci tempo e denaro; oppure badare solo al fatto che il testo, oltre a banalità e incongruenze, non contenga pure odiosi orpelli stilistici. Tornando al paragone edilizio potrebbe dire al cliente: "senti, amico, io la casa te l'ho costruita e anche bene: sta in piedi e non crollerà neanche con un terremoto; se poi però tu decidi di riempirla con arredamento di pessimo gusto, affari tuoi!".

 

Sì, immagino che possa succedere! Però in quel caso, e solo in quel caso per quanto mi riguarda, si tratta di un investimento poco ponderato. Hai speso per migliorare solo una parte del tuo romanzo che resterà un bozzolo forse impubblicabile: cui prodest?
Solo a Maxwell Perkins avrei concesso tutto, ma bisogna riconoscere la competenza e la differenza di ruoli tra autore ed editor. Ci può stare che un editor si dimostri ottuso e prepotente (qualcuno magari confonde queste due orribili caratteristiche per carattere... fatti loro!), ma dovrebbe cercare di non esserlo anche l'autore. 

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10 minuti fa, mcor ha scritto:

Grazie a tutti. 

Davvero

Ho ancora le idee confuse, ma prima o poi risolverò 

E non ti fermare a un solo preventivo, valuta più possibilità, magari con altrettante prove di editing.

Non avere fretta di decidere.

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1 ora fa, mcor ha scritto:

Grazie a tutti. 

Davvero

Ho ancora le idee confuse, ma prima o poi risolverò 

Mi viene da aggiungere qualcosa ai consigli, tutti validi, che hai ricevuto. Non so da quanto coltivi l'hobby, o l'aspirazione, o il sogno della scrittura. Non so quali siano le tue basi: cioè, può darsi che tu scriva bene, o benissimo, o che invece tu abbia delle carenze. Nei primi due casi, il consiglio è di proporre il tuo scritto direttamente a qualche casa editrice (più d'una, ma non troppe) di piccole dimensioni ma seria, magari selezionando quelle presenti sul WD, che sono tantissime. Riceverai, in qualche mese, proposte e all'editing penserà l'editore, senza che tu debba spendere soldi che difficilmente recupererai anche pubblicando. Se hai carenze, dipende dalla loro gravità: se sono lievi, pagarti un editing da un serio professionista potrà esserti utile, anche se nessun editor o agenzia potrà garantirti di arrivare ad essere pubblicato. Se le carenze sono pesanti, allora è il caso che tu ti chieda se ha senso che uno che non sa scrivere voglia incaponirsi a diventare scrittore.

In ogni caso, auguri.

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Ti faccio il parallelo con la musica che faccio

 

Vale la pena fare un mixaggio professionale senza la certezza di fare un hit?

si,ma a patto che tu investa nella pubblicita' del libro.

 

Nella musica funziona cosi:non si investe piu' come negli anni 70,ma si vuole subito il pacchetto completo (bel fisico,voce intonata,bel look,bel video)

quindi oltre all'editing dovresti avere 5 mila euro per marketing.

 

ovviamente ci sono casi in cui si viene finanziati..mai dire mai..

 

diciamo che se tu investi sulla tua persona e ottieni visibilita' ,allora il finanziatore ti contattera' e ti proporra' 50% a testa

a cui bisognerebbe rispondere,per dimostrare buona volonta' , 60 % editore e   40 %  tu.

 

 

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Il 26/2/2020 alle 12:18, mcor ha scritto:

Non so se è il posto giusto per una domanda del genere.

ma i costi per un editing professionale fino a quanto possono arrivare?
Una nota agenzia mi ha chiesto 3000 euro, senza garanzia di pubblicazione.
secondo voi ne vale la pena?

Direi proprio di no 😀. Hai fatto bene a chiedere. 

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Suppongo che la frecciarossa, perfettamente legittima, sia dovuta al fatto che ho espresso l'opinione che chi non sa scrivere dovrebbe rinunciare a voler diventare scrittore a tutti i costi. E' una convinzione che ribadisco, visto che il mercato editoriale deborda di aspiranti scrittori, mentre i lettori sono da anni in calo verticale. E' come se una persona, stonata e senza senso del ritmo, si incaponisse a diventare cantante e musicista. In tal caso, l'incoraggiamento da parte di orchestrali a pagamento servirebbe soltanto a precipitare il soggetto nella depressione conseguente agli inevitabili fallimenti. Ribadisco e firmo.

Cheguevara

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59 minuti fa, cheguevara ha scritto:

È come se una persona, stonata e senza senso del ritmo, s'incaponisse a diventare cantante e musicista.

 

Hai appena descritto la genesi della Trap. :asd:

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2 ore fa, Ace ha scritto:

 

Hai appena descritto la genesi della Trap. :asd:

Che roba è? Per me, vecchio residuato in attesa di definitiva rottamazione, legato a reminiscenze tipo De André, Paoli, Tenco, Dalla, Celentano e simili, il massimo della modernità è rappresentato da Vasco Rossi, Jovanotti e Pelù, e Achille Lauro era un  armatore napoletano fervente monarchico.

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Il 27/2/2020 alle 09:00, PatriziaV ha scritto:

La "nota agenzia" sta cercando di lucrare su di te. Rifiuta. Se hai soldi da spendere, meglio un corso di scrittura creativa. L'editing non fa miracoli

 

Nemmeno i corsi di scrittura creativa li fanno, credimi. Purtroppo lo stile è qualcosa di personale che si costruisce col tempo (e tanto lavoro).

 

Tornando in topic, come già detto da altri dipende da che tipo di interventi necessita il testo: se un editing formale o strutturale. E qui le variabili si moltiplicano... in generale un editing "serio" svolto da un professionista di chiara fama/esperienza su un testo di max 400mila battute richiede almeno 6 mesi di tempo con un costo medio che si aggira sui 2000euro.

 

Poi dipende da quali ambizioni si ha: se punti alla grande editoria il consiglio che do è sempre di rivolgersi a un'agenzia seria che, se il testo piace ma necessita di editing preventivo, vi garantiscano poi una rappresentanza - e in questo caso l'investimento (nel medio-lungo periodo) vi rientra con gli interessi.

In caso contrario direi di lasciar perdere: considerato che farsi notare dalle big con un invio spontaneo è meno probabile di vincere il top prize alla lotteria, spendere una cifra importante per poi al massimo farsi pubblicare dalla microeditoria ovviamente non ne vale la pena.

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1 minuto fa, cheguevara ha scritto:

Che roba è la Trap?

 

È monnezza sonora impoverita dall'autotune a palla, quella che se ti capita di ascoltarla -- e purtroppo la si sente ovunque -- ti porta a rivalutare Biagio Antonacci scambiandolo quasi per Stockhausen o per musicisti all'avanguardia al livello di Robert Fripp e Brian Eno. :sherlock:

 

Torno on topic:

Il 26/2/2020 alle 20:18, mcor ha scritto:

Una nota agenzia mi ha chiesto 3000 euro.

 

1. Intanto bisognerebbe capire di quante cartelle consta la tua creatura.

2. Quali le reali necessità del testo.

3. Parliamo di editing sulla forma o sulla sostanza?

4. Magari entrambi?

 

Il mio consiglio è il seguente: come prima cosa, un editor non è mai per tutte le stagioni [a meno che un autore sia proprio a zero e abbia così tanto da imparare che allora sì, all'inizio può andare bene chiunque]. Se scrivi thriller e ti rivolgi a un editor ferrato sul romance [è solo un esempio], commetti un errore. È quindi necessario capire con chi si ha a che fare, importante rendersi conto dell'ambito nel quale quel determinato editor si muove di consueto, quale la sua sensibilità, quali dei romanzi che tu ami lui abbia letto oppure no, se ne capisce del genere a te caro. Poniamo che tu scriva horror e ipotizziamo che tu ti rivolga a un editor che non conosce gli stilemi dell'horror, peggio: non ama l'horror. Se non lo apprezza, di conseguenza, non ne conoscerà il linguaggio e le convenzioni, non sarà quindi in grado di comprendere se quanto hai scritto è la solita solfa trita e rubacchiata in giro, non ne riconoscerà i cliché, non distinguerà Adamo da Eva e di conseguenza non sarà in grado di fare un buon lavoro. Altro esempio: facciamo che tu sia un autore in fissa con David Foster Wallace; se l'editor al quale ti rivolgi non ha mai letto Wallace, non capirà un'acca di quello che hai scritto; in quel caso potrebbe addirittura danneggiarti suggerendoti, che so io, di stralciare una parte del romanzo che invece un editor avveduto e capace di riconoscere la materia avrebbe riconosciuto come buona. Magari quella parte era proprio il fulcro sul quale ricostruire, addensare, il contenuto e il senso più profondo di quanto avevi scritto, forse quella parte era perfetta per cavare dal buco un signor romanzo.

 

Altre domande a seguire: l'editor al quale ti stai rivolgendo è bravo? Ci sono feedback, opinioni/recensioni su di lui? Che dicono gli autori con i quali ha lavorato? Inoltre: è persona disponibile? Se si presterà a rispondere in maniera esaustiva alle tue domande, capirai se lo è oppure no. Il buon editing, per la mia esperienza personale, è fatto soprattutto di domande che un professionista deve maturare già in prima battuta, prima ancora di avere letto il romanzo. Intendo domande capaci di scavare in profondità sulle ragioni dietro al tuo romanzo, interrogativi che vadano nella direzione di comprendere le motivazioni dell'autore, ponendo quesiti tesi a investigare. La qualità di quelle domande dovrebbe spingere l'autore a considerare il suo testo da una o più angolazioni diverse, dovrebbe illuminarlo d'immenso facendolo fin da subito spaziare in direzioni da lui mai neppure immaginate. E quel genere di domande dovrebbero seguire e moltiplicarsi in corso d'opera.

 

Quale editor, a mio avviso, scartare:

 

1. Quello che la prima cosa che ti dice è quanto prende a cartella.

2. Quello che glissa su quale sia l'ambito di genere nel quale è ferrato oppure no.

3. Quello poco disponibile, che non risponde in maniera chiara e immediata alle tue domande.

4. Quello che ti faccio sapere domani -- e si rifà vivo dieci giorni più tardi.

 

Il costo a cartella: ci sono editor bravissimi che lavorano per 4€ a cartella e pessimi editor che ne chiedono 6 o più.

Ci sono editor che chiedono sino a 10€+iva al 22%. Al posto tuo non li chiamerei mai. :asd:

 

Per chiudere: si dice un gran bene di chi edita gratuitamente 3/5 cartelle per farti saggiare la bontà del servizio offerto. A mio avviso è uno strumento sul quale non fare troppo affidamento, non è sull'editing di un numero così esiguo di cartelle che deciderei se affidarmi a un editor oppure no. Le criticità di un romanzo -- super ovvio -- è evidente che non si possano evincere da un campione tanto ridotto, di conseguenza l'autore non è in grado di sapere quanto l'editor possa essere determinante su un così vasto terreno di incognite legate a costruzione/ambientazione/personaggi/incongruenze/falle su trama e intreccio e struttura/storytelling, ecc. Al posto tuo, ripeto, sceglierei l'editor che mi pone domande di qualità e al tempo stesso dà le risposte giuste alle domande che faccio. Prenditi il tuo tempo, contattane uno per volta finché non sentirai di avere trovato quello che davvero fa per te.

 

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Il costo dell'editing si aggira sui 2,5+ euro a cartella. è interessante la categoria degli editor perché è un mondo pieno di ciarlatani che si mischiano con quelli validi, quindi se dai il tuo libro in mano a un ciarlatano seppur possa conoscere i tempi verbali ti rovina il romanzo e magari ci spendi anche 500 euro. Ma il tuo romanzo, per averti chiesto tremila euro, dev'essere davvero troppo lungo. Oppure sono loro che ti stanno truffando.

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2 ore fa, DeepSpleen ha scritto:

Poi dipende da quali ambizioni si ha: se punti alla grande editoria il consiglio che do è sempre di rivolgersi a un'agenzia seria che, se il testo piace ma necessita di editing preventivo, vi garantiscano poi una rappresentanza - e in questo caso l'investimento (nel medio-lungo periodo) vi rientra con gli interessi.

Mi chiedo e ti chiedo: esiste un'agenzia che, a fronte di soldi spesi per un editing preventivo, possa garantire una rappresentanza presso una CE di peso (per le piccole, sarebbe solo una presa per il culo)? A me non risulta, ma potrei sbagliarmi.

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Il ‎26‎/‎02‎/‎2020 alle 20:50, Patrizia_C. ha scritto:

Si va dai 3 euro a cartella in su. Editor affermati chiedono dai 7 ai 10 euro a cartella.

Se rinasco, faccio carte false per diventare editor, anche se non affermato, va bene lo stesso.

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2 ore fa, Ace ha scritto:

Altro esempio: facciamo che tu sia un autore in fissa con David Foster Wallace; se l'editor al quale ti rivolgi non ha mai letto Wallace, non capirà un'acca di quello che hai scritto; in quel caso potrebbe addirittura danneggiarti suggerendoti, che so io, di stralciare una parte del romanzo che invece un editor avveduto e capace di riconoscere la materia avrebbe riconosciuto come buona.

 

Curiosa la tua dettagliata analisi, @Ace, ma pare a me un po' troppo di parte. Se non altro perché spazzi via in poche righe un rapporto dialettico-costruttivo tra Editor e Autore che è sempre da costruire e che si rinnova a ogni nuovo Autore (perché ogni volta il testo da analizzare cambia). Parli come se tu avessi trovato l'editor ideale per come tu scrivi. Beato te! Come hai fatto? Io lo sto ancora cercando l'Autore perfetto per me che mi insegni più di quanto io Editor offro, in termini non solo di conoscenza della tecnica ma anche di esperienza umana intorno e dentro e tra i vari modi di concepire la scrittura e di modellarla per finalità estetiche, o anche solo commerciali. E poi, se un autore ha la fissa per lo scrittore x (ma non è x!) e l'editor cui chiede consulenza e lavoro non ha mai letto codesto scrittore x, allora quest'ultimo, l'editor, sarà nelle condizioni migliori per prendersi cura del testo di cui ignora perfettamente l'origine. Intanto perché nessun Autore dovrebbe (in linea teorica) scimmiottare, imitare, replicare uno scrittore già pubblicato, caso mai dovrebbe parlare di suggestione, di spunto, anche di innamoramento, anche di entusiasmo per lo scrittore x ma poi all'editor (come all'editore) dovrà presentare un testo suo, cioè unico e originale e non una copia migliore o peggiore di qualcosa già sentito letto e pubblicato.  L'editor che si trovasse di fronte a un David Foster Wallace Junior italiano, spiegami, che dovrebbe fare per non danneggiare, per ignoranza, l'autore del testo inedito? O tu credi che basti il nome di ispirazione a garantire qualità al testo "tratto da" D.F.W."? Io direi a questo autore di personalizzare stile e contenuto, di riflettere sulla "sua" scrittura, di elaborare un fraseggio che pur contenendo echi degli scrittori x y e z possa risultare come nuovo, e non come già letto. Se questo Autore aspira alla pubblicazione.  Se il "suo" editor è persona onesta, pur se ignorante. Se il testo ha una sua intrinseca validità, al di là dei modelli d'ispirazione e di suggestione. Ispirazione, non fotocopia.     

 

Poi, trovo ancora più curioso che tu dia per scontato che l'Autore abbia una sorprendente capacità di ascolto e di autocritica e di auto-rinascita, e che l'editor, attraverso una sorta di procedimento maieutico, conduca l'Autore a  

2 ore fa, Ace ha scritto:

...scavare in profondità sulle ragioni dietro al tuo romanzo, interrogativi che vadano nella direzione di comprendere le motivazioni dell'autore, ponendo quesiti tesi a investigare. La qualità di quelle domande dovrebbe spingere l'autore a considerare il suo testo da una o più angolazioni diverse, dovrebbe illuminarlo d'immenso facendolo fin da subito spaziare in direzioni da lui mai neppure immaginate. E quel genere di domande dovrebbero seguire e moltiplicarsi in corso d'opera.

 

E il testo? Che fine ha fatto il testo scritto dell'autore? Non è più il testo che mette in comunicazione Autore/Editor bensì sono/sarebbero le domande (su che cosa?) che l'editor pone all'Autore per illuminarlo...?!  A me, caro amico, giungono testi che hanno dietro Autori a me sconosciuti o quasi. È il testo, ottimo o pessimo che sia, a dirmi chi c'è dietro la scrittura. L'autore non mi paga per molteplici sedute psicoanalitiche... magari! Mi ingaggia per lavorare sul testo e per capire con me di quali modifiche esso abbisogna e come apportarle, poi, e prima e durante e dopo, le due scritture, i due modi di intendere la scrittura, le divergenze, le opposizioni,  i battibecchi, i pre-giudizi reciproci, e il lavorio costante e lungo sul testo fanno affiorare i differenti background culturale, le differenti sensibilità, le differenti esperienze sulla parola scritta che sfocano/concordano/si ritrovano nella stesura finale del testo editato a puntino.

L'editing è costante work in progress a quattro mani, che certo si serve anche delle conoscenze/deduzioni/analisi psicologiche che stanno dietro a ogni testo (lettera, poesia, saggio, sceneggiatura, romanzo che sia) e che rivelano dati intimi dell'Autore (e dell'Editor),  ma non è affatto detto  che si tratti di "scavo interiore" alla fine del quale o nel quale l'Editor scende e l'Autore sale. L'editor vanta sempre una pluralità di esperienze con la parola scritta, mentre  in genere l'Autore si cimenta con un solo tipo di scrittura: la sua (del cui stile difficilmente si distacca per "spaziare in direzioni da lui mai neppure immaginate". La collaborazione Autore/Editor segue vie difficilmente codificabili in anticipo, spesso imprevedibili e spessissimo refrattarie alla generalizzazione della singola esperienza del singolo autore.

 

E in fine, dubito assai che vi siano editor di una sola concessionaria (e se ci fossero nei dubiterei per principio!): gialla se hai scritto un giallo, rosa se hai scritto un rosa, nera se hai scritto un noir. Come se la lingua e le sue regole cambiassero a seconda dei generi. Come se un concetto mal espresso nel rosa si adattasse perfettamente nel/al thriller; come se una trama lacunosa o dei personaggi mal caratterizzati trovassero onori e fortune tramutando genere. Magari! 

 

 @Edmund Duke, " Il costo dell'editing si aggira sui 2,5+ euro a cartella"...come dire che dal cambio lira/Euro nessuna tariffa è aumentata. Inverosimile, però devo dirti che trovi nel Web agenzie di servizi editoriali che pagano gli editor collaboratori esterni a 0,50 centesimi a cartella. Come vedi al ribasso non c'è limite. Manteniamoci onestamente sui 4/5 euro a cartella (o su costi forfettari più bassi per lavori/testi che ben superano le 450.000/500.000 battute, spazi inclusi). Ma anche qui i parametri variano molto e molto dipende da come Autore ed Editor si propongono, s'incontrano, si prendono o si rivedono per futuri lavori. Un cordiale saluto.                                          

Modificato da Renato Bruno
Per andare a capo
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Carissimo Renato, tu per me sei l'eroe del forum, il maestro di tutti i maestri -- lo dico senza ironia, beninteso -- e per me quindi è un piacere risponderti.

 

15 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

spazzi via in poche righe un rapporto dialettico-costruttivo tra Editor e Autore.

 

Al contrario: quando dico che un autore deve trovare un editor compatibile con ciò che scrive, è proprio affinché vi siano le basi per il rapporto dialettico-costruttivo che ricordavi.

 

19 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

Io lo sto ancora cercando l'Autore perfetto per me che mi insegni più di quanto io Editor offro.

 

Forse sei stato sfortunato. :asd: Però scusami tanto; l'autore viene da te e paga per godere di quanto tu offri, mica ti cerca per insegnarti qualcosa.

Altrimenti dovresti essere tu a pagarlo, non credi?

 

23 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

E poi, se un autore ha la fissa per lo scrittore x (ma non è x!) e l'editor cui chiede consulenza e lavoro non ha mai letto codesto scrittore x, allora quest'ultimo, l'editor, sarà nelle condizioni migliori per prendersi cura del testo di cui ignora perfettamente l'origine.

 

Prima con cheguevara ruzzavo sulla musica Trap. Ti rispondo così; se sei un produttore di musica pop, non hai la più pallida idea idea di cosa sia un album di Death Metal, non ne conosci contenuti e sonorità, stilemi e modelli, ne ignori il background, non sapresti produrlo, non sapresti neppure dove sbattere la testa, non riusciresti a distinguere il growl da un rutto, né riconosceresti un capolavoro da una ciofeca. Ogni piede ha la sua scarpa, diceva mia nonna -- e forse anche la tua.

 

26 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

nessun Autore dovrebbe (in linea teorica) scimmiottare, imitare, replicare uno scrittore già pubblicato,

 

D'accordissimo con te al 100%, che te lo dico a fare. Ma anche tu: che me lo dici a fare? ^^ È ovvio, no?

 

28 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

L'editor che si trovasse di fronte a un David Foster Wallace Junior italiano, spiegami, che dovrebbe fare per non danneggiare, per ignoranza, l'autore del testo inedito?

 

Dovrebbe conoscere ambito/modello/stilemi nel quale l'autore si muove. Ma non ti fossilizzare su Wallace, era solo un esempio.

[hai letto Infinite Jest? Prova a leggerlo e poi se ne riparla]

 

31 minuti fa, Renato Bruno ha scritto:

Poi, trovo ancora più curioso che tu dia per scontato che l'Autore abbia una sorprendente capacità di ascolto e di autocritica e di auto-rinascita

 

Un autore maturo quelle capacità deve/dovrebbe averle e coltivarle. Poi se l'autore è così confuso da ricorrere a un editor per battibeccarci e non per crescere/ascoltare/confrontarsi, allora sta veramente messo male, lol. :sorrisoidiota:

1 ora fa, Renato Bruno ha scritto:

le domande (su che cosa?)

 

Sei uno zuzzurellone di talento a cui piace giocare a nascondino con la retorica, Renato. Sai bene che l'autore è così immerso nelle sue pene scrittorie da perdere di vista la pletora di elementi che costruisce quel determinato romanzo, c'è dentro con i piedi sino al collo e gli manca l'aria e quindi la lucidità, quella che, appunto, un editor capace deve/dovrebbe sollecitare e richiamare e resucitare nell'autore per fargli comprendere e focalizzare punti di forza e di debolezza di quel benedetto testo. Un autore è un carcerato, è un condannato segregato in una cella buia, l'autore sta ai topi, Renato. E un editor capace deve portare luce in quella lurida cella dall'aria stagnante; in quella stramaledetta gabbia un editor deve portare aria nuova e fresca. Perché è grazie a quella luce e all'aria nuova che l'autore "riconsidera" la propria opera scorgendo orizzonti che prima non aveva neppure immaginato [anche qui parlo di contenuti, della discussione degli stessi, e non solo di forma].

 

1 ora fa, Renato Bruno ha scritto:

E in fine, dubito assai che vi siano editor di una sola concessionaria

 

Ed è mia convinzione che ti sbagli di grosso. Facciamo l'esempio di un editor di thriller; ti dirò come la penso: per quanto mi riguarda (non è rivolto a te, eh, Renato), se tu editor di thriller o wannabe editor di thriller, non ti sei letto perlomeno i bestseller degli ultimi trent'anni, potrai editare al meglio la forma ma non i contenuti -- perché tu Renato parli sovente di forma e mai di contenuti -- né potrai maneggiare gli elementi e la trama di un romanzo thriller [immagino saprai che vive e si alimenta di gabbie/convenzioni e modelli ben precisi]. L'autore nella sua opera potrebbe, tanto per portare avanti l'esempio, avere plagiato inconsciamente/inconsapevolmente una trama, avere abusato di cliché insiti nel genere, reso macchiettistico un suo personaggio, che magari è il ritratto sputato di Robert Langdon -- e un editor di thriller magari farebbe meglio a sapere chi è Langdon senza servirsi di Google. In tal caso, tu, editor wannabe di thriller, come farai a mettere in guardia l'autore dal plagio, come lo consiglierai al meglio, come potrai salverlo dal ridicolo? E come salverai pure te stesso, dal ridicolo, quando tutti sapranno che hai editato un romanzo infarcito di cliché triti e rifritti già vecchi ai tempi di mio nonno? Magari oh, scritti da Dio dal punto di vista della forma; ma: che ne è dei contenuti? Il romance; il tanto vituperato e bistrattato romance; credo non esiste un genere più soffocante, i modelli sono così precisi, chirurgici, dogmatici, non se ne esce. Ma se un editor wannabe di romance non conosce quelle gabbie e quei modelli, se non li legge, quei benedetti libri lì, secondo te potrà mai fare un buon lavoro?

 

Mhm... mi sa di no. 

 

 

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7 ore fa, Ace ha scritto:

Al contrario: quando dico che un autore deve trovare un editor compatibile con ciò che scrive, è proprio affinché vi siano le basi per il rapporto dialettico-costruttivo che ricordavi.

In questo senso sono "comode" le agenzie che hanno più di un editor e possono affidare il testo alla persona più adatta a quel genere e a quello stile.
Tuttavia penso che un editor capace sia, oltre che in grado di ammettere una lacuna e passare la palla, capace di dialogare col testo in modo attivo e non passivo.
I miei obbrobri sono pieni di rimandi al cinema che è il mio primo e più grande amore. Spesso gli editor con cui ho lavorato non avevano la mia stessa passione, ma si sono messi in ascolto e hanno cercato di comprendere, oltre che l'incomprensibile romanzo, anche ciò che c'era dietro, in controluce, magari appena intelligibile. Se questo non accade, specie con un editor freelance che lavora nell'interesse dell'autore, be', si è sbagliato editor. 

 

 

12 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Il costo dell'editing si aggira sui 2,5+ euro a cartella.

Questo è un costo molto basso, applicato da pochissimi editor. In media si sta sui 4-5 euro a cartella, ma il costo a cartella può essere più alto. Non credo che un professionista si valuti per il prezzo che propone, ma, dovendo investire, mi accerterei soprattutto che il lavoro sia svolto molto bene, con la competenza e la cura necessarie. Per valutarlo di ci può basare su feedback e prove, ma credo che l'autore debba essere soprattutto in grado di capire quello che vuole ed esprimerlo. Se un editing fosse troppo superficiale, va detto, con educazione, ma anche con fermezza. Si tratta di soldi: se una macchina non mette in moto la si riporta dal concessionario, non tentiamo di farcela andare bene così com'è.
Meglio comunque spendere 1000 per un ottimo editing che 500 per uno mediocre (fermo restando che può capitare l'opposto!).

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@mcor

Secondo me, si affronta in modo sbagliato l'argomento. Se il libro non esiste, nessun prodotto è stato messo sul mercato, non si possono avere dei guadagni per poi pagare i relativi collaboratori. Le band musicali, alle quali si accennava prima, sono composte da gruppi di persone con compiti diversi (chitarrista, cantante e ecc) e spesso sono pagati a serata, la somma raccolta viene poi suddivisa. Per i libri avviene pressappoco così, l'autore percepisce una percentuale sul venduto e lo stesso dicasi per l'editore e i suoi dipendenti. La morale è sempre la stessa: se non incasso, non posso pagare e si è costretti a chiedere. 

Ora, l'idea di spendere dei soldi prima di iniziare a guadagnare è già un'attività che parte con delle perdite, definite in alcuni casi "investimenti". Senza addentrarci troppo su un discorso economico, tra l'altro anche molto interessante con il calcolo dei rischi, delle perdite e ecc., sempre le famose band, tra quelle che conosco, quando provano dei brani, fanno degli accorgimenti e ecc., non percepiscono nulla... Quando poi si esibiscono vengono pagati. Ora, nel nostro caso, l'autore che intende mettersi in proprio, quindi, in assenza di un mecenate, dovrebbe trovare un gruppo disposto a realizzare, tutti insieme, qualcosa da mettere sul mercato, per ottenere poi dei guadagni da suddividere. Andrebbero, quindi, stipulati dei contratti con i singoli professionisti, in questo caso l'editor, stabilendo delle percentuali sul venduto. Ritornando alla cifra iniziale del post, allo stesso modo, non oso poi ipotizzare un autore quanto dovrebbe chiedere per una cartella editoriale, una pagina bianca che va creata di sana pianta, rispetto a un editor che lavora su un foglio già compilato? Immaginiamo, invece, un autore che si reputa un professionista, quando poi nel suo curriculum non compare nessun contratto con una big o riconoscimenti importanti, e chieda subito un compenso di 3.000 euro...

Naturalmente, se ci vogliamo mettere in società con Mark Knopfler (chitarrista dei Dire Straits), il professionista in questione potrebbe giudicare poco conveniente iniziare un'attività con un esordiente, ecco perché si dovrebbero ricercare altre buone promesse, che hanno voglia di fare strada in questo settore e provare a compiere parte di questo percorso insieme. Ad oggi, purtroppo, gli stessi scrittori, pagando in anticipo, spesso senza mai vedere un guadagno, hanno alimentato una macchina difficile da fermare. Io consiglio, comunque, di investire sempre e solo i soldi che si guadagnano o magari stabilire un budget minimo e provare se quest'attività, a livello professionale e quindi con dei costi, sia poi sostenibile.

  • Grazie 1

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14 ore fa, cheguevara ha scritto:

Mi chiedo e ti chiedo: esiste un'agenzia che, a fronte di soldi spesi per un editing preventivo, possa garantire una rappresentanza presso una CE di peso (per le piccole, sarebbe solo una presa per il culo)? A me non risulta, ma potrei sbagliarmi.

 

Potrei citarti la Walkabout Literary Agency di Roma così come Trentin Agency: la rappresentanza post editing è garantita da contratto. E lavorano come diceva il buon Eco: l'editing è affidato a un team di editor, non a un solo professionista, e lavorano solo con la grande editoria. Come tutte le Agenzie serie che si rispettino, tale opzione (editing preventivo) non la offrono mica a tutti: se il testo non li convince e in nessun caso avrebbe la possibilità di essere considerato da un grande Editore ti dicono da subito "No,grazie".

Ho avuto modo di conoscere le due fondatrici di WLA e ti garantisco che sono persone molto, molto competenti.

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14 minuti fa, DeepSpleen ha scritto:

 

Potrei citarti la Walkabout Literary Agency di Roma così come Trentin Agency: la rappresentanza post editing è garantita da contratto. E lavorano come diceva il buon Eco: l'editing è affidato a un team di editor, non a un solo professionista, e lavorano solo con la grande editoria. Come tutte le Agenzie serie che si rispettino, tale opzione (editing preventivo) non la offrono mica a tutti: se il testo non li convince e in nessun caso avrebbe la possibilità di essere considerato da un grande Editore ti dicono da subito "No,grazie".

Ho avuto modo di conoscere le due fondatrici di WLA e ti garantisco che sono persone molto, molto competenti.

Non lo metto in dubbio, ma la mia domanda era un'altra: va bene, ti garantiscono la rappresentanza e hanno rapporti con le grandi case editrici, ma sono in grado di garantirti la pubblicazione presso una di queste CE? E' su questo tipo di garanzia che ho forti dubbi, perché la sua applicazione non dipende dall'agenzia, ma dalle CE presso cui l'agenzia stessa è accreditata.

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36 minuti fa, TuSìCheVale ha scritto:

Ad oggi, purtroppo, gli stessi scrittori, pagando in anticipo, spesso senza mai vedere un guadagno, hanno alimentato una macchina difficile da fermare. Io consiglio, comunque, di investire sempre e solo i soldi che si guadagnano o magari stabilire un budget minimo e provare se quest'attività, a livello professionale e quindi con dei costi, sia poi sostenibile.

Per ragioni di spazio ho quotato solo una parte del tuo discorso, che approvo e sottoscrivo in toto. Aggiungo che l'aspirante scrittore, prima di investire soldi che non ha ancora guadagnato, dovrebbe chiedersi, e magari chiedere in giro, se lo scrivere è un'arte che gli si confà: sono troppi quelli che, mancando dei requisiti basilari, si illudono di poter scalare le vette di un successo riservato a pochi.

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