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PaoloS

Lo scarico

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Commento

 

Il Gipsy camp era lo scarico di Londra.

 

Come in tutti gli scarichi ci finiva ogni tipo di rifiuto: grovigli di capelli, muffe, incrostazioni, vecchie foto di un irlandese nudo, una coppa del campionato nazionale di Lacrosse del 1992.

A volte anche viaggiatori senza meta; esemplari unici.

 

Tra loro c’era un giapponese troppo irrequieto per dormire nel proprio letto, una neozelandese con il gusto per la buccia di kiwi, alcuni spagnoli che si erano dati appuntamento a Londra e non erano più tornati.

 

Ero uno di loro, ma i Gypsies del Travel Joy Hostel non mi accettarono facilmente. Ero spaventato, e quel posto mi appariva simile a delle viscere fuori da un mattatoio: troppo disgustoso per essere accettato, troppo attraente per non essere guardato.

 

Dieci persone, come i piccoli indiani, vivevano e lavoravano nell’ostello. Il Gipsy Camp era un prefabbricato di ferro e compensato. I 12 letti, disposti a coppie di due, occupavano gran parte dello spazio. Dieci per i membri dello staff, due per gli ospiti. I vapori di carne marinata e spaghetti ai gamberi uscivano dalla cucina thailandese e venivano assorbiti dal Camp attraverso il tubo di aerazione. Delle pesanti pecore di polvere erano aggrappate alle lenzuola usate per dividere i letti. La stanza era un gran casino, e c’erano vestiti e oggetti sparsi ovunque: sul pavimento, tra gli scaffali, sotto ai letti. 

 

La prima volta che incontrai i gypsies, quelli che mi avrebbero cambiato la vita, era una domenica di ottobre e l’aria di Londra era ancora calda.

 

Patricia e Irene erano due spagnole. Una canuta e affilata come un becco, l’altra arrotondata e con grossi occhiali tondi dalla montatura nera.

 

Cercavo di seguirle mentre scivolavano tra la folla di Shoreditch.

 

Se al primo arrivo nella City venite trascinati nel chiasso che dalle 5 alle 9 invade il mercato domenicale di Bricklane, le vostre emozioni saranno assolutamente contrastanti. Nel vecchio birrificio Old Truman dove ha luogo il mercato, grandi folle entrano spingendosi dalle ampie arcate in muratura e si riversano per le strade come da un tritacarne.

 

Shoreditch è la zona est della Città. Vista dall’alto potrebbe sembrarvi una macchia grigia nel grigiore di Londra, ma al suo interno, nel quadrante hipster, la vernice spray graffia i muri dei palazzi, e se siete abituati al rosso formale di Piccadilly e della Guardia di Buckingham, vi potreste stranamente sentire fuori luogo. Nella Londra simmetrica e più turistica, gioielli grezzi dell’”East London” come il giardino dei nomadi, il Cereal Killer Cafè o l’Old Spitafields Market, vi sembreranno stravaganze fuggite dal baraccone di un circo.

 

Mentre mi lasciavo trascinare dal flusso lungo Cheshire Street, pensai a quello che il conte Rupert Van Cleef, un aristocratico decaduto cresciuto a Roma, mi aveva detto prima di lasciare l’ostello.

Eravamo gipsy, ma con un significato diverso: vagabondi della vita. Irrequieti ma senza romanticismo. Non potevamo fermarci, dovevamo andare. Stavamo tutti aspettando, e quel posto, Londra, l’ostello, il Camp, era la nostra aspettativa sudicia dalla realtà.

 

Lo scarico era dove tutti i gipsy finivano, e dove tra loro si incontravano.

 

Erano gypsies e non lo sapevano ancora, e io come loro, lo sarei stato per sempre.

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Ciao @PaoloS , noto che è il tuo primo post, per cui ti faccio subito presente che la prima cosa da fare, per i neo iscritti, è presentarsi in Ingresso (qui il link). Oltre al nostro benvenuto, potrai ricevere altri link utili, tra cui quello al Regolamento.

Tra le norme del suddetto, infatti, noterai che non è possibile postare un racconto (o poesia) senza averne prima commentato un altro e in maniera adeguata.

Per ora chiudo il tuo, non appena avrai regolarizzato presentandoti, commentando e inviando il link del tuo commento a uno di noi staffer on-line (la lista di chi è on line la trovi in home page sul lato destro), provvederemo a inserirlo e a riaprire il racconto.

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Grazie @Talia per il tuo commento.

 

Effettivamente è un po' difficile contestualizzarlo, hai ragione. 

 

Il Gipsy camp non è una community di nomadi (non nel senso stretto del termine almeno) ma è l' "accampamento" dove lo staff del travel joy hostel (un ostello di Londra) dorme e vive. Di conseguenza, identifico come Gipsy i membri dello staff, i quali non sanno tuttavia di esserlo: non sono nomadi in quanto tali, e non hanno scelto (almeno all'inizio) di farne parte. 

 

Il pezzo è autoconclusivo, non fa parte di alcun racconto, era solo un esercizio di stile che volevo sottoporre a valutazione.

 

Grazie ancora comunque, ho apprezzato il tuo feedback.

 

 

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Buona domenica @PaoloS:sss: piacere di leggerti, il tuo racconto ha un titolo davvero curioso. Leggo il resto.

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

A volte anche viaggiatori senza meta; esemplari unici.

Foto?

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

Tra loro c’era un giapponese troppo irrequieto per dormire nel proprio letto, una neozelandese con il gusto per la buccia di kiwi, alcuni spagnoli che si erano dati appuntamento a Londra e non erano più tornati.

Lo scarico inteso come un viaggio?

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

Dieci persone, come i piccoli indiani, vivevano e lavoravano nell’ostello. Il Gipsy Camp era un prefabbricato di ferro e compensato. I 12 letti, disposti a coppie di due, occupavano gran parte dello spazio. Dieci per i membri dello staff, due per gli ospiti. I vapori di carne marinata e spaghetti ai gamberi uscivano dalla cucina thailandese e venivano assorbiti dal Camp attraverso il tubo di aerazione. Delle pesanti pecore di polvere erano aggrappate alle lenzuola usate per dividere i letti. La stanza era un gran casino, e c’erano vestiti e oggetti sparsi ovunque: sul pavimento, tra gli scaffali, sotto ai letti. 

Questo paragrafo ha un'ottima descrizione.

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

Patricia e Irene erano due spagnole. Una canuta e affilata come un becco, l’altra arrotondata e con grossi occhiali tondi dalla montatura nera.

Curioso;)

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

Se al primo arrivo nella City venite trascinati nel chiasso che dalle 5 alle 9 invade il mercato domenicale di Bricklane, le vostre emozioni saranno assolutamente contrastanti. Nel vecchio birrificio Old Truman dove ha luogo il mercato, grandi folle entrano spingendosi dalle ampie arcate in muratura e si riversano per le strade come da un tritacarne.

Questo pezzo è poco chiaro:(

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

Shoreditch è la zona est della Città. Vista dall’alto potrebbe sembrarvi una macchia grigia nel grigiore di Londra, ma al suo interno, nel quadrante hipster, la vernice spray graffia i muri dei palazzi, e se siete abituati al rosso formale di Piccadilly e della Guardia di Buckingham, vi potreste stranamente sentire fuori luogo. Nella Londra simmetrica e più turistica, gioielli grezzi dell’”East London” come il giardino dei nomadi, il Cereal Killer Cafè o l’Old Spitafields Market, vi sembreranno stravaganze fuggite dal baraccone di un circo.

Bello:)

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

Mentre mi lasciavo trascinare dal flusso lungo Cheshire Street, pensai a quello che il conte Rupert Van Cleef, un aristocratico decaduto cresciuto a Roma, mi aveva detto prima di lasciare l’ostello.

Eravamo gipsy, ma con un significato diverso: vagabondi della vita. Irrequieti ma senza romanticismo. Non potevamo fermarci, dovevamo andare. Stavamo tutti aspettando, e quel posto, Londra, l’ostello, il Camp, era la nostra aspettativa sudicia dalla realtà.

 

Lo scarico era dove tutti i gipsy finivano, e dove tra loro si incontravano.

 

Erano gypsies e non lo sapevano ancora, e io come loro, lo sarei stato per sempre.

Il finale risulta poco chiaro.

 

Conclusioni: anch'io la penso come Talia, nel testo ho notato descrizioni interessanti ma ho capito ben poco. Il tuo stile mi  piace, fluido e diretto, leggendo tra le righe sembra che sei sicuro di narrare la cosa giusta e più scontata  di questo mondo. Rivedrei la trama poco comprensibile ma prendi ciò che dico con le pinze. E' solo un mio parere.

Buon inizio di settimana, serena:D

- Floriana-

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Grazie @Floriana per il commento e buon mercoledì.

 

Ti rispondo per punti, anche se concordo con la maggior parte delle tue osservazioni.

 

Il 29/3/2020 alle 17:03, Floriana ha scritto:

Lo scarico inteso come un viaggio?

Lo scarico è l'alloggio dove dormiva il personale dell'ostello, una sorta di stanza dov'erano ammassati letti, cianfrusaglie, ricordi. Lo chiamo lo scarico perchè da lì ci passava ogni membro del Travel Joy Hostel, prima di trovare una miglior sistemazione a Londra. Ognuno di loro lascia qualcosa: oggetti dimenticati, scritte sui muri, vecchie foto.

 

Il 29/3/2020 alle 17:03, Floriana ha scritto:

Foto?

Foto?

 

Il 29/3/2020 alle 17:03, Floriana ha scritto:

Questo pezzo è poco chiaro:(

Capisco, ma il mio scopo è quello di essere il più preciso e asciutto possibile, senza dilungarmi in precisazioni che possono appesantire il discorso: la mia idea è quella di essere abbastanza chiaro per il lettore che conosce Londra. Questo mi ricorda un'osservazione fatta da Eco in "sei passeggiate nei boschi narrativi": se si sceglie un segmento di lettori, per forza di cose se ne escluderà un altro, a meno che quest'ultimo non sia disposto ad approfondire. 

 

Ecco un breviario: City: come viene chiamata Londra dai londinesi / Bricklane market: famoso mercato del fine settimana nella zona di Shoreditch / birrificio Old Truman: vecchia fabbrica riqualificata, dove ora sorgono alcuni negozietti vintage, e dove ogni week-end c'è il mercato / Grandi folle entrano spingendosi dalle ampie arcate: immagina un hangar colmo di gente che si spinge, strilloni che inviato ad assaggiare cibi esotici, turisti che camminano senza fare attenzione. Tutto si mischia, carne macinata in un grosso tritacarne.

 

Il 29/3/2020 alle 17:03, Floriana ha scritto:

Questo paragrafo ha un'ottima descrizione.

Grazie. :super:

 

Il 29/3/2020 alle 17:03, Floriana ha scritto:

Il finale risulta poco chiaro.

Qui son d'accordissimo. Cercherò di sistemare le altre parti della storia e di intergrare questo frammetto. Grazie.

 

Il 29/3/2020 alle 17:03, Floriana ha scritto:

Rivedrei la trama poco comprensibile ma prendi ciò che dico con le pinze. E' solo un mio parere.

Ogni parere è utile. Grazie mille Floriana. A presto.

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Ciao @PaoloS sono affascinata dal mondo che racconti.

Se ti va di leggere ti dico la mia:

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

troppo disgustoso per essere accettato, troppo attraente per non essere guardato

Capisco cosa intendi, un po' come quando si formano le code in autostrada nella carreggiata opposta a quella dell'incidente. Non suonerebbe meglio se anziché usare la forma passiva impersonale mettessi i verbi all'infinito? Esempio: troppo disgustoso da accettare, troppo attraente per evitare di guardare.

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

l’altra arrotondata

Se il tuo scopo è differenziarla dall'altra allora potresti fare una comparazione: più rotonda?

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

Cercavo di seguirle mentre scivolavano tra la folla di Shoreditch

Bella immagine.

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

nel quadrante hipster, la vernice spray graffia i muri dei palazzi

Anche questa è una bella descrizione. Senza dire troppo hai reso perfettamente l'idea del contesto in cui ci troviamo.

 

Il 26/2/2020 alle 12:12, PaoloS ha scritto:

Lo scarico era dove tutti i gipsy finivano, e dove tra loro si incontravano

Toglierei la virgola prima della "e" per non spezzare la frase.

 

L'idea mi piace, sarei curiosa di sapere cosa succederà ai gipsy.

Buon lavoro!

 

 

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