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Eriko

Lentamente

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A passo felpato cammini verso di me. Io ti vedo arrivare da lontano e, impaziente, vorrei chiederti: "perchè non sei già qui?". 

Tuttavia, pare che ci vorrà un pò di tempo prima che io possa parlarti. Di te vedo soltanto l'ombra, per adesso. Poi, pian piano, l'eco dei tuoi passi si fa più percepibile. Ecco che riconosco anche i tuoi capelli disordinati nero carbone. Finalmente, il tuo odore ti introduce a me, regalandomi una sensazione di familiarità. Sei tu. Inconfondibile.  

Senza fretta, ti siedi di fronte a me, non mi parli, arricci leggermente le labbra. "Eccoti", penso. Poi decido di parlare: "dove sei stato? perchè ci hai messo così tanto tempo?", indago. 

Mi stringi le mani, non rispondi. Io aspetto. Due, tre minuti. Con te, sono abituata ad attendere.

 

Poi mi sveglio. Provo a regolare il respiro, riorganizzo le idee. Lentamente, mi alzo dal letto e vado in cucina. Non ci sei. Afferro la mia agenda colorata e scopro di avere vari appuntamenti, nella stessa giornata. Mi verso del tè e ritorno a letto. Finisco il mio tè, poi chiudo gli occhi e inizio a pensarti. Ti immagino con me. Rievoco i nostri momenti insieme, di silenzio e di risate. Mi immagino di nuovo con te seduta a contemplare l'orizzonte. Mi cullo sull'altalena dei ricordi, ripensando a tutte le volte che abbiamo passato quattro ore in cucina per preparare la pasta con le melanzane. Non era difficile, sai? non avremmo dovuto metterci così tanto! 

Ripercorro il momento del nostro primo abbraccio, all'alba della tua partenza. La prima volta che mi hai lasciata. Guardavamo l'orizzonte, seduti. La mia testa sulla tua spalla, il tuo braccio dietro la mia schiena. Il mio braccio, prima sulla tua coscia, e dopo avvolto attorno al tuo collo. 

Mentre penso a tutto questo, all'improvviso mi rendo conto che ci sei. Dentro di me, nel mio modo di pensare e di vivere. Mi addormento con questa convinzione. 

"Sono sempre stato con te. Ci ho messo tanto tempo a raggiungerti perchè altrimenti non mi avresti riconosciuto!". Apro gli occhi, guardo l'orologio: è tardi.  

Non mi sbrigo. Rimango sul letto ancora per qualche minuto, immobile.

 

Che senso ha vivere la vita senza riconoscerla?

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Letto.

 

1 ora fa, Eriko ha scritto:

A passo felpato cammini verso di me. Io ti vedo arrivare da lontano e, impaziente, vorrei chiederti: "Perchè non sei già qui?". 

Tuttavia, pare che ci vorrà un pò di tempo prima che io possa parlarti. Di te vedo soltanto l'ombra, per adesso. Poi, pian piano, l'eco dei tuoi passi si fa più percepibile. Ecco che riconosco anche i tuoi capelli disordinati nero carbone. Finalmente, il tuo odore ti introduce a me, regalandomi una sensazione di familiarità. Sei tu. Inconfondibile.  

 Senza fretta, ti siedi di fronte a me, non mi parli, arricci leggermente le labbra. "Eccoti", penso. Poi decido di parlare: "Dove sei stato? Perché ci hai messo così tanto tempo?", indago. 

Mi stringi le mani, non rispondi. Io aspetto. Due, tre minuti. Con te, sono abituata ad attendere.

 

*

 

1 ora fa, Eriko ha scritto:

Poi mi sveglio. Provo a regolare il respiro, riorganizzo le idee. Lentamente, mi alzo dal letto e vado in cucina. Non ci sei. Afferro la mia agenda colorata e scopro di avere vari appuntamenti, nella stessa giornata. Mi verso del tè e ritorno a letto. Finisco il mio tè, poi chiudo gli occhi e inizio a pensarti. Ti immagino con me. Rievoco i nostri momenti insieme, di silenzio e di risate. Mi immagino di nuovo con te seduta a contemplare l'orizzonte. Mi cullo sull'altalena dei ricordi, ripensando a tutte le volte che abbiamo passato quattro ore in cucina per preparare la pasta con le melanzane. Non era difficile, sai? non avremmo dovuto metterci così tanto! 

 

*

 

1 ora fa, Eriko ha scritto:

Ripercorro il momento del nostro primo abbraccio, all'alba della tua partenza. La prima volta che mi hai lasciata. Guardavamo l'orizzonte, seduti. La mia testa sulla tua spalla, il tuo braccio dietro la mia schiena. Il mio braccio, prima sulla tua coscia, e dopo avvolto attorno al tuo collo. 

Mentre penso a tutto questo, all'improvviso mi rendo conto che ci sei. Dentro di me, nel mio modo di pensare e di vivere. Mi addormento con questa convinzione. 

"Sono sempre stato con te. Ci ho messo tanto tempo a raggiungerti perchè altrimenti non mi avresti riconosciuto!". Apro gli occhi, guardo l'orologio: è tardi.  

Non mi sbrigo. Rimango sul letto ancora per qualche minuto, immobile.

 

Che senso ha vivere la vita senza riconoscerla?

 

*

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Ospite AndC

Ciao @Eriko

 

Mi è piaciuta l'idea di un racconto d'amore, genere fra i miei preferiti, un po' struggente e melanconico.

 

Secondo me - ed è solo mia opinione personale - lo stile è forse un po' troppo "duro"  o meglio "spezzettato", a contrasto con il contenuto del testo, che invece è poetico.

 

Ci sono molti "te/tu/tuoi/ti" "io/miei/mie/mi"  "da/di" o simili che spezzettano il ritmo della lettura in monosillabi e in certi casi potrebbero secondo me essere limati. Ci sono anche alcune ripetizioni di parole che in un testo così corto forse spiccano molto.

 

Comunque e in generale, i miei complimenti... è un testo molto breve che però brilla di piccoli bagliori. 

 

1 ora fa, Eriko ha scritto:

Tuttavia, pare che ci vorrà un di tempo prima che io possa parlarti.

- Qui forse non avrei ripetuto due "che" all'interno di una breve frase... tenderei a consigliare di eliminare "pare che".

- Attenzione all'apostrofo su "po'" e non l'accento!

 

 

In generale, sotto ti ho evidenziato un po' di questi "monosillabi", pronomi, aggettivi possessivi, verbo essere ("sei"), preposizioni e via dicendo...

Quello che voglio dire è che nel contesto, fra una cosa e l'altra, il ritmo è molto spezzettato, o saltellato, o cantilenato, non so come meglio dirti... la predominanza è quella di parole che durano fra le due e le tre lettere... 

 

1 ora fa, Eriko ha scritto:

di me. Io ti vedo arrivare da lontano e, impaziente, vorrei chiederti: "perchè non sei già qui?". 

Tuttavia, pare che ci vorrà un pò di tempo prima che io possa parlarti. Di te vedo

 

1 ora fa, Eriko ha scritto:

Poi, pian piano, l'eco dei tuoi passi si fa più percepibile. Ecco che riconosco anche i tuoi capelli disordinati nero carbone. Finalmente, il tuo odore ti introduce a me, regalandomi una sensazione di familiarità. Sei tu. Inconfondibile.  

Senza fretta, ti siedi di fronte a me, non mi parli, arricci leggermente le labbra. "Eccoti", penso. Poi decido di parlare: "dove sei stato? perchè ci hai messo così tanto tempo?", indago. 

Ripeti poi degli schemi sintattici/parole, come il "poi"...

Oppure il verbo "parlare" o più sotto "immaginare"...

1 ora fa, Eriko ha scritto:

Poi decido di parlare: "dove sei stato? perchè ci hai messo così tanto tempo?", indago. 

Mi stringi le mani, non rispondi. Io aspetto. Due, tre minuti. Con te, sono abituata ad attendere.

 

Poi mi sveglio. Provo a regolare il respiro, riorganizzo le idee. Lentamente, mi alzo dal letto e vado in cucina. Non ci sei. Afferro la mia agenda colorata e scopro di avere vari appuntamenti, nella stessa giornata. Mi verso del tè e ritorno a letto. Finisco il mio tè, poi chiudo gli occhi e inizio a pensarti. Ti immagino con me. Rievoco i nostri momenti insieme, di silenzio e di risate. Mi immagino di nuovo con te (virgola) seduta a contemplare l'orizzonte.

Ci vedrei una virgola a dividere "con te, seduta"... altrimenti il "seduta" può collegarsi al "te" che è invece un "lui".

 

1 ora fa, Eriko ha scritto:

Mi cullo sull'altalena dei ricordi, ripensando a tutte le volte che abbiamo passato quattro ore in cucina per preparare la pasta con le melanzane.

Qui vien da chiedersi se davvero ci mettevano quattro ore tutte le volte che le hanno cucinate? Cioè ogni volta è questo il tempo esatto, o è usato a modo di dire tipo esagerazione?

 

Insomma, io cercherei di dargli semplicemente un pizzico di liricità in più, che se lo merita... ciao!

 

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Buondì;)@Eriko, piacere di leggerti. Il tuo frammento d'amore è molto coinvolgente, scorrevole e delicato. Provo a segnalarti le mie impressioni.

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

A passo felpato cammini verso di me. Io ti vedo arrivare da lontano e, impaziente, vorrei chiederti: "perchè non sei già qui?". 

Non riesco ad immaginare un passo felpato.

perchè lo scriverei con la P maiuscola

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

Tuttavia, pare che ci vorrà un pò di tempo prima che io possa parlarti. Di te vedo soltanto l'ombra, per adesso. Poi, pian piano, l'eco dei tuoi passi si fa più percepibile. Ecco che riconosco anche i tuoi capelli disordinati nero carbone. Finalmente, il tuo odore ti introduce a me, regalandomi una sensazione di familiarità. Sei tu. Inconfondibile.  

Sembra che stai descrivendo un sogno.

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

Senza fretta, ti siedi di fronte a me, non mi parli, arricci leggermente le labbra. "Eccoti", penso. Poi decido di parlare: "dove sei stato? perchè ci hai messo così tanto tempo?", indago. 

Mi stringi le mani, non rispondi. Io aspetto. Due, tre minuti. Con te, sono abituata ad attendere.

Anche qui: "dove sei stato? perchè ci hai messo così tanto tempo?" Le maiuscole^^

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

Poi mi sveglio. Provo a regolare il respiro, riorganizzo le idee. Lentamente, mi alzo dal letto e vado in cucina. Non ci sei. Afferro la mia agenda colorata e scopro di avere vari appuntamenti, nella stessa giornata. Mi verso del tè e ritorno a letto. Finisco il mio tè,qui scriverei: Finisco di bere, poi chiudo gli occhi e inizio a pensarti. Ti immagino con me. Rievoco i nostri momenti insieme, di silenzio e di risate. Mi immagino di nuovo con te seduta a contemplare l'orizzonte. Mi cullo sull'altalena dei ricordi, ripensando a tutte le volte che abbiamo passato quattro ore in cucina per preparare la pasta con le melanzane. Non era difficile, sai? non Maiuscola Non  avremmo dovuto metterci così tanto! 

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

Ripercorro il momento del nostro primo abbraccio, all'alba della tua partenza. La prima volta che mi hai lasciata. Guardavamo l'orizzonte, seduti. La mia testa sulla tua spalla, il tuo braccio dietro la mia schiena. Il mio braccio, prima sulla tua coscia, e dopo avvolto attorno al tuo collo. 

Bella questa frase.:love3:

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

Mentre penso a tutto questo, all'improvviso mi rendo conto che ci sei. Dentro di me, nel mio modo di pensare e di vivere. Mi addormento con questa convinzione. 

"Sono sempre stato con te. Ci ho messo tanto tempo a raggiungerti perchè altrimenti non mi avresti riconosciuto!". Apro gli occhi, guardo l'orologio: è tardi.  

Non mi sbrigo. Rimango sul letto ancora per qualche minuto, immobile.

 

Che senso ha vivere la vita senza riconoscerla?

Bellissimo finale.

 

Conclusione: non ho capito solo una cosa. A  chi si rivolge, penso alla vita ma non sono tanto sicura. In alcune parti vedo i lineamenti di una donna, in altri vedo un uomo. Forse la vita non ha sesso, vita è vita. Il tuo frammento è un inno alla vita.

A rileggerti

- Flo-

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Ho un debole per gli scritti d'amore, di qualunque genere e comunque siano scritti.

La protagonista è molto relatable, per usare una parola inglese intraducibile. Nonostante non sappiamo nulla di lei, sappiamo che soffre per amore e questo è già tutto. Moltissime donne, forse tutte, potrebbero identificarsi con lei. 

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

A passo felpato cammini verso di me. Io ti vedo arrivare da lontano e, impaziente, vorrei chiederti: "perchè non sei già qui?". 

 

"A passo felpato" non mi piace come espressione, è abusata e logora. Non sto a ridire la cosa del "Perché" con la P maiuscola che l'hanno detta tutti.

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

 Tuttavia, pare che ci vorrà un pò di tempo prima che io possa parlarti. Di te vedo soltanto l'ombra, per adesso. Poi, pian piano, l'eco dei tuoi passi si fa più percepibile. Ecco che riconosco anche i tuoi capelli disordinati nero carbone. Finalmente, il tuo odore ti introduce a me, regalandomi una sensazione di familiarità. Sei tu. Inconfondibile.  

 

"Po'" con l'apostrofo e non con l'accento. Mi raccomando.

La metafora "nero carbone" non mi piace. Piuttosto che usare una metafora banale, è meglio non usarne affatto. 

Mi piace la cosa dell'odore che richiama la familiarità, del riconoscimento attraverso l'odore, è tipico degli amanti.

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

 Senza fretta, ti siedi di fronte a me, non mi parli, arricci leggermente le labbra. "Eccoti", penso. Poi decido di parlare: "dove sei stato? perchè ci hai messo così tanto tempo?", indago. 

 Mi stringi le mani, non rispondi. Io aspetto. Due, tre minuti. Con te, sono abituata ad attendere.

 

Ah, l'attesa... ogni donna qui sa di cosa parli.

La cosa delle labbra arricciate la trovo di troppo, non è necessaria.

Anche l'uso del termine "indago" non mi piace. Se è una donna innamorata che rivede il suo uomo dopo che è stata lasciata, non si metterà ad indagare, come se fosse una moglie tradita. Piuttosto supplicherà, chiederà, userà circospezione e tatto, sarà presa dalla paura di perdere il suo amante. Quel termine rompe l'atmosfera emotiva che mi sono creata in testa.

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

Poi mi sveglio. Provo a regolare il respiro, riorganizzo le idee. Lentamente, mi alzo dal letto e vado in cucina. Non ci sei. Afferro la mia agenda colorata e scopro di avere vari appuntamenti, nella stessa giornata. Mi verso del tè e ritorno a letto. Finisco il mio tè, poi chiudo gli occhi e inizio a pensarti. Ti immagino con me. Rievoco i nostri momenti insieme, di silenzio e di risate. Mi immagino di nuovo con te seduta a contemplare l'orizzonte. Mi cullo sull'altalena dei ricordi, ripensando a tutte le volte che abbiamo passato quattro ore in cucina per preparare la pasta con le melanzane. Non era difficile, sai? non avremmo dovuto metterci così tanto! 

 

Nulla da dire qua, a parte le espressioni "mi cullo sull'altalena dei ricordi" e "i nostri momenti insieme, di silenzio e risate". Rendono un po' stucchevole lo spirito del testo.

Mi piace che la protagonista soccomba ai suoi sentimenti e se ne freghi delle sue cose da fare per prendersi un momento di lutto per il suo amore perduto.

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

 Ripercorro il momento del nostro primo abbraccio, all'alba della tua partenza. La prima volta che mi hai lasciata. Guardavamo l'orizzonte, seduti. La mia testa sulla tua spalla, il tuo braccio dietro la mia schiena. Il mio braccio, prima sulla tua coscia, e dopo avvolto attorno al tuo collo. 

 Mentre penso a tutto questo, all'improvviso mi rendo conto che ci sei. Dentro di me, nel mio modo di pensare e di vivere. Mi addormento con questa convinzione. 

"Sono sempre stato con te. Ci ho messo tanto tempo a raggiungerti perchè altrimenti non mi avresti riconosciuto!". Apro gli occhi, guardo l'orologio: è tardi.  

 Non mi sbrigo. Rimango sul letto ancora per qualche minuto, immobile.

 

 Non ho ben capito come la frase virgolettata arrivi alla protagonista. La sogna? La pensa? E' un ricordo?

Bella frase, comunque. Anche se io l'avrei resa più solenne, togliendoci il punto esclamativo.

 

Il 24/2/2020 alle 19:48, Eriko ha scritto:

 Che senso ha vivere la vita senza riconoscerla?

Questa frase è proprio bella. Bella, bellissima, abissale. La frase, da sola, dà valore al testo. Mi è piaciuta molto.

 

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