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Luca Villari

La Pianura Degli Aquiloni- Capitolo 1 : Aquiloni e pensieri

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"Ragazzi la merenda è pronta!"

Un grido quasi disperato riecheggiava invano nelle campagne di Orvieto, poco lontano dal Borgo principale.
Una distesa di Girasoli condiva cromaticamente alla perfezione l azzurro di quella giornata di inizio giugno, mentre urla e grida si udiva o a chilometri di distanza.

"Ettore, spostalo più in là il tuo, stai sbattendo il mio pipistrello da almeno 20 minuti" "Sei te che stai intralciando il mio dragone, idiota" "IDIOTA A CHI SCUSA" urlò Cesare paonazzo con delle vene sul collo sempre più gonfie
"Calmatevi ragazzi, mi metto io in mezzo a voi, così state buoni" Disse Laura con tono serafico.
Era sempre lei a pacificare i due, per i quali ogni occasione era buona per sfidarsi. Una sorta di eterna rivalità, nella quale però Ettore vinceva sempre, ogni sfida. Come quella volta che si sfidarono a chi arrivava prima al fiume in bici dalla casa del Nonno di Laura (a circa 20 km dal fiumiciattolo più vicino, ormai punto di ritrovo). Cesare convinto di prendere una scorciatoia imboccò un sentiero boschivo e si perse per 5 ore lì dentro.
Inutile dire che la sfida ormai era persa, così come il suo onore.
Sporco di fango e sudato come dopo una sauna, Cesare venne anche deriso dal Rivale
Sarebbe finita a botte se Laura non avesse offerto a entrambi dei caldi biscotti al cioccolato.
Due minuti dopo facevano a gara a chi ne mangiava di più

"Che ne pensate voi ragazzi?" esordì Laura dopo qualche minuto di silenzio.
Silenzio che si perpetuò dopo questa frase, con qualche deglutio di sottofondo. Sia Ettore che Cesare sapevano cosa stava riferendosi la ragazzina.
"Dobbiamo proprio parlarne?" disse Cesare "Beh sapete Bene che prima o poi dovremo farlo, perché non ora? Sfruttiamo il bel momento"
"Io sono ancora dell'idea che dovremmo trovare un compromesso o quantomeno una soluzione alternativa" "E quale? Lo sai bene, le regole qui non le dettiamo noi." "Si ma non è giusto ecco"
Ettore dal silenzio in cui era rinchiuso disse "Non c'è soluzione purtroppo, la nostra separazione è inevitabile, fra meno di 3 mesi inizierà il periodo scolastico e dall anno prossimo i nostri genitori hanno deciso di mandarci al Collegio Manvelli. Cerchiamo di goderci questi ultimi giorni" "COME CAZZO HO FATTO A PERDERE TUTTE QUELLE SFIDE CON UN RAGAZZO ARRENDEVOLE COME TE" urlò Cesare tingendosi di bordeaux in viso "Bella domanda, fattela a te stesso" "Io ti giuro, prima o poi ti gonfio di botte al punt-" "RAGAZZI!"

Una lacrima scese dal viso della ragazza, anche se c'era una specie di sorriso nel suo volto
"Mi mancheranno, sapete, queste vostre questioni idiote nate dal nulla. Un collegio femminile, che idea. Io non ci voglio andare, non ci voglio proprio andare, preferirei amputarmi un braccio" "Considerando come lanci i sassi sul lago, non ti serve a molto" cercò di sdrammatizzare Cesare, mentre insieme a Ettore consolavano l'amica. Era l'unica cosa che li metteva d'accordo, il rapporto con Laura.

"Ragazzi, guardate, il Tramonto!" urlò Laura con estasi e panico insieme, la bellezza della visione della pianura Toscana illuminata dalla rosea luce contrastava il Coprifuoco di Suo padre, la persona più severa di tutta Orvieto forse.
Montarono nella sella della loro Bici e corsero come cavalli imbizzarriti, le marce continuavano ad aumentare e le ansie di Laura pure.
Arrivarono appena in tempo davanti al portone di Laura, dove trovarono il padre, per fortuna addormentato sull' amaca appesa in giardino. "Ragazzi io mi sbrigo a entrare, a domani, grazie del sostegno" sussurrò prima di correre dal padre, corpulento uomo sulla cinquantina, occhi come il ghiaccio e dei gran baffi brizzolati che nascondevano un sorriso enorme e lucente, che la figlia aveva ereditato.

I due rivali, vicini di casa, tornarono quindi verso il loro settore campale, stremati, pedalando alla velocità di un ghiro sedato con della Morfina.
"Non la avevo mai vista così" "Neanch'io"
"Te non hai paura che si troverà male là, da sola? Sai com'è Laura, è un introversa, potrebbe non farsi amici. E se non riuscisse a soc-"
"Senti, non possiamo saperlo, dalle solo fiducia e spera. È un altra la cosa che mi preoccupa"
"E cosa?"
"Come staremo noi senza di lei. Non abbiamo mai avuto altri amici e noi due senza di lei siamo sbilanciati, siamo come il giorno e la notte, non riusciamo proprio a stare insieme. Se non con Laura, il nostro tramonto, la nostra alba, la nostra aurora"
Cesare stette un attimo zitto. "Da quando sei così poetico eh? L'è diventato un jeune artiste" cominciando à provocarlo "Appunto. Hai dimostrato la mia tesi. Sei il mio opposto. Aaaah e pensare che probabilmente staremo insieme in classe..."

Il sole era ormai calato su Orvieto e la notte cullava le sue creature nel sonno, prima che un nuovo giorno nascesse.
Mancavano esattamente 98 giorni alla partenza.

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Buonasera @Luca Villari, purtroppo ho dovuto chiudere in quanto il commento che hai fatto per postare il tuo brano non è sufficiente.

Ti consiglio di dare un’occhiata a queste linee guida per scrivere un commento che sia più esaustivo e approfondito.

Quando lo avrai pubblicato, inviami tramite messaggio di posta il link, e riaprirò la discussione.

Buon proseguimento.

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