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Aporema Edizioni

Fenomenologia dell'autore - E tu, in che categoria sei?

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Poco tempo fa in una discussione @AdStr aveva avanzato l’ipotesi che esistano solo tre categorie di scrittori, mentre per la mia esperienza, posso affermare che ne esistono molte di più, dato che ciascuno di noi può essere valutato sulla base di differenti parametri e rientrare o più categorie o sotto categorie. Ecco dunque, come promesso, la mia personalissima “fenomenologia dell’autore”, sperando venga accolta con lo stesso spirito ironico che l’ha ispirata.

 

Scrittura

  1. L’autore analfabeta: commette errori grossolani di grammatica. Trattasi di specie ormai estinta, non tanto grazie all’innalzamento del livello generale d’istruzione, ma a quello del correttore automatico dei programmi di video scrittura.
  2. L’autore analfabetico sintattico: la più diffusa. Sparge virgole a casaccio, come pennellate su un quadro astratto, confonde una proposizione relativa con la teoria della relatività e messo di fronte alla “consecutio temporum”, si rende responsabile di un’esecrabile pulizia etnica, con relativo massacro dei tempi verbali. Il suo editor gli consiglia di tenersi alla larga dagli antefatti o, in alternativa, di usare sempre il presente storico, ma lui continua imperterrito a fare di testa sua.
  3. L’autore non narratore: abbastanza diffusa pure questa categoria, anche se non quanto la precedente. In questo caso lo scrittore è sì padrone della lingua italiana, interrogative indirette comprese, ma non sa neanche da che parte si cominci a raccontare una storia. Afflitto da spiegonite acuta, che si manifesta fin dalle prime righe, la sua prosa ha lo stesso appeal narrativo della moglie di Fantozzi: lo sbadiglio è sempre dietro l’angolo e il chissenefrega piomba sul lettore come una ghigliottina affilatissima.
  4. L’autore narratore: rarissimo. T’incanta fin dalle prime righe, ti costringe a indossare il pannolone per non andare al bagno e ti fa fare le tre o le quattro del mattino per finire il capitolo o addirittura tutto il libro.

 

Conoscenza del mondo editoriale

  1. Lo sprovveduto: la sua lettura preferita? “Alice nel paese delle meraviglie” e si capisce. È convinto di entrare in una vasca di idromassaggio, mentre sta per tuffarsi in una piscina pullulante di squali, pronti a papparselo in sol boccone. È la vittima preferita degli editori a pagamento, ma soprattutto di quelli che si professano non a pagamento e che poi riescono lo stesso a raggirarlo.
  2. Il seminformato: dopo un po’ di giretti in internet, magari anche qui nel WD, è convinto di saperne abbastanza, anche se in una discussione un po’ più approfondita mostra tutte le sue lacune. Gli squali di cui sopra magari ci mettono un po’ più di tempo a papparselo, perché magari nuota bene e maneggia una fiocina, ma alla fine ce la fanno lo stesso.
  3. Il superinformato: lui in internet ci vive e, come se non bastasse, si è divorato interi tomi informativi sull’editoria italiana e internazionale. Non contento, ha sequestrato i signori Mondadori, Feltrinelli e la signora Messaggerie, li ha rinchiusi in una stanza e li ha torturati per giorni, facendosi rivelare cose che a voi umani non sarà mai dato sapere. Lui con gli squali ci fa il sushi, altro che esserne divorato! Ma proprio per questo gli editori, terrorizzati, se ne tengono alla larga e non lo vogliono pubblicare.

 

Aspettative di vendita

  1. Il super sognatore: coincide spesso con lo sprovveduto, perché appunto vive di sogni. È convinto che, non appena lo pubblicheranno, potrà vivere di rendita grazie alle royalties.
  2. Il disilluso: alla prima pubblicazione parenti e amici non hanno comprato neanche un terzo dei libri che lui pensava di vendere. Alla seconda gli amici li ha persi tutti e i parenti si son fatti cambiare il nome sui documenti. L’editore non gli ha pagato neanche le royalties sulla misera mezza dozzina di copie vendute. Per lui ormai il mondo editoriale è uno schifo totale, da cui tenersi accuratamente alla larga.
  3. Il realista: per le prime cento copie cartacee vendute ha già pronto il prosecco d’annata. Per le duecento, oltre al prosecco, è previsto un ricco buffet. Alle trecento, tutti al ristorante!

 

Impegno post pubblicazione

  1. Il pigro: vorrebbe sbattersi per promuovere il suo libro, ma proprio non c’è verso di farlo alzare dal divano. “Almeno fai qualcosa sui social!”, gli dicono gli altri, ma lui ha pubblicato l’ultimo post quando c’era ancora il muro di Berlino e Mark Zuckerberg non solo non aveva ancora inventato Facebook, non aveva ancora cominciato la prima elementare.
  2. Il timido: sui social ci va, ma ha solo venticinque amici, che gli bastano perché pure Manzoni, dice lui, di lettori ne aveva solo venticinque. Non chiedetegli di fare una presentazione o un firma copie, perché potrebbe diventare viola dalla vergogna e il viola, si sa, porta sfiga.
  3. La macchina da guerra: firma copie, presentazioni, rassegne librarie, fiere e mercatini di ogni livello… questo autore non si ferma davanti a nulla. Sui social ha tanti amici, che ha già dovuto già aprire tre o quattro profili differenti. Non pago, si apposta dietro le colonne e salta fuori di colpo, spaventando le vecchiette, le quali, se non muoiono d’infarto per lo spavento, alla fine gli comprano il libro, perché è sempre meglio tirar fuori una decina di euro o giù di lì, che vedersi portar via la borsetta.
  4. L’autore gnè gnè: ah, questo è proprio il migliore. È assolutamente convinto che tutto gli sia dovuto, perché lui è un artista vero, un artista puro, e la fatica l’ha già fatta scrivendo il libro, altro che balle, e tutto il resto devono farlo gli altri, editore in primis: editing, correzione bozze, immagine di copertina, impaginazione, stampa, distribuzione e soprattutto pubblicità, sì un mare di pubblicità, anzi, che dico, un oceano di pubblicità. E, dimenticavo, dopo un giorno dall’uscita il suo capolavoro deve essere presente, possibilmente in vetrina, in tutte le librerie d’Italia (all’inizio ci si accontenta, poi si vedrà) .

 

 

 

 

Modificato da Aporema Edizioni

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@Alexmusic, sarà l'ora o la nottataccia che mi lascio alle spalle, ma te lo dico in sincerità: non capisco quale sia l'intento della discussione.

So che hai alle spalle una CE - e come sempre ti auguro il meglio e ti faccio un in bocca al lupo per l'attività editoriale - ma non riesco a capire se si tratta di uno sfogo oppure di una vera catalogazione in base alla tua esperienza. Perché comunque fatico a trovare della serietà e/o qualcosa di costruttivo.

 

Per dire, prendo il sottoscritto.

Scrittura

Autore pensieroso, tira fuori 500mila caratteri di romanzo in cui i due terzi riguardano sensazioni e pensieri dei personaggi. Se il romanzo è nostalgico è in grado di far deprimere il lettore.

Conoscenza del mondo editoriale

Principiante-positivo, ne sa qualcosa dalla frequentazione del WD e/o da piccole pubblicazioni. Fa pochi invii l'anno alle CE e cerca di migliorarsi. Non pretende la luna, sa che il rifiuto che riceve è meritato quanto soggettivo e dopo un giorno di depressione si rimette in carreggiata, leggendo molto (anche in officina) e confrontandosi con gli altri riguardo alla scrittura e al mondo editoriale (soprattutto qui sul WD).

Aspettative di vendita

Qui sono realista anche se, essendo abbastanza povero, al massimo mi piglio un aperitivo con la mia fidanzata alle prime 100 copie vendute (se ci arrivo, ovvio). Inoltre cerco di prendere il lato positivo: se non ricevo royalities, ho meno impicci con il 730. :sorrisoidiota:

Impegno post-pubblicazione

Qui penso di essere il timido.

 

Come detto, non riesco a capire il tuo intento. Se c'è qualcosa che non va o se sei stufo di ricevere manoscritti con i "soliti" errori o altro, non credi che siano meglio due righe costruttive? Qualcosa del tipo "ragazzi, non potete immaginare quanti manoscritti ci arrivano che hanno questo e quest'altro errore" (una volta l'avete fatto se non erro). Che poi nessuno vi impedisce di rifiutare un manoscritto dopo aver letto la sinossi o due righe, senza perderci troppo tempo.

Davvero, non voglio che la prendi sul personale, vorrei capire.

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Ospite

Caro, @bwv582 , il tuo post è scritto con una tale chiarezza e una tale educazione, che mai e poi mai potrei prendermela. Ti rispondo dunque molto volentieri, ma consentimi di farlo nella mia veste di autore, non di editore, perché, è opportuno sottolinearlo, è proprio in tale veste che ho dato il via alla discussione: non tutti gli altri soci fondatori di Aporema (autori pure loro) sono sempre d'accordo con quello che scrivo e, ti dirò, spesso mi consigliano di star zitto. Come vedi, però, non è facile ridurmi al silenzio. E ora passiamo alle risposte.

2 ore fa, bwv582 ha scritto:

non riesco a capire se si tratta di uno sfogo oppure di una vera catalogazione in base alla tua esperienza

Entrambe le cose, ma soprattutto la prima. Se tuttavia di sfogo si tratta, non è certo quello di un editore deluso dal materiale che gli arriva o dall'atteggiamento di chi glielo spedisce: è piuttosto quello di un autore, sconcertato dal comportamento di taluni colleghi, non tanto in questo forum, quanto in alcune pagine a loro dedicate sui social e, soprattutto, nella vita reale.

2 ore fa, bwv582 ha scritto:

fatico a trovare della serietà e/o qualcosa di costruttivo

Il mio intento principale è sempre quello di strappare una risata,  castigat ridendo mores, ma se cerchi tra le righe, troverai entrambe le cose: serietà e qualcosa di costruttivo. Basta fare quello che hai fatto tu, del resto, ovvero un piccolo esamino di coscienza, per vedere se spesso, o solo qualche volta, non rientriamo pure noi in qualcuna delle suddette categorie e se, in fin dei conti, siamo contenti di restarci. Io ci rientro, eccome, e in più d'una, ma per svelarvi in quali aspetto qualche altro intervento :).

2 ore fa, bwv582 ha scritto:

Se c'è qualcosa che non va o se sei stufo di ricevere manoscritti con i "soliti" errori o altro, non credi che siano meglio due righe costruttive? Qualcosa del tipo "ragazzi, non potete immaginare quanti manoscritti ci arrivano che hanno questo e quest'altro errore" (una volta l'avete fatto se non erro).

A tale interrogativo dovrei risponderti da editore, ma come ti ho già spiegato, non sono queste le motivazioni che mi hanno spinto ad aprire la discussione. In ogni caso avrai visto che molti dei "difetti autorali", se così vogliamo chiamarli, si riferiscono a una fase successiva alla pubblicazione...
Per non lasciarti del tutto a bocca asciutta, però, ti posso anticipare che segnalare i principali errori da non commettere nell'invio di un manoscritto sarà proprio il tema di una delle nostre future pubblicazioni.

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Ospite AndC
7 ore fa, Alexmusic ha scritto:

L’autore analfabeta: commette errori grossolani di grammatica. Trattasi di specie ormai estinta, non tanto grazie all’innalzamento del livello generale d’istruzione, ma a quello del correttore automatico dei programmi di video scrittura.

 

Per mia personale opinione basata su quanto è possibile leggere in giro, fra social di scrittura, testi autopubblicati e purtroppo (anche se forse più raramente) testi pubblicati da CE, credo che tale categoria non solo non sia estinta, ma continui a prosperare d'inattaccabile salute.

Molte volte i correttori automatici, specie quelli di device come telefonini o tablet, creano più errori di quanti non ne correggano e vengono lasciati così.

Molte volte, gli stessi refusi segnalati in rosso dai correttori grammaticali dei più diffusi software di scrittura vengono ugualmente lasciati così.

Molti errori o refusi non vengono segnalati perché effettivamente risultano errori solo alla conoscenza umana e non a quella di una macchina, per cui errori comuni come la coniugazione plurale/singolare o maschile/femminile ad esempio di aggettivi possessivi non risulta un errore "rosso". Es: "le miei mano"... 

Ancora si leggono "è" senza accenti, sopratutto se maiuscole (sostituite magari da apostrofi) o passati prossimi dei verbi avere senza "acca" e via dicendo...

 

Qui mi fermo.

 

Comunque, a mio avviso, credo che le categorie di scrittori possano essere ancora più numerose...

 

Io personalmente, ritengo di appartenere alla categoria di "coloro che si sono rotti le scatole", un po' di tutto questo pazzo mondo editoriale, sociale, culturale che di sogni doveva e dovrebbe prosperare, ma alla fine boh, molto spesso è questo marasma fatto di niente e chiacchiere passeggere, un vociare che si strozza su se stesso.

 

Ciao!

 

 

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Scrittura: semi-analfabeta con cacofonia. 

Conosceza del mondo editoriale: informata fino al nichilismo. 

Aspettative di vendita: libro più panino co' 'a mortazza fanno 10 euro, signo'. Che faccio, incarto?

Impegno post-pubblicazione: Volenterosa fuori, dentro Gloomy Sunday nella versione di Diamanda Galas. 

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Mah... mi riconosco solo nel "io ho scritto il libro, il resto sono Gazzi tuoi".

 

Pero' anche facendo la fenomenologia dell'editore ne vedremmo delle belle.

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Bel post :asd:

Provo a partecipare al gioco :)

 

Scrittura

 

10 ore fa, Alexmusic ha scritto:
  • L’autore non narratore: abbastanza diffusa pure questa categoria, anche se non quanto la precedente. In questo caso lo scrittore è sì padrone della lingua italiana, interrogative indirette comprese, ma non sa neanche da che parte si cominci a raccontare una storia. Afflitto da spiegonite acuta, che si manifesta fin dalle prime righe, la sua prosa ha lo stesso appeal narrativo della moglie di Fantozzi: lo sbadiglio è sempre dietro l’angolo e il chissenefrega piomba sul lettore come una ghigliottina affilatissima.
  • L’autore narratore: rarissimo. T’incanta fin dalle prime righe, ti costringe a indossare il pannolone per non andare al bagno e ti fa fare le tre o le quattro del mattino per finire il capitolo o addirittura tutto il libro.

 

Ehm… Qui mi sono perso perché non ho capito cosa intendi per "narratore". Per come la vedo io, ho un cattivo rapporto con i narratori: come autore, preferisco il "non-narratore" anche per evitare la "ghigliottina del chissenefrega". Mi chiedo perché mai un "autore narratore" incanta, mentre uno "non narratore" è come Pina Fantozzi :asd: Può essere anche che il contrario, eh!, e spesso lo è.

Ma forse ho capito male io…

Comunque, mi dichiaro "autore non-narratore" senza spiegonite.

 

 

Conoscenza del mondo editoriale

 

Quattro cose tenute insieme dalla sputazza (=saliva).

 

 

 

Aspettative di vendita

 

Nessuna. Se vendo, bene; se non vendo, bene lo stesso. Chissene?

 

 

 

Impegno post pubblicazione

 

Nessuno. Tre giorni fa, dopo sei mesi che non lo facevo, ho controllato i report di vendita e ho scoperto di aver venduto molto di più di quanto mi aspettassi, soprattutto all'estero. Il mio primo giallo è letteralmente andato a ruba. Ne sono rimasto sorpreso appunto (la mia faccia era così O_OO_OO_O) perché non avevo mosso un dito nel post-pubblicazione. E se muovevo il fatidico dito, che succedeva? Forse sarei entrato nel Guinness dei primati :asd:  

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1 ora fa, ophelia03 ha scritto:

libro più panino co' 'a mortazza fanno 10 euro, signo'. Che faccio, incarto?

 

:asd::asd::asd:

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1 ora fa, camparino ha scritto:

Mah... mi riconosco solo nel "io ho scritto il libro, il resto sono Gazzi tuoi".

 

Anch'io mi riconosco nella stessa categoria, almeno finché non vedrò che si chiede alle galline di armarsi di padella e di fare anche le frittate.

Sempre a sparare sui poveri autori, ma alla fine dei conti sono il motore della macchina (no autori, no libri) e nel contempo l'anello debole di tutta la catena.

Comunque la satira la si dovrebbe fare sui potenti, e fatico a immaginare una figura sociale che abbia meno potere del'aspirante autore. 

 

 

Modificato da massimopud

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Per quanto riguarda la scrittura, mi permetto di suggerire una via di mezzo tra la 3 e la 4. Tra un autore che non sa neanche da che parte si cominci a raccontare una storia a uno che t'incanta fin dalle prime righe e ti tiene incollato alla storia, ce ne passa eh. 

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Ma quante regole ci sono per scrivere? Non basta essere il numero uno della grammatica. Bisogna saper raccontare, non tutti ci riescono e questo infastidisce molto a chi magari é un perfetto scrittore ma un pessimo narratore. Ho una carissima amica che non ha un diploma ma incanta chiunque con il suo modo di scrivere. Io sono della categoria: libera espressione!

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Non so in quale categoria collocarmi e, socraticamente, so di non sapere. Quando penso di avere qualcosa da dire, da raccontare, scrivo un libro e lo invio a qualche casa editrice, di quelle piccole, preferibilmente neonate e, quindi, da sperimentare. Succede che mi pubblichino e che qualcuno acquisti il libro: royalties fino ad oggi non ne ho viste, forse arriveranno più avanti in misura tale da consentirmi pizza e birra. Gli squali conclamati con me hanno poco, anzi, niente da addentare. Sono stato venditore e, proprio per questo, ritengo che il problema vendere riguardi l'editore: se ha creduto nel libro, come venderlo è un problema suo, io al massimo posso partecipare ad eventi promozionali da esso editore organizzati. Attendo analoga classificazione degli editori.

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Ospite
3 ore fa, massimopud ha scritto:

Anch'io mi riconosco nella stessa categoria, almeno finché non vedrò che si chiede alle galline di armarsi di padella e di fare anche le frittate.

 

E se non riescono a venderle ste bendette frittate, devono pure acquistarsele da sole  :asd:

Che bello quanto l'autore scriveva

L'editor editava

La casa editrice distribuiva

L'ufficio marketing pensava a fare pubblicità

Il lettore acquistava il libro

:(

 

Personalmente, forse perché non mi sento di essere un'autrice a tutti gli effetti,  non ho mai minimamente preso in considerazione l'idea di inviare un manoscritto a una CE, ci tengo troppo a mantenere alta la mia autostima :asd: 

Aver letto varie esperienze di aspiranti autori su questo forum  ha rafforzato la mia già ben radicata convinzione che l'autopubblicazione, in molti casi, resti l'unica possibilità di arrivare a farsi leggere dal target a cui ci si rivolge.

 

 

 

 

 

 

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Ho visto che l'argomento si è sviluppato molto, @Alexmusic, mi spiace per il ritardo della risposta... c'è stata una giornata lavorativa nel mezzo. Comunque sei molto gentile:

11 ore fa, Alexmusic ha scritto:

il tuo post è scritto con una tale chiarezza e una tale educazione, che mai e poi mai potrei prendermela.

grazie! :)

11 ore fa, Alexmusic ha scritto:

quanto in alcune pagine a loro dedicate sui social

Ho capito il tuo punto di vista... tranne questa frase in cui ho qualche dubbio. Nel senso che credo che in questo caso i tuoi colleghi autori si rispecchiano in queste categorie e ironicamente mostri il tuo sconcerto nel notarlo (in effetti molte categorie non sono esaltanti).

11 ore fa, Alexmusic ha scritto:

per vedere se spesso, o solo qualche volta, non rientriamo pure noi in qualcuna delle suddette categorie e se, in fin dei conti, siamo contenti di restarci

Ma senz'altro anch'io, come detto. Per lo meno per gli ultimi due punti! Di sicuro non il primo. :saltello:

11 ore fa, Alexmusic ha scritto:

Per non lasciarti del tutto a bocca asciutta, però, ti posso anticipare che segnalare i principali errori da non commettere nell'invio di un manoscritto sarà proprio il tema di una delle nostre future pubblicazioni.

E la leggerò volentieri. Ma sai, ho idea che in veste di Aporema avete fatto un post di questo tipo, non so se in relazione ad altro o cose simili... resta comunque un ricordo, una sensazione, semmai frugo nel vostro profilo qui e cerco a tempo perso.

 

... per il resto la discussione si è evoluta più come metterci in gioco che come discussione. Quindi inizio a pensare di aver frainteso qualcosa ma in ogni caso mi sono catalogato anch'io nell'intervento precedente. :P

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Dunque, vediamo: modestia a parte, mi riconosco nel narratore (ma non escludo trattarsi di un terribile effetto Dunning-Kruger :asd:). Anche se sono solo seminformata, resto fortunatamente realista, particolare che ben si accompagna al mio essere timida.

Poteva andar peggio, dai. 

 

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Ospite

Semianalfabeta e seminformata. Per questo non rompo le balle alle CE e di conseguenza non ho aspettative di sorta. :lol:

 

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Io penso che in molti ambiti, soprattutto artistici, sia molto presuntuoso autogiudicarsi, tanto è vero che, nel caso della scrittura, si rimanda il giudizio all'editore, che sceglie il romanzo sul quale investire, poi, al lettore, il quale può decidere il successo di un libro.

Bisogna solo impegnarsi sempre di più e far tesoro delle proprie esperienze, perché gli esami non finiscono mai e c’è sempre da imparare.

In questo campo, poi, l’artista potrebbe anche non esistere e non ha nessuna importanza, conta solo il libro. In tante biografie, riferite agli autori, ci vengono svelati i “vizi più strani”, ma io a casa ho un libro e non quel vecchio ubriacone, se non qualcosa di peggio.

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3 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

gli esami non finiscono mai e c’è sempre da imparare.

Parole sante. Il problema è che a dirlo sono in tanti, ma non tutti si comportano di conseguenza. Forse perché pensano che la massima sia applicabile agli altri, piuttosto che a se stessi.

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Vado benino per le prime categorie, ma cado come un'asina sulle aspettative post-pubblicazione, essendo una timida gnè-gnè che cerca di travestirsi da macchina da guerra, ma fa una grande fatica e deve resistere a quella periodica tentazione di mandare tutti a quel paese e passare la vita a dormire e a guardare la tv. Altro che scrivere.

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Il 19/2/2020 alle 02:16, Alexmusic ha scritto:

Ecco dunque (...) la mia personalissima “fenomenologia dell’autore”, sperando venga accolta con lo stesso spirito ironico che l’ha ispirata

Divertente e sagace in ogni suo punto.

Tu possiedi una visione a tutto tondo in quanto editore: visione che la maggioranza di noi non ha. Di solito libri brutti non ne leggo, perché cerco di stare attenta a cosa compro: a te invece, immagino, ne capitano in continuazione sotto le mani e davanti agli occhi. Ma più che agli aspetti della scrittura, mi pare tu dia particolare rilievo nel tuo post a tutto quello che avviene "dopo": cercare disperatamente di barcamenarsi tra ce e/o agenti e, infine, pubblicizzarsi.

In relazione a ciò, mi trovo in totale accordo con @massimopud:

Il 19/2/2020 alle 13:52, massimopud ha scritto:

almeno finché non vedrò che si chiede alle galline di armarsi di padella e di fare anche le frittate.

 

Il tuo articolato elenco è spiritoso, pertanto è del tutto giustificato che esso non consideri aspetti quasi tristi nella loro ovvietà: se me lo permetti, prendo me come esempio. Il romanzo che ho scritto non l'ho cercato: mi è capitato tra capo e collo. E così il secondo, ancora a metà. Se scrivere è bello ed entusiasmante, perché è anche, a suo modo, uno "studio", cercare le ce o gli agenti o, peggio che mai, autopubblicizzarsi, diventa un "lavoro" vero e proprio e per di più estenuante: succhia tempo ed energie. Mi sono accorta quasi subito che non sono in grado di sostenerlo, in quanto costituirebbe il terzo lavoro dopo la famiglia (a cui tengo moltissimo) e il mio lavoro effettivo, che mi piace e per cui mi pagano. Riassumendo: non ho tempo; non ho energie; non sono capace; non ho voglia; mi si confondono le idee; quindi lascio perdere. Ma non è pigrizia. È come scrivono sopra @camparino e Massimopud: ognuno deve fare quello che sa o che può fare. Non amo i social e, a parte questo forum, non sono su nessuno di essi: e questo è un male, lo so da me. Ma perché devo fare per forza una cosa che non mi piace per niente? Ecco che giungo al punto (finalmente, dirai): mi piacerebbe che esistesse (magari c'è già, e nella mia ignoranza non la conosco) una figura professionale volta a contattare ce e agenti, a creare account, a pubblicizzare i testi. Insomma: a fare quello che io personalmente non so e non ho il tempo di fare. Se dopo un determinato periodo (quanto? un anno? diciamo pure un anno) non pervengono riscontri di sorta, per quello che mi riguarda il libro in questione può rimanere in eterno dove sta ora, dopo l'autopubblicazione.

 

Il 19/2/2020 alle 09:40, Alexmusic ha scritto:

Io ci rientro, eccome, e in più d'una, ma per svelarvi in quali aspetto qualche altro intervento :).

Quando ce lo sveli? :D

 

Grazie mille per i tuoi interventi sempre stimolanti, @Alexmusic, e un saluto.

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Ci sono altre due categorie:

 

1. Quella degli scrittori stufi dei piccoli editori. Autori che scrivono puntando alle big o a CE meno big ma comunque prestigiose. Se la big non arriva continuano a scrivere per il piacere di farlo, al tempo stesso snobbano i piccoli editori perché hanno capito da tempo che è un gioco che non vale la candela – questo per una quantità di buoni motivi che sarebbe inutile ricordare.

 

2. Questa è poco numerosa ma agguerrita, soprattutto all'estero: la categoria degli autori che sono usciti per le big e magari non hanno fatto i numeri sperati. Negli States parecchi di costoro si sono riciclati come autori indie. Come tali, quando vendono, mettono in tasca ben altro che due soldi bucati.

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13 ore fa, Ace ha scritto:

Ci sono altre due categorie:

 

1. Quella degli scrittori stufi dei piccoli editori. Autori che scrivono puntando alle big o a CE meno big ma comunque prestigiose. Se la big non arriva continuano a scrivere per il piacere di farlo, al tempo stesso snobbano i piccoli editori perché hanno capito da tempo che è un gioco che non vale la candela – questo per una quantità di buoni motivi che sarebbe inutile ricordare.

 

2. Questa è poco numerosa ma agguerrita, soprattutto all'estero: la categoria degli autori che sono usciti per le big e magari non hanno fatto i numeri sperati. Negli States parecchi di costoro si sono riciclati come autori indie. Come tali, quando vendono, mettono in tasca ben altro che due soldi bucati.

 

Sì, mi riconosco nel punto 1 e concordo con il punto 2, anche perché autori ben noti urbis et orbis e di qualità i mumeri possono non farli. Allora meglio ballare da soli. 

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Definirmi da me stesso, conviene seguire, ciò che non si può parlare è meglio tacere. Tuttavia mi è capitato di sentirmi definire scrittore Naif, questa categoria non mi dispiace. Comunque sento di essere un buon narratore vocale se poi la narrativa la eseguo in dialetto allora sento di migliorare al 100%

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Ospite

Cara @Ippolita2018 , capisco perfettamente il tuo punto di vista, così come quelli di  @massimopud o di @camparino , e perfino quello di @Ace che parla di autori ormai stufi di rivolgersi alle piccole CE, perché convinti che queste non li potranno aiutare più di tanto.

Detto ciò, lasciate che vi dia un dato. Sapete qual è la differenza, in termini di vendite, tra l'autore che si impegna personalmente nella promozione e uno che invece (per validissime, sacrosante e incontestabili ragioni) non lo fa? Bene, esiste un rapporto 10 a 1: per ogni libro venduto dal primo, il secondo ne vende dieci.

Attenzione: questo non significa che tutte le vendite del romanzo dell'autore "attivo", chiamiamolo così, sono state effettuate da lui direttamente a parenti, amici e conoscenti. No, questo è un grande malinteso, credetemi. Il marketing di un libro è paragonabile a un volano pesantissimo, che per le ben noti leggi inerziali, è assai duro da mettere in moto: se ci prova la piccola casa editrice da sola, spesso non ce la fa; se ci prova l'autore da solo, stesso risultato; ma se entrambi uniscono le forze (la nostra CE è nata proprio con questo obiettivo) le probabilità di riuscita salgono notevolmente. E una volta messo in moto, il volano gira per conto proprio: certo, la mole delle vendite iniziali col tempo tende a scemare, ma il libro continua comunque a farsi notare ed è ormai uscito dalla cerchia ristretta delle conoscenze dell'autore. Capisco bene che tanti piccoli editori puntano solamente a prosciugare questa cerchia e oltre non vogliono andare, ma non è il nostro caso. Questa è un politica che va bene per chi pubblica un libro alla settimana, forse anche di più, e a editarlo, o anche solo a correggerlo, manco ci pensa. Per chi punta a una decina di pubblicazioni all'anno, un libro che non ha un minimo di successo rappresenta una perdita grave.

17 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Quando ce lo sveli? :D

Dai, dammi ancora un paio di giorni...

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4 ore fa, Caty ha scritto:

 

Sì, mi riconosco nel punto 1 e concordo con il punto 2, anche perché autori ben noti urbis et orbis e di qualità i mumeri possono non farli. Allora meglio ballare da soli. 

Se avessi trent'anni (o forse anche venti) di meno, avrei scelto di percorrere questa via. Purtroppo, non frequentando i social ed avendo scarse nozioni di informatica, mi rifugio nella piccola CE, sperando di vendere ai miei venticinque manzoniani lettori.

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