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Ton

Non sei tu, sono Dio

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Vorrei raccontarvi una storiella breve ma intensa. Una storiella banale, di quelle che capitano a tutti almeno una volta nella vita. Nel mio caso, però, ho bisogno di un po’ di fiducia da parte vostra. Sì, perché in realtà qualcosa di strano c’è stato in tutta la faccenda. 

Iniziamo, come sempre, dalla fine.

Lei se ne stava seduta puntandosi coi piedi nudi sulle assi del linoleum. C’è sempre un linoleum in queste storie, se le si vuol dare un certo tono. Insomma, lei se ne stava seduta e allo stesso tempo se ne stava accovacciata. Sembrava aver paura di abbandonarsi del tutto all’appoggio della sedia. Accartocciata, tendeva i muscoli delle cosce in posizione semi-fetale, come stesse per andar di corpo.

Io me ne stavo in piedi davanti alla finestra e fumavo da uno di quegli attrezzi elettronici con i quali non ti ci puoi neanche prendere un tumore come si deve.

- Basta, davvero. Basta. 

- Non te l’ho chiesto io, ricordatelo.

- Lo so, ma questa è stata davvero l’ultima volta. Non posso più permettermelo.

- Di cosa? Di stare bene?

Respirava affannosa. Le davo le spalle ma la tenevo d’occhio dal riflesso del vetro sull’anta destra. Strinse a sé la punta delle ginocchia, quasi a voler nascondere il peccato tra le cosce umide.

- Non sto bene. Non sto bene mai, dopo. Lì per lì, forse. Ma subito dopo è orribile.

- Ma lì per lì stai bene, no?

- Forse.

- Abbastanza bene, direi.

- Non posso più permettermelo. Lo capisci anche tu. Ti prego.

- Questa, poi… non sei mica in catene.

- Ma è come se lo fossi.

 

Credo di parlare a nome di molti, se non di tutti, quando dico che la frase “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere” sia una stupidaggine. Quanto odio le frasi fatte. Se bastasse attendere il piacere per ottenere il piacere, nessuno anelerebbe più al piacere stesso. E venendo a mancare l’obiettivo finale dell’attendere, mancherebbe naturalmente l’esigenza stessa dell’attesa. Insomma, staremmo tutti lì ad accontentarci “di aver atteso”. Quanto a lungo, poi? Non è dato saperlo.

No. Io credo che il piacere sia il piacere e basta. Quando arriva, è piacevole. Quando va via, un po’ spiace. Morta lì. E quelli che si accontentano di aspettare, beati loro. Più piacere da cogliere per me.

 

- Insomma te ne vai.

- …

- Te ne vai sì o no?

- Sì.

- Allora addio.

L’aiuto a raccogliere le sue cose e l’accompagno alla porta. Prima di voltare per il disimpegno sporge il mento all’insù quasi a pregarmi di un bacio. Disperata. Vorrebbe rimangiarsi ogni parola detta. Vorrebbe fregarsene di tutto il mondo là fuori. Tornare dentro, aggrapparsi alle mie spalle, al mio collo. Dire che non le importa di nulla. Non le importa del dovere, non le importa del tempo, non le importa di quel cornuto, non le importa neanche dei figli. Vuole solo me, vuole le sue gambe strette attorno alla mia vita. Vuole essere penetrata. Vuole essere scopata e almeno lì per lì stare bene. Dopo, poi…

Clunk. La porta è chiusa. Addio.

 

Accarezzo il legno della porta. Non sono uno che sta lì a far tante moine. Se ha deciso, ha deciso. Come si dice, il mondo è pieno di pesci. Tiro via il jeans dal letto sfatto, come rimettersi le pive nel sacco e il sacco in spalla a guerra finita. La luce del mattino è prepotente e mi costringe a tener gli occhi chiusi.

Cerco quella macchinetta vomitevole per buttar via un po’ di pensieri e sentirne un po’ del fetore caldo mescolarsi all’aria fredda e pulita di quest’ora. Poi la sento. 

- Basta, davvero. Basta.

------

Dovendomi distrarre un po' dal romanzo, ho scritto un frammento di schifo giusto per non lasciare che vi dimentichiate di me :P 
 

 

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Bentrovato in officina @Tonnino. :) 

 

4 ore fa, Ton ha scritto:

Lei se ne stava seduta puntandosi coi piedi nudi sulle assi del linoleum.

Credo che il linoleum non si usi (nelle case, intendo) almeno dagli anni '70. Quindi ipotizzo che il racconto sia ambientato nel passato: se fossimo nel presente, il pavimento farebbe davvero schifo.

4 ore fa, Ton ha scritto:

fumavo da uno di quegli attrezzi elettronici con i quali non ti ci puoi neanche prendere un tumore come si deve

Quindi l'ambientazione è molto recente e il pavimento fa davvero schifo.

 

4 ore fa, Ton ha scritto:

Strinse a sé la punta delle ginocchia, quasi a voler nascondere il peccato tra le cosce umide.

Che cos'è la punta delle ginocchia? 

 

4 ore fa, Ton ha scritto:

Vuole solo me, vuole le sue gambe strette attorno alla mia vita.

attorno ai miei fianchi. La vita è la circonferenza minima che si misura tra i fianchi e il torace, di solito appena sopra l'ombelico. Se lei gli tiene le gambe intorno alla vita è difficile che lui riesca a penetrarla... Sempre che non mi sfugga qualcosa... (ma temo il commento finirebbe in over 18) :P 

 

A parte queste spigolature, il raccontino è bello. C'è quest'atmosfera desolata di linoleum e sigarette elettroniche nel sole del mattino. C'è una donna infelice che risulta patetica sotto lo sguardo del suo amante. Lui è un cinico imbecille un po' narcisista, di quelli che pensano che il piacere nasca e muoia con il sesso. La frase in cui dice che il piacere "quando arriva è piacevole" è talmente brutta sia dal punto di vista della costruzione che da quello del significato, che da sola rende meschino l'intero personaggio. Nei racconti mi piacciono i personaggi tagliati con l'accetta, colorano tutto con luci e ombre ben definite. 

Però:

4 ore fa, Ton ha scritto:

Cerco quella macchinetta vomitevole per buttar via un po’ di pensieri e sentirne un po’ del fetore caldo mescolarsi all’aria fredda e pulita di quest’ora. Poi la sento. 

- Basta, davvero. Basta.

ho riletto il finale quattro volte e sono arrivata alla conclusione che lui senta una voce che non quella di lei che è tornata indietro, che non è nella sua testa, ma è una voce concreta nella stanza. Mi sembra l'ipotesi migliore, quella più coerente con il titolo. Però non ci sono arrivata subito, alla fine del racconto non ho fatto O_O ma O_-. E non ancora sicura di aver capito bene. Magari perché non sono molto sveglia, ma ecco, per i lettori non molto svegli ti suggerisco di dare qualche informazione in più sulla voce che lui sente.

 

:sss:

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@mercy sempre grazie :sss: 

Sì, l'ambientazione era decadente quanto il personaggio e la scenetta.

 

Quota

Che cos'è la punta delle ginocchia? 


Forse avrei potuto scrivere semplicemente "ginocchia incrociate" ma non rendeva l'immagine che avevo in testa. Come descriveresti una posizione simile tu? :

 

Spoiler

DFTFEGF4WA-2T.jpg?v-cache=1547550139


(P.S. il fatto che esista un manichino in questa posizione mi inquieta, non so perchè).

 

Quota

Sempre che non mi sfugga qualcosa... (ma temo il commento finirebbe in over 18)


Pensavo più alla posizione della carriola :P ma hai ragione, avrei dovuto dire fianchi per semplificare l'immagine.
 

Quota

Però: O_O  ma O_-


Eh, l'idea era un po' vedere se riuscivo a comunicare quello che avevo in mente pur stando sul vago e stringendo all'inverosimile. L'idea che ti sei fatta tu non è quella che avevo io, ma ci sta bene uguale. Sicuramente avrei preferito provocare la prima reazione piuttosto che la seconda :P potevo sprecarmi un po' di più ma sarei sfociato in un racconto breve e non ne avevo voglia.

:rosa: 

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6 ore fa, Ton ha scritto:

forse avrei potuto scrivere semplicemente "ginocchia incrociate" ma non rendeva l'immagine che avevo in testa. Come descriveresti una posizione simile tu? :

ginocchia unite (ginocchia strette). "Strinse (chiuse, unì) le ginocchia, quasi a voler nascondere..."

 

6 ore fa, Ton ha scritto:

Pensavo più alla posizione della carriola :P 

Questa me la vado a cercare... Chissà se la trovo su google...

 

6 ore fa, Ton ha scritto:

L'idea che ti sei fatta tu non è quella che avevo io, ma ci sta bene uguale.

L'ho detto e ripetuto che non sono molto sveglia... Aspetta di avere altri riscontri.

 

:sss:

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@mercy scusa il ritardo. Non ti preoccupare che sei sveglia abbastanza (anche se non mi aspettavo certe lacune in campo erotico, devo rivedere le mie considerazioni?) :D

 

Ancora non sono convinto sulle ginocchia. È una figura particolare, togliere dettagli (per quanto inusuali), toglie ampiezza all'interpretazione... credo :grat:

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