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Lizina

Libri di serie A e libri di serie B?

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Salve a tutti,
la domanda nasce da una situazione che si è creata a un corso di scrittura creativa che ho appena concluso. Il corso è stato estremamente interessante e l'insegnante molto preparata. Ognuno di noi, qualora lo avesse ritenuto opportuno, era chiamato a portare in classe un proprio lavoro (da leggere tutto o solo parzialmente), sicchè lo si potesse commentare, trovando gli aspetti positivi e quelli negativi.
Ho approfittato e ho portato il primo capitolo di un romanzo che da un anno sto provando a pubblicare. Al di là degli aspetti positivi e negativi sottolineati dall'insegnante, ciò che mi ha dato noia è stato il commento sul genere da parte degli altri allievi del corso. Non ho ricevuto da parte loro critiche (costruttive o meno) sulla trama o sulla scrittura (a parte il fatto che avessi ripetuto due volte in 4 pagine la parola 'cioccolato' e un giudizio sulla personalità della protagonista) ma proprio sul genere. Il mio romanzo è un chick-lit e non vuole essere altro che un romanzo di evasione, come del resto sono gran parte delle opere appartenenti a tale genere. Il commento clou è stato una cosa del tipo: Sì, però è un chick-lit, è letteratura di serie B, quasi a sottintendere che non valesse la pena soffermarsi troppo. Oppure hanno sottolineato la vicinanza (ma non nel senso di già visto) a questo, a quello o a quell'altro libro, cosa abbastanza scontata dato che il filone di appartenenza è quello.
Ora, al di là della mancanza di professionalità da parte dei discenti e al di là dei gusti personali, secondo voi quanto è diffuso questo snobismo nei confronti di taluni generi, da parte dei lettori ma soprattutto degli altri scrittori?

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Secondo me questo atteggiamento in Italia è molto diffuso tra scrittori e operatori culturali. Da noi la scrittura di genere è sempre stata guardata dall'alto in basso: persino verso il noir, frequentato da scrittori eccellenti, e "sdoganato" pressoché ovunque, da noi c'è chi ancora storce il naso. Peggio ancora per il genere fantastico. Poi non parliamo di generi prevalentemente femminili come il rosa e il chick lit...

Anche tra i lettori ci sono quelli snob, ma ci sono anche quelli che invece leggono senza pregiudizi, e pure quelli innamorati di un genere e non escono da quello. 

Forse ti può consolare sapere che anche Tolkien e Stephen King sono stati a lungo schifati dalla critica e da tanti intellettuali perché scrivevano romanzi di genere.

E se tu ami leggere e scrivere quel genere, @Lizina, continua sulla tua strada: fregatene di questo tipo di atteggiamenti e scrivi il miglior chick lit che puoi! 

(In verità trovo questi tuoi compagni di corso talmente antipatici che ti auguro di cuore di diventare la nuova Kinsella e di tornare a far loro una bella pernacchia. xD)

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7 minuti fa, franka ha scritto:

Forse ti può consolare sapere che anche Tolkien e Stephen King sono stati a lungo schifati dalla critica e da tanti intellettuali perché scrivevano romanzi di genere.

Ecco, sì. Dalla critica me lo aspetto e anche dai cosiddetti intellettuali. Non perchè abbiano ragione ma perchè so perfettamente come ragionano. Da gente che sta imparando a scrivere come me no. Il genere può non piacere ma questo non significa che debba essere declassato a qualcosa di inferiore.

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42 minuti fa, Lizina ha scritto:

secondo voi quanto è diffuso questo snobismo nei confronti di taluni generi, da parte dei lettori ma soprattutto degli altri scrittori?

Una gran bella domanda a cui non so rispondere ma tento di farlo ugualmente per il piacere della discussione.

I lettori, o almeno la maggioranza, non sono snobisti (le classifiche parlano chiario: i best seller sono romanzi di genere). Inoltre credo che tutti, o quasi, me compreso, leggono sia narrativa che letterarura.

Gli scrittori sono più difficili da inquadrare: alcuni sono snobisti, altri no.

Io sono dell'idea che è la scrittura a fare la differenza; il genere è solo un'etichetta che aiuta il lettore nella scelta.

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Ah, mi sono dimenticato di aggiungero un ultimo pensiero: alcune volte, come nel tuo caso, i peggiori detrattori sono proprio i "colleghi" scrittori.

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1 ora fa, franka ha scritto:

E se tu ami leggere e scrivere quel genere, @Lizina, continua sulla tua strada: fregatene di questo tipo di atteggiamenti e scrivi il miglior chick lit che puoi! 

(In verità trovo questi tuoi compagni di corso talmente antipatici che ti auguro di cuore di diventare la nuova Kinsella e di tornare a far loro una bella pernacchia.

(y)  Mi associo in pieno.

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Ospite AndC
1 ora fa, Lizina ha scritto:

Il mio romanzo è un chick-lit

Fermo restando che no ho la più pallida idea di cosa sia lo chick-lit, ti voglio rispondere in tutta onestà: io ero (e ancora un po' sono) uno scrittore-lettore che snobbava certi generi per principio... a uno chick-lit non mi sarei neanche mai avvicinato... e ancora oggi, l'ammetto, basta la parola best-seller per farmi venire un po' di pelle d'oca... ma voglio anche confessarti che col tempo - mi permetto di dirlo - penso di essere un po' "maturato" e di aver cambiato idee aprendomi sempre più alle visioni altrui (parlo in particolare della narrativa, ovviamente) buttando nel cestino un bel po' di pregiudizi.

Questa premessa, del tutto personale e sicuramente gratuita, era solo per dirti ciò di cui sono veramente e sempre più convinto: sì, possono esistere romanzi di serie A e serie B (e a continuare, C, D... Z) ma non è sicuramente il genere a fare questa differenza, piuttosto il suo contenuto in senso di qualità di scrittura etc.. etc.. poi sicuramente i gusti sono gusti. 

Se dunque si parla di gusti personali, questo genere, come genere, può piacere quanto no... è ovvio che - come nel tuo caso - se si tratta di un "esercizio" alla critica (come era quello che avete affrontato durante il corso di scrittura), certi giudizi personali non solo dovrebbero rimanere fuori, ma sono per me sintomo di un'incapacità di critica.

Se il tuo romanzo è chick-lit, oltre ai vari canoni di una storia (struttura, personaggi, trama, etc..), agli eventuali accorgimenti di grammatica o sintassi, dovrebbe essere giudicato all'interno del suo genere... se non sono stati in grado di farlo, è sicuramente per ignoranza o pregiudizio... non è un'accusa, ma una sorta di dato di fatto.

 

Lo snobbismo è dunque diffusissimo, come purtroppo sono diffusissimi romanzi a mio avviso "illeggibili" (senza alcun riferimento a nessuno, ovviamente).

Ciò che dunque fa la qualità della tua storia non è lo chik-lit, il rosa, il fantasy o quel che sia, ma appunto la qualità della tua scrittura e la bellezza della storia stessa.

 

Ammetto personalmente di restare comunque un lettore-scrittore un po' snob (anche se ormai morigerato): se mi dicessero leggi questo bellissimo chick-lit, chiederei se invece non è piuttosto un vestito da indossare, ma se leggessi un libro ben scritto per i suoi intenti, lo troverei di serie A a prescindere dal genere.

 

Dunque ti faccio i miei migliori auguri per la tua storia... chi deciderà la categoria di appartenenza sarai in primis tu, con il tuo impegno, la tua passione e dedizione per la stessa... 

 

Ciao!

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2 ore fa, Lizina ha scritto:

Il mio romanzo è un chick-lit e non vuole essere altro che un romanzo di evasione, come del resto sono gran parte delle opere appartenenti a tale genere. Il commento clou è stato una cosa del tipo: Sì, però è un chick-lit, è letteratura di serie B,

 

Io la penso così…

Se lo scopo di qualsiasi libro è di essere d'evasione, se riesce a fare evadere il lettore (cosa difficile) è letteratura non di serie A, ma di serie A-issima. Non mi importa come ci riesca di preciso, basta che ci riesca. Può contenere le peggiori banalità del pianeta, i più triti e ritriti luoghi comuni, ma se raggiunge lo scopo per me è grandioso.

Se un libro promette di fare saltare il lettore su un tavolo e di fargli ballare nudo la macarena, e il lettore davvero salta sul tavolo e si mette a ballare nudo, io lo stimo e per me è di serie A.

Lo stesso vale per il tuo chick-lit:)

Certo che i tuoi colleghi di corso sono dei grandi antipaticoni:D 
Io una piccola vendetta bonaria me la prenderei. Quando qualcuno di loro parla con sussiego di Harry Potter (tanto quelli li si trova sempre ;)), tu gli dici con alterigia: "Harry chiii?! What?! Ah, sarà quello che vende pentole su TeleRoccacannuccia". Tié! :asd:

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3 ore fa, Lizina ha scritto:

Secondo voi quanto è diffuso lo snobismo nei confronti di taluni generi da parte degli scrittori?

 

Parecchio, soprattutto tra quelli alle prime armi. Più sono inesperti e più sono mordaci nei confronti di chi scrive cose lontane dalle loro. È una forma di insicurezza che spesso sfocia in acredine immotivata, ma perlopiù con il passare del tempo viene a scemare, specie dopo le gran randellate prese sui denti dagli addetti ai lavori. I pregiudizi sui generi sono perlopiù figli dell’ignoranza, poiché vi sono eccellenze in ogni genere, prendi l’erotico. Viene considerato spazzatura, eppure anche lì ci sono autrici e autori che sanno scrivere sul serio, un nome su tutti: Una Chi, pseudo di Bruna Bianchi, scrittrice docente di letteratura tedesca e traduttrice di Mann e Goethe. Chi disprezza l'erotico provasse a leggere qualcosa di quella signora, se ha bisogno di scrivere una scena piccante che stia in piedi [capita di leggerne in giro che invece di procurare pruriti, fanno schiantare dalle risate].

 

Non è tanto il genere che scrivi, ma come lo scrivi.

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Io non penso che lo scopo di qualsiasi libro sia l'evasione. (E sono sicura che @dyskolos mi perdonerà. :sss:)

Ammetto anche di non leggere alcuni generi, neanche se sono scritti bene. Però non credo ci siano generi di serie A e generi di serie B: ci sono libri che mi interessano e libri che non mi interessano. La chick-lit, per esempio, non mi interessa e quel poco che ne ho letto mi ha annoiata. Ma credo sia semplicemente questione di gusto e di interessi.

In ogni caso, rimango convinta che ognuno abbia diritto di leggere (e di scrivere) quello che preferisce. Spero che questo non faccia di me una snob... Oppure che mi perdonate nel caso io lo sia.

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Penso che se è un libro è bello, lo è a prescindere dal genere. Se mi fossi fermata di fronte al genere non avrei mai conosciuto Tolkien, o Margaret Atwood, forse neppure Shakespeare, perchè scrive solo per il teatro... bisogna essere onnivori e curiosi, non stancarsi mai di cercare la bellezza. E sì, anche io leggo per evadere, per entrare nelle vite dei personaggi. Senza la sospensione dell'incredulità la vita sarebbe troppo corta e noiosa. I generi sono solo etichette.

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Succede anche a me @Lizina. Scrivo per bambini e per ragazzini, di solito la reazione è: fantastico, come sei fortunata a scrivere delle storie così semplici. Questo quando c'è una reazione perché se no si ride e basta, come se la letteratura per l'infanzia nemmeno esistesse.

Secondo me non esistono generi di serie B, la differenza la fa lo scrittore, non la storia; ormai le storie sono tutte già state lette e scritte, le problematiche sono sempre quelle, soprattutto in un chick-lit dove le regole sono anche abbastanza ferree.

Non lasciarti fuorviare e influenzare dalla reazione di chi, evidentemente, ha poca obiettività, ci sarà sempre qualcuno che pensa di fare e sapere meglio di te.

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7 ore fa, mercy ha scritto:

Io non penso che lo scopo di qualsiasi libro sia l'evasione. (E sono sicura che @dyskolos mi perdonerà. :sss:)

 

Per questa volta ti perdono, dai, faccio uno sforzo ;):sss:

Ho parlato di "letteratura di evasione" perché la stessa @Lizina aveva presentato il suo romanzo con questa frase: "Il mio romanzo è un chick-lit e non vuole essere altro che un romanzo di evasione". Se lo scopo è l'evasione del lettore, e quel romanzo effettivamente mi fa evadere (cosa preziosa al giorno d'oggi), per me è un'ottima prova letteraria:)
Una volta lessi "letteratura da aeroporto" in senso spregiativo, e si alludeva al fatto che il libro serviva al massimo a tenere compagnia al lettore durante gli scali in aeroporto (roba noiosissima, tra l'altro:asd:) ed era quindi di serie B: bene, se quel libro effettivamente mi teneva compagnia in aeroporto, per me è di serie A.
Se non altro, avrà impedito a qualcuno di aggredire qualche hostess dell'Alitalia di passaggio. Avrà avuto anche uno scopo sociale:P

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Beh, in effetti difficilmente uno scrittore di horror è invitato nel talk show e diventa coscienza morale del Paese.

Mah

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Ospite
13 ore fa, AndC ha scritto:

Fermo restando che no ho la più pallida idea di cosa sia lo chick-lit

Mi associo. E questa volta, perdonatemi, ma non vado neanche a googolare :) Mi limito a dire che detesto le classificazioni. Le detestavo da musicista, le detesto da autore-editore. La musica si divide in buona e cattiva, e per amor del cielo non chiedete a me di spiegarvi ora con quale criteri avviene questa divisione: chiedetelo al vostro stomaco, quando si ritorce nell'ascoltare certe schifezze, o alle vostre mani, quando provando l'impulso irrefrenabile di entrare dentro la tv, tirar fuori l'idiota di turno che sta massacrando il pentagramma e anche gli imbecilli che gli hanno dato la possibilità di farlo in pubblico.
Tornando ai libri, li divido in belli e brutti. I primi ti lasciano dentro qualcosa e in qualche modo, poco o tanto, ti cambiano. I secondi ti lasciano tale e quale a com'eri prima di leggerli. Questo è ovviamente il mio personale e discutibilissimo criterio di giudizio. Quindi niente serie A, serie B o serie C.

Che poi per approcciarsi ad alcune storie e ad argomenti specifici, e tirarne fuori una trama decente, occorra una notevole dose d'impegno, di ricerca e di preparazione, è tutto un altro discorso. Chi sceglie questa seconda strada ha sempre la mia ammirazione, a prescindere dal risultato, che alla fine potrebbe portare comunque a un libro più deludente e meno accattivante di un chick-li, un chicken nugget, un check point o un chuck berry (l'ultimo è il mio preferito ;))

Modificato da Alexmusic
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3 minuti fa, Alexmusic ha scritto:

Mi associo. E questa volta, perdonatemi, ma non vado neanche a googolare :) 

Ecco, non osavo intervenire proprio per questa ragione. Fermo restando che la discussione è molto interessante, ma cos'è un chik-lit?

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13 ore fa, AndC ha scritto:

Fermo restando che no ho la più pallida idea di cosa sia lo chick-lit,

"Chick lit è l'espressione inglese con la quale si definisce un genere letterario emerso negli anni novanta e rappresentato da scrittrici soprattutto britanniche e statunitensi, che si rivolgono prevalentemente a un pubblico di donne giovani, single e in carriera. A questo genere appartengono numerosi best seller internazionali a partire dagli anni novanta in poi.

Pur presentando alcuni elementi in comune con il tradizionale romanzo rosa, il romanzo chick lit tende a essere umoristico e post-femminista nella sua rappresentazione della vita e dei rapporti sentimentali. Le protagoniste sono di solito donne dinamiche, alla moda, fra i venti e i quarant'anni, che vivono in grandi città (per esempio Londra o Manhattan) e lavorano in settori come l'editoria, la pubblicità, la finanza o la moda. Lo stile della narrazione tende a essere irriverente anche (o soprattutto) sugli argomenti sentimentali e sessuali." (Wikipedia)

Alcuni titoli: Il diario di Bridget Jones (Helen Fielding); I love shopping (Sophie Kinsella); Il diavolo veste Prada (Lauren Weisberger). 

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Grazie @franka  per averci illuminato! Insomma si tratta di un sottogenere del genere rosa. Spero non mi lapiderete se dico che non comprerei un libro di questo tipo. 

Non è un giudizio di valore: ognuno è libero di leggere o scrivere ciò che vuole, ci mancherebbe. E credo anche che i compagni di corso di @Lizina siano stati poco cortesi nei suoi confronti. A me è capitato di leggere qualche testo di scrittori esordienti del genere come beta-reader e ho sempre cercato di dare un'opinione spassionata che andasse oltre i miei gusti e che fosse rispettosa del lavoro altrui. Però un libro di questo genere non lo comprerei. Sono snob? Non credo, ho solo i miei gusti.

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Ma no @ivalibri, i gusti sono gusti, ognuno ha dei generi che ama e altri che invece non lo attirano.

Anche a me il chick-lit non attira particolarmente, ma Il diario di Bridget Jones mi è capitato di leggerlo ed è stata una lettura molto piacevole, anche perché all'epoca non era un genere, ma semplicemente un romanzo fresco, originale e pieno di humour. Personalmente una cosa che a volte mi tiene lontana del "genere" (quale che sia) è che avendo convenzioni molto precise rischia di diventare ripetitivo, e allora dopo un po' mi stanca, mi annoia (per esempio ormai fatico a leggere i thriller, che una volta amavo, e anche i gialli investigativi, perché anche se ben confezionati mi danno spesso un senso di già letto). Inoltre la narrativa di genere secondo me è più soggetta del mainstream al vizio editoriale dell'imitazione, per cui quello che "tira" produce una cascata di cloni. Ma al contrario, quando un autore riesce a dare qualcosa di nuovo e personale, nella voce, o nell'idea di fondo, o nei personaggi, o quando riesce a maneggiare le convenzioni di genere in modo originale, o addirittura un po' a stravolgerle, a giocarci, è una vera goduria. 

 

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18 ore fa, Lizina ha scritto:

Salve a tutti,
la domanda nasce da una situazione che si è creata a un corso di scrittura creativa che ho appena concluso. Il corso è stato estremamente interessante e l'insegnante molto preparata. Ognuno di noi, qualora lo avesse ritenuto opportuno, era chiamato a portare in classe un proprio lavoro (da leggere tutto o solo parzialmente), sicchè lo si potesse commentare, trovando gli aspetti positivi e quelli negativi.
Ho approfittato e ho portato il primo capitolo di un romanzo che da un anno sto provando a pubblicare. Al di là degli aspetti positivi e negativi sottolineati dall'insegnante, ciò che mi ha dato noia è stato il commento sul genere da parte degli altri allievi del corso. Non ho ricevuto da parte loro critiche (costruttive o meno) sulla trama o sulla scrittura (a parte il fatto che avessi ripetuto due volte in 4 pagine la parola 'cioccolato' e un giudizio sulla personalità della protagonista) ma proprio sul genere. Il mio romanzo è un chick-lit e non vuole essere altro che un romanzo di evasione, come del resto sono gran parte delle opere appartenenti a tale genere. Il commento clou è stato una cosa del tipo: Sì, però è un chick-lit, è letteratura di serie B, quasi a sottintendere che non valesse la pena soffermarsi troppo. Oppure hanno sottolineato la vicinanza (ma non nel senso di già visto) a questo, a quello o a quell'altro libro, cosa abbastanza scontata dato che il filone di appartenenza è quello.
Ora, al di là della mancanza di professionalità da parte dei discenti e al di là dei gusti personali, secondo voi quanto è diffuso questo snobismo nei confronti di taluni generi, da parte dei lettori ma soprattutto degli altri scrittori?

È la piaga del panorama letterario italiano. La letteratura di genere non è letteratura di serie B. La letteratura di serie B è fatta da libri brutti e per brutti intendo fatti male, indipendentemente dal genere. Non hai idea di quanti libri mainstream (anche di autori famosi) potrebbero essere definiti libri di serie B. 

E poi è una cosa che fa davvero molto ridere. La letteratura italiana nasce dal romanzo d'appendice che era puro intrattenimento.

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42 minuti fa, Eunice ha scritto:

La letteratura di serie B è fatta da libri brutti e per brutti intendo fatti male, indipendentemente dal genere

Concordo, e anche con l'intervento di @Alexmusic
Non lo so di preciso, ma immagino che Jim Thompson fosse considerato un autore di serie B perché scriveva storiacce di gente brutta e cattiva, amorale e sordida. Eppure è uno degli autori che amo di più (Pop. 1280 aka Colpo di spugna, per esempio, per me è un vero capolavoro). 

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4 minuti fa, ophelia03 ha scritto:

Concordo, e anche con l'intervento di @Alexmusic
Non lo so di preciso, ma immagino che Jim Thompson fosse considerato un autore di serie B perché scriveva storiacce di gente brutta e cattiva, amorale e sordida. Eppure è uno degli autori che amo di più (Pop. 1280 aka Colpo di spugna, per esempio, per me è un vero capolavoro). 

Thompson scriveva noir, noir che hanno segnato la storia della letteratura americana di un certo periodo. Porta in scena, come giustamente hai detto, personaggi ai limiti della società non perfettamente allineati al sogno americano. Molti lo criticarono per questo. Vedi L'assassino che è in me, che purtroppo credo sia fuori catalogo. 

Bisogna portare rispetto al genere e il miglior modo per farlo è studiare i grandi che lo hanno fatto, e non risparmiarsi come scrittori pensando "tanto è un libro da spiaggia".

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19 minuti fa, Eunice ha scritto:

Thompson scriveva noir, noir che hanno segnato la storia della letteratura americana di un certo periodo. Porta in scena, come giustamente hai detto, personaggi ai limiti della società non perfettamente allineati al sogno americano. Molti lo criticarono per questo. Vedi L'assassino che è in me, che purtroppo credo sia fuori catalogo. 

Bisogna portare rispetto al genere e il miglior modo per farlo è studiare i grandi che lo hanno fatto, e non risparmiarsi come scrittori pensando "tanto è un libro da spiaggia".

Avercene di penne così lucide e spietate! 
Ma, per dire, anche un'autrice come Patricia Highsmith, eccezionale, modernissima. Per me il genere non è mai una gabbia o un limite e amo, senza distinzione... di genere, autori di ogni risma. La discriminante è, appunto, che siano bravi (per me, per i miei gusti). 

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Sono d'accordo con tutti quelli che hanno detto che non esistono libri di genere, ma solo libri belli e libri brutti. Bello, per me, è un libro che, quando finisci di leggerlo, ti lascia con il rammarico che sia finito, con la voglia di continuare a immergertici dentro. Per quanto riguarda la scuola di scrittura: siamo proprio sicuri che valga la pena di impiegare tempo e denaro nel seguire un corso del genere? Forse se impiegassimo lo stesso tempo e gli stessi soldi per acquistare e leggere libri, otterremmo il duplice risultato di arricchire la nostra cultura e il nostro animo, e di evitare di sovvenzionare un sistema che come obiettivo principe ha quello di spremere il sangue dalle rape. Tanto per usare un'espressione trita, di quelle che gli editor eliminano a prescindere.  

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52 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Per quanto riguarda la scuola di scrittura: siamo proprio sicuri che valga la pena di impiegare tempo e denaro nel seguire un corso del genere? Forse se impiegassimo lo stesso tempo e gli stessi soldi per acquistare e leggere libri, otterremmo il duplice risultato di arricchire la nostra cultura e il nostro animo, e di evitare di sovvenzionare un sistema che come obiettivo principe ha quello di spremere il sangue dalle rape. Tanto per usare un'espressione trita, di quelle che gli editor eliminano a prescindere.  

Leggere è fondamentale. Chi vuole scrivere deve leggere, tutto, letteratura di genere e non, i maestri, i classici e i contemporanei, libri belli e anche brutti (si impara tantissimo dai libri brutti). Sulle scuole di scrittura sono d'accordo per metà. Ci sono scuole e scuole, quelle con eccezionali professionisti che ti insegnano davvero il mestiere e ti valorizzano e quelle che ti insegnano la lezioncina standard e tendono a omologare. Quello che però non si può fare, e dico una cosa altamente impopolare ma è la pura verità, è pensare che uno scrittore possa essere l'editor di sé stesso. Non può. In nessun caso. Non ha la capacità di distacco necessaria per capire se quello che ha scritto funziona davvero al 100%. Quindi leggere tanto e studiare, per poi rivolgersi a un professionista che aiuti a vedere le cose con chiarezza. L'editor, che se ne dica, è il miglior amico dello scrittore.

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34 minuti fa, Eunice ha scritto:

Leggere è fondamentale. Chi vuole scrivere deve leggere, tutto, letteratura di genere e non, i maestri, i classici e i contemporanei, libri belli e anche brutti (si impara tantissimo dai libri brutti). Sulle scuole di scrittura sono d'accordo per metà. Ci sono scuole e scuole, quelle con eccezionali professionisti che ti insegnano davvero il mestiere e ti valorizzano e quelle che ti insegnano la lezioncina standard e tendono a omologare. Quello che però non si può fare, e dico una cosa altamente impopolare ma è la pura verità, è pensare che uno scrittore possa essere l'editor di sé stesso. Non può. In nessun caso. Non ha la capacità di distacco necessaria per capire se quello che ha scritto funziona davvero al 100%. Quindi leggere tanto e studiare, per poi rivolgersi a un professionista che aiuti a vedere le cose con chiarezza. L'editor, che se ne dica, è il miglior amico dello scrittore.

Anch'io sono d'accordo per metà. Per esempio, mi piacerebbe sapere quanti degli autori che hanno popolato la mia vita (antichi e moderni, non sto ad elencarli perché occuperei troppo spazio) siano usciti da una scuola di scrittura: presuntuosamente non credo che siano molti. L'editor, il miglior amico a pagamento, può essere utile, soprattutto se è a sua volta scrittore, ma di successo, altrimenti rischia di pretendere di insegnare ad altri ciò che non ha mai saputo fare in prima persona. Ammesso che sia vero che nessuno scrittore possa essere editor di se stesso, l'unico editing che accetto è quello effettuato dalla casa editrice che ha scelto di pubblicare un mio libro. Sempre nell'ottica di evitare, assolutamente, di immettere denaro nella filiera spremi-scrittore.

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@cheguevara Hai scritto due cose che mi frullavano nella mente da quando ho cominciato a leggere questo thread:

 

2 ore fa, cheguevara ha scritto:

Per quanto riguarda la scuola di scrittura: siamo proprio sicuri che valga la pena di impiegare tempo e denaro nel seguire un corso del genere?

e

25 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Per esempio, mi piacerebbe sapere quanti degli autori che hanno popolato la mia vita (antichi e moderni, non sto ad elencarli perché occuperei troppo spazio) siano usciti da una scuola di scrittura: presuntuosamente non credo che siano molti.

 

Se il risultato di una scuola di scrittura creativa è questo:

23 ore fa, Lizina ha scritto:

Non ho ricevuto da parte loro critiche (costruttive o meno) sulla trama o sulla scrittura (a parte il fatto che avessi ripetuto due volte in 4 pagine la parola 'cioccolato'

continuerò a impiegare diversamente le mie risorse (finanziarie e di tempo). A Lizina posso solo consigliare un sinonimo per cioccolato: tavoletta di semi di Theobroma cacao. Magari così i suoi simpaticissimi colleghi di corso saranno soddisfatti.

Modificato da L'antipatico
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2 ore fa, cheguevara ha scritto:

Per quanto riguarda la scuola di scrittura: siamo proprio sicuri che valga la pena di impiegare tempo e denaro nel seguire un corso del genere?

 

A me è stato utile nel momento in cui mi ha portato a riflettere su alcuni aspetti della trama, dell'intreccio, della resa testuale e, soprattutto, sul lavoro da fare su se stessi. E' stato un corso brevissimo che non aveva ovviamente l'ambizione di insegnare a scrivere e ho deciso di provare. Il bilancio è stato tutto sommato positivo e mi sono trovata immersa in una fauna umana estremamente varia, altrettanto utile alla propria crescita personale.

Tornando invece al topic del post, ovviamente anche io ho generi che leggo meno o che non leggo affatto. Non leggo fantasy e fantascienza, gli autori russi mi fanno addormentare e trovo noiosi molti libri non di genere ma questo non vuol dire che siano letteratura di serie B (a meno di non considerare Dostoevskij e Tolstoj autori di serie B). Ognuno ha i suoi generi e questo è quanto. Quello che invece credo si debba provare a fare, ma proprio perchè aiuta a scrivere e a riflettere, è sforzarsi anche di accostarsi a generi che non sono nelle nostre corde.

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