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Lorenzo Del Corso

Anche un padre

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Commento


Per caso, un giorno, conobbi Dario. Ero a casa di Filippo, nel suo appartamento. Dovevamo sistemare una sceneggiatura. O meglio, io dovevo sistemarla. Lui ha un altro lavoro: la farmacia di famiglia. È ben avviata e, a meno di scossoni finanziari, può permettersi di scribacchiare e recitare per tutta la vita. Per me è diverso: io so fare solo questo. Avevo bisogno di qualcuno che avesse esperienza di scena, per aiutarmi a correggerla. Fin da subito avevo pensato a Filippo. Sarà per quel corso di teatro; sarà per il fatto che amo la sua biblioteca, quella gigantesca libreria bianca a parete con le mensole non allineate; o forse semplicemente perché per me lui è un istrione. È nato per mettersi in posa, per vivere sotto il riflettore della luce emessa dal suoi gesti. Certo, quella luce proietta anche le sue ombre: cinico, egocentrico, spesso menefreghista e superficiale; eppure è una persona che riesce a farti sentire laterale, ombroso, come se tu avessi bisogno di lui, di riflettere la sua luce per poter emergere. Così gli telefonai e dopo avergli spiegato tutto, lui rispose roboante, immagino alzando le braccia, la testa e aprendo la bocca entusiasta: «Ma certo!».

Quella volta conobbi Dario a causa di un mio vecchio vizio: la puntualità. Se fossi arrivato con alcuni minuti di ritardo non ci saremmo incrociati. Ma d'altronde, anche se ciò non fosse accaduto, la storia non sarebbe diversa; solo avrebbe un punto di vista in meno.

 

            Quando arrivai al suo pianerottolo (alle diciassette precise), la porta era aperta. Entrai e non vidi nessuno. Poi mi accorsi che sul tappeto, tra il divano e la televisione, c’era un bambino. Avrà avuto meno di due anni; aveva il vestitino giallo e si teneva i piedi in mano mentre rideva.

La mia mente da scrittore, sempre troppo lenta e distratta, pensò subito: “Ma Filippo non è sposato. Non mi pare che abbia un figlio”. Ma poi, da dietro il divano, con le mani aperte sotto il mento come un fiore, spuntò Filippo: «Sèttetee!».

Gli occhi del bimbo s’illuminarono, s’ingrandirono dolcemente; sembrava che scoppiasse di felicità. Filippo balzò sopra il divano e si buttò sul bambino per abbracciarlo e coprirlo di baci.

Capii di essere di troppo.

«Scusa Filippo, forse non avevo capito che era oggi, al telefono sembrava…»

Mi interruppe: «No tranquillo, ti avevo detto di venire oggi. Mia sorella ha avuto un contrattempo e io devo fare da Babysitter finché mio cognato non esce da lavoro»

«Se è un problema rimandiamo»

«No tranquillo, mio cognato sarà qui a minuti, così poi mi fai vedere cosa hai scritto»

«Penso che questa volta sarai contento»

«Ne dubito, le cose che scrivi fanno sempre pena»

«Ma se le impari a memoria»

«Ma che c’entra! Io sono un attore, lo sai. Io dico di odiarti e ma in realtà ti amo anche».

Risi e mi sedetti sul divano per fargli compagnia. Trovai il pupazzetto di una giraffa e lo presi in mano. Subito il bimbo, geloso delle sue cose, fece il gesto per prenderselo. Glielo restituii, non volevo problemi.

Filippo si nascose nuovamente dietro il divano, quando suonò il campanello: «Vai tu per piacere?» mi disse «Tanto è Dario, mio cognato».

Mi alzai e aprii la porta. Dario sorrise, nascondeva qualcosa dietro la schiena. Era  pelato e profumato. Aveva due occhi chiarissimi e il naso appuntito. Per un brevissimo secondo il suo sorriso calò, così come le spalle, come se fosse deluso.

Devo presentarmi, pensai. Stesi la mano e: «Ciao, piacere. Io sono Lorenzo, sono un amico di Filippo»

«È lo scrittore!» fece eco Filippo da dietro il divano «Ti ricordi? Te n’ho parlato»

«Non mi pare proprio!» disse Dario cercando di sorridere imbarazzato. Diventò rosso, lasciò qualcosa nel passeggino sul pianerottolo, ed entrò senza presentarsi. Si piazzò dietro a suo figlio e lo osservò mentre giocava con lo zio. Io chiusi la porta e mi avvicinai. Mi sembrò innervosito, forse pensava che Filippo facesse il babysitter e invece ora aveva paura che io lo avessi distratto tutto il pomeriggio. Dario si voltò di scatto e mi fece: «Così tu sei Lorenzo, lo scrittore»

«Sì be’, sono anche uno scrittore. In realtà faccio il correttore di bozze e il traduttore, ma…» smise di guardarmi. Qualcosa nella mia risposta lo aveva innervosito. Non capivo ancora perché tra noi ci fosse tutta quella freddezza, tutto quell'imbarazzo. Filippo neanche se ne accorse e restò a terra col bambino.

Rimasi in silenzio anche io a fissare i due in terra. Mi sembrava che Dario puntasse gli occhi su Filippo, che a un certo punto cominciò a parlare come un leone e a ruggire. Dario sorrise vedendo il figlio giocare. Io, imbarazzato, come al solito, dai comportamenti estrosi, cercai un altro contatto: «E tu sei il padre di…»

«No» mi interruppe senza guardarmi «Sono anche il padre Samuele» rimase in silenzio per qualche secondo, poi si voltò e mi sorrise falsamente dicendo: «Nella vita sono anche altro».

 

            Alla fine capii che era meglio retrocedere. Tirai fuori il PC dalla borsa e mi sedetti al tavolo della cucina, dal lato opposto della stanza. Cominciai a far finta di scrivere e di essere indaffarato nella ricerca di alcuni file, tutto per allontanarmi da quella situazione imbarazzante. Gli diedi anche le spalle.

Confabulavano, a bassa voce, lo sentivo. La mia presenza era di troppo, chissà perché. Suvvia, pensai, perché devo sempre sentirmi sotto processo. Magari oggi Dario si è alzato nervoso, magari pensava, non lo insomma, magari sono io che mi faccio le paranoie.

«Noi andiamo» disse Dario «Ciao Lorenzo».

Mi voltai e lo vidi che guidava il passeggino fuori della stanza, mentre il bimbo scuoteva la manina. Filippo doveva averlo convinto che non avevo fatto nulla di male. Li salutai anche io, rincuorato, e Filippo chiuse la porta.

«Ti chiedo scusa» disse mentre si sedeva accanto a me «Ma ogni tanto, dato che ho spesso il turno di notte in farmacia, il pomeriggio faccio da Babysitter. Non che mi dispiaccia, stare con mio nipote. Poi Dario me lo ha chiesto gentilmente e mica potevo dirgli di no»

«Come mai?» non so perché glie lo chiesi. È naturale che uno zio faccia da Babysitter al nipote. Filippo ci penso un po’, poi disse: «Ma perché siamo amici da anni. Ci conosciamo dalle medie. Ci siamo conosciuti il sei febbraio del duemilacinque, o quattro. Eravamo in gita sulla neve con la scuola. Ma né io né lui sapevamo sciare. Così abbiamo passato la settimana… Allora, ‘sta sceneggiatura? Questo capolavoro del teatro?»

«Arriva» tuffai le mani nella borsa in cerca di una copia che avevo stampato per lui. Anche Filippo abbassò lo sguardo e disse: «Oh no!». Infilò le mani sotto la mia borsa e tirò su il biberon vuoto di Samuele.

Senza dire niente si alzò di scatto e corse alla porta urlando «Dario!». Aprì la porta e si sporse per chiamare ancora: «Dario! Il biberon è…» ma Dario era già davanti a lui, imbarazzato. Non si era mosso di lì.

Feci finta di non vedere. Ormai mi era chiaro che in quel momento, quell'unico momento, ero superfluo. Ormai avevo capito che avevo rotto la possibilità di un incontro, ancora una volta il mio vizio di arrivare in orario aveva fatto soffrire qualcuno.

Ricominciarono a parlottare tra loro, ma stavolta sentii: «Mi stavi spiando?»

«Non posso essere geloso, un pochino?»

«Ma certo» e poi sentii una risatina.

Girai lentamente la testa e vidi Dario, con in mano un mazzo di rose, mordicchiare l’orecchio di Filippo, che si appoggiò allo stipite della porta, sospirando.

 

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Ciao @Lorenzo Del Corso stavo leggendo alcuni racconti, tra cui il tuo. Ti faccio notare che manca il link a un commento fatto a un utente per poter postare. Scusa, ma credo che le note che hai lasciato agli altri brani siano un po' scarsi; credo che lo staff ti chiuderà la discussione. Ma non temere, potrai riaprirla appena posterai con un commento più apprfondito. Dai uno sguardo all'inizio del topic, prendi spunto da lì; altrimenti fatti un giro in officina, vedi come sono impostati gli altri commenti e fatti un'idea. Passerò senz'altro a lasciarti un'impressione appena ti metti in regola.

Ciao

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Ciao @Lorenzo Del Corso ti ricordo che il regolamento prevede l’inserimento del link al commento che hai fatto per poter pubblicare. Per questa volta l’ho inserito io, tienilo a mente per le prossime volte.

Inoltre, il commento dovrebbe essere più approfondito, come suggerito dalle linee guida che trovi sopra la sezione, affinché sia d’aiuto all’autore e al commentatore stesso.

Buon proseguimento.

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Eccomi, ti avevo detto che sarei passata.

La storia è molto bella, mi è sembrato di vedere ogni scena descritta. Sei bravo, si vede che sei uno che osserva e va oltre. Hai parlato di fatti e delineato psicologie. Ti confesso di aver capito da subito che ci fosse sotto quel qualcosa, ma avevo pensato più a Lorenzio e Dario piuttosto di... vabbè, non spoilero.

7 ore fa, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Mi sembrò innervosito, forse pensava che Filippo facesse il babysitter e invece ora aveva paura che io lo avessi distratto tutto il pomeriggio.

Questa più di tutti mi ha fatto capire quanto vedi al di là.

Il primo paragrafo forse è da aggiustare, ma nel complesso, ti ripeto, a mio avviso è un buon lavoro.

7 ore fa, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Per caso, un giorno, conobbi Dario. Ero a casa di Filippo, nel suo appartamento. Dovevamo sistemare una sceneggiatura. O meglio, io dovevo sistemarla. Lui ha un altro lavoro: la farmacia di famiglia. È ben avviata e, a meno di scossoni finanziari, può permettersi di scribacchiare e recitare per tutta la vita. Per me è diverso: io so fare solo questo. Avevo bisogno di qualcuno che avesse esperienza di scena, per aiutarmi a correggerla. Fin da subito avevo pensato a Filippo.

Eviterei di ripetere i concetti. A casa e appartamento sono termini simili, dire uno o l'altro può bastare.

Dovevamo sistemare una sceneggiatura, o meglio ero io a doverlo fare. 

Lui ha un altro lavoro: la farmacia di famiglia. Detta così non è il massimo. Lui lavora nell'avviata farmacia di famiglia ecc.

Io so fare solo questo. Il questo è distante dallo sceneggiatore dell'inizio, il collegamento non è immediato. Io so fare solo lo sceneggiatore, forse potrebbe aiutare.

Metti i punti alla fine dei dialoghi. Poi boh, mi è piaciuto il racconto, te l'ho detto?

Ciao

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Ciao @Lorenzo Del Corso, piacere di conoscerti e leggerti per la prima volta. 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Per caso, un giorno, conobbi Dario. Ero a casa di Filippo, nel suo appartamento. Dovevamo sistemare una sceneggiatura. O meglio, io dovevo sistemarla. Lui ha un altro lavoro: la farmacia di famiglia. È ben avviata e, a meno di scossoni finanziari, può permettersi di scribacchiare e recitare per tutta la vita. Per me è diverso: io so fare solo questo. Avevo bisogno di qualcuno che avesse esperienza di scena, per aiutarmi a correggerla. Fin da subito avevo pensato a Filippo. Sarà per quel corso di teatro; sarà per il fatto che amo la sua biblioteca, quella gigantesca libreria bianca a parete con le mensole non allineate; o forse,semplicemente, perché per me lui è un istrione. È nato per mettersi in posa, per vivere sotto il riflettore della luce emessa dal suoi gesti. Certo, quella luce proietta anche le sue ombre: cinico, egocentrico, spesso menefreghista e superficiale; eppure è una persona che riesce a farti sentire laterale, ombroso, come se tu avessi bisogno di lui, di riflettere la sua luce per poter emergere. Così gli telefonai e dopo avergli spiegato tutto, lui rispose roboante, immagino alzando le braccia, la testa e aprendo la bocca entusiasta: «Ma certo!».

Se dici a casa di Filippo, quel nel suo appartamento diventa superfluo. Avere la farmacia è un'attività, non un lavoro e quindi la struttura a due punti non regge. O cambi l'intera frase, eliminando i due punti, mettendo per esempio: Lui lavora nella farmacia di famiglia. Ho notato che usi uno stile a volte troppo carico per i miei gusti. Potresti renderlo più fluido e non solo evitando le ripetizioni, come quella del verbo sistemare che ti ho segnalato, ma anche cercando di non abusare troppo del pronome io/lui. Ci sono solo due protagonisti, non serve. Cercherei, anche, un'altra immagine per spiegare il concetto che Filippo ama mettersi sotto la luce dei riflettori senza esprimerlo due volte con le stesse parole. Non me ne volere, però credo che non serve nemmeno, per caratterizzare un personaggio, caricare la descrizione di troppi aggettivi. 

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Quella volta conobbi Dario a causa di un mio vecchio vizio: la puntualità. Se fossi arrivato con alcuni minuti di ritardo non ci saremmo incrociati. Ma d'altronde, anche se ciò non fosse accaduto, la storia non sarebbe diversa; solo avrebbe un punto di vista in meno.

È necessaria questa parte qui? In qualche modo distoglie il lettore. Mi ha fatto storcere il naso, ecco. La metterei nel paragrafo iniziale, quando introduci il personaggio di Dario.

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Mi interruppe: «No tranquillo, ti avevo detto di venire oggi. Mia sorella ha avuto un contrattempo e io devo fare da Babysitter finché mio cognato non esce da lavoro»

manca il punto finale, come in tutto il dialogo. Credevo fosse soltanto un refuso, e invece no. La punteggiatura è importante, dovresti fare più attenzione. 

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Quando arrivai al suo pianerottolo (alle diciassette precise),

È necessaria l'informazione che erano le 17 precise? Abbiamo capito che è un tipo puntuale, rimarcarlo, secondo me, diventa superfluo.

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Avrà avuto meno di due anni; aveva il vestitino giallo e si teneva i piedi in mano mentre rideva.

Avrà, aveva. Potresti variare con un indossava il vestitino giallo.

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Gli occhi del bimbo s’illuminarono, s’ingrandirono dolcemente; sembrava che scoppiasse di felicità.

Qui i due punti andrebbero meglio, fai vedere al lettore il volto del bambino. 

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

«Ma se le impari a memoria»

Qui invece manca un bel ! 

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Io sono Lorenzo, sono un amico di Filippo»

Sono Lorenzo, un amico di Filippo. 

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Te n’ho parlato»

Mi suona meglio te ne ho parlato. 

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Non mi pare proprio!» disse Dario cercando di sorridere imbarazzato

esclamò Dario. Se metti un punto esclamativo, devi essere coerente nella tag della battuta. 

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

«Sì be’, sono anche uno scrittore. In realtà faccio il correttore di bozze e il traduttore, ma…» smise di guardarmi. Qualcosa nella mia risposta lo aveva innervosito. Non capivo ancora perché tra noi ci fosse tutta quella freddezza, tutto quell'imbarazzo. Filippo neanche se ne accorse e restò a terra col bambino.

Rimasi in silenzio anche io a fissare i due in terra. Mi sembrava che Dario puntasse gli occhi su Filippo, che a un certo punto cominciò a parlare come un leone e a ruggire. Dario sorrise vedendo il figlio giocare. Io, imbarazzato, come al solito, dai comportamenti estrosi, cercai un altro contatto: «E tu sei il padre di…»

«No» mi interruppe senza guardarmi «Sono anche il padre Samuele» rimase in silenzio per qualche secondo, poi si voltò e mi sorrise falsamente dicendo: «Nella vita sono anche altro».

 

Ti dirò con franchezza. Ho trovato il dialogo privo del mordente e non sono riuscita a capire la reazione di Dario. Tu, scrittore, non mi hai dato una spiegazione plausibile. C'è il giudizio del personaggio di Filippo, ma non riesco a vedere da dove arriva, ecco. Cercherei di delineare meglio il personaggio di Dario, che esce davvero debole rispetto a quello del fratello e dell'amico.

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

magari pensava, non lo insomma,

qualcosa manca, ma non capisco cosa.

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Non che mi dispiaccia, stare con mio nipote.

via la virgole, è di troppo

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

perché glie lo chiesi.

glielo refuso

 

Il finale, anche se intuivo qualcosa non andasse, ti ripeto l'entrata in scena di Dario e la sua freddezza, mi sembrava repentina e il dialogo in sé, per i miei gusti, era molto fuorviante. Piuttosto di usare il giudizio di Lorenzo - per caso il racconto è autobiografico? -, mostrerei di più attraverso i gesti e le espressioni facciali l'imbarazzo e soprattutto la gelosia di Dario, svelandola da poco a poco, attraverso anche qualche battuta, perché no. Nonostante lo stile non sempre scorrevole per i miei gusti e qualche svista con la punteggiatura, è un racconto simpatico e abbastanza ben condotto. Grazie per la lettura piacevole. A rileggerci. 

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Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

iventò rosso, lasciò qualcosa nel passeggino sul pianerottolo

 

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

Noi andiamo» disse Dario «Ciao Lorenzo».

Mi voltai e lo vidi che guidava il passeggino fuori della stanza

Ma il passeggino, non lo aveva lasciato sul pianerottolo?

Nel complesso mi sembra scritto molto bene anche se trovo la storia orribile (non me ne volere). Non per il fatto che parli di una storia tra omosessuali ma perché i due si conoscevano dai tempi di scuola e l'istrione ed egocentrico Filippo ha portato avanti il tradimento nei confronti della sorella e del bambino che poi ne è nato. Dario idem. Insomma una tresca dove mi mostri gli atteggiamenti ma non i sentimenti. Ti sembra una cosuccia da nulla? Una scappatella? Trovo proprio brutto il messaggio, mentre la tua scrittura è abbastanza limpida e scorrevole, e con i piccoli accorgimenti suggeriti da chi mi ha preceduta, migliorerà ancora. Spero di leggerti di nuovo. (y)

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Il tuo racconto mi é piaciuto molto, la lettura é scorrevole e crea una certa aspettativa.

Sono d'accordo con Emy per quanto riguarda la punteggiatura, trovo che sia indispensabile.

 

Dario, a mio avviso, é poco descritto. Si intuisce che c'é qualcosa che non va, ma rispetto agli altri due personaggi é piatto, poco definito.

 

Questo passaggio non é mi é molto chiaro. Mi pare ovvio che Filippo faccia il babysitter come cortesia, e non come professione.

Il 1/2/2020 alle 11:13, Lorenzo Del Corso ha scritto:

forse pensava che Filippo facesse il babysitter e invece ora aveva paura che i

 

 

Per quanto l'idea sia molto bella, con la sorpresa finale, mi sembra che il racconto precipiti con l'ultima frase. Sembra che tutto sia racchiuso nel fatto che é una relazione omosessuale, mentre in realtà nulla si sa della vera relazione fra i due, che sia di pura passione o d'amore (per cui il matrimonio con la sorella é un semplice ripiego). Si capisce poco e per me é poco definito.

Inoltre il dialoghi per i miei gusti, andrebbero rielaborati, soprattutto quelli fra Dario e Lorenzo, dovrebbe trasparire di più  l'intenzione di Dario di studiare Lorenzo. Per essere un uomo adulto Dario si comporta un pochino da ragazzina malmostosa, avrei reso il suo fastidio più sottile.

 

L'ultima frase spezza anche il ritmo del racconto, che di per se non ha un crescendo, ma é piuttosto piano, quindi spargerei più indizi per rendere strano questo servizio da babysitter oppure mitigherei il finale che col mazzo di rose e il mordicchiamento di orecchio mi risulta troppo ricco rispetto al resto.

 

Mi pare che che ci sia una piccola contraddizione visto che Filippo prima dice che fa il babysitter a causa di un contrattempo e poi invece lo giustifica col fatto che quando fa i turni di notte non gli dispiace fare da babysitter, come se fosse un'abitudine.

Forse in questo modo volevi suggerire che Filippo stava nascondendo qualcosa, che il suo fare da babysitter nascondeva molto di  più.

 

Nel complesso lo trovo un bel racconto anche se, a mio avviso, ci sono parecchi aspetti da sviluppare.

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